ZONA GIOVANI
"La storia infinita della Stele di Axum"

di Greta Pirovano

Axum (o Aksum) è la città sacra dell'antico impero di Etiopia, si trova nel Tigrè, nella zona settentrionale dell'Etiopia, alle pendici delle montagne di Adua. Questo luogo ha rappresentato il centro del regno di Axum, che sorse nel periodo attorno alla nascita di Cristo e declinò verso il XII secolo soppiantato dal nascente impero etiopico.
Una città tanto lontana da noi, ma destinata a rimanere impressa tanto nella storia quanto nell'attualità del nostro Paese.
I legami tra l'Italia e l'Etiopia affondano le radici negli anni '30 dello scorso secolo, quando nel nostro paese imperava il regime fascista. A partire dal conseguimento dell'unità, anche l'Italia, a somiglianza delle altre grandi potenze europee, comincia a concorrere nella conquista di possedimenti coloniali extraeuropei: si era dato avvio pochi decenni prima ad un'era imperialistica in cui le grandi potenze, in primis l'Inghilterra, avevano iniziato a spartirsi il mondo. Chi per procurarsi materie prime, chi per estendere i commerci, chi per piazzare nelle esportazioni il surplus della produzione in patria e chi per accaparrarsi le grandi miniere d'oro o di diamanti. La Conferenza di Berlino poi aveva riunito le maggiori potenze europee le quali, in tacito accordo, avevano stabilito la spartizione del continente africano.
Negli anni successivi l'Italia riesce ad accaparrarsi porzioni di Africa quali l'Eritrea, la Somalia e, a partire dal 1935, anche l'Etiopia.
Nel tentativo di emulare l'esempio degli altri colonizzatori europei, che erano soliti depredare i territori colonizzati delle testimonianze artistiche e delle opere monumentali locali, per poi creare musei nazionali di grandi dimensioni nonchè di pregio elefantiaco, anche all'esercito italiano impegnato in Etiopia viene ordinato di fare man bassa dei tesori della civiltà etiope. Corre l'anno 1937 quando nella capitale romana giunge un imponente ed enorme obelisco a sezione rettangolare, realizzato in pietra basaltica, alto ben 24 metri per il modico peso di 150 tonnellate. Il prezioso reperto archeologico, proveniente dalle rovine della città di Axum, si fa risalire al III secolo, allorchè era stato edificato prevalentemente per assolvere ad una funzione funeraria, anche se poi finì per essere considerato un monumento celebrativo del potere e della ricchezza delle famiglie più influenti della città e del regno. L'importanza del reperto però era ed è anche legata ad una leggenda secondo la quale Axum sarebbe stato il centro del regno della regina di Saba, una figura che rappresenta il mito fondante della civiltà etiope. Si narra infatti che la regina, venuta a conoscenza della fama di Salomone, si recò a Gerusalemme per fargli visita e conoscerne la conclamata saggezza. Recatasi dal potente re Salomone per sottoporgli alcuni enigmi al fine di sondare le capacità tanto decantate del sovrano, ne rimase affascinata: dall'unione del re Salomone con la regina fu concepito Menelik, che portava nel sangue le tracce di un'ascendenza divina e che sarebbe stato il capostipite di una stirpe salomonica, tanto che gli Etiopi si definiscono fin dall'età antica un popolo eletto. Menelik, cresciuto e divenuto re volle far visita al presunto padre Salomone e, prima di fare ritorno ad Axum, trafugò la biblica Arca dell'Alleanza.
La rilevanza artistica del manufatto, potenziata dalle implicazioni leggendarie di cui il monumento era dotato, fanno percepire al conquistatore fascista quest'ultimo come un bottino di guerra, per altro altamente simbolico. Mi spiego: l'Italia, che l'anno precedente ha proclamato il suo nuovo "impero", si appropria ora di una testimonianza della storia più antica del popolo che ha sottomesso. In tal modo mostra agli altri Paesi europei di avere tutte le carte in regola per accedere alla ristretta cerchia delle potenze coloniali civilizzatrici le quali, in ossequio alla più banale manifestazione retorica del cosiddetto "onere dell'uomo bianco", sottraggono i monumenti dai loro contesti "primitivi" per salvaguardarli e conservarli per le generazioni future. Ma soprattutto, così come gli antichi generali romani di ritorno dalla guerra amavano fare ingressi trionfali nella città mostrando le spoglie dei vinti, anche Mussolini, che di costoro si ritiene fiero emule, ha pensato di fare lo stesso con la Stele di Axum: caso vuole che il monumento fa il suo ingresso in Roma a celebrazione del quindicesimo anniversario della marcia su Roma.
Anche la collocazione del neoacquisito obelisco non è casuale: la Stele di Axum viene posta davanti alla sede Ministero delle Colonie... senza contare che, questa volta per pura sebbene ironica coincidenza, quel palazzo è divenuto, negli anni seguenti il crollo del regime, la sede principale della Fao, l'associazione internazionale che si occupa dell'annosa problematica della fame nel mondo.
Insomma, tornando al monumento, si può dire che il suo trasferimento dall'Etiopia all'Italia è stato solo spaziale, visto che ha continuato ad assumere la stessa funzione celebrativa della forza politica e militare della classe dominante che assumeva in patria.
Ma i problemi nascono successivamente alla caduta del regime e alla sconfitta subita dall'Italia nella seconda guerra mondiale: il trattato di pace siglato dall'Italia impone la restituzione all'Etiopia di tutti i reperti trafugati esattamente entro diciotto mesi dalla firma del trattato stesso. In realtà il monumento rimane immobile nel luogo dove è stato collocato nel '37 ancora per molti anni. Nel '69, quando finalmente l'Italia si decide a restituire l'obelisco al legittimo proprietario, il governo etiope si rifiuta di riceverlo, adducendo come motivazione l'impossibilità di sostenere l'onere economico del trasporto: in realtà, altre versioni ufficiose affermano che il governo etiope abbia destinato ad altri scopi i fondi che l'Italia ha stanziato a suo favore per il trasferimento del monumento. Va a finire che il sovrano etiope decide di fare della Stele di Axum un dono personale allo Stato italiano.
Peccato che la validità del dono però cessa quando il re viene deposto nel '74: il nuovo sovrano subentrato ricomincia a pretendere la restituzione del monumento.
Di nuovo dunque, con lo stesso copione con cui si svilupperà più tardi la diatriba Atene-Londra sui marmi del Partenone, l'archeologia è terreno di scontro politico: da un lato una nazione come l'Etiopia che va ricreando una propria identità nazionale attraverso i simboli tangibili della propria storia e delle proprie tradizioni, dall'altro l'Italia che al desiderio di riscatto nazionale etiopico oppone l'importanza della tutela archeologica del bene, impossibile in caso di trasferimento alla sua sede originaria, tesi suffragata dal fatto che negli anni '80 la Stele di Axum viene inserita nella World Heritage List dell'Unesco, divenendo patrimonio mondiale dell'umanità.
Dopo anni di ristagno, la questione etiopica si riaccende nel 2002, quando il governo italiano avvia le opere di restauro della Stele di Axum. La predisposizione dell'Italia alla restituzione oscilla tra due fuochi: da una parte il regime ormai alle spalle e la volontà di dimostrare il disprezzo di qualsiasi atteggiamento legato alla obsoleta mentalità coloniale fanno prevalere presso l'opinione pubblica italiana il principio della restituzione dei beni acquisiti in modo illegittimo; d'altra parte però l'Italia esita a configurare la cessione del monumento come un dono, temendo che questa decisione possa innescare una serie infinita di richieste di restituzione da altre nazioni colonizzate o conquistate anche nel passato più antico. Dal canto loro però gli Etiopi interpretano le reticenze dell'Italia come una volontà di difendere in qualche modo l'operato fascista e le vecchie logiche coloniali.
Questo interminabile tira e molla, fatto di fraintendimenti e ostacoli logistici alla restituzione, sembra terminare nel 2005, quando la Stele di Axum ritorna finalmente in Etiopia: per questa occasione, il governo etiopico annuncia l'introduzione di una festa nazionale per celebrare il ritorno dell'obelisco. Curiosamente, il giorno prescelto come festa è il 25 aprile... giorno in cui l'Italia celebra la liberazione dal fascismo.
Certo è che la tanto agognata restituzione non è stata di gran beneficio per il monumento: dal giorno della restituzione, la Stele - che già era stata danneggiata dall'esposizione prolungata all'inquinamento romano - è rimasta per tre anni in uno spazio ricavato nell'aeroporto che era stato appositamente costruito per accogliere l'obelisco. In seguito, la Stele viene portata nei pressi del parco archeologico di Axum dove, sempre grazie a fondi italiani, si procede all'apertura del cantiere per ricomporre l'obelisco.
La Stele di Axum viene infine ricollocata nell'antica città del nord dell'Etiopia, nel suo luogo di origine, e ufficialmente inaugurata il 4 settembre del 2008. Migliaia di persone assistono all'evento, in presenza delle massime autorità etiopi e della delegazione italiana, che taglia il nastro facendo cadere le due bandiere - quella italiana e quella etiopica - che ricoprono interamente l'obelisco.
Insomma, ancora una volta siamo di fronte ad un reperto archeologico protagonista di una costruzione collettiva di valore simbolico, in virtù del quale il monumento è divenuto oggetto di contrattazione politica. Nell'era del "politically correct" si rischia che lo zelo del dare a Cesare quel che è di Cesare faccia perdere di vista la dignità artistica intrinseca della testimonianza monumentale, soggiogando il suo valore artistico alle logiche del contrasto politico e a mentalità ancora oggi, nostro malgrado, fortemente ideologizzate.

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