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di Giulio Noè
IL RADICCHIO ROSSO DI TREVISO
Transitando sul Terraglio (SS 13 o Pontebbana) tra Preganziol e
Treviso, Nadia disse
“Guarda che nome strano quel vivaio, non è italiano.
Van Den Borre, sembra olandese”
“No, in realtà è belga” le risposi “
Francesco Van Den Borre è nato in Belgio a Gand nel 1834
e studiò come vivaista e giardiniere in una famosa scuola
belga con ottimi risultati e ne divenne in seguito anche direttore.”
“E allora perché il suo nome qui?” domandò
Nadia incuriosita
“Fu chiamato, ancora ventenne, per fare il giardino della
bella Villa Palazzi a Dosson di Preganziol, tu sai e hai veduto
come questo territorio è pieno di belle ville antiche e meno
con magnifici parchi e giardini, la villa Franchetti ha ospitato
Hemingway. Il giovane Van Den Borre si è innamorato di questo
bel territorio e qui si stabilì fino alla sua morte nel 1910.
Dette origine alla sua dinastia in Italia e costruì un fiorente
vivaio di piante. Le specialità della famiglia furono soprattutto
le Magnolie e le Orchidee, ma il suo nome è legato al radicchio
rosso di Treviso.”
“Mi piace molto il radicchio di Treviso, crudo in insalata,
scottato ai ferri, nel risotto, e adesso addirittura nel panettone
di Natale, solo che costa caro, a volte mi sembra esagerato il suo
costo, in fin dei conti è solo un’insalata.”
disse Nadia
“ E no, non è vero.” risposi “nei tempi
passati, quando la campagna aveva esaurito la produzione, i nostri
contadini andavano per i campi con un “vanghetto” (pala)
a cavar raici, prendere radici, da qui il nome radicchio, con le
quali integravano le povere mense. Fu Van Den Borre a elaborare
la tecnica di sbiancamento per il radicchio. Il seme, finissimo,
costa come l’oro, viene diluito abbondantemente con sabbia
e poi seminato alla giusta profondità guardando la fase della
luna, continuamente annaffiato, le piantine piccole vengono trapiantate,
alla giusta distanza e si aspetta almeno la prima gelata, dopo una
o più gelate si scalza la pianta con la sua lunga radice
che viene pulita, scorticata, spuntata a 12 – 15cm.e poi le
piante vengono messe affiancate, strette l’una all’altra
in una vasca con 15cm di acqua pulita corrente e lasciate per un
mese finchè non cadono tutte le foglie originali. Nel frattempo
le piante hanno generato all’interno le nuove foglie, rosse
e bianche, croccanti, il cuore, e sono queste che mangi con tanto
gusto. L’abbondanza d’acqua pulita dei pozzi artesiani
della zona, la qualità della terra, il clima, avevano suggerito
a Van Den Borre la possibilità di fare questa produzione
che prese subito piede e divenne in breve tempo una delle maggiori
risorse economiche delle nostre campagne.”
“Mamma mia, quanto lavoro” disse Nadia meravigliata
“non lo avrei mai creduto.”
“Sì, ma parliamo, stai attenta, del radicchio di Treviso
tardivo, da non confondere con il precoce, frutto di incroci con
il castellano e che non necessita di tutto questo lavoro, e non
ha le stesse qualità. Piuttosto bisognerebbe guardare a quanto
viene pagato al produttore e a quanto lo trovi in negozio, ma questa
è un’altra storia.”
“Sempre più mi meraviglio di questa mia nuova patria,
l’Italia, laboriosa, amante del bello e del buono, dove trovi
cose buonissime e se indaghi scopri che hanno secoli o millenni
di storia, il panettone ha 400 anni, il parmigiano 700, il prosciutto
crudo 2000, il torrone 2000, il salame 2000, e questa tendenza a
migliorare la qualità restando nella tradizione antica, io
vengo da un paese dove in nome della modernità e della produzione
di massa, si sono perse tutte le tradizioni.” Commentò
Nadia.
“A proposito” continuai ” lo sai che il nostro
club organizza un raduno a Dosson per la festa del radicchio, se
non piove ci possiamo andare in bicicletta.”
“Assolutamente no, siamo camperisti e ci andremo col camper,
anche se fosse sotto casa.” Ribadì con foga Nadia.
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