ZONA GIOVANI
"Mitologia studentesca"

di Greta Pirovano

Settembre: incubo!! E’statisticamente provato che questo sia il peggior mese dell’anno solare, in pratica l’unico mese che di solare non ha nulla… perché??? Di motivo ce n’è solo uno… so già che tutti voi che state leggendo queste righe l’avete capito subito!! Dicevo, perché non è un gran mese??? Perché ricomincia la scuola… e onestamente, non per farla tragica, ma non è che sia così simpatica la cosa, dopo tre mesi di vacanza (volati, per di più!!)!!
Le prime due settimane del mese sono per tradizione dedicate alla rapidissima corsa ai compiti del last minute, praticamente tutti, (noi studenti siamo specializzati in questo)! Poi si fa sul serio ed è la volta della prima campanella che, ormai ci sono abituata, nella mia regione (Lombardia) è sempre la più in anticipo di tutta Italia, su questo non ci piove, purtroppo!
E allora si rimette piede in quell’edificio che, con voce dantesca potremmo definire selva oscura… anche se noi studenti non siamo esattamente nel mezzo del cammin di nostra vita… (battuta colta, così dimostriamo che a scuola studiamo)!!
Primo giorno: baci, abbracci, saluti e depressione generale, sui ricordi di una vacanza ormai terminata.
Ma frequentare la scuola significa anche vivere tra i nostri amici, nel gregge (come dicono gli adulti), che poi un gregge non è, bensì semplicemente una sorta di melting pot di stili, idee e ideali… e su questo non mi soffermo perché tutti noi la sappiamo lunga!
In fondo (molto in fondo) la scuola è anche piacevole per tutti quei personaggi più o meno strani che vi si incontrano: sono così numerosi che, se si utilizzasse ogni figura sottoforma di carta da gioco, si potremmo organizzare un torneo di scala 40 e su cui ciascuno possiede una propria teoria… io vi spiegherò la mia, maturata nel corso dei miei anni di scuola, a contatto con prof, bidelli, compagni, prèsidi, viceprèsidi, supplenti, tutor, coordinatori, rappresentanti di classe…
Il primo giorno il Ministero creò il bidello e, con una circolare, la bidella: due figure note fin dalla notte dei tempi, più o meno utili a seconda del loro modo di fare; ne esistono infatti due categorie fondamentali, l’onnipresente e l’introvabile.
Il primo talvolta sembra essere il vero direttore della scuola: nessuno passa inosservato e qualsiasi movimento, varicella, bigiata, sosta al caffè, divorzio, equazione mal riuscita alla lavagna, secchione, falsificazione di firma, votaccio sono per lui fatti di cronaca assai noti. Sa se abbiamo un’ora buca, se usciamo durante le lezioni e dove andiamo in gita. Sempre accanto a noi, partecipa ai nostri compiti in classe e alle nostre storie d’amore: è preparatissimo e alcuni genitori dopo un colloquio con il bidello vanno a parlare con i prof per puro senso di cortesia.
Poi c’è il bidello puntiglioso, il mago del pulito, il quale registra ogni segno di matita che trova sui banchi e ci manca poco alla raccolta delle impronti digitali, per risalire all’autore: decide lui per tutti la sistemazione dei banchi in classe e… guai se sconvolgiamo i suoi progetti d’architettura scolastica!! Sempre lui sembra essere dotato di radar e accorre immancabilmente appena varchiamo, anche solo con un piede, la soglia dell’aula, al cambio dell’ora, intimandoci l’alt.
La versione femminile di questa figura è la bidella mamma, colei che, in virtù del ruolo che svolge in famiglia soccorre professoresse e alunne in preda a crisi amorose o malesseri e amministra la giustizia nel corridoio: è una sorta di chioccia che raccoglie i più deboli sotto la sua ala protettiva… insomma, la donna di una volta, come spesso si sente dire!
L’introvabile invece, figura altrettanto mitica della scuola è tradizionalmente assente: potrebbe lasciare il biglietto come la Pantera Rosa o Arsenio Lupin, ma al suo posto lui non c’è mai… forse c’è stato, forse ci sarà... ma gli manca il presente indicativo! Raramente si può avere qualche incontro ravvicinato del terzo tipo con lui, ma anche in questo caso la sua mente vagabonda qua e là, talvolta lo si trova immerso in una lettura, del tipo “I dialoghi di Platone”, perché appunto lui ha una sua filosofia di vita: l’esistenza irrazionale. Ma se qualcuno prova ad ingaggiare una rissa a un metro da lui, rapinare la prof di matematica per estorcerle il compito in classe del giorno dopo o chiamare l’ambulanza a gran voce, scopriremo che sta solo facendo un viaggio astrale: è nel futuro o il suo presente non è lì e… a quel punto lo invidieremo moltissimo!
Il secondo giorno il Ministero creò l’insegnante precario, una sorta di fidanzamento tra la scuola e il prof, che dovrebbe servire ad entrambi per capire se sono fatti l’una per l’altro. Con lui il tempo passa in una convivenza colma di batticuore, col senno di poi che tornerà il prof di ruolo e a quel punto le ore di dolce far niente saranno solo un bel ricordo. Il supplente è quasi sempre giovane, quindi alle prime armi e simpatico e il precariato incombe su di lui come la spada di Damocle, rendendo la sua effimera presenza ancora più affascinante. Le alunne lo idolatrano, è come uno studente vissuto, appena sopra il suo pubblico, affidabile e ambito: “Prof, ci porta in discoteca? Vecchio lei? Ma se per un pelo non ha fatto la nuova maturità!...”. Difficile per lui negarsi, anche perché spesso è scapolo e su questo le alunne ci scommettono sempre (o ci sperano???!?).
Anche la supplente in genere sa destare l’attenzione degli alunni anzi, quanto più è breve la supplenza, tanto più è gentile e simpatica (al provveditorato sembra esserci un ufficio che calcola questa funzione inversamente proporzionale).
Gli studenti sono affascinati da lei ed esordiscono con frasi inusuali, come per esempio: “Prof, faccio io l’equazione alla lavagna”, oppure “Prof, mi siedo io al primo banco” e addirittura “Prof, mi offro io volontario per l’interrogazione”… in poche parole cose dell’altro mondo, non accadono mai eventi del genere a scuola, a meno che non ne valga la pena per via della prof con cui si ha a che fare. E mentre gli alunni la contemplano, le compagne minimizzano: “Cos’ha in più la supplente di noi??? A parte la laurea, ovviamente!?!”.
Con il concetto di scuola, si crearono i banchi. Si notò a quel punto che erano della misura giusta per gli umani da 6 a 19 anni, i quali vennero chiamati alunni o, con voce più seria, studenti.
Tra gli alunni, la figura più misteriosa, cioè quella che desta più attenzione è l’assente: egli riceve copiosi commenti spesso al veleno, quando invece è fermamente convinto che i suoi compagni lo coprono e si inventano scuse per evitargli guai (in teoria dovrebbe essere così!). La sua assenza dovrebbe fare di lui una sorta di Innominato, sebbene in realtà il suo nome sia sulla bocca di tutti i suoi compagni, ma soprattutto dei prof, i quali fanno il terzo grado al resto della classe, per ricevere informazioni sul desaparesidos in questione, addirittura si improvvisano James Bond o Charlies Angel’s, pedinandolo.
Ma non esiste solo l’alunno assente, bensì anche l’omonimo, versione prof. Il vantaggio consiste nel fatto che, mentre l’assente alunno non ha alcuna influenza sull’andamento del resto della classe, l’assente prof implica un mare di ore buche, la pagina del libretto che riguarda la sua materia praticamente bianca e un registro abbandonato nel suo cassetto, impolverato e scevro di qualsiasi voto o votaccio: niente voti o indicazioni che facciano risalire agli argomenti svolti, di cui normalmente gli alunni non hanno mai sentito parlare (e per fortuna che il registro dovrebbe essere un documento ufficiale!).
Per quanto riguarda i prof, ne esistono varie razze, il loro mondo è bello perché è vario, aspetto positivo in quanto contribuisce ad attirare l’attenzione degli alunni, che solitamente fanno la perizia psichiatrica a tutti i prof, tracciandone un quadro generale… una sorta di consiglio di classe a ruoli invertiti!
Esiste il prof-eta, che solitamente insegna filosofia o qualche scienza razionalmente incomprensibile. La sua frase più ricorrente è “nella vita non si finisce mai di imparare”: vive al confine tra mito e realtà, in un mondo tutto suo, dove può filosofare e indagare i principi dell’origine dell’universo o tentare di risolvere qualche dubbio atroce dell’umanità, stile “essere o non essere” di Amleto, rifacendosi a filosofi come Aristotele, Anassimandro, Talete… con lui è impossibile prendere appunti con cognizione di causa, perché spazia da un concetto all’altro, dalla filosofia alla biologia con frasi e termini soprannaturali che gli studenti non hanno mai sentito e di cui non riusciranno mai a conoscere il significato.
La prof-ata si rifà a questo modello, ma più che di filosofia, è esperta di romanticismo, dolce stil novo, cultura provenzale e tutto ciò che riguarda l’amore: facile intuire che è innamorata ma probabilmente non corrisposta, dunque assilla le alunne sulla base della sua esperienza e le mette in guardia in proposito.
Poi esiste il prof che ne so: conosce la sua materia, ma non la sa spiegare; spesso insegna matematica e nonostante riempia la lavagna di radicali, potenze, equazioni, sistemi, frazioni, algoritmi, raffazzona qualche concetto matematico e non espone mai il procedimento risolutivo in modo razionale ai suoi studenti i quali, con sguardo attonito, pensano già al voto della verifica o, più semplicemente si addormentano, sulle note delle sue frasi confuse… e poi si dice che la matematica è un gioco da ragazzi!
In ogni scuola che si rispetti c’è il prof idolo, persona, spesso maschio, in cui gli alunni si identificano; lui suona la chitarra elettrica in un gruppo rock, ha i capelli lunghi e rasta, indossa sempre giubbotto di pelle e borchie, invita gli studenti ai suoi concerti, dedicando loro una sua canzone e cerca di soddisfare le richieste dei suoi alunni: li porta in gita, convince il preside ad aumentare la durata dell’intervallo e discute con i suoi colleghi di consiglio di classe, chiedendo loro di eliminare i debiti o annullare un compito per il pessimo risultato di classe; se dopo un biennio passato con lui, la sua materia non figura tra quelle del triennio, gli alunni lo rincorrono per i corridoi, implorandolo di farsi carico di modificare il piano di studio: è raro trovare prof del genere!!!
Da ultimo, ma non meno importante esiste una specie di prof non identificabile, una razza a sé, in via d’estinzione: ne fanno parte solo pochi esemplari rari, che però costituiscono il nerbo della scuola italiana, gli ossi duri dell’istruzione.
Colui che appartiene a questa categoria è molto famoso a scuola per i suoi singolari e terribili metodi; in realtà è il miglior insegnante del mondo, un pozzo di scienza che utilizza sistemi assai duri, tipo insufficienze a tappeto, compiti difficilissimi, domande da cento milioni di dollari con il solo scopo di eliminare l’ignoranza studentesca ed elevare i suoi alunni ad un livello di cultura che potrebbe superare quello dei suoi colleghi. Per attuare questo progetto di “acculturazione” utilizza interamente la scala dei voti, da uno a dieci e inculca nei cervelli dei suoi alunni il motto: “Only the strong survive”, che tradotto in termini scolastici significa: “O imparate o vi stronco sul nascere”. L’effetto che il suo modo di fare esercita sugli alunni è inizialmente dei più terribili psicologicamente, ma dopo poco quasi tutti, dico quasi, si adeguano a lui: si comprende che non è poi così terrificante come si credeva, anzi è in grado di unire serietà e umorismo, creando un cocktail unico e impareggiabile, che induce gli alunni a stimarlo! Passando al triennio il mitico prof lascerà la classe e a quel punto gli studenti si accorgeranno di quanto sia stata preziosa la preparazione scolastica che lui ha fornito. E poi si ripensa ai momenti passati con questo prof e al suo modo di spiegare a dir poco incantevole, implorando chissà chi che possa accadere il miracolo di riaverlo in classe fino alla maturità.
Con ciò credo di aver fornito un’esauriente spiegazione di quanto concerne la scuola superiore: non sono sicura che tutti siano d’accordo con le mie teorie, in fondo ogni esperienza scolastica è unica e imparagonabile e ognuno la affronta in modo diverso… l’importante è credere che studiare costa fatica, ma ci fa comprendere come gira il mondo e, se veramente siamo camperisti dovremmo capirlo ancora meglio e quindi… buon studio a tutti i lettori della green page!!!!

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