Gian Luigi Bonardi

PAROLE E FRASI DAL REGNO DELLA “LINEA”
vigilia di "ultime vittorie"

di Gian Luigi ed Eugenio Bonardi


Quando si è lontani da casa, in prima linea in trincea, e si desidera inviare proprie notizie, si possono utilizzare pochi mezzi di comunicazione. I più semplici all’epoca erano la lettera e la cartolina. Spesso gli scritti venivano censurati, soprattutto quando contenevano espliciti, anche se involontari, riferimenti a luoghi o notizie considerati segreti militari. Gli argomenti poi, a causa della drammaticità delle situazioni, erano resi scarsi dal momento emotivo, e dal poco tempo a disposizione per coordinare idee e notizie. La situazione esigeva per lo più rapidi scambi di saluto e brevi esternazioni sentimentali: “io sto bene, e tu? tornerò presto, e i tuoi? baci a tutti”. Come fare allora per raccontare meglio e di più? Il segreto era crearsi fonti immediate da cui trarre in fretta notiziole semplici da trasmettere. Un diario personale era un mezzo efficacissimo per tramandare sensazioni e commozioni, ma non immediato: serviva soprattutto come compagno di viaggio per i giorni del ricordo. Papà Eugenio ha escogitato un gioco perché le sue lettere non rimanessero un semplice saluto con brevi notizie, ma avessero contenuti più ampi: sorteggiava di volta in volta delle parole, o frasi, utilizzandole come spunto per trasmettere immagini di circostanze e curiosità vissute nell’immediato o per fare brevi considerazioni o per esprimere giudizi e sensazioni. Ne è nato uno stravagante dizionarietto, colmo di verità concrete sulla vita degli alpini al fronte russo, tanto da offrirci l’illusione di una nostra personale partecipazione: essere lì a toccare, ad osservare, ad ascoltare. Siamo di fronte ad uno spaccato gustoso e tragico di vita, rappresentata con schietto realismo e nella tradizione del migliore ”humor” dell’Alpino. Colpisce il lettore la spontanea semplicità delle espressioni non particolarmente curate, ma vive e cariche di pensieri, fatti e notizie, che si snodano, senza velleità letteraria, a formare messaggi capaci di evidenziare molto di ciò che solitamente rimane nel “nascosto” di una esperienza vissuta in prima linea. Il tenente Eugenio Bonardi al comando dei muli e delle carrette, nei giorni che precedettero la fase più cruenta del tentativo di liberarsi dalla sacca, era uomo e soldato del suo tempo, ardimentoso e fedele al proprio giuramento di dedizione verso la Patria ed il suo Re. Vicino era ormai il tempo delle ultime battaglie vittoriose della Tridentina, ma alla luce dei fatti che seguirono, i riferimenti alla grande Italia, al grande corpo degli Alpini, alla speranza di vittoria, all’idea che il comunismo fosse una questione di sorpassato idealismo hanno il pregio di rivelare con sincera semplicità lo stato d’animo di una intera generazione di giovani, cui Eugenio era fiero di far parte. Oltre l’ultima “vittoria” a Nikolajewka erano in attesa la dura ritirata e la lunga prigionia, mentre il mondo si preparava a “voltare pagina”.

UNO STRAVAGANTE DIZIONARIO DAL FRONTE RUSSO
dal 13 ottobre 1942 al 26 dicembre 1942


Lettera invita alla moglie Nelly, datata 13 ottobre 1942

“Mio tesoro, con questa lettera inizio una serie di lettere che, oltre alle novità su quello che succede e alla risposta alle tue care lettere, prenderanno argomento da parole che io tirerò a sorte ogni volta da un vocabolarietto. Tali parole formeranno il tema che io svolgerò in riferimento a questa mia nuova campagna. Hai capito? Ed ora incomincio subito. La prima parola sorteggiata è Influenza
omissis
baci fortissimi Geniolino tuo”



13 ottobre 1942 XX°
INFLUENZA
Come malattia, per fortuna, non se n’è ancora sentito parlare. Nel senso di aver influenza su qualcuno sì, perché ha molta importanza questa dote negli Ufficiali, specialmente in combattimento; e qui ci sono Ufficiali ottimi che esercitano molta influenza sui loro Alpini. Per es. Gianni, Quey, Ballico, Albisetti, Marchioni ecc. Io sono stato troppo sbalzato da un posto all’altro e comando sempre facce nuove; i “veci” sentono ancor molto la mia influenza, ma i nuovi devo ancora provarli bene. Nel reggimento ci sono dei veri trascinatori: il magg. Bracchi, comandante del “Vestone”, il magg. Bongiovanni comandante del “Verona”, il capitano Signori sono plusdecorati ed esercitano per il loro ardimento un indiscusso fascino.

RUOTA
Parlare di ruote a me, che comando le carrette! Quante ruote ho visto! Sono un incubo per me. Le prime volte le osservavo con timore; aspettavo che si sfasciassero da un momento all’altro, che trascinassero nella polvere tutto il carico delle mie carrette, che ci facessero affaticare per ore ed ore, che ci obbligassero a rimaner lontani e soli nelle sconfinate e pietrose strade russe. Poi ho fatto l’abitudine alla loro voce lamentosa, al loro scricchiolio di vecchie ruote malferme, ma coriacee, e loro non mi hanno tradito. Ne ricordo 2 sole rotte, nel lungo viaggio di andata; una rottura tranquilla priva di teatralità, povere ruote sfiancate dal peso e dall’età. E una si è lasciata curare e s’è rimessa di nuovo in movimento. Ne ricordo altre sollevate al cielo da carrette capovolte, trascinate nella nuova posizione normale ed hanno proseguito coriacee e malferme il loro gracidio... E quante altre ruote ho visto! Centinaia di ruote di treni in movimento; di treni capovolti, schiantati dalla legge di guerra, arrugginite, ferme. Ruote di automezzi in movimento; dispettose ruote che soffiavano sugli appiedati litri di polvere grigia. Da una ruota di un autocarro usato ho fatto togliere da Fortunato un bel pezzo di copertone; pensavo a suole, pei piedini di Ninin e di Lalla; il copertone è rimasto a quota 118. Ricordo le enormi ruote dei copertoni lucidi di due superbi “Bianchi Miles” tra i quali si alzava l’altarino di una S. Messa al campo. E tutti pensiamo alle ruote benedette che ci riporteranno al vostro affetto dolce...

VERSO
Pochi animali strani, pochi versi strani....ricordo solo lo squittire dei grossi uccelli nascosti nella Steppa...rumore improvviso a pochi passi, di uccelli fuggenti, che ti fa salire il sangue, di notte, allo scuro, quando scruti le erbe temendo un’imboscata. Ricordo il verso disperato di un porcellino trascinato per il codino dagli alpini: piccolo, roseo lattante che voleva la madre...e anche noi l’avremmo preferito. Ricordo il qua qua disperato delle oche affrante da 20 km. di marcia... ricordo il gracchiare petulante di corvi in stuolo nero sulle nostre teste nelle ore più inopportune. Versi di poesia. Qualcuno di noi porta Dante in tasca. L’altra sera un Ufficiale Rumeno ha accennato alla sua passione per Leopardi. Un altro ha esclamato “Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la Divina Potestate – la somma sapienza e il primo amore...” Sono rimasto stupito. Poi ha cercato nella sua mente quello che per lui è il miglior verso di Dante. Io gli ho suggerito “Considerate la vostra semenza – fatti non foste a viver come bruti – ma per seguir virtute e conoscenza” Ma lui ha trovato: “che nel pensier rinnova la paura”. Ha detto che ci sono Ufficiali Rumeni con Dante in tasca.

14 ottobre 1942 XX°
FILA
14 ottobre 1942 XX°
Parola militare che ci fa balzare agli occhi le lunghe file di Alpini sui leggeri saliscendi delle sconfinate pianure russe, le lunghe file di muli composti e pazienti, le file di carrette, le colonne di autocarri avvolti nella polvere. La fila è un simbolo di disciplina; è una realtà che fa inorgoglire i generali che, vedendo in distanza la fila snodantesi come serpe nero, esclamano: “Che belle truppe!”

15 ottobre 1942 XX°
AVANTIERI
O ieri l’altro. Poco da dire – 23 km. di marcia ieri l’altro e poco sole. E poche avventure ch già ti ho raccontato.

ROSSO
Colore caratteristico di questa guerra contro i Rossi – e caratteristico di ogni guerra perché è il colore del fuoco. I nostri caporali hanno sostituito il rosso dei loro gradi che spiccava troppo, col nero. Il Commissario Politico russo fatto prigioniero aveva dei filetti rossi alla giubba e li spiegava fingendosi meccanico, ma gli altri prigionieri l’hanno smascherato: l’hanno a morte con loro! Il rosso brilla sulle bandiere italiane e tedesche. Compare di sera all’orizzonte nei tramonti russi, che ricordano quelli delle paludi pontine...il rosso purtroppo è color di sangue violento dei nostri feriti e ricordo giorni or sono, la gamba insanguinata di Odorici. Niente rosso nella natura e poco nelle vesti locali o sulle labbra delle contadine.

GAMBALE
Gloria ai miei eroici stivaloni che, partiti in brutte condizioni da Torino, resistono intrepidi e non si sono ancora sfasciati dopo 458 km. di marcia! Durante il viaggio in treno sono state fatte ricche offerte per un paio di gambali; perfino dell’oro di valore inestimabile, ma chi voleva privarsene? I Tedeschi e i Russi li hanno quasi tutti; solo noi usiamo gli scarponi!

UFFICIALE PAGATORE
Bella parola. Un grato ricordo al collega Tempini che abbiamo lasciato due mesi or sono ammalato in una cittadina ucraina. Sarà ancora là col materiale del secondo blocco o sarà rientrato in Italia? Un grato ricordo al cap. Scolari pagatore di Reggimento, mercè il quale ingrassano in Patria i libretti delle nostre mogliettine e si possono formare progetti di avvenire su basi solide. Bella parola perché gira, rigira, il denaro conta molto e le guerre hanno sempre alla base e allo scopo la sua conquista.

PODESTA’
Qui il Podestà si chiama Starosta. Ricordi i libri di Sienkiewich? E c’è in tutti i villaggi, anche in quelli occupati, dove ha mantenuto la sua autorità e dove collabora con noi e con i Tedeschi all’organizzazione e al riordinamento. E’ gente di media età, vestita in borghese, talvolta con la fascia bianca, come i nostri contadini. L’eleganza è una cosa sconosciuta in tutti i siti che ho visto finora.

17 ottobre 1942 XX°
FRETTA
Brutta parola sulla linea del fuoco. Perché la fretta crea confusione facendo perdere la calma. Quando un reparto ha fretta è brutto segno. Ricordiamo la fretta che ci spinse a Chiaf e Sofint in Albania e quella che ha portato i miei compagni in linea il 1 settembre. Ricordo la fretta che prende gli uomini al segnale di attacco nemico. L’alpino e il mulo poi sono simboli antitetici al concetto di fretta – il loro passo è pesante, ma sicuro e senza fretta, muli e alpini vanno molto lontani. Oggi abbiamo toccato e superato i 500 km. di marcia nelle polveri russe. E non è finita...Ma la fretta talora è piacevole, quando prende il nemico attaccante o attaccato che deve far le valigie e scappare.

DI NUOVO
Piccola frase che esprime l’ansiosa ricerca di chi è lontano dai suoi luoghi; la ricerca di novità sia sul mondo proprio, lontano, sia sul mondo nuovo che sta vedendo. All’ordine del giorno la frase: “Che c’è di nuovo?” E tutti pendono dalle labbra del bene informato, di quello che annuncia l’ultima novità. Le fonti di novità sono due: le informazioni ufficiali e “Radio naia”. Le informazioni ufficiali si fondano sempre su verità sacrosante, ma spesso l’imprevisto si prende a briga di smentirle. Radio naia, (la voce del popolo) invece è sempre esagerata nelle sue affermazioni, ma il suo fondo di vero si dimostra sempre esatto in fin dei conti e le sue predizioni non fallano. “Che c’è di nuovo?” “Hanno preso la tal città” “Pare che l’armistizio sia imminente” “La tal nazione entrerà in guerra con noi...” “Verremo trasportati in treno...” Radio naia impera e l’alpino si culla sull’informazione e pur giurando che non è vera, che son le solite balle, mentre in fondo la piccola speranza.....

ATTENZIONE
Dote da richiedersi al massimo in ogni guerra, in particolare questa, contro dei maestri di ogni genere di trucco. L’occhio deve essere sempre vigile, la mente sempre in lavoro giorno e notte; non si devono mai chiudere tutti due gli occhi perché il nemico può venire da destra e da sinistra, davanti, di dietro e di fianco, dall’alto, col paracadute, di sotterra con mine o gallerie. La vedetta deve avere i cento occhi di Argo; ogni disattenzione può esserle fatale. I russi ne hanno inventate tante, che a descriverle occorrerebbe un volume intero. Per fortuna gli alpini hanno innata la virtù dell’attenzione e nella loro apparente ingenuità sanno esser furbi e non si fanno pescare...ma pescano! L’attenzione non è dote da prima linea, ma bisogna esercitarla dovunque, anche mille km. indietro.

19 ottobre 1942 XX°
BURRO
Condimento prezioso che richiediamo a tutte le sussistenze e a tutti gli abitanti. Un pochino se ne trova qua e là. Scaratti me ne ha fatto avere mezzo Kg. I tedeschi l’hanno in scatola; ne ho assaggiato un filo su, alla quota 188, la mattina dopo il famoso contrattacco di Ballico. Purtroppo non lo si può mandare coi pacchi.

TRATTORE
Se per trattore intendi il gerente di una trattoria, calcola che in Russia non ce ne siano. Mi sono chiesto se esistano alberghi qui. Se invece pensiamo alla macchina agricola, ve ne sono in abbondanza. Molti abbandonati, arrugginiti nei campi, perché gli uomini sono alla guerra, alcuni sono al lavoro anche qui in linea, perché c’è molto da lavorare. La Russia è la nazione delle macchine e i nostri alpini contadini si fermano ogni tanto a bocca aperta ad osservare macchinoni nuovi e a discutere fra di loro il funzionamento.

22 otttobre 1942 XX°
TEMPORALE
Un vero e proprio temporale, se la mia memoria non falla, non l’ho ancora visto in Russia. Dubito quasi che ne possano venire di forti; tutto è monotono qui e un forte temporale con tuoni e fulmini romperebbe questa monotonia. Anche la pioggia (nella famosa stagione delle piogge) è stata molto scarsa finora e solo in questi giorni ne viene un po’ a tratti. L’unico giorno piovoso sul serio è stato (coincidenze che succedono sotto la naia) quello della marcia più lunga.

23 ottobre 1942 XX° P.M. 398
E
La più piccola paroletta, inutile nei discorsi internazionali dove si saltano articoli, avverbi, preposizioni e congiunzioni... Questa lettera mi ricorda i nostri ultimi giochetti dei grandi del passato: era la lettera degli Assi. Michelangelo, Mozart, Socrate e Colombo. Ho pensato molto, durante una marcia, ad una ripetizione del gioco con la mia mogliettina accanto, al calduccio della casetta, mentre le due bimbine faranno un malestro ogni quarto d’ora distraendoci continuamente...e il giro andrebbe avanti lo stesso. Sarebbe, sarà molto più accurato e preciso dell’altro, dovranno entrarci tutte le persone celebri, senza eccezioni, e dovremo spillarle da un’enciclopedia enorme che non ne dimentichi alcuna. Certi poi saranno in parecchie categorie: p.e. Cesare (condottiero e scrittore) Leonardo (fisico e pittore) ecc... E troveremo anche un nuovo sistema di punteggio.

TEMPO
Lasciamo da parte il tempo metereologico che richiederà un’altra parola. Abbiamo del tempo in Russia? Indubbiamente sì, ogni tanto...e allora il diario è più completo...si può scrivere più spesso ai propri cari...si può mangiare con calma...e dormire quieti...si può perfino farci la partitina a carte...o scrivere le regole del bridge. Ma è tanto raro che bisogna tenerlo prezioso. Quest’inverno ne avremo parecchio a disposizione; speriamo che anche i Russi ne abbiano bisogno!

RAPPORTO
L’incubo dei capitani, Ricordi?. “A rapporto signor Capitano” Il colonnello Chierici poi è uno specialista in quantità di “rapporti” per cose da nulla; il comandante di compagnia può star scrivendo, mangiando, riposando, che un porta ordini gli dice “Il colonnello vi attende a rapporto”. Bisogna piantar lì la bistecca e correre. Per fortuna sono rapporti brevi, ma spesso non lo sono. Se il col. Chierici si lascia prendere dalla vena oratoria, è finita! il rapporto dura un’ora!.
Altre volte il colonnello scrive a casa 8 fogli di carta da lettera...e allora i 5 capitani attendono la fine dell’interminabile documento. Invece Iannelli teneva un solo rapporto al giorno, ma di due ore l’uno! Insomma noi ci lamentiamo sempre dei superiori... Eppure il col. Signorini ne tiene pochi e corti e tranquilli (con Chierici par di essere in palcoscenico per una commedia, con Iannelli par di assistere ad una esecuzione capitale) Perchè non fanno tutti come lui?

LONTANO - AVANTI
Avverbio molto appropriato ai luoghi. Qui dovunque tu volga lo sguardo vedi lontano, il panorama non è mai chiuso, incassato. La lontananza qui è normalità, mentre da noi è eccezione. E’ tale da far cadere le braccia. Che dirà il contadino che si vede davanti agli occhi il terreno senza confine? Che penserà il pellegrino che non vede la fine alla sua strada? L’inverno poi paralizza e aumenta le lontananze. E non siamo, si noti, nella parte più vasta e monotona della Repubblica sovietica. Come sarà la Steppa dei Chirghisi? E l’immensa pianura siberiana? Roba da brividi! Il solo pensiero di un salottino intimo acquieta...

25 ottobre 1942 XX° P.M. 398
INCIDENTE
Brutto argomento per chi sta viaggiando in treno. Qualche incidente da Torino a oggi c’è stato. Il povero alpino del “Vestone” finito a Brescia sotto il treno nella fretta dei saluti...La disgraziata bomba che ha colpito il Comando del “Tirano” in pieno...poi altri meno gravi: l’ufficiale del “Novara Cavalleria” che s’è bucato un braccio col parabello la notte del contrattacco di quota 188 e altri paurosi: quello accadutomi contro le mitragliatrici della 254 di Stefanini in una notte di settembre; e l’incidente umoristico del colonnello che perde il treno ad Augusta; e infine quello grave raccontatomi alcuni minuti fa: s’è bruciata la casa che conteneva gli ufficiali di una compagnia del “Verona”, 5 sono ustionati.

QUARTIERE
E’ di moda nell’inverno russo dove tutti i reparti cercano il loro quartiere invernale. I più resistenti (per es. noi alpini) alterneremo la vita di quartiere in piccoli paesi con la vita di linea; ma sapremo trasformare in quartiere anche la prima linea, stante l’ingegnosa attività dei nostri uomini e il valore autentico in materia di costruzioni del nostro Comandante Chierici. Il quartiere è indispensabile, perché la vita all’aperto è inconcepibile d’inverno. Non è da pensare che i Russi siano più resistenti di noi al freddo: quando il termometro precipiterà, ogni famiglia si ritirerà nella propria casetta e farà vita a sè coi viveri e la legna accumulati. Si saluteranno tra parenti e amici, magari vicini di casa, e fino a primavera non si vedranno.

GIALLO
Ecco il colore delle messi e delle biade; il colore che furoreggia in Russia. Mentre l’Italia è la terra fertile del verde e i suoi soldati sono vestiti di grigio verde, in Russia c’è l’ossessione del giallo, anche la terra ha del giallo e i soldati Russi vestono il Kaki- Anche le facce si avvicinano alla tinta gialla: la steppa è gialla, e gialli i campi di girasole...

27 ottobre 1942 XX°
INSUFFICIENTE
C’è il giovanotto insufficiente per la chiamata alle armi e quello sta a casa a Milano a fare il gagà e detta legge in alta strategia nei salotti, nei bar e nei circoli e dice “Abbiamo obbligato il nemico a ritirarsi di 100 km...”. C’è il rancio insufficiente che fa tirar moccoli all’alpino contro la porca naia...C’è la chiamata insufficiente a bridge come quando tu dichiari 1 fiori sulla dichiarazione di 1 picche dell’avversario, e invece tu devi dire 2 fiori e ci sono 5 regolette, ma ti scriverò a suo tempo. Poi ci sono altre insufficienze, ma non le ricordo.

VETTOVAGLIAMENTO
Pastosa parola che fa pensare a torte e a tacchini ripieni! Ufficiale al vettovagliamento: carica ambita dal 99% degli ufficiali: vero capitano Scolari della guerra italo-greca? E’ l’ultimo cerchio di un paradiso che ha all’empireo la sussistenza. Il nostro addetto al vettovagliamento è Pelizzari e, caso strano, è quello che mangia meglio, perché tutti i viveri passano attraverso lui e un goccio d’olio, un po’ di burro, un pizzico i farina lui te lo dà sempre, purché tu ti ricordi di portargli tre frittelle o una fetta di torta. Però, a onor del vero, bisogna dire che sotto Chierici anche l’Ufficiale ai viveri è combattente e deve fare, a turno, le sue brave pattuglie.

18 ottobre 1941 XX° P.M. 398
AUTOCARRO
Mezzo amico e importantissimo per combattere le distanze; diventa traditore quando si trova fango o sabbia. Allora si impianta al suolo e fa i capricci più cocciuto di un mulo e nessuno lo muove, salvo il potente trattore. Autocarro e Alpino sono termini antitetici, eppure l’Alpino lo guarda con invidia e vorrebbe salirci su. Ma quando l’alpino va in autocarro nasce un sospetto, l’abbiamo già provato in Albania e qui abbiamo avuto la riprova. Accelerare la marcia al fronte, significa che il fronte ha bisogno di noi...e non si ritorna tutti! Meglio allora andare a piedi. Ne avrò visti a migliaia di autocarri, e tutti, passando, sollevano polvere bianca, nera, rossa, grigia, di tutti i colori. Solo il magg. Bracchi rallentava superandomi per farmi mangiar meno polvere! Così ho visto autocarri sventrati a lato delle strade. Io ho avuto a che fare per due giorni con autocarri, quando ho dovuto raggiungere la linea la prima volta. Gli sbalzi che fatto in quell’occasione sono inenarrabili, e le cannonate che mi hanno ricevuto all’arrivo erano un benvenuto poco cordiale.

EQUIPAGGIAMENTO
E’ l’elemento fondamentale che fa vincere la guerra invernale. Qui d’inverno i nemici non combattono più fra di loro, ma contro un nemico potente: il gelo! e la miglior arma di difesa è l’equipaggiamento. Quest’anno quest’arma è tutta per noi. Noi e i nostri alleati siamo bene equipaggiati (si parla di cappotto a pelo per ogni alpino,) mentre i russi non lo sono più. Se continua a piovere, ci assicurava un prigioniero, 20 giorni fa, ci arrenderemo in massa. Sarà da credere? Però, dopo poche gocce, 5 di loro si sono consegnati a noi bagnati fradici.

DOMENICA
Il giorno santo che finora è stato quasi sempre celebrato con la S. Messa detta nei luoghi più impensati, al coperto e all’aperto, su un carro armato o tra due autorazzi o su un treno in corsa! Qui purtroppo la domenica non si differenzia dagli altri giorni. La mia più dura marcia è stata fatta di domenica e verso le 15 sentivo due alpini dirsi “pensare che a quest’ora, a Torino facevamo la coda per andare al Varietà. Anche la domenica precedente abbiamo marciato per 25 km. E la domenica prima è morto Salvadori. La precedente abbiamo dato il cambio al “Tirano” in linea. La precedente, Gianni ha ritrovato il corpo di Cappelli...ecc. I Russi tengono conto della domenica? Penso di si, perché mi par di notare che si mettano addosso qualche panno meno stracciato.

ROCCIA
Termine sconosciuto ai Russi: forse bisogna andare fin sul Caucaso per trovarne. Qui è fin troppo trovar dei sassi...però si parla di riccia ogni tanto, perché al nostro tavolo della 253 c’è nientemeno che un accademico istruttore di “roccia”, Gianni, un nativo di Val d’Aosta coi suoi ghiacci e le sue rocce. Quey è un nativo dei villaggi dolomitici con le loro imponenti masse pietrose. Ballico...ogni tanto tutti lo ricordano...

30 ottobre 1942 XX° P.M. 398
BESTIA
Molta fauna ma poco eccezionale in Russia. Sai che la Russia è una delle più gran produttrici di bestie: bovini, equini, suini e ovini. Difatti ne ho visti molti molti. Bestie strane: il cammello tronfio che la 255 si trascina dietro. Micini e cagnolini sono carini come in Italia. Però la nostra bestia è il mulo che meriterà il suo capitolo a parte. Di renne, finora, neppur l’ombra. Molti maialini ma non codini.

IERI
Ieri 29 ottobre è successo quello che ti ho descritto più addietro. La data 29 ti ricorda qualche cosa? E questa non sarà la data del nostro rientro in Italia l’anno venturo?

INTATTO
Ottima qualità per un reduce di guerra. Io sono rientrato intatto due volte; per la legge “non c’è due senza tre” tornerò intatto anche stavolta. Anche altre cose si pretendono intatte: per es. vino e latte...e mogli o fidanzate. C’è una cosa poi che deve tornare intatta: l’onore! E l’alpino ha sempre tenuta alta la propria bandiera e l’onore delle nostre armi.

LAMPADINA TASCABILE
Ce n’è di vari tipi: di quelle che si accendono a scatto, ma quando non hanno più pila si è terra...ci sono quelle che si accendono a dinamo con la pressione delle dita, sono perpetue e fanno un suono piacevole, ma povere dita...M’hai annunciato l’arrivo di una di queste ultime e ringrazio di nuovo te e la tu mamma. Questo prezioso oggettino c’è servito spesso: Gianni ne ha una e, in mancanza di candela, una sera siamo andati a letto schiacciando a turno la pila dinamo.

RIFIUTO
E’ una parola molto in voga nelle gerarchie superiori; noi piccoli subalterni siamo sempre fermi davanti l rifiuto. C’è il superiore che lo usa per sistema; c’è quello che lo usa razionalmente. Il colonnello Signorini per fortuna è del secondo tipo. E’ una parola antipatica, è vero, ma bisogna capire che spesso il rifiuto è dato per il nostro bene, da persone che la sanno e che la vedono più lunga di noi...

3 novembre 1942 XX° P.M. 398
EST
E’ il polo pericoloso per noi. Ogni postazione d’arma è rivolta ad est; ogni pattuglia si dirige all’est; all’est è protesa la nostra attenzione. E’ la guerra contro l’est. Questa paroletta che suscita tanta curiosità in chi ne è lontano, noi stiamo scandagliandola , noi stiamo svestendola dal suo alone di mistero e vediamo che in fondo in fondo c’è molto lavoro da compiere in scopa e pattumiera. Abbasso l’Est!

INDIVIDUARE
Lavoro di binocolo e di occhi acuti; lavoro di osservatori, di vedette, di ricognitori, di esploratori. Compito delicato di pattuglie terrestri ed aeree. Individuare le postazioni, le basi, i ricoveri, le costruzioni, gli accampamenti e i depositi dell’avversario per batterli, occuparli, distruggerli, paralizzarli. Compito delicato e non facile. Come non è facile individuare una persona che ti corre incontro in cameratesco abbraccio e ti chiede notizie della moglie e della piccola: una persona che ti par di aver visto altrove e forse spesso (in divisa o borghese?) e poi scopri chi è = ah, è uno dei camerieri del caffè teatro a Lecco. Sono cose che succedono in Russia.

VISO
Parola dolce se penso a te e alle bambine; parola tenera e commovente se rima con sorriso e paradiso. Parola cara anche se si pensa al noto viso degli italiani, famigliare e caratteristico. Mentre i Russi hanno un viso antipatico; dagli occhi chiari da gatto, traditori, vuoti, crudeli con una piega orientale ed una brutta espressione. Le donne invece sono molto più vicine alle nostre:; certe hanno bellissimi visi e bellissimi e bellissimi occhi da sante, altre hanno la faccia piena delle nostre contadinotte. Che sia vero che in Russia i maschi sono una razza inferiore?

OPERAIO
Simbolo del lavoro; e ad onor del vero cene sono molti anche in Russia di operai, ma i nostri sono operai più abili, più pratici: sono i migliori operai del mondo. Se la loro direzione fosse perfetta come perfetto è il loro lavoro batteremmo chiunque. Tra gli alpini gli operai sono in 2a linea; prima ci sono i contadini, (non parlo di linea di fuoco, si capisce) ma i contadini non sono gli operai del suolo?

STAZIONE RADIO
Il prodigio di Marconi che ci tiene collegati tra di noi con cifrari segreti e ci tiene collegati con la Patria, per mezzo delle note voci degli annunciatori. E’ il mezzo celerissimo che ci fa conoscere le gioiose vittorie dei camerati di altri fronti, che ci rievoca le dolci e allegre canzoni della nostra terra, che ci fa sentire la voce dei nostri più celebri comici, che ci distrae coi risultati del calcio p del giro d’Italia. Il battaglione ne ha una di radio e quando siamo vicini ci è caro ascoltare...ma io ti ho scritto della radio e non della stazione, non importa.

5 novmbre 1942 XX P.M. 398
OSPEDALE MILITARE
Macchie bianche rosso crociato su sfondo giallo. Poi ti avvicini e odi lamenti di gente giovane misti a risa di gente allegra: i nostri feriti e i nuovi convalescenti. Ne ho visti parecchi passando; l’organizzazione in questo campo è molto superiore che in Albania- Due ne ho visitati il 3 settembre (compivo i 29) un vero ospedale con molti alpini distesi sul pagliericcio: i gloriosi feriti del Valchiese e del Vestone. E tra loro il viso del buon Ghiringhelli assetato di una buona parola da parte del suo ex ufficiale; la faccia stravolta di Dusi, la faccetta allegra da babbuino del giovane Biraghi tutto orgoglioso della sua ridicola feritella...l’altro ospedale era in tendoni e l’ho cercato il 14 settembre per salutare Festini ferito e l’ho trovato più magro e più lungo del solito, tutto sorridente d’un triste sorriso; lho accarezzato. Forse mi invidiava.

7 novembre 1942
Ecco la composizione del nostro plotone mitraglieri, esclusi ufficiali:
1 sergente maggiore - 1 sergente - 2 caporali maggiori - 4 caporali - 38 alpini;
distretto a cui appartengono;
Brescia 29 – Treviglio 6 – Reggio Emilia 5 – Verona 3 – Cuneo 1 – Belluno 1 – Modena 1;
Età:
20 anni 15 – 21 anni 4 – 22 anni 5 – 23 anni 2 – 24 anni 3 – 25 anni 3 – 28 anni 3 – 29 anni 4 – 30 anni 3 – 31 anni 4;
Scuole fatte:
1^ avviamento al lavoro: 3 – 5^ elementare 11 – 4^ elementare 21 – 3^ elementare 7 – 2^ elementare 2 – analfabeti 2;
Mestiere:
contadini 31 – meccanici 2 – armaioli 2 – falegnami 2 – manovali 1 – operai in oleificio 1 – panettieri 1 – filatori 1 – carpentieri 1 – muratori 1 – minatori 1 – mugnai 1 – idraulici 1;
Stato famiglia:
celibi 37 – sposati senza figli 3 – sposati con 1 figlio 2 – sposati con 2 figli 3 – sposati con 3 figli 1.

11 novembre 1942 XX° P.M. 398
SPUGNA
Oggetto mai visto nè usato da noi in Russia. Ma il termine indica anche il bevitore e un bevitore d’eccezione, e quelli, come sai, non mancano mai tra le genti di monte. Purtroppo una celebre spugna, un maresciallo del Vestone, noto per tale sua qualità dall’uno all’altro polo, è rimasto il 1^ settembre nel tragico campo di girasoli. Forse la mancanza di una decente razione di vino l’ha determinato a brindare in Paradiso, col generale Cantore in più ampi calici, alla nostra salute e alla nostra vittoria. Un’altra celebre spugna non è più tra noi, ma è viva e vegeta nel Vestone: Pocapaglia, che resterà certo novello alfiere delle spugne per prosciugare le cantine della città italiana che avrà l’onore di ospitare il &° Alpini al suo ritorno.

PARACADUTE
Largo fiore dai bianchi petali che cresce nell’aria; fiore curioso, senza profumo e insidioso in tempo di guerra. Al contatto col suolo si affloscia e muore, ma l’insidia vive...e spara! Qualcuno giura di averlo visto dall’apparecchio russo che si è abbattuto giorni fa davanti alle nostre linee, m l’immaginativa degli alpini è fertile: può produrre anche fiori bianchi. Altri più piccoli portano invece viveri e munizioni, e questi fiori sono i benvenuti per le povere truppe isolate. Ma speriamo di non averne bisogno.

GRIDO
Voce umana il cui tono e timbro sono alterati dal sentimento e dalla volontà. Grida di dolore “Mamma mia!” “Ahi!” “Oh Dio!“ di feriti e moribondi. Grida di gioia “Evviva” “Bene” di vincitori e di gaudenti. Grida di paura “Aiuto!” “Caross Italianski!” di sconfitti e fifoni! Grida di dovere “Chi va là!” “Ruki vjer!” (mani in alto) “Arrendetevi!” “Siete circondati!” Grida di esaltazione idealistica “Viv il Re!” “Viva l’Italia!” “Forza Romana!” (gridava Gianni a quota 228) “Nippon banzay!” (urlano i Giapponesi) E il grido voluto dal fato, quello che tutti noi aspettiamo, lo grideremo con le nostre donne e i nostri cari: sarà il peana di vittoria!

BESTIAME
Mansueta accolta di musi umidi e tranquilli il cui unico pensiero è di brucare, ruminare, masticar. E noi li trucidiamo senza pietà. Viviamo sulla loro pelle. La Russia ne è piena e noi ne approfittiamo e anche voi. Abbiamo visto molti buoi e vacche, molti cavallini, molti ridicoli porcellini (è un animale che mette allegria) e galline, oche...animali che attirano in modo speciale le brame degli alpini. Pecore ne ho viste, non caprette che son bestiole montane, non muli, che sono animali alpini.

15 novembre 1942 XX° 89 P.M. 398
LUNEDI’
Tra poche ore. Il giorno della Luna che ci è amica nelle pattuglie. Il giorno dei risultati di calcio che ci giungono un po’ in ritardo, ma che riceviamo con molto interesse.

NO
Paroletta antipatica in tutte le lingue. Usata dai grandi contro i piccoli e dai prepotenti contro i deboli. In certi casi però indice di carattere: di qui non si passa!

ZANZARA
La sua assenza è una delle gioie del mio viaggio russo. E’ un animaletto che sta bene al caldo e qui di caldo ce n’è un gran poco. Credo di averne vista una sola in questi mesi. Vero mogliettina che non vale la pena di caricarmi una zanzariera di un kg. per una sola zanzara di un centigrammo? Era preferibile una... topiera!

OSSERVAZIONE
I fine compito attuale delle nostre pattuglie, te ne ho già scritto. Col fratello collegamento forma la sigle O.C. molto in voga negli insegnamenti tattici. Con la sorella sicurezza non forma sigle ma fissa i più importanti doveri di un reparto che deve combattere.

TAZZA
Lo si chiama gavettino. E’ il fratellino minore della gavetta alpina; molti lo han perso, forse per il disuso, perché di vino ne vediamo ogni morte di vescovo. Molti han perso la gavetta e lo adoperano al suo posto riboccante di brodo e di tubi. Tazza è il nome ufficiale, ma se la chiami così, gli alpini ti guardano con faccia da accento interrogativo. In dialetto si chiama “gaitì”. Ti piace?

17 novembre 1942 XX° P.M. 398
ESSERE (verbo)
Qui si combatte per l’essere e il non essere. I pignoli o i feriti potranno anche obbiettare che c’è anche “l’essere a metà” o l’essere per un quarto o per tre quinti e sfileranno tutta la serie di frazioni, ma se questo può valere per le nazioni, equivarrebbe ad un compromesso. Possiamo anticiparlo: l’Italia sarà lei; per lei vale l’essere completo, assoluto.

PECORA
Gentile animale che fornisce bistecche e lana. E’ quello che ci salva dall’inverno russo. Forse Napoleone lo odiava e fu costretto ad abbandonar l’impresa su queste terre. E’ un animale che non pecca d’intelligenza, ma è così generoso e caro da farsi perdonare le su lacune. Se parlando delle penne nere dicessi “son come le pecore” parrebbe una frase stonata applicata ai migliori combattenti i uno dei migliori eserciti, eppure si può dire, perché anche l’alpino è caro e generoso è paziente e non troppo intelligente (ufficiali esclusi) e poi, come le pecore, tende a fare quello che fanno gli altri, specialmente quello che fanno i veci e gli Ufficiali.

ESPLORAZIONE
Arduo compito che richiede doti particolari morali e fisiche: ardimento e rapidità. L’esplorazione è il termine più tecnico dell’ardito (che è un termine crudo). L’esploratore è il più indisciplinato, ma è il miglior combattente. Ballico e Quey lo dimostreranno. Il suo dovere è difficile: bisogna che cerchi il nemico, che non torni indietro mai senza saper dire quanti sono i nemici, dove si trovano, che intenzioni hanno e molte altre notizie.

20 novembre 1942 XX° P.M. 398
UFFICIALE PUBBLICO
Starosta e Politrucchi sono i due soli esemplari di pubblici ufficiali sovietici che mi sono capitati tra i piedi. I primi sono tranquilli contadini un po’ più colti della massa, che la vedono più chiara con noi che col sistema bolscevico. I secondi sono cani rabbiosi turbolenti e velenosi pieni di malizie e di trucchi (è forse questa l’etimologia dei politruk data al commissario politico?) che portano alla distruzione l’esercito rosso e il color rosso!

OSTERIA
Lontano sogno dell’Alpino. Niente freddo, nè colpi e un dolce liquore che scende e accende l’occhio e i pensieri...Dove si può parlar di guerra senza subirla, dove il cameratismo si suggella a suon di bicchieri. Qui in questo paese freddo, apatico, slavato e fanatico, niente osterie, niente uva, nè vino! Qui l’alpino morrebbe d’inedia; ma l’immagine della cara, calda osteria lontana e abitudinaria, dove parlar di guerra e vantarsene, tiene accesa la fiammella della speranza.

BARRRIERA
Ostacolo che separa. Ostacolo da abbattersi se ci separa dai nostri cari. Tra noi c’è la barriera della distanza; la elimineremo liquidando il nemico. Ostacolo da costruirsi e rinforzarsi se ci separa dal nemico ed ecco i grandi lavoratori delle Alpi costruire camminamenti, formar barriere di fuoco, ostacoli contro i carri armati. Del resto le nostre native Alpi non sono una naturale barriera che protegge l’Italia e le sue bellezze? E noi stessi, non dobbiamo il nostro glorioso nome di Alpini a questa immane barriera? Invece i Russi non ne hanno e sperano sull’eventuale, sul freddo, sullo spazio, sulle distanze! Ci vuol altro per fermarci! Chiesi mi fa notare che mancherebbe la macchinetta per i tubetti di sigarette!

24 novembre 1942 XX° P.M. 398
NEBBIA ARTIFICIALE
E’ un oggetto di lusso che anche noi dovremmo avere, quando si va all’attacco di fortini e postazioni avversarie. Così si rendono ciechi i loro mezzi di fuoco e si può avanzare più tranquilli. Purtroppo al momento opportuno ci è mancata...speriamo in seguito.

BARBIERE
Ne abbiamo due ora in Compagnia: Setti e Mafizzoli; il primo è stato uno degli attori, forse il principale di quella pattuglia a lieto fine, che ho fatto in settembre e che ha avuto momenti così drammatici. Il secondo è un essere tranquillo e sdentato che ha partecipato con me ad un’altra pattuglia calma alcune notti fa. Tutti e due radono peli a chili a nostri bravi alpini le cui barbe lussureggiano e a furia di radere gli altri, sono i meno rasati della Compagnia.

USCITA
Mentre in pace l’uscita è libera (libera uscita) in guerra l’uscita è dovere, provocato da ordine superiore (lavori) da allarme ( combattimento) da obbligo di compiere particolari servizi. Se la guerra fosse comoda, l’uscita sarebbe ridotta al minimo. Tutti starebbero al calduccio nelle proprie baracche a brontolare ed a parlare delle proprie case. Ma la guerra è bella ma scomoda.

TAVOLA
Ecco uno dei pochi piaceri che ci restano (in Grecia e in Francia mancava anche questo). Qui ci riuniamo due volte al giorno, l’umore è alto, si parla meno di servizio, si mangiano cibi che, conditi da invidiabile umorismo, sembrano da re. Si faceva, giorni or sono, anche la partita a carte. Ora non più, fino a che non riceveremo il cambio. La tavola è l’oggetto quadrupede che porta tutto ciò. Viva la tavola! C’è stato un periodo in cui i superiori odiavano le tavole: guai se vedevano le compagnie trascinarsele dietro; dicevano che erano comodità e pesi inutili. Poi si sono riconciliati con loro, ed ora i più alti Comandi mangiano su fior di tavole imbandite...Tavole sono anche chiamate le più belle e più lisce assi, e anche queste sono preziose per il rivestimento e la copertura delle baracche. Tutti ne vanno a caccia, quasi fossero selvaggina.

27 novembre 1942 XX° P.M. 398
DIVERSO
In guerra è così, tutto è diverso dal desiderio, tutto si desidera diverso dal reale. Ma il diverso è dispettoso e capriccioso (come un nanetto dalla bile concentrata in piccolo corpo) e ci tradisce sempre. Guai a fidarsi di lui! Poi verrà l’armistizio e il diverso perderà la sua bile e si vestirà a festa, prenderà a braccetto il sogno e la speranza e li trasformerà in realtà. Per noi il diverso vorrà dire Polonia, caratteristica, ordinati villaggi tedeschi, fiorito eden austriaco, confine: porta del Paradiso e Paradiso: Brescia – Verona – Milano – Reggio Emilia – ma sì, anche Lecco – Cesana – Garbagnate Rota! E allora viva il diverso!

UFFICIALE
Strano signore un po’ più ben vestito degli altri. Un po’ più ornato d’oro degli altri. Per alcuni un culto, per altri un pensiero d’ira repressa. Simbolo del suo reparto che, poco alla volta, si uniforma a lui nel carattere, nella forma, nel modo di camminare, di mangiare, di parlare, di combattere. Negli stessi eserciti ha un valore diverso come lo ha nelle varie armi di un esercito. Tra noi e tra i Rumeni, l’Ufficiale è un fratello maggiore con tutti i pregi e i difetti dei fratelli maggiori; or egoista, ora generoso, ed ora capriccioso...Tra gli Ungheresi e tra i tedeschi l’Ufficiale è un Dio cui spettano tributi divini, i cu ordini, non solo, non si discutono, ma non si possono discutere.

CITTA’
Ecco dove la nostra civiltà schiaccia la Russia. Proprio nelle città. Da noi belle strade pavimentate e asfaltate, portici rilucenti di preziose vetrine dove la donna si sofferma con gusto, bei palazzi di ogni stile, Chiese e castelli, comodità e gente ben vestita. Qui, tolti i palazzi pubblici imponenti per mole, non per criterio artistico, tolte le fabbriche veramente grandiose, il resto lascia perplesso l’osservatore: le strade, benedetti Russi, dove le avete dimenticate? Forse sono tutte a Mosca o a Pietroburgo? Perché in città di mezzo milione di abitanti deve il turista preoccuparsi di mantenere l’equilibrio sulla traballante troika? E i palazzi? Solo il governo ne ha forse diritto? O sono palazzi quelle grosse case bianche regolari, senza ornamenti? E le chiese, vanto architettonico delle città occidentali? L’unica discreta che ho visto, pare un castello; forse è camuffata. E un’altra aveva il cupolone color verde come nei nostri paesetti di campagna. No qui c’è una successione di casette di solo pian terreno, col suo orto. Una casetta, un orto, una casetta, un orto, una casetta, un orto, fino alla fine! E queste le chiamano città. E qui abitano centinaia di migliaia di persone e il loro buongusto non vomita!

NON – NIENTE
Il nulla. Il tao dei Cinesi. Il rien dei Francesi, il gnent dei Bresciani, il gnit dei Russi, il nicht dei Tedeschi e il nothing degli Inglesi! Vedi che noi di Brescia in qualche cosa ci avviciniamo ai Russi? Oh Dio, preferiremmo che loro abbiano il nostro vino e la nostra uva; loro forse pretenderebbero i loro semi di girasole...ma accontentiamoci della similianza dei nostri niente, gnent e gnit. Avete latte? “Gnit”. Avete galline? “gnit” avete uova “gnit!!!” Triste concetto. In Albania il tema sinfonico era un’altro: sca’. C’è questo? “sca’” c’è quello “sca’” Poi c’erano gli eruditi, quelli che si piccavano di saper l’italiano e quelli rispondevano: nònce (non c’è) nònce, nònce fino alla noia. Qui gli eruditi non vogliono saperne d’italiano e la not è sempre quella: gnit, gnit, gnit. Gente priva di fantasia.

29 novembre 1942 XX° P.M. 398
ASSE
Quello metaforico tra Roma e Berlino sostiene i nostri ideali e le nostre aspirazioni e picchia e picchierà sodo fino a raggiungerli. Quello reale, liscio e piallato ricopre le nostre baracche, la terra dei pavimenti e riveste le pareti di gesso. La sua caccia è difficile, perché è quasi sparito dalla circolazione. Interi villaggi russi ci hanno rifornito di assi.

SUBITO
Il motto che classifica l’alpino svelto. Motto diplomatico che bisogna dare al superiore invece di un semplice “sì” per farsi prendere in buona considerazione. Del resto, in linea, non c’è altra paroletta imperante; tutto deve essere fatto subito; non c’è possibilità di rinvio. Ad ogni subitaneità del nemico bisogna rispondere ancor più “subito!” Si giunge al prevenire. Però subito richiede la precisione, perché un subito scapolo porta al pasticcio, in conseguenza al dover rifare ciò che si è fatto e quindi al contrario del subito. Il subito scapolo (senza precisione) porta alla negazione di sè stesso.

2 dicembre 1942 XX° P.M. 398
CHE ORA E’?
Sono le 10 e 8 minuti. Ecco una domanda che ricorre spesso. La fa la vedetta che attende l’ora di ricevere il cambio e di scaldarsi un po’ le membra intirizzite. La fa il comandante che attende l’ora dell’attacco. La fa ogni alpino in attesa del rancio o della posta...che ora è? chiedono gli uomini in marcia in attesa della sosta. Ma che ora è? ci chiediamo tutti stupiti quando ci chiamano troppo presto al mattino o quando vediamo le tenebre scender di sera in ore insolite.

ZATTERONE
Parte di ponte di fortuna che si caccia nei grossi fiumi per poter passare di là. E’ il terrore dei Russi che più volte se li son visti costruire davanti agli occhi sul Dnieper, sul Dniester, sul Donek, sul Don. E’ la sicurezza per gli attaccanti che evitano mercè sua i bagni gelati.

4 dicembre 1942 XX° P.M. 398
MOLTO
Un avverbio che acquista significato dall’espressione con cui è usato. Qui però suona più simpatico del suo antagonista “poco”. Molto nemico – molto onore. Il desiderio del molto è comune: rancio? Molto! Pasta? Molta! Sigarette? Molte! E ancora molto riposo, molta sete di vino, molte armi e munizioni, E il molto è lecito...Ma l’alpino lo confonde spesso col troppo. Molta minestra è per lui un paio di gavette: roba da sfamare una famiglia! Il molto però spesso pesa. Una marcia comporta molti km., molta polvere, molto sudore. Le costruzioni campali comportano molto lavoro e l’inverno reca molto freddo. Questi “molto” non mancano mai.

VETERINARIO
Il nobile mestiere di medico chirurgo dei muli. Con qualche cavallo, alcune mucche e pecore l’attività di Brusati si è ora ampliata. E’ una professione che ha i suoi pro e i suoi contro. Il veterinario è l’unico ufficiale al sicuro: è sempre lontano dalla linea, perché il grosso dei muli non può seguirci in linea; ma tolto il pericolo delle revolverate nemiche e concessagli una maggior comodità e tranquillità d’animo, è sempre un mestiere improbo. E’ un continuo rischio bazzicare tra le zampe elastiche dei nostri irrequieti muli e le loro revolverate non sono meno temibili delle altre. Inoltre il lavoro d’incisioni e di tagli a decimetri quadrati sulla carne viva, richiede un certo sangue freddo. Ecco perché lo giudico un missionario.

TRASPORTABILE
E’ la categoria media dei feriti. Quelli feriti seriamente, ma non gravi, sono trasportabili. E’ un linguaggio da retrovie, perché dalla linea tutti devono essere trasportati. Ora poi i mezzi di trasporto sono sufficienti (non in Albania): slitte a mulo, slitte Staderini a barella, autoambulanze. Qui è un piacere..facciamo: debiti scongiuri!)

DINTORNI
Quando in Italia si parla dei dintorni, la fantasia immagina o gli occhi ammirano un dolce lieto panorama di verde pace campestre o ville-giardino o mari infrangentesi sugli scogli o rozze bellezze di pietra stagliate nel cielo. Qui la parola dintorni è sparita: c’è solo sul vocabolario. Quello che vediamo intorno a noi non accende la nostra fervida fantasia di italiani e i nostri occhi abituati al bello non sanno adattarsi alla piatta monotonia di questi paesaggi.

RESISTENZA
Dote guerriera propria degli alpini e della roccia. Qui il nemico s’infrange, come flutto agli scogli e la schiuma rugge, stride, sibila, ma deve ritirarsi brontolando. Anche il nemico astratto non intacca la resistenza dell’alpino. Il freddo, il caldo, la fatica, neve, polvere, fango, bufere di pianura, tormente di monti, sabbie di deserti: tutto s’infrange contro la resistenza delle uniche forze veramente corazzate che esistono: salute, buon umore, adattabilità, forza e spirito di sacrificio. E l’alpino le ha tutte fuse insieme e le chiama: resistenza,

6 dicembre 1942 XX° P.M. 398
LETTERA
Sogno del povero soldato; simbolo del postino. Ne arrivano di ogni specie: ne partono di tutti i colori. Lettere tra fratelli soldati (Charo fratello...) Lettere di vecchie madri (...e la malia metterai quando fa freddo...) di sorelle (...la Lisa si è sposata con quel...) di mogli...(...che ti penso sempre, come spero che sia anche di te...) E lettere per ufficiali, profumate, con calligrafie più sicure, quasi tutte femminili (“mio dolcissimo amore...figliolo carissimo...) Lettere di ufficio in busta gialla (“si prega d precisare i dati dell’alpino disperso nel combattimento...) Buste gialle contenenti lettere pericolose (,,,infliggo 9 giorni di arresti semplici...) Buste aperte dalla censura con qualche nero sulla lettera: non deprimete il morale di chi è al fronte! Lettere attese, sospirate, sognate, per cui l’arrivo è più dolce della lettura e si vorrebbe così strette, tenerle senza mai aprirle...

12 dicembre 1942 XX° P.M. 398
AMMALATO
Persona calcolata privilegiata (se non è grave) nella mentalità dell’alpino. Dal regno della linea l’ammalato passa al regno dell’infermeria, dove Bianchi, Panato e Redaelli formano il triunvirato regnante. mentre Carpone, Gambascu, Padella e Stefàna sono i ministri laboriosi. Qui l’ammalato guarisce per forza ed è costretto ad esser trasferito al freddo regno di prima. Anche i cittadini del regno degli ammalati hanno le loro caratteristiche. Gabrielli e il capor. Fontana sono ormai soci onorari e benemeriti, non si ammalano mai sul serio e non guariscono mai. Ci sono gli ammalati strani che di sera hanno 40 di febbre e al mattino più niente. Ci sono quelli che si accontentano di poche linee... Ci son quelli che hanno febbroni da mulo. E ci sono gli specialisti che collezionano malattie un po’ più originali delle solite: scabbia ecc. C’è poi un ammalato che non vuol cambiare regno: il tenente colonnello quando è indisposto. E lo vedi sempre al suo posto di lavoro.

PARTENZA
Incessante ritornello di Radio-scarpa. Sogno comune di milioni di uomini in linea da una parte e dall’altra. Sogno particolare degli Alpini che sognano per implicito la direzione: Italia. E’ il riposo dell’occhio sulle valli e sui monti comuni, tanto diverse da queste. Perché “partenza” non significa nulla in sé; acquista significato dal luogo d’arrivo: Partenza a Torino, voleva dire “Russia”. In ogni modo vuol sempre dire novità e i giovani ne sono assetati, convinti come sono di trovarsi sempre in mezzo al peggio.

14 dicembre 1942 XX° P.M. 398
FASCIA MOLLETTIERA
Son le fasce che portiamo alle gambe, un oggetto di corredo che tutti consumano, che tutti cercano, che non c’è mai. E gli alpini allora si arrangiano con grande scandalo dei comandanti formalisti. Rinunciano al non plus ultra dello scik (per loro) allo sbuffo di 2 metri di circonferenza per ogni pantalone e se lo tirano giù fino alle scarpe; oppure infilano calzettoni fuori ordinanza inviati dalle loro donne o create dalle maniche dei farsetti a maglia (nuovo scandalo) ed ecco avviato il problema delle fasce. Ma certi resistono; certi le portano finché sono a brandelli e vedi il bianco dei mutandoni e il rosa dei polpacci con qualche pelo nero trasparire di sotto. Ma i polpacci sono la parte più resistente di un buon alpino.

ROTAIA
Lungo nastro di ferro che l’occhio ha seguito in viaggio per migliaia di km. e che il cuore spera riveder presto e seguire all’indietro per altrettante migliaia di km. Le rotaie russe sono più lunghe di quelle tedesche. I Russi in fuga si sono disturbati a spezzarle ogni 50 metri con apposite macchine, togliendo del lavoro ai Tedeschi che le rimettono presto in atto. Ne ho viste di tutti i colori, dal lucido color argento delle più usate allo squallido color bruno delle arrugginite dalle piogge. Le rotaie sono un gran richiamo per gli eserciti. Gli attacchi puntano tutti su di loro. Vite umane si giocano per la loro conquista, ed esse stan lì, mute interminabili e cieche pronte a servire pazientemente questo o quel padrone.

INGRESSO
La parte più sudicia delle nostre baracche; qui si lascia il fango degli scarponi. Nemmeno in pace i Russi curano l’ingresso delle loro case; l’interno è molto confortevole. Porte cigolanti mal applicate se pur ermetiche, qualche gradino sconnesso, molto fango e molta polvere, nessun ornamento. Un abisso dai begli ingressi delle nostre ville e dei nostri palazzi. Nessun campanello, nessun indirizzo, nessun battente, qualche volta un numero male scritto.

MANOVELLA
In una nazione di meccanici ne trovi in ogni casa. Di ogni forma e di ogni peso. E le usi a qualsiasi lavoro pur non sapendo spesso perché furono costruite. I nostri autisti poveretti, ne fanno uso spietato. Per far ricantare i motori schizzinosi sulle vaste pianure. Ma la povera manovella non può aiutarli. E’ troppo debole. Par dire “lasciami in pace, non vedi che cosa piccina sono? come posso spingere questi macchinoni, che tutti gli elementi sono contro di me? E si sforza contro la cocciutaggine degli autisti, finché si spezza.

21 dicembre 1942 XX° P.M. 398
ADUNARSI
Riunirsi in gergo militare, ma mentre il termine riunirsi suona lieve e piacevole e s’incornicia su sfondo di bottiglie e di gaio conversare, il termine adunarsi è brusco – è un ordine, è un’abitudine della naia, ed ha per sfondo: marce, combattimenti, noiose riviste uno per uno, discorsi che dicono sempre la stessa cosa. Eppure l’adunarsi caratterizza la forza perché il singolo né è né si sente forte quando è in divisa, mentre l’unione dà l’impressione della potenza e valorizza ogni individuo. Ecco perché l’adunarsi che suona infido all’orecchio di chi sta in basso, ha un suono caro per chi sta in alto e strappa sorrisi di orgoglio a facce non atte a sorridere.

AZZURRO
Colore del cielo di casa nostra, degli eroi e degli occhi slavi. Anche qui il cielo è azzurro, ma pare un’altra cosa del cielo italiano, pare timido, silenzioso, quasi fuori posto, in un mondo così uniforme ed ha perso la sua vanità perché gli specchi che gli si offrono hanno un fondo fangoso. Azzurro colore di eroi, simbolo del Paradiso dove i morti rivivono. Azzurro di occhi slavi, slavati. Slavato vien da Slavo o da lavare? Occhi infidi, come un mare immenso privo di fondo e di rumore. Occhi che affogano in sé sentimenti cattivi di odio, vendetta, ira e concupiscenza. Povera Russia che per amore del rosso ha rovinato il colore dei bei pensieri e della felicità.

ATTENTI!
Urlo del capo che si propaga ai militari allineati. Uno scatto, uno scoppio di tacchi battuti, cento statue. E’ la forma del tempo di pace. Un sussurro di un’ombra passeggera, una raccomandazione in sordina, un segno con l’indice teso ad indicar la minaccia. E la forma del tempo di guerra. Là c’è parata. Quà è un modo di vivere normale, categorico, che non ammette attenuanti. Là è un’espressione di disciplina. Quà è un senso che deve pervadere la mente e obbligare l’occhio e l’orecchio.

ARRIVO
Ogni arrivo è benvenuto per chi sta in linea. Meno l’arrivo del nemico; ma quello si chiama attacco. Arrivano i pacchi dall’Italia! Arrivano i complementi. Arriva il rancio. Arriva il postino. Arrivano artiglierie. Se si tratta di colpi, no.
Esempio: sibilo, schianto, fischi, fiammata. Una voce timida: “E’ per noi! Colpo in arrivo!”.

23 dicembre 1942 XX° P.M. 398
TENENTE COLONNELLO
E’ il grado del nostro capo. Gli Alpini, poi il “Tenente” lo dimenticano sempre e perciò Chierici passa di grado. E’ uno di quei gradi intermedi tra il medio e l’alto. Dicono che anche il comandante dei Russi che abbiamo di fronte, abbia lo stesso grado e che sia giovanissimo. Ma il nostro “vecchietto” non ha nulla da invidiare a nessuno per vitalità e coraggio; credo che sia un esempio raro: lui va sempre allo scoperto e se gli tirano vicino, né piega la testa, né cambia l’argomento di cui stava parlando. Ha già 3 medaglie d’argento e una di bronzo, è sicuro di vincere ed è un continuo grattacapo per i nostri nemici perché ne combina loro di tutti i colori.

GAS
Mai visto. Eppure la Russia è la patria del “Primus” uno dei primi vanti della loro rivoluzione. Si vede che i fornelletti, i profughi se li sono portati via con sé in braccio, come figli. Anche il gas però è evidente che rappresentava un privilegio delle città sui paesi, come l’elettricità, perché nella patria del comunismo, dove tutti dovrebbero essere uguali, tra città e villaggi, ci sono più differenze che da noi.

GIORNO
Qui il giorno è più lungo perché lo si vive 24 ore, mentre a casa lo viviamo 14 o 15 ore. Però là assume vari colori e il nero non trionfa, qui invece con 9 ore di chiaro ne abbiamo 15 di scuro. Poi tutto è sovvertito; il chiaro rappresenta qui un po’ di riposo, là attività; qui il nero è ansia e movimento, là distensione di muscoli e di nervi, riposo dolce... che la guerra sia contro natura?

ORECCHIO
Organo complementare dell’occhio nella vigilanza: la vedetta può perdere gli altri sensi, non vista e udito. Organo principe nel collegamento telefonico, dove una voce lontana e confusa sussurra frasi incomprensibili che l’orecchio teso tenta di carpire allo spazio quasi sforzandosi di penetrare nell’apparato telefonico per sentir meglio.

OGNI
Anche in tedesco ha un’altra pronuncia da “tutto”. E’ una paroletta di grande valore in un esercito perché poche son le norme individuali, molte quelle collettive. Ogni uomo abbia i viveri di riserva. Ogni uomo esca con l’elmetto. Ogni uomo metta l’arma in sicurezza.

OSTE
Gran bevitori gli alpini! ma nessuno, da borghese, fa l’oste, forse perché chi vende vino non può sentirne l’odore...o forse perché gli osti, panciuti e rotondi, col viso bianco e rosso e glabro, non sono idonei alle asprezze della vita alpina. In ogni modo la mancanza di Osti non incide sul morale delle nostre truppe; è la mancanza di vino che si fa sentire. Osti russi non se ne son visti. Il vino qui è raro come da noi i liquori, e i Russi ne sono avidi. A darne loro un goccio, ottieni di tutto.

24 dicembre 1942 XX° P.M. 398
GASSATO
Cioè colpito dal gas: una cosa molto più grave della gassosa. Finora nessun gassato in vista e speriamo così fino alla fine perché sarebbe un male per tutte due le parti e i nemici non ci guadagnerebbero davvero nell’innovazione.

GIURAMENTO
Frase che si lega alla Patria. al Re, alla bandiera. Frase solenne che deve incidere lo spirito di chi la pronuncia, con lettere indelebili. Frase solenne, la cui solennità appare in momenti gravi, quando gli istinti della natura cozzano a conflitto con lei e devono essere dispersi perché questa deve essere regola d’onore.

LA MATTINA
La mattina è il periodo più calmo di chi combatte in questo fronte. Spossati dalla veglia notturna i soldati riposano allora per essere pronti alla seguente veglia notturna. Qui il giorno ormai si riduce alla mattina, ma siccome in quest’ora si dorme, ritorneremo in Patria senza ricordarci del chiaro colore diurno. Siamo ridotti ad un nuovo genere di uccellacci rapaci notturni come gufi, allocchi o barbagianni privi di palpebre e dalla vista acuta che infilza l’oscurità.

MARTELLO
Piccolo arnese da falegname molto usato nei giorni scorsi per battere le travi delle nostre baracche, per sistemare porte e finestre, per adornare di icone le novelle nude pareti. Qui in Russia, sappiamo, il martello è simbolico: rappresenta il distintivo dell’operaio proletario che lavora per il popolo e per tutti, fuorché per sé, il cui lavoro quindi è di minor rendimento, è un lavoro fiacco e abitudinario di macchina. Ma sarà il martello stesso che si rivolterà e schiaccerà l’idra comunista, prima che la sua lingua malefica abbia avvelenato il mondo.

ULCERA
Un termine che sa di borghese, di clinica, di gente scartata dal servizio militare. Un termine quindi di cui non c’è da discorrere. Un termine ignorato qui, dove la malattia più grave è la bronchite. Qui è il regno delle ferite e della morte violenta, non dei mali occulti che macinano lentamente l’organismo.

MAGGIORE
Il primo grado che incuta timore: è la prima penna bianca in ordine gerarchico. E’ col tenente colonnello il grado di chi comanda un battaglione. Qui però solo il Valchiese ha il privilegio di un tenente colonnello. Di maggiori c’è Paroldo, neo promosso che impera sulle salmerie.

MARESCIALLO
Altro grado, il più alto dei sott’ufficiali. Razza di militare che è sempre imboscato; razza che tu scovi nei depositi dei distretti, nei magazzini dove i visi diventano più paonazzi e le pance s’arrotondano, dove essi seggono come imperatori (circondati da schiavi) ai cui ordini non si può muovere obiezioni perché altrimenti si sollevano citazioni di date di fogli e di numeri di protocollo che stordiscono. C’era un solo maresciallo nel Vestone: Zaro, celebre bevitore; la morte lo ha voluto con sé il 1^ settembre per non far eccezione alla regola.

FORCHETTA
Quello strumento a 4 o 5 punte che serve ad infilare i cibi, fa ridere. Un buon cucchiaio ha in se un che di serio e di rispettabile, l forchetta no, lei è qualcosa di raffinato, di effeminato ed imboscato. E alle truppe alpine non è stata assegnata in dotazione e gli alpini fanno abbondante uso di quella naturale forchetta a 5 punte che si chiama mano – più o meno lavata – “tanto mi han fatto l’antitifica”. Eppure, ironia delle cose, un buon mangiatore, vedi Tempini, Biffi ecc. si dice una buona forchetta...Perché non un buon cucchiaio?

26 dicembre 1942 XX° P.M. 398
FARINA
La copiosa manna ucraina. Un giorno non lontano diventerà la manna delle nostre nazioni, non appena il tuono vittorioso della guerra contro i Russi avrà spento il suo eco profondo. Farina bianca trovata a quintali nelle case abbandonate e trasformata in pagnotte gustose; farina gialla più rara, trovata in terreno scoperto al tiro nemico e contesa al fuoco russo per riassaporare dopo mesi di astinenza il caldo sopore di una polenta alla bresciana.

FUCILE MITRAGLIATORE
La petulante sorella maggiore delle armi individuali. E’ una compagna imperfetta ma fedele del combattente e sa bene obbedire a chi si prende cura di lei e la prova e la accarezza e rinuncia per lei d una coperta. Bisogna pulirla spesso e tenerla al calduccio come fosse una persona umana e allora dalla sua gola nera trae un canto focoso che crea il panico nell’avversario e la soddisfazione nel tiratore.

BIVIO
Punto dove la via allarga le braccia, forse per stirarle. Punto equivoco e pericoloso qui in questa terra russa dove le bufere di vento e di neve cancellano anche la via semplice e fanno sparire le baracche. Nei camminamenti il bivio è di moda, anzi si moltiplica e diventa trivio e quadrivio e via dicendo. Si può esser sicuri che su due vie da scegliere, prima si prova sempre quella sbagliata. Come quando si cerca una chiave nella tasca, che la si trova sempre nell’ultima.

BERSAGLIO
Nei baracconi o nelle gare di tiro a segno, il bersaglio è una cosa finta, un po’ comica: figure di cartapesta, palline di celluloide, cerchi concentrici. In guerra anche lui si fa serio: qui il bersaglio è l’uomo. La pallina, il cerchio, il fantoccio si sono concentrati in un essere umano che vive; è uno dei più duri articoli del codice di guerra. Ciascuno di noi è bersaglio di mille armi di ogni calibro che attendono in agguato, alcune occulte, altre ancora frugando e squarciando il terreno. Provare per credere.

VITELLO
Mansueto figlio della mucca, vittima predestinata senza alcuna dichiarazione di guerra, dell’umana ingordigia. Ma non compassioniamolo, egli segue la sua sorte. Sorte particolarmente sanguinosa nelle regioni russe, ricche di bovini. Compassioniamo invece l’uomo che è ridotto alla sorte del vitello per non aver seguito la legge di Dio.

VARCO
Passaggio che facilita l’ingresso o l’uscita dall’ostacolo. Tale è il passo aperto nelle più impervie montagne. E i Tedeschi nel Caucaso ne san qualcosa: loro che puntano sempre all’occupazione di tali varchi. Tale è la rottura inferta strisciando nel reticolato nemico, di dove si penetra per dilagare sulle postazioni avversarie. Tale è il punto di sfondamento da un accerchiamento, di dove poter mettersi in salvo per evitare il proprio annientamento. E tali sono altri innumerevoli varchi che portano alla luce e alla salvezza o spingono a contatto del nemico.


BASTA PAROLE, SI VA ALL’ATTACCO

Il 26 dicembre 1942 ha avuto termine l’interessante gioco di sorteggio di parole dal vocabolarietto. L’offensiva dei Russi denominata ”Operazione Piccolo Saturno”, mirata a sconvolgere le linee nemiche e ad accerchiare i superstiti, stava per produrre i suoi effetti anche nei confronti della Tridentina, fino a quel momento parzialmente risparmiata dalle logiche di strategia militare dei nemici. L’offensiva si faceva di giorno in giorno più pressante e non era più tempo di attesa. Quello fu probabilmente il momento di abbandonare le “baracche”, lasciare le trincee e formare quel gruppo combattente capace, nei giorni successivi di gennaio, di aprire il varco verso la ritirata. Che la situazione stesse precipitando, lo si legge anche nel brano concitato ed apprensivo tratto da una lettera scritta da papà a mamma Nelly il 30 dicembre 1942:

“Il 28 dicembre brutta giornata, da dimenticare. Giornata che mi fa togliere dai miei ricordi alcune figure note, spesso nominate anche nel mio diario. La giornata tragica ha avuto il suo inizio con la morte di un povero artigliere, colpito in pieno mentre stava osservando da una feritoia. Poi, a sera, i nemici sono penetrati presso la baracca di Gianni (il famoso bunkern Ghedi) dove stavamo io, Chiesi e Zini. Per fortuna Gianni era appena uscito; gli hanno preso il suo attendente Boschetti e hanno ferito il suo porta-ordini Tavelli. Gianni ha tentato di strappar loro di mano il suo attendente, ma non è riuscito per scarsità di mezzi e munizioni. Speriamo che lo trattino bene. Purtroppo la nostra pattuglia, comandata da Artioli, è stata sorpresa da loro alle spalle e nella notte ferale abbiamo dovuto raccogliere i corpi del povero Artioli e del suo attendente, mentre il vecchio brontolone Ceretti manca all’appello. Anche i Russi però hanno avuto delle perdite e due di loro sono rimasti prigionieri. Ora, alla mia mensa un posto è vuoto, quello di Artioli, che ha preso posto su, in alto, in una mensa più numerosa...In tutta la faccenda io e i miei non siamo stati toccati. Ora anche Gianni non avrà più scherzi del genere. Ieri, molta vigilanza e nessuna novità. Oggi è S. Eugenio e mi tiro le orecchie. Dopodomani entreremo nel 1943: l’anno del ritorno, ed ogni giorno mi arrampicherò per un gradino sulla lunga strada che porta in cima tutti i miei cari che ho una gran voglia di riabbracciare. Ti scriverò più a lungo nelle mie prossime lettere; ora ricevi molti baci cari e dispensane qualcuno anche alle nostre due innocenti bambine, che il Signore le tenga lontane da tutte le bruttezze del mondo.”