ZONA GIOVANI
"Turisti “from the world”"

di Greta Pirovano

Ore 11.30, stazione Termini: centinaia di persone, di ogni colore, origine, età, ciascuno con i propri affari ed i propri impicci.
Siamo a Roma, la città eterna, dove i turisti calpestano i ciottoli su cui Giulio Cesare camminò… quante volte questa frase ricorre tra i banchi di scuola!...
So già che vi è rimbalzata in mente l’idea di girare pagina… pensate che mi stia apprestando a descrivervi tutti i monumenti di Roma e raccontarvi la storia dell’Impero: se fosse così non sarebbe un articolo originale; va da sé quindi che non vi sottoporrò niente di simile, niente di ciò che si studia sui libri!
Quando si parla di Roma, si parla di turismo: tutti noi, e siamo tutti camperisti, mettiamolo in chiaro, siamo dei turisti, in camper o da soli, con i genitori (uffa!) e in gita scolastica (tutta un’altra storia!).
Tra il Colosseo e S.Pietro, passando per Piazza Navona e la fontana di Trevi, una miriade di turisti affolla le vie della capitale, ce n’è per tutti i gusti, da ogni nazione, di svariate etnie…
Gita scolastica: la prof di storia e filosofia, dall’alto della sua cultura guida la classe e si sbraccia per mostrare la “retta via” ai suoi studenti, i quali incedono in gregge (la fila per due fa troppo remigini), lamentandosi così: “Ma prof!! Di nuovo???!? Un altro museo??!”, “Ma prof, siamo stanchi, torniamo in albergo”, “Prof, si fermi, devo rifarmi il trucco”; oppure tra di noi: “Ma guarda quello com’è vestito”, “Ma cosa fa quella lì all’angolo?”. La prof è ormai rassegnata, questi studenti non si pigliano proprio con la cultura… chi gliel’ha fatto fare di accompagnarli fin qui…
Gli studenti intanto si guardano in giro, si divertono ad osservare i passanti, insomma anche a burlarsi un po’ di loro, diciamo la verità…
E gironzolando a destra e a manca, guarda un po’ chi fa capolino: un gruppo di turisti orientali. Già, come non riconoscere i turisti orientali? Gli occhi a mandorla sono il loro distintivo, se sentite dietro di voi un gruppo che parla in modo incomprensibile, sono loro; poi il vostro sguardo si incrocia con i loro e allora può darsi che vi facciano una dozzina di inchini. Supertecnologici, full optional, dotati di auricolari e microfonico comunicano virtualmente con la loro guida, notare che stanno a mezzo metro di distanza, ma questo è il richiamo della patria… gli orientali le inventano tutte! Scattano dieci fotografie per ogni statua, ogni monumento, ogni palazzo, munitissimi di fotocamere digitali ultraminuscole, videocamere, videofonini… una succursale di tecnologia, a prova di metal detector.
Non si stancano mai, girano tutta Roma in lungo e in largo, senza mai prendere un mezzo pubblico. A mezzanotte, guardando “er cupolone” li sentirete cantare: “Loma non faLe La stupida stateLa…”, troppo divertente!!!
A quel punto il dilemma affiora: “Saranno Cinesi o Giapponesi?”. Già, vi siete mai chiesti come si distinguono? Questo non ve lo so dire, ma se proprio ci tenete, potete sempre iscrivervi ad un corso di lingue orientali… poi mi direte, qual è il segreto per riconoscerli.
Come non parlare dei turisti tedeschi: se alla vigilia di Natale, sulla scalinata di Piazza di Spagna vedete qualcuno in pantaloni alla zuava e sandali Birkenstock che prende il sole, tentando di dare un po’ di colore alla sua tipica carnagione bianca, quello deve per forza essere un tedesco. Al suo fianco uno zaino da montagna, che potrebbe essere come il guscio delle lumache… o forse è così grande perché il tedesco si è portato direttamente dall’Oktober Fest una pinta di birra?!?!! Fate un po’ voi…
E’ la volta dei turisti americani, molto più rari, ma altresì unici. Lui: calzoncini fluorescenti e camiciola hawaiana, scarpe da tennis con gli strappi e calzini bianchi fino a metà polpaccio, Polaroid gigante al collo, con meccanismo di istantanee (un po’ arretrato in quanto a tecnologia…). Lei: assidua frequentatrice di fast food, robusta e cicciotella, indossa fuseax restringenti, di quelli anticellulite, polo a righe bianche e verdi, occhialoni da sole stile Brigitte Bardout, borsa termica formato famiglia a tracolla e infradito.
Pensate che l’artista iperrealista Duane Hanson ha realizzato delle sculture che rappresentano il ceto medio americano, schiavo del consumismo e delle ovvietà della cultura di massa: vi assicuro che queste opere sono le più realistiche mai create, con tanto di accessori e indumenti veri.
Sono loro i fautori del melting pot, non sembrano minimamente impacciati in mezzo ad un tale crogiolo di etnie, quale è Roma; i passanti li osservano divertiti, ma loro incedono sicuri, interessati solo a vedere dal vivo quella specie di cerchio con tante finestrelle ad arco che vagamente conoscono come Colosseo. Ovviamente non hanno una guida, l’unico strumento di cui dispongono è una cartina semistrappata, ma ancora utilizzabile o quasi.
Anche i turisti francesi affollano la capitale, ovviamente raffinatissimi e composti, precisi come un orologio svizzero. Infatti la loro tabella di marcia spacca il secondo, vietato cambiare programma all’ultimo momento o concedersi una breve sosta, neanche a scopi idraulici. Il loro programma è intensissimo, non saltano una chiesa, ogni museo richiede almeno tre ore di visita. Poi finalmente un po’ di shopping, rigorosamente in via Condotti e, dulcis in fundo, cena nel ristorante più prestigioso, a base di Caprice de dieux.
Anche i turisti inglesi, dall’Inghilterra si fanno spazio nella varietà etnica made in Rome. Può darsi che li vediate con il kilt, ma solitamente si rivelano abbastanza introversi e optano per confondersi tra gli autoctoni finendo per vestirsi in modo più o meno normale.
Lui è l’archetipo di Sherlock Holmes: impermeabile, mocassini e pipa, aria disinteressata e tranquilla. La moglie cerca freneticamente sulla cartina qualche angolo recondito della città… incontentabile e innervosita si volta verso il marito il quale le dice spassionatamente: “Oh my darling, elementare Watson…”. La moglie allora lo apostrofa con un educato: “Oh, my God…” e poi a furia di cercare si fanno le cinque del pomeriggio e non c’è più cartina Roma che tenga: è l’ora del te!
E poi ci sono i turisti della Granda: inconfondibili!! Segni particolari: cartellini colorati che svolazzano con orgoglio, mostrati fieramente e accento piemontese, corredato del classico “né”. Rumorosi ed estroversi quanto basta, non si smentiscono mai: non passano certo inosservati e creano dietro di sé una scia di turisti solitari e anche un po’ invidiosi, che si aggregano al gruppo.
Insomma, anche in capo al mondo un gruppo compatto e allegro, ovviamente con il cartellino al collo!!

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