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di Greta Pirovano
Musica, come apparirebbe il mondo senza musica??
Bella domanda… certo una domanda retorica, perché
tutti all’unanimità risponderemmo che una vita senza
musica non si potrebbe definire vita e non sarebbe sicuramente
colorita, varia, poliedrica e colma di emozioni e piccole sfumature.
Qualsiasi genere musicale si preferisca, le canzoni sono l’emblema
di numerose emozioni e vengono associate a sensazioni vissute,
piacevoli o tristi che siano.
Spesso la musica giovanile viene definita inutile e “i più
vissuti” la reputano inespressiva e incapace di trasmettere
sensazioni. Sarete d’accordo con me nell’affermare
il contrario, ossia ciò rappresenta soltanto un luogo comune,
diffuso tra le precedenti generazioni, forse perché ossessionate
dalla preponderante presenza di nuovi generi musicali, che limitano
la permanenza dei classici sul panorama musicale, o forse ciò
è dovuto al fatto che le canzoni che noi preferiamo spesso
sono straniere e non infondono di primo acchito le sensazioni
di una canzone italiana.
Certo, le nostre emozioni sono spesso affidate e associate a canzoni
di artisti d’oltre Manica o addirittura d’oltreoceano,
ma sicuramente anche la musica italiana ha il suo peso!
Un genere tra i più diffusi nei giovani è il rock,
in tutte le sue varianti, ma bisogna sfatare il mito secondo cui
il rock è un genere prettamente moderno, bensì le
sue radici affondano in anni in cui alcuni di noi nemmeno esistevano.
Infatti ha origine dal rock and roll, letteralmente “dondola
e rotola”: nato negli USA dopo la seconda guerra mondiale
, si sviluppò in stretto contatto con il jazz, genere in
cui gli schiavi neri riconoscevano un mezzo attraverso cui alleviare
le loro fatiche e soprattutto ribadire a se stessi e ai loro padroni
che essi erano uomini con una propria dignità.
Presto i bianchi si impadronirono del rock and roll, come mezzo
di espressione del desiderio di libertà e anticonformismo.
Alla scansione ritmica e alla melodia si sostituì uno stile
ritmico irregolare e imprevedibile, tanto da essere definito rumore.
Il primo cantante ad affermarsi fu Bill Haley, originario di Detroit
e successivamente Elvis Presley, i quali seppero utilizzare un
linguaggio assai vicino all’ottica degli adolescenti e dimostrarono
tutta la loro originalità esibendosi con pettinature e
abiti strani e mai visti prima d’allora.
L’evoluzione del rock and roll si ebbe con il beat, che
favorì la nascita di complessi in cui primeggiavano batterie,
chitarre elettriche e tastiere elettroniche. E a proposito di
beat… tutti conoscono i famosissimi Beatles (quelli del
beat), quattro giovani di Liverpool, tra cui i mitici John Lennon
e Paul Mac Cartney, che cominciarono la loro avventura nel 1962
con il loro primo 45 giri intitolato “Love me do”
e seguito da successi come Michelle, Yesterday, Hey Jude.
Nel corso degli anni 60’vari complessi si staccarono dal
beat, fondando un nuovo stile dalla musica più graffiante,
aspra e violenta, il rock, il quale ricalcò maggiormente
i fermenti sociali avvertiti dai giovani di quegli anni. Uno dei
complessi protagonisti di questo passaggio furono i Rolling Stones,
con brani come “I can’t get no satisfation”.
Il rock non rappresentò uno stile specifico, ma il risultato
di un’unione di stili che miravano ad alimentare il desiderio
giovanile di libertà e sovente anche di protesta. La crescita
dei mezzi di comunicazione, i media, favorì la quasi babelica
ramificazione di generi, la cosiddetta fusion, uniti ovviamente
dallo stesso fine.
Si svilupparono quindi vari generi, tra cui il blues rock, inizialmente
prerogativa dei musicisti di colore e poi diffusosi con Janis
Joplin, figura femminile dalla voce intensa e coinvolgente; fu
seguito poi dal latin rock, dai timbri tipici della musica latino-americana
i cui principali esponenti furono Carlos Santana e Al di Meola.
Fu quindi la volta dell’Hard rock o rock duro, caratterizzato
da un uso preponderante delle percussioni, sostenute da chitarra
e basso: a questa corrente, sviluppatasi nei primi anni 70’,
appartiene la musica dei Led Zeppelin portati al successo con
il brano “Dazed and confused” e poi i Pink Floyd,
Genesis, Deep Purple, Queen, con brani ricchi di inflessioni e
ostinati ritmici alla chitarra, definiti in gergo riff.
Toccò in seguito al dark rock, nel quale i cantanti, tra
cui i Black Sabbath, assumono atteggiamenti e abbigliamenti macabri
che evocano i film horror. Si sviluppò successivamente
il jazz rock, del quale i massimi esponenti furono i Soft Machine,
complesso britannico che ha composto brani per strumenti tipici
del jazz, sulle cui orme si sono orientati anche i Chicago.
Successivamente si diffuse il psychedelic rock, stile volto a
riprodurre le sensazioni provocate dall’uso di stupefacenti;
anche in questo caso eccelsero i Pink Floyd, complesso composto
da tre giovani di Cambridge il cui nome deriva dalla volontà
di ricordare due cantanti blues americani, appunto Pink Anderson
e Floyd Council.
Fu poi il momento del folk rock, volto a conciliare la musica
popolare country americana con le tendenze rock del mondo britannico,
che vide protagonista Bob Dilan e i Byrds.
Nacque poi il punk rock, uno dei generi che riuscì a definire
maggiormente l’anticonformismo e la rivolta con gruppi come
i Sex Pistols, che misero in risalto la loro posizione con brani
derisori verso l’inno britannico. Per concludere si diffusero
l’art rock, di carattere colto e intellettuale che, mescolando
musica colta al rock di fondo fu portato al successo da John Lord
e l’ heavy metal, di carattere prettamente percussivo, il
quale trovò successo negli anni 90’ con il complesso
dei Metallica.
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