|
di Greta Pirovano
Avete presente quando al secondo mese di prima superiore si comincia
a dire:
“Ma quanto manca alla quinta??!!??!!”?
Tutti se lo chiedono e soprattutto tutti si chiedono se a quel traguardo
ci arriveranno sani, salvi e con poche contusioni. Girando per i
corridoi, quasi intimoriti dal fare disinvolto con cui si atteggiano
i “nonni”, quelli che in quinta ci sono già arrivati
(anche se ancora non sanno come arrivare a giugno!!), i primini
si sentono piccoli e indifesi, ancora dei pivellini in confronto
a quelli che ormai alle interrogazioni a sorpresa, ai prof sclerati,
alle prof zitelle, alle stragi di 3, alle bigiate, alle falsificazioni
e quant’altro ormai ci hanno fatto il callo.
I primini invece si sentono inferiori in tutto e per tutto, ma c’è
una cosa, una in particolare che più di tutto li fa andare
in bestia: la gita! I “nonni” vanno una settimana in
Spagna e loro un giorno alla mostra degli impressionisti nel cortile
della scuola… alla faccia della par condicio (sempre se questi
primini sappiano cosa sia, dato che col passare degli anni, il livello
di cultura generale degrada sempre di più!). E già,
cari primini, non è che potete bruciare le tappe in questo
modo: la gita seria bisogna guadagnarsela! E sapete come si fa??
Bisogna passare indenni 4 scrutini (quelli dei primi 4 anni di superiori)!!
Sì, perché la gita con la G maiuscola è la
gita di quinta, una sorta di premio fedeltà per essere sopravvissuti
durante il lungo e periglioso pellegrinaggio dalla selva oscura
della prima al quasi Paradiso ritrovato della quinta: oddio, al
Paradiso vero e proprio, quello del post-maturità c’è
da percorrere ancora un po’ di strada ma, si sa, quando si
è in quinta si è un po’ come Dante che sta per
arrivare in Paradiso, ma ha dimenticato nella casa di Firenze il
numero di cellulare di Beatrice e quindi non sa come rintracciarla
per farsi dare una mano ad arrivare fin sù tra i beati.
Attorno alla gita di quinta insomma, si è creato col passare
degli anni una sorta di mito: c’è chi la attende con
ansia perchè solo lontano da sguardi indiscreti potrà
finalmente baciare il compagno/a figo paura dell’altra classe,
chi comincia tre anni prima a scegliere i vestiti da mettere in
valigia, chi inizia a fare assemblee di classe, sempre 3 anni prima,
per organizzare il contingente del drink (non fatelo di nascosto,
tanto in fin dei conti ai prof mica dispiace, anzi!!!), chi decide
già la divisione in stanze… ma nessuno che decide la
meta!! Ma in fondo, che importanza ha?? E’ solo un dettaglio,
no??!!?? Dettaglio o meno, in ogni caso animate discussioni, che
però finiscono sempre con una democratica votazione per alzata
di mano (i plebisciti non si possono fare se no la bidella si arrabbia
per la troppa confusione che generano!) precedono la scelta della
meta. E qui, apriti cielo!! Arriva la prof, sì sempre lei,
quella terribile di latino che propone una settimana di giro turistico
tra le necropoli, alla scoperta di nuove iscrizioni latine. Ma gli
studenti, secondo i quali il latino è una lingua morta, sepolta
e mai più resuscitata per fortuna, declinano la proposta
con un elegantissimo coro che dalle retrovie dell’aula giunge
fino alla cattedra con tutto lo sdegno possibile: “Prof, che
ppppaaaallllleeeee!!!!!!” E’ così indegna la
proposta che nemmeno viene messa a votazione (qui non servono premi
di maggioranza, perché la maggioranza c’è già,
unanime e contraria!!).
Allora fa capolino la prof di religione. Tutti si aspettano che
entri in classe dicendo: “Ragazzi, vi porto io in gita quest’anno!!!”
e invece arriva ed esordisce dicendo: “Nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo, quest’anno ho proposto all’illustrissimo
signor preside di accettare la mia proposta di pellegrinaggio espiatorio
a Lourdes.” Non riporto i commenti degli studenti, ma vi posso
dire che il preside fortunatamente ha risposto con una missiva in
cui ha spiegato che la proposta non è papabile il che, detto
ad una prof di religione è davvero il colmo!!
Gli studenti sono in piena fase disperazione, le proposte indecenti
si susseguono una dopo l’altra, una più improponibile
dell’altra e si assiste a scene da premio nobel di comicità:
la prof di fisica vuole portare i ragazzi al Cern di Ginevra per
sperimentare l’esistenza dell’antimateria, ma litiga
con il prof di matematica dalle radici molto poco nordiche, che
vuole approfittare del viaggio di istruzione per tornare in patria,
accompagnando i ragazzi a Caltanisetta (cosa c’è di
turistico lì non si sa, ma il rimpatrio nel parentado è
più importante). Il siculo a sua volta bisticcia con l’altoatesino
prof di biologia, che invece vorrebbe portare gli alunni in viaggio
lungo i prati dell’Engadina, alla scoperta di nuove specie
di fiori ed erbe (non quell’erba che intendono i ragazzi però!),
facendo degli alunni gli eredi di Gregor Mendel. Tenendo presente
che se poi incontrano Heidi, Peter che si baciano nel bosco rimangono
tutti traumatizzati, prof compresi, perché cade il mito della
dolce fanciulla e dell’innocente pastorello. Ma giunge la
prof di tedesco che si coalizza con l’altoatesino e perfeziona
la sua proposta stilando un programma che prevede un salto nella
Selva Nera, coniugando la raccolta di fiori atesini con il taglio
di alberi crucchi di Crucconia. Di questo passo, manca solo il prof
di chimica che propone una gita nelle miniere della Ruhr, così
questi poveri alunni si sentono davvero scambiati per i sette nani!
E poi le alunne si strappano i capelli per contendersi il posto
tra Biancaneve, la matrigna e la strega cattiva… e volendo
anche il ruolo della mela non è malaccio.
Ma finalmente, a porre fine ai battibecchi arriva il prof di informatica,
jeans slavati e lisi sul gluteo, t-shirt di Ronaldiño, infradito
a fiori hawaiani, bandana dell’ultimo concerto del Liga, chitarra
al collo. Irrompe in classe strimpellando e gridando: “Ehi
raga!! Si parte per Barcellonaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!”.
I colleghi lo fulminano con lo sguardo (invidiosi!!!!) ma non fanno
in tempo a fare commenti perché le loro voci sono letteralmente
surclassate dall’esplosione di entusiasmo dei ragazzi:
“Bella zia!!!! Grande prof!!!! Mitttttiiiiccccoooo!! Un applauso
al prof!!”; e in seguito parte il coro: “Uno di noi,
prof sei uno di noi, uno di noiiiii!!!!!!”. Ops… ma
mica erano proibiti i plebisciti?? Ecco appunto, infatti la bidella,
attirata dagli schiamazzi, è stata costretta ad abbandonare
l’attività impegnativa di rassegna stampa degli ultimi
speteguless di Eva tremila per accorrere armata di spazzolone a
sedare la rivolta. Tant’è vero che scambiando il prof
per un membro del gregge studentesco gli intima: “Stupido
moccioso, fila in presidenza!! Insomma, sta di fatto che dopo il
festino serale in onore del mitico prof, gli studenti ormai esaltati
si apprestano a preparare baracca e burattini per partire alla volta
della mitica Barça!!!!!
Volete sapere cosa combineranno in terra spagnola???? Beh, ci riaggiorniamo
alla prossima puntata!!
|