Poesie e Pensierini del viaggio

Le Poesie ed i Pensierini realizzati da Gian Luigi e letti, alcuni via CB da Ludovica per tutta la carovana durante il viaggio ed alcuni durante il benvenuto iniziale o per i saluti finali riportano le emozioni che i luoghi visitati, le situazioni di vari momenti.
A Gian Luigi e ad altre persone come la nostra amica Ivana che hanno voluto inviare qualcosa i nostri complimenti per quanto ci hanno voluto regalare.


Poesia ed immagini dal camino de Santiago
memoria culturale per un gruppo di pellegrini motorizzati itineranti
di Gianluigi Bonardi

La prima immagine che offre la memoria del viaggio sul cammino “framces” verso Santiago di Compostela è quella del Pellegrino (o Peregrino, come si usa dire).
Gli elementi essenziali del suo abbigliamento sono:
il grande cappellone formato antisole ed antipioggia che sovrasta il volto seminascosto, quasi a voler pretendere la privacy di una concentrazione particolare;
il lungo bastone con manico ricurvo, cui sono legate alla meglio una zucca essicata, che funge da bisaccia e viene chiamata calabaza (che la fantasia facilmente scambierebbe per una grossa provola), e una grande conchiglia piatta, simbolo del percorso;
il giubbotto sfilacciato a copertura di un resto di camicia spesso sbottonata, con maniche rabbordate su braccia villose e smagrite;
il pantalone di tipo contadinesco, con calzoni larghi a volte tipo zuava, su polpacci in tensione;
i sandali (o calzados) nei quali sono infilati piedi spesso rattoppati con cerotti o fasciature, la cui quantità è misura della lunghezza del percorso effettuato;
un grosso zaino tipo militare che s’aggrappa a stento sulle spalle e dal quale fuoriescono il brambo e il sacco a pelo, oltre a calzature di ricambio con stringhe ben annodate sui lacci di chiusura.
Il Pellegrino avanza con passo cadenzato, è assorto e disattento, ma non dimentica di offrire, a chi lo saluta, il più radioso dei sorrisi, accompagnandolo col gesto della mano.
La seconda immagine è offerta dall’ambiente naturale in cui si snoda il tracciato in prevalenza di colore rossiccio nelle distese di prati verdi e dorati, i primi adibiti a pascolo di armenti, di pecore e di agnelli, di buoi, di cavalli, di asini, di muli, i secondi trapuntati di fiori variopinti. Lì si trova anche il regno delle cicogne, a decine su pali e tralicci, a centinaia su comignoli e campanili, curiose ed altere, sempre attente nel controllare le nostre mosse. Il tracciato scorre presso la statale, l’autostrada, la carrettera, ove noi, camperisti spettatori, possiamo godere di tanto coinvolgente panorama. Ogni tanto il cammino incrocia il nostro passaggio e si infila nei boschi, tra muschi odorosi e sentieri ombreggiati, poi ricompare lungo la strada, per inerpicarsi sulle colline, sempre segnato dal proprio simbolo, la conchiglia.
La terza immagine significativa è determinata dai piccoli villaggi del riposo e dalle grandi città santuario, ove non mancano cappelle, basiliche, cattedrali, il gotico francese, il romanico, tutte con una loro storia che si mescola tra credenze fantasiose, miti, leggende e realtà basate su antichi documenti che spetta alla scienza convalidare come autentici e veritieri.
Il nostro tour di pellegrini motorizzati curiosi e goliardici sembra avere avuto sugli abitanti dei luoghi visitati, l’effetto di una simpatica novità: il “Pellegrino motorizzato itinerante”, potrebbe in futuro aggiungersi alla tipologia di pellegrini attualmente riconosciuta: quelli a piedi, a cavallo o in bicicletta.
E’ comunque una occasione di svago e di aggregazione che vale la pena di essere ancora vissuta e perfezionata, con lo spirito di una grande famiglia capace di sorprendersi e riconoscersi unita, in un ambiente speciale, ove natura e sentimenti, mescolandosi, trovano, nei silenzi del viaggio e nella condivisione di canti, barzellette, pranzi, cene e passeggiate, il migliore dei risultati.


LE SCARPE DI GALIZIA
di Ivana Zuccali


Ho visto la tua foto
scattata in riva al mare
una nuova pazza idea
davvero singolare

mi sembra di vederti
puntare in basso il dito
attrarre l’attenzione
con fare molto ardito

“uniam le nostre forze
sulla spiaggia di galizia
a me tutte le scarpe
e crepi l’avarizia!”

la granda anche stavolta
e’ stata immortalata
e a noi ha fatto fare
una sana, bella risata!!!


I Pensierini giornalieri
di Gian Luigi Bonardi

8.5.06 mattino
Carcassonne e Roncisvalle

Qui comincia l’avventura
con il prode Vittorino,
un risveglio di premura,
Roncisvalle è lì vicino.
Metti l’elmo, camperista,
e il cavallo a quattro ruote
poni in coda sulla pista
che le strade sono vuote.
Questa umida giornata
non è il tempo della spesa,
oggi inizia la crociata
e una guida sta in attesa.
Ecco, prode Vittorino,
questa allegra compagnia
sfoderando il proprio inchino
è in attesa del tuo via,
e speriam che il diciassette,
il novello prode Anselmo,
ritrovandosi alle strette
non dimentichi il suo elmo.
Lancia in resta ed alabarda
e alla fin della tenzone
un bicchiere di bonarda
per la lieta conclusione.

8.5.06 pomeriggio
Pensiero per suo altezzissimo re di Navarra

Re gigante che giaci in pietra bianca
nel chiostro a Roncisvalle immortalato,
ancora con la spada presso l’anca
che fu cagione d’un pessimo fato,
tu, re della Navarra e d’Aragona
invincibile capo combattente,
ascolta questo canto che risuona
a lodare il tuo spirito possente.
Al pellegrino che ti passa accanto
resta il ricordo d’una cosa bella
che creasti per lui, e per tuo vanto
poco distante, la città di Estella.
Così, al pellegrino camperista
vien ricordato che non solo Orlando
è qui scomparso da protagonista
provando quanto vano sia il comando.
Altra è la storia del nostro cammino
percorso con i camper mansardati,
al servizio del grande Vittorino
saremo camperisti acculturati.
Ora mi fermo, perché Ludovica,
presa da una passione impertinente
s’è messa già a raccogliere l’ortica
e di partir non gliene importa niente.

9.5.06 matino
Pensiero volante verso Santo Domingo de la calzada

Bella cicogna che voli per aria,
fatti filmare da noi camperisti
prima che un mondo ripieno di aviaria
renda i tuoi voli più bassi e più tristi.
Mentre la neve discende copiosa
meravigliando i paesi in montagna
alle pendici del Monte Rosa
oltre Novara fin quasi ad Alagna,
qui sul cammino, che rosso si vede,
tra i verdi prati della campagna
lento s’avanza pensoso piede
che piano piano la meta guadagna.
Rombo di camper su la carretera
al sole caldo della calzada;
della gallina faremo stasera
tutti i commenti raccolti per strada.

9.5.06 pomeriggio
Un cammino per tutti

L’orsetto candese è già al suo posto
e osserva le manovre del mattino
tra le aiuole del prato, e presso il mosto
mentre il sole laggiù fa capolino.
Nel baracchino è ancora la memoria
d’una riconquistata primavera
compagna, nei sentieri della gloria,
dai silenzi dell’alba a tarda sera.
Ieri, dopo una notte sotto zero,
un caldo sole è sceso sul camino
mostrando dentro il verde quel sentiero
da secoli tragitto al pellegrino.
A noi, itineranti senza fretta,
la gioia di osservare le vallate
tutti compatti, sulla strada stretta,
presso gli armenti ancora surgelati.
Prima tappa a Pamplona, e San Firmino
ci rammenta l’encierro e l’estafeta,
los toros mansos fanno gran casino:
solo partecipar se si è un atleta.
La cattedrale gotico-francese,
il panorama delle lunghe mura
e dalla grande piazza a fare spese
con l’occhio alla città, senza premura.
Poi si va al centro di tutti i camini,
ponte sull’Argo, a Puente La Reina,
ove un tempo simpatici uccellini
portavan terra alla Madonnina.
Noi ci si sposta quando i pellegrini
passano in bicicletta, sorridenti,
carichi di bagagli come alpini
e di peccati da gettare ai venti.
Foto di gruppo sopra e presso il ponte
poi tutti quanti in fila verso Estella
a visitare insieme o propria sponte
San Pedro de la Rua su d’una sella.
Prima di entrare, scarica i peccati,
osserva a destra arpie e sirenette,
lussuria e sesso per i più sbandati;
a sinistra le scelte benedette.
Serata insieme, pronti all’istruzione
Di questo giorno ormai già cominciato
Auguri a tutti, e la prosecuzione,
ci regali emozioni a perdifiato.

10.5.06
Festeggiamenti in corso

Nella terra di Rioja è una contrada
ove ogni tetto ha la sua cicogna,
famosa per un paio di calzada
e per un tizio, messo lì alla gogna.
Capitan Vittto e Marco il paladino
ci portano nel mezzo di una festa
e spiegano che lì c’è del buon vino,
poi visitiamo con due euro a testa
la chiesa con il gallo e la gallina
il museo con le pissidi dorate,
Cristo coperto da una gonnellina
che farebbe sorridere anche un frate.
Addio Navarra, ora è la Castiglia
che accoglie i nostri mezzi compattati
anche la Mancia è qui a poche miglia,
panorami fantastici e incantati.
A Burgos siamo accolti con stupore
da gruppi di turisti vacanzieri,
entriamo con il minimo rumore
per disporci sul prato, come ieri.
Cena comunitaria, un po’ di chiasso
grappa, cori e risate all’italiana
chiudono la giornata in uno spasso
presso il camper di Vitto e di Nirvana.
La sveglia ritardata offre lo sprone
per fare un sano footing all’aperto,
medico e moglie colgon l’occasione
poi doccia calda, e lo star bene è certo.
Oggi è giorno speciale, tante cose
sono da festeggiare allegramente
sì, questo è proprio il mese delle rose,
se ci fai caso il profumo si sente.
Ci sposeremo in maggio, qualcheduno
ha fatto propria quella canzoncina,
e se badiamo ai lustri uno ad uno
ne contiam nove fino a stamattina,
tanti anni d’amore sul cammino
offrono a tutto il gruppo l’occasione
per sollevare un calice di vino
stasera a cena, per la commozione
di festeggiare un po’ di fedeltà.
E se non basta, oggi Margherita
aggiunge al tempo un anno in più di età,
la possiamo indicare con due dita
per sposi e nipotina un doppio urrà.

11.5.06 mattino
Filastrocca della sveglia.

Mentre corri sulla piana
che somiglia ad un Nirvana
non lasciarti accalappiare
dalla voglia di sognare,
spera nel navigatore
che ti faccia da tutore;
vanno bene sei biscotti
o altrettanti scappellotti.
Se poi l’uno fa richiesta
di non perdere la testa
tiienti pronto alla battuta
anche se già conosciuta.
Camperista, il buon umore
sa solleticare il cuore
e tenerti un poco sveglio
per procedere alla meglio.
Il campeggio si avvicina
e una cena sopraffina
di speciale pesce fritto,
come già ci ha detto Vitto,
sta per essere approntata
per la nostra scorpacciata.

11.5.06
La carretera 120

Cammino de Santiago, ora pian piano
anche noi, camperisti vagabondi
andiamo riscoprendo mano a mano
il fascino prezioso che nascondi.
Vien voglia di gustare in santa pace
quel dono che somiglia a una preghiera
tutto ci parla, e insieme tutto tace
dal primo lume fino a tarda sera.
Tanti sono gli erranti pellegrini
che calcano i sentieri di Castiglia
in percorsi che sembrano giardini
e a chi li segue fanno meraviglia.
S’incontra il vecchierello col bastone
che silenzioso va, con passo lento,
munito di bisaccia, cappellone
e il sacco sulle spalle, appeso a stento.
Più spesso sono in due, poco distanti
ciascuno assorto in segreti pensieri
insegue una conchiglia, sempre avanti
lasciando nell’oblio quel ch’è di ieri.
Non manca poi pellegrina ciclista
che fa una breve sosta sulla via
e chiede a un volontario camperista
lo scatto d’una sua fotografia.
Da ultimo siam noi, itineranti,
assetati di storia e monumenti
inseguiamo il cammino, sempre avanti
per nuove sensazioni e sentimenti.
Tutti a Burgos, tre euro e in cattedrale,
e il pomeriggio, a veder con rispetto,
di San Martin la chiesa eccezionale
d’un antico romanico perfetto.
Confessa, pellegrino mansardato,
assorto nella placida emozione
i pensieri di casa hai già scordato,
godendo della nuova situazione.
Se poi nel Paradores v’è la cena,
tu sai sfidare anche una tempesta
pur di accollarti ancora quella pena
di pesce fritto e panna in cartapesta.
Il tramonto è di fuoco, ed in corriera
s’abbozza una stentata pennichella
tornando nel campeggio, a tarda sera
nei nostri camper, alla chetichella.

12.5.06
Leon

Ieri la bella guida leonina
parlava di conquiste e di legione
mentre si visitavan, la mattina,
bellezze dell’autonoma regione.
La cattedrale con mille vetrate,
e lo strano giudizio universale
ove solo le donne son dannate;
e un uomo solo appare in mezzo al male.
La piazza di Leon, la via centrale,
la villa costruita in un sol giorno,
un bacio alla spagnola mica male
e siam già sulla strada del ritorno
con l’emozione di una famigliola:
mamma e papà con bimba in zainetto,
che passando vicino fanno ola;
questo di pellegrini, è un bel quadretto.
Pomeriggio al castello diroccato
di potenti templari condottieri
che han fatto concorrenza anche al papato,
se ne parlava giusto l’altro ieri.
E’ sera, già la luna si fa piena,
semi bianchi di pioppo sopra il prato,
doccia rigenerante, si fa cena
un altro giorno se n’è quasi andato.
Coi complimenti della direzione
per il parcheggio rapido e preciso,
si dà inizio alla solita riunione
per confermare ciò che già è deciso.
Domani pranzo insieme ai pellegrini,
quindi a Santiago, l’ultimo traguardo,
la meta sospirata dei cammini…..
ma andiamo a letto che siam già in ritardo.
Stamattina notizia: senti, senti,
d’un compleanno si viene a sapere.
Da tutti quanti grandi complimenti,
il tre stasera pagherà da bere.
Intanto andiam di rotonda in rotonda,
avanti e indrè, che bel divertimento!
Ventiquattro, sta accorto, segui l’onda
che forse si va a far rifornimento.
Rifornimento fatto, che emozione,
perfino i puffi han dato il loro assenso
a far qualsiasi tipo di inversione,
senza chiedere multe, o lor compenso.

13.5.06 mattino
Vigilessa pane e vino

Con l’inversione a U va cominciando
l’ultimo nostro giorno del cammino.
Si percorrono strade zigzagando,
ventiquattro ci tiene nel mirino
e controlla che il gruppo sia compatto;
per chi sgarra si emette la sentenza
di segnare sul camper il misfatto
usando un’indelebile prudenza.
Strada stretta, città che sembra vuota,
la direzione ha deciso per Bierzo,
ci si compatta, ruota presso ruota,
occorre parcheggiare, senza scherzo.
La vigilessa con cipiglio fiero
si offre di guidar l’operazione
per far sostare il gruppo tutto intero,
ma toglie e strappa il proprio cappellone
quando viene a sapere quanti siamo.
La mano nei capelli color zolfo
manda segnali, e lì ci disponiamo
tutti a resca di pesce, senza ingolfo.
La sosta è per l’acquisto di buon vino,
quel che vien riservato al Vaticano.
Nel frattempo si ferma un furgoncino:
è pane, tutti a tendere la mano
per aver la baghetta più crostosa:
uno alla volta, attenti, fate piano,
ce n’è per tutti, ed è poco costosa.
La cantina dei vini offre un assaggio
a chi promette poi di comperare.
Molti si sottomettono al pedaggio,
si acquista in fretta, già si deve andare.
Per la sua sorridente prestazione
e per l’impegno abile e perfetto
al vigile gentil, con commozione,
vien consegnato il nostro gagliardetto.

Scritto 13.5.06 seconda parte
Opinioni sulla via

Sosta prevista, tutti a piedi in strada
ci trasformiamo in pellegrini veri,
O Cebeiro è la piccola contrada
per il pranzo previsto fin da ieri.
Prima mi acquisto un vescovil bastone,
dormo col cane, e a chi me lo domanda
ripeto che, per la trasformazione,
son Luisito Bonardes de La Granda.
Pranzo squisito, che quasi ci tenta
di restar pellegrini a tempo pieno,
peccato che il ritorno non consenta,
e di quel dono dobbiam fare a meno.
Lungo proseguimento per Santiago.
C’è tempo per scambiarsi le opinioni,
sembra che ciascheduno sia ben pago
di silenzi, preghiere ed emozioni.
D’aver trascorso splendidi momenti
è un coro quasi unanime e sincero
parole rotte in mezzo ai sentimenti
che dan lume alla Granda ed al sentiero.
Non manca il grazie a chi s’è adoperato
in testa, centro e coda con pazienza
per mantener tutto il gruppo ordinato,
non ne avremmo potuto fare senza.
Sera inoltrata, tutti compattati
fatichiamo a disporci in buono stato
in piazzole stipate su più strati,
a me capita un prato fortunato.
Libera uscita, alcuni andiamo a cena,
porzioni in abbondanza con inganno,
si richiede lo sconto, e a luna piena
tre della Granda coricati stanno
a pancia in su, sotto la cattedrale
che appare illuminata, all’incontrario,
spettacolo gratuito, tanto vale,
si sta lì un po’, a veder lo scenario.
A notte fonda siamo tutti a letto
nonno in attesa pensa al messaggino
che ha rivelato essere maschietto
il sesso dell’atteso nipotino.

14.5.06 mattino
Mamme in festa e butafumeiro

Son tante le sorprese di giornata.
Intanto ieri festa della mamma,
la sveglia è stata molto ritardata
per adeguarsi al tempo del programma.
Tutte le mamme in gruppo per le foto,
già l’allegria ci prende da vicino,
abbracci, baci e tutti siamo in moto
a inseguire, fedeli, Vittorino.
La cattedrale attende il nostro arrivo,
La Granda farà da protagonista
sui banchi in prima fila e sull’altare
a offrire la preghiera camperista
all’assemblea riunita per pregare.
Grazie ad Ivana, Maria Ludovica
scandisce nel silenzio. Ciò che dice
è l’espressione di una fede antica,
dall’alto il mata moros benedice.
Rosangela è al colmo d’emozione,
partecipa alla messa senza fiato
gustandosi la grande commozione
di trovarsi in un posto fortunato.
Vitto ed Alberto, al re dei pellegrini
recano insieme un dono floreale,
tutti gli altri si sentono vicini
a quel gesto simbolico e reale.
Sta per finir la messa, e il celebrante
spiega e presenta la simbologia
dell’incensiere argenteo e gigante
che coi fumi disperde e in cielo invia
la bontà degli spiriti presenti.
Otto tiraboleiros sono pronti,
butafumeiro inizia i movimenti,
d’uno spettacolo senza confronti:
ottanta chili sotto ad un cordone
che prende a ciondolar da destra a manca
sui soffitti di lato al cupolone,
e qui la commozione si spalanca.
Andate in pace, la messa è finita.
Si torna fuori, è l’ora del rientro
c’è qualcosa di nuovo che ci invita
a riscoprir che cosa abbiamo dentro.

14.5.06 seconda parte
Pranzo, baci e schiena a terra

Il pomeriggio è libero per tutti,
si fa bucato, doccia, pennichella,
si controlla se i panni sono asciutti,
poi ciascuna signora si fa bella
per la cena prevista al ristorante,
in un locale tipico in città.
Antipasto di cozze e capesante
vin blanco e tinto in grande quantità.
Orata e buon umore a non finire.
Lo spirito ci porta oltre il concreto
e così fra un bicchiere, un fare e un dire
la confidenza annebbia anche il divieto.
A questo punto ci viene annunciato
che i festeggiati sono più di tre.
Nirvana il decoupage ha preparato
su piattini da the o da caffè
che vengono donati ad ogni coppia
fra battimani, elogi e complimenti,
e non si bada al troppo, che non stroppia
tra buoni amici in simili frangenti.
Si fa silenzio, tocca al pensierino,
la pergamena è aperta, e la lettura
fra i calici ripieni di buon vino
ci regala un effetto oltre misura.
Applauso, e Grazia per la commozione
davanti a tutti bacia Carmencita,
che per il gesto mostra comprensione
incrociando sul retro le due dita.
In Santiago la notte è meraviglia
si ciondola fra volti pellegrini
ogni tanto si nota una conchiglia.
Ricordando i già letti pensierini
si vuol provare a stare coricati,
lì, tutti insieme, vicini vicini
in piazza, schiena a terra ed ordinati.
Non è solo pazzia o vana gloria
La Granda sa di essere speciale
ed anche questa volta andrà alla storia
per questo gesto che sembra banale.
Si torna ai camper mezzi addormentati
scoprendo che quel vino spiritoso
senno e coscienza ha un poco contagiati
fino a crear parole che non oso.
Goliardico pollaio di donzelle
che si raccontan cose a luci rosse
mentre in cielo si coprono le stelle
un poco vergognose e un poco scosse.’

15.5.06
Visite itineranti di Santiago

Spiriti buoni, che il butafumeiro
oltre la cattedrale ha indirizzato,
scendete, e raccontateci sul serio
quanto bene lassù s’è compattato.
Il vostro aiuto ci è fondamentale
per procedere ancora nel cammino
e distinguere al meglio ciò che vale
da ciò che ci sorride malandrino.
Ieri mattina tempo di cultura,
guida dotata di giacca arancione
con voce forte, solida e sicura
nella coinvolgente spiegazione.
Sul monte della gioia il pellegrino
trova ristoro, pace e compagnia.
Dall’alto, ci par d’essere vicino
ad ogni piazza e a ciascuna via
di Santiago, sicura capitale
di concordia, preghiera e devozione
sul cammino del bene contro il male,
che ne fa dei cristiani la ragione.
Ci viene presentato il campanile
che ad ogni quarto lancia un suono stanco,
ma allo scoccar dell’ora un suono vile
annuncia che è il momento del vin blanco.
Cattedrale di gotico francese
appesantito nel rinascimento,
è la più grande fra cinquanta chiese
che rendono Santiago un monumento.
All’interno grandiosi colonnati
con archi colmi di statue giganti,
molti segreti vengon raccontati,
veri o falsi che siano andiamo avanti.
Sull’altare grandiosa apoteosi
del santo che sovrasta il tabernacolo
grandi figure, ori strepitosi
offrono al pellegrino un gran spettacolo.
Sapendo che la fede e l’apparenza
sono sorelle che non van d’accordo,
gustiamo il tutto in serena pazienza
fissandolo nel luogo del ricordo.
Sotto gli angeli nudi protettori
procediamo sul retro dell’altare;
superate le grate con bagliori
il Santo andiamo tutti ad abbracciare.
Siamo ormai giunti oltre mezzogiorno,
fontana con cavalli impertinenti
si programma l’orario del ritorno:
puntuali alle due meno venti.
A Finisterre e Costa della Morte
oggi è l’ultima tappa del sentiero,
pace e bene vogliamo, e buona sorte
per terminar con spirito sincero.

17.5.06 mattino
Il trionfo

Il diciassette è giorno importante.
Vitto ci sveglia con il buio pesto.
Si assesta il camper, si chiudon le ante;
occorre uscire tutti al più presto.
“Partire il due” ventiquattro comanda;
“tre, quattro e cinque già stiano all’erta”.
Sembra che tutto vada “alla granda”
con questa guida sagace ed esperta.
Dal due al dodici ci si compatta,
ma, ecco! Il tredici resta bloccato,
c’è l’accensione che non gli scatta,
occorre subito che sia aiutato.
Tutti chiediamo al Signore la grazia
di una lesta riparazione;
la Provvidenza ben presto ci sazia
spingendo il mezzo in posizione.
Vi chiederete: “perché tanto zelo?
Forse si va tutti a fare la spesa?”
Certo che no, tra la nebbia d’un velo
si compirà presto un epica impresa.
Al centro storico siamo diretti
Fino a raggiungere la cattedrale,
per porci in fila, ordinati e ristretti
presso il cancello sotto le scale.
Lì circondiamo due senorite
che, alla manovra di accerchiamento,
guardano attorno alquanto stupite,
e procediamo all’assestamento.
Vitto a colonna: “Beppe Tassone
con il computer ci ha contattato,
con internet ha colto l’occasione
d’una diretta del nostro primato.
Fotografo, cameraman, striscione,
foto di gruppo preso il Vagabondo,
abbracci e complimenti, un’esplosione;
il guinnes della Granda è in tutto il mondo.
E tu Santiago mio de Compostela
osservando dall’alto tutto quanto,
per questo fatto accendi una candela
benedicendo tutti con rimpianto.
Sotto il sorpreso sguardo dei presenti
ricomponiamo il cerchio per l’uscita,
il video ci ha ritratti, complimenti!
possiamo fare un Vu con le due dita.
Quattrocento chilometri nel poi
comporranno il percorso di giornata.
Camperisti, la forza sia con noi!
ma siam già fermi per la scorpacciata:
pane, salame, torta e rosso vino
vengono offerti in giusta proporzione
sopra un improvvisato tavolino
per una estemporanea colazione.
Luigi non riparte, e, manco a dirlo,
ad aiutarlo è proprio il diciassette
che di corrente ha già preso a nutrirlo.
Di cotte e crude tante ne son dette.
Ora siam fermi per rifornimento
il tredici ha cambiato batteria
e Riccardo, che è pieno di strumenti,
provvede, con mirabile maestria.

17 pomeriggio e giorno 18
Galizia, Asturie e Baschi

Percorso di Galizia in conclusione.
Sosta al parcheggio posto sopra il mare
per gustare un’ennesima emozione.
Tutti giù a piedi scalzi a camminare
sulla sabbia bagnata. Sulle rocce
son miriadi di cozze adolescenti
che s’aggrappano lì, piene di gocce
su di un’alta parete, ai quattro venti.
Scrivo “LA GRANDA” sulla sabbia fine;
qualcuno aggiunge il nome di NEVEA.
Il mare è calmo, arretra il suo confine,
è certo tempo di bassa marea.
Non possiamo lasciar quel paradiso
senza metterci dentro una bravata.
La Granda, tutta scalza fa buon viso
e dopo una raccolta fortunata
l’Associazione ha un nome sulla spiaggia
tutto di scarpe, sandali e ciabatte.
Il sole si fa complice ed irraggia
Quel nuovo guinnes di persone matte.

Pensierino in letargo, altra giornata.
Sul ponte, entro il confine delle Asturie,
traffico intenso, colonna sbandata;
si litiga col camion delle angurie
che in dieci tentativi di sorpasso
non riesce a superar quello davanti,
e quando sembra aver ceduto il passo
con nuova freccia frega tutti quanti.
Non v’è ragione alcuna di rischiare,
la strada è ancora lunga, e a centodieci
non val la pena più di accelerare;
lasciamo il camionista in proprie feci.
Notizie dall’Italia, che sgomento!
Meglio la distrazione del paesaggio.
In terra basca al baracchino sento
mille commenti sul nostro passaggio.
Ci attende a sera un camping attrezzato.
Manovra da campioni anche stavolta,
si sale in alto su un piano rialzato.
Proposta cena insieme: ben accolta!
Si dispongono in fila i tavolini
in attesa dell’ora stabilita,
e con posate, piatti e bicchierini
tutta la tavolata vien guarnita.
E’ giunta l’ora, pronti, accomodarsi
Ed appaiono cibi di ogni sorta.
Ciascuno sembra voglia destreggiarsi
nel prepararti la migliore scorta.
Per non parlar dei vini bianchi e tinti
versati per assaggi a tradimento
ai bevitori anche non convinti;
si soffre con passione e sentimento.
Tra un prosciutto, un’acciuga, un risottino
pasta e fagioli, tonni e melanzane
pane, formaggio, pollo e salamino,
fragole, kiwi, albicocche e banane,
l’appetito s’allenta pian pianino.
E’ già tempo di grappa e limoncello,
nessun rinuncia al gusto delicato,
che rende l’annebbiar sempre più bello.
Terminiamo con dolce in proporzione,
ogni fetta è per due, mezza a ciascuno,
di panna e cioccolato un’emozione
che certo non dimentica nessuno.
Rosso di sera, l’allegria trionfa
perfino buk s’adegua all’emozione,
s’accovacciia sul prato, guarda e ronfa
col finto sguardo che fa compassione.
Prima di andare a letto le signore
accettan la proposta dei mariti,
ormai rincitrulliti dal liquore,
di fare i piatti nitidi e puliti.
Pari opportunità, che gran goduria
veder uomini tanto indaffarati
a nettar piatti con tanta lussuria
fino a renderli lucidi e asciugati.
Tutto risulta in riprese pirata
e siamo certi che ci rivedremo
e insieme ci faremo una risata,
mentre agli amici lo racconteremo.
In camper un messaggio già ci attende:
richiesti nonna Bubu e nonno Cici;
la nostalgia per poco ci sorprende
ma il sonno ci conquista, e siam felici.

19.5.06 pomeriggio e sera
Pranzo a Bilbao e spiagge ventose

Las pelotas de toro in questo pranzo
non possono venire consumate;
non c’è stata corrida, e come avanzo
niente porzioni ambite e prelibate.
In loro vece colossal bistecca
e trancio di guascone baccalà.
E’ tutto un taglia, mordi, inforca, lecca,
un pranzetto da vero marajà.
Con ampie libagioni e un buon caffè,
concludiamo, satolli, fra gli urrah;
ultimo sidro ancor nei bicchieroni
per annaffiare quella gran bontà.
Resta poco per l’arte e per gli acquisti,
alcuni al Guggenheim fanno cultura
altri col pullman sfidano i turisti
su un ponte che somiglia a una scultura.
Qui molte storie vengon raccontate:
le lotte per aver l’autonomia,
che cosa siano le bilbaionate
nella Bilbao ricolma di poesia.
Ancora insieme, all’ora prefissata
si torna ai camper con la nostalgia,
ma manca un pezzettino di giornata,
ci attendon sabbia, onde e compagnia.
Osservo un cane che “spintaneamente”
viene lanciato in acqua dal padrone
là dove l’onda sembra più veemente:
scompare, ricompare, è già un campione.
Mentre il sedici sfida la burrasca
qualche altro si è messo già in mutande
e s’è sdraiato lì, senza una tasca,
sotto un sole che illumina alla grande.
Le nostre donne, con più pudicizia,
mostrano dei blue gins alla francese
alzati oltre il polpaccio, con malizia,
sperando in uno sguardo canadese.
A sera il vento soffia ancora un poco
sugli ultimi discorsi, fino a tardi;
domani ci rimetteremo in gioco
Guernica e Lourdes sono i nostri traguardi.

20.5.06
Guernica e arrivo a Lourdes

Mattino presto, un ultima occhiata
a un Atlantico ancora corrucciato,
poi sul camper ci vien comunicata
una variante a quanto programmato.
Invece che a Pau, faremo sosta
a Guernica, città resa bersaglio
da segreta e diabolica proposta
di total distruzione, e non per sbaglio.
Guernica ora è simbolo di pace,
l’orrore di quel folle annientamento
è nella voce ancor oggi capace
di spiegarci l’orribile tormento.
Picasso ce ne mostra la ragione
nel suo capolavoro complicato,
noi ci sentiamo alquanto in confusione
come davanti a un percorso intricato.
Più facili e più accattivanti
sono le immagini della concordia
tra popoli diversi, tutti quanti
protagonisti della nostra storia.
Commossi da quel pezzo di cultura
torniamo ai camper alla spicciolata,
da qui la strada si farà più dura,
la meta è al finir della giornata.
Ancora un camping ci accoglierà,
posto vicino a Lourdes, ma un po’ distanti
per raggiungere a piedi la città,
domani andremo in pullman tutti quanti.
Cena frugale, doccia frettolosa
riunione culturale a tarda sera
per spiegare di Lourdes qualsiasi cosa:
le basiliche, i luoghi di preghiera,
la grotta, l’Esplanade, le piscine,
l’accoeil, l’abrì, i ceri e gli ospedali,
i brancadier, gli scout, le damine,
le carrozzelle con i terminali,
tutto un mondo che nella sofferenza
sembra trovare chiavi d’altruismo;
pur se si guardi a ciò con gran prudenza,
è indubbio che lì muore l’egoismo.

21.5.06
Un giorno a Lourdes

Pullman ricolmo, si scende in città.
Qui troviamo soldati d’ambo i sessi;
alpini, fanti, polizia, parà,
ci rendono sorpresi e un po’ perplessi.
Ma subito scopriamo che quel giorno
è dedicato alle forze armate,
non c’era dubbio a guardarsi d’intorno,
saranno benedette e allineate.
Ai camperisti, senza una divisa,
spetta il ruolo di austeri pellegrini.
Si va alla Grotta, tra noi ci s’avvisa,
messa in francese, stiamo lì vicini
a interpretare lingua e situazione
arretrando nell’ombra, piano piano,
per sfuggir l’improvviso solleone.
Un pater noster mano nella mano
e respiriamo già quell’atmosfera
tipica d’un abbraccio universale,
abbandonando dentro una preghiera
il timido calore che ci assale.
Vicino a noi francesi ed africani,
italiani, svedesi, finlandesi,
spagnoli, ungheresi ed egiziani,
polacchi, slavi, cileni e cinesi
uniscono i pensieri nella fede
con parole che sembran tutte uguali.
Si ravviva il miracolo in chi crede
che l’amor sappia vincer tutti i mali.
C’è poi tempo per l’acqua benedetta,
per accendere un cero e ringraziare,
per veder le basiliche un po’ in fretta
e su per la via crucis a pensare.
Insieme al cinque in zona commerciale
sosta pranzo simpatica e gustosa
per Ludovica un piatto un po’ speciale
una banana split da gran golosa.
Un volontario infine ci fa strada
parlandoci di casa Subirou,
ci mostra la dimora, la contrada
il mulino, il cachot, sempre più su.
Quello che conta è la semplicità
con cui racconta i fatti strepitosi
di Bernadette, della sua santità
fonte di grazie a tanti bisognosi.
La piccola suorina in un convento
ha consumato ogni sua preghiera
andandosene senza alcun lamento,
a noi resta il bel volto di com’era.
Gruppo sotto la Vergine Maria
nell’Esplanade ancora soleggiato,
tre scatti per le foto in compagnia
e si ritorna al nostro mansardato.

21.5.06
Gran finale

Velocemente, prima di cenare
c’è la riunione dei ringraziamenti,
ma prima ancora c’è da festeggiare
un nuovo compleanno fra i presenti.
Renzo ancora una volta paga il conto,
felice compleanno, da domani
potrà entrare nel regno dello sconto,
bevuta, complimenti e battimani.
Parola a Vitto, grazie a tutti quanti
per l’atmosfera di cordialità
vissuta con ciascuno degli astanti,
strette di mano e abbracci in quantità.
Poche parole per la nostalgia
che ancora stenta a farsi trascinare,
domani andremo tutti quanti via,
ma presto ci potremo reincontrare.
Stasera abbiamo ancora il gran finale
con i lumini accesi in processione
ad unire in un canto universale
il club La Granda con ogni nazione.

Approfittando di una breve attesa
appiccico sul camper della guida
un rettangolo a testa, è la sorpresa
di dare un nome a ognuno in questa sfida,
nome in memoria del peregrinare
da Roncisvalle al fondo del cammino,
tra i prati verdi e le cicogne ignare,
che rimanga per tutti un ricordino.
E un grazie per la tanta simpatia
che tutti voi avete tributato,
a questo agglomerato di poesia
con tosse e raffreddore a perdi fiato.


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