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di Greta Pirovano
Vacanze, vacanze, vacanze, la parola d’ordine è questa!
Basta compiti, libri, interrogazioni, campanella, pullman, sveglia
alle 7, verifiche, voti, appunti ecc…
Come al solito arriva il 10 giugno, quella data tanto agognata nel
corso dell’anno scolastico, specialmente di fronte a qualche
insuccesso o semplicemente ad un arretrato di sonno, eppure una
data anche temuta… temuta????
Sì, in fondo è vero, perché la fine dell’anno
scolastico porta con sé il tirare le somme di quello che
abbiamo combinato durante l’anno: è quello che succede
sistematicamente tutti gli anni, quelle noiose e insensate medie
dei voti (mai giuste, mai quelle che vorremmo mai quelle che ci
eravamo prefissi nove mesi prima), in base alle quali la persona
non conta per quello che è ma per i numeri che è riuscita
a totalizzare, niente di più diverso che un gioco di società,
quelle a cui per esempio alle superiori, dopo una decina di anni
di scuola, bisognerebbe essere abituati…
E invece no, ci si fa prendere sempre da quella dose di ansia, a
volte peraltro ingiustificata, forse perché chiudere un capitolo
e prepararsi al successivo, quindi a diventare grandi fa un po’paura
a tutti…
Certo non succede ai ragazzini delle elementari e delle medie, ma
arrivati a un certo punto delle superiori, correggetemi se sbaglio,
capita una cosa molto strana: capita che si diventa maggiorenni.
A pensarci bene è un’invenzione buffa quella secondo
cui ad un certo punto della vita uno si ritrova alla guida dell’auto
di papà, con la tessera elettorale nel portafoglio e la capacità
d’agire acquisita… non si sa in base a quale criterio,
sta di fatto che qualcuno ha deciso che a 18 anni una persona deve
diventare per forza adulta, che lo desideri o meno.
Bella presunzione questa, soprattutto perché non è
assolutamente vero che a 18 anni si è adulti. O meglio, formalmente
lo si è, dato che da qualche parte sta scritto che a questa
età si può guidare un’auto, votare, vivere da
soli, sposarsi, essere arrestati, usare la carta di credito (dei
genitori, sempre se acconsentono), riscuotere i buoni postali, firmarsi
le giustifiche a scuola, tornare più tardi la sera ecc.
Ok, fa sentire grandi poter fare tutte queste cose, sembra quasi
divertente, ma in fin dei conti, chi ha veramente voglia di crescere?
Forse nessuno… Pochi giorni fa, a un passo dalla fine della
scuola, precisamente della 4’superiore, quella che precede
quel grande mostro della maturità un prof ci ha ricordato
in maniera quasi scocciata che la fase vacanzier-godereccia della
nostra vita è finita. Ovviamente, causa censura, tralascio
i commenti che si rincorrevano tra i banchi! Comunque sia, voi come
la definireste questa affermazione?
Sentenza inappellabile di una persona saggia che parla per esperienza
e per il bene dei suoi alunni o volontario tentativo da parte di
un professore un po’ frustrato, ormai prossimo alla pensione
che muore di invidia per la disarmante spensieratezza dei suoi alunni
di incutere loro un po’ di terrore? Purtroppo sembrava la
seconda e allora nasce spontanea una domanda: ma perché mai
dovrei diventare ufficialmente adulto se gli adulti si divertono
a fare gli sputasentenze solo perché hanno qualche anno in
più e forse qualche esperienza in più??
Il Liga, in una sua canzone dice: “quando hai solo 18 anni
quante cose che non sai, o forse invece sai già tutto, non
dovresti crescer mai”… e ha ragione perché avere
18 anni vuol dire essere in bilico tra due mondi ed essere costretti
a munirci di un biglietto di sola andata per quel mondo ancora lontano
che per certi versi ci piace e ci attira a sé con tanta prepotenza,
ma d’altro canto ci spaventa.
Perché mai prendere parte ad un mondo pieno di contraddizioni?
Un mondo di gente che si schiera dalla parte della pace e poi fa
la guerra, che vuole l’uguaglianza e poi si arroga il diritto
di comandare i propri simili, che odia il razzismo ma lo pratica…
e la lista sarebbe ancora lunga.
Ma la più grande contraddizione è che si pretende
che diventiamo adulti a 18 anni e nello stesso tempo il mondo degli
adulti non ci lascia alcuna voce in capitolo su nessuna questione,
considerandoci poco più che bambini. Già, siamo bambini
forse perché nel ’68 noi non c’eravamo ancora,
si parla sempre di grandi eventi storici accaduti prima che noi
nascessimo, come se da quel momento in poi la storia si fosse fermata
ed è veramente irritante dire la propria e non essere ascoltati
perché tanto noi siamo bambini e che cosa ne sappiamo noi
di come gira il mondo??
Direi che tutto ciò è abbastanza ridicolo, questo
accelerare le tappe fin da quando si è bambini per poi arrivare
ad un punto in cui in teoria dovremmo essere considerati adulti,
ma paradossalmente ci viene chiesto di aspettare perché non
siamo ancora abbastanza maturi per diventarlo. E chissà come
mai alla fine si arriva sempre a parlare di quel tale scontro generazionale,
giustamente mai sanato, che però pesa sulle spalle di chi
si appresta a cercare un posto in quel mondo ostile e chiuso in
se stesso che dà spazio solo a chi se lo sa accaparrare con
prepotenza.
In una canzone abbastanza recente, gli articolo31 dicevano di avere
il dubbio che questa generazione muova una rivoluzione immaginaria,
in cui doveva essere il bene in trionfo alla fine della storia,
invece non è così e il domani fa un po’ paura…
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