ZONA GIOVANI
"I giovani e la politica"

di Luca D’Andrea

Due mondi paralleli o completamente distaccati?
Disinformati, distaccati e lontani. Questo è il profilo che caratterizza il rapporto tra il mondo giovanile e la politica. Un rapporto fatto di sofferenza.
Oggi addirittura è diventato difficile parlare di politica con i ragazzi, anche perché negli ultimi anni è cresciuto sempre più un senso di sfiducia nei confronti di questa istituzione.
A causa di questa sfiducia nell’ultimo decennio si è assistito ad una progressiva crisi di partecipazione alle strutture politiche tradizionali. Da alcuni recenti sondaggi emerge questo diffuso disinteresse alla vita politica: il 64% dei 1000 giovani intervistati ha un’opinione negativa del mondo politico italiano, questi sono indifferenti, diffidenti, arrabbiati e anche annoiati, quando pensano alla politica, e sono poco intenti a seguirne le vicende. Il 31% dei giovani intervistati si ritiene invece interessato alle informazioni che arrivano dalla politica, ma una percentuale superiore al 5% non si informa per niente.
Perché c’è tutta questa diffidenza da parte dei giovani nei confronti della politica?
I giovani non hanno più fiducia nella politica e nelle istituzioni perché negli ultimi anni hanno ricevuto da chi ha governato solo incertezze e precariato; hanno rinunciato a credere negli ideali che hanno accompagnato le generazioni precedenti e che hanno portato ad avere fiducia in se stessi. I giovani d’oggi vedono la politica come una cosa che non gli appartiene e che non va vissuta attivamente, inoltre sono molto più sensibili ai difetti della società e si rendono conto che non c’è nulla di certo nel loro futuro e che la società spesso non è pronta ad attenderli. Proprio questa è una delle ragioni per cui i giovani non cercano più risposte nei partiti politici e non guardano più, come i loro padri, ai leader della politica come personaggi da seguire e tentare di imitare, ma chiedono una visione nella quale credere, un modello nel quale identificarsi e si aspettano risposte concrete e proposte che parlino di certezze.
Le promesse non mantenute, gli scandali, l’opportunismo, i giochi di potere sono le ragioni per le quali regna lo scetticismo tra le nuove generazioni che sono diventate l’oggetto escluso da una politica e una cultura nate e cresciute in un mondo parallelo all’universo giovanile.
Si può dire, in pratica, che la politica giovanile è inesistente, i giovani che hanno degli ideali politici sono pochi e non vengono spronati per niente. La politica non si preoccupa di quello che pensano e la distanza che li divide continua a crescere, inoltre sembra che chi è interessato a fare politica è fortemente condizionato da due fattori: la disponibilità di tempo e le condizioni economiche. Infatti, pare proprio che la politica a grossi livelli venga fatta da chi se lo può permettere e da chi ha un posto occupazionale ben definito, non a caso è grande il numero di imprenditori e liberi professionisti che si convertono alla politica.
Cosa si potrebbe fare per invertire la rotta?
La strada da percorrere non è facile, ma questo non vuol dire che si debba gettare la spugna. Gli strumenti per offrire fiducia alle nuove generazioni ci sono.
Il primo argomento da proporre ai giovani è quello del recupero del senso della collettività: se si comprende l’importanza del proprio rapporto con gli altri e del proprio contributo all’interno della società, si può trovare ottimismo anche nell’approccio con il mondo della politica, considerandola uno strumento di aiuto alla società.
Una seconda strada è quella della lotta tra il bene e il male: dicendo che la politica è una cosa irrimediabilmente perversa e disonesta non cambierà niente, bisogna invece reagire e fare uno sforzo per entrare in certi ambienti senza mai abbandonare i propri valori e ideali. I giovani devono interessarsi alla politica per cambiarla. L’importante è non scoraggiarsi, dopotutto la sconfitta di oggi potrebbe essere la vittoria di domani.
Che dire di quei pochi giovani che cercano di interessarsi di politica?
Circa il 76% degli appartenenti ad un campione intervistato si informa della politica attraverso la televisione, un media che lascia poco spazio per la riflessione e l’elaborazione: la velocità dei telegiornali e l’arena rissosa dei programmi d’approfondimento caratterizzano la politica in televisione degli ultimi anni e non permettono ai giovani di conoscere le dinamiche e il significato di determinate scelte, posizioni o comportamenti dei personaggi politici che si muovono nella scelta pubblica del Paese. Segue poi, come canale di conoscenza indicato dal 19% dei giovani, il quotidiano. Anche i giornali oggi, però, offrono una visione anomala della politica: il gusto per il retroscena e gli scoop di palazzo, che mirano a far conoscere i giochi di potere e dipingono una politica fatta di accordi segreti, non disegnano un prodotto in grado di far comprendere ai giovani il reale peso e ruolo della politica.
In terza posizione si piazza la rete, è il 5% dei giovani ad utilizzare internet per informarsi sulla politica. Il rapporto tra il web e la politica ha fatto negli ultimi anni passi da gigante: oggi i principali partiti, e anche molte figure di primo piano, hanno un sito internet aggiornato, che presenta anche dei buoni tratti d’innovazione. Lo sviluppo di internet, però, non ha permesso alla politica di penetrare in modo efficace nelle fasce generazionali più giovani, che hanno un alto livello di confidenza con questo strumento. Per il web la sfida è di creare un luogo di discussione virtuale, dove scambiarsi opinioni e parlare di temi particolarmente importanti per l’universo giovanile, diventando uno strumento per caricare di “attrazione” la politica e permettere di riavvicinare i giovani lontani, distaccati e disinformati.
In sintesi, la soluzione per riaprire il dialogo tra giovani e politica sembra proprio quello di moltiplicare il più possibile i luoghi e le occasioni di confronto, poiché è importante cercare di coinvolgere le generazioni moderne nella politica; dopotutto saremo noi la società del futuro.

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