ZONA GIOVANI
"Itaca… una partenza e un ritorno…"

di Greta Pirovano

“Ci si sceglie di farselo un po’ in compagnia questo viaggio in cui non si ripassa dal via”. Questa frase la canta Ligabue in una delle sue canzoni più recenti, di quelle che si ascoltano una volta, magari alla mattina in treno con l’ipod nelle orecchie e poi rimangono in testa per tutto il giorno. Poi magari sullo stesso treno, lo stesso giorno, capita di incontrare per caso un amico che, dopo aver passato la stessa mia giornata di lezioni all’università, si siede di fianco a me e mi dice quasi con aria trasognante mista a infantile innocenza: “Sai, oggi stavo pensando a una cosa… stavo pensando che in fondo la vita è come un viaggio”…
La vita è come un viaggio... eh sì, voi direte, troppo facile la metafora, lo dicono tutti... Allora io, anzi il mio amico, ha aggiunto: la vita è come un viaggio in pullman. In pratica è una specie di gita o di tour su strada, in cui ognuno di noi è l'autista.
Sul pullman carichiamo tutti quelli che conosciamo: i nostri genitori, gli amici vicini, lontani, vecchi, nuovi, i parenti, i professori, i conoscenti, i compagni e così via...
Tra di loro ci saranno sicuramente quelli che soffrono il mal d’auto e quindi, per paura di sentirsi poco bene, prenderanno posto proprio davanti, seduti ai primi posti e lì staranno per tutto il nostro viaggio: loro sono quelli che ci sono e ci saranno sempre più vicini, sempre al nostro fianco, in ogni singolo momento.
E poi ci sono anche quelli che se ne stanno seduti dietro, in fondo negli ultimi posti e noi alla guida non riusciamo neanche a intravederli dallo specchietto retrovisore: ogni tanto vengono davanti per chiederci quanto manca o per ricordarci a che punto siamo oppure perché vogliono insegnarci qualcosa che noi non potremmo capire da soli, e ci ricordano la solita morale che siamo fatti “per seguir virtute e conoscenza” e quindi il nostro scopo è imparare, conoscere, esperire… A volte sono gentili e cordiali con noi, altre volte un po’ antipatici e magari anche sgarbati. Poi però tornano indietro ai loro posti: nella nostra vita loro vanno e vengono, saltuariamente si ricordano di noi, per poi dimenticarsene temporaneamente e infine ricomparire di nuovo quando meno ce l’aspettiamo. Ma tanto noi sappiamo che sono sempre lì, non li scordiamo mai ed è per questo che li abbiamo fatti salire.
Successivamente, lungo la strada incontriamo qualche autostoppista e decidiamo a chi dare un passaggio e a chi no: dipende da noi, dall’impressione che ci fanno, dal nostro carattere più o meno disposto ad aprirsi a nuove amicizie. Sono quelle persone che magari vediamo per un giorno solo o due e che poi non rivediamo più perché, arrivati alla propria meta, si disperdono e non sapremo mai come continueranno le loro vite, perché le loro vite si sono intrecciate alle nostre solo per un attimo, e comunque ce li ricorderemo tutti perché tutti hanno svolto a loro modo un ruolo importante nella nostra vita. A volte capita anche che alcune di queste persone ci lasciano un segno indelebile durante il viaggio, un segno che solo noi possiamo riconoscere perché scolpito lì nel profondo di noi, nel cuore. E se capita, ci sarà sempre un posto a bordo che terremo caldo per loro.
Poi capita che il motore del pullman per qualche strana ragione si inceppi, non parta più. Allora cerchiamo aiuto e, se abbiamo scelto bene le persone che abbiamo a bordo con noi, non incontriamo difficoltà a trovare il supporto di cui necessitiamo, perchè lo troveremo in qualcuno che è sul pullman. Altrimenti ci tocca cercarlo da qualcuno che non conosciamo, che non abbiamo mai visto prima, ma che è disposto a darci volentieri una mano; e così si meriterà un posto sul pullman.
Dunque ripartiamo dal punto in cui ci eravamo fermati in panne, ripartiamo dopo aver raccolto e riposto con cura gli attrezzi del mestiere che ci hanno permesso di sistemare il guasto, in modo che in futuro, quando per caso o per necessità ci capiteranno di nuovo tra le mani, ci ricorderemo della vecchia esperienza e, avendone fatto tesoro, sapremo meglio come comportarci.
Capiterà pure che mentre maciniamo chilometri, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, alla ricerca del migliore dei mondi possibili, scivolando veloci sulla nostra strada infinita, magari i vigili ci fermano perchè stiamo correndo troppo, forse nell’intento di raggiungere una meta che non c’è o un traguardo ancora lontano. Ma i vigili non danno multe, più semplicemente ci consigliano di rallentare, perchè altrimenti potremmo mettere in pericolo le amicizie, gli affetti, i legami con i nostri passeggeri. E soprattutto perché se corriamo troppo rischiamo anche di non vedere le indicazioni stradali e andrebbe a finire che, trovandoci ad un bivio, non sapremmo quale diramazione prendere. A volte è particolarmente difficile scegliere quella giusta; infatti non sempre ci riusciremo e non sempre qualcuno ci darà i consigli giusti, solo noi conosciamo i nostri scopi, la nostra meta, quindi dovremo decidere a seconda del nostro istinto, afferrare le redini della situazione e dirigerci dove ci porta il cuore o la ragione, a seconda dei casi.
E arriverà anche il momento, per qualche motivo a volte ben chiaro e altre nemmeno lontanamente comprensibile, di dover far scendere qualcuno dal pullman, spesso a nostro dispiacere, perchè quel qualcuno non vuole più partecipare al nostro viaggio o perché noi non vogliamo che ci prosegua accanto, sperando che comunque qualcuno di nuovo salirà presto.
Come concludere proprio non saprei anche perché, è vero ok, sappiamo tutti biologicamente cosa succede, ma non è questo che conta, non ce ne importa assolutamente nulla di quello, anche perché è troppo scontato... persino Woody Allen una volta ha detto che la vita andrebbe vissuta al contrario, cominciando dalla fine e terminando in bellezza con… beh, non si può dire…..
Insomma, in ogni caso, quando sarà diventato vecchio il pullman comincerà a dare segni di stanchezza, poi si fermerà, si staccherà qualche pezzo, si sbiadirà, si bucherà qualche gomma, andrà in riserva, comincerà a scarseggiare il lubrificante e alla fine verrà abbandonato dall’autista e dai passeggeri.
Così noi tutti rimarremo a piedi e a questo punto, per chi vorrà, per chi se la sente, proseguiremo la nostra strada mano nella mano... ci incammineremo a marce ingranate nel nostro viaggio a senso solo, senza ritorno se non in volo.
Insomma faremo a volte come vorremo, altre come potremo, staremo con tanta gente, per poi stare un po’ da soli, faremo il nostro viaggio, cercando il nostro pomeriggio di maggio, non sapremo precisamente dove andremo, ma viaggeremo e ci porteremo i nostri souvenir, una fotografia, un sogno in gola, una canzone tra i denti, tutti quanti i nostri souvenir…
Ci sentiamo un po’ tutti degli Ulisse, ce lo abbiamo nel nostro dna un pezzettino di Ulisse, anche inconsciamente, anche senza saperlo, tutti conosciamo un’Itaca da cui partire giovani e inesperti e quell’Itaca dove fare ritorno un giorno.
Quell’Itaca di cui ha voluto parlare, anzi scrivere, un grande poeta greco, Costantino Kavafis, in una sua bellissima poesia:
“Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni, i Ciclopi e Poseidone incollerito:
mai troverai tali mostri sulla via, se resta il tuo pensiero alto
e squisita è l’emozione che ti tocca il cuore e il corpo.
Né Lestrigoni o Ciclopi né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore, se non li drizza il cuore innanzi a te.
E siano tanti i mattini d'estate che ti vedano entrare con gioia allegra
in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre, voluttuosi aromi d'ogni sorta.
Recati in molte città dell'Egitto, a imparare dai sapienti.
Itaca tieni sempre nella mente. La tua sorte ti segna a quell'approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio. Meglio che duri molti anni,
che vecchio tu finalmente attracchi all'isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.
Itaca t'ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.
E se la ritrovi povera, Itaca non t'ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un'Itaca…”
Perché in fondo tutti, ma proprio tutti quanti, sapremo bene che in realtà, talvolta, è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile, piuttosto che non partire.

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