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di Greta Pirovano
Esistono precisi momenti nella vita di un essere umano, a partire
da quando compie più o meno vent’anni, in cui ci si
ritrova con un gruppo di amici di infanzia, all’epoca compagni
di scuola e di giochi e dopo i soliti convenevoli della serie: “da
quanto tempo!”, “come sei cambiato!”, “stentavo
a riconoscerti”, “l’ultima volta che ti ho visto
era l’ultimo giorno delle elementari!” e via dicendo,
ci si trova immancabilmente a fare un revival della nostra infanzia,
degli anni in cui le preoccupazioni più urgenti erano tornare
da scuola al pomeriggio in tempo per vedere Bim Bum Bam condotto
da un Bonolis giovanissimo, e trovare pane e nutella pronti.
Nel caso specifico si tratta di un’infanzia vissuta negli
anni ’90, un decennio strano, denso di tanti avvenimenti storici
e politici, di inversioni di tendenze, di rivoluzionarie correnti
di pensiero e di nuove espressioni artistiche e cinematografiche.
Un decennio che ricordiamo con un po’ di nostalgia, perché
in quegli anni era davvero uno spasso essere bambini! E perché,
all’epoca magari non sapevamo ancora contare bene, forse non
sapevamo che un millennio era diviso in secoli e i secoli in cento
anni ciascuno, ma ora, da grandi, sappiamo di essere stati l’ultima
generazione del ventesimo secolo e nel contempo la prima generazione
dell’attuale ventunesimo secolo. Siamo stati gli ultimi a
cui hanno insegnato a fare compere pagando con le lire (come dimenticare
la Montessori stampata sul mille lire o Alessandro Volta che campeggiava
sul dieci mila!) e sapendo che con mille lire compravamo una confezione
di gomme da masticare, possibilmente Big Bubbole, e con 500 lire
un pacchetto di figurine della Barbie se eri femmina e dei calciatori
(quando ancora i milioni di euro se li sognavano!) se eri maschio.
Siamo stati i primi a dover reimparare tutto trovandoci tra le mani
le banconote dell’euro, avendo ben chiaro che quando ce li
hanno dati o messi nel salvadanaio per la prima volta, ci hanno
spiegato che un euro valeva 1936,27 lire e quindi avremmo dovuto
prendere il prezzo in lire e moltiplicarlo per due per sapere il
costo in euro.
In altri termini, siamo gli unici ad esserci accollati e dover giustificare
la pesante e difficile eredità di un ventesimo secolo in
cui ne sono successe veramente di tutti i colori e gli unici ad
aver assistito all’inizio di una nuova era, l’era dell’high
tech e dell’high touch, della globalizzazione e però
anche della decontestualizzazione, l’era della disillusione
che internet in realtà non è un mondo libero come
credevamo, o come credevano quelli che ne hanno diffuso e massificato
l’utilizzo, e nel contempo dell’illusione (in cui però
crediamo davvero) di creare un mondo più pacifico che faccia
delle diversità una ricchezza, sgombrando il campo da ogni
pretesto di conflitto.
Tanto per cominciare, Babbo Natale non sempre ci portava tutto ciò
che desideravamo perché, ci spiegavano, ogni bambino del
mondo si meritava un regalo sotto l’albero e quindi anche
i più fortunati non avrebbero potuto fare grandi richieste.
Nonostante questo, comunque non ci lamentiamo, perché abbiamo
avuto tutto, anche se in realtà quelli che sono venuti dopo
di noi, nati nel nuovo secolo, loro sì che hanno davvero
avuto tutto e anche di più! Anche se nessuno glielo dice
mai!
Ci sentiamo spesso dire (quasi come se fosse una colpa non esserci
stati) che non abbiamo fatto la guerra e che non abbiamo la più
pallida idea di cosa sia, pur avendola studiata a scuola. Certo,
è vero (per fortuna!!), ma in fondo avevamo solo una manciata
di anni quando è scoppiata la guerra del golfo o la guerra
civile in Jugoslavia o gli scontri tra gli indipendentisti ceceni
e la Russia o la guerriglia che attanaglia ancora oggi la striscia
di Gaza, non abbiamo vissuto la guerra fredda e gli anni di piombo,
però abbiamo assistito straniti e incuriositi alla caduta
del muro di Berlino, senza sapere ovviamente cosa significasse.
Tutti ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come
se non avessimo mai vissuto nessun avvenimento storico. E invece
no, perché abbiamo imparato che il terrorismo può
mettere in ginocchio il mondo e sgretolare due torri del centro
di potere più grande e imponente del mondo; abbiamo visto
Bill Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella stanza
ovale, quello che tutti chiamavano impeachment; abbiamo assistito
a tangentopoli, senza sapere cosa fosse, ma sapendo ora che le conseguenze
di quegli anni non sono ancora del tutto sopite, siamo stati tra
le più giovani vittime di Cernobyl; abbiamo imparato che
non sempre i buoni hanno la meglio, perché a volte può
succedere che alcuni buoni, come quei due che si chiamavano Falcone
e Borsellino, possono lasciarci la pelle.
Non abbiamo votato il referendum sull’aborto e neanche la
legge sul divorzio, forse non sappiamo cosa significa avere degli
ideali in cui credere, solo perché non abbiamo vissuto il
’68; ma in ogni caso abbiamo delle idee che a volte passano
in secondo piano, solo perché il nostro vissuto storico comincia
all’incirca coi mondiali di calcio Italia ’90. Abbiamo
delle idee che non cadono negli abissi delle omologazioni e che
sappiamo sostenere più di quanto saranno mai in grado i nostri
fratelli minori o discendenti.
Noi, che abbiamo vissuto la nostra infanzia quando il collegamento
a internet a casa non c’era, al massimo ce l’aveva papà
in ufficio e così le ricerche scolastiche le facevamo in
biblioteca, mica su google. Il nostro primo telefono cellulare lo
abbiamo ricevuto all’inizio delle superiori e non come regalo
della prima comunione!!!!!!! E così, i nostri amici li andavamo
a chiamare direttamente a casa, suonando insistentemente il campanello,
mica facendo loro uno squillo a distanza. Al massimo per telefonare
andavamo nella cabine telefoniche usando i gettoni o le schede che
poi collezionavamo, o componendo il numero dal telefono con la rotella
al posto dei tasti.
I pattini con cui facevamo le gare avevano quattro rotelle, ma non
in fila, e si potevano allungare a mano a mano che il piede cresceva.
Il nostro mezzo di trasporto era la bici, con cui ci lanciavamo
a tutta birra per i prati e per le discese. Quando eravamo piccoli
noi, il primo novembre si stava a casa da scuola perché era
Tutti i Santi, e non Halloween; quando a scuola avevamo l’ora
di ginnastica partivamo da casa in tuta e ci portavamo le scarpette
da tennis nello zaino; le maestre ci facevano leggere i ragazzi
della via Pal, piccole donne, l’isola del tesoro, pattini
d’argento e ovviamente i libri del battello a vapore; non
abbiamo mai ricevuto bacchettate sulle mani, come ci raccontano
i nostri nonni, però quando la maestra disgraziatamente ci
metteva una nota, a casa era il terrore, perché eravamo certi
che ci avrebbero messo in castigo e non ci passava nemmeno per l’anticamera
del cervello l’ipotesi che i nostri genitori si sarebbero
arrabbiati con la maestra invece che con noi.
Durante l’intervallo giocavamo a calcio, maschi e femmine…
con qualsiasi cosa, anche con dei fogli di carta appallottolati
e fissati con il nastro adesivo.
E che male quando ci sbucciavamo le ginocchia! Ma poi la mamma ci
medicava con il mercurocromo che più ne mettevamo, più
era rosso e più era figo. In ogni luogo all’aperto
in cui giocavamo, avevamo il nostro passaggio segreto, precluso
a qualsiasi adulto. Ci divertivamo un mondo a giocare a guardie
e ladri, ce l’hai, bandiera, un due tre stella, il lupo mangia
frutta e strega comanda colori. Ma anche scavare il circuito per
le biglie, saltare la corda e giocare a campana e a twister (quando
ancora eravamo troppo ingenui per pensare mosse strane…) non
era male. Nel contempo, siamo stati i primi a sperimentare i videogiochi
quando ancora esisteva solo super mario e comunque potevamo giocarci
al massimo mezz’oretta al giorno, dopo i compiti. Quando era
brutto tempo invece giocavamo a forza 4, a indovina chi, sebbene
tutti sapessimo ormai a memoria i nomi e le sembianze di ogni singolo
personaggio, a ruba mazzetto o a tappo, facendo la rivincita, la
bella e la bella della bella, a nomi cose città (e la città
con la d era sempre Domodossola). I maschietti giocavano tanto con
le macchinine e poco coi mostri, mentre le bambine stravedevano
per la Barbie (quando ancora era sposata con Ken).
Il primo film serio che abbiamo visto è stato Jurassic Park,
e poi tutti ci siamo inteneriti vedendo E.T. che non capiva la lingua
degli umani e voleva telefonare a casa (quale casa??). Sapevamo
che stava per arrivare il Natale quando alla tv cominciavamo a vedere
la pubblicità della coca-cola o della bauli.
Abbiamo avuto la fortuna di vedere i più bei cartoni animati
che Walt Disney abbia mai realizzato: la bella e la bestia, Aladin,
Lilli e Vagabondo, il re leone, Pocahontas, Robin Hood, la Sirenetta.
Su Italia uno invece vedevamo Heidi, nutrendo un’antipatia
profonda per la perfida Rottenmeier; Lady Oscar, senza mai capire
se davvero fosse una femmina travestita da maschio; Mila e Shiro
due cuori nella pallavolo, e ancora ci chiediamo se alla fine quei
due stanno insieme definitivamente; Candy Candy; Pollon, con la
quale abbiamo imparato la mitologia greca; Braccio di Ferro, pur
sapendo che quella degli spinaci in realtà era una frottola
colossale, le tartarughe Ninja, litigando su chi fosse il più
forte; kiss me Licia, e ancora non sappiamo se Mirko avesse i capelli
gialli e rossi di natura o se in realtà se li tingesse; Alvin
superstar; la prima versione dei Power Rangers e l’unica seria.
Ci hanno martellato con le serie tv americane tipo Beverly Hills
e Baywatch, però in compenso era uno spasso vedere otto sotto
un tetto, il principe di Bel Air con Will Smith ragazzino, i mitici
Robinson e la tata Francesca.
Abbiamo cantato con Cristina d’Avena, ballato con Heater Parisi,
riso con topo Gigio e il mago Zurlì.
Siamo rimasti a bocca aperta quando abbiamo sentito al tg la notizia
della morte di Lady Diana, ma sappiamo che è stata tra i
personaggi migliori di quegli anni, così come Nelson Mandela,
Marco Pantani, Kofi Annan, Alberto Tomba, Umberto Veronesi, Paolo
Maldini, Roberto Benigni, Michael Schumacher, Carlo Azeglio Ciampi,
Roby Baggio e molti altri ancora.
La nostra prima musicassetta, quella con il nastro che ogni tanto
si inceppava e dovevamo riavvolgerlo con la bic, è stata
delle Spice Girls o degli Acqua, ma anche gli 883 e i Take That
ci attiravano, e i fenomeni del momento erano sempre quei terribili
Backstreet Boys. Non abbiamo mai capito perché Kurt Kobain
sia finito così e non ci sentiamo in grado di giudicare,
tanto che i Nirvana comunque li ascoltiamo ancora oggi. Ce ne andavamo
in giro con il nostro mitico walkman tra le mani, senza neppur lontanamente
immaginare che di lì a poco sarebbero saltati fuori i compact
disc, successivamente detti cd rom, di conseguenza i lettori cd,
fino ad arrivare all’mp3 e all’i-pod che tra un po’
è anche capace di cucinare gli spaghetti!
Abbiamo indossato pantaloni a campana, poi a sigaretta, in seguito
a zampa di elefante ed infine con la cucitura storta. Le prime scarpe
da ginnastica di marca le abbiamo avute non prima dei dieci anni
e come regalo di compleanno o di promozione (perché quando
facevamo noi le elementari poteva ancora esserci il rischio di essere
bocciati!).
Insomma, guardandoci indietro, c’è da chiedersi come
diavolo facciamo ad essere ancora vivi: viaggiavamo in macchina
senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo
viaggi anche di dieci ore verso il mare e con la macchina stracarica,
ma non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte
con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova
di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni
per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli
spigoli vivi e il gioco delle penitenze (dire fare baciare lettera
testamento) era micidiale. Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola
carichi di libri e quaderni, eppure abbiamo ancora la spina dorsale
intatta, nonostante non esistessero gli zaini con le rotelle!! Mangiavamo
dolci e ovetti Kinder e bevevamo bibite, ma non eravamo mica tutti
obesi. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si
è mai beccato la mononucleosi. Non avevamo cento canali televisivi,
dolby-surround, impianto hi-fi, pc, tv con schermo al plasma bensì
con il mitico tubo catodico, digitale terrestre, blue tooth, sms,
mms, adsl, eppure non ci siamo mai sentiti isolati dal mondo, anzi!
Sentiamo la mancanza di quell’età dell’oro, ma
siamo consapevoli, noi, di essere stati veramente fortunati! E soprattutto
di aver imparato a crescere…
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