Note di Vitto e Nirvana Carion

Le prime testimonianze di insediamenti umani all’interno di quel territorio che noi oggi chiamiamo Spagna, risalgono al paleolitico inferiore (da circa 2,5 milioni di anni fa a circa 120.000 anni fa) e medio (da circa 120.000 a circa 40-35.000 anni fa): vicino le città di Burgos e Orce, sono infatti stati ritrovati nel 1976 e 1978 frammenti ossei collegabili ad esemplari arcaici di Homo sapiens, mentre è del 1848 la scoperta del cranio della cosiddetta “donna di Gibilterra” databile intorno al 30.000 a.C. (era di Neanderthal). La storia di questo paese ha quindi origini antichissime, però solamente dall’ XI sec a.C. vediamo comparire sul territorio il popolo degli Iberi, frutto dell’incontro tra le comunità indigene e le genti camitiche provenienti dall’Africa settentrionale. Gli stessi Iberi, si “fusero”, e a volte sovrapposero, alle popolazioni celtiche presenti soprattutto nella zona nord della penisola, dando origine, all’inizio del 600 a.C., al popolo Celtiberico, famoso per la capacità di costruire grandi e duraturi insediamenti fortificati, chiamati Castros. Intorno al 1000 a.C. sono i Fenici a conquistare numerose colonie commerciali del sud della penisola (Cadice, Huelva, Malaga e Almuñécar), mentre dal 600 a.C. compaiono i primi insediamenti greci, soprattutto nella fascia settentrionale della costa mediterranea. Queste due popolazioni, già tecnicamente, socialmente e culturalmente molto sviluppate, introdussero nella penisola la scrittura, la moneta, il tornio, nuove coltivazioni come l’olivo e la vite, e nuovi animali da lavoro e da allevamento, come l’asino e la gallina. Ma la prima vera opera “globale” ed intensa di colonizzazione, fu quella portata avanti dai Cartaginesi, che soprattutto tra la prima e la seconda guerra punica, riuscirono ad instaurarsi in gran numero all’interno del territorio iberico. Dopo la distruzione di Cartagine ad opera di Roma, è la stessa città eterna che, seppur con molte difficoltà, riuscirà nei secoli successivi a prendere il controllo dell’intera penisola, convertendola in una provincia dell’impero e dandogli il nome di Hispania: questo termine deriva da Ispania che, a sua volta, dovrebbe provenire da una parola di origine punica che significa “terra dei conigli”. Il primo ad utilizzare il termine di Hispania e di hispani, fu Tito Livio nel 50 a.C.). Dopo la caduta dell’impero romano, la Spagna è stata territorio di conquista per molte popolazioni, e tra queste le più conosciute sono sicuramente la dominazione Visigota (415 – 700 ca.) e quella, fondamentale per lo storia del paese, degli Arabi (689 – 1492). Il regno arabo si sviluppò soprattutto nel centro sud del paese, intorno ai grandi califfati di Cordoba, Siviglia e Granada, dando origine ad un periodo di forte scontro tra culture (l’araba e la cristiana) che sfociò nella secolare Reconquista ad opera dei regni cattolici, che si protrasse dall’VIII sec d.C. sino al 1492, anno della caduta di Granada attraverso epiche battaglie come quella di Poitiers del 732 d.C., quando Carlo Martello (nonno del futuro Carlo Magno) arrestò l’avanzata araba. (battaglia narrata pure da Fabirizo De André, in una delle sua canzoni più celebri, intitolata appunto Carlo Martello). Nel medioevo la Spagna visse un periodo sì di forte sviluppo sociale ed economico, ma anche piuttosto torbido, con la famosa Inquisizione Spagnola che, probabilmente corroborata dalla vittoria della Reconquista, cercò di imporre con la forza l’ortodossia cattolica, giudicando e, quasi sempre, condannando a morte chiunque non seguisse fedelmente i dettami religiosi della chiesa cristiano cattolica. Il potere viaggia di mano in mano, prima con i Re Cattolici (che unirono per la prima volta le corone di Castiglia ed Aragona con il loro matrimonio nel 1469) Ferdinando ed Isabella, poi con una delle loro figlie Giovanna (detta “la pazza”) unitasi in matrimonio con Filippo (detto “il bello”). Dal loro matrimonio nacque, nel 1500, Carlo, che alla morte del genitore ereditò tutti i territori spagnoli e, nel 1519 pure la corona degli Asburgo d’Austria (attraverso una politica matrimoniale), venendo quindi eletto Sacro Romano Imperatore con il nome di Carlo V°. Carlo si trovo quindi a regnare su un territorio immenso (solo Carlo Magno, nel IX sec d.C. regnò su una zona così ampia)che andava dalla penisola iberica, ai Paesi Bassi, l’Austria, vari stati italiani, parte della Francia e della Germania, vaste zone delle Americhe e le colonie spagnole dei Caraibi: fu proprio Carlo V° a dire che “ sul mio regno non cala mai il sole”, ed il perché … è facile intuirlo. A Carlo V° successe il figlio, Filippo II°, che proseguì l’opera del padre, portando la Spagna al culmine della sua potenza e del suo splendore, regnando per ben 42 anni (1556 – 1598). Chi governò dopo Filippo non riuscì a porre rimedio all’inevitabile declino che incominciò già negli ultimi anni del regno del “Re Prudente” (così era chiamato Filippo II°), e nel giro di un secolo la dinastia asburgica perse il suo potere e venne soppiantata dai Borbone, con Filippo V°, Ferdinando VI° e Carlo III°. I secoli XVII° e XVIII° sono contraddistinti da feroci guerre interne per il potere (famose le “guerre carliste”), e dalla proclamazione, nel 1837, della prima repubblica (che avrà vita brevissima). Grazie alla restaurazione del Re Alfonso XII°, la Spagna ritroverà un sostanziale equilibrio di potere, e una certa rinascita economico/sociale, minata però dalla quasi totale perdita, tra il 1895 e il 1899, di tutte le colonie nelle Americhe.
Il XX° secolo si apre per la Spagna con una profonda crisi economica e con la conseguente instabilità politica. Rimasta neutrale durante la prima guerra mondiale, si trova a dover far fronte a grossissimi problemi interni, tra cui il malcontento dell’esercito che, guidato dal generale Primo de Rivera, il 13 settembre del 1923, mise in atto un colpo di stato militare, instaurando una dittatura appoggiata dal Re, Alfonso XIII°. Alla morte di Primo de Rivera, dopo un periodo di incertezza politica, le elezioni municipali del 12 Aprile 1931, danno la vittoria ai repubblicani che il 14 Aprile dichiarano instaurata la II Repubblica. Anche queste repubblica ebbe vita piuttosto breve, dati gli innumerevoli problemi interni, come la spartizione delle ricchezze, le divisioni sociali, i problemi salariali e la sostanziale arretratezza della nazione. Nel 1933 le elezioni danno la maggioranza ai partiti di destra, ma tre anni dopo nel 1936 la maggioranza si sposta completamente a sinistra: in questo clima di caos politico ed istituzionale, si formano le basi della futura guerra civile. Guerra civile che scoppia nel famoso 17 luglio del 1936 con l’insurrezione delle guarnizioni dell’Africa spagnola: da questo momento per quasi 3 anni la Spagna sarà divisa in due fazioni, una controllata dal governo repubblicano e l’altra dagli insorti, tra le cui fila venne nominato “Jefe de Estado” (capo dello stato) il generale Francisco Franco che, anche grazie all’appoggio italiano e tedesco, riuscì a sconfiggere gli avversari il 1 Aprile del 1939, instaurando un regime autoritario e totalitario. Regime che si contraddistinse per una ferocissima repressione dei vinti e degli oppositori, che vennero o condannati a morte, o inviati nei campi di lavoro. Franco attuò una politica di “isolamento” politico ed economico rispetto agli altri stati, aprendosi solamente agli Stati Uniti d’America, a cui concesse la costruzione e l’uso di alcune basi ed aeroporti militari. Morto il generale Franco, nel 1975, dopo 36 anni di dittatura, Juan Carlos I° viene nominato Re di Spagna, e a partire dal 1978 si instaura nel paese una monarchia costituzionale. La Spagna è quindi divisa in 17 comunità, ognuna con una grande autonomia: tra queste spiccano senz’altro per la loro quasi totale autonomia, per la loro storia, e per la loro forza, la Catalunya, il Paìs Vasco e la Galicia. In Spagna non esiste una lingua nazionale, ufficiale, ma ne esistono 4 coofficiali: il castellano (che è quello che per noi stranieri è lo spagnolo), il galego (parlato in galizia), il catalano (in catulunya) e il basco (euskadi, parlato ne paesi baschi); ognuna di queste lingue ha la stessa dignità e lo stesso valore.

Il cammino di Santiago, un percorso
attraverso la storia.

Chi ha la fortuna di poter transitare attraverso le strade del cammino di Santiago, si renderà conto che ciò che sta facendo, ciò che sta vedendo, ciò che sta sentendo … non sono paesaggi, persone, suoni, colori e profumi qualunque, ma sono le “lettere” di una frase e di una leggenda molto lunga e complessa che la storia, e gli uomini, hanno scritto e continuano a scrivere attraverso i secoli. La tradizione e il mito ci raccontano che Pelayo, un eremita vissuto nel IX° sec d.C. nelle remote regione della Spagna nord-occidentale, seguì una misteriosa stella lucente fino ad un mausoleo romano nascosto sotto un roveto, al cui interno c’erano le spoglie dell’apostolo Giacomo (Santiago in spagnolo). La notizia venne appresa e subito confermata e diffusa a tutto il mondo conosciuto, direttamente dal Re asturiano Alfonso il casto e dal vescovo locale , Teodomiro. La scoperta di quelle reliquie fece si che Santiago de Compostela fosse da allora indicata in qualsiasi mappa d’Europa, e la ricchezza e la fama che queste sacre spoglie donarono alla città, furono immense. Per i primi pellegrini, raggiungere Santiago de Compostela era un’impresa biblica, quasi impossibile: mancavano strade, ponti, città, chiese e qualsiasi tipologia di servizio (per di più in quel periodo, la Spagna era sotto la dominazione araba, e quindi mussulmana). I sovrani cattolici del tempo offrirono quindi grandi privilegi a chi si trasferisse in quei territori dove transitavano i pellegrini, così che una dopo l’altra, sorsero rapidamente le città che ancora oggi affiancano il cammino. I sovrani “sfruttarono” in tutti i modi possibili questa scoperta, ed iniziarono a presentare Santiago come colui che, a cavallo di un bianco destriero, guidava le truppe cattoliche nello stermino degli arabi durante la reconquista, facendo così nascere la (falsa) leggenda del Santiago Matamoros (uccisore dei mori). In realtà Santiago che, era l’apostolo prediletto di Gesù, arrivo una prima volta nella penisola iberica come evangelizzatore intorno al 40 d.C., e successivamente ritornò a Gerusalemme, dove però venne fatto giustiziare da Erode Agrippa che, oltretutto vietò che il suo corpo, decapitato, potesse essere sepolto. I seguaci dell’apostolo Giacomo riuscirono a trafugarne la salma e trasportarla sino a Giaffra, la misero su una imbarcazione di pietra, e lasciandosi completamente guidare dalla Provvidenza, attraversarono lo stretto di Gibilterra, giungendo sino in Galizia. Qui addentrandosi nella foce di un fiume, il fiume Ulla, giunsero sino a Iria Flavia, capitale della Galizia romana: ottennero il permesso di seppellire il corpo in un cimitero, e solo molti secoli più tardi le sacre spoglie verranno ritrovate e riconosciute (a tal proposito le leggende sono molte, e diverse tra di loro). Anche la derivazione del nome Compostela, non è certa: c’è chi crede che derivi dalla corruzione del latino campus stellae (campo della stella, in riferimento alla stella che guidò Pelayo), e chi sostiene che Compostum, era il nome della località dove sorgeva il cimitero in cui le spoglie vennero seppellite nel 44 d.C. . La leggenda narra che uno dei primi pellegrini fu il grande Carlo Magno, che vide in sogno lo stesso Santiago, il quale gli diceva di seguire “la via lattea” (altro nome del cammino) sino alla sua tomba. Furono soprattutto i monaci benedettini di Cluny, in Francia, a rendersi conto dell’importanza che il pellegrinaggio a Compostela stava assumendo, e fondarono numerose chiese e monasteri lungo il percorso, favorendo così la diffusione del romanico, e aumentando il prestigio dell’ordine. Fu infatti un monaco francese appartenente all’ordine, Aimerico Picaud che nel XII° d.C. compilò il Liber Sancti Jacobi, un capolavoro ancora attuale sul pellegrinaggio a Compostela, comprendente una vera “guida del pellegrino” che divideva l’itinerario, a partire dai Pirenei, in 13 tappe. Pur venendo considerato come il terzo luogo santo della cristianità dopo Gerusalemme e Roma, Santiago de Compostela e il suo pellegrinaggio, risentirono molto sia della marginalità della sua posizione geografica, che della riforma luterana e della successiva controriforma, venendo quindi messo “in disparte” sino circa agli anni 60 del XX° secolo. La rotta segnalata da Picaud nel suo Liber Sancti Jacobi (noto come Codex Calixituns) acquistò sin dal primo momento grandissima notorietà e, nonostante le rotte di pellegrinaggio sviluppatesi nei secoli siano, nel solo territorio spagnolo, circa una diecina, quella detta francese (el camino francés), da sempre rappresenta il Cammino per antonomasia. Questo itinerario parte da Roncisvalle, al confine con il territorio francese, nel cuore dei Pirenei atlantici, e si snoda attraverso la Navarra, il Paìs Vasco, la Rioja, la Cantabria, Castilla y Leon, le Asturie ed infine la Galizia. Si passa quindi dalle imperiose vette dei Pirenei, all’impervio Paìs Vasco, alle colline della Cantabria, per scendere sino nel cuore della meseta spagnola in Castilla y Leon, da dove si inizia nuovamente a salire lungo gli altipiani asturiani, per giungere infine nella verde, rigogliosa e piovosa Galizia.


SANTIAGO DE COMPOSTELA

Santiago de Compostela, città di circa 77.000 abitanti, è da secoli punto d’arrivo di milioni di pellegrini, e, in questo viaggio, sarà anche uno dei nostri due punti cardine. Città mistica, magica, legata sia alla cultura latina che a quella celtica, pone le sue fondamenta “ufficiali” parallelamente alla scoperta delle spoglie dell’apostolo Giacomo. Oggetto di numerose scorrerie sia normanne che mussulmane, inizia la sua vera espansione intorno al 1075 con l’apertura del cantiere della cattedrale. Verso la fine del XII sec d.C., il vescovo Diego Gelmirez, autorizza ed incentiva la costruzione di numerose altre chiese dando così il via all’espansione urbanistica della città, soprattutto per accogliere i pellegrini che sono ormai svariate decine di migliaia ogni anno. Nei secoli successivi, numerose lotte intestine tra potenti della città hanno, da un lato rallentato la crescita di Santiago de Compostela, mentre, dall’altro, la voglia di prevalere di una famiglia sull’altra, ha fatto sì che tali famiglie si “sfidassero” a suon di costruzioni di edifici, sempre più belli ed imponenti. Furono i “Re cattolici” Ferdiando ed Isabella a pacificare la situazione all’interno della città, lasciando pure un segno del loro passaggio, con la costruzione dell’ “Hostal de los Reyes catolicos” (Ospedale dei Re cattolici) in praza do Obradoiro, che aveva la funzione di ricovero per i pellegrini (oggi è stato trasformato in un lussuosissimo hotel a 5 stelle della catena “Paradores de España”). Da sempre la città vive del pellegrinaggio e della secolare tradizione universitaria. Tra il XVI e il XIX sec la città è stata quasi sempre messa da parte nelle questioni fondamentali della Spagna, non ha mai avuto grande rilevanza politico – strategica, nemmeno durante la dittatura franchista, quando, lo stesso dittatore, era figlio di questa terra. Dagli anni ’80 del 1900, Santiago è stata eletta capoluogo della regione autonoma della Galizia, e ha riscoperto il turismo del Cammino, che ha avuto il suo boom dagli anni ’90 in poi.


SANTIAGO OGGI
Oggi, Santiago de Compostela, è una città sempre in movimento, allegra e vivace, grazie anche ai circa 40.000 studenti universitari (è degna di nota la percentuale di studenti stranieri provenienti da tutti e cinque i continenti ) che, durante l’anno accademico, occupano, festanti, durante tutta la notte e sino alle prime ore del mattino le “Rùas” della città vecchia e nuova.
Il centro storico (casco vello, in galego) è nella zona più alta della città e si sviluppa all’interno di un’ellisse irregolare che rinchiude le 4 vie principali (Rùa do Franco, Rùa do Vilar, Rùa Nova, Rua do Preguntorio), parallele l’una all’altra. Prettamente turistiche le prime due (Rùa do Franco è dedicata per il 90 % ai ristoranti tipici), più cittadine e, quindi, vissute dagli abitanti della città, le altre. La praza do Obradoiro è il centro ipotetico e spirituale della città: qui vi si trova la cattedrale, l’Hostal de los Reyes Catolicos, il palacio de Raxoi (sede del Concello – comune -de Santiago) e il Palacio de Fonseca, sede originale dell’università, oggi rettorato della stessa e biblioteca generale; le altre piazze principali del casco vello sono praza Cervantes, centro di ritrovo per tutti i giovani, dato l’altissimo numero di locali tipici presenti nei dintorni, praza do Toural che ospita, nel museo Granel, un interessante esposizione permanente di arte contemporanea, praza da quintana, sul retro della cattedrale, piazza molto grande, la cui scalinata è un punto di ritrovo obbligato per tutti i cittadini e gli studenti di Santiago, e praza das praterias, affacciata sul portale alla destra dell’altare maggiore. E’ logicamente obbligatoria una visita alla cattedrale e al suo museo, alla piazza e alle vie e viuzze del centro alla scoperta delle numerosissime chiese presenti in città. Per chi volesse, è molto interessante il CGAC, Centro Galego de Arte Contemporanea, che ospita esposizioni temporanee di altissimo livello (si trova alla base del parco di Bonaval), il monastero de Bélvis, dove vivono delle suore di clasura, il Palacio de Fonseca, il palazzo universitario della facoltà di storia e geografia e il monastero di S.Martin Pinario. Negli anni, la città Santiago de Compostela è stata insignita di numerosi ed importanti riconoscimenti:
1985: l’Unesco la dichiara “patrimonio culturale dell’umanità” 1987: il Consiglio d’Europa le assegna la “bandiera d’onore” 1987: Il Cammino de Santiago viene insignito dello status di “Itinerario culturale europeo” 1997: il Consiglio d’Europa le assegna la “medaglia dell’assemblea parlamentare europea” 1998: vince il premio europeo dell’urbanismo 2000: viene scelta come capitale europea della cultura 2004: il Cammino de Santiago vince il premio “Principe delle Asturie”

SANTIAGO A TAVOLA

Dopo aver camminato per le vie del centro, sicuramente sarà l’appetito a farla da padrone … ebbene Santiago pullula di locali dove poter mangiare a prezzi più che onesti (nella “turisticissima” Rùa do Franco, i prezzi sono, logicamente, più alti che nel resto della città). Pur essendo nel nord della Spagna, ricordarsi che le abitudini spagnole per gli orari del pranzo e della cena sono diverse dai nostri: il pranzo, solitamente, viene servito a partire dalle 14, 14.30, mentre la cena dopo le 21, 21.30. Un menù tipico parte con un “caldo galego” (tipico brodo fatto con verdura, carne e patate in pezzi) per andare poi, nella maggior parte dei casi verso un piatto a base di pesce (pescado) o frutti di mare (mariscos): il piatto tipico galego è il polipo (pulpo a feira) che viene semplicemente lessato e servito su un piatto di legno, tagliato a rondelle, e coperto da una spolverata di paprika dolce (a volte lo si trova anche con le patate e le olive). Ovunque si possono trovare
“chipirones”, calamaretti, delicatissimi, che vengono o fritti (chipirones fritos) o messi sulla piastra (chipirones a la plancha), e i “berberechos” delle vongole più piccoline stufate con abbondante olio e aglio. In generale si trova qualsiasi tipologia di prodotto ittico, e soprattutto, frutti di mare e crostacei. Non manca la carne, dove si distinguono il Raxo, la coscia anteriore del maiale, e la Zorza, pezzettini di maiale, fritti nell’olio con la paprika, che vengono serviti insieme a delle patatine. Non manca neppure un buon bicchiere di vino, e i viticoltori locali offrono un vino bianco molto fresco, secco, leggermente acidulo che è l’Albariño, ed un vino rosso, sufficientemente corposo, la Ribeiro. Per chi invece volesse bere un buon bicchiere di birra, ovunque in città troverete la Estrella Galizia, birra del luogo, senza nessuna particolare pretesa. In ogni angolo della città vecchia si incontrano musici che allietano il soggiorno, con il suono delle cornamuse e dei violini, sulle note della musica tipica galiziana, molto simile ai ritmi irlandesi, pur non derivando da questi.

Discorso del Papa Giovanni Paolo II del 9/11/1982

Leggendo i discorsi che ha fatto in quei giorni il pontefice direi che tra tutti, si possano tirare fuori alcune frasi che penso siano le più importanti:

"L’intera Europa si è ritrovata attorno alla “memoria” di Giacomo in quegli stessi secoli nei quali essa si costruiva come continente omogeneo e spiritualmente unito. Per questo lo stesso Goethe affermerà che la coscienza dell’Europa è nata pellegrinando."
(questo riguarda il rapporto tra Santiago e l'Europa)

"Il pellegrinaggio a Santiago fu uno degli elementi forti che favorirono la comprensione reciproca di popoli europei tanto diversi, quali erano i latini, i germani, i celti, gli anglosassoni e gli slavi. Il pellegrinaggio avvicinava, di fatto, metteva in contatto e univa tra loro quelle genti che, di secolo in secolo, raggiunte dalla predicazione dei testimoni di Cristo, abbracciavano il Vangelo e contemporaneamente, si può dire, emergevano come popoli e nazioni"
(questa dice che il pellegrinaggio a Santiago è stato uno dei fondamenti per la costruzione dell'Europa)

"Per questo, io, Giovanni Paolo, figlio della Nazione polacca, che si è sempre considerata europea, per le sue origini, tradizioni, cultura e rapporti vitali, slava tra i latini e latina tra gli slavi; io, successore di Pietro nella Sede di Roma, Sede che Cristo volle collocare in Europa e che l’Europa ama per il suo sforzo nella diffusione del Cristianesimo in tutto il mondo; io, Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale, da Santiago, grido con amore a te, antica Europa: “Ritrova te stessa. Sii te stessa”. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Torna a vivere dei valori autentici che hanno reso gloriosa la tua storia e benefica la tua presenza negli altri continenti. Ricostruisci la tua unità spirituale, in un clima di pieno rispetto verso le altre religioni e le genuine libertà. Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.
Non inorgoglirti delle tue conquiste fino a dimenticare le loro possibili conseguenze negative; non deprimerti per la perdita quantitativa della tua grandezza nel mondo o per le crisi sociali e culturali che ti percorrono. Tu puoi essere ancora faro di civiltà e stimolo di progresso per il mondo. Gli altri continenti guardano a te e da te si attendono la risposta che san Giacomo diede a Cristo: “Lo posso" "

(e questa è la famosa invocazione all'Europa e ai popoli d'Europa)

i discorsi sono tratti dall'archivio ufficiale del vaticano.

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/travels/index_it.htm

Dal 15 al 21 Agosto 1989 a Santiago de Compostela si è tenuta la IV° Giornata mondiale della Gioventù.

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