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di Luca D’Andrea
11 settembre 2001: crollano le Torri Gemelle
In occasione del decimo anniversario dell’attacco terroristico
alle Torri Gemelle, conosciute anche come Twin Towers o come World
Trade Center, proprio nel giorno di uscita di questo numero di Insieme
(11 settembre 2011), ci soffermiamo qualche istante sulla vicenda…
Ragazzi e ragazze dopo di noi leggeranno sui libri di storia di
un’immane tragedia accorsa l’11 settembre 2001 a New
York e impareranno quella data e quei dati, probabilmente con la
stessa noia e con la stessa estraneità alla vicenda con cui
molti di noi imparano la data della presa della Bastiglia, cercano
di ricordare il numero dei decapitati durante il terrore giacobino.
Noi, però, quella data la ricorderemo per sempre e anche
quei dati… 15000 morti, poi 25000, 6000, 5000, 4000, poi ancora
6000…
Le Torri Gemelle che crollano come fatte di compensato sotto gli
occhi di gente incredula, di quella gente che ha avuto la “fortuna”
di vedere in televisione quelle immagini, chi ha potuto assistere
da vicino al crollo non ha visto molto: ha corso, corso, corso,
finché di fiato ce n’era, senza sapere….Cosa?
Chi? Perché? Hanno sentito solo un grande botto e pochi minuti
dopo tutto si sgretolava…tutto, non solo le loro Twin Towers.
E noi, dal di fuori, che crediamo di aver risposte per tutto, abbiamo
saputo rispondere ad una sola domanda: cosa? Una tragedia mai vista!
Ovviamente poi abbiamo avuto la presunzione di rispondere al “chi”:
Bin Laden, ma in realtà ognuno di noi in coscienza sa che
non può essere stato un solo uomo ad aver scatenato tutto
questo… c’è ben altro dietro e non possiamo permetterci
il lusso di estraniarci da ogni coinvolgimento.
E perché? Su questo le risposte sono già state più
caute.
Certo giornalisti, critici e ognuno di noi, nel nostro piccolo,
ha cercato di dare una risposta ad un gesto così estremo
e così drammaticamente riuscito.
L’integralismo islamico che si diffonde sempre più;
la questione palestinese in cui gli Stati Uniti sono coinvolti,
secondo alcuni, in modo eccessivo; una questione economica legata
ad interessi petroliferi (in effetti le Borse di tutto il mondo
occidentale subirono ribassi non visti da anni) e c’è
chi sostiene un insieme di tutti questi motivi.
Pertanto, per cercare di far luce, almeno parzialmente, su questa
vicenda, bisogna cogliere informazioni da quante più fonti
possibili, confrontarle, cercare di renderle il più possibile
neutre, sopra le parti e fare poi il punto della situazione, senza
pretese eccessive ovviamente.
Ci sono molte questioni da analizzare, molti punti su cui far luce.
I giornali ci hanno aiutato a fare il punto della situazione e possono
essere considerati come maggiore strumento d’informazione,
poiché ci hanno permesso di capire, almeno in parte, come
possa essere scaturita tutta questa rabbia, tutto questo odio, tutta
questa violenza.
Un altro mezzo d’informazione è stato sicuramente quello
televisivo: trasmissioni d’opinione, trasmissioni televisive
ad edizioni straordinarie (tipo quelle che si sono viste il giorno
della prima incursione Americana su Kandahar) che però hanno
spesso sfiorato il ridicolo, poiché pareva più che
fosse scoppiata una guerra su carta, o paradossalmente virtuale,
più che reale.
Inoltre sono stati utili alla comprensione di alcuni anche altri
documenti riguardanti la situazione mediorientale, i rapporti tra
gli Stati, le questioni economiche e politiche di questi.
Tutte queste fonti hanno contribuito a far conoscere lati prima
oscuri del mondo in cui viviamo, un mondo che è molto più
grande e molto più diversificato di quello che eravamo soliti
pensare, ma certo non hanno aiutato a capire.
Capire perché donne coperte da testa a piedi e senza alcun
diritto acclamino e venerino il potere dei Talebani, loro oppressori.
Capire perché uomini con una fede così forte credano
davvero sia legittimo uccidere e uccidersi per il loro Dio, confondendo
la forte fede con l’integralismo più spietato.
Capire come è stato possibile che nessuno si sia accorto
che su quegli aerei stava avvenendo qualcosa di tragico, qualcosa
che avrebbe cambiato tutto e tutti.
Capire come un Presidente della Repubblica possa rispondere alla
violenza con la violenza non cercando prima vie meno drastiche e
più efficaci (anche se ora, vedendo l’ostinazione dei
talebani, si può forse capire il suo gesto).
Capire come si possa vivere per tutta la vita preparandosi ad uccidere
e ad uccidersi.
Capire come un popolo già in condizioni pietose appoggi e
difenda, a sue spese, un ricco miliardario che l’unica cosa
che insegna è l’odio per gli Americani e l’unica
cosa che promette la loro distruzione.
Capire per cosa in realtà si combatte: il petrolio o la religione?
Capire se aver più paura delle offensive talebane o di quelle
americane.
Capire come paesi così storicamente diversi tra loro possano
riunirsi sotto un unico motto: “I am american!”.
Di una sola cosa si può essere sicuri: questa è la
guerra della paura.
Già da come è iniziata si poteva capire che non sarebbe
stata una guerra come le precedenti, forse non ci si poteva ancora
azzardare a dire se sarebbe stata più difficile o più
facile, più distruttiva o meno, ma di certo è quella
che incuteva, già dal principio, più paura.
Aerei di linea partiti da città americane, con a bordo centinaia
di passeggeri, che si schiantano a New York, la grande mela, sulle
due più massicce e grandiose costruzioni di Manhattan, le
Twin Towers.
Abbiamo capito che non si è mai e da nessuna parte al sicuro,
che in realtà non avevamo raggiunto il secolo di quiete che
dopo tante guerre credevamo di meritarci. La nostra tranquillità,
mista ad un’autostima un po’ esagerata, è crollata
alla vista dello sgretolarsi delle due torri.
Non sappiamo di chi aver paura, da chi difenderci, chi ripudiare
senza generalizzare.
La paura poi è sicuramente aumentata quando i bombardamenti
anglo-americani sono iniziati su Kabul, su Kandahar estendendosi
poi a tutto l’Afghanistan. Oltre a una paura inconscia, e
nemmeno troppa, di essere colpiti di nuovo da atti terroristici
come risposta alla guerra americana, abbiamo avuto conferme su quanto
temevamo.
La CNN araba, come viene chiamata nei paesi occidentali, Al Jazeera
ha trasmesso discorsi e promesse di risposte a questo attacco all’Afghanistan.
Quasi parallelamente si sono verificati in America i primi casi
di contaminazioni di carbonchio, una malattia che può addirittura
essere letale, come lo è stata per il primo americano contagiato.
Da allora il terrore è dilagato anche negli animi dei più
fatalisti.
Gli allarmi di polverine sospette sono ogni giorno di più,
e non mancano gli scherzi e i falsi allarmi.
Questi atti terroristici non si possono attribuire all’integralismo
islamico con sicurezza, né ad altre fonti, certo è
che se lo scopo di questi atti era terrorizzare la gente e mandare
in tilt l’organizzazione e il governo americano, allora il
progetto è perfettamente riuscito.
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