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di Greta Pirovano
Comincio il mio articolo ponendovi una domanda: mi sapete dire
chi è Piero Corti? E’ probabile che molti di voi non
mi sappiano rispondere. Dò subito la risposta alla mia domanda:
un eroe. Pensate che io stia esagerando? Se essere eroi significa
mollare tutto, rinunciare alla ricchezza e alla carriera per andare
in Africa e salvare migliaia di vite umane, allora la risposta è
giusta.
Oggi vorrei parlarvi della missione intrapresa dai coniugi Piero
Corti e Lucille Teasdale, due medici missionari in Uganda, rispettivamente
un pediatra milanese e un chirurgo canadese; due vite all’
insegna della dedizione ed efficienza, unite dall’ impegno
professionale e civile, ma anche da un profondo legame sentimentale.
Vi chiederete perché ho scelto di parlarvi proprio di questa
storia e perché ho definito eroi proprio queste due persone,
quando eroe si reputa il capocannoniere dell’ anno o il pilota
che vince sempre o l’ atleta più coraggioso?
Il motivo è molto semplice: Piero Corti, come già
avete potuto leggere è originario del milanese esattamente
della stessa cittadina dove io abito: Besana Brianza. Chiunque a
Besana conosce Piero e Lucille e la loro storia, la maggiorparte
dei cittadini ha avuto la fortuna di conoscerli di persona e tra
i besanesi ci sono alcuni dei compagni di infanzia e adolescenza
di Piero, che lo ricordano come una grande persona. Tutti, anche
noi più giovani siamo orgogliosi di avere in comune con una
persona come Piero le nostre radici, perciò ci tengo paricolarmente
a portarvi a conoscenza di questa storia di vita.
Il loro incontro avviene negli anni ’50 in Canada, dove Piero
si è stabilito momentaneamente per specializzarsi in pediatria
e coltiva il sogno di esercitare la sua professione in “terra
di missione”; Lucille invece si sta specializzando in chirurgia.
I due, dopo essersi allontanati l’ uno dall’ altra per
un paio d’ anni, si incontrano nuovamente a Marsiglia e Piero
chiede a Lucille di seguirlo per qualche mese in Uganda, in un piccolo
ospedale dove ha deciso di intraprendere la sua missione.
Nel 1961 Piero sposa Lucille e dal loro matrimonio nasce la loro
unica figlia, Dominique.
Dopo l’indipendenza del ’62, l’Uganda subisce
una serie di sconvolgimenti politici che provocano un progressivo
degrado del paese. Negli anni ’70 la situazione politica e
civile peggiora ulteriormente ed il St. Mary’s Lacor Hospital
accoglie sempre più feriti di guerra; la miseria e la mortalità
infantile dilagano, così i coniugi Corti lottano per l’
ampliamento e la costruzione di una nuova sede nella parte settentrionale
dell’ Uganda. Nel frattempo Lucille diventa chirurgo, ma nel
’79, tagliandosi accidentalmente con schegge di ossa frantumate
dei militari feriti, contrae il virus dell’Aids, malattia
allora sconosciuta.
Ciò nonostante continua a svolgere la sua professione fino
a pochi anni prima della sua morte, avvenuta nel 1996.
Lucille è ricordata come una donna eccezionale che ha effettuato
durante la sua carriera oltre 13.000 interventi, senza contare l’attività
di ambulatorio che le ha permesso di curare quattro generazioni
di pazienti. A lei il premio Nobel Rita Levi Montalcini ha dedicato
una frase molto significativa e profonda: “Lucille rimane
il più fulgido esempio di dedizione all’ attività
medica svolta con eroismo sino alla fine del suo percorso”.
Dopo la scomparsa della moglie, Piero non abbandona la sua impresa
e rimane in Uganda finchè, ormai anziano, ritorna in Italia,
nel paese natale, Besana dove la figlia lo attende e gli rimarrà
accanto fino alla sua scomparsa avvenuta nel giugno di quest’
anno.
Attualmente l’attività nata grazie ai due coniugi contiuna
per opera di altri medici ugandesi che come loro hanno fatto dell’altruismo
una priorità di vita. La loro figlia, laureata in medicina,
risiede a Milano dove dirige la fondazione “Lucille e Piero
Onlus”.
Questa è la storia della loro missione che continua come
sempre e ogni giorno salva altre vite umane.
Questa vicenda ha colpito migliaia di persone, addirittura è
stato girato un film, trasmesso dalla Rai lo scorso giugno inititolato“un
sogno per la vita” e tratto dall’ omonimo libro.
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