|
di Greta Pirovano
Avete presente un tale di nome James Joyce?? Per chi è troppo
giovane per saperlo e per chi è troppo vecchio per ricordarselo,
ve lo dico io. Dunque James Joyce era uno a cui non interessava
nulla di quello che pensavano gli altri di ciò che scriveva.
E non gli interessava talmente niente dell’igiene mentale
del suo pubblico che scriveva spassionatamente, di getto, senza
censura, senza peli sulla lingua tutto ciò che ai suoi personaggi
(suoi perché li inventava lui) passava per la testa.
Avete mai sentito parlare di flusso di coscienza o stream of consciousness
o che dir si voglia???? Questa sottospecie di parolaccia significa
in pratica far fluire i pensieri più disparati nell’ordine
più casuale e insensato che capita. Gran bel coraggio questo
Joyce, eh?? Immaginatevi le facce dei borghesi perfettini quando
si sono messi a leggere Ulisse… mi sa che sono stati colti
da arresto cardiaco perché, non ve l’ho ancora detto
finora, sta di fatto che il pigro Joyce non si prendeva nemmeno
la briga di mettere la punteggiatura, cosicchè i suoi romanzi
in pratica sono un’unica frase lunghissima. Originale, vero?!
E se la facessi io una cosa del genere??
Continuate lo stesso a leggere o vi spaventate prima e preferite
evitare? Mi auguro che almeno un lettore su dieci (perché
ci sono almeno dieci lettori in tutto, vero??!!?!!) non mi mandi
a quel paese e giri pagina denunciando alla dirigenza la pazzia
in stadio avanzato e irreversibile della sottoscritta.
Solo per incentivarvi a leggere e solo perché siete voi,
metterò almeno i segni di interpunzione forti, tipo il punto
e il punto esclamativo… e niente di più! Allora, 3…
2… 1…i pensieri cominciano a fluire!!
Driiiiiiiiiin! No oddio la sveglia ma che ha puntato la sveglia!
Ah sì io ho puntato la sveglia ieri sera! Ma perché
ho puntato la sveglia potevo evitare no così avrei inscenato
una dimenticanza e sarei rimasta a fare la nanna tagliando scuola!
No e invece no non si può fingere di essermi dimenticata
perché sul libretto delle giustificazioni non si può
scrivere motivi personali non posso fingere di essere ammalata perché
se no mi obbligano a prendere la medicina e tutti sanno che prendere
la medicina quando si è sani fa male malissimo. E non ho
mai capito se è una scusa che si inventano per sgamarci più
facilmente quando fingiamo un malessere o se davvero potremmo fare
una gita nell’aldilà prendendo l’antibiotico
quando siamo sani come pesci. Boh chi può dirlo sta di fatto
che essendo sana di fisico e pure di mente (sulla seconda non ne
sono sicurissima ma fa niente!) mi tocca uscire dal guscio far in
modo che nel mio corpo si crei una differenza di potenziale pari
ad alcune centinaia di millivolt tale da generare l’impulso
elettrico e nervoso e trasmetterlo ai miei neuroni i quali realizzano
che oggi è il maledetto giorno della simulazione della terza
prova.
Terza prova! Che termine altisonante praticamente dei fogli con
scritte sopra un po’ di domande e una miriade di righe per
rispondere sempre che ho studiato e sono in grado di scrivere 12
righe di cose sensate per ogni domanda. E allora sconsolata mi appresto
ad avviarmi verso la tana dei leoni (dicasi scuola) la solita strada
i soliti automobilisti indisciplinati e quelli che vanno alla velocità
di un bradipo il semaforo rosso la nonnina che attraversa la strada
e ci mette due ore sta di fatto che arrivo a scuola con cinque minuti
di ritardo. Incrocio le dita spero di non incontrare nessun individuo
sospetto tipo il bidello che sta per chiudere il cancello della
scuola perché ha visto striscia la notizia il giorno prima
e si è convinto che i ladri possono entrare in azione di
giorno anche a scuola. Ditemi voi se la scuola dove lo studente
più vecchio ha 20 anni è uno dei luoghi papabili per
mettere in atto le truffe agli anziani. Ma fa niente sorvoliamo
e torniamo piuttosto alla mia questione di vita o di morte la terza
prova. Arrivo in classe è rimasto solo un banco il mio ovviamente
e ovviamente lì davanti così che più che ho
già il presentimento che sarà una terza prova tete
a tete con il prof anzi con i prof che di ora in ora si avvicenderanno
per sorvegliare tipo buttafuori su ventitrè insanabili professionisti
del copiare. Insomma dopo un calvario lungo quattro ora è
giunto il momento di consegnare togliendosi un peso e dando appuntamento
alla tua terza prova quando sarà corretta e quel voto stabilirà
la mia sorte del quadrimestre. Guardo in faccia i miei compagni
e basta uno sguardo fuggitivo per prevedere la strage e fare previsioni
su quanti feriti lascerà sul campo questa stramaledetta noiosa
terza prova.
Esco per andare a cercare un’isola di pace in cortile ma qualcuno
pone improvvisamente un ostacolo al mio desiderio di evadere e l’ostacolo
è sempre il solito sempre la solita prof di latino. E meno
male che era un lingua morta! Sì appunto morta come me dopo
cinque anni che la studio! L’abominevole creatura entra in
classe con la sua emblematica andatura e dietro di lei io che potrei
quasi farle lo sgambetto salvando il popolo da un suo controllo
a tappeto sui nostri quaderni pieni di scartoffie di ogni genere
tranne le versioni che avevamo per compito ma subito ritengo che
non sia opportuno per il semplice fatto che non dispongo di una
gru per rimetterla eventualmente in piedi. Il mio istinto di sopravvivenza
mi dice di fare un respiro lungo e sedermi con la coda tra le gambe.
Poi finalmente dopo due ore di latino e una di filosofia (pesante!)
suona la campanella anzi il campanello come dice la prof di latino
(sempre lei sempre la solita) e tutti corrono via. E dove corrono?
Corrono a casa! A mangiare la pappa prima di tutto perché
scusate ma dopo sei ore di si salvi chi può rifocillarsi
è il minimo. E poi per rifugiarsi nella camera oscura non
perché non si aprono le persiane ma oscura nel senso che
la conosco solo io come le mie tasche e gli altri hanno bisogno
della mia autorizzazione per accedervi! E lì musica a palla
(ad alto volume ma non troppo se no mi tocca rivolgermi alla amplifon)
e poi ai compiti ci penserò. Tempo 3 canzoni e poi ho già
voglia di prendere una boccata d’aria, chiamo la Deby e la
raggiungo nel punto strategico ma lontano dalla tana dei leoni dove
ho passato la mattinata. Dopo un’ora di stupidera ovvero periodo
di tempo in cui si interrompe volontariamente la connessione con
il mondo della scuola per pensare invece a tutt’altro è
ora di tornare alla realtà apri il diario e la notizia piomba
su di me come un macigno! Domani mi interroga in fisica! Ommioddio
ho tutta la notte davanti per tirare insieme qualche nozione sull’elettromagnetismo
la teoria dei neutrini l’energia potenziale gravitazionale
e tutte queste entità trascendenti al mio cervello. Prima
che mi prenda il panico rifletto.
Piano a studio fino alle 7 di domani mattina piano b faccio fuga.
Volete sapere come finisce?
Riuscirà il nostro giovane eroe ad arrivare al 10 giugno
sano e salvo?
Chi può dirlo……………………
|