ZONA GIOVANI
"L’importante è vincere??"

di Greta Pirovano

Anno nuovo, vita nuova, il 2006 è alle porte e… cosa ci riserveranno questi 365 giorni nuovi di zecca? Non preoccupatevi, non ho intenzione di esporre riflessioni politiche o bilanci economici preventivi su ciò che sarà l’Italia del 2006 (a questo ci pensa già l’editoriale!)…
Certo è che una buona parte di Italiani si starà già interrogando su problemi esistenziali del tipo quanti goal farà l’Inter (ammesso che li farà!), chi vincerà la champions league, se Cisolla sarà ancora capitano dell’Italia del volley, se la Ferrari vincerà il mondiale, se Vale46 si riconfermerà campione, se l’Italia arriverà in finale in Germania…
Inutile precisarlo, Italiani popolo di sportivi (tanto per dirlo alla Bonolis). Lo sport tifato, praticato, visto in tv, di squadra, individuale… In Italia lo sport è un amico di vecchia data, quell’amico che ha dato e dà tuttora alla nostra Italia grandi campioni, che unisce Nord e Sud sotto un’unica bandiera, che regala emozioni e ogni tanto anche qualche amarezza… ma si sa, fa parte delle regole del gioco, o meglio dell’essere sportivi, praticando quel gran bel principio del fair play, che non deve rimanere solo un bello stemma sulle maglie dei calciatori!
Lo sport è ben radicato nella nostra nazione e lo testimonia la presenza o il ricordo di grandi campioni, attuali e passati. Tra i passati che hanno dato lustro al “Belpaese dove il sì suona” è inevitabile ricordare il mitico Fausto Coppi, di cui tutti hanno impressa l’immagine delle pedalate affaticate ma altresì energiche che sfidano il Turchino e ovviamente il suo avversario, Bartali.
Gli sportivi della loro epoca, il dopoguerra, erano considerati gli “ambasciatori” del nostro paese, in un’età appunto in cui lo sport era concepito come strumento per creare un uomo forte, nonché dare una buona immagine alla nostra nazione.
In tempi più recenti ricordiamo invece le volèe di Adriano Panatta, le corse di Pietro Mennea, i fratelli Abbagnale, il mitico Roberto Baggio, gli slalom di Alberto Tomba e le pedalate con la bandana gialla del pirata Marco Pantani, che se n’è andato “in punta di piedi” così com’è arrivato, come aveva detto lui stesso, ma rimarrà comunque nella storia dello sport italiano.
Il popolo si identifica nei propri campioni, per i quali il tricolore sventola, viene appeso ai balconi delle abitazioni e qualcuno se lo disegna persino in volto; con loro si canta l’inno di Mameli a voce stentorea, perché tifo vuol dire anche amicizia.
Auguriamoci che il nuovo anno regali ai nostri campioni delle vittorie memorabili, un urlo simile a quello di Tardelli dell’82 e tanti bei piazzamenti a Torino 2006. E soprattutto auguriamoci che i miliardi del calcio non monopolizzino lo sport, perché nessun soldo credo possa mai ripagare le emozioni che i nostri campioni sono capaci di trasmettere alla propria nazione.
Lo sport è competizione e cooperazione, vittoria e sconfitta, fatica ma soddisfazione, “uno su mille ce la fa, ma come è dura la salita”…


Lo sport unisce, il dilettante potrebbe non aver nulla in comune con il grande campione, in quanto a popolarità o rendita, ma la voglia di mettersi in gioco, superare se stessi e saper ricominciare da capo, più forte, quando si risulta sconfitti… beh, queste sono le doti che accomunano tutti gli sportivi e soprattutto non hanno prezzo!
Un mio carissimo amico sciatore dice che “il bello di noi sportivi è che viviamo di sogni e di passioni cercando di intrecciarli e non importa ciò che lo sport ci chiede, ma ciò che ci dà”… e credo proprio che abbia ragione!!

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