ZONA GIOVANI
"L’estate è finita… grazie al cielo!!"

di Greta Pirovano

Era del 1985 e non ero nemmeno nata e nemmeno esistevo in forma embrionale quando i Righeira cantavano che… l’estate stava finendo.
Tralasciando in questa sede il contenuto malinconico della canzone di chi, con la fine dell’estate, doveva fare i conti con la lontananza dalla nuova amata e con il ritorno alle attività serie della quotidianità e del diventare grande, è sempre vero che la fine delle vacanze e il ritorno al lavoro, ai ritmi della città, agli impegni famigliari e di cura non è mai un ritorno felice, almeno fin tanto che non ci si abitua alla ripresa.
Anche qui, dall’apice alla punta dello stivale, un altro trimestre estivo è passato, lasciandosi dietro la calura, i temporali improvvisi, le uscite serali infrasettimanali, le gite fuori porta, le vacanze, i viaggi, i centri estivi, lo sport all’aria aperta, le grigliate in giardino e tutte quelle piacevoli attività cui bisogna dire addio, o meglio arrivederci, a quando le successive ferie e il clima nuovamente caldo dopo il lungo inverno lo permetteranno.
Insomma anche quest’anno però durante questa estate ce ne hanno fatte passare di tutti i colori! Intanto, sembra che un’estate, per essere definita tale e per essere ricordata a lungo tra le pagine di un album fotografico o di un diario, non può non avere il suo strascico di servizi dei telegiornali di tutte le reti che aprono l’edizione con il classico titolo cubitale sulla temperatura anomala! Certo, perché se a mezzodì di una giornata di metà luglio disgraziatamente la temperatura supera la soglia dei 30°C, evento più che ovvio e scontato fin dalla notte dei tempi, subito le redazioni mobilitano decide di inviati i quali, in collegamento dalle piazze delle più grandi città italiane, forniscono notizie concitate e precisissime sulla situazione meteorologico-climatica del luogo, con una precisione e una dovizia di particolari che quasi sembra di stare a sentire un bollettino di guerra. E dalla Rai a Mediaset, da La7 alle reti locali il servizio segue sempre gli stessi punti salienti.
In primo luogo la protezione civile è sempre e comunque mobilitata, per far fronte a cosa non si sa di preciso, ma in ogni caso cittadini e cittadine non avete nulla da temere perché gli omini in divisa verde e gialla sono pronti a proteggerci dal solleone. Il malcapitato giornalista di turno, la cui inquadratura svela un volto su cui non scende una goccia di sudore neanche a pagarla (alla faccia della presa diretta sulla realtà!), il giorno del suo ingresso nella redazione mai avrebbe pensato di trovarsi sotto il sole di Piazza Duomo o di Piazza di Spagna o di Piazza Plebiscito con il solo scopo di dire a chi si trova a casa che fa caldo (come se i telespettatori non se ne fossero accorti!).
Comunque, dato che la redazione lì lo ha spedito, in qualche modo dovrà pur crearlo questo benedetto servizio sulla canicola che gli è stato affidato; e così, dopo alcune considerazioni particolarmente superficiali sul fatto che i gelati si sciolgono e le bottiglie d’acqua si svuotano, tenta il malcapitato di entrare nel merito tecnico della questione, individuando puntualmente le due categorie “a rischio” causa temperature elevate: gli anziani e i bambini! E qui immagino (e spero!) sarà montata a tutti la voglia di controbattere, dal divano di casa, se solo potessimo ottenere un collegamento. Partendo dai bambini, è statisticamente provato che se proprio esistono soggetti a cui della temperatura alta o bassa non interessa un fico secco, quelli sono proprio i bambini: loro, che passerebbero (e passano!) le giornate giocando a ce l’hai, a calcio, a rincorrersi a perdifiato, non si curano minimamente del fatto che faccia caldo o freddo o tiepido, avendo giustamente come unico scopo della loro esistenza di bambini quello di divertirsi e giocare con gli amichetti. Al massimo sono le mamme e le nonne apprensive che cercano di ovviare alla situazione fornendo ai piccoli l’intramontabile cappellino con la visiera, l’unico seppur arcaico antidoto per evitare che il caldo dia alla testa e se mai una borraccia di quelle con disegnati i personaggi dei cartoni animati ovviamente riempita con acqua fresca e che si mantiene tale per tutta la durata dei giochi. Anni di animazione all’oratorio feriale testimoniano la perseveranza dei piccoli e la noncuranza nei confronti della calura!
Per quanto riguarda la seconda categoria a rischio, gli anziani, fossi in loro mi premurerei di denunciare tutti coloro i quali credono che un ottantenne cardiopatico sia così stupido e imprudente da mettersi a correre in mezzo alla piazza, alle ore 13 di un giorno estivo con sole a picco sull’asfalto rovente. Perché, se proprio vogliamo essere aderenti alla realtà, alla grande maggioranza degli anziani, quelli con problemi di salute ma anche quelli sani come pesci, esulandoci ovviamente dai tipici acciacchi dell’età avanzata, mai passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello di avventurarsi sotto il sole mediterraneo e nella cappa di afa assassina così per diletto, per fare una passeggiata o prendere un po’ d’aria (quale aria poi tra l’altro se non si muove una foglia neanche a puntarle addosso un ventilatore?). Naturalmente poi nella categoria “anziani” non può mai mancare il servizio strappa pietà della vedova sola che vive al sesto piano senza ascensore e non può dunque scendere a cercare il fresco anche solo della cantina per ovvi limiti di mobilità, o il nonnetto che percependo la pensione minima fa appello in tv per chiedere l’installazione senza oneri di un condizionatore…
Naturalmente il resto della popolazione compreso tra bambini e anziani non è minimamente menzionato: come a dire che adolescenti, giovani, uomini e donne dai 30 ai 60 anni il caldo non lo avvertono; e anche se fosse… che si arrangino un po’ come possono, loro che sono sani, forti e in gamba! Chissà perché infatti non si parla mai di chi normalmente passa gran parte dell’estate nel luogo di lavoro che, se la fortuna professionale ci assiste, è un ufficio dotato di aria condizionata, altrimenti può essere un cantiere o uno stabilimento. E non si parla nemmeno mai degli universitari che fino almeno al 20 luglio sono impegnati nell’impresa di sopravvivere allo studio per gli esami della fatidica sessione estiva, l’incubo di ogni studente che abbia un minimo interesse a stare in pari con gli esami del proprio corso di laurea!
Comunque, tralasciando queste incongruenze, non si può certo non tenere conto dei consigli del nutrizionista: sempre gli stessi i consigli, sempre lo stesso il nutrizionista, un povero medico che da almeno quindici anni sbarca il lunario rendendosi disponibile alla tv per dispensare direttive talmente banali che, dico io, non c’era certo bisogno di scomodare un dottore! Comunque, il nostro saccente dottore consiglia di bere acqua (naturale!!) per regolarizzare la ritenzione idrica e assolutamente niente alcolici né tanto meno super alcolici (il tavernello comunque presumo sia consentito!), mangiare frutti e verdure di stagione, fatto molto ovvio dato che per acquistare quelli non di stagione bisognerebbe tutti ricevere lo stipendio dell’amministratore delegato di una multinazionale, cucinare leggero, il che dovrebbe essere consigliato per tutto l’anno e non solo per tre mesi, fare moto (e qui verrebbe da dire “ma chi me lo fa fare se appena muovo un passo potrei venire strizzato e essere appeso ad uno stendino!”). Ma la cosa più sconcertante è: indossate abiti leggeri!!!! Certo, perché se non lo consigliasse il medico, probabilmente tutti gireremmo con il pile e la giacca a vento, sullo stile di certe popolazioni del deserto che sostengono giustamente che in ambito desertico è più efficace coprirsi con degli indumenti di lana che scoprirsi per difendersi dal caldo… peccato che ci dimentichiamo che tra l’Italia e il Sahara esiste una certa differenza climatica trattandosi proprio di un bioma totalmente differente.
E di solito, dopo il nutrizionista, non può mancare l’intervista al dermatologo: come faremmo noi, cultori del turismo balneare, senza i consigli su come goderci quel poco di sole che ci è dato di godere durante le vacanze? Il fatto strano è che però, oltre ai consigli ragionati del suddetto dottore, come a voler dare testimonianza visiva e concreta di quanto da lui asserito, non può certo mancare il collegamento con le spiagge della riviera romagnola (non una spiaggia qualsiasi, proprio quella lì!), da cui giunge sui nostri schermi puntualmente una rassegna di lati b, topless, bikini e tankini.
Però non tutti i mali vengono per nuocere e anche in questo caso va a finire che un po’ annoiati dall’inutilità di questi servizi sempre uguali a se stessi, ma comunque anche un po’ divertiti per la dose di folklorismo italiano che possiamo intravederci, preferiamo sentir parlare di rimedi contro il caldo, piuttosto che di scandali turistici che ogni anno spuntano come funghi dalle più disparate zone del nostro Bel Paese.
Perché, inutile precisarlo, non dà lustro al nostro essere italiani sentire che degli infausti operatori alberghieri (al di là del fatto che definirli tali non sarebbe corretto nei confronti di chi svolge questo ruolo con serietà!) perseverino da anni nell’inquinare la famosa Grotta Azzurra di Capri dirottandovi gli scarichi e i rifiuti delle strutture ricettive di cui sono proprietari. Tantomeno ci fanno fare una bella figura vicende come quella del conto super gonfiato in un ristorante romano, a danno di alcuni malcapitati stranieri. Non ci dà lustro però neanche vedere come se la passano i vip nelle loro vacanze ultramilionarie a bordo dei loro vascelli altrettanto ultramilionari, il mestiere prediletto delle pessime riviste gossippare, nonché di quella sottospecie di telegiornale per decerebrati noto come Studio Aperto (aperto ad ogni inutilità dal mondo si intende!), le loro serate al billionaire, le loro cene a base di aragosta pagate con quanto una persona mediamente benestante potrebbe racimolare solo con mesi di lavoro, la loro colonizzazione dei più favolosi tratti di costa italiana in parte sempre più privatizzati.
Insomma, l’estate qui da noi, in un paese che è crocevia di turisti che vanno e che vengono, ci crea un bel daffare, e per fortuna diremmo noi! Così, coerenti con il fatto di abitare in un paese di paradossi, va a finire che più che per rilassarci, aspettiamo l’estate per stressarci e, una volta finita, attendiamo l’inverno per… riposarci!...

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