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di Paola Rota
C’erano una volta le macchine da scrivere, pesanti e rumorose.
Oggi, le loro “nipoti” vantano maggiore silenziosità
e praticità grazie all’avvento dell’elettronica.
C’erano una volta le televisioni “in bianco e nero”
senza telecomando. Non vi era possibilità di scelta poiché,
all’epoca, trasmetteva una sola rete televisiva e solo in
alcune ore della giornata.
Oggi, esistono televisori di diverse grandezze e con varie tipologie
di schermo che ci permettono di vedere sia immagini a colori che
in bianco e nero in maniera nitida, quasi perfetta.
Gli ultimi cinquanta anni, sono stati soprannominati “il periodo
del boom tecnologico/economico”.
Mio padre è del 1937 e spesso, gli chiedo di parlarmi della
sua gioventù: mi affascinano i suoi racconti e non mi sembra
vero che una volta c’erano sentieri più che strade,
biciclette più che auto, paesi più che cittadine…
Per noi, nati dopo le guerre e con la presenza già di televisori
a colori e di automobili, non è facile immaginare l’Italia
di quell’epoca. L’essere umano crea invenzioni e poi
studia come evolverle per far fronte alle nuove esigenze della società
che è in continuo sviluppo. Nei suoi “cambiamenti”
sono da includere anche gli usi, i costumi e le lingue. Possiamo
dire:
C’erano una volta i dialetti, scritti e parlati quotidianamente
dalla gente, utilizzati come unico mezzo di comunicazione.
Oggi, ci sono l’Italiano e le lingue straniere. I dialetti
sono ancora presenti ma rischiano di scomparire nelle generazioni
future. Questo crea, giustamente, allarmismo poiché essi
rappresentano le nostre origini e sarebbe triste un giorno dire:
“Erano una parte di Italia che é andata persa.”
Come è possibile che scompaiano? Semplice, la “morte”
di una lingua avviene quando non è più utilizzata.
La storia insegna che questo è già accaduto diverse
volte. Purtroppo è un problema reale, pensate che il novanta
per cento dei miei coetanei, se sente parlare in dialetto (in questo
caso in piemontese) qualcosa riesce a comprendere ma sono in pochi
a parlarlo correttamente e quasi nessuno lo sa scrivere. Il territorio
nazionale è vasto e sicuramente questa problematica è
tangibile maggiormente in alcune regioni piuttosto che in altre
ma, se non si interviene, presto sarà un triste tema comune.
In tal senso i nostri politici hanno deciso, in una scuola moderna
in cui vengono insegnate lingue straniere e l’informatica,
di reintrodurre l’insegnamento del dialetto. Ricordiamoci
che non esiste futuro senza passato...
Spero che, quanto scritto finora, abbia suscitato in voi, cari lettori
e soci del Camper Club, delle riflessioni e non indifferenza.
Vi dirò che, nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa anche
noi per cercare di preservarli e lo possiamo fare in maniera divertente
ed istruttiva: fare conoscere ai giovani ed a tutti i partecipanti
dei raduni i proverbi delle nostre regioni in dialetto. Noi, che
pratichiamo turismo all’aria aperta, siamo persone socievoli,
lo dimostra il fatto che partecipiamo ai raduni, in cui siamo a
contatto con altre persone e con esse condividiamo parte della giornata,
per visite guidate o per divertenti passeggiate a piedi od in bicicletta…
Insomma, non pensate anche voi che sarebbe un piacevole ed utile
momento?
Del resto, siamo talmente numerosi che c’è sicuramente
rappresentanza di buona parte d’Italia e può essere
un modo non solo di riavvicinare i nostri ragazzi al dialetto, ma
anche di condividere i nostri proverbi locali con persone di altre
regioni, per sentirci tutti ancora più uniti e tutti insieme
italiani.
Attendo i vostri pareri in merito e, se saranno favorevoli, verranno
naturalmente coinvolti tutti (Presidente, Presidenti di Sezioni,
membri delle Sezioni ecc.) per riuscire a “ritagliare”
qualche spazio all’interno dei raduni da dedicare a: “Dialettando
Insieme”.
Per quanto concerne l’area piemontese, concludo con un proverbio
biellese:
“L’amicisia da na part e i sot da l’auta.“
Letteralmente: l’amicizia da una parte ed i soldi dall’altra
.
(Quando si fa un affare si deve guardare all’interesse senza
considerare i legami dell’amicizia.)
E poi, dicono che noi biellesi siamo avari…
(Potete contattarmi al seguente indirizzo e-mail: cristian.paola@tiscali.it)
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