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di Greta Pirovano
Un mese fa circa ci eravamo lasciati proprio all’esatto
momento in cui i maturandi (me compresa!), dopo le fatiche della
seconda prova, guardando in faccia la realtà, si rendono
conto che li aspetta dietro l’angolo lei: la terza prova.
Dunque, io non so chi sia stato tanto geniale da inventare questa
prova ma, chiunque sia, sappia che ha reso la vita difficile a migliaia
di studenti, i quali pertanto vorrebbero duramente vendicarsi…
Dovete sapere che la terza prova infatti è l’incubo
degli incubi: i maturandi passano l’ultimo anno di scuola
con il terrore di non fare in tempo a finire la terza prova, quella
specie di corsa contro il tempo durante la quale non ci si può
permettere di spegnere il cervello nemmeno per un minuto, né
tanto meno di azzardarsi a posare un attimo la biro nemmeno per
schioccare le dita della mano indolenzita (perché non siamo
tutti ambidestri??!?!!), dato che ogni singolo minuto è vitale.
Risultato dopo tre ore di compito: le terminazioni assoniche e quelle
dendritiche di ogni singolo neurone ancora in vita sono andate in
corto circuito e, per quanto riguarda la mano, mettiamoci l’anima
in pace che per i prossimi due giorni ne abbiamo perso l’uso!
Però, in fondo, il problema principale è la preparazione
alla prova: per tutto l’anno gli studenti sono sottoposti
a delle terribili simulazioni e i prof elaborano dei veri e propri
trattati in merito, discorsi lunghi quanto un’intera ora di
lezione, raccomandazioni, moniti, avvertimenti… ma la morale
è una sola: che dio ce la mandi buona!!!!
Sta di fatto che i giorni precedenti alla prova sono giorni di grande
angoscia. Tanto per darvi un’idea: sabato pomeriggio, 40°C
all’ombra, cucina di casa mia, ventilatore a palla, io, Vale,
Marta e Ale, ovvero quattro anime in uno stato di perdizione morale
tale da confondere Nietzsche con Marx, Truman con Gorbaciov, la
relatività con la fisica quantistica, la meiosi con la mitosi,
il cubismo con l’impressionismo, il tutto con la netta convinzione
che nessun essere umano non bionico sarebbe in grado di ricordare
in che anno è nato Hegel, a che ora è morto Stalin,
in che giorno Einstein ha pubblicato i principi della relatività,
in che mese Mendel ha incrociato per la prima volta una pianta di
pisello a fiori rossi e una a fiori bianchi... tutti gli studenti,
oggi, a due giorni dalla prova si trovano in una situazione tale
di disperazione che farebbero di tutto, ma proprio tutto, tra cui
telefonate minatorie ai prof, pedinamenti, sit in davanti a scuola
per scoprire quelle quattro maledette materie di questa stramaledettissima
terza prova. A proposito, in merito alle materie permettetemi di
fare una precisazione una volta per tutte: vorrei spiegare ai miei
cari professori e non solo ai miei che il proverbio “o tutti
o nessuno” esiste ancora. Voglio dire: caro corpo docenti
di tutta Italia, potete per favore mettervi definitivamente d’accordo
se per legge si può o non si può comunicare in tempo
debito agli studenti le materie oggetto della prova??!?!!?!! No
perché ultimamente sembra che ognuno faccia di testa sua,
così tanto per cambiare si combinano i disastri e, sempre
tanto per cambiare, la colpa è sempre nostra guarda caso:
c’è chi conosce le materie della prova un mese prima,
chi non le sa, chi le sa ma non tutte, chi sa le domande, chi sa
gli argomenti e chi, come la sottoscritta e i suoi 22 compagni di
classe, non sa assolutamente nulla e così si ripassa affannosamente
tutte le materie, tirando un po’ a indovinare (ma senza azzeccarci
ovviamente!) quali potrebbero essere le più probabili, senza
sapere nemmeno lontanamente cosa capiterà nella prova. Ma
dico io: è una questione di principio, anzi di giustizia!!!
Non trovate?!!!
Lasciando da parte gli sfoghi dettati dai nervi a fior di pelle
per lo strano e imprevedibile meccanismo di quella che tutti si
ostinano a chiamare maturità, arriva il giorno della prova
ed ecco che il presidente, un istante prima di distribuire le domande,
annuncia a gran voce le fatidiche materie: “Classe 5’lb:
filosofia (olè!), biologia (olè!), lingua straniera
(olè!), arte (olè!)”… C’è
chi, come me, vorrebbe abbracciare ogni singolo membro della commissione
per avermi risparmiato dalla triste fine che avrei fatto se avessero
osato mettere quella abominevole cosa che si chiama fisica, chi
si prende un colpo, perché ha studiato tutt’altro e
chi non perde tempo a disperarsi ma comincia subito a scrivere.
Le lancette sembrano muoversi alla velocità della luce (ovvero,
300.000 Km/s… è una delle mie poche conoscenze certe
di fisica!), il tempo scorre all’impazzata e ci manca pure
un elicottero di non si sa chi che quel giorno ha deciso di atterrare
nel parco confinante con la scuola creando non poco scompiglio nelle
aule dove qualche centinaio di poveri maturandi tenta invano di
concentrarsi! Detto così sembra una scena di qualche telefilm
americano con Chuck Norris, però vi giuro che è successo
davvero!
Sta di fatto che tra una domanda su Kant, un’analisi di Duchamp
(a proposito di Duchamp, faccio presente che il mio commissario
esterno di arte è stato così originale che ha deciso
di farci analizzare la versione volgare della Monna Lisa, dove lei
appare coi baffi e con tanto di scritta non troppo graziosa riguardo
al suo fondoschiena!), un quesito sul sistema endocrino e uno in
tedesco sulla caduta del muro ecc ecc è giunta anche la fine
di un incubo che durava da mesi e che finalmente è svanito…
anche se le incertezze e i dubbi su quanto appena svolto sono molti…
e soprattutto comincia a farsi strada la cosiddetta ansia da tabellone…
sì, il tabellone dove tra qualche giorno i maturandi ormai
quasi in dirittura d’arrivo cominceranno a fare i conti col
proprio futuro…
E infatti, passano poche ore e ci ritroviamo di nuovo tutti lì,
davanti al cancello sotto il sole cocente del primo pomeriggio,
armati di speranza che le prove scritte siano andate per il meglio.
E’ un marasma, tutti accalcati nei pressi dei tabelloni, a
turno si sente qualcuno che dà i numeri: 39! 28! 42! 34!
45! (secchioneeeee!!!), tombola! Sembra un’estrazione del
lotto, anche se qui non c’è la dea bendata che porta
fortuna! Ripetendo una scena già vista due settimane prima
dopo lo scrutinio di fine anno, c’è chi esulta, chi
scuote la testa, chi impreca con tutta la rabbia che ha in corpo,
chi ride, chi è scontento e chi vorrebbe sterminare la commissione
con uno sgarbato ma incisivo vaffan...
Ma tanto, volere o volare, ora ci troviamo faccia a faccia con l’ultimo
round: il colloquio orale. Tempo due giorni e si comicia con l’inesorabile
avvicendamento al patibolo di ogni singolo maturando, in ordine
alfabetico (figuriamoci se non dovevo essere così sfigata
da avere l’orale per ultima, niente popò di meno che
il giorno 10 luglio)… Cosicché, mentre i 2/3 della
popolazione italiana si staranno crogiolando al sole di qualche
località turistica alla moda, io mi troverò nell’afoso
corridoio della scuola a camminare nervosamente su è giù
con il cuore in gola e la pelle d’oca per l’ansia, aspettando
il mio turno.
E’ l’ultima tappa, così dicono tutti… certo,
l’ultimo sprint e come in tutte le competizioni che si rispettano
l’ultimo sprint è anche il più duro da superare!
Ci si sente un po’ come Messner che alza il suo sguardo speranzoso
prima di compiere l’ultima ripida salita che lo separa dalla
vetta, o come Pantani che si alza in equilibrio sui pedali facendo
la volata che lo porta al traguardo, o come Del Piero prima di prendere
la rincorsa per calciare la punizione… insomma, ci si sente
ad un passo dall’arrivo finalmente, pur sapendo che è
ora di raccogliere tutte le forze di cui si dispone, fare un lungo
respiro di sollievo, chiudere gli occhi per un attimo per concentrarsi
ed entrare a testa alta nella fossa dei leoni… la mitica aula
45. E’ strana l’aula quel giorno, quel locale in cui
per 5 anni ci siamo sentiti protetti tra i compagni ma nel contempo
imprigionati da quelle quattro mura, sicuri ma anche impauriti di
fronte alle interrogazioni ora appare in una veste quasi sconosciuta,
sebbene di tempo lì dentro ne abbiamo passato parecchio.
E così tocca a me, i prof disposti a ferro di cavallo, ciascuno
dietro al proprio banco e in mezzo una sedia, vuota, quella dove
ognuno giocherà le proprie carte per strappare una buona
impressione alla commissione. C’è chi prima dell’orale
combatte l’ansia con la camomilla, chi con una bella tazza
di caffè nero, chi con una sigaretta, chi si sente tranquillo
solo stringendo tra le mani un portafortuna o solo con il sostegno
di qualche compagno… Ma in ogni caso, tutti ma proprio tutti,
entrano in quella benedetta aula con l’unico obiettivo di
dire grazie ai prof che ci hanno sempre sostenuto e di dimostrare
invece a quelli che non hanno mai creduto in noi, che noi in realtà
siamo distintamente meglio di loro… Ogni maturando (e mi rivolgo
sopratutto ai futuri maturandi che non ne sono al corrente!) sa
che le alternative sono tre: nella prima, nonché rarissima,
l’orale va benissimo, tesina compresa e tutta la commissione
ascolta incantata il maturando con aria soddisfatta; nella seconda,
molto più frequente, l’orale procede normalmente e
i prof a turno si fanno altamente gli affari propri, complice il
caldo torrido, gli argomenti magari poco interessanti e la voglia
di vacanze; la terza, la sfiga delle sfighe, conosciuta anche come
“coltello nella piaga”, quando i prof sono talmente
annoiati che decidono di divertirsi un po’ mettendo alla gogna
i malcapitati con le domande più impossibili mai esistite,
che colpiscono dritto al nocciolo le lacune del candidato…
ne sa qualcosa quella gentil donna della mia prof di fisica che
pretendeva di sapere da me il processo attraverso cui Maxwell fu
in grado di reinterpretare le tesi di Ampere per introdurre il concetto
di corrente di spostamento nella quarta equazione della sintesi
maxwelliana… non chiedetemi delucidazioni in merito perché
non sarei in grado di darvi alcuna spiegazione plausibile!
Beh, poco importa se il colloquio va bene, male o così così…
il momento più bello in assoluto è l’istante
in cui le nostre orecchie sentono pronunciare dal presidente le
fatidiche parole magiche: “Il candidato ha terminato l’esame”!
Voi non avete idea di quale fantastica sensazione si provi in quell’attimo,
un senso di liberazione, di leggerezza, una felicità inaudita,
un incontenibile entusiasmo che ci fa uscire saltando energicamente,
infilare la prima porta verso il cortile e lanciare un grande urlo
liberatorio che fa eco in tutta la scuola!
Perché, in fondo, comunque sia andato, bene o male che abbiamo
giocato la partita, ora tutti siamo….
FINALMENTE MATURIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!
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