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di Greta Pirovano
Quando il vento solare urta il campo magnetico del pianeta Terra,
nel cielo si stagliano bizzarre figure che danzano insieme un ballo
infinito: un punto di congiunzione tra scienza e arte, tra razionalità
e ispirazione artistica, da cui ricavare storie di vita e di amore,
di spiriti e morte, di forze sovrannaturali che si danno battaglia
sul campo del cielo. Queste righe qui sopra non so che la modesta
descrizione di quello straordinario fenomeno che dalla notte dei
tempi permane avvolto in un alone di magia: le aurore boreali.
Uno spettro infinito di colori inonda il cielo blu della notte,
cascate gialle e verdi, sprazzi irregolari color cremisi, strisce
sfumate si aprono come ventagli che illuminano il cielo scuro, per
poi ricadere in ampi raggi variando di intensità cromatica,
da colori brillanti a colori caldi o viceversa più freddi,
come degli enormi petali che prendono il volo sospinti da una brezza
innavertibile.
Sembrerebbe il numero di un artista prestigiatore e invece la scienza
ha già dato la sua spiegazione razionale, senza però
sottrarre a questo fenomeno quasi indescrivibile a parole quell'aura
di mistero che da sempre lo accompagna.
La scienza ha già avuto modo di spiegare che quelle forme
armoniose di luce variopinta che danno spettacolo in cielo sono
la causa della presenza di particelle dotate di carica elettrica
provenienti dal sole e responsabili di far brillare i gas presenti
nella parte alta dell'atmosfera, quella più lontana dal nostro
pianeta. Prevedere le aurore polari è certo una scienza nelle
mani di esperti studiosi, ma sembra abbia sempre in qualche modo
a che fare con una sorta di divinazione: gli scienziati a cui è
affidato questo compito si servono dei dati elaborati dai satelliti
a bassa quota, grazie a cui è possibile quasi sempre prevedere
le aurore con un paio di giorni di anticipo, vantaggio che per altro
permette di affrontare nel modo migliore i problemi che la tempesta
di particelle solari che scatenano le aurore provocano alla distribuzione
dell'energia e ai sistemi di telecomunicazione.
Esattamente vent'anni or sono, nei giorni tra il 13 e il 14 marzo
qualche migliaio di occhi erano puntati al cielo per assistere a
quelle che sono state fino ad ora le più maestose e spettacolari
aurore mai viste nell'età contemporanea: solitamente solo
a latitudini elevate, sopra ai 60 gradi, le aurore danno spettacolo;
ma quella volta il pubblico non era solo il solito abituale dei
paesi scandinavi e dell'estremo Nord-America come l'Alaska ma addirittura
quelle aurore furono visibili, naturalmente con diversa intensità,
anche agli occhi degli scozzesi e addirittura degli abitanti della
Florida, dello Yucatan, del Quebec. Bussole impazzite, allarmi e
cancelli automatici in tilt, telecomunicazioni interrotte, elettricità
assente furono alcuni degli effetti provocati, senza contare il
grande stupore e anche in fondo il timore di chi mai si sarebbe
aspettato in vita propria di vedere da casa propria un'aurora, senza
sapere nel suo svolgersi di cosa diavolo si trattasse.
Nelle epoche passate chi assisteva alle aurore le considerava un
presagio infausto, un annuncio di catastrofi imminenti o di sconfitte
militari. Oggi queste superstizioni si sono naturalmente attenuate
e le tecnologie sempre più avanzate permettono di pensare
alle aurore come fenomeni puramente fisici, dettati dalle leggi
della natura che l'uomo oggi scopre passo passo in modo sempre più
scientifico e razionale.
Dagli studi condotti a partire dalla seconda metà del Novecento,
gli scienziati hanno compreso il nesso tra l'intensità dell'apparizione
delle aurore e la presenza di macchie solari. Le macchie solari
sono zone scure e più fredde situate sul disco del Sole,
indice di una intensa attività magnetica: a causa di quest'ultima
si verificano dei brillamenti, ossia dei getti di gas proiettati
verso l'esterno del disco solare che possono avere un'energia tale
da essere paragonata a quella che scaturirebbe dal verificarsi contemporaneo
di un milione di esplosioni vulcaniche. Questi getti di gas ionizzato
in quanto prodotto da particelle cariche (elettroni e ioni positivi),
è il plasma, il quale viaggia nello spazio interplanetario
creando il vento solare, grazie a cui noi possiamo vedere le aurore.
La forma tipicamente a spirale con cui si presentano le aurore dipende
dal fatto che le particelle del vento solare si muovono lungo le
linee di forza del campo magnetico che circonda il Sole: questo
campo di forza, a causa della normale rotazione dell'astro ha la
forma di una spirale. Le spirali non sono altro che la strada tracciata
lungo cui l'energia solare viaggia appunto dal Sole fino alla Terra
su cui abitiamo.
Mentre si avvicinano alla Terra le particelle prendono velocità
e nel momento in cui urtano la magnetosfera, ossia il margine del
campo magnetico della Terra, lo scontro fa sì che le particelle
vengano deviate (esattamente come succede ad una cascata d'acqua
quando colpisce una roccia e l'acqua schizza via da questa). Già
dal XIX secolo era noto che il numero di macchie solari fosse variabile
secondo un ciclo che raggiunge il suo apice, il cosiddetto massimo
solare, circa ogni undici anni. Nei circa due anni precendenti e
successivi a questo picco, il numero di macchie rimane tendenzialmente
elevato. Le aurore seguono il medesimo andamento altalenante: perciò
si può dire che, quando il Sole è diremmo noi "irrequieto",
le notti sulla Terra risplendono di aurore, in corrispondenza dei
due grandi poli magnetici situati ai due estremi settentrionale
e meridionale, dove si possono ammirare rispettivamente le aurore
boreali e le aurore australi. Quello che successe nel famigerato
marzo 1989 fu uno straordinario ampliamento di questi poli che permise
la visione del fenomeno oltre i limiti consueti.
Comunque, un fenomeno aurorale di portata normale è in grado
di illuminare una zona dell'atmosfera alta mille chilometri e larga
svariate migliaia e di generare elettricità che, misurata
in megawatt (multiplo del comune chilowatt), è pari a quattro
volte quella consumata sull'intero territorio degli Stati Uniti.
Direi che la riflessione fa capolino spontanea: viene da pensare
infatti a quanti problemi da cui la nostra società odierna
è afflitta in termini di allocazione delle risorse e di riduzione
di emissioni inquinanti riusciremmo a risolvere se questa enorme
e quasi inimmaginabile quantità di energia potesse essere
sfruttata davvero dall'uomo per la sua esistenza sulla Terra...
Rimane però il fatto che, come gli scienziati stessi ammettono,
la scienza che studia e soprattutto prevede le aurore è molto
indietro, si può dire in ritardo di un bel secolo rispetto
ad altre discipline di previsione come la metorologia: bisogna anche
ammettere in compenso che in 150 milioni di chilometri di atmosfera
può succedere di tutto! E prevedere ogni accadimento sarebbe
davvero una missione impossibile agli umani... ma anche ai divini,
se è per questo!
Attualmente il maggiore ente di ricerca che si occupa di questi
studi è il Gobbard Space Flight Center di Greenbelt, nei
pressi di Washington, dove un'équipe internazionale di scienziati
sta conducendo esperimenti all'avanguardia sulle aurore polari e,
in senso più generale, sulle connessioni tra il Sole e la
Terra, che sono le vere responsabili di questo fenomeno... o, messa
in termini più filosofici, Sole e Terra sono i registi spaziali
di questo spettacolo che non conosce mai fine e con "una tournée
dopo l'altra" riesce a calamitare l'attenzione di un sempre
vastissimo pubblico...
Svariate migliaia di turisti ed esploratori ogni anno convergono
nei luoghi dove potersi godere lo spettacolo, nei paesi scandinavi
ma anche oltreoceano, per esempio a Yellowknife, capoluogo dei Territori
del Nord Ovest canadesi e capitale del turismo legato alle aurore
polari. I turisti qui sono per la maggior parte (stranamente!) giapponesi,
i quali si dicono convinti del fatto che un bambino concepito durante
un'aurora abbia maggiori possibilità di crescere sano e dotato
(il riferimento è a una famosa serie tv americana in cui,
alla comparsa dell'aurora, tutte le coppie giapponesi ospiti di
un albergo si precipitavano nelle rispettive camere, nel tentativo
di moltiplicare la progenie...).
I nativi americani invece che vivono in quei territori di maggiore
manifestazione delle aurore connettono a questo fenomeno la loro
visione della vita dopo la morte: sin da bambini viene loro insegnato
che l'anima di chi non c'è più rivive sottoforma di
"spirito danzante", cioè appunto in un'aurora.
I bambini vengono avvertiti dai più anziani che fischiare
o fare schiamazzi alla vista delle luci delle aurore non risulta
di buon auspicio.
Parlando di terre a noi più vicine (si fa per dire vicine!)
alle isole Lofoten l'artista Dagfinn Bakke ha realizzato una serie
di acquerelli che rappresentano le aurore. Lo studioso dell'osservatorio
delle aurore della città di Tromsø (Norvegia), Asgeir
Brekke, ha raccolto queste realizzazioni in un libro, insieme a
poesie, resoconti scientifici e racconti popolari, tutti ovviamente
dedicati alle grandi aurore.
Un po' confusi da questa pletora di spiegazioni che scienziati di
tutto il mondo hanno tentato di attribuire a questo fenomeno, non
resta che abbandonarsi a questo spettacolo e provare tutte le emozioni
legate all'apparizione di un'aurora...
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