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di Alessio Tassone
Fra tante date mandate a memoria "sudando" sui banchi
di scuola, una in particolare rimane ben salda in mente e non
si scorda più, chissà poi perché.
Alla domanda su cosa accadde nel 1492, è impossibile non pensare
ad un tale di nome Cristoforo che un bel giorno decide di andare
a scoprire lAmerica, il nuovo continente. Quellanno,
però, è famoso fra gli amanti di sport estremi per (diciamo così)
linaugurazione delle scalate verticali. In quellanno
Antoine De Ville, per ordine di Carlo VIII di Francia, raggiunse
i 2086 metri (ora unaltezza da ridere) dellAiguile
del Vercos.
Una vetta fino ad allora considerata inaccessibile.
Da allora molte cose sono cambiate e il mondo degli alpinisti
è decisamente cambiato. Imprese sempre più avvincenti, scalate
sempre più difficili si alternano anno dopo anno.
Le vette più alte e famose del pianeta sono già state "domate".
Cosa resta da scalare? Grazie a tecnologie sempre più raffinate
e futuristiche, con attrezzature sempre più sicure e performanti,
i numerosissimi climbers sono riusciti ad arrampicarsi anche su
per palazzi, grattacieli, monumenti, chiese
Nei mesi più caldi, quindi, ogni tipo di parete può essere "attaccato"
dagli scalatori.
Ma dinverno, cosa fare? Le pareti si raffreddano, le temperature
sono sempre troppo basse, gli sforzi sempre maggiori. Si può migrare
al caldo? Troppo dispendioso.
Oppure attendere unimprobabile giornata afosa in pieno inverno?
Qualcuno crede nei miracoli! Niente di tutto ciò
E
ora di affilare piccozze e ramponi e arrampicarci su cascate di
ghiaccio, dei veri e propri templi dalla temperatura molto vicino
allo zero.
Scelto un punto dove attaccare la cascata, il gruppo di scalatori,
inizia la scalata.
Il colpo deciso con le piccozze parte solo dopo aver controllato
la consistenza del ghiaccio. Si più tentare la scalata solo dove
il ghiaccio è abbastanza resistente da reggere, tramite le dragonnes
(cinghie attaccate al manico della piccozza che distribuisce il
carico su tutto il braccio), il peso della persona.
Non solo! Le punte anteriori dei ramponi, che si applicano agli
scarponi, si conficcano nel ghiaccio e passo dopo passo i piedi
aiutano lo scalatore nella sua arrampicata.
Il primo di cordata ha anche limportante, nonché fondamentale,
compito di introdurre nel ghiaccio le appositi viti tubolari vuote
allinterno, che dovrebbero sostenerlo in caso di caduta.
Finita la corda toccherà al secondo salire con la stessa tecnica.
Lo scopo di questa disciplina è soprattutto quello di mettere
alla prova le proprie capacità fisiche e di concentrazione in
ambienti a dir poco affascinanti, oltre qualsiasi immaginazione.
Si possono conoscere angoli di natura, non alla portata di tutti.
Ovviamente questo sport è consigliato soprattutto a persone fisicamente
e tecnicamente preparate.
Non bisogna scherzare col
ghiaccio! Il pericolo è sempre
in agguato.
Con questo avvertimento, assolutamente necessario, si conclude
lultima "Zona Giovani" del 20^ secolo. A tutti
voi, Buon Natale e Felice Anno Nuovo!!! |
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