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di Greta Pirovano
Ore 7.00. Suona la sveglia. Svogliatamente ci apprestiamo a svolgere
le prime azioni della giornata: è la fase in cui, come dire…
usando un termine comune… si comincia a connettere e si realizza
di essere ritornati nel mondo della realtà, riponendo in
un angolo della mente i frutti dell’opera del nostro inconscio,
che durante il sonno ci ha fatto approdare nel mondo dei sogni…
“Che bello sarebbe stato rimanerci ancora un poco!!”
a volte ci diciamo; in effetti, non dimentichiamo che tutti conosciamo
la storia di Cenerentola e in fondo… i sogni son desideri!!
Tutti noi sogniamo e i sogni a volte ci entusiasmano, altre ci deludono
e quando concordano con le nostre volontà speriamo sempre
che siano premonitori.
I sogni e le loro svariate interpretazioni psicanalitiche sono stati
molto considerati in passato: è noto a tutti l’esempio
di Sigmund Freud, psicanalista e filosofo, che si dimostrò
estremamente interessato e coinvolto dall’argomento e molti
altri personaggi collegati alla letteratura, come Italo Svevo, autore
di romanzi sull’indagine psicanalitica, quale “La coscienza
di Zeno”.
Non si è mai giunti ad una spiegazione comune che divenisse
convenzionale e forse ciò potrebbe essere un bene, se pensiamo
che ciascuno possiede una personalità e una fantasia propri,
i quali non possono certo essere minimizzati da un’indagine
collettiva o da una teoria ben definita.
Ad esempio, la personalità pragmatica del francese Alfred
Maury lo portò ad ipotizzare, nel 1861 che i sogni scaturiscono
semplicemente da stimoli esterni; egli dedusse la sua teoria da
un’esperienza personale: una notte sognò di essere
ghigliottinato, durante la rivoluzione francese; nell’istante
in cui sognò la lama staccargli la testa, si svegliò
di soprassalto, accorgendosi in quel medesimo istante che la testiera
del letto gli era piombata sul collo. Appunto da questo fatto privato
concluse che il sogno era avvenuto in quei pochi secondi trascorsi
tra la caduta della testiera e il risveglio e quindi le scene del
sogno, secondo Maury, erano passate in un lampo e create dalla sensazione
stessa del reale incidente.
Non fu così secondo Freud, il quale sconvolse gli studi precedenti,
sostenendo che il sogno è la strada maestra verso l’inconscio
e deducendone che, poiché la mente cosciente non è
attiva durante il sonno, le sensazioni, i pensieri, le situazioni
e le idee che ci disturbano e ci infastidiscono riaffiorano proprio
nei sogni; perciò essi si limitano ad estrarre frammenti
di vita reale per trasporli in ambiti diversi con i più disparati
significati o addirittura in situazioni fantastiche, in cui la fantasia
stessa, come più volte sostenne il Manzoni, rappresenta l’anticamera
della follia e porta a farneticazioni tali, che il sogno possa diventare
motivo di vergogna.
Teorie di simile calibro affermano inoltre che sogniamo eventi vissuti
durante il giorno, da cui siamo stati particolarmente colpiti. Supposto
ciò, si conclude quindi che i sogni forniscono all’uomo
uno strumento per classificare fenomeni reali, o meglio… “tutto
ciò che vediamo o sembriamo è solo un sogno dentro
un sogno”.
Nel tentativo di analizzare in modo più approfondito i sogni
ed i fenomeni ad essi legati è stato dapprima necessario
studiare ed osservare il sonno in sé, indagine perfezionata
grazie all’avvento della tecnologia, che portò all’invenzione
dell’elettroencefalogramma, in grado di registrare le onde
elettriche che produce l’attività cerebrale.
Le onde cerebrali tipiche della veglia, chiamate onde Beta, sono
più frequenti (circa 15cicli al secondo) e di minor voltaggio
rispetto al momento in cui l’individuo è in procinto
di addormentarsi, attimi in cui le onde mutano, diventando più
lente e di maggiore voltaggio e sono dette onde Alfa: questa è
la prima fase del sonno, il dormiveglia.
Successivamente subentrano le onde Teta, con un ritmo di 4-7 cicli
al secondo, la cui comparsa indica che il soggetto è definitivamente
addormentato. Dopo circa un quarto d’ora ci si avvia verso
la terza fase del sonno, scandita dall’alternanza di onde
Teta e Delta, finche si approda nella quarta fase: è il momento
del maggior riposo, detto appunto “sonno profondo”.
A questo punto arriva… il bello della diretta: comincia la
fase REM, ovvero il momento dei sogni, in cui le onde elettriche
ricalcano esattamente le caratteristiche di quelle di un individuo
sveglio e cosciente, sebbene si assista all’immobilità
completa del corpo, eccetto gli occhi, i quali ruotano, situazione
da cui appunto deriva la sigla REM (rapid eyes movement). Spesso
la mente non è in grado di ricordare nitidamente il sogno,
ma se l’individuo viene svegliato in questa fase, saprà
raccontare perfettamente il sogno vissuto.
Ma quanto dura la fase dei sogni? Durante la notte si ripetono cinque
fasi, in una serie di cicli del sonno, che durano un’ora e
un quarto ciascuno. Dormendo otto ore si ripetono quindi circa sei
cicli; ciascuno è interessato dalla fase REM per 10-20 minuti,
verso il mattino e, in definitiva, si hanno 90 minuti di sogno ogni
notte!!!
Insomma, ciascuno di noi è spesso protagonista di sogni che
ci catapultano in situazioni fantastiche o reali, oppure in incubi
e situazioni spiacevoli. Ognuno sviluppa poi una propria spiegazione,
sempre se riusciamo a trovarne una che faccia, diciamo così,
tornare i conti oppure ci affidiamo alla famosa Cabala o alla Smorfia,
tentando la fortuna con le combinazioni numeriche che ci vengono
suggerite.
Non è da escludere comunque che i veri sogni sono quelli
ad occhi chiusi, perché in realtà capita di sognare
a mente lucida; Edgar Allan Poe pensava che “chi sogna di
giorno conosce molte più cose di chi sogna solo di notte”
e forse… aveva ragione…!!
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