ZONA GIOVANI
"Se Fidia fosse ancora vivo... - parte seconda"

di Greta Pirovano

parte seconda

Avevo terminato la scorsa puntata con i nostri marmi Elgin esposti a Londra, da quando nel lontano 1816 sono stati acquistati dal British Museum, l'istituzione che ha fatto dei marmi degli oggetti di valore ideologico transculturale. Il loro valore è cresciuto nel tempo proprio grazie all'autorevolezza del contenitore, cioè dell'istituzione museale che li ha conservati fino ad ora. Però, come accennavo la volta precedente, la fine dell'età coloniale e la conseguente nascita degli Stati nazionali hanno fatto sì che ogni nuovo Stato abbia potuto riscoprire la propria identità nazionale: così si è innescata una serie infinita di rivendicazioni da parte di questi nuovi Stati di quei manufatti rappresentativi della civiltà nazionale che erano stati loro sottratti dai colonizzatori. Anche la Grecia figura tra gli Stati che rivendicano il proprio diritto di autorappresentarsi attraverso le testimonianze del proprio passato: infatti la Grecia si è liberata del dominio ottomano e si può autodefinire dal punto di vista politico come Stato occidentale (malgrado permanga la fede ortodossa a tenere la Grecia in qualche modo separata dal blocco occidentale).
I marmi Elgin dunque divengono oggetto di una diatriba non ancora risolta tra Grecia e Gran Bretagna, a partire dal 1982, quando il ministro greco della cultura Melina Mercuri solleva la questione della restituzione di fronte all'Unesco. Il governo greco chiede al governo britannico la cessione dei marmi al loro paese d'origine: nonostante l'opinione pubblica d'oltremanica si dichiari favorevole alla restituzione, i Greci devono scontrarsi con il netto diniego dell'allora governo Blair (e di tutti i successivi governi). I governanti infatti hanno sempre dichiarato la legittimità del possesso inglese dei marmi, in virtù dell'importanza che la civiltà greca, di cui i marmi costituiscono una delle più nobili espressioni, riveste per tutto il mondo europeo occidentale. E' vero certamente che la lunga esposizione londinese dei marmi è stata una sorta di volano per il successo dell'arte greca e di facilitatore della formazione del gusto classico, soprattutto nella classe dirigente europea della seconda metà dell' '800. Tuttavia, secondo i Greci, questo non basta a giustificare il pensiero dei governi britannici che si sono succeduti: secondo Blair e successori si può pacificamente affermare che i marmi non sono e non devono essere di proprietà greca, dato che il patrimonio archeologico greco è espressione di un cultura globale e per questo non è patrimonio di un solo Stato ma di tutta l'umanità intera (ricordiamo che la lista dei monumenti e dei manufatti dichiarati dall'Unesco patrimonio internazionale dell'umanità è lunghissima!).
Sta di fatto che gli ostinati Inglesi, pur di averla vinta, sono riusciti ad appigliarsi ad un cavillo (anche se in realtà non è un dettaglio tanto trascurabile) di ordine giuridico: lo statuto del British Museum infatti prevede espressamente l'impossibilità di alienazione delle collezioni, ovvero sia non è possibile per statuto cedere il contenuto delle collezioni che giacciono nel museo.
Neppure i Greci però mollano e tanto hanno fatto per rientrare in possesso del loro tesoro perduto che sono riusciti a ritrovare una lettera, risalente al 1811, scritta dall'allora ambasciatore britannico a Costantinopoli e indirizzata proprio a Lord Elgin: nella missiva l'ambasciatore pare dubitare della legittimità della spoliazione effettuata pochi anni prima dal connazionale Elgin; in particolare il mittente sostiene che Elgin non avrebbe potuto impossessarsi dei marmi perchè il sultano ottomano da cui Elgin disse di essere stato autorizzato, in realtà non aveva concesso ai funzionari di Atene la possibilità di vendere i marmi ad Elgin. Insomma, in poche parole, pare che l'autorizzazione alla spoliazione non derivasse dal sultano, ma fosse frutto probabilmente di un fraintendimento tra il sultano stesso e i suoi funzionari, che non avevano compreso l'ordine di non vendere i marmi. Ma neppure questo è bastato a far pendere l'ago della bilancia in favore dei Greci, anche se comunque ha avuto l'effetto di sollevare un problema comune a molte nazioni e a molte istituzioni museali: la legittimità dell'operato di compravendita d'arte. Bisogna considerare infatti che gran parte delle collezioni dei più importanti musei del mondo si sono formate come bottini di guerra oppure consistono di opere trafugate illegalmente o comunque grazie ad accordi taciti tra paesi che accettavano magari di cedere delle opere in cambio di favori o aiuti politici o militari. Se tutti gli Stati chiedessero indietro le proprie opere agli Stati che le custodiscono non si finirebbe davvero più di litigare!! Il problema è così annoso che nel 2003 il cosiddetto "Gruppo Bizot", composto da un gruppo di quaranta tra i direttori dei musei più importanti del mondo, ha sottoscritto la "Dichiarazione dei Musei Universali", una carta in base a cui viene abolito il principio di sovranità del singolo Stato sull'oggetto d'arte in questione, in favore di una visione più aperta che attribuisce la proprietà di un bene culturale non allo Stato dove ha avuto origine, nè allo Stato che lo conserva, bensì all'umanità e al mondo intero.
Ma molte delle diatribe in corso, alcune delle quali riguardano anche l'Italia, che è in contesa con il Paul Getty Museum di Malibù per la restituzione di più di cinquanta pezzi d'arte, con l'Etiopia per la vicenda della restituzione della Stele di Axum, con il Metropolitan Museum di New York per la restituzione dell'etrusco Vaso di Eufronio, non sono certo cessate.
Tornando ai marmi del Partenone, nel 2004 la Grecia annuncia la costruzione del Nuovo Museo dell'Acropoli, che avrebbe sostituito la vecchia struttura contenente una serie di reperti e sculture del sito ateniese. La costruzione è stata ultimata nel 2007 ma nasconde dietro di sè una grande provocazione nei confronti della Gran Bretagna: la Grecia annuncia di voler costruire un museo nuovo dell'Acropoli, facendo intendere che quella nuova struttura dovrebbe essere il luogo più adatto per conservare i marmi che invece i Britannici si rifiutano di restituire al legittimo proprietario. Nell'inoltrare l'ennesima richiesta di restituzione, il governo greco pone come data limite entro cui realizzare la restituzione il 2012: guarda caso, l'anno in cui le Olimpiadi, l'evento per eccellenza della civiltà greca, la manifestazione più completa dei valori civili di cui la Grecia antica è madre e custode, si terranno proprio a Londra, sede del British Museum dove giacciono i preziosi marmi.
Addirittura, all'interno del nuovo museo dell'Acropoli, provocazione delle provocazioni, c'è una sala completamente vuota e spoglia che è stata denominata... indovinate un po'... "sala dei marmi rubati"...
La struttura del museo per altro è moderna, dal design sofisticato, in linea con il gusto contemporaneo e con l'estro dei post moderni archistar che adornano negli ultimi anni le nostre città di edifici a dir poco avveniristici. Le sale sono provviste di grandi vetrate, attraverso cui il visitatore può intravedere il Partenone, mentre ne visita i reperti musealizzati: questo assicura la continuità tra gli oggetti contenuti nel museo ed il loro contesto originario... come a rimarcare, di nuovo, che questo rapporto dialettico tra gli oggetti e il loro "habitat" sarebbe compiuto se ci fossero anche i marmi! In realtà all'interno del museo i visitatori possono ammirare delle copie dei marmi Elgin, copie che però sono volutamente ricoperte da un tessuto velato, a ricordare proprio il loro status di copia, in mancanza degli originali.
Insomma, questa vicenda che lega Atene e Londra sembra essere un incessante tiro alla fune in cui nessuno dei due schieramenti accenna tregua...
E chissà cosa ne penserebbe il saggio Fidia, se non fosse già da qualche secolo nell'aldilà, di questo trambusto senza fine. Probabilmente, da modesto artigiano inconsapevole di aver creato con il suo scalpello qualcosa di inestimabile valore artistico e ideologico direbbe, molto shakespearianamente, "troppo rumore per nulla"...

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