Gian Luigi Bonardi

OLTRE LA GRANDAVVENTURA" OVVERO PRIGIONIA E LIBERTA'

di Gian Luigi Bonardi

RIENTRO AL PAESE DEL DUBBIO
Sono già trascorsi quasi due mesi dalla felice conclusione della “Grandavventura 1 dal Don al Mar Nero”. Tutti i partecipanti sono ormai tornati alle proprie abitudini di figli, madri, padri, nonni e nonne, con mansioni lavorative domestiche o di allegri pensionati.
Mi ritrovo ancora vicino al mio computer con il naso rivolto oltre la finestra, distratto dal disordinato cinguettio di centinaia di piccoli uccelli che hanno momentaneamente occupato la grande pianta sul piazzale. E’ un cinguettio convulso, un veloce andirivieni di piccoli esseri grigioscuri che sbattono freneticamente le loro alucce, s’inseguono, si nascondono fra le foglie minute e folte, e, ogni tanto, al seguito di un istintivo impercettibile richiamo, si allontanano rapidamente, formando un vasto gruppo ondeggiante verso il cielo, a disegnare figure fantasiose in movimento, fino a refluire, come una piccola tromba d’aria in esaurimento, all’interno della pianta, e a nascondersi fra le foglie, improvvisamente silenziosi. Il silenzio mi affascina e mi intimorisce, ora posso immergervi i miei pensieri, trasformarli in immagini e confrontarli con certe parole scritte che insistentemente mi richiamano una realtà risvegliata dal recente viaggio in terra Ucraina e Russa.
Penso al nostro percorrere le strade della tragica ritirata degli Alpini, al triste distacco dei molti, al rientro dei pochi delusi, pur nella gioia di avercela fatta; all’accoglienza loro tributata, più compassionevole che gloriosa. L’immagine dei cinguettanti piccoli volatili che formano gruppo e si trasformano in protagonisti del silenzio, aggrappati e nascosti fra le foglie della loro grande pianta ora non sembra più casuale. I resti dell’A.R.M.I.R. rientrano, sono i resti di reggimenti, battaglioni, compagnie, pattuglie di sbandati… e la loro sorte? Non sembra ancora un effettivo rientro a casa; assomiglia più al rientro in una patria trasformatasi nel paese del dubbio, che è peggio del paese dei balocchi, dove almeno c’era da divertirsi, prima dell’inequivocabile inattesa sorte. E nel dubbio tutte le scelte sembravano adeguate: quella di concedersi momenti di riflessione, dandosi alla macchia, fino a scoprire nuove vie di giustizia, di libertà e di pace; quella di mantenersi fedeli ai propri giuramenti nella convinzione che le vie della giustizia, della libertà e della pace possano ancora essere ritrovate e salvaguardate, confidando nel proprio spirito di fortezza e coerenza. Intanto il tempo trascorreva velocemente; gli avvenimenti si susseguivano con effetti tragici ma irreversibili, la nuova Italia acquisiva una nuova coscienza politica e nuovi eroi si immolavano per la nuova conquista. Alpini partigiani, Alpini repubblichini, Alpini imboscati, Alpini fedeli alla loro consegna, Alpini disertori. Così giunse l’8 settembre 1943. Papà, partito il 25 agosto 1943 da Garbagnate Rota, allora frazione di Bosisio Parini, ove era con la famiglia, per destinazione a me ignota, si trovava quel giorno con i resti del ricomposto Valchiese e di tutte le altre formazioni Alpine nei pressi, credo, del confine italo-austriaco, in attesa di nuove consegne che non giunsero mai. Nelle lettere e nei diari inviati alla giovane moglie e alle due figliolette Biancamaria e Laura (Lalla), traspare il suo disappunto per la situazione di dubbio creatasi e la trepidazione per ciò che di lì a poco sarebbe ed è accaduto.


LETTERE E DIARI SINTETICI DI PRIGIONIA

Stava per iniziare un lungo periodo di prigionia. La storia, quando è di difficile interpretazione, viene spesso raccontata a grandi linee, seguendo schemi logici, e il risultato finale è che la sua “ufficialità” può essere viziata da interessi politici al momento predominanti. Dopo aver visionato le lettere ed i diari di prigionia di papà, ormai capitano, ho avuto la convinzione che costituiscono una testimonianza sintetica ma sincera e diretta, da considerarsi verità genuina e non contaminata, per la forza della sua immediatezza e trasparenza. Chi ora scrive non è e non vuole farsi passare per “storico”, ma accetta la qualifica di “trascrittore” di pagine autografe, recentemente rintracciate fra i ricordi di famiglia.
La lettera che segue è l’ultima scritta prima del diario di prigionia del capitano Eugenio Bonardi. Lettere e diario sono una drammatica testimonianza ed una inedita ghiottoneria per gli storici. Ora è il tempo di leggere con attenzione ed in silenzio, per permettere che vengano ricostruite, nel pensiero di chi legge, le immagini di quei lunghi momenti di preoccupazione, di rabbia, di attesa, di fame, di dubbio e, perché no, dei vari tentativi di aggregazione fra i malcapitati prigionieri. I tanti momenti di distrazione hanno certamente influito come “analgesici” sul loro senso di abbandono, di umiliazione, di sottomissione, di impotenza, poiché veniva spesso impedito agli ospiti dei campi di concentramento anche lo stare INSIEME.
Occorrevano strategia e buon senso per non permettere che quell’unica soddisfazione venisse soppressa del tutto. Per ora comunque è meglio astenersi da qualsiasi altro commento.

1943

primo mese
DIVENTARE UN NUMERO E ARRANGIARSI

Lettera datata 7 settembre 1943

Mia carissima. L’ultima lettera ricevuta da te è in data 21 agosto. Pensa che sono 16 giorni che non ho tue notizie. Qui la vita scorre molto tranquilla, anche se ogni tanto c’è qualche allarme: ma noi siamo fuori pericolo. La 253 si è spostata in altra località a qualche Km. da noi, ed ora siamo rimasti in soli 18 ufficiali: io, il magg.re Glarrey, Pelizzari, don Pierino, Giulini, Filippetto, De Sabata, Signori, Brusati, Tripitelli, Iellici, i due Ferrari, Prosperi, Piacentini, Parini, Luppi e Quey. Alla sera giochiamo a bridge, io, il maggiore, Brusati e Filippetto. Il tempo è variabile. Alcuni giorni fa c’è stata una marcia di poche ore del battaglione. Ora ho tutte le gambe indolenzite perché ho fatto il percorso a tutta velocità. Ti ho spedito un assegno di oltre £. 5.000 l’hai ricevuto? Ora su un quaderno cassa sto notando tutte le mie spese, come fai tu, così potrò regolarmi e fare più economia in avvenire. Tu devi cercare di risparmiare al massimo, perché in seguito non potrò mandarti più di £. 2.000 al mese, e dovrai intaccare il libretto. In ogni modo non preoccuparti che qualche Santo provvederà. Ho finito di leggere il grosso libro: “Kristin figlia di Lavraus”. E’ un’efficace descrizione di una donna norvegese nelle sue varie età con molti cenni sulle strane usanze di quell’epoca (1300), il libro però è un po’ pesante e molto materialistico, e scritto con stile un po’ rude. Fortunato (l’ex attendente) si trova come mensiere degli Ufficiali del battaglione complementi ed ha mandato a dire che verrà a trovarmi. Faccoli (il nuovo attendente) è prezioso. Mi sembra un secolo di non esserti vicino e di non poter più ammirare la Lalla e la Biancamaria! Baci e carezze infinite a tutti. Geniolino tuo

Diario

8 settembre
Vado a mensa alle 19. Gli ufficiali sono attenti alla radio. Don Pierino mi sussurra “E’ l’armistizio” Come una cappa di piombo è su di noi. Fuori gli artiglieri schiamazzano. Scendo dagli Alpini a dir due parole perché stiano calmi. Non c’è bisogno – Il Valchiese è a posto. Stato d’allarme. La resa è vergognosa: si ha l’impressione che sia fatta per salvare la parte peggiore d’Italia. Si teme una aggressione tedesca e il cap. Prosperi fa spostare il battaglione in una valletta vicina. Cannonate a distanza. Si mette lo strettamente necessario nello zaino. Faccoli è alacre. La 253 di Gaza è avvertita; anche la 255 di Marchioni. Mancano Paroldo e Rivolta in licenza. Perini e Luppi sono dislocati altrove. Le cannonate si avvicinano. Zaino in spalla e via. E’ notte. Il tenente colonnello Prat sale con noi. Si dorme all’addiaccio, Molti manifestano l’idea di tentar la fuga verso il Tonale. Sconsiglio Faccoli.

9 settembre
Alle 2 il nostro accampamento è bombardato. Ordine del colonnello Remoti di deporre le armi. Attimi tragici! Alle 6 rientriamo alle tende con un ufficiale Tedesco che promette trattamento cavalleresco. Alla radio udiamo suonare “Giovinezza…”. Troviamo nel campo un morto della 112; una tuba. Raccogliamo un po’ di viveri perché ci si deve trasferire a Vipiteno. Scendiamo inquadrati alle 9. I bagagli ci seguono. All’arrivo altro ordine: lasciare la truppa. Baciamo gli attendenti. Molti piangono. Filippetto, Giulini, Iellici, Quey, Tripitelli…mi pare una fontana sulla mia spalla. Con Pelizzari vado avanti in bici per restituire un libro a una signora. La moglie di Pelizzari si stringe in lacrime, la incoraggiamo. Poi rientriamo coi nostri e veniamo posti all’albergo Rosa. Si mangia un po’ di galletta e scatoletta. Anche agli ufficiali vengono fatte deporre le pistole. Giunge Marchioni con la 255. Spera che la 253 sia potuta partire. Scriviamo in fretta due righe ai nostri cari e consegnamo la posta a borghesi. Molte donne piangono. Riprendiamo gli attendenti. Alle 15,30 dei camion ci caricano strettissimi e si sale verso nord. Dagli ultimi paesi italiani le donne salutano “Tornate presto!” “Viva gli Alpini!”. Al Brennero un artigliere aggrappato al mio fianco, sbatte la testa contro un palo e resta ucciso. Siamo diretti a Innsbruk. Sono con noi ufficiali di ogni arma. A Innsbruk trovo molti conoscenti: Manzoni, Chierici ed altri. Ci ricaricano e ci riportano in baracche ben messe nei dintorni della città. Alle 10 è proibita l’uscita. Si dorme su pagliericci in stanze di 6 x 8. Con me sono Brusati, Pelizzari, Giulini, Tripitelli e Filippetto.

10 settembre
Ci svegliamo alle 7. Bruciamo le carte del battaglione. Caffè e 250 grammi di pane. Organizzo un torneo di scacchi con 12 iscritti. Minestrone alle 17. Minestra alle 20. La vita pare tranquilla.

11 settembre
Alle 3 Faccoli e gli altri attendenti ci svegliano: i 130 ufficiali superiori in grado devono lasciare Innsbruk. Saluti ai compagni. Del Valchiese restiamo: io, Pelizzari, Glarrey, Prosperi, Zanetti, Marzarotto, Iellici e Signori. C’è anche Babini con un cagnolino. Mi manifesta propositi di fuga. Un tenente colonnello sviene. Hitler ha chiamato “traditori” gli Italiani! Eppure noi non abbiamo sparato sugli alleati. Dicono che si combatte a Brescia. Chissà che ne sarà di Gianni e dei miei! Dobbiamo lasciare gli attendenti. Ci trasportano in stazione in camion. Rivediamo i generali: Gloria, Reverberi, Fantoni, Fassi. Prat ci distribuisce denaro di reparto. Il viaggio durerà 3 giorni. Niente caffè. Viaggio con Pelizzari e altri 5 dell’Edolo. Passiamo Monaco e Norimberga. Nulla da mangiare in tutto il giorno! Notte infame!

12 settembre
Finalmente alle 7 una minestra passando per Angsburg. Gioco molto a bridge col magg. Covi, Valsecchi e il cappellano dell’Edolo. A Berlino ci chiudono a chiave. Babini e Prosperi sono spariti. Nulla da mangiare. Grande istruzione nella zona sud di Berlino. Altra notte infame a dormire seduti. Suddivisione delle cassette di Paroldo.

13 settembre
Siamo a destinazione. New Brandeburg in Prussia tra Berlino e Stettino. Si caricano i bagagli e si va due o tre km. in un campo di concentramento. Prigionieri francesi, russi, polacchi, slavi. Ci consegnano un numero. Prendono i nomi. Ritirano i denari (con ricevuta). Visitano i bagagli. Consegno una bandoliera e 3 carte topografiche. Pranzo: crauti e patate. Appello e bagno. Un Russo mi dà del sale. Le baracche sono molto rozze. Sono con me nel mio gruppo di lettini Iellici, Signori, Pelizzari, Bianchi, Comini, Marzarotto, Zanetti, Angeli e Paoli. Alla sera pane e un briciolo di salame e burro. A letto presto.

14 settembre
Sveglia alle 6. Riempiamo le schede. Appello. Prendono la foto, le impronte digitali e la misura. Speriamo di poter corrispondere con le famiglie! Violenta discussione politica alla presenza di Tedeschi tra ufficiali della Milizia e Sua Eccelenza Gloria. L’episodio è assai antipatico, tanto più che il generale ha torto. Il bridge è molto diffuso. Cavoli e patate a pranzo. Altro bridge pomeridiano fino all’adunata e all’appello. Tra alcuni giorni verremo spostati pare di 350 km. C’è tra noi un tenente colonnello Medaglia d’oro e uno con 7 o 8 medaglie d’argento. Rapporti tra cappellani e medici nostri e francesi. Domani messa. Mi confesso passeggiando. Sono assegnati gli attendenti. Uno per 10 ufficiali e uno per ogni Generale. Visita del colonnello tedesco comandante in capo – un vecchio in giubba bianca. Alle 20,30 nessuno può uscire. La vedetta domina il reticolato da una torretta illuminandolo a tratti col riflettore.

15 settembre
Sveglia alle 7. Appello. Domani si ripartirà in direzione sud-est (verso Cracovia?) (Dresda?) (Breslavia?) I militi partiranno per l’Italia e così le nostre famiglie avranno notizie sicure. Minestra pane e marmellata per tutta la giornata. Si odono grammofoni. I Generali fanno da caporale di giornata non sempre soddisfacenti. Brutte scene di ufficiali che si gettano sulle patate. Messa del Cappellano dell’Edolo. Breve sermone. Molti Alpini piangono al ricordo delle famiglie! Il cappellano permette la comunione a chi ha bevuto il the alla mattina. Ci comunichiamo in parecchi, anche sua eccellenza Gloria, il maggiore Covi, Bianchi, Signori ecc. ecc. Dicono che in Italia si è costituito un nuovo governo fascista repubblicano. Un cappellano e due medici resteranno in questo campo coi soldati. Perderemo il cappellano dell’Edolo e Bianchi sorteggiato. Al pomeriggio incontro di bridge Alpini-Artiglieria. Io e Valsecchi dopo un inizio sfavorevole, passiamo a netto vantaggio! Anche i Generali si interessano dell’incontro. Giunta serale di minestra. Abbiamo l’impressione di essere trattati meglio. Molta allegria serale. Uno canta.

16 settembre
Alle 7 inizia l’affacendarsi per la partenza. Il maggiore medico ha la colica. Forse Bianchi partirà con noi. Appello. Bianchi resta. Baci. Saluti ai soldati. Adunata e rivista al nostro bagaglio. Ritirano anche le fondine delle pistole e le candele. Il maggiore Panzer e Iellici sono preziosi intermediari tra noi e i Tedeschi. I generali sono trasportati in carrozzella alla stazione. Noi attraversiamo a piedi New Brandemburg tra la curiosità della gente. Anche il cagnino nero di Babini suscita interesse. Si parte alle 12,30. Distribuzione abbastanza abbondante di pane e salsiccia, si nota un migliorarsi del trattamento. Notizia di accerchiamento dell’Armata Americana a Salerno. A Stettino siamo ricevuti nel posto di ristoro con minestrina e caffè senza zucchero. Sorpresa! Scopone sul treno. Siamo pigiati in 8. Io, Pelizzari, Tempini, Iellici, Zanetti, Marzarotto, Masi e Signori. 5 ufficiali della Milizia ci hanno lasciati. Verranno inviati in Italia. Notte pessima. Fari a fasci su Stettino.

17 settembre
Alle 5 si scende a Stargard per una minestra di ristoro. Commenti e speranze tra ufficiali per il migliorato trattamento; anche le sentinelle non innastano più le baionette. In Italia c’è di nuovo il Duce, e molti son contenti per noi e per l’onore delle armi italiano. Fumo l’ultima sigaretta. Partita a scopa. Lettura, paesaggio: Rutni, Posen, Linz. Siamo in Polonia. Direzione Est. Direzione Sud. Vaghi timori… Battiamo gli artiglieri a bridge e siamo in vantaggio anche nella rivincita. Minestra. La Polonia non ha oscuramento. A sera Zanetti canta. Si narrano barzellette. Molti modi di dormire seduto.

18 settembre
Tempini mi cede il suo posto in corridoio su una fila di cassette. Finalmente chiudo occhio. Direzione sud. Si raggiunge Chenstochova che ricorda il “Diluvio” di Sienchiewich. Attraverso la cittadina vediamo qualche faccia più gentile. Veniamo condotti in una ex caserma polacca dove già si trovano altri 400 nostri ufficiali. Riconosco il fratello della Rirì Nulli e il cap. Leidi che fece con me alcune tappe della sacca russa. Ci sono anche donne russe – carriste, molto prosperose. Sono sistemato sui soliti lettini a pagliericcio in una stanza di 26 posti. Sono con i miei 5 compagni del Valchiese (Ilarci escluso) 4 del Vestone, 5 della 216, e i tenente colonnello Camin, Prat e Lunelli, medaglia d’oro! Buona sbobba (così chiamano la minestra). Litigo con Pelizzari e Zanetti per il loro sistema egoistico, specialmente di Zanetti che è acido di carattere. Bridge. Appello. The discreto. Non siamo prigionieri, ma solo internati. Ai nostri compagni non hanno tolto nemmeno i denari. Proibizione di parlare con le donne russe – dignità. Scriviamo a casa.


Lettera datata 18 settembre 1943

Mio tesoro, dopo aver viaggiato su e giù per alcuni giorni sono giunto in una cittadina della ex Polonia molto nominata nel “Diluvio” di Sienkiewich per il suo Santuario, ricordi? Siamo considerati internati, non prigionieri, e siamo trattati bene. Salute ottima. Si trovano con me altri 600 ufficiali di ogni arma tra i quali Bellici, Pelizzari, Glarey, Marzarotto, Zanetti e Signori – del Valchiese e il fratello della Rirì. Baci affettuosi e arrivederci. Genio tuo.

Diario

19 settembre
Ci alziamo verso le 7,30. The. Pulizia fatta da prigionieri russi. S. Messa con molte comunioni. Tra i prigionieri c’è anche il farmacista di Desenzano. I Tedeschi chiedono chi vuol combattere per il Duce. La domanda è imprecisa. Buona minestra. Patate, pane, burro e the per tutto il giorno. Contratti tra prigionieri. Vendo metà sigarette. Vendo i gradi da tenente e il porta sigarette. Grandi discussioni politiche tra ufficiali. Io sono contrario all’operato di Badoglio.

20 settembre
Sono di servizio e corro a prendere il tè in un enorme brocca. Pulisco le tavole con uno straccio. L’appello è alle 8,30. Sono piantone in camerata. Barba. Dicono che la posta non è ancora partita. Faccio il bibliotecario coi miei libri che sono 25. Li distribuisco gratis ai miei compagni di camerata; agli altri faccio dare altri libri in pegno o una sigaretta o mezzo marco. Vendo una saponetta per 13 sigarette. Vinco con Valsecchi l’incontro a bridge col Tirano e quello con l’artiglieria. Credo che ormai sia definita la nostra posizione giuridica di prigionieri di guerra. Vento.

Lettera datata 20 settembre 1943 Chenstochova

Mia carissima, non preoccuparti per me, perché la mia salute è ottima e il trattamento ricevuto è buono. Sono io invece che sono molto in pensiero per te e tutti, perché non so come vi troviate e non so quando potrò ricevere vostre notizie. Tu sta calma che nessun pericolo ci minaccia, nemmeno degli aerei, tanto che qui, nell’ex Polonia, non c’è nemmeno oscuramento. E poi c’è la salute della nostra terra piccina… scrivimi della Lalla e della Biancamaria. Scrivimi dei tuoi e informa i miei. Non ho notizie di Gianni. La situazione finanziaria, per ora, è molto incerta, perché mi sono stati ritirati tutti i soldi. Se hai la possibilità raccogli la seguente roba per un eventuale pacco che ti scriverò di inviarmi: un mazzo o due di carte da poker, sigarette, lame per barba e viveri. Arrivederci e baci infiniti. Geniolino tuo.

Diario

21 settembre
Ci svegliamo presto. Ho organizzato un importante commercio. Pelizzari è un ottimo venditore. Angeli è ottimo mediatore. Siamo assediati di domande e offerte. Grandi affari. Appello senza fine… giungono nostri ufficiali dalla Francia. I tre tenenti Colonnelli lasciano la nostra stanza. Controllo schede. Il capitano di fanteria Piccaluga. Batto a bridge con Valsecchi anche il Tirano con netto distacco. Ci lasceranno scrivere solo 4 volte al mese. Ci promettono la restituzione dei valori a fine prigionia.

22 settembre
Espongo un cartello per la biblioteca e uno per un torneo di bridge. I generali lasciano il campo. Nuovi aggiunti nella nostra camerata. Tra i prigionieri trovo Cattaneo, il marito della sig.ra Dubini. Darè lo schermidore. Novello, il famoso socio di Monelli. Successo nei primi incontri del torneo di bridge, Pioggia a dirotto durante l’appello. Un paio di scarpe mi frutta 150 sigarette, 15 marchi e 2 kg. di pane.

23 settembre
Due ufficiali a turno devono sorvegliare un Tenente Colonnello dei carabinieri che si è fatto un po’ male cadendo dal proimo piano per un tentato suicidio. Continuiamo il commercio, la biblioteca e il torneo di bridge. La temperatura è fredda. All’appello serale, una commissione di ufficiali italo-tedesca, invita gli ufficiali presenti ad esprimere per iscritto il desiderio di combattere in Italia col proprio grado ed arma per la liberazione della Patria dal nemico, agli ordini di un nuovo governo. Intreccio di commenti e discussioni. Penso che i più siano favorevoli alla proposta. Il cappellano è contrario. A sera arrivo di nuovi ufficiali italiani tra cui il capitano Prosperi che è stato beccato durante la fuga fra Salisburgo e Wilbach. Racconta le sue avventure. Siamo avvertiti che la nostra posizione giuridica è stata finora di internati e non di prigionieri di guerra. Oggi c’era un po’ di marmellata oltre al resto e patate buone. Le donne russe sono state trasferite.

24 settembre
Ho un po’ di mal di gola. All’appello ci vien letto l’elenco dei componenti il nuovo governo italiano. Presentiamo la domanda di essere impiegati in Italia con i nostri Alpini. Solo due o tre ufficiali su 1.000 si astengono. Il torneo di bridge è vinto da Ghittoni e Tempini; io sono terzo. Ci avvisano che, a giorni, si partirà per il Wurtemberg nel luogo di smistamento per l’Italia. Oggi ho molta fame. Anche il fratello della Rirì mi fa pena. Ma io tengo sempre una piccola riserva per i viaggi.

25 settembre
Le sigarette sono feroci “spacca-polmoni”. Compro a prezzi proibitivi una scatola di pollo. Non capisco l’irregolare atteggiamento tedesco che continua a ritirare il nostro denaro! Sfortunato incontro di bridge con l’aereonautica. Pessime notizie sulla situazione interna in Italia.

26 settembre
Non sto molto bene e rimango in camerata all’Appello. Pioviggina. Si partirà presto. Si dice che martedì partiranno i carabinieri, la milizia e la finanza, poi 150 ufficiali al giorno. Continua la sfida a bridge con l’aereonautica. Patate abbondanti.

27 settembre
Discussione con Zanetti che è egoista fino al midollo e rifugge dai servizi che non gli portano profitto, con pretesti meschini. All’appello manca uno. Nuovo appello di oltre 3 ore! Ma l’uno non salta fuori. Domani l’appello sarà nominativo… Giungono altri 60 ufficiali da Alessandria. Ritrovo Dalla Vecchia junior. Gran traffico nella mia biblioteca. Ho letto un bel libro “Dinastia dell’oro” di Caldwel, molto forte, psicologico e ben descrittivo. Assai interessante. Domani se ne andranno i primi 280 ufficiali tra cui Iellici, Comini, Schileo, Pelizzari, Prosperi…poco da mangiare! Non mi resta che una scatola di pollo e 100 gr. di pane di riserva. Penso con nostalgia ai miei cari. A bridge battiamo anche l’aereonautica!

28 settembre
Scopro che il nostro capitano Prosperi è il famoso sciatore Prohasca, due volte partecipante alle Olimpiadi. Appello svelto. L’assente di ieri è solo un errore nei calcoli tedeschi. Vediamo passare un enorme aereo. Bridge. Commenti al proclama Graziani. Minestra abbondante. Acquisto 1 kg. di pane e commercio una camicia! Allegria di quelli che partiranno domani! Dicono che noi Alpini andremo a Garmish!

29 settembre
Tempo grigio. Parecchi scambi nella mia biblioteca che si arricchisce di bei libri. A pranzo la razione di minestra è doppia. Dicono che qualcuno ruba. Nel pomeriggio parte il primo scaglione di ufficiali e ne arrivano altri da Mantova. Anche Zanetti e Marzarotto salgono al piano superiore. Restiamo solo io e Signori, col Valchiese in camerata. Marmellata. Di sera do lezione di bridge a Marzarotto, Angeli e Martini. Il libro “Cittadella” mi rievoca la mia Nellina…l’appetito è costante.

30 settembre
Nuovi arrivi. Circola la voce che in Italia siano mobilitati gli ufficiali di complemento. Finisco le sigarette. Il nuovo camerata Pittaluga è un ometto che ricorda papà Mino!...

1 ottobre
Ho finito la cittadella di Kronin, libro non brillante come il precedente dello stesso autore, ma più fine e meno pessimistico. Ho letto anche “Il mistero di casa Spada” avventure un po’ per ragazzi. Lunga adunata mattutina per il controllo delle schede. Corre voce che quando sarà confermata la notizia che noi siamo solo internati e non prigionieri, ci aumenteranno la spettanza viveri.

2 ottobre
Arrivano circa 1500 nuovi ufficiali. Non riesco a trovar conoscenti. Bridge. Appello. Biblioteca. A sera apro la scatola di pollo che è eccellente.

3 ottobre
All’improvviso, vedo Iasna Gora, un campanile su un santuario leggermente sopraelevato coi tetti verdi. Mi è apparso ad una finestra. Non l’avevo mai notato. Quanti ricordi del passato mi rievoca, quando leggevo alla mia fidanzata i miei libri preferiti. Tra i nuovi prigionieri bacio ed abbraccio Ezio Facchinetti prelevato ad Atene. Ho finito “Marianella” una brutta copia all’acqua di rose di “Mirella” di Mistral. A sera do la seconda lezione di bridge.

4 ottobre
Nuova ora solare con appello ritardato. Ottengo del pane con una serie di contratti. Pessima minestra mal lavata. Tra gli ultimi giunti c’è Amadini di Brescia. Giornata campale per la biblioteca. Ora gli attendenti sono soldati nostri. Ho finito “Margherita Gauthier” libro ben scritto e abbastanza interessante.

5 ottobre
Oggi un primo gruppetto di ufficiali è stato accompagnato fuori a visitare Iasna Gora. Gusto tra la cupidigia altrui il mio pollo in scatola e il pane bianco. Espongo in camerata cartelli reclam per la biblioteca e avvisi economici. La mia biblioteca è ora di 50 libri. Vendo calze e pipa. Mi par quasi di essere un commerciante. Certo, tra alcune migliaia di ufficiali, sono tra quelli che si arrangiano meglio. Nuovi arrivi. Ci danno una saponetta e altri 25 zampironi. Ho letto anche “Il re degli Schnorrers” che si avvicina a “Pian della Tortilla”.

6 ottobre
All’appello del mattino un ufficiale tedesco rinnova agli ultimi arrivati le proposte già fatte a noi, ma si ha l’impressione che si cambino le carte in tavola…e ci stupiamo che un governo italiano ci lasci decidere qui, in territorio straniero. Ho letto “Cose qualunque” di Montanelli, scritto con molta facilezza e agilità da giornalista. La biblioteca è a 57 libri! Marmellata. Domani ci daran la decade. E’ finita la nostra fonte indiretta di pane, perché non si accettano più marchi.

7 ottobre
All’adunata del mattino si presenta un inviato del partito, presentatoci dai Tedeschi per spiegazioni. Gli ufficiali superiori ci raccomandano di non far chiasso. L’inviato si confonde e non sa cosa dirci perché il colonnello comandante gli fa domande imbarazzanti. Siamo sempre in attesa di un segno dal nostro governo! Al pomeriggio in tre ore di adunata, gli Ufficiali Tedeschi raccolgono domande nostre da presentare a Berlino. Tra i prigionieri c’è anche Guareschi del “Bertoldo”.

8 ottobre
Appelli di parecchie ore che portano al limite la pazienza. Il sottotenente Crivelli si offre come mio aiutante bibliotecario. L’attività negli scambi è forte. Ho 76 libri. Ho dato inizio anche alla biblioteca seria. Una pessima sorpresa al rientro dell’appello: mi han rubato l’ultimo pezzo di pane! I Russi non avevano mai toccato nulla, i nostri soldati invece… Ho urlato col caporale. A sera risparmio un po’ di pane per ricomporre la scorta. I litigi alla distribuzione del misero rancio sono finiti perché io dirigo la disciplina in camerata. Vendo due paia di calze. Il pollo è finito.


COME CRICETI IN GABBIA
Era trascorso già un mese di internamento. L’illusione di tornare ad essere uomini e soldati al servizio della propria Patria non sembrava sopita, in quella prigionia estenuante. La Partia attende, che sia un consenso alla follia? Come animali in gabbia, cui si concedeva il diritto a qualche distrazione che non compromettesse troppo l’intento dei carcerieri di controllare le loro vittime senza impegnarle eccessivamente nello sforzo di aggiornamento sulle vicende storiche del momento. Poco “panem” e qualche “circenses” erano il toccasana dell’attesa che ciascuno viveva da protagonista, costruendosi una propria dimensione di resistenza. Anche il credere di essere “internati” piuttosto che “prigionieri” aveva un suo peso psicologico. Chi si trovava in gabbia senza valida ragione, se voleva davvero cavarsela, doveva imparare prima di tutto ad arrangiarsi, utilizzando ciò che la sua mano, la sua mente ed il suo cuore potevano raggiungere, senza innescare punizioni o rimproveri. Cibo, carte da gioco, sigarette, libri, amici erano, in quelle circostanze, il minimo indispensabile per coccolare le proprie speranze di vita e di libertà.
Cercando di immedesimarmi in quelle “circostanze”, è ricomparso nel ricordo un mio vecchio amichetto, un criceto, mantenuto in vita per qualche anno con il minimo delle comodità, ma privo di libertà. Che cosa potesse pensare tutte le volte che dalle sbarrette della gabbietta osservava i nostri faccioni curiosi, lascio indovinare a chiunque. Pareva certamente un rassegnato, ma altrettanto certamente possedeva cromosomi che gli suggerivano costantemente e prepotentemente di sperare di una vita diversa da quella che stava conducendo.
La gabbietta del mio criceto era appoggiata in una spaziosa vasca di plastica, e consisteva di numerosi piccoli fili rotondi di alluminio allineati orizzontalmente, con ben poco margine di distanza fra di loro, e agganciati con altri meno numerosi fili di alluminio verticali. Era dotata di una piccola porticina con gancetto e conteneva: una tana ripiena di pezzetti di cotone idrofilo ed altro materiale caldo e soffice; il tubicino verticale in plastica da cui defluiva acqua fresca succhiabile nella parte inferiore; una scaletta in legno che conduceva ad un ripiano superiore sempre in legno, su cui poggiava, agganciata ad altre sbarrette di alluminio, la mangiatoia. Non credo che dal piccolo prigioniero quella accogliente dimora potesse in alcun caso essere considerata la propria definitiva sistemazione, ma le circostanze avevano messo la povera bestiola nella condizione di dover accettare senza scrupoli l’ospitalità offertale, suo malgrado, dai propri carcerieri. Dopo un primo momento di assoluta titubanza che, per più di qualche ora, ha inchiodato il nuovo ospite nell’angolo più basso e più distante da sguardi impertinenti, il piccolo criceto ha incominciato a proporre i suoi primi, stentati movimenti. Il capino girato all’indietro, le orecchiette ora innalzate, ora adagiate sul corpicino a tratti scosso da brevi cenni di tremolio. Quindi l’improvviso erigersi sulle zampette posteriori per iniziare uno strano velocissimo sfregamento delle zampette superiori. Non un verso, non un cenno di rabbia o di ringraziamento; ora la fame e la sete avevano avuto il sopravvento su ogni altra lucida considerazione. Era tempo di arrangiarsi, di scoprire, di capire, di sopravvivere, di sperare. Il piccolo criceto ha dapprima imparato a succhiare qualche goccia di acqua, quindi, ritemprato, ha ispezionato la propria dimora salendo la scaletta, ed ha assaggiato qualche granello di mangime prima di rifugiarsi, ormai stanco, nella piccola tana, la cui entrata stava per essere sbarrata da batuffoli di cotone idrofilo collocati ad arte. In fondo quella strana, non voluta sistemazione aveva qualche lato positivo.
Adeguarsi ad una situazione imprevista non è facile per nessuno. I nostri “prigionieri – internati” dovevano affidarsi al buon senso e alla fantasia, riconoscendo il proprio ruolo nell’ambito della realtà circostante, con misura e ponderatezza. Anche per loro, dopo la sorpresa, la rabbia, il bisogno di chiarimenti e di risposte, stava sopraggiungendo il tempo del dubbio e della assuefazione tipica di colui al quale, trovandosi in gabbia, non sono ancora concesse certezze di vita e di libertà.
Ormai era solo sopravvivenza per un futuro quanto mai incerto.


Secondo mese
ATTESE, SPIRITISMI E BISOGNI IN UN VASETTO

Diario

9 ottobre
Mi sono alzato alle 3 a far bucato. Ho trovato un pidocchio…costernazione! Un maggiore del I° Alpini ha preso il comando del mio secondo blocco. Con 46 scambi è battuto il record della mia biblioteca! Da domani pagherò anche i miei due aiutanti Lapini e Crivelli. Tra i prigionieri c’è Rubagotti di Brescia. Piccoli scambi. Compre e vendite. Siamo a 90 libri.

10 ottobre
Finalmente gli appelli sono svelti. La minestra è migliore e c’è perfino un cucchiaio di pasta. Fuori della biblioteca: 98 libri!

11 ottobre
Vento fuori. Ho sofferto di mal di denti stanotte. I segnali di tromba ora si fanno all’italiana. Biblioteca e commerci fervono, 49 scambi (record) e 106 libri. Da Berlino chiedono la distinzione tra ufficiali di complemento ed effettivi. Che sia buon segno?

12 ottobre
Nuovi libri entrano in biblioteca. Ci distribuiscono altri zampironi. Presto a Lanzara la mia giubba diagonale. Ci vengono date cartoline per casa: una ogni 5 o 6; ci riuniamo in gruppi di una stessa città. Ancora voci di partenza. I libri sono saliti a 114. Si accenna a uno spaccio. Barzellette serali. La luce si spegne all’improvviso.

13 ottobre
Vengono distribuiti cappotti di ogni razza e qualità. Io non ne prendo. I libri crescono ogni giorno. C’è il cinema.

14 ottobre
Fa freddo. Qualche fiocco di neve. Son riuscito a risparmiare un po’ di pane. Altri bei libri. Ci danno carbone.

Stralcio da lettera datata 15 ottobre 1943 (campo di concentramento)

Stiamo tutti bene. Comunica famiglie sottonotate ottime nuove. Provvisoria mancanza cartoline. Per stipendi rivolgetevi: Distr. Militare. Ordinate pacchi viveri Comitato Croce Rossa Italiana. Galbiati: Gardone Riviera – Villa Luisa. De Boni Giovanni: Pola – via Littorio 6. Signori: Brescia – via Cremona 4. Morandini Iride: Bienno – via Ripa – e possibilmente invia la presente in visione – Genio (n. 100083) Galbiati Achille (n. 100115) ten. De Boni Bruno (100117) Tito (100085) Dino (28188) Pietro Morandini (n. 1010) Bacia tutti.
omissis

Diario

15 ottobre
Sono di servizio. I libri sono saliti a 134. Gli scambi a 53. Colpo di stato contro Pittaluga: vogliamo Tonelli al suo posto come capo camerata. Un Tedesco ubriaco mi regala alcune sigarette. Vendo per 10 marchi la fondina della pistola. Tra i prigionieri vengo a sapere che ci sono Valli e Vedovelli, miei amici di tennis.

16 ottobre
Inizio un incontro di bridge con Baldan contro la famosa coppia Valsecchi – Maugeri. L’inizio è sfavorevole, domani continueremo. Saluto Valli. La mia biblioteca sta per diventare ufficiale. Abbrustoliamo il pane nella stufa.

17 ottobre
Continua l’incontro di bridge. Siamo quasi pari. Minestra abbondante. All’appello chiamano quelli che hanno la tessera del partito. Che li mandino in Patria? Un’ora di punizione perché alcuni hanno mugolato agli ordini del capitano Tedesco. Esperimenti di scambio del pensiero di sera. Facciamo abbrustolire il pane.

18 ottobre
Par la punizione di ieri ci fanno alzare alle 7,30! Il primo incontro bridgistico è stato vinto dai nostri avversari per poco. Tempo sereno. Ci danno le lenzuola. Fanno la lista di chi ha oltre 55 anni = tutti i colonnelli sperano di partire. Afflusso di vari libri in biblioteca. A sera mi reco a parlare di libri in camerata Iacobacci. Esperimenti spiritici presso la mia stanza. Gli spiriti affermano che torneremo a Novembre e che la guerra cesserà in febbraio! Il sotto tenente Paolini di un’altra camerata, si offre di aiutare me, Crivelli e Lapini in biblioteca. Accetto.

19 ottobre
Arriva il col. Tedesco aiutamte magg. del Generale Comandante i campi di concentramento. Per l’occasione la minestra è molta e buona. Oggi 62 scambi in biblioteca (record). I libri sono saliti a 165. Le sigarette scarseggiano. Temo che in camerata ci sia un ladro tra gli ufficiali.

20 ottobre
Anche oggi il vitto è più abbondante. Brutte notizie dal fronte russo. La biblioteca ferve. Lunghe ore senza sigarette. I due attendenti condividono il nostro rancio. Mi sento fiacco ma di buon umore. Un colonnello ci avvisa che presto avremo una buona notizia.

21 ottobre
Un colonnello assicura che torneranno quelli che vogliono essere impiegati in Italia ma che gli altri resteranno a lavorare in Germania. Bella giornata. Si lotta per avere una sigaretta. Mangio presto. Leggo molto. Risparmio un po’ di pane. Ora ne ho mezzo kg. in disparte. Il cibo è sempre buono. Ho nostalgia di Cip cip (Nelly), ma sono fiducioso di riabbracciarla presto.

22 ottobre
Resto come piantone in camerata a cucirmi due bottoni. C’è il nuovo maresciallo Tedesco. Ho in cassetta mezza pagnotta di scorta. Elimino dalla biblioteca i libri brutti. Pago £. 50 per due sigarette. Mi sento bene e ottimista. Partirà per Berlino un gruppetto di ufficiali della Tridentina con Bracchi, Briolini, Darè, ecc.

23 ottobre
Faccio il piantone mattina e sera. Con 63 scambi è battuto il record della biblioteca. Raccolgo parecchi zampironi. Nuovi soci e molti libri entrati. Espongo il regolamento. A sera corre voce che i Russi abbiano sfondato! Il maggiore offre pane per marchi. Mi regalano matite, gomme, colla, inchiostro e cerini.

24 ottobre
Nuovi soci in biblioteca. Combino qualche affare con vendita di sigarette e di un libretto. Minestra a base di brodo. Il sottotenente Soldan si offre lui pure ad aiutare la biblioteca. Bridge serale fortunato. I Tedeschi, dicono, sequestrano i viveri di riserva. Sarà vero? La luce è tolta alle 21. Passaggio fitto di aerei.

25 ottobre
Ho 199 libri. Han preso nome di un ten. Colonnello che ha rubato patate. Risparmio un po’ di pane. Giunge qualche lettera dall’Italia!

26 ottobre
Doveva arrivare il gen. Tedesco ma arriverà domani, perciò il rancio era buono. Ho trovato molte patate nel brodo! Nuovi soci in biblioteca. Fa frescolino. Mi offrono cifre per il pane risparmiato!

27 ottobre
Dicono che il generale Tedesco abbia visitato alcune camerate. Si riaccende la stufa.

28 ottobre
Notizia brusca = VI e VII blocco sono in partenza. Gran lavoro in biblioteca. Forse partiremo anche noi? Pronostici ottimistici. Il capo Tedesco prende nota che ho 220 libri in biblioteca. Vendo una razione di pane per 10 marchi e 6 sigarette, un paio di calze per 20 marchi. Compro per 4 sigarette mezza razione di pane.

29 ottobre
E’ pubblicato il discorso del Duce che annuncia il nostro collocamento in congedo. Chiacchiere, revisioni, commenti… ma siamo ancora qui. I Tedeschi mi regalano due matite, della carta e un quadernetto per la biblioteca. Il VI e VII blocco, partono per ignota destinazione. Giungono oltre 200 ufficiali superiori. Si vende il pane a £. 800 al kg. A sera tentativi di spiritismo.

30 ottobre
Il colonnello Lunelli da Berlino manda un pacchetto di sigarette ad ogni ufficiale del VI Alpini. Radio scarpa. Voci di armistizio, di prossimo ritorno ecc. La biblioteca funziona bene. Acquisto per 16 marchi 20 sigarette. Risparmio 59 gr. di pane. La nebbia grava come una cappa. Guareschi tiene conferenze sull’umorismo. Novello mi promette uno schizzo. Sogno l’Italia e Cip cip. Sono su di morale.

31 ottobre
Freddo e nebbia. Nostalgia di sole italiano. Ci danno un giornale italiano pubblicato a Berlino, che esorta a riprendere la guerra. Nuovi soci in biblioteca. Compero qualche sigaretta per un sapone e soldi. Risparmio 50 gr. di pane. I libri sono 212.

1 novembre
Bella giornata tiepida. I maggiori Comandanti il II e III blocco lasciano il Comando a due Colonnelli. Lettere da Berlino. Darè scrive che fra qualche giorno avremo vantaggi fisici e morali. Niente sigarette. E’ giunto un primo pacco dall’Italia. Chissà quando a me!

2 novembre
Al mattino niente adunata. Partono il IV e V blocco. Niente sigarette. Ci si arrangia come si può. Faccio col pane crostini finissimi.

3 novembre
Ci distribuiscono una cartolina a testa per casa e una per la Croce Rossa. Si annuncia in arrivo una commissione italo-tedesca di ufficiali. Il III blocco, dicono, è in partenza. Resteremo solo io e Signori del Valchiese. Faccio visita al tenente Colonnello Prat. Mangio quasi mezzo kg. di pane e tutta la marmellate. Domani risparmierò. E’ sparito lo zaino completo di Duglio. Acrobazie commerciali per acquistare una sigaretta.

4 novembre
Giornata densa di voci, di notizie, di commenti. Siamo in partenza. Il mio nome è nell’elenco, dove andremo? Che ne faranno di noi? Dovremo combattere o lavorare? L’incertezza è sovrana. La biblioteca si scioglie. Rendo i libri ai proprietari. Vendo sigarette. Freddo e umido fuori.

5 novembre
E’ giornata di partenza. Nevica. Rimaniamo all’aperto dalle 5 di mattina alle 18! Rancio e sigarette. Saltiamo il té e le patate. Un dente mi duole molto. Alle 18 saliamo in 45 in un carro bestiame. Dormo male semi sdraiato tra Chiorboli e Signori.

6 novembre
Ci han chiusi a chiave e dobbiamo fare i nostri bisogni in un vasetto. Il dente mi tormenta. Posso mangiare a fatica. Buio e umido. Mi sento infelice. Direzione Sud-Est ignota.

7 novembre
Giungiamo a Cholm al mattino. Sono intontito dal veramon. Il dente mi duole sempre. Ci scaricano e ci portano in gruppi di 60 in baracche di legno un po’ sconnesse e fredde. Riesco ad ottenere da un capitano Tedesco di farmi visitare il dente che mi vien tolto senza quasi dolore nel vicino campo di mutilati russi. Viveri a secco come ieri: mi sento risollevato. Rosario serale col Cappellano del Vicenza. Dicono che anche di qui ce ne andremo presto.

8 novembre
Inizia la nuova vita a Cholm. Il tè è poco ma buono. Fa un freddo cane, mancano molte cose, ma siamo trattati da ufficiali Tedeschi e non da inferiori. Il rancio è buono, con un po’ più di pane. Speriamo…riapro la biblioteca con 15 libri. Non ho più da fumare.


IL TEMPO DELLE MELE
Sembrava ormai giunto il tempo delle mele, ma il raccolto non pareva ancora vicino. Sulla pianta più alta facevano bella mostra le mele migliori, quelle verdi e saporite, le più forti, quelle risparmiate dalla prima raccolta. Bastava scrollare per bene la pianta, facendo attenzione che nel cadere le mele non si ammaccassero, ma potessero essere protette da uno strato d’erba sufficiente ad impedirne l’imperfezione. Ecco, ciascuna mela veniva con prudenza posta nella cesta, pronta a partire, appoggiata e soffocata dalle altre tante mele trafugate, per divenire protagoniste di un altro destino. Dopo la lunga attesa del secondo mese, con l’ansia di trovare nei gesti dei carcerieri, nelle parole dei nuovi arrivati e dei superiori, e, perché no, nelle affermazioni di stravaganti “spiriti”, qualche accenno ad una prossima destinazione liberatoria, i “blocchi” iniziavano la loro imprevista “diaspora”. Destinazioni ignote, come tante mele, protagoniste di un tragitto inatteso, trascinate con i carri a marcire, come e più di prima, in baracche più fatiscenti, ove la parola d’ordine sembrava essere impostata ad un imperativo costante: fame e rigore. Gli eventi storici ancora offerti senza volere, imprudentemente, goccia a goccia, avevano l’effetto di aumentare i dubbi e procurare sconforto e delusione. “Tacere bisognava, e andare avanti”, avanti…per scoprire finalmente che cosa riservasse il poi: guerra o lavoro? E dentro il cuore un unanime urlo: “Cip cip, quanto mi manchi, quando torneremo al caldo sole d’Italia? Forse manca poco… io sto bene, aspettatemi, presto sarò con voi.” Ma il tempo delle mele sembrava consumarsi, piano piano, nell’angusta nuova città dell’oblio. Ora non rimaneva che ricominciare, con i morsi della fame, la ricerca di sigarette, la nuova biblioteca, il bridge, gli scambi commerciali, il timore di perderti, Signori, amico del Valchiese, che ultimo eri rimasto a fare compagnia ad un cuore colmo di ricordi e assetato di aggregazione.

Terzo mese
COMUNQUE SI DECIDA E’ NOSTALGIA DI LIBERTA’

Diario

9 novembre
Appello alle 6,30. Giornata cupa e umida. Bagno e disinfettazione durano 4 ore. Poi ci danno minestra, the, sapone da barba, salame, pane, carta igienica, marmellate, margarina, patate. Le distribuzioni durano fino a sera. Malgrado ciò, rivolgiamo proteste alla Croce Rossa per le insufficienti condizioni del campo.

10 novembre
Il sole solleva lo spirito. Solita messa di don Potrich. La biblioteca funziona. I libri sono 42. Ottima minestra d’orzo. Risparmio pane. Giungono altri ufficiali, tra cui alcuni ex ufficiali della milizia = nessuno è rientrato in Italia.

11 novembre
Compleanno della mia Nelly così lontana… Dopo il primo appello, nuova adunata. Battiamo i piedi per il freddo. Finalmente giunge il gen. Cotturri che ci legge le norme per il nostro destino: o aderire al nuovo governo repubblicano per combattere senza condizioni o arruolarsi nelle S.S. o non aderire! La mia soluzione si fissa sui tre ideali di Dio - Famiglia – Patria. Comunque io decida, lo farei in piena coscienza di fronte a Dio. Per la Famiglia penso che è meglio seguire il principio di non agire volontariamente in imprese belliche. Per la Patria non so come comportarmi perché il nuovo governo Mussolini non mi pare che abbia finora nemmeno la libertà d’azione di congedarci ed eventualmente richiamarci, come ha dichiarato di fare. Quindi non aderisco! 206 ufficiali hanno aderito! Tra cui Ravelli, Angeli, Pittaluga, D’ambrosio, Baietti. Un migliaio sono con me! Sono di servizio. Lunghe attese al freddo per the, pel rancio, pel carbone! Al pomeriggio armi e bagagli e i non optanti cambiano la baracca. Vado con Signori nella 26 dove ci sono i capitani Rubagotti e Zanetti di Brescia e il fratello di Signori. Mi sistemano bene. C’è ottima minestra anche di sera. La Baracca è un po’ sconnessa.

12 novembre
La biblioteca funziona lentamente. Attendo che si risolva la nostra posizione. Scriviamo a casa e alla Croce Rossa. Due ranci caldi. Bridge. Vendo una coperta. Nevischio. Ho da parte gr. 250 di pane.

13 novembre
Appello alle 8 anziché alle 6,30. Minestra di solo brodo che solleva proteste. Gli optanti mangiano molto di più. Ci permettono molte cose. Bella giornata di sole. Lanzara mi si offre come segretario in biblioteca.

14 novembre
Sole. Messa nella mia camerata 26. Minestra scarsa. Mangio presto, formando un pasticcio con patate, sale, the, pane gratuggiato e un po’ di patè, il tutto riscaldato. Rosario. Qualcuno dichiara di essere sconfortato. A sera piove.

15 novembre
Oggi si mangia benino. Mi cucino una tortina con pan grattato, margarina, marmellata e zucchero = squisita. Pioviggina.

16 novembre
Vento. Puntura antitifica senza inconvenienti. Gli optanti si lamentano al Comando che non li rispettiamo. A sera danno prosciutto patate e barbabietole. Nella mia Baracca, continua attività di cuoco. Faccio un pasticcio di patate e barbabietole, poi mangio pane bianco con patè e prosciutto, poi zucchero caramellato con crostini. Ho in vista un buon affare con un paio di scarpe.

17 novembre
Frutti dei primi affari: pane, tabacco e sigarette. Gli appelli sono più lunghi. Nuovo pasticcio serale a base di pane grattato che tiene poco.

18 novembre
Commercio. Mangio lucullianamente con scambi e biblioteca. Tortina serale. Dicono che ci pagheranno come ufficiali Tedeschi. Scriviamo a casa.

19 novembre
Brutta notte di indigestione con febbre. Malessere e brividi durante il giorno. Rinuncio alla minestra che do a Signori. Mi annunciano che è stata istituita una nuova biblioteca.

20 novembre
Sono affannoso. Sto un po’ meglio ma sono debole dopo tanta diarrea. Mi metto a contatto col ten. Albertoni bibliotecario che è subito d’accordo con me. Non ho appetito. Carascon mi fa da infermiere. Rimetto un pochino!

21 novembre
Notte abbastanza buona. Sono debole. S. Messa presso il mio posto letto. Brutta giornata con frequenti corse al gabinetto. La biblioteca Albertoni trasferisce nella mia i suoi libri. Mangio solo poche patate.

22 novembre
Sto sempre male. Gli accordi col Comando per la biblioteca sono presi. A letto sto con una aspirina per un raffreddore cane.

23 novembre
Ho sudato e sto meglio. Però sono molto debole e senza appetito. Il mio infermiere Carascon è molto servizievole. Il dott. Petiti mi dà due pastiglie di bismuto. Sole dopo molti giorni. Lo spaccio dà roba – a me spettano 12 cartine per sigarette e 2 scatole di cerini. Abbiamo 110 libri. I cappellani e gli ufficiali superiori se ne andranno presto. Di notte mangio.

25 novembre
Ancor oggi a riposo. Tutti sperano di essere a casa a Natale. Mi reco al Comando per accordi sulla biblioteca, perché ufficiali invidiosi non vogliono che io riceva compensi. Lavorerò gratis. Ho molto appetito. Speriamo che giungano pacchi. Ho in progetto un “Numero Unico” sulla ”Baracca 26”

Lettera datata 26.11.1943 Cholm

Mia cara Nellina, sto benissimo e sono ansioso di tue notizie e pacchi. Siamo trattati bene e presto speriamo si riallaccino i nostri rapporti con voi. Mandami notizie delle bimbe e dei miei e tuoi. Scrivimi della tua situazione finanziaria: ti aiuterò per quanto mi sarà possibile. Prega Dio e abbi fede e umorismo. E’ con me Signori di Brescia. Nei pacchi includi viveri e fumo senza pesi inutili e guanti lana. Cura Luciana. Baci infiniti a te e affettuosità a tutti. Geniolino tuo.
PS: scritto in un foglietto qualunque ma con questo timbro: Geprutt 5 Stalag 319.

Diario

26 novembre
Anche stanotte è piovuto in baracca. Sto bene. Esco, dopo vari giorni, all’appello. Mi lavo col quarto di litro di acqua calda distribuitoci. Ho barbone e capelli incolti. Il Comando accetta le nostre proposte di biblioteca gratuita. Bridge. Patate fritte e crostini. Gioia enorme. Tramite Manzoni mi giunge la prima lettera di Nelly con ottime notizie. Che tesoro di mogliettina! Sono felice. Fuori tormenta.

27 novembre
C’è neve. Ultimo gelido appello all’aperto. Dal pomeriggio gli appelli saranno in baracca – con somma gioia. I Tedeschi chiedono chi vuol lavorare volontariamente nel Reich. Lunghe discussioni. I più sono per il no perché non ci si danno delucidazioni. Anch’io decido negativamente. Sono in arrivo sigarette e moduli per i pacchi.

28 novembre
Sono di servizio. Alle 6,30 vado per il the. Poi apro le finestre e spazzo dei libri in biblioteca. Solo una trentina di ufficiali accettano di lavorare per il Reich. Concerto serale di fisarmonica.

29 novembre
Dicono che lo Stato Italiano abbia assunto il nome di Repubblica Italiana Socialista. Piove a dirotto fuori e dentro. 135 libri in biblioteca. Vado a dormire alle 18 per mangiar meno. Finisco la cena alle ore 21. Sono quasi a zero di tabacco.

30 novembre
Tripudio! 75 zampironi a testa! Fervono gli scambi. Ferve anche la biblioteca. Regolo i miei pasti. Gli spiriti annunciano tra due giorni la fine della prigionia. Molto bridge.

1 dicembre
Oggi faccio il carbonaio. Sole. Mi aggiungo una buona minestra. Spiritismo serale. Si tornerà presto. Sento nostalgia di libertà e di casa. A sera sono di servizio alle stufe fino alle 22,30. Scrivo a casa clandestinamente.

2 dicembre
Bella giornata. Molte sigarette in biblioteca. Acquisto zucchero e marmellata per zampironi. Agli optanti è stato detto che presto rivedranno la loro bella Italia. Anche noi speriamo…

3 dicembre
Ho un colloquio con Cuoghi di Modena, amico di Padre Pio di cui possiede briciole di sangue delle stigmate. Dice che cadendo il sangue ha fatto rumore come un bottone. Dice che spesso è profumato…. Mi ha immesso in biblioteca un libro che tratta appunto delle stigmate di Padre Pio. Appena mangiato ci accompagnano nei campi dei Russi per la radiografia. E’ la prima evasione…nostalgia di libertà. Lo zucchero è mischiato col sale stasera.

4 dicembre
Cartolina della Croce Rossa. Non siamo protetti da Ginevra come internati. Si riunirà in Italia una commissione per la nostra protezione.

5 dicembre
Minacciano di chiudermi la biblioteca per il troppo andirivieni in camerata. Il Comando italiano si dividerà in 4 blocchi. A sera cucino un ottimo sfornato. Ah…se arrivassero pacchi! Prego per i miei cari per rivederli presto.

6 dicembre
Il freddo è saltuario – è sceso a 10 poi è risalito – Ora l’appello lo facciamo nella vicina Baracca 25. Chissà perché? Vendo un libro per 21 zampironi e un po’ di zucchero. A sera mi accordo con Blasi per i risparmi e il menù per Natale. Se arrivassero i pacchi sarei salvo!

7 dicembre
Faccio la seconda iniezione antitifica. Preparo in bella copia il menù per Natale. E’ una gran bella giornata! Si sospira il ritorno e i pacchi. Ci daranno 140 gr. di pane e 100 di barbabietole alla settimana al posto di 40 gr. di farina e 100 di patate. La razione invernale, dicono, sarà aumentata. Così pure si spera un aumento del pranzo di Natale… Ogni discorso verte sul cibo!

8 dicembre
Giornata grigia. Siamo a 163 libri in biblioteca. Bridge, Vendo un libro per marmellata, formaggio, salame, zucchero. Domani avremo birra.

NEL BUIO DELL’INCERTEZZA

Ci sono svariati modi per misurare, controllare, impadronirsi del tempo. Penso ai tanti tipi di orologi che si sono succeduti nella storia: il sestante, la clessidra, il pendolo, gli orologi da polso, da parete, da dito, da collo, da strada, da campanile, il vecchio cipollone. Tutti questi attrezzi comunque avevano lo scopo di controllare il tempo che scorre inesorabile, veloce o lento che sembri. Quando si è impegnati in un lavoro, in un gioco, nello sport, nel cucinare, il tempo sembra volerci continuamente superare e spesso dobbiamo concludere che ci è sfuggito senza che ce ne rendessimo conto. Si dice: il tempo fugge; il tempo è denaro; chi ha tempo non aspetti tempo. La libertà è nel tempo, e ne gode tutto il fascino sia positivo che negativo. La libertà sa scegliere il proprio tempo: il tempo per studiare, per amare, per discutere, per sognare, per vincere o perdere, per emergere o stare al palo. La libertà sa misurare il proprio tempo, lo può impiegare al meglio o al peggio, lo può riempire di contenuti soddisfacenti o può preferire di lasciarlo scorrere senza alcun interesse. La libertà si è affezionata a tal punto al tempo da scoprire in esso una caratteristica insospettabile della sua indole più nascosta: il principio della relatività. Nel tempo scorre e si consuma ogni nostra vita, con ogni nostro pensiero, ogni sogno, ogni desiderio; “i bimbi crescono e le mamme imbiancano”, i castelli diventano ruderi e i palazzi si ergono sempre più numerosi, con i loro alloggi sempre più moderni e costosi, che rimpiazzano dimore povere e fatiscenti. Poi viene la guerra, e il tempo sembra improvvisamente che abbia scelto di nascondersi, per non dare troppo disturbo alle feroci iniziative dei belligeranti. I bimbi muoiono, le mamme, i papà, i nonni muoiono a decine, a centinaia. Poi il tempo si risveglia, è l’ora di smetterla, di curare le ferite, di fare armistizi per poi spartirsi gli amari frutti della discordia. Per raggiungere quello scopo bisogna ancora impiegare il tempo per debellare ogni focolaio di ribellione e per prevenire ogni possibile inconveniente. Si combatteva ancora, il tempo di chi combatteva andava scemando rapidamente, sembrava non essere sufficiente, veniva ad ogni istante impiegato dai contendenti per conseguire la vittoria…presto, bisognava fare presto! La libertà là fuori seguiva il suo corso, e nel frattempo? che dire di coloro che erano trattenuti loro malgrado nei campi di concentramento? Prigionieri o internati, erano possibili “riserve” o paventati “avversari”, o, peggio, un nulla meritevole di sterminio? Meglio tenerli buoni gli Alpini, meglio per allora non far conoscere loro che cosa il tempo stava riservando alla Storia. Meglio precludere loro il tempo della scelta…ai prigionieri ed internati non competeva la falsa libertà dei carcerieri, era loro concesso solo tempo, tanto tempo, da riempire lentamente con momenti infiniti di attesa. Questi momenti potevano essere scelta di silenzi, ma il silenzio troppo prolungato produceva ferite psicologiche inguaribili ed irreversibili e poteva condurre a gesti definitivi e drammatici. Il tempo era tanto, si, quindi occorreva approfittarne e riempirlo, occupandolo il più possibile, anche in modo monotono, ma completo. Si trattava di risvegliare la propria libertà ridimensionata, capace di impossessarsi del tempo e suggerire scelte di cibo, di letture, di svaghi, di amicizie, di antipatie, facendo ritrovare adeguati ritmi di vita. Era quanto mai necessario giocare alle “piccole scelte”. Era libertà vigilata, si, ma non ancora svuotata di speranza, quindi era proprio dovere accompagnarla, piccola amica affettuosa, perché non si perdesse irreparabilmente nel buio dell’incertezza. Così era trascorso anche il terzo mese di prigionia.

Quarto mese
ANNO NUOVO – SI CESSA DI ESSERE NUMERI

Diario

9 dicembre
Le minestre sono migliorate. E’ giunta la birra. Il pane oggi è 70 gr. di più. Bagno e disinfezione. A sera cucino uno sfornato dolce un po’ pesante. Continuo con Blasi i risparmi per Natale.

10 dicembre
Giornata normale. Il comandante Tedesco ci tratta da bambini cattivi e minaccia di non darci le cartoline se non facciamo giudizio! I libri sono 174.

11 dicembre
Finalmente ci avvisano che a giorni ci daranno i moduli per i pacchi! Sogniamo riso e farina. Prevediamo i primi pacchi a metà gennaio. Patè di pesce invece di formaggio. Mangio verso le 22, frittelle di patate che Salafià mi aiuta a cucinare. Vascellari sostituisce Parisatti al comando della camerata.

12 dicembre
Si continua a parlare di cucina e di rientro. Ancora birra. Vendo sigarette in società con Zanetti e Messina. I libri sono 180. Forte nostalgia delle serate, da bambini, in vigilia di S. Lucia. Una lettera dice che presto avremo una buona notizia.

13 dicembre
S. Lucia ha portato niente! Giornata rigida. In camerata si brontola contro il via vai della mia biblioteca. Adunata pomeridiana all’aperto = battiamo i denti. C’è chi ha ricevuto posta da Brescia. C’è chi annuncia pacchi partiti dall’Italia. Chi scrive che ufficiali internati sono già rientrati…viviamo di speranza. Ci danno cartine per sigarette: 15. Dolce serale squisito. Sono di servizio alle stufe e al secchio-gabinetto dalle 22,30 alle 24,30!

14 dicembre
Freddo. Visita in camerata del comandante Tedesco. Scruta ed esamina uno per uno i miei libri: niente da dire! 197 libri in biblioteca. Gli optanti sono sul piede di partenza. Sono di servizio al carburo. Aggiungo minestra di sera e poi a letto, risparmiando margarina, zucchero e un po’ di pane.

15 dicembre
Parecchi gradi sotto zero. Metto le mutande di lana. Barba. A sera faccio il budino ottimo. Vento.

16 dicembre
Freddo. Poi la temperatura si alza. Infilo la seconda camicia di flanella. Lavoro a turno di piccone per turare con la terra la fessura della baracca. Signori ha la febbre. Posta: ricevono Signori, Mariani e altri. Finalmente ci danno una lettera, una cartolina e un modulo per pacco. Mi affretto a scrivere a casa: speriamo che il pacco arrivi presto. Sono a corto di sigarette. Budino serale.

Lettera datata 17.12.1943 M. Stammlager 319 Cholm G.B.

Mio dolce tesoro, ho ricevuto 15 giorni fa la tua prima, tramite Manzoni. Sto bene. Scrivo ai miei per i pacchi e invio loro il modulo, perché spero che facciano più presto. Ho molto bisogno di tabacco e viveri. Mettiti d’accordo con loro – Speriamo di tornare presto. A Natale stiamo uniti nel pensiero. Baci infiniti alle piccoline e a te. Tienti curata e di buon umore che nessun pericolo mi minaccia. Geniolino tuo.

Diario

18 dicembre
Sono di corvée. Freddo, The al mattino rinviato. A sera mangio bene. Budino e 2 sfornati. Compro pesce e zucchero. Lunga attesa di patate…al gelo…

19 dicembre
Dicono che si siano 15 gr. sotto zero! La minestra tanto attesa è un po’ una delusione – c’è però della pasta. Al pomeriggio crauti e 80 gr. di salame. A letto presto. Risparmio le patate.

20 dicembre
Piove. Niente sigarette niente posta. Bridge. A sera sfornato di patate e ottimo budino.

21 dicembre
1^ giorno d’inverno con buona temperatura. Si annuncia per gennaio una nuova commissione. Ci daranno un modulo per pacco vestiario. Commercio intenso di sigarette. Ho fame.

22 dicembre
Vento. Bagno. Ci fanno stare un’ora nudi in una camera gelata! Grande commercio di sigarette. Ho fame!

23 dicembre
Tutta la biblioteca in camerata – 75 clienti e 221 libri. Ogni record superato. Faccio un piccolo dolce per Natale. Marzarotto viene a visitare me e Signori e ci regala un gocciolo squisito di vodka. Gli optanti stamani sono stati al cine. Sperano di partir presto. Una commissione verrà a visitarci il 31 per chiarirci la nostra posizione. Nessun scopo di propaganda. Posta a Signori che mi fa sapere che papà ha ricevuto la cartolina inviatagli da Chenstochau

Lettera datata 24.12.1943 Cholm G.B. Stammlager 319

Mio tesoro, penso tutti voi alla vigilia. L’anno venturo il S. Natale lo godremo insieme a famigliola aumentata. Ti invio un modulo-pacco indumenti invernali. Mi occorre: guanti, cintura, passamontagna, calze, maglione con maniche lunghe, stringhe e altre cose che credi mi possano servire. Capito bene? Sto bene di salute. Molto appetito. Scrivimi le tue condizioni finanziarie. Informati per gli stipendi al mio distretto di Como. Baci e auguri infiniti a te bimbe e genitori. Geniolino tuo.

Diario

24 dicembre
Gran fervore di preparativi per Natale. Ognuno sfodera le proprie piccole riserve. Si fabbricano cose meravigliose. Dolci disegnati, presepi, alberi di Natale. E’ un saggio dell’industriosità italiana. Spedisco alla Nelly una cartolina e un modulo di pacco vestiario. Angeli mi regala vodka.

25 dicembre
Mi alzo presto a far crostini. Al mattino prendo il the, budino, pane e margarina. Alcuni sono tristi,. La minestra è ottima. Alla S. Messa partecipa anche il Comandante tedesco. Ottima minestra. Poi crostini con salame e crostini con zucchero e margarina. Più tardi crauti in salamoia. Poi ancora crauti saltati con salame. Poi salame e crostini. Poi faccio due sfornati di patate ripieni di salame e margarina, poi dolce squisito spalmato di marmellata. Do fondo alle scorte con crostini e marmellata. Sono pieno oggi, finalmente! Visita di Marzarotto che regala una sigaretta. L’allegria sboccia alla sera. I vecchiotti cantano. Rendo gratuita la biblioteca per la camerata. Si sparge la voce che gli ufficiali di complemento entro la fine di gennaio saranno tutti in Italia.

26 dicembre
Nevica. Ho fatto servizio notturno dalle 2 alle 4,30 passando le consegne a Blasi. Alle 6,30 sono di corvèe per il the. Barbabietole e pesce al pomeriggio. Circola ancora qualche dolce.

27 dicembre
Lavo il secchio per la minestra. Posta per gli altri. Non ho ancora ricevuto direttamente. Speriamo in domani. Alle 21 rosicchio 40 crostini con margarina marmellata e zucchero.

28 dicembre
Intensa attività in biblioteca. Sono giunte le sospirate papiroshi. Il carbone scarseggia. Commercio serale di tabacco. Budino. Vietato uscire dopo le 17,30. Posta per gli altri. Sono avvilito! Alla baracca 29 hanno scritto che rientreranno tutti optanti e non optanti, entro gennaio.

29 dicembre
Giungono un centinaio di ufficiali dal campo di Tarnopol. Ci sono Zagni e Poli di Brescia reduci dalla Grecia. Vendo un libro per mezza razione di pane e due marchi. A sera concerto con 3 fisarmoniche e due tenori. Stornelli.

30 dicembre
Nevischio. Un pacco dall’Italia alla 12°. Bridge. Minestra scarsa e cattiva. Domani arriverà la commissione. L’attendiamo con ansia. Qualcuno mi fa auguri per S. Eugenio!

31 dicembre
Appello anticipato perché è giunta la commissione. Un po’ di delusione perché ripete il ritornello: opzione o prigionia! Vaccari ci porta 4 sigarette a testa. Niente posta per me. Dopo breve riflessione, ho optato per il nuovo esercito, che Dio mi protegga. Rientrando ho la gioia di una lettera di Nelly. Do fondo alla mia piccola scorta di pane. Marzarotto mi dà dello zucchero. Fa freddo ai piedi!

1944

Diario

1 gennaio 1944
Anno nuovo. Sole. Commenti sulle operazioni. Domani avremo viveri superiori con optanti. Con me optano Radicchi, Taddio, Carascon, Tonelli, Signori junior, Fauri e altri. Ho molta fame. Gli effettivi partiranno domani per Dublino. Pranzo freddo. Umido e vento.

2 gennaio
Il colonnello dei Carabinieri Comandante gli optanti ci convoca per prospettarci i nostri doveri. Cessiamo di essere dei numeri per ridiventare soldati. A sera cena fredda. Prego molto.

3 gennaio
Visita medica agli optanti. Vento. Passo la biblioteca ad Albertoni. Liquido le mie pendenze. Domani mangeremo come gli optanti in più. A sera dolce freddo. Niente posta per me. Gli effettivi sono in partenza. Poi se ne andranno i vecchi….

4 gennaio
Finalmente ci danno il vitto da optanti. 600 di pane, caffè-latte e due ottime minestre.

5 gennaio
Freddo e umido. Ci danno formaggio in polvere con cui faccio una tortina secca.

6 gennaio
Un pacco da papà!! La gioia erompe. Contiene 1 focaccia, cotognata, fichi secchi, cioccolato e formaggio. Focaccia e cotognata sono squisite. Per la prima volta in prigionia mangio a sazietà. Alle 12 ci danno minestra densa di carne, la migliore fino ad oggi, poi mangio torta e fichi – ancora torta a merenda. Alla sera crostini e formaggio. Burro marmellata e focaccia. Poi mi unisco a Chiussi e a Blasi e facciamo un grosso dolce con pane, sale, margarina, marmellata zucchero caffè the cotognata fichi secchi cioccolato e patate. Peccato essere a corto di tabacco. Alle 22 il dolce cotto è decorato con un 6 in mezzo a festeggiare l’Epifania. Il VI Alpini è pronto. Lo gustiamo con impeto.

7 gennaio
Alle 5 Signori mi sveglia per il mio turno di servizio alle stufe. Ficco Vascellari nel mio sacco a pelo. I viveri non soddisfano. Una cartolina da papà. So che Gianni è a casa.

8 gennaio
Lascio la baracca 26 e mi trasferisco alla 44 con gli optanti. Con me viene Pietra. Si parla di aumento viveri nella prossima decade. Progetto con Blasi e Chiussi due dolci per martedì sera.

FAME DI NOVITA’
La fame sembra essere stata una delle maggiori protagoniste di questo quarto mese di prigionia. Di fame si può morire. L’Africa contemporanea ne è l’esempio più lampante. Ma la fame, quando è degli altri, può essere subdolamente utilizzata come arma di scambio e di ritorsione. C’erano in ballo delle scelte importanti: diventare optanti o rimanere prigionieri. Nel primo caso pareva certo il ritorno in Patria, certo l’abbraccio della famiglia lontana ritrovata. Nel secondo caso rimaneva l’incertezza di riconquistare comunque la libertà. Sarebbe meschino pensare che ad accelerare queste decisioni potesse essere solo la fame. Certamente le cose stavano cambiando, e le poche notizie che pervenivano dall’esterno, portate da nuovi prigionieri o da alti ufficiali sembravano un miscuglio di contraddizioni. Che valore poteva avere allora quella firma? Un grande gesto di fedeltà o più semplicemente la speranza di divenire più consapevoli, per ritornare ad essere partecipi della propria vita? Era un’opportunità da non sottovalutare, una scelta che presupponeva il rifiuto d’un avvilente immobilismo, anche se forse si trattava ancora di una scelta di libertà vigilata. Comunque per molti ormai ne valeva la pena. Santa Lucia, Natale, l’Onomastico, Epifania, giorni di festa, grandi abbuffate di crostini, marmellate, margarine, dolci, salumi, birra, ma anche grandi nostalgie di casa, col pensiero di una giovane moglie in attesa di un nuovo bimbo, che si sforzava di sorridere alle piccole Biancamaria e Lalla, stringendole forte sotto l’Albero natalizio, con la pretesa di ricevere presto il dono più grande: il ritorno del loro papà. Nelle baracche niente doni, i vecchi cantavano, accompagnati dalle fisarmoniche. Qualcosa sembrava mettersi per il meglio, e chi lo sa, forse era davvero “anno nuovo vita nuova!”.


Quinto mese
LA DECADE?: MORGEN!

Diario

9 gennaio
Oggi il vitto è stato superbo con uno spezzatino e un minestrone, formaggio e miele. Il pane è di 700 gr. Il tenente colonnello dei Carabinieri che ci comanda, ci assicura che tali e altri aumenti saranno mantenuti. Dormo male.

10 gennaio
Posta da Nelly 13 novembre, che gioia! Mi par di vedere le mie 3 piccine…ci permettono di scrivere a casa lettere ordinarie. Scrivo a papà. Anche oggi i ranci sono ottimi.

11 gennaio
Oggi pasta – purè – uovo – marmellata. Decisamente si va meglio. Alcuni escono per la passeggiata. Rubagotti viene a prendere il caffè. Visite di Zanetti e Blasi. Promessa che qualcuno potrà uscire per acquisti. Crostini a sera tarda.

12 gennaio
Giornata di gala. 60 sigarette – 58 caramelle, 1/5 di vodka, 1/5 di spumante! Sapone da barba e non. Cartine. Potente mangiata serale con patate e budino, fichi secchi e burro.

13 gennaio
Una lettera di Guido che chiede notizie di Ezio. Alle 12 la miglior minestra (gulasc) finora provata in prigionia. Molta carne e abbondante, cose che non si trovano in Italia. I Russi avanzano nella nostra direzione: sono a meno di 400 km. Cinema per gli optanti. Io resto in baracca perché sono in disordine. Le donne polacche hanno offerto agli optanti pane, sigarette, slotin al loro passaggio. Scrivo a Nelly. Mi faccio un taglio a un dito.

14 gennaio
Dalle 4 alle 5 crostino. Una cara letterina di Nelly del 25/11. Prepararsi ad una prossima partenza. Lucido per scarpe, dentifricio, matite. Latte a sera. Bridge.

15 gennaio
Pronti per la partenza di domani verso Doeblin. Temperatura migliore. Si comincia a non sentir più la fame… ma il pacco se n’è quasi andato. Di notte fa caldo.

16 gennaio
La partenza è imminente. Spezzatino extrapieno di carne. Stasera ho finito il pacco. Sono giunti molti pacchi: Lora e Redaelli sono tra i fortunati. Solenne cena serale: formaggio, barbabietole, burro, zucchero, cioccolato, caramelle. A letto presto. Dormo per la prima volta senza sacco a pelo.

17 gennaio
La 9 – 11 – 23 – 26 partono. Così se ne va la mia ex baracca. Saluto Blasi, Sciuto, Romita. Lettera del papà che annuncia due pacchi in arrivo. Inizia la trepida attesa. Ritiro dalla biblioteca i miei libri personali. Vendo latte per 5 caramelle e un cucchiaio di zucchero. Ottima cenetta con patate, budino e caramelle. I Russi sono a 150 km. da qui.

18 gennaio
Altra lettera della Nelly 11/12 con due righe cancellate dalla censura. Essa si dimostra giù di morale. Altre partenze: se ne va Albertoni e la biblioteca si scioglie. Acquisto mezzo etto di tabacco per gr. 350 di pane ed esaurisco ogni riserva.

19 gennaio
Alle 2 inizio il servizio alle stufe. Scrivo a casa. Lavo ciotole e fazzoletti e preparo zaino e cassette per la partenza. Si fa un abbondante rancio unico. I Russi sono a 100 km.

Lettera datata 20 gennaio 1944 Cholm

Mio tesoro, sono le 3 di notte e mi trovo alzato nella mia nuova baracca 44 perché sono di servizio alle stufe come una vestale che non deve lasciar spegnere il fuoco. Ho molti programmi fino a domattina: eccoli: 1^ lavare la roba sporca (ed ho messo sulla stufa un secchio di acqua a scaldare) 2^ cucire le calze (ed ho preparato ago e filo) 3^ tagliare le unghie dei piedi (la forbicetta è pronta) 4^ scrivere a papà, 5^ scrivere a te, 6^ smacchiare il soprabito (come riuscirò?), 7^ gradi e nastrini alla giubba, 8^ bottoni un po’ dappertutto, 9^ pulizie alle mie stoviglie, 10^ fabbricar sigarette col tabacco acquistato per pane, 11^ preparare la cassetta, 12^ preparare lo zaino, 13^ preparare la roba da restituire ai Tedeschi, 14^ lucidare le scarpe. Perché siamo in partenza per un campo più vicino e poi vedrai che ci rimanderanno in Italia. Ho ricevuto due care letterine tue, una vecchia del 25/11 e una del 11/12. Non esser così giù di spirito: Geniolino è lontano, ma sta bene ed è al sicuro dalle bombe e dai pericoli come non mai nelle altre campagne di guerra. Sono coperto bene, il sacco a pelo che mi sono trascinato dietro è provvidenziale; il vitto non è abbondante ma è sufficiente; i pacchi però sono per tutti la cosa più gradita. Sono felice di sapervi in buona salute e di apprendere che il tuo stato non ti disturbi. Così festeggeremo insieme la nascita di Lucianin… Dopo l’adesione del nuovo esercito la nostra posizione è di molto migliorata in tutti i sensi; anche il vitto. E’ ferma in noi la speranza di rientrare presto in Italia per godere una vita che solo quando si è lontani, si scopre come sia paradisiaca! La salute è ottima. Il Comando tedesco ci tratta con gentilezza. Il clima si è mantenuto temprato con poche punte di freddo come in Italia. Scriverò presto più a lungo. Ricevi bacioni ardenti e distribuiscine un po’ anche alle bimbe. Geniolino tuo.

Diario

20 gennaio
The. I non optanti iniziano il caricamento. Mangio minestra e viveri tutto insieme. Versiamo coperte, lenzuola, ciotole. Parenti mi da 10 fettine di pane e alcune caramelle. Dopo la sbobba ci riconsegnano una coperta e lasciamo alfine il campo di Cohlm col saluto del Comandante Huber che ricorderemo come persona attiva e cortese. In carro bestiame in 35 passo una notte pessima nel sacco a pelo ma stretto come una sardina. Il convoglio si decide a partire alle 23 circa. Abbondante razione di burro e salame.

21 gennaio
Dopo lunghe soste ai dischi, si giunge a Doeblin nel pomeriggio. Anche stanotte pernotteremo in treno. Il convoglio entra nella fortezza dove ci sono circa 8.000 Italiani. Temperatura mite. A sera minestrina di miglio e finalmente pane con molta margarina, salame, formaggio. Mangiamo fino alle 24. Torna il buon umore.

22 gennaio
Notte orribile schiacciato fra Rosani e Parenti. Dormo solo verso le 4. Alle 7 scendiamo. Ci fanno entrare. Vedo Quey che non ha optato. Rivista al bagaglio. Riabbraccio De Sabata, Marchioni e Tripitelli. Hanno optato e hanno ricevuto pacchi. Con Parenti capo camerata ci sistemiamo alla 29 del III blocco in 18. Fa molto caldo nell’enorme casamento in muratura spessa. Caffè alle 12. Poi alle 17 minestra, viveri, pessime barbabietole. Molta paglia ci fa dormire bene. Nuove conoscenze. Le sigarette sono esaurite.

23 gennaio
Appello esterno alle 8. Viveri anche per domani. Ricevo dopo mesi la frutta fresca. Al pomeriggio vado in visita al blocco VI dove risaluto anche Brusati, Redaelli, Luppi. Ho notizie di Gaza, don Pierino, Giulini, Perini. Offro caffè a un bergamasco non optante: egli lo inzucchera.

24 gennaio
Trovo Gazzotti. Anche Bernardi è in fortezza. Giornata bella di sole ma di cibo magro e disordinato che mi mette un po’ di malumore. Non riusciamo ad ottenere l’assegnazione decanale di sigarette e vodka. Inizio la costruzione di una tombola. Ci danno una cartolina.

Lettera datata 25 gennaio 1944 Doeblin

Mio tesoro. Da Cholm ci siamo spostati a Doeblin dove ho ritrovato Marchioni, De Sabata, Luppi, Brusati e altri. Qui si sta molto meglio per alloggio. Tutti qui ricevono posta e pacchi. Spero anch’io di averne presto. Sta su di morale, che il giorno del nostro riabbracciamento non è lontano. Salute ottima. Ho ricevuto due tue del 25/11 e dell’11/12, una di papà del 24/12. Baci affettuosi a te, bimbe e nonni Irma e Mino. Genio.

Diario

25 gennaio
Dicono che gli Alpini partiranno dopodomani. Gli appelli qui si fan per forma. Cambio marmellata con zucchero. Tombola serale vinta da Panascia. Speriamo che domani ci diano le sigarette e la vodka.

26 gennaio
Bella giornata – sono molto raffreddato. Bagno fuori caserma in un bel locale. Spezzatino freddo, ottimo alle 14,30. Nel tentativo di tenerselo al caldo, Durante si scotta rovesciandosi addosso il secchio! Alla cucina ci danno altra razione. Vendo un uovo per gr. 35 di tabacco. Visita di Marchioni e De Sabata. Solida minestra serale di patate. Mi sento sazio. Si parla sempre di assegnazioni, di spettanza decanale e di prossima partenza.

27 gennaio
Si partirà domenica in vetture di III classe per i confini dell’Ungheria. Vendo uovo e calzettoni per tabacco che scambio per zucchero e spezzatini. Le nostre spettanze decanali sono saltate. Attendo sempre i miei pacchi.

28 gennaio
Piove e tira vento. Ricordo i tristi giorni dello scorso anno. Visita medica. Pacchi in arrivo da Cholm, a me niente! 2 minestre sbobbe. 1 ottimo uovo montato a sera. Ci si annoia.

Lettera datata 29 gennaio 1944

Mio tesoro, da parecchi giorni non ricevo posta, dato che ci siamo spostati da Cholm a Doeblin. Presto poi partiremo per altra località più vicina a te, che spero sia l’ultima tappa nel ritorno. Preparati alla gioia del riabbraccio e studia un pranzettino coi fiocchi, piuttosto abbondante. Ti descrivo ora una delle mie giornate. Alle 7 mi alzo, arrotolo e fumo una sigaretta, mi vesto, mi lavo al lavatoio, cucio qualche bottone o qualche buco. Alle 8 partecipo all’appello, poi risalgo in camerata (siamo in 20) dove ricevo il caffè in una ciotola, poi incomincia l’operazione della divisione dei viveri giornalieri: pane, burro, zucchero; poi leggo e faccio giochetti fino alle 11, ora del 1^ rancio, dopo il quale un pisolino porta all’ora dell’appello (15); 2^ rancio alle 17 poi nuovo pisolino fino alle 19 - ora in cui mangio quello che sono riuscito a risparmiare durante la giornata. Malgrado l’aumento di vitto, la fame non mi abbandona, credo che la deficienza sia solo qualitativa, perché il cibo non manca. Non sono abituato al sistema tedesco di vitto. L’arrivo dei pacchi rappresenterebbe una liberazione da un incubo. Purtroppo dopo il pacco di papà non ho più avuto nulla. Speriamo. E tu vivi bene? Come vitto e riscaldamento? Scrivimi presto e di continuo. Ricevi infiniti bacioni per te, bimbe e parenti. Genio.

Diario

29 gennaio
Vento e freddo. Nuova delusione in fatto di pacchi e di spettanze decanali. Molti ne ricevono… io non ancora! Siamo agli sgoccioli di tabacco. Ammaina-bandiera al pomeriggio. 1800 optanti comandati da un console. Molto disordine. Ritrovo De Ruggero e Frugoni. Discorso del Colonnello tedesco: belle parole. Risposta del Console con frasi roboanti e non adatte. Sfilata e parata. Poi di corsa in camerata a sgelarsi. Visita di De Sabata. Partiremo domani in 36 per carro bestiame. A cena De Angelis mi cucina un occhio di bue. Minestra fredda – marmellata – caffè caldo.

30 gennaio
Sono di corvèe. Lunghi viaggi fin dal mattino per caffè, viveri e sbobba. Mi si manifesta la confusione, disorganizzazione della cucina. Alle 13 ordine improvviso di partenza. Poi di nuovo in camerata e finalmente alle 16 usciamo dal campo e ci infiliamo in 36 per vagone bestiame. C’è chi si è portato gagliardetti. Saluti al magg. Tedesco. Manca la luce. Ci chiudono in un vagone stretti come sardine. Incidenti notturni per bisogni corporali senza sfogo esterno.

31 gennaio
Ossa rotte. Mangio quel che non ho mangiato ieri. Distribuiscono viveri. Noia. Di notte mi sistemo un po’ meglio.

1 febbraio
Simo giunti a Przemisl verso le 8. E’ una città che attraversiamo a piedi e ci dirigiamo a un campo distante 4 km. Rivista accurata ai bagagli. Mi assegnano una camera fredda in 8. Sono con me Parenti, De Angelis e Pietra. Finalmente ci danno carbone e lampada a carburo. Saltiamo invece i viveri malgrado le promesse prolungatesi fino alle 21. Nemmeno i bagagli grossi sono giunti. Mi infilo nel sacco a pelo.

2 febbraio
Niente caffè. Minacciano di saltarci i viveri di ieri. Il Console è adiratissimo. Alfine ci danno il pane di oggi. Crostini – più tardi viveri decurtati e poi minestra. Riesco ad avere la giunta. Il magg. d’aviazione Locchi che comanda la mia camerata n. 5, mi regala una sigaretta. Si mangia molto. Parecchi ufficiali si sentono male. Scambio di fotografie di moglie e bimbi tra me, Parenti e magg. Locchi. Gran rapporto coi Tedeschi. Incomincerà la vera naia. Anche queste spettanze decanali, sono saltate. Ci promettono cinema e casa di tolleranza dimostrando ottusità di sentire. Promettono lenzuola mensa e spaccio. Morgen.

3 febbraio
Il nuovo campo incomincia ad organizzarsi. Danno le coperte. 2 minestre. La posta da domani funzionerà. Promettono sigarette. Metto i libri a disposizione dei miei 7 camerati. Ricomincia l’attesa per i pacchi. Feliciani, l’ex federale di Brescia, è qui con noi. Lo andrò a trovare. Il magg. Locchi parla molto bene di lui.

4 febbraio
Sole e clima primaverile ma sempre quel noioso venticello. Adunata. Comunicazioni importanti: si partirà subito. Ricerca di cicche. 2 minestracce di crauti e solo burro. I viveri scarseggiano: nostalgia di Cholm. Prima posta in arrivo. Il nostro capo camerata è anche il nostro capo ufficio postale. La partenza è prorogata. Si partirà per armi e specialità. La cosa mi piace di più. A sera con Padre Marcolini visito Feliciani che ci narra le sue peripezie e le menzogne di radio-Monaco, nei confronti suoi e del magg. Bonacini ex federale di Venezia che è con lui. Nel commiato ci offre tabacco e cartine. Offro sigarette a Parenti e Pietra. Parenti mi ricambia con un pezzo di pane. Pioviggina.

5 febbraio
Viveri sempre più scarsi – è una vera indecenza! E’ cambiato il comandante del campo. Il nuovo è un gentiluomo che ci fa buone promesse per lunedì. Il primo rancio ci vien dato alle 15 ed è scarso e tutto brodoso… nevicata. Sfoghi di Rossi e Parenti che non ne possono più di prigionia! Giornali e notizie.

6 febbraio
Sempre neve e vento. Visita di Feliciani… Si parla di cose politiche, di Turati, di Farinacci, di Grandi! Monotonia. Finalmente ci danno un po’ di zucchero. Mi reco nel pomeriggio da Feliciani per organizzare un ufficio assistenza: appuntamento a domani. Mi iscrivo per una conferenza sui ricordi di guerra in Francia, Albania e Russia. De Angelis è demoralizzato. Rossi e Terrazzani litigano. Il morale si abbassa. Notizia lampo: da martedì a sabato tutti andremo in Austria.

7 febbraio
Sono di corvèe. Confusionaria distribuzione di caffè alle 7. Scopo la camerata con difficoltà per gli interstizi del pavimento. E’ caduta molta neve. Bagno disorganizzato. Alcuni si scottano. Il tabacco è di nuovo quasi alla fine. Molto lavoro colla corvèe. Finalmente la pasta! Vendo guanti per tabacco e cartine. Ne offro ai camerati. Partite a scopa con Bassani. Nuovo bagno e barba al pomeriggio. Ultime: ci porteranno in un nuovo campo di smistamento a km. 1600 da qui, presso Monaco con carro bestiame? Freddo. Decade: morgen.

8 febbraio
Bella e calda giornata primaverile. Mi cucio alcuni bottoni. Liquido la mia piccola riserva di pane. Domani ricomincerò. Decade: morgen! Gli ufficiali di amministrazione lavorano per la prossima partenza. Molto commercio in camerata con tedeschi e Polacchi. Vado a letto sazio ma un po’ depresso di umore.

PROMESSE SENZA SEGUITO, TENER DURO!

Il nuovo anno non aveva portato buoni frutti. In questo quinto mese di prigionia, anche per gli optanti, nulla sembrava veramente cambiato. Pareva anzi che le aspettative di miglioramento del cibo e del trattamento iniziali, stessero lentamente degradando Promesse senza seguito, trasferimenti disumani in carri bestiame. Nulla potevano i prigionieri stanchi e umiliati, poco concedevano i carcerieri impotenti; i Federali si infuriavano, ma non ottenevano. Forse la Storia stava per stabilizzare il corso degli eventi ed era sul punto di iscrivere il proprio verdetto definitivo sul nuovo capitolo: il vecchio stava per avere il suo epilogo. Il Reich perdeva colpi, il governo della Repubblica Sociale non riusciva a decollare, alleati e partigiani ormai dilagavano nelle controffensive. In quella situazione ai Tedeschi scarseggiavano armi e mezzi, figuriamoci se avevano abbastanza cibo da offrire anche ai nostri disillusi Alpini optanti. Forse, nell’estremo tentativo di contenere la rabbia nemica, era prudente farli vagabondare di campo in campo, con la massa degli ingabbiati, disperderli in piccoli gruppi, col risultato di fiaccarli nel fisico e nel morale. Agli internati non rimaneva che l’indomabile sforzo di riempire le attese, aggiungendo alle solite occupazioni nuovi diversivi: costruirsi una tombola, cucire buchi e bottoni, fare Appelli e Adunate, far visita agli amici, dedicarsi ad ogni genere di scambio e di baratto, inventarsi stravaganti ricette, andare a caccia di cartine e di tabacco, preparare e ripreparare il necessario per una improvvisa partenza. Assuefarsi senza problemi a quel tempo inesorabilemente lento diveniva compito sempre più arduo, e negli spazi vuoti s’insinuavano noia e depressione. Ormai si viaggiava lentamente verso il “Qualunquismo”. Imperativo d’obbligo: tener duro!

Sesto mese
NUMERO UNICO E LIETO EVENTO

Diario

9 febbraio
Giunge un po’ di posta. Sole. Manca sempre l’acqua al nostro lavatoio. Rapporto al Comandante tedesco che ci promette le spettanze decanali per domani mattina. Dice che andremo presto in Baviera. Viveri scarsi.

10 febbraio
Viveri scarsissimi. Spiego a Parenti i miei giochetti sugli uomini illustri. Sole. Gran discorsi di pranzi e cene. Feliciani mi invita a collaborare nel giornale “Numero Unico”. E’ ordinato per domani un controllo generale. Quando ci daranno le sigarette?

11 febbraio
Dicono che marina e aviazione lasceranno presto il campo: la marina andrà a Bordeaux. Un contratto mi procura del tabacco. Due minestre orrende tutto brodo e scarse. E’ difficile fare riserva di pane. Un briciolo di posta. Io non ricevo da un mese: che faranno le mie piccole care? Vivranno tranquille? Ho molta fede nei miei suoceri. Alle 22 viene distribuita la sospirata decade: 56 sigarette, 3 sigari, 10 cartine, gr. 25 di tabacco, 2 scatole di cerini e un quarto di vodka. Ci promettono dolciumi. Ci riuniamo a sera io Feliciani e Perghen per cambiare il “Numero Unico”.

12 febbraio
I Tedeschi concedono una passeggiata. Nuovo comandante tedesco: un vecchietto balbuziente. Propongo “Questa a chi…” come titolo del “Numero Unico”; acettato. Facciamo propaganda. Ci sono con noi alcuni civili Italiani; offriamo una sigaretta a testa. Alle 15 conferenza di Morini su Ciacco. Molto interessante e nuova; partecipano i comandanti Tedesco e Italiano. Scambio di cortesie e di auguri. Ci danno una cartolina.

Lettera datata 13 febbraio 1944 Przemisl

Mio tesoro, dopo parecchi giorni riprendo a scriverti. Siamo stati trasferiti in un nuovo campo in paziente attesa di rientrare in Italia. Sii anche tu fiduciosa e paziente che tra breve ci riabbracceremo. Continui spostamenti mi hanno vietato di ricevere notizie vostre; le ultime risalgono a Natale della cartolina di mio papà; così pure non ho ricevuto i pacchi che un giorno o l’altro mi raggiungeranno. Tra le altre conoscenze c’è Feliciani ex federale di Brescia col quale sto organizzando un “Numero Unico”. La mia salute è ottima, l’appetito molto, lo stato del vestiario lascia un po’ a desiderare, ma tira avanti. La temperatura è buona. Sono assetato di notizie tue, delle bimbe e dei miei e tuoi parenti. Insisti presso il Distretto di Como per ottenere la quota di stipendio che ti spetta. Ricevi tanti baci per te, bimbi e genitori. Geniolino tuo.

Diario

13 febbraio
C’è stato concesso un cappellano. Giornata di tedio. Discussioni serali sulla religione. Ferrazzani è un incompetente. Parenti e il magg. Locchi sono degli apologisti non troppo sicuri. Viveri scarsi.

14 febbraio
Sono di corvèe. Una bella spazzata alla camerata. Una bella e densa minestra alle 13. E’ giunta parecchia posta. Parenti riceve le prime due lettere di prigionia ed è il primo di noi 8 a ricevere. Finisco la composizione di una filastrocca per il “Numero Unico”. Alla sera minestra di pasta e uova – poca ma buona. Volevano metterci anche lo zucchero! Da domani estromesso il maresciallo tedesco. La cucina passa in nostre mani.

15 febbraio
Ricopio al comandante la lista viveri settimanale che è un po’ più scarsa che a Doeblin. Fa freddo. Potente minestra di pasta che divido a metà per la sera. Ho già risparmiato mezza pagnotta. Buone notizie dal rapporto: si partirà in settimana e da Doeblin sono stati inviati i pacchi.

Lettera datata 17 febbraio 1944 Przemisl

Mia Cip, c’è fervore di partenza qui al campo. Alcuni andranno in Italia, altri in campi per addestramento e dopo 10 giorni circa ci sarà concessa una licenza per venire ad abbracciarvi. Riabbraccerò 3 o 4 personcine? Forse oggi il nuovo pupo è già nato ed io non so ancora… Spero sempre di ricever vostre notizie e pacchi. Nevica. La salute è ottima. Terrò una conferenza sui ricordi di guerra. Leggo bei libri. Cerca di infilare sempre tabacco nelle buste e nei pacchi. Su il morale! Ricevi tanti bacioni per te, bimbe e nonni.
Geniolino tuo.

Diario

17 febbraio
Mi alzo presto, lustro le scarpe, lavo me e le ciotole, mi rado. I pacchi sono 150! Attendiamo ansiosi i nominativi. Buoni ranci. Vendo latte per pane. Altra posta in camerata; stavolta tocca al maggiore De Angelis e a Bassani. Bridge pomeridiano. A sera sono sazio. De Sabata continua a produrre per il “Numero Unico”.

18 febbraio
Tormentino fuori. Ma né posta né pacchi per me. Rancio acquatico pessimo alle 12, scarso a sera.

19 febbraio
Nevica. Il maggiore mi fa sussultare dicendo che c’è un pacco per me, invece è per un altro Bonardi.

Accomodo la giubba per la conferenza, che invece è rinviata. Col risparmio di oggi ho da parte una pagnotta intera. Il maggiore ci intrattiene su macabri racconti aviatori. Il morale è in rialzo. Scrivo a Nelly.

(DOVEROSA PARENTESI)

Caro papà, pazienza se quel pacco non era destinato a te, c’era ben altro in serbo nei silenzi prolungati della lontananza. A Garbagnate Rota, in una sera qualunque di attesa e trepidazione, si è compiuto il miracolo della mia nascita. Per un prigioniero lacero e abbandonato sarebbe stato un sogno avere la notizia immediata. La ripropongo ancora, incastonata nel giorno giusto del tuo diario, come un respiro gioioso che attraversa per un istante il tuo fiume di vocaboli apparentemente ripetitivi, affannosi e tristi. Così mi rivedo nel diario di mamma Nelly e scopro di essere un Bonardi settimino, “nato con la camicia”… Complimenti ai miei genitori!… e pazienza anche per me, che in quella irripetibile circostanza sono stato ammirato e coccolato da tutto il caseggiato e il parentado, ma ho dovuto rinunciare, papà, alla tua prima tepida carezzina. E quanto star male poi, tra vita e morte, con battesimi d’urgenza a ripetizione narrati in altre pagine del diario di mamma. Ero in attesa, non dovevi preoccuparti, e alla fine entrambi ce l’abbiamo fatta ad incontrarci!

Diario di Mamma Nelly da Garbagnate Rota:
19 febbraio sabato

Giornata molto fredda. Biancamaria è sfebbrata ma la tengo ancora a letto per precauzione. Bosetto e Giovannino impiantano la nuova stufa in camera, così torneremo ad avere il caldino necessario per le bimbe, dato che la temperatura si è molto abbassata. Nel pomeriggio, mentre sto cucendo un camicino in compagnia della Piera, sento dei vaghi dolori sospetti. Mandiamo a chiamare la levatrice che afferma essere il momento fatale per un lieto evento. A poco a poco tutte le donne del casamento vengono a sapere la novità, e salgono a vedere se possono essere utili. Teniamo consiglio per vedere se è il caso di andare all’ospedale o di rimanere a casa. Decidiamo di rimanere a casa. Prepariamo tutto il necessario per me e per il neonato. Intanto i dolori continuano aumentando ed io passeggio su e giù soffrendo. All’ora di tavola non riesco a stare tranquilla e vado a letto. Alle 21 nasce un bel maschietto che ben presto tutti vengono ad ammirare! Mamma si affanna in lavori tutti indispensabili, direi superiori alle sue forze e mi fa pena vederla passare su e giù affannata e stanca quasi trascinandosi! I Fattori mi prendono la Lalla e me la terranno in pensione a casa loro fino a che sarà possibile riportarla qui. Poi a mezzanotte tutto tace ed io mi addormento col roseo pensiero di essere mamma anche di un maschio.

Diario

20 febbraio
Sono ricominciati gli appelli. Il maggiore ha la luna. Bridge pomeridiano. La comunità vota contro le conferenze. Fa freddo. Vendo caffè, latte e una saponetta per cartine, sigarette e caramelle. A sera faccio friggere salame e uovo: squisito! Mi fa male sotto un orecchio.

21 febbraio
Sono di corvèe. Mangio due minestre di 2 litri l’una raschiando i mastelli. Il comandante tedesco promette le ordinanze per il trasporto di carbone, Alle 15,30 tengo la conferenza sugli episodi di guerra. Tra gli spettatori c’è il console Ramaccioni che era con noi in Val Vendrescia in Albania. C’è pure Feliciani e molti altri. Parecchi complimenti alla fine. Il maggiore Locchi è a letto indisposto. C’è dell’allegria in camerata. Poca posta e pochi viveri. Però sto bene.

22 febbraio
Lieve mal di testa che passa subito. Faccio i crostini a Rossi. Molta posta - per me niente. Pessimo rancio alle 12. Ottimo a sera – purè e carne. Dopo cena ci riuniamo da Feliciani per il “Numero Unico”. Ci sono anche Perghen, Cuoco, Mori e Ottino. Si decide la costruzione di un “Numero semiserio”. Vado a letto alle 23,30.

23 febbraio
Un’ora e mezzo di appello nella neve! I Tedeschi assegnano alla cucina meno delle spettanze. Cibo scarso e poco buono. Inizio con un articolo di Feliciani l’impaginazione del giornaletto. Assisto, nascosto, al rapporto dei capi-blocco. Molti ufficiali puniti – e radiati da Repubblichini. Alcune partenze. Domani se ne andrà Bassani dalla nostra camerata. Non ci vien dato il carburo e il carbone è scarso. E’ tornato il sole dopo la neve.

24 febbraio
Vento impetuoso. Bassani parte con altri 8. Corre voce che il 26 – 27 – 28, ce ne andremo in 1.000 circa. Parecchia posta. De Angelis e Parenti sono ancora fortunati. Per me niente. Niente carburo – niente uovo. Invece all’improvviso ci danno vodka e tabacco.

Lettera datata 25 febbraio 1944 Przemisl

Mio tesoro, non ricevo né posta né pacchi da 4 giorni! Prego Dio che vi conservi tutti in buona salute. Ardo dal desiderio di sapere se sono papà per la 3° volta e se tutto si è svolto bene. Qui alcuni partono giorno per giorno e si avvicinano all’Italia; tra breve toccherà anche a me. C’è sempre neve qui. Ho fatto una conferenza sui ricordi di guerra: dicono che sia riuscita. Ricevi e distribuisci alle bimbe, e ai nonni, infiniti bacioni. Geniolino tuo.

Diario

25 febbraio
Scrivo a Nelly a casa. Al pomeriggio lettura di poesie con buon successo di pubblico. Recitano Mori, Feliciani, Ottino e Lodi, io chiudo con la mia filastrocca applaudita! Ci vien trattenuto un altro uovo. A sera io e Cuoco continuiamo l’impaginazione del “Numero Unico”. Ascolto un vivace racconto sulla divisione “Giovani fascisti” del maggiore Bonamici. Fulminea notizia che 709 ufficiali tra i più giovani partiranno in breve. Festa con fisarmonica e canto per il compleanno del maggiore Locchi.

26 febbraio
Mi è arrivato un pacco! Il pacco lo daran domani! Nuova attesa! La gioia erompe! De Angelis ha 40,4 di febbre. Nuove lampade a petrolio. Bridge.

27 febbraio
Ci han dato le uova. Il pacco lo daran domani – nuova attesa. Mi avvertono che sono incluso nella lista dei partenti. Mi hanno ritenuto degno del nuovo compito. A me spetta su 40 persone sorteggiate la sfortuna di avere un uovo in meno! Pazienza! Ma domani mi si daranno 50 gr. di margarina in più. Mangio parecchio pane. Vendo un sapone per sigarette. Domani partiranno anche Feliciani e Bonacini.

28 febbraio. Do a Feliciani i nomi dei Bresciani presenti: Marcolini, Caratti, Marchioni, Frugoni, Pasolino, Castigliego, Vignola ecc. Commiato. Ritiro il pacco: è un po’ manomesso….mancano le 4 cioccolate e il pacco con modulo. Che siano perduti i due precedenti? Oggi mangio molto. Budino cattivo a sera. La neve si scioglie. Domani si leggeranno i nomi dei partenti.

29 febbraio
Adunata e lettura dei partenti. Non ci sono. Nessuno dei reduci di Cholm. Gli scaglioni inizieranno il 3 marzo. Ci promettono però la partenza di tutti entro il 10. Se ne andranno Marchioni e De Sabata. Il maggiore Locchi propone il mio nome come capo ufficio assistenza. Spezzatino serale. Scopone vittorioso.

1 marzo
Piove. Caldo. Posta da casa e da Nelly! Finalmente… perché ora è sospeso l’invio di altra posta. Un rancio solo e niente viveri! Par fortuna ho il pacco. Mori mi presenta un interessante articolo sulla “Repubblica” per il “Numero Unico”. Scopone scientifico.

2 marzo
Fervono i preparativi di partenza. Entro dopodomani sembra che tutti ce ne andiamo. Marchioni, De Sabata e Tripitelli vengono a salutarci, partiranno domani. Oggi parte il treno A. Saluti e arrivederci.

3 marzo
Nevica ancora – Incredibile – Poi esce il sole. Si annuncia per domani la visita di un Generale. Partiremo lunedì. Saluto Lotte, Marchioni, Tola, partenti.

4 marzo
Sono di corvèe. Spazzo, lavo. Molta posta per gli altri. Voci e controvoci di partenza. Se n’è andato anche il Console. Ramaccioni si congratula di nuovo per la mia conferenza. Gli prometto una copia del “Numero Unico”. Offro le prugne alla mia camerata. Rossi le fa cuocere. Sono squisite.

5 marzo
Altra posta. Altre voci. Neve e neve. Lunga adunata sotto la neve. Mi capita una pagnotta morsicata dai topi. Proteste. Nuova lista di viveri. Oggi si saltano il latte e le caramelle. Dicono che domani ci daranno le sigarette.

6 marzo
Finalmente due ranci! Altra posta e niente per me. Ho ricomposto la pagnotta. Si parla di partenza di vecchi, malati, ufficiali superiori. Mi riesce un buon budino.

7 marzo
Neancora posta. Forse in questi giorni avrà avuto la luce la mia terza pupa. Discussioni sulle pagnotte. Terrazzani è una persona impossibile.

8 marzo
Più di 700 ufficiali da Pikulice, sono trasferiti nel nostro campo. Ritrovo Tommasi e Baldan. In camerata il posto vuoto viene occupato da un sottotenente di aviazione alto e pacifico. Buon rancio e spezzatino serale. Intacco la squisita marmellata Quarenghi. Scrivo a casa. Alcuni vanno al cinema. Giungono pacchi. Il magg. Locchi ne ha due. E inaspettatamente mi avvertono che ce n’è uno anche per me. E’ il pacco vestiario. Dicono che sia sfasciato. Buon umore. Inizio il servizio di ispezione al primo blocco.

JENNY – UNA PRIGIONIA COMODA


La cavallina di mio genero si chiamava Jenny. Era una bestia docile e affettuosa. Se ne stava quasi tutto il giorno su un prato verde, legata ad una fune abbastanza lunga da permetterle di muoversi a suo piacimento nell’arco di una trentina di metri. Brucava sempre con appetito e non disdegnava la compagnia. Il capo a ciondolone, le orecchie attente, raspava con lo zoccolo destro anteriore nel terreno per dimostrare di conoscere il suo interlocutore, ed emetteva, alla sua presenza, un serio e contenuto nitrito di compiacimento. Il mio futuro consuocero, buonanima, la curava con tutte le dovute attenzioni: lavaggio, strigliatura, limatura degli zoccoli, pulizia dei denti, offerta di erba tagliata di fresco. Le sussurrava all’orecchio parole incomprensibili per qualsiasi essere umano, ma recepite con soddisfazione dall’interessata insieme a una carezza in criniera. A volte le veniva concesso di fare lunghe passeggiate nei boschi in sentieri terrosi che si infilavano fra alberi e betulle, su, su, verso l’alto, fino alla sommità del valico, ad osservare la vallata di destra finire nel grande lago e la vallata di sinistra cospargersi nella discesa di tetti e fienili lontani. Venne un giorno trasferita all’Alpeggio, ove poteva, libera, destreggiarsi tranquilla nel terreno erboso senza vie di fuga, e trascorrere pacificamente il suo tempo di illustre prigioniera all’aria aperta, giorno e notte, fra un pasto, una corsa ed un riposo. La sua “liberazione” è stata commovente, e in un comodo rimorchio porta cavalli è stata definitivamente trasferita a fare da affettuosissima reginetta fra i bambini andicappati. Ha ciascuno un proprio destino.
Non tutti i campi di prigionia hanno un aspetto tranquillo e confortevole come quello di Jenny. I campi di concentramento per uomini sono passati alla storia e alla conoscenza popolare per lo più come luoghi di sterminio. Ai nostri prigionieri di Cohlm, di Przemisl, di Doeblin, di Norinberga, era fortunatamente riservato un trattamento migliore, dovuto alla loro particolare posizione di internati e meglio ancora di optanti. Non c’era, è vero, cibo a sufficienza, né tabacco in abbondanza, né venivano consegnati puntualmente decadi e pacchi, ma era loro permesso ogni lecito svago che potesse lenire l’apprensione, nell’attesa dell’agognata partenza, con la speranza di poter essere ancora utili ad una Patria già tanto lacerata e divisa.


Settimo mese
TABACCO, PARTENZE FALSE, BIRRA, RIMPIANTI E VARIETA’

Diario

9 marzo
Si annuncia bella giornata. Do le novità al comando. Lunga adunata. Ritiro il pacco ed aiuto il magg. Locchi nella distribuzione. E’ un pacco ricco. Le sigarette, la padella e la gavetta mi sono particolarmente graditi. Mi scompaiono i guanti di lana. Vane ricerche. Oggi, all’improvviso, allarme partenze: tra gli altri Molinari. Distribuzione di 42 sigarette a testa. Il nuovo entrato in camerata si chiama Fadin. Bomba. Domani alle 11 circa 800 ufficiali debbono essere caricati. Attendiamo l’elenco.

10 marzo
Si legge l’elenco di circa 700 partenti. Non ci sono. Alcuni vanno a Munzingen altri a Friburgo, Bannes, Norimberga, Milano, Trieste. Fermento ed agitazione. In camerata se ne andranno Fadin, De Angelis, Bossi. Partono anche Pollio che incarico di un mio saluto a Milano, Frega, Cantino, Valsecchi, Pasolino… Rancio, purè superbo di piselli. Gratto il mastello e ne ottengo due razioni. Mi avvisano che ho un pacco. E’ uno sbaglio. Nel fodero di un mio pacco c’è quello di Guglielmi che mi offre pan biscotto e caramelle. Al magg. Locchi lasciano parecchie deleghe di pacchi e qualche aviatore partente gli lascia degli oggetti. Serata di ritrovo con visite e narrazione di barzellette. Con l’altra razione di piselli sono assolutamente pieno.

11 marzo
Le partenze sono sospese però qualcuno se ne va. Fra gli altri Grondona. Brutte notizie dal fronte. I Russi sono a Tarnopol. Un ufficiale è papà di una bambina. Penso che anch’io avrò presto un annuncio!

Lettera datata 12.3.1944 Stalag 327 - 48 Sheprupt.

Mio tesoro, ho scritto a papà mie notizie pochi giorni fa. Sto bene e sono sempre di morale altissimo. Ho ricevuto anche il 3° pacco apprestato dalle tue manine: tabacco, fazzoletti, calze, mi erano in special modo necessari e anche i guanti bianchi. Le ultime notizie tue risalgono al 24 gennaio. Ieri è giunta notizia ad un ufficiale della nascita di una bambina; pensavo all’annuncio che mi arriverà presto. Se è maschio, come hai deciso di chiamarlo? Nelle tue lettere mi dai resoconto della tua situazione economica ed alimentare. Trovi roba a Garbagnate? Se hai la possibilità di inviare altri pacchi, mandameli, ma attendi il mio nuovo indirizzo. Sono iniziate le partenze. Alcuni vanno in campo di addestramento, altri in Italia! Presto sarà anche il mio turno. Sono preoccupato anche per le tue sorelline. Scrivimi di loro. E a Milano lo studio va avanti? Com’è il morale dei tuoi genitori? Io qui leggo molto, faccio crostini di pane sulla stufa, faccio i miei giochetti che sono a buon punto, gioco un po’ a carte e faccio i mestieri che fanno di solito le donne di servizio. Tengo sempre il mio diario schematico. Tra la roba che mi occorre sono: tabacco, cartine, cancelleria, lamette per barba, colla e un mazzo di carte da bridge. La gavettona e il padellino fanno furori. Ho incaricato il capitano Pollio che verrà presto a Milano, a portare in via Unione mie notizie dettagliate. Arrivederci presto mio tesoro, e tanti baci da parte mia a te piccine e genitori. Geniolino tuo.

Diario

12 marzo
Sole. E’ la giornata degli eroi e della madre e del fanciullo tedeschi. Offriamo un marco a testa. Al pomeriggio commovente commemorazione. Benedizione del Cappellano. Discorso del magg. Zanello, un grande oratore che interpreta i concetti di Foscolo. Si urlano gli Ala là. Si canta “Giovinezza”. A sera spettacolo di varietà con suoni, canti e barzellette.

16 marzo
Marzo pazzo. Sole e turbini di neve. Siam pochi ora, ridotti a 3 blocchi e tutti in attesa. Lavoro e dormo. Finisco la marmellata Quarenghi. Tutta notte aerei.

17 marzo
All’improvviso tutti pronti. Si parte. Sole, neve, sole! Solite operazioni: versamento gamelle, controllo coperte, visita bagagli, appello, distribuzione viveri. Si parte sul fango. Si attraversa la città; pane e sigarette di nascosto da parte delle donne. 35 per vagone attrezzato. E’ rimasto con me Agostoni che si fa l’amaca. Accendiamo la stufa.

18 marzo
Notte discreta. Grande alt a Cracovia. Commercio sfacciato con Tedeschi. Do 2 fazzoletti per 1 pagnotta e 1 maglia per 100 sigarette. Una gradita sorpresa: minestra di miglio.

19 marzo
Si lascia la Polonia. Viveri abbondanti, compreso un pessimo biscotto castagnaccio. Ci lasciano senz’acqua.

20 marzo
Passata Dresda. Acqua centellinata. A sera dormo nell’amaca di Agostoni. Un vagone è rotto. 3 nuovi ospiti nel nostro, tra cui Milani del “Verona”. Chiacchierata con Barassi.

21 marzo
A Norimberga di buon mattino sotto la neve. Ci portano al campo. Aspetto esteriore ottimo in mezzo ai boschi. Segni di bombe dall’agosto. Troviamo al campo gli ultimi 770 partiti. Notizie incredibili: ritorniamo al trattamento da internati: 2 minestre brodose e basta. Camerate e baracche gonfie e sudicie con 140 ufficiali ammucchiati, 2 appelli. Entro nella 95 con altri 29 tra cui Agostoni. Ritrovo Pollio, Laudadio, Calvo e altri. I ranci sono buoni. Io lavoro da ufficiale ai viveri. A sera trattengo con racconti di guerra i camerati.

22 marzo
Svegli presto. Adunata lunga in clima rigido. L’Uff. tedesco mi chiede spiegazioni sul distintivo “Fronte russo”. Sbobba liquida e pessima. Si parla di prossima partenza… Bridge. All’appello delle 17 ci dan buone notizie: entro 8 giorni si partirà tutti. Domani ci daran 30 marchi. Potremo acquistar birra; gli appelli saran soppressi; verrà tolto il reticolato. Non si accenna ad aumento viveri. A sera inizio un torneo di bridge. Sono in coppia con Grezzi che è alle prime armi.

23 marzo
Avventure notturne: nel buio pesto dell’enorme camerata non riesco a trovare la porta di uscita. Un barattolo mi salva da un bisogno impellente. Cielo grigio. Non c’è acqua per lavarsi. Ci danno 20 sigarette francesi. Continua il lavoro al “Numero Unico”.

24 marzo
Birra. Partiti alcuni soldati vien letta una lista di 99 ufficiali diretti al campo addestramento. Da domani riprenderemo i viveri da repubblicani. Intacco l’ultima riserva: la pagnotta e il brodino di pesce. Nevica. Vinco a sorte 4 razioni di marmellata.

Lettera datata 25 mrzo 1944 Stalag. T. XIII

Mio tesoro, mi sono molto avvicinato a te. Sono in Germania nella città dei giocattoli. Ho avuto tue notizie fino al 16 febbraio. Ho ricevuto finora 3 pacchi. Ho inviato due nuovi moduli, uno a te e uno al papà. Un altro modulo lo porterà a Milano il cap. Pollio che verrà lì a giorni (pensa che fortuna!) Sto bene. Spero che tu pure stia in ottima salute come mi scrivi. Sarà nato il pupo? Scrivimi tanto. Baci infiniti. Geniolino tuo.


Diario

25 marzo
Allarme notturno. Fracasso. Viveri abbondanti. Formaggio, salame, miele, zucchero. Bagno. Sole. Molta allegria. Lettura di nuove liste di partenti per Milano e Trieste: molti nella mia squadra. Parliamo con ufficiali lituani prigionieri. Ritrovo Cuoco che incarico di caricatura. Chiedon l’elenco dei combattenti in Russia: solo 3 su 132 in camerata. Ho spedito 2 moduli.

26 marzo
Nevica. Niente appello. Ottima minestra di pasta. Torneo individuale di bridge. Giungo primo vincendo 18 sigarette. Nuova birra. Nuovo torneo di bridge. Ho mal di testa e vado presto a letto. Ho scritto a Nelly.

27 marzo
Allegria di chi attende la partenza. Bella giornata di sole. Molti viveri. Si sta benone: ci danno un anticipo di 30 marchi a testa. Giunge un altro convoglio di ufficiali repubblicani da Biala. Bridge. Si parla di libri. E’ tornata la luna.

28 marzo
La miglior giornata di sole. Altra birra. Eleggo Bartolamiol mio bibliotecario. Vinco altre 18 sigarette. Ci dicono che solo il 5% degli ufficiali Italiani è accettato dai tedeschi per bella presenza e aspetto marziale. Gli altri lavorano in uffici, depositi ecc.

29 marzo
Adunata presto alle 7,30. Minacciano 3 appelli perché qualcuno si è fatto trovare in branda tardi. Giornata piovviginosa. Mangio bene. Giungo secondo in torneo vincendo 5 sigarette.

30 marzo
Appello rapido presto. Sfide a bridge vittoriose. Il “Numero Unico” prosegue. Come una bomba la grande notizia: E’ nato Gianluigi, il 19 febbraio. Sono contento e commosso. Scrivo a Nelly una cartolina portatami dal mag. Locchi che ha già spiato la notizia. Molte congratulazioni. Mi par di essere più… uomo!

Lettera datata 31 marzo 1944 Stammlager XIII

Mia dolcissima, nella piena di affetto che mi ha colto ieri pomeriggio ricevendo la notizia della nascita di chi continuerà il mio cognome, ti ho scritto una breve cartolina. Mia fedele compagna e gioia passata e degli anni futuri; ora, ripeto, la famigliola è più completa col nuovo pulcino, un giocattolo vivo per le sue sorelline - mammine. Un futuro protettore delle sue due graziose sorelle. Ma attendo particolari. Ginarosa (la sorella) è laconica = tutto benissimo. Ma è grasso? E’ alto? E’ biondo? Ha gli occhi grigi o bruni? Strilla? E’ calmo o nervoso? Tutte curiosità compatibili. Ora è passato un mese e mezzo e comincerà a manifestare le sue formine! Scrivi, scrivi presto. Io poi verrò di persona e con aspetto fiero e orgoglioso a giudicare del tuo operato. Ho spedito moduli per pacchi a te e ai miei, perché può darsi che prima mi si faccia fare l’addestramento e poi la licenza. Data la relativa vicinanza ora le spedizioni non dureranno mesi e mesi. Io sto bene e tutti veniamo trattati ora molto bene. Passiamo il giorno giocando a bridge, leggendo ecc. Lo spirito è alto. Verremo a dare una mano alla nostra patria. Mio piccolo tesoro, distribuisci baci e carezze a mio nome a Lalla, Gianluigi e Ninin. Molti a te, ai tuoi cari genitori. Geniolino tuo.

Lettera datata 31 marzo 1944 Stammlager XIII

Mio tesoro, ti ho scritto stamane e ieri. E’ sera. Nel mio reparto c’è silenzio, perché qui vicino gli ufficiali allegri cantano stornelli, recitano poesie umoristiche. Ma io ho l’anima ripiena di gioia più di tutti, perché ho la fede nel ritorno e nel futuro e perché so che ora un altro ometto è a casa con le mie donnine. Ciao tesoro caro, attendimi serena. Tanti baci. Geniolino tuo.

Diario

31 marzo
Alle 1 giungono aerei nemici. Un carosello, fracasso, spostamento d’aria, incendi! I nostri cosiddetti rifugi sono pieni d’acqua. Dopo 15 minuti tutto finito. Siamo salvi. Scrivo a Nelly un’altra lettera. Ieri uno ha tentato di impiccarsi!! Deve essere matto perché qui si sta benino. Mangio molto bene – sono di corvèe e ho le giunte. A sera scrivo di nuovo a Nelly e le mando un modulo. Bevo molta birra. Allegria alla V squadra con stornelli, canto, poesie e giochi di prestigio.

1 aprile
Pesce a mezzodì e pesce fritto a sera. Sfide di bridge vittoriose. Racimolo un po’ di tabacco. Lavoro per il ”Numero Unico”. Massimi partecipa a una nuova serata di varietà, legge brani di Guareschi eccellenti. Mi promette qualcosa per il “Numero Unico”.

2 aprile
Mi levo presto. Sole. La passeggiata è animata. Perdo a bridge la razione di zucchero ma vinco 11 sigarette. Grandi discussioni sull’onestà dei cucinieri perché il rancio non è buono. Spettacolo di varietà pomeridiano, molto riuscito, con eccellenti comici.

3 aprile
E’ il compleanno di Gianni che è in Germania coi suoi Alpini. Beato lui! Piove a dirotto. Acqua calda. Lavoro sempre al “Numero Unico”. Trovo dei conoscenti non repubblicani. Rivedo Volpi e De Angelis. A sera partecipo alle corse dei cavalli. Scommesse, tifo, ilarità. Sole durante il giorno.

4 aprile
E’ stato arrestato Monello dell’ufficio politico per aver indiziato 143 ufficiali al Comando tedesco senza motivo e compiendo ricatti!! Ecco il motivo della sospensione delle nostre partenze. Arrosto di carne e patate squisito a sera. Fine del tabacco. Nuovo torneo di bridge.

5 aprile

Giungo secondo al torneo di bridge. Nervosismo nel campo per il caso Monello. Di Miri accusato di complicità è preso a pugni. Ottimo brasato con crauti a sera. Tempo instabile.

6 aprile
Nuovo torneo di bridge. Continua il “Numero Unico”. Nellino mi scrive fiera dopo la nascita di Gianluigi. Non ero nella lista degli ufficiali indiziati da Monello. Budino a sera. Due nuovi in camerata; siamo stretti come sardine. Vinco, in scommessa, una bottiglia di birra.

7 aprile
Una cicca qua, una là, mi arrangio qualche sigaretta che divido con Agostini. Perdo per la prima volta al torneo di Bridge. Il “Numero Unico” è quasi completo. Sfacchinata con Prati a razzolare pezzetti di carbone. La notizia che lunedì partirà per l’Italia un grosso convoglio diffonde allegria. Vinco alle corse dei cavalli. Mi confesso.

8 aprile
Ho fatto colazione. Mi comunicherò domani per Nelly e Gianluigi. In una scatoletta dimenticata trovo circa gr. 3 di tabacco. Giubilo! S. Messa in baracca. Appello gigante con lettura delle liste per Trieste, Milano, Brescia. I chiamati fanno i bagagli e passano al blocco 5^ che si trasferisce al nostro blocco. Io divento capo squadra. Confusione. Caratti mi avverte che Pierino Rota è al blocco 7^. Acquisto 20 sigarette per 30 marchi.

9 aprile
Lavoro. Rivedo e bacio Rota. E’ pasqua! Auguri, strette di mano. Ritrovo anche Poiatti. Faccio la S. Comunione. Prego in particolare con Nelly e Gianluigi. Passeggio e chiacchiero con Rota. Si mangia bene e con abbondanza. Al pomeriggio mi metto un po’ a posto e col soprabito di Rinaldi vado ad uno spettacolo di varietà organizzato da ufficiali italiani. C’è un ottimo violinista, ma stiamo in piedi al soffoco. Saluti agli amici aviatori. Baci a Pollio e Laudadio. Pollio andrà a Milano dai suoceri. Chiacchierata con Rota. Mi regala 4 sigarette.

10 aprile
Come caposquadra e capoviveri ho molto da fare, ma organizzo tutto benino. Sempre pioggia. Cibo scarso. Mangio molto pane e sale. Passeggiata serale. Visita di Rota. Mi si regalano sigarette e tabacco.

11 aprile
Anche oggi cibo scarso. Bella giornata di sole. Allarme di mattina e colpi di contraerea. Mi trovo con Rota. Parliamo. Ritrovo Brichetti. Per domani si attende la lettura di una nuova lista… allarme notturno.

12 aprile
All’appello c’è un capitano Tedesco pignolo. Birra e cartoline. Allarme. Una sessantina di partenti: medici, veterinari e servizi, per 3 località della Germania. Siamo rimasti in 2.100 circa. C’è uno che andrà da solo a Torino. A sera pesce. Il pane è di ottimo tipo nuovo. Vinco 3 marchi a sette e mezzo. Nuovo allarme.

13 aprile
Altra birra. Cibo scarso. Cercano musicisti per lavorare liberi. Grassi e Rota mi regalan sigarette. Rota mi narra alcune delle sue avventure. Ritrovo di molti Bresciani.

Lettera datata 14 aprikle 1944 M. Stammlager XIII

Mio tesoro, i giorni passano e io sono sempre qui in attesa. Sono però ricominciate le partenze. Alcuni, destinati in Italia, sono stati da me incaricati di andare a casa dei tuoi a salutarli. A Pasqua ho fatto la Comunione per te e per Gianluigi. Ho ritrovato vecchi amici: Rota, Brichetti, Piatti. Ardo dal desiderio di tue notizie. Ora ho parecchio da fare essendo capo camerata. Ho finito un bel “Numero Unico”. Bacioni grossi a te, a tutti i piccini e ai parenti.
Geniolino tuo.

Diario

14 aprile
Partono altri ufficiali. Le baracche sfollano per il passaggio di 500 ufficiali al blocco V. Si riceve qualche pacco. Birra in quantità. Bridge. Manca il tabacco.

15 aprile
I miei sono di corvèe. Organizzo bene. Ciccaiolo. Sole. Ufficiali che fanno souplesse. Bridge. Lettura. Si compilano altre schede. Granelli riceve il pacco. Mi regala 7 castagne secche.

16 aprile
Continua la febbrile ricerca di cicche. Comunione. Si mangia bene. Si parla di nuove liste.

DUE MESI DI SILENZIO
A questo punto il diario si interrompe e resterà un mistero ciò che avvenne nei due mesi successivi. Sicuramente papà era ancora prigioniero il 5 maggio, come attesta la lettera che segue e che qui riporto nella sua integrità.

Lettera datata 5 maggio 1944 Stalag. XII D.

Mio tesoro, son sempre qui in paziente attesa che il destino mio sia fissato. Abbiamo ricevuto assicurazione che entro il mese rimpatrieremo anche noi, ma sarà vero? In ogni modo tieni alto il morale e consolati nel sorriso dei nostri bimbi e vedrai che anche la mia situazione andrà a posto. Qui veniamo trattati proprio benino anche nel vitto; solo il tabacco si vede che scarseggia perché tarda a giungere. Ho scritto a Gianni dandogli il mio indirizzo. Chissà che non possa venire a trovarmi. Ho ricevuto la lettera della mia mamma, niente pacchi ma spero di ricevere anche i vecchi. Pierino Rota che ha ricevuto 3 pacchi, in questi giorni mi ha fatto parecchi regalini: tabacco, gallettine, castagne. Nessun attacco aereo ci disturba più da un pezzo. Ho letto parecchi libri, alcuni proprio belli. Il fatto di farti un’improvvisata come in un lontano giorno dello scorso agosto e di giungerti fra le braccia un po’ polveroso e con qualche bottone in meno…mi pare un sogno! Ma è un sogno che si avvererà e presto. Così potrò stare per un po’ vicino a te e ai 3 tesorini per godervi fino all’inverosimile. Bacioni infiniti. Geniolino tuo.

LA DIVISA APPESA AL CHIODO ED E’ LIBERTA’
L’ora del ritorno alla vita e della libertà era ormai alle soglie. Non ho testimonianza diretta né indiretta di ciò che è avvenuto prima del 14 giugno 1944 a Garbagnate Rota. Quel giorno il capitano Eugenio Bonardi apparve improvvisamente in carne ed ossa. Non era il futuro guerriero del Governo Repubblicano, ma un soldato esausto, con la voglia di godersi in abiti civili gli affetti della propria famiglia e di tornare al proprio lavoro di leguleio. Di lì a qualche giorno si sarebbe recato al Distretto di Como per rassegnare definitivamente le proprie dimissioni da combattente, e, ottenuto il meritato congedo, avrebbe appeso al chiodo la propria eroica divisa, sempre portata comunque con dignità, lealtà e rispetto. Ormai era l’ora di riconquistare la perduta libertà. La libertà è nel tempo, è con il tempo, si libra nell’aria come uno stormo di piccoli uccelli grigioscuri, e si impossessa dei giorni e delle notti, rendendoli felici. La libertà è poter scegliere di saper scegliere; il suo limite sta nella libertà degli altri, della quale diventa complice per costruire ogni altra libertà: come quella di un piccolo criceto fuori gabbia, o di una simpatica cavallina reginetta, o la mia, la tua, la vostra, la loro. La libertà e un INSIEME di tutte le nostre, vostre e loro libertà. I nemici della libertà sono le catene, le sopraffazioni, gli egoismi, le invidie, le calunnie, gli intrighi, i ricatti, la guerra, la morte. Amici della libertà sono: amore, amicizia, perdono, consolazione, aiuto, tolleranza, solidarietà, pace, vita. La libertà gradisce le piccole cose ben ordinate e rifiuta le grandi cose disordinate. In una libertà riconquistata si possono costruire tante cose concrete: una casa accogliente, un lavoro interessante, un gioco divertente, una gara appassionante, un raccolto abbondante, una famiglia numerosa.
Ma torniamo a noi. Gustando ancora una volta la emozionante giornata del ritorno di papà dalla prigionia, nel racconto autografo di mamma Nelly, riprovo la sensazione della prima libera, vera, calda, affettuosa carezzina di papà.

Diario di mamma Nelly Garbagnate Rota
14 giugno 1944 - mercoledì

Giornata calda e azzurra. Ester viene ad avvertirmi che tornerà da me perché non ha accettato il gravoso incarico che il suo padrone di fabbrica le ha assegnato. Ciò mi fa piacere. La casa ora è tutta in ordine. Passo la giornata in casa e in cortile lavorando tranquilla e sempre servita dalla figlia della guardia. Verso sera il sig. Paolo, quando torna da Milano, mi annuncia che sono arrivate la Ietty col suo bimbo. Mi affretto a correre loro incontro con la Biancamaria, la Piera, sua figlia Maria Rita e la Francesca, figlia della Maria Corti. Quest’ultima però durante il tragitto mi confessa che il sig. Paolo ha detto una mezza bugia e che è arrivato invece Genio. Esultanza!!!! La Piera mi stringe il braccio e quasi me lo stritola per l’emozione! Poverina, che bello se ci fosse stato anche suo marito! La Piera e la Francesca mi lasciano proseguire da sola con la bimba! La strada assolata dal tramonto, fiancheggiata da bionde distese di grano ondeggiante, pare lunghissima, ma ad un certo punto spunta dal fondo… la figura maestosa di un Alpino! Gli corro incontro e mi nascondo fra le sue braccia. Sono felice! Tutto il paese ci spia al nostro passare. A casa il desco è pronto. I bimbi sono felici. Genio non si stanca di osservarli. Dopo cena stiamo alzati fino alle 2 a raccontare… poi l’oblio di una notte felice!!!

E SARA’ LIETO FINE...PAROLA DI DIARIO

Ogni ritorno ora è compiuto.
I giorni della memoria si sono arricchiti di un nuovo contenuto di speranza.
La vita, dopo il Don, era per gli Alpini faticosamente ripresa e la libertà riconquistata, come piace a noi, allegri camperisti, che di una storia triste amiamo soprattutto il lieto fine.
E che lieto fine! Eugenio e Nelly dopo aver raccontato a Biancamaria, a Lalla e a Gianluigi, quanto sia desiderabile un mondo di libertà, hanno dovuto ancora raccomandare a ripetizione la stessa cosa ad Alberto, a Carlo, a Paolo e a Giacomo, ai quali tutti, con il Vostro permesso, mi pare giusto dedicare il ricordo di quella lunga, sofferta, rincorsa, acciuffata, riconquistata libertà da una prigionia intollerabile ed ingiusta.
Parola di diario!