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di
Gian Luigi Bonardi
RIENTRO
AL PAESE DEL DUBBIO
Sono
già trascorsi quasi due mesi dalla felice conclusione della
“Grandavventura 1 dal Don al Mar Nero”. Tutti i partecipanti
sono ormai tornati alle proprie abitudini di figli, madri, padri,
nonni e nonne, con mansioni lavorative domestiche o di allegri
pensionati.
Mi ritrovo ancora vicino al mio computer con il naso rivolto oltre
la finestra, distratto dal disordinato cinguettio di centinaia
di piccoli uccelli che hanno momentaneamente occupato la grande
pianta sul piazzale. E’ un cinguettio convulso, un veloce
andirivieni di piccoli esseri grigioscuri che sbattono freneticamente
le loro alucce, s’inseguono, si nascondono fra le foglie
minute e folte, e, ogni tanto, al seguito di un istintivo impercettibile
richiamo, si allontanano rapidamente, formando un vasto gruppo
ondeggiante verso il cielo, a disegnare figure fantasiose in movimento,
fino a refluire, come una piccola tromba d’aria in esaurimento,
all’interno della pianta, e a nascondersi fra le foglie,
improvvisamente silenziosi. Il silenzio mi affascina e mi intimorisce,
ora posso immergervi i miei pensieri, trasformarli in immagini
e confrontarli con certe parole scritte che insistentemente mi
richiamano una realtà risvegliata dal recente viaggio in
terra Ucraina e Russa.
Penso al nostro percorrere le strade della tragica ritirata degli
Alpini, al triste distacco dei molti, al rientro dei pochi delusi,
pur nella gioia di avercela fatta; all’accoglienza loro
tributata, più compassionevole che gloriosa. L’immagine
dei cinguettanti piccoli volatili che formano gruppo e si trasformano
in protagonisti del silenzio, aggrappati e nascosti fra le foglie
della loro grande pianta ora non sembra più casuale. I
resti dell’A.R.M.I.R. rientrano, sono i resti di reggimenti,
battaglioni, compagnie, pattuglie di sbandati… e la loro
sorte? Non sembra ancora un effettivo rientro a casa; assomiglia
più al rientro in una patria trasformatasi nel paese del
dubbio, che è peggio del paese dei balocchi, dove almeno
c’era da divertirsi, prima dell’inequivocabile inattesa
sorte. E nel dubbio tutte le scelte sembravano adeguate: quella
di concedersi momenti di riflessione, dandosi alla macchia, fino
a scoprire nuove vie di giustizia, di libertà e di pace;
quella di mantenersi fedeli ai propri giuramenti nella convinzione
che le vie della giustizia, della libertà e della pace
possano ancora essere ritrovate e salvaguardate, confidando nel
proprio spirito di fortezza e coerenza. Intanto il tempo trascorreva
velocemente; gli avvenimenti si susseguivano con effetti tragici
ma irreversibili, la nuova Italia acquisiva una nuova coscienza
politica e nuovi eroi si immolavano per la nuova conquista. Alpini
partigiani, Alpini repubblichini, Alpini imboscati, Alpini fedeli
alla loro consegna, Alpini disertori. Così giunse l’8
settembre 1943. Papà, partito il 25 agosto 1943 da Garbagnate
Rota, allora frazione di Bosisio Parini, ove era con la famiglia,
per destinazione a me ignota, si trovava quel giorno con i resti
del ricomposto Valchiese e di tutte le altre formazioni Alpine
nei pressi, credo, del confine italo-austriaco, in attesa di nuove
consegne che non giunsero mai. Nelle lettere e nei diari inviati
alla giovane moglie e alle due figliolette Biancamaria e Laura
(Lalla), traspare il suo disappunto per la situazione di dubbio
creatasi e la trepidazione per ciò che di lì a poco
sarebbe ed è accaduto.
LETTERE E DIARI SINTETICI DI PRIGIONIA
Stava
per iniziare un lungo periodo di prigionia. La storia, quando
è di difficile interpretazione, viene spesso raccontata
a grandi linee, seguendo schemi logici, e il risultato finale
è che la sua “ufficialità” può
essere viziata da interessi politici al momento predominanti.
Dopo aver visionato le lettere ed i diari di prigionia di papà,
ormai capitano, ho avuto la convinzione che costituiscono una
testimonianza sintetica ma sincera e diretta, da considerarsi
verità genuina e non contaminata, per la forza della sua
immediatezza e trasparenza. Chi ora scrive non è e non
vuole farsi passare per “storico”, ma accetta la qualifica
di “trascrittore” di pagine autografe, recentemente
rintracciate fra i ricordi di famiglia.
La lettera che segue è l’ultima scritta prima del
diario di prigionia del capitano Eugenio Bonardi. Lettere e diario
sono una drammatica testimonianza ed una inedita ghiottoneria
per gli storici. Ora è il tempo di leggere con attenzione
ed in silenzio, per permettere che vengano ricostruite, nel pensiero
di chi legge, le immagini di quei lunghi momenti di preoccupazione,
di rabbia, di attesa, di fame, di dubbio e, perché no,
dei vari tentativi di aggregazione fra i malcapitati prigionieri.
I tanti momenti di distrazione hanno certamente influito come
“analgesici” sul loro senso di abbandono, di umiliazione,
di sottomissione, di impotenza, poiché veniva spesso impedito
agli ospiti dei campi di concentramento anche lo stare INSIEME.
Occorrevano strategia e buon senso per non permettere che quell’unica
soddisfazione venisse soppressa del tutto. Per ora comunque è
meglio astenersi da qualsiasi altro commento.
1943
primo mese
DIVENTARE UN NUMERO E ARRANGIARSI
Lettera datata 7 settembre
1943
Mia carissima. L’ultima
lettera ricevuta da te è in data 21 agosto. Pensa che sono
16 giorni che non ho tue notizie. Qui la vita scorre molto tranquilla,
anche se ogni tanto c’è qualche allarme: ma noi siamo
fuori pericolo. La 253 si è spostata in altra località
a qualche Km. da noi, ed ora siamo rimasti in soli 18 ufficiali:
io, il magg.re Glarrey, Pelizzari, don Pierino, Giulini, Filippetto,
De Sabata, Signori, Brusati, Tripitelli, Iellici, i due Ferrari,
Prosperi, Piacentini, Parini, Luppi e Quey. Alla sera giochiamo
a bridge, io, il maggiore, Brusati e Filippetto. Il tempo è
variabile. Alcuni giorni fa c’è stata una marcia
di poche ore del battaglione. Ora ho tutte le gambe indolenzite
perché ho fatto il percorso a tutta velocità. Ti
ho spedito un assegno di oltre £. 5.000 l’hai ricevuto?
Ora su un quaderno cassa sto notando tutte le mie spese, come
fai tu, così potrò regolarmi e fare più economia
in avvenire. Tu devi cercare di risparmiare al massimo, perché
in seguito non potrò mandarti più di £. 2.000
al mese, e dovrai intaccare il libretto. In ogni modo non preoccuparti
che qualche Santo provvederà. Ho finito di leggere il grosso
libro: “Kristin figlia di Lavraus”. E’ un’efficace
descrizione di una donna norvegese nelle sue varie età
con molti cenni sulle strane usanze di quell’epoca (1300),
il libro però è un po’ pesante e molto materialistico,
e scritto con stile un po’ rude. Fortunato (l’ex attendente)
si trova come mensiere degli Ufficiali del battaglione complementi
ed ha mandato a dire che verrà a trovarmi. Faccoli (il
nuovo attendente) è prezioso. Mi sembra un secolo di non
esserti vicino e di non poter più ammirare la Lalla e la
Biancamaria! Baci e carezze infinite a tutti. Geniolino tuo
Diario
8 settembre
Vado a mensa alle 19. Gli ufficiali sono attenti alla radio. Don
Pierino mi sussurra “E’ l’armistizio”
Come una cappa di piombo è su di noi. Fuori gli artiglieri
schiamazzano. Scendo dagli Alpini a dir due parole perché
stiano calmi. Non c’è bisogno – Il Valchiese
è a posto. Stato d’allarme. La resa è vergognosa:
si ha l’impressione che sia fatta per salvare la parte peggiore
d’Italia. Si teme una aggressione tedesca e il cap. Prosperi
fa spostare il battaglione in una valletta vicina. Cannonate a
distanza. Si mette lo strettamente necessario nello zaino. Faccoli
è alacre. La 253 di Gaza è avvertita; anche la 255
di Marchioni. Mancano Paroldo e Rivolta in licenza. Perini e Luppi
sono dislocati altrove. Le cannonate si avvicinano. Zaino in spalla
e via. E’ notte. Il tenente colonnello Prat sale con noi.
Si dorme all’addiaccio, Molti manifestano l’idea di
tentar la fuga verso il Tonale. Sconsiglio Faccoli.
9 settembre
Alle 2 il nostro accampamento è bombardato. Ordine del
colonnello Remoti di deporre le armi. Attimi tragici! Alle 6 rientriamo
alle tende con un ufficiale Tedesco che promette trattamento cavalleresco.
Alla radio udiamo suonare “Giovinezza…”. Troviamo
nel campo un morto della 112; una tuba. Raccogliamo un po’
di viveri perché ci si deve trasferire a Vipiteno. Scendiamo
inquadrati alle 9. I bagagli ci seguono. All’arrivo altro
ordine: lasciare la truppa. Baciamo gli attendenti. Molti piangono.
Filippetto, Giulini, Iellici, Quey, Tripitelli…mi pare una
fontana sulla mia spalla. Con Pelizzari vado avanti in bici per
restituire un libro a una signora. La moglie di Pelizzari si stringe
in lacrime, la incoraggiamo. Poi rientriamo coi nostri e veniamo
posti all’albergo Rosa. Si mangia un po’ di galletta
e scatoletta. Anche agli ufficiali vengono fatte deporre le pistole.
Giunge Marchioni con la 255. Spera che la 253 sia potuta partire.
Scriviamo in fretta due righe ai nostri cari e consegnamo la posta
a borghesi. Molte donne piangono. Riprendiamo gli attendenti.
Alle 15,30 dei camion ci caricano strettissimi e si sale verso
nord. Dagli ultimi paesi italiani le donne salutano “Tornate
presto!” “Viva gli Alpini!”. Al Brennero un
artigliere aggrappato al mio fianco, sbatte la testa contro un
palo e resta ucciso. Siamo diretti a Innsbruk. Sono con noi ufficiali
di ogni arma. A Innsbruk trovo molti conoscenti: Manzoni, Chierici
ed altri. Ci ricaricano e ci riportano in baracche ben messe nei
dintorni della città. Alle 10 è proibita l’uscita.
Si dorme su pagliericci in stanze di 6 x 8. Con me sono Brusati,
Pelizzari, Giulini, Tripitelli e Filippetto.
10 settembre
Ci svegliamo alle 7. Bruciamo le carte del battaglione. Caffè
e 250 grammi di pane. Organizzo un torneo di scacchi con 12 iscritti.
Minestrone alle 17. Minestra alle 20. La vita pare tranquilla.
11 settembre
Alle 3 Faccoli e gli altri attendenti ci svegliano: i 130 ufficiali
superiori in grado devono lasciare Innsbruk. Saluti ai compagni.
Del Valchiese restiamo: io, Pelizzari, Glarrey, Prosperi, Zanetti,
Marzarotto, Iellici e Signori. C’è anche Babini con
un cagnolino. Mi manifesta propositi di fuga. Un tenente colonnello
sviene. Hitler ha chiamato “traditori” gli Italiani!
Eppure noi non abbiamo sparato sugli alleati. Dicono che si combatte
a Brescia. Chissà che ne sarà di Gianni e dei miei!
Dobbiamo lasciare gli attendenti. Ci trasportano in stazione in
camion. Rivediamo i generali: Gloria, Reverberi, Fantoni, Fassi.
Prat ci distribuisce denaro di reparto. Il viaggio durerà
3 giorni. Niente caffè. Viaggio con Pelizzari e altri 5
dell’Edolo. Passiamo Monaco e Norimberga. Nulla da mangiare
in tutto il giorno! Notte infame!
12 settembre
Finalmente alle 7 una minestra passando per Angsburg. Gioco molto
a bridge col magg. Covi, Valsecchi e il cappellano dell’Edolo.
A Berlino ci chiudono a chiave. Babini e Prosperi sono spariti.
Nulla da mangiare. Grande istruzione nella zona sud di Berlino.
Altra notte infame a dormire seduti. Suddivisione delle cassette
di Paroldo.
13 settembre
Siamo a destinazione. New Brandeburg in Prussia tra Berlino e
Stettino. Si caricano i bagagli e si va due o tre km. in un campo
di concentramento. Prigionieri francesi, russi, polacchi, slavi.
Ci consegnano un numero. Prendono i nomi. Ritirano i denari (con
ricevuta). Visitano i bagagli. Consegno una bandoliera e 3 carte
topografiche. Pranzo: crauti e patate. Appello e bagno. Un Russo
mi dà del sale. Le baracche sono molto rozze. Sono con
me nel mio gruppo di lettini Iellici, Signori, Pelizzari, Bianchi,
Comini, Marzarotto, Zanetti, Angeli e Paoli. Alla sera pane e
un briciolo di salame e burro. A letto presto.
14 settembre
Sveglia alle 6. Riempiamo le schede. Appello. Prendono la foto,
le impronte digitali e la misura. Speriamo di poter corrispondere
con le famiglie! Violenta discussione politica alla presenza di
Tedeschi tra ufficiali della Milizia e Sua Eccelenza Gloria. L’episodio
è assai antipatico, tanto più che il generale ha
torto. Il bridge è molto diffuso. Cavoli e patate a pranzo.
Altro bridge pomeridiano fino all’adunata e all’appello.
Tra alcuni giorni verremo spostati pare di 350 km. C’è
tra noi un tenente colonnello Medaglia d’oro e uno con 7
o 8 medaglie d’argento. Rapporti tra cappellani e medici
nostri e francesi. Domani messa. Mi confesso passeggiando. Sono
assegnati gli attendenti. Uno per 10 ufficiali e uno per ogni
Generale. Visita del colonnello tedesco comandante in capo –
un vecchio in giubba bianca. Alle 20,30 nessuno può uscire.
La vedetta domina il reticolato da una torretta illuminandolo
a tratti col riflettore.
15 settembre
Sveglia alle 7. Appello. Domani si ripartirà in direzione
sud-est (verso Cracovia?) (Dresda?) (Breslavia?) I militi partiranno
per l’Italia e così le nostre famiglie avranno notizie
sicure. Minestra pane e marmellata per tutta la giornata. Si odono
grammofoni. I Generali fanno da caporale di giornata non sempre
soddisfacenti. Brutte scene di ufficiali che si gettano sulle
patate. Messa del Cappellano dell’Edolo. Breve sermone.
Molti Alpini piangono al ricordo delle famiglie! Il cappellano
permette la comunione a chi ha bevuto il the alla mattina. Ci
comunichiamo in parecchi, anche sua eccellenza Gloria, il maggiore
Covi, Bianchi, Signori ecc. ecc. Dicono che in Italia si è
costituito un nuovo governo fascista repubblicano. Un cappellano
e due medici resteranno in questo campo coi soldati. Perderemo
il cappellano dell’Edolo e Bianchi sorteggiato. Al pomeriggio
incontro di bridge Alpini-Artiglieria. Io e Valsecchi dopo un
inizio sfavorevole, passiamo a netto vantaggio! Anche i Generali
si interessano dell’incontro. Giunta serale di minestra.
Abbiamo l’impressione di essere trattati meglio. Molta allegria
serale. Uno canta.
16 settembre
Alle 7 inizia l’affacendarsi per la partenza. Il maggiore
medico ha la colica. Forse Bianchi partirà con noi. Appello.
Bianchi resta. Baci. Saluti ai soldati. Adunata e rivista al nostro
bagaglio. Ritirano anche le fondine delle pistole e le candele.
Il maggiore Panzer e Iellici sono preziosi intermediari tra noi
e i Tedeschi. I generali sono trasportati in carrozzella alla
stazione. Noi attraversiamo a piedi New Brandemburg tra la curiosità
della gente. Anche il cagnino nero di Babini suscita interesse.
Si parte alle 12,30. Distribuzione abbastanza abbondante di pane
e salsiccia, si nota un migliorarsi del trattamento. Notizia di
accerchiamento dell’Armata Americana a Salerno. A Stettino
siamo ricevuti nel posto di ristoro con minestrina e caffè
senza zucchero. Sorpresa! Scopone sul treno. Siamo pigiati in
8. Io, Pelizzari, Tempini, Iellici, Zanetti, Marzarotto, Masi
e Signori. 5 ufficiali della Milizia ci hanno lasciati. Verranno
inviati in Italia. Notte pessima. Fari a fasci su Stettino.
17 settembre
Alle 5 si scende a Stargard per una minestra di ristoro. Commenti
e speranze tra ufficiali per il migliorato trattamento; anche
le sentinelle non innastano più le baionette. In Italia
c’è di nuovo il Duce, e molti son contenti per noi
e per l’onore delle armi italiano. Fumo l’ultima sigaretta.
Partita a scopa. Lettura, paesaggio: Rutni, Posen, Linz. Siamo
in Polonia. Direzione Est. Direzione Sud. Vaghi timori…
Battiamo gli artiglieri a bridge e siamo in vantaggio anche nella
rivincita. Minestra. La Polonia non ha oscuramento. A sera Zanetti
canta. Si narrano barzellette. Molti modi di dormire seduto.
18 settembre
Tempini mi cede il suo posto in corridoio su una fila di cassette.
Finalmente chiudo occhio. Direzione sud. Si raggiunge Chenstochova
che ricorda il “Diluvio” di Sienchiewich. Attraverso
la cittadina vediamo qualche faccia più gentile. Veniamo
condotti in una ex caserma polacca dove già si trovano
altri 400 nostri ufficiali. Riconosco il fratello della Rirì
Nulli e il cap. Leidi che fece con me alcune tappe della sacca
russa. Ci sono anche donne russe – carriste, molto prosperose.
Sono sistemato sui soliti lettini a pagliericcio in una stanza
di 26 posti. Sono con i miei 5 compagni del Valchiese (Ilarci
escluso) 4 del Vestone, 5 della 216, e i tenente colonnello Camin,
Prat e Lunelli, medaglia d’oro! Buona sbobba (così
chiamano la minestra). Litigo con Pelizzari e Zanetti per il loro
sistema egoistico, specialmente di Zanetti che è acido
di carattere. Bridge. Appello. The discreto. Non siamo prigionieri,
ma solo internati. Ai nostri compagni non hanno tolto nemmeno
i denari. Proibizione di parlare con le donne russe – dignità.
Scriviamo a casa.
Lettera datata 18 settembre 1943
Mio tesoro, dopo aver
viaggiato su e giù per alcuni giorni sono giunto in una
cittadina della ex Polonia molto nominata nel “Diluvio”
di Sienkiewich per il suo Santuario, ricordi? Siamo considerati
internati, non prigionieri, e siamo trattati bene. Salute ottima.
Si trovano con me altri 600 ufficiali di ogni arma tra i quali
Bellici, Pelizzari, Glarey, Marzarotto, Zanetti e Signori –
del Valchiese e il fratello della Rirì. Baci affettuosi
e arrivederci. Genio tuo.
Diario
19 settembre
Ci alziamo verso le 7,30. The. Pulizia fatta da prigionieri russi.
S. Messa con molte comunioni. Tra i prigionieri c’è
anche il farmacista di Desenzano. I Tedeschi chiedono chi vuol
combattere per il Duce. La domanda è imprecisa. Buona minestra.
Patate, pane, burro e the per tutto il giorno. Contratti tra prigionieri.
Vendo metà sigarette. Vendo i gradi da tenente e il porta
sigarette. Grandi discussioni politiche tra ufficiali. Io sono
contrario all’operato di Badoglio.
20 settembre
Sono di servizio e corro a prendere il tè in un enorme
brocca. Pulisco le tavole con uno straccio. L’appello è
alle 8,30. Sono piantone in camerata. Barba. Dicono che la posta
non è ancora partita. Faccio il bibliotecario coi miei
libri che sono 25. Li distribuisco gratis ai miei compagni di
camerata; agli altri faccio dare altri libri in pegno o una sigaretta
o mezzo marco. Vendo una saponetta per 13 sigarette. Vinco con
Valsecchi l’incontro a bridge col Tirano e quello con l’artiglieria.
Credo che ormai sia definita la nostra posizione giuridica di
prigionieri di guerra. Vento.
Lettera datata 20 settembre
1943 Chenstochova
Mia carissima, non
preoccuparti per me, perché la mia salute è ottima
e il trattamento ricevuto è buono. Sono io invece che sono
molto in pensiero per te e tutti, perché non so come vi
troviate e non so quando potrò ricevere vostre notizie.
Tu sta calma che nessun pericolo ci minaccia, nemmeno degli aerei,
tanto che qui, nell’ex Polonia, non c’è nemmeno
oscuramento. E poi c’è la salute della nostra terra
piccina… scrivimi della Lalla e della Biancamaria. Scrivimi
dei tuoi e informa i miei. Non ho notizie di Gianni. La situazione
finanziaria, per ora, è molto incerta, perché mi
sono stati ritirati tutti i soldi. Se hai la possibilità
raccogli la seguente roba per un eventuale pacco che ti scriverò
di inviarmi: un mazzo o due di carte da poker, sigarette, lame
per barba e viveri. Arrivederci e baci infiniti. Geniolino tuo.
Diario
21 settembre
Ci svegliamo presto. Ho organizzato un importante commercio. Pelizzari
è un ottimo venditore. Angeli è ottimo mediatore.
Siamo assediati di domande e offerte. Grandi affari. Appello senza
fine… giungono nostri ufficiali dalla Francia. I tre tenenti
Colonnelli lasciano la nostra stanza. Controllo schede. Il capitano
di fanteria Piccaluga. Batto a bridge con Valsecchi anche il Tirano
con netto distacco. Ci lasceranno scrivere solo 4 volte al mese.
Ci promettono la restituzione dei valori a fine prigionia.
22 settembre
Espongo un cartello per la biblioteca e uno per un torneo di bridge.
I generali lasciano il campo. Nuovi aggiunti nella nostra camerata.
Tra i prigionieri trovo Cattaneo, il marito della sig.ra Dubini.
Darè lo schermidore. Novello, il famoso socio di Monelli.
Successo nei primi incontri del torneo di bridge, Pioggia a dirotto
durante l’appello. Un paio di scarpe mi frutta 150 sigarette,
15 marchi e 2 kg. di pane.
23 settembre
Due ufficiali a turno devono sorvegliare un Tenente Colonnello
dei carabinieri che si è fatto un po’ male cadendo
dal proimo piano per un tentato suicidio. Continuiamo il commercio,
la biblioteca e il torneo di bridge. La temperatura è fredda.
All’appello serale, una commissione di ufficiali italo-tedesca,
invita gli ufficiali presenti ad esprimere per iscritto il desiderio
di combattere in Italia col proprio grado ed arma per la liberazione
della Patria dal nemico, agli ordini di un nuovo governo. Intreccio
di commenti e discussioni. Penso che i più siano favorevoli
alla proposta. Il cappellano è contrario. A sera arrivo
di nuovi ufficiali italiani tra cui il capitano Prosperi che è
stato beccato durante la fuga fra Salisburgo e Wilbach. Racconta
le sue avventure. Siamo avvertiti che la nostra posizione giuridica
è stata finora di internati e non di prigionieri di guerra.
Oggi c’era un po’ di marmellata oltre al resto e patate
buone. Le donne russe sono state trasferite.
24 settembre
Ho un po’ di mal di gola. All’appello ci vien letto
l’elenco dei componenti il nuovo governo italiano. Presentiamo
la domanda di essere impiegati in Italia con i nostri Alpini.
Solo due o tre ufficiali su 1.000 si astengono. Il torneo di bridge
è vinto da Ghittoni e Tempini; io sono terzo. Ci avvisano
che, a giorni, si partirà per il Wurtemberg nel luogo di
smistamento per l’Italia. Oggi ho molta fame. Anche il fratello
della Rirì mi fa pena. Ma io tengo sempre una piccola riserva
per i viaggi.
25 settembre
Le sigarette sono feroci “spacca-polmoni”. Compro
a prezzi proibitivi una scatola di pollo. Non capisco l’irregolare
atteggiamento tedesco che continua a ritirare il nostro denaro!
Sfortunato incontro di bridge con l’aereonautica. Pessime
notizie sulla situazione interna in Italia.
26 settembre
Non sto molto bene e rimango in camerata all’Appello. Pioviggina.
Si partirà presto. Si dice che martedì partiranno
i carabinieri, la milizia e la finanza, poi 150 ufficiali al giorno.
Continua la sfida a bridge con l’aereonautica. Patate abbondanti.
27 settembre
Discussione con Zanetti che è egoista fino al midollo e
rifugge dai servizi che non gli portano profitto, con pretesti
meschini. All’appello manca uno. Nuovo appello di oltre
3 ore! Ma l’uno non salta fuori. Domani l’appello
sarà nominativo… Giungono altri 60 ufficiali da Alessandria.
Ritrovo Dalla Vecchia junior. Gran traffico nella mia biblioteca.
Ho letto un bel libro “Dinastia dell’oro” di
Caldwel, molto forte, psicologico e ben descrittivo. Assai interessante.
Domani se ne andranno i primi 280 ufficiali tra cui Iellici, Comini,
Schileo, Pelizzari, Prosperi…poco da mangiare! Non mi resta
che una scatola di pollo e 100 gr. di pane di riserva. Penso con
nostalgia ai miei cari. A bridge battiamo anche l’aereonautica!
28 settembre
Scopro che il nostro capitano Prosperi è il famoso sciatore
Prohasca, due volte partecipante alle Olimpiadi. Appello svelto.
L’assente di ieri è solo un errore nei calcoli tedeschi.
Vediamo passare un enorme aereo. Bridge. Commenti al proclama
Graziani. Minestra abbondante. Acquisto 1 kg. di pane e commercio
una camicia! Allegria di quelli che partiranno domani! Dicono
che noi Alpini andremo a Garmish!
29 settembre
Tempo grigio. Parecchi scambi nella mia biblioteca che si arricchisce
di bei libri. A pranzo la razione di minestra è doppia.
Dicono che qualcuno ruba. Nel pomeriggio parte il primo scaglione
di ufficiali e ne arrivano altri da Mantova. Anche Zanetti e Marzarotto
salgono al piano superiore. Restiamo solo io e Signori, col Valchiese
in camerata. Marmellata. Di sera do lezione di bridge a Marzarotto,
Angeli e Martini. Il libro “Cittadella” mi rievoca
la mia Nellina…l’appetito è costante.
30 settembre
Nuovi arrivi. Circola la voce che in Italia siano mobilitati gli
ufficiali di complemento. Finisco le sigarette. Il nuovo camerata
Pittaluga è un ometto che ricorda papà Mino!...
1 ottobre
Ho finito la cittadella di Kronin, libro non brillante come il
precedente dello stesso autore, ma più fine e meno pessimistico.
Ho letto anche “Il mistero di casa Spada” avventure
un po’ per ragazzi. Lunga adunata mattutina per il controllo
delle schede. Corre voce che quando sarà confermata la
notizia che noi siamo solo internati e non prigionieri, ci aumenteranno
la spettanza viveri.
2 ottobre
Arrivano circa 1500 nuovi ufficiali. Non riesco a trovar conoscenti.
Bridge. Appello. Biblioteca. A sera apro la scatola di pollo che
è eccellente.
3 ottobre
All’improvviso, vedo Iasna Gora, un campanile su un santuario
leggermente sopraelevato coi tetti verdi. Mi è apparso
ad una finestra. Non l’avevo mai notato. Quanti ricordi
del passato mi rievoca, quando leggevo alla mia fidanzata i miei
libri preferiti. Tra i nuovi prigionieri bacio ed abbraccio Ezio
Facchinetti prelevato ad Atene. Ho finito “Marianella”
una brutta copia all’acqua di rose di “Mirella”
di Mistral. A sera do la seconda lezione di bridge.
4 ottobre
Nuova ora solare con appello ritardato. Ottengo del pane con una
serie di contratti. Pessima minestra mal lavata. Tra gli ultimi
giunti c’è Amadini di Brescia. Giornata campale per
la biblioteca. Ora gli attendenti sono soldati nostri. Ho finito
“Margherita Gauthier” libro ben scritto e abbastanza
interessante.
5 ottobre
Oggi un primo gruppetto di ufficiali è stato accompagnato
fuori a visitare Iasna Gora. Gusto tra la cupidigia altrui il
mio pollo in scatola e il pane bianco. Espongo in camerata cartelli
reclam per la biblioteca e avvisi economici. La mia biblioteca
è ora di 50 libri. Vendo calze e pipa. Mi par quasi di
essere un commerciante. Certo, tra alcune migliaia di ufficiali,
sono tra quelli che si arrangiano meglio. Nuovi arrivi. Ci danno
una saponetta e altri 25 zampironi. Ho letto anche “Il re
degli Schnorrers” che si avvicina a “Pian della Tortilla”.
6 ottobre
All’appello del mattino un ufficiale tedesco rinnova agli
ultimi arrivati le proposte già fatte a noi, ma si ha l’impressione
che si cambino le carte in tavola…e ci stupiamo che un governo
italiano ci lasci decidere qui, in territorio straniero. Ho letto
“Cose qualunque” di Montanelli, scritto con molta
facilezza e agilità da giornalista. La biblioteca è
a 57 libri! Marmellata. Domani ci daran la decade. E’ finita
la nostra fonte indiretta di pane, perché non si accettano
più marchi.
7 ottobre
All’adunata del mattino si presenta un inviato del partito,
presentatoci dai Tedeschi per spiegazioni. Gli ufficiali superiori
ci raccomandano di non far chiasso. L’inviato si confonde
e non sa cosa dirci perché il colonnello comandante gli
fa domande imbarazzanti. Siamo sempre in attesa di un segno dal
nostro governo! Al pomeriggio in tre ore di adunata, gli Ufficiali
Tedeschi raccolgono domande nostre da presentare a Berlino. Tra
i prigionieri c’è anche Guareschi del “Bertoldo”.
8 ottobre
Appelli di parecchie ore che portano al limite la pazienza. Il
sottotenente Crivelli si offre come mio aiutante bibliotecario.
L’attività negli scambi è forte. Ho 76 libri.
Ho dato inizio anche alla biblioteca seria. Una pessima sorpresa
al rientro dell’appello: mi han rubato l’ultimo pezzo
di pane! I Russi non avevano mai toccato nulla, i nostri soldati
invece… Ho urlato col caporale. A sera risparmio un po’
di pane per ricomporre la scorta. I litigi alla distribuzione
del misero rancio sono finiti perché io dirigo la disciplina
in camerata. Vendo due paia di calze. Il pollo è finito.
COME CRICETI IN GABBIA
Era
trascorso già un mese di internamento. L’illusione
di tornare ad essere uomini e soldati al servizio della propria
Patria non sembrava sopita, in quella prigionia estenuante. La
Partia attende, che sia un consenso alla follia? Come animali
in gabbia, cui si concedeva il diritto a qualche distrazione che
non compromettesse troppo l’intento dei carcerieri di controllare
le loro vittime senza impegnarle eccessivamente nello sforzo di
aggiornamento sulle vicende storiche del momento. Poco “panem”
e qualche “circenses” erano il toccasana dell’attesa
che ciascuno viveva da protagonista, costruendosi una propria
dimensione di resistenza. Anche il credere di essere “internati”
piuttosto che “prigionieri” aveva un suo peso psicologico.
Chi si trovava in gabbia senza valida ragione, se voleva davvero
cavarsela, doveva imparare prima di tutto ad arrangiarsi, utilizzando
ciò che la sua mano, la sua mente ed il suo cuore potevano
raggiungere, senza innescare punizioni o rimproveri. Cibo, carte
da gioco, sigarette, libri, amici erano, in quelle circostanze,
il minimo indispensabile per coccolare le proprie speranze di
vita e di libertà.
Cercando di immedesimarmi in quelle “circostanze”,
è ricomparso nel ricordo un mio vecchio amichetto, un criceto,
mantenuto in vita per qualche anno con il minimo delle comodità,
ma privo di libertà. Che cosa potesse pensare tutte le
volte che dalle sbarrette della gabbietta osservava i nostri faccioni
curiosi, lascio indovinare a chiunque. Pareva certamente un rassegnato,
ma altrettanto certamente possedeva cromosomi che gli suggerivano
costantemente e prepotentemente di sperare di una vita diversa
da quella che stava conducendo.
La gabbietta del mio criceto era appoggiata in una spaziosa vasca
di plastica, e consisteva di numerosi piccoli fili rotondi di
alluminio allineati orizzontalmente, con ben poco margine di distanza
fra di loro, e agganciati con altri meno numerosi fili di alluminio
verticali. Era dotata di una piccola porticina con gancetto e
conteneva: una tana ripiena di pezzetti di cotone idrofilo ed
altro materiale caldo e soffice; il tubicino verticale in plastica
da cui defluiva acqua fresca succhiabile nella parte inferiore;
una scaletta in legno che conduceva ad un ripiano superiore sempre
in legno, su cui poggiava, agganciata ad altre sbarrette di alluminio,
la mangiatoia. Non credo che dal piccolo prigioniero quella accogliente
dimora potesse in alcun caso essere considerata la propria definitiva
sistemazione, ma le circostanze avevano messo la povera bestiola
nella condizione di dover accettare senza scrupoli l’ospitalità
offertale, suo malgrado, dai propri carcerieri. Dopo un primo
momento di assoluta titubanza che, per più di qualche ora,
ha inchiodato il nuovo ospite nell’angolo più basso
e più distante da sguardi impertinenti, il piccolo criceto
ha incominciato a proporre i suoi primi, stentati movimenti. Il
capino girato all’indietro, le orecchiette ora innalzate,
ora adagiate sul corpicino a tratti scosso da brevi cenni di tremolio.
Quindi l’improvviso erigersi sulle zampette posteriori per
iniziare uno strano velocissimo sfregamento delle zampette superiori.
Non un verso, non un cenno di rabbia o di ringraziamento; ora
la fame e la sete avevano avuto il sopravvento su ogni altra lucida
considerazione. Era tempo di arrangiarsi, di scoprire, di capire,
di sopravvivere, di sperare. Il piccolo criceto ha dapprima imparato
a succhiare qualche goccia di acqua, quindi, ritemprato, ha ispezionato
la propria dimora salendo la scaletta, ed ha assaggiato qualche
granello di mangime prima di rifugiarsi, ormai stanco, nella piccola
tana, la cui entrata stava per essere sbarrata da batuffoli di
cotone idrofilo collocati ad arte. In fondo quella strana, non
voluta sistemazione aveva qualche lato positivo.
Adeguarsi ad una situazione imprevista non è facile per
nessuno. I nostri “prigionieri – internati”
dovevano affidarsi al buon senso e alla fantasia, riconoscendo
il proprio ruolo nell’ambito della realtà circostante,
con misura e ponderatezza. Anche per loro, dopo la sorpresa, la
rabbia, il bisogno di chiarimenti e di risposte, stava sopraggiungendo
il tempo del dubbio e della assuefazione tipica di colui al quale,
trovandosi in gabbia, non sono ancora concesse certezze di vita
e di libertà.
Ormai era solo sopravvivenza per un futuro quanto mai incerto.
Secondo mese
ATTESE, SPIRITISMI E BISOGNI IN UN VASETTO
Diario
9 ottobre
Mi sono alzato alle 3 a far bucato. Ho trovato un pidocchio…costernazione!
Un maggiore del I° Alpini ha preso il comando del mio secondo
blocco. Con 46 scambi è battuto il record della mia biblioteca!
Da domani pagherò anche i miei due aiutanti Lapini e Crivelli.
Tra i prigionieri c’è Rubagotti di Brescia. Piccoli
scambi. Compre e vendite. Siamo a 90 libri.
10 ottobre
Finalmente gli appelli sono svelti. La minestra è migliore
e c’è perfino un cucchiaio di pasta. Fuori della
biblioteca: 98 libri!
11 ottobre
Vento fuori. Ho sofferto di mal di denti stanotte. I segnali di
tromba ora si fanno all’italiana. Biblioteca e commerci
fervono, 49 scambi (record) e 106 libri. Da Berlino chiedono la
distinzione tra ufficiali di complemento ed effettivi. Che sia
buon segno?
12 ottobre
Nuovi libri entrano in biblioteca. Ci distribuiscono altri zampironi.
Presto a Lanzara la mia giubba diagonale. Ci vengono date cartoline
per casa: una ogni 5 o 6; ci riuniamo in gruppi di una stessa
città. Ancora voci di partenza. I libri sono saliti a 114.
Si accenna a uno spaccio. Barzellette serali. La luce si spegne
all’improvviso.
13 ottobre
Vengono distribuiti cappotti di ogni razza e qualità. Io
non ne prendo. I libri crescono ogni giorno. C’è
il cinema.
14 ottobre
Fa freddo. Qualche fiocco di neve. Son riuscito a risparmiare
un po’ di pane. Altri bei libri. Ci danno carbone.
Stralcio da lettera
datata 15 ottobre 1943 (campo di concentramento)
Stiamo tutti bene.
Comunica famiglie sottonotate ottime nuove. Provvisoria mancanza
cartoline. Per stipendi rivolgetevi: Distr. Militare. Ordinate
pacchi viveri Comitato Croce Rossa Italiana. Galbiati: Gardone
Riviera – Villa Luisa. De Boni Giovanni: Pola – via
Littorio 6. Signori: Brescia – via Cremona 4. Morandini
Iride: Bienno – via Ripa – e possibilmente invia la
presente in visione – Genio (n. 100083) Galbiati Achille
(n. 100115) ten. De Boni Bruno (100117) Tito (100085) Dino (28188)
Pietro Morandini (n. 1010) Bacia tutti.
omissis
Diario
15 ottobre
Sono di servizio. I libri sono saliti a 134. Gli scambi a 53.
Colpo di stato contro Pittaluga: vogliamo Tonelli al suo posto
come capo camerata. Un Tedesco ubriaco mi regala alcune sigarette.
Vendo per 10 marchi la fondina della pistola. Tra i prigionieri
vengo a sapere che ci sono Valli e Vedovelli, miei amici di tennis.
16 ottobre
Inizio un incontro di bridge con Baldan contro la famosa coppia
Valsecchi – Maugeri. L’inizio è sfavorevole,
domani continueremo. Saluto Valli. La mia biblioteca sta per diventare
ufficiale. Abbrustoliamo il pane nella stufa.
17 ottobre
Continua l’incontro di bridge. Siamo quasi pari. Minestra
abbondante. All’appello chiamano quelli che hanno la tessera
del partito. Che li mandino in Patria? Un’ora di punizione
perché alcuni hanno mugolato agli ordini del capitano Tedesco.
Esperimenti di scambio del pensiero di sera. Facciamo abbrustolire
il pane.
18 ottobre
Par la punizione di ieri ci fanno alzare alle 7,30! Il primo incontro
bridgistico è stato vinto dai nostri avversari per poco.
Tempo sereno. Ci danno le lenzuola. Fanno la lista di chi ha oltre
55 anni = tutti i colonnelli sperano di partire. Afflusso di vari
libri in biblioteca. A sera mi reco a parlare di libri in camerata
Iacobacci. Esperimenti spiritici presso la mia stanza. Gli spiriti
affermano che torneremo a Novembre e che la guerra cesserà
in febbraio! Il sotto tenente Paolini di un’altra camerata,
si offre di aiutare me, Crivelli e Lapini in biblioteca. Accetto.
19 ottobre
Arriva il col. Tedesco aiutamte magg. del Generale Comandante
i campi di concentramento. Per l’occasione la minestra è
molta e buona. Oggi 62 scambi in biblioteca (record). I libri
sono saliti a 165. Le sigarette scarseggiano. Temo che in camerata
ci sia un ladro tra gli ufficiali.
20 ottobre
Anche oggi il vitto è più abbondante. Brutte notizie
dal fronte russo. La biblioteca ferve. Lunghe ore senza sigarette.
I due attendenti condividono il nostro rancio. Mi sento fiacco
ma di buon umore. Un colonnello ci avvisa che presto avremo una
buona notizia.
21 ottobre
Un colonnello assicura che torneranno quelli che vogliono essere
impiegati in Italia ma che gli altri resteranno a lavorare in
Germania. Bella giornata. Si lotta per avere una sigaretta. Mangio
presto. Leggo molto. Risparmio un po’ di pane. Ora ne ho
mezzo kg. in disparte. Il cibo è sempre buono. Ho nostalgia
di Cip cip (Nelly), ma sono fiducioso di riabbracciarla presto.
22 ottobre
Resto come piantone in camerata a cucirmi due bottoni. C’è
il nuovo maresciallo Tedesco. Ho in cassetta mezza pagnotta di
scorta. Elimino dalla biblioteca i libri brutti. Pago £.
50 per due sigarette. Mi sento bene e ottimista. Partirà
per Berlino un gruppetto di ufficiali della Tridentina con Bracchi,
Briolini, Darè, ecc.
23 ottobre
Faccio il piantone mattina e sera. Con 63 scambi è battuto
il record della biblioteca. Raccolgo parecchi zampironi. Nuovi
soci e molti libri entrati. Espongo il regolamento. A sera corre
voce che i Russi abbiano sfondato! Il maggiore offre pane per
marchi. Mi regalano matite, gomme, colla, inchiostro e cerini.
24 ottobre
Nuovi soci in biblioteca. Combino qualche affare con vendita di
sigarette e di un libretto. Minestra a base di brodo. Il sottotenente
Soldan si offre lui pure ad aiutare la biblioteca. Bridge serale
fortunato. I Tedeschi, dicono, sequestrano i viveri di riserva.
Sarà vero? La luce è tolta alle 21. Passaggio fitto
di aerei.
25 ottobre
Ho 199 libri. Han preso nome di un ten. Colonnello che ha rubato
patate. Risparmio un po’ di pane. Giunge qualche lettera
dall’Italia!
26 ottobre
Doveva arrivare il gen. Tedesco ma arriverà domani, perciò
il rancio era buono. Ho trovato molte patate nel brodo! Nuovi
soci in biblioteca. Fa frescolino. Mi offrono cifre per il pane
risparmiato!
27 ottobre
Dicono che il generale Tedesco abbia visitato alcune camerate.
Si riaccende la stufa.
28 ottobre
Notizia brusca = VI e VII blocco sono in partenza. Gran lavoro
in biblioteca. Forse partiremo anche noi? Pronostici ottimistici.
Il capo Tedesco prende nota che ho 220 libri in biblioteca. Vendo
una razione di pane per 10 marchi e 6 sigarette, un paio di calze
per 20 marchi. Compro per 4 sigarette mezza razione di pane.
29 ottobre
E’ pubblicato il discorso del Duce che annuncia il nostro
collocamento in congedo. Chiacchiere, revisioni, commenti…
ma siamo ancora qui. I Tedeschi mi regalano due matite, della
carta e un quadernetto per la biblioteca. Il VI e VII blocco,
partono per ignota destinazione. Giungono oltre 200 ufficiali
superiori. Si vende il pane a £. 800 al kg. A sera tentativi
di spiritismo.
30 ottobre
Il colonnello Lunelli da Berlino manda un pacchetto di sigarette
ad ogni ufficiale del VI Alpini. Radio scarpa. Voci di armistizio,
di prossimo ritorno ecc. La biblioteca funziona bene. Acquisto
per 16 marchi 20 sigarette. Risparmio 59 gr. di pane. La nebbia
grava come una cappa. Guareschi tiene conferenze sull’umorismo.
Novello mi promette uno schizzo. Sogno l’Italia e Cip cip.
Sono su di morale.
31 ottobre
Freddo e nebbia. Nostalgia di sole italiano. Ci danno un giornale
italiano pubblicato a Berlino, che esorta a riprendere la guerra.
Nuovi soci in biblioteca. Compero qualche sigaretta per un sapone
e soldi. Risparmio 50 gr. di pane. I libri sono 212.
1 novembre
Bella giornata tiepida. I maggiori Comandanti il II e III blocco
lasciano il Comando a due Colonnelli. Lettere da Berlino. Darè
scrive che fra qualche giorno avremo vantaggi fisici e morali.
Niente sigarette. E’ giunto un primo pacco dall’Italia.
Chissà quando a me!
2 novembre
Al mattino niente adunata. Partono il IV e V blocco. Niente sigarette.
Ci si arrangia come si può. Faccio col pane crostini finissimi.
3 novembre
Ci distribuiscono una cartolina a testa per casa e una per la
Croce Rossa. Si annuncia in arrivo una commissione italo-tedesca
di ufficiali. Il III blocco, dicono, è in partenza. Resteremo
solo io e Signori del Valchiese. Faccio visita al tenente Colonnello
Prat. Mangio quasi mezzo kg. di pane e tutta la marmellate. Domani
risparmierò. E’ sparito lo zaino completo di Duglio.
Acrobazie commerciali per acquistare una sigaretta.
4 novembre
Giornata densa di voci, di notizie, di commenti. Siamo in partenza.
Il mio nome è nell’elenco, dove andremo? Che ne faranno
di noi? Dovremo combattere o lavorare? L’incertezza è
sovrana. La biblioteca si scioglie. Rendo i libri ai proprietari.
Vendo sigarette. Freddo e umido fuori.
5 novembre
E’ giornata di partenza. Nevica. Rimaniamo all’aperto
dalle 5 di mattina alle 18! Rancio e sigarette. Saltiamo il té
e le patate. Un dente mi duole molto. Alle 18 saliamo in 45 in
un carro bestiame. Dormo male semi sdraiato tra Chiorboli e Signori.
6 novembre
Ci han chiusi a chiave e dobbiamo fare i nostri bisogni in un
vasetto. Il dente mi tormenta. Posso mangiare a fatica. Buio e
umido. Mi sento infelice. Direzione Sud-Est ignota.
7 novembre
Giungiamo a Cholm al mattino. Sono intontito dal veramon. Il dente
mi duole sempre. Ci scaricano e ci portano in gruppi di 60 in
baracche di legno un po’ sconnesse e fredde. Riesco ad ottenere
da un capitano Tedesco di farmi visitare il dente che mi vien
tolto senza quasi dolore nel vicino campo di mutilati russi. Viveri
a secco come ieri: mi sento risollevato. Rosario serale col Cappellano
del Vicenza. Dicono che anche di qui ce ne andremo presto.
8 novembre
Inizia la nuova vita a Cholm. Il tè è poco ma buono.
Fa un freddo cane, mancano molte cose, ma siamo trattati da ufficiali
Tedeschi e non da inferiori. Il rancio è buono, con un
po’ più di pane. Speriamo…riapro la biblioteca
con 15 libri. Non ho più da fumare.
IL TEMPO DELLE MELE
Sembrava
ormai giunto il tempo delle mele, ma il raccolto non pareva ancora
vicino. Sulla pianta più alta facevano bella mostra le
mele migliori, quelle verdi e saporite, le più forti, quelle
risparmiate dalla prima raccolta. Bastava scrollare per bene la
pianta, facendo attenzione che nel cadere le mele non si ammaccassero,
ma potessero essere protette da uno strato d’erba sufficiente
ad impedirne l’imperfezione. Ecco, ciascuna mela veniva
con prudenza posta nella cesta, pronta a partire, appoggiata e
soffocata dalle altre tante mele trafugate, per divenire protagoniste
di un altro destino. Dopo la lunga attesa del secondo mese, con
l’ansia di trovare nei gesti dei carcerieri, nelle parole
dei nuovi arrivati e dei superiori, e, perché no, nelle
affermazioni di stravaganti “spiriti”, qualche accenno
ad una prossima destinazione liberatoria, i “blocchi”
iniziavano la loro imprevista “diaspora”. Destinazioni
ignote, come tante mele, protagoniste di un tragitto inatteso,
trascinate con i carri a marcire, come e più di prima,
in baracche più fatiscenti, ove la parola d’ordine
sembrava essere impostata ad un imperativo costante: fame e rigore.
Gli eventi storici ancora offerti senza volere, imprudentemente,
goccia a goccia, avevano l’effetto di aumentare i dubbi
e procurare sconforto e delusione. “Tacere bisognava, e
andare avanti”, avanti…per scoprire finalmente che
cosa riservasse il poi: guerra o lavoro? E dentro il cuore un
unanime urlo: “Cip cip, quanto mi manchi, quando torneremo
al caldo sole d’Italia? Forse manca poco… io sto bene,
aspettatemi, presto sarò con voi.” Ma il tempo delle
mele sembrava consumarsi, piano piano, nell’angusta nuova
città dell’oblio. Ora non rimaneva che ricominciare,
con i morsi della fame, la ricerca di sigarette, la nuova biblioteca,
il bridge, gli scambi commerciali, il timore di perderti, Signori,
amico del Valchiese, che ultimo eri rimasto a fare compagnia ad
un cuore colmo di ricordi e assetato di aggregazione.
Terzo mese
COMUNQUE SI DECIDA E’ NOSTALGIA DI LIBERTA’
Diario
9 novembre
Appello alle 6,30. Giornata cupa e umida. Bagno e disinfettazione
durano 4 ore. Poi ci danno minestra, the, sapone da barba, salame,
pane, carta igienica, marmellate, margarina, patate. Le distribuzioni
durano fino a sera. Malgrado ciò, rivolgiamo proteste alla
Croce Rossa per le insufficienti condizioni del campo.
10 novembre
Il sole solleva lo spirito. Solita messa di don Potrich. La biblioteca
funziona. I libri sono 42. Ottima minestra d’orzo. Risparmio
pane. Giungono altri ufficiali, tra cui alcuni ex ufficiali della
milizia = nessuno è rientrato in Italia.
11 novembre
Compleanno della mia Nelly così lontana… Dopo il
primo appello, nuova adunata. Battiamo i piedi per il freddo.
Finalmente giunge il gen. Cotturri che ci legge le norme per il
nostro destino: o aderire al nuovo governo repubblicano per combattere
senza condizioni o arruolarsi nelle S.S. o non aderire! La mia
soluzione si fissa sui tre ideali di Dio - Famiglia – Patria.
Comunque io decida, lo farei in piena coscienza di fronte a Dio.
Per la Famiglia penso che è meglio seguire il principio
di non agire volontariamente in imprese belliche. Per la Patria
non so come comportarmi perché il nuovo governo Mussolini
non mi pare che abbia finora nemmeno la libertà d’azione
di congedarci ed eventualmente richiamarci, come ha dichiarato
di fare. Quindi non aderisco! 206 ufficiali hanno aderito! Tra
cui Ravelli, Angeli, Pittaluga, D’ambrosio, Baietti. Un
migliaio sono con me! Sono di servizio. Lunghe attese al freddo
per the, pel rancio, pel carbone! Al pomeriggio armi e bagagli
e i non optanti cambiano la baracca. Vado con Signori nella 26
dove ci sono i capitani Rubagotti e Zanetti di Brescia e il fratello
di Signori. Mi sistemano bene. C’è ottima minestra
anche di sera. La Baracca è un po’ sconnessa.
12 novembre
La biblioteca funziona lentamente. Attendo che si risolva la nostra
posizione. Scriviamo a casa e alla Croce Rossa. Due ranci caldi.
Bridge. Vendo una coperta. Nevischio. Ho da parte gr. 250 di pane.
13 novembre
Appello alle 8 anziché alle 6,30. Minestra di solo brodo
che solleva proteste. Gli optanti mangiano molto di più.
Ci permettono molte cose. Bella giornata di sole. Lanzara mi si
offre come segretario in biblioteca.
14 novembre
Sole. Messa nella mia camerata 26. Minestra scarsa. Mangio presto,
formando un pasticcio con patate, sale, the, pane gratuggiato
e un po’ di patè, il tutto riscaldato. Rosario. Qualcuno
dichiara di essere sconfortato. A sera piove.
15 novembre
Oggi si mangia benino. Mi cucino una tortina con pan grattato,
margarina, marmellata e zucchero = squisita. Pioviggina.
16 novembre
Vento. Puntura antitifica senza inconvenienti. Gli optanti si
lamentano al Comando che non li rispettiamo. A sera danno prosciutto
patate e barbabietole. Nella mia Baracca, continua attività
di cuoco. Faccio un pasticcio di patate e barbabietole, poi mangio
pane bianco con patè e prosciutto, poi zucchero caramellato
con crostini. Ho in vista un buon affare con un paio di scarpe.
17 novembre
Frutti dei primi affari: pane, tabacco e sigarette. Gli appelli
sono più lunghi. Nuovo pasticcio serale a base di pane
grattato che tiene poco.
18 novembre
Commercio. Mangio lucullianamente con scambi e biblioteca. Tortina
serale. Dicono che ci pagheranno come ufficiali Tedeschi. Scriviamo
a casa.
19 novembre
Brutta notte di indigestione con febbre. Malessere e brividi durante
il giorno. Rinuncio alla minestra che do a Signori. Mi annunciano
che è stata istituita una nuova biblioteca.
20 novembre
Sono affannoso. Sto un po’ meglio ma sono debole dopo tanta
diarrea. Mi metto a contatto col ten. Albertoni bibliotecario
che è subito d’accordo con me. Non ho appetito. Carascon
mi fa da infermiere. Rimetto un pochino!
21 novembre
Notte abbastanza buona. Sono debole. S. Messa presso il mio posto
letto. Brutta giornata con frequenti corse al gabinetto. La biblioteca
Albertoni trasferisce nella mia i suoi libri. Mangio solo poche
patate.
22 novembre
Sto sempre male. Gli accordi col Comando per la biblioteca sono
presi. A letto sto con una aspirina per un raffreddore cane.
23 novembre
Ho sudato e sto meglio. Però sono molto debole e senza
appetito. Il mio infermiere Carascon è molto servizievole.
Il dott. Petiti mi dà due pastiglie di bismuto. Sole dopo
molti giorni. Lo spaccio dà roba – a me spettano
12 cartine per sigarette e 2 scatole di cerini. Abbiamo 110 libri.
I cappellani e gli ufficiali superiori se ne andranno presto.
Di notte mangio.
25 novembre
Ancor oggi a riposo. Tutti sperano di essere a casa a Natale.
Mi reco al Comando per accordi sulla biblioteca, perché
ufficiali invidiosi non vogliono che io riceva compensi. Lavorerò
gratis. Ho molto appetito. Speriamo che giungano pacchi. Ho in
progetto un “Numero Unico” sulla ”Baracca 26”
Lettera datata 26.11.1943
Cholm
Mia cara Nellina, sto
benissimo e sono ansioso di tue notizie e pacchi. Siamo trattati
bene e presto speriamo si riallaccino i nostri rapporti con voi.
Mandami notizie delle bimbe e dei miei e tuoi. Scrivimi della
tua situazione finanziaria: ti aiuterò per quanto mi sarà
possibile. Prega Dio e abbi fede e umorismo. E’ con me Signori
di Brescia. Nei pacchi includi viveri e fumo senza pesi inutili
e guanti lana. Cura Luciana. Baci infiniti a te e affettuosità
a tutti. Geniolino tuo.
PS: scritto in un foglietto qualunque ma con questo timbro: Geprutt
5 Stalag 319.
Diario
26 novembre
Anche stanotte è piovuto in baracca. Sto bene. Esco, dopo
vari giorni, all’appello. Mi lavo col quarto di litro di
acqua calda distribuitoci. Ho barbone e capelli incolti. Il Comando
accetta le nostre proposte di biblioteca gratuita. Bridge. Patate
fritte e crostini. Gioia enorme. Tramite Manzoni mi giunge la
prima lettera di Nelly con ottime notizie. Che tesoro di mogliettina!
Sono felice. Fuori tormenta.
27 novembre
C’è neve. Ultimo gelido appello all’aperto.
Dal pomeriggio gli appelli saranno in baracca – con somma
gioia. I Tedeschi chiedono chi vuol lavorare volontariamente nel
Reich. Lunghe discussioni. I più sono per il no perché
non ci si danno delucidazioni. Anch’io decido negativamente.
Sono in arrivo sigarette e moduli per i pacchi.
28 novembre
Sono di servizio. Alle 6,30 vado per il the. Poi apro le finestre
e spazzo dei libri in biblioteca. Solo una trentina di ufficiali
accettano di lavorare per il Reich. Concerto serale di fisarmonica.
29 novembre
Dicono che lo Stato Italiano abbia assunto il nome di Repubblica
Italiana Socialista. Piove a dirotto fuori e dentro. 135 libri
in biblioteca. Vado a dormire alle 18 per mangiar meno. Finisco
la cena alle ore 21. Sono quasi a zero di tabacco.
30 novembre
Tripudio! 75 zampironi a testa! Fervono gli scambi. Ferve anche
la biblioteca. Regolo i miei pasti. Gli spiriti annunciano tra
due giorni la fine della prigionia. Molto bridge.
1 dicembre
Oggi faccio il carbonaio. Sole. Mi aggiungo una buona minestra.
Spiritismo serale. Si tornerà presto. Sento nostalgia di
libertà e di casa. A sera sono di servizio alle stufe fino
alle 22,30. Scrivo a casa clandestinamente.
2 dicembre
Bella giornata. Molte sigarette in biblioteca. Acquisto zucchero
e marmellata per zampironi. Agli optanti è stato detto
che presto rivedranno la loro bella Italia. Anche noi speriamo…
3 dicembre
Ho un colloquio con Cuoghi di Modena, amico di Padre Pio di cui
possiede briciole di sangue delle stigmate. Dice che cadendo il
sangue ha fatto rumore come un bottone. Dice che spesso è
profumato…. Mi ha immesso in biblioteca un libro che tratta
appunto delle stigmate di Padre Pio. Appena mangiato ci accompagnano
nei campi dei Russi per la radiografia. E’ la prima evasione…nostalgia
di libertà. Lo zucchero è mischiato col sale stasera.
4 dicembre
Cartolina della Croce Rossa. Non siamo protetti da Ginevra come
internati. Si riunirà in Italia una commissione per la
nostra protezione.
5 dicembre
Minacciano di chiudermi la biblioteca per il troppo andirivieni
in camerata. Il Comando italiano si dividerà in 4 blocchi.
A sera cucino un ottimo sfornato. Ah…se arrivassero pacchi!
Prego per i miei cari per rivederli presto.
6 dicembre
Il freddo è saltuario – è sceso a 10 poi è
risalito – Ora l’appello lo facciamo nella vicina
Baracca 25. Chissà perché? Vendo un libro per 21
zampironi e un po’ di zucchero. A sera mi accordo con Blasi
per i risparmi e il menù per Natale. Se arrivassero i pacchi
sarei salvo!
7 dicembre
Faccio la seconda iniezione antitifica. Preparo in bella copia
il menù per Natale. E’ una gran bella giornata! Si
sospira il ritorno e i pacchi. Ci daranno 140 gr. di pane e 100
di barbabietole alla settimana al posto di 40 gr. di farina e
100 di patate. La razione invernale, dicono, sarà aumentata.
Così pure si spera un aumento del pranzo di Natale…
Ogni discorso verte sul cibo!
8 dicembre
Giornata grigia. Siamo a 163 libri in biblioteca. Bridge, Vendo
un libro per marmellata, formaggio, salame, zucchero. Domani avremo
birra.
NEL
BUIO DELL’INCERTEZZA
Ci
sono svariati modi per misurare, controllare, impadronirsi del
tempo. Penso ai tanti tipi di orologi che si sono succeduti nella
storia: il sestante, la clessidra, il pendolo, gli orologi da
polso, da parete, da dito, da collo, da strada, da campanile,
il vecchio cipollone. Tutti questi attrezzi comunque avevano lo
scopo di controllare il tempo che scorre inesorabile, veloce o
lento che sembri. Quando si è impegnati in un lavoro, in
un gioco, nello sport, nel cucinare, il tempo sembra volerci continuamente
superare e spesso dobbiamo concludere che ci è sfuggito
senza che ce ne rendessimo conto. Si dice: il tempo fugge; il
tempo è denaro; chi ha tempo non aspetti tempo. La libertà
è nel tempo, e ne gode tutto il fascino sia positivo che
negativo. La libertà sa scegliere il proprio tempo: il
tempo per studiare, per amare, per discutere, per sognare, per
vincere o perdere, per emergere o stare al palo. La libertà
sa misurare il proprio tempo, lo può impiegare al meglio
o al peggio, lo può riempire di contenuti soddisfacenti
o può preferire di lasciarlo scorrere senza alcun interesse.
La libertà si è affezionata a tal punto al tempo
da scoprire in esso una caratteristica insospettabile della sua
indole più nascosta: il principio della relatività.
Nel tempo scorre e si consuma ogni nostra vita, con ogni nostro
pensiero, ogni sogno, ogni desiderio; “i bimbi crescono
e le mamme imbiancano”, i castelli diventano ruderi e i
palazzi si ergono sempre più numerosi, con i loro alloggi
sempre più moderni e costosi, che rimpiazzano dimore povere
e fatiscenti. Poi viene la guerra, e il tempo sembra improvvisamente
che abbia scelto di nascondersi, per non dare troppo disturbo
alle feroci iniziative dei belligeranti. I bimbi muoiono, le mamme,
i papà, i nonni muoiono a decine, a centinaia. Poi il tempo
si risveglia, è l’ora di smetterla, di curare le
ferite, di fare armistizi per poi spartirsi gli amari frutti della
discordia. Per raggiungere quello scopo bisogna ancora impiegare
il tempo per debellare ogni focolaio di ribellione e per prevenire
ogni possibile inconveniente. Si combatteva ancora, il tempo di
chi combatteva andava scemando rapidamente, sembrava non essere
sufficiente, veniva ad ogni istante impiegato dai contendenti
per conseguire la vittoria…presto, bisognava fare presto!
La libertà là fuori seguiva il suo corso, e nel
frattempo? che dire di coloro che erano trattenuti loro malgrado
nei campi di concentramento? Prigionieri o internati, erano possibili
“riserve” o paventati “avversari”, o,
peggio, un nulla meritevole di sterminio? Meglio tenerli buoni
gli Alpini, meglio per allora non far conoscere loro che cosa
il tempo stava riservando alla Storia. Meglio precludere loro
il tempo della scelta…ai prigionieri ed internati non competeva
la falsa libertà dei carcerieri, era loro concesso solo
tempo, tanto tempo, da riempire lentamente con momenti infiniti
di attesa. Questi momenti potevano essere scelta di silenzi, ma
il silenzio troppo prolungato produceva ferite psicologiche inguaribili
ed irreversibili e poteva condurre a gesti definitivi e drammatici.
Il tempo era tanto, si, quindi occorreva approfittarne e riempirlo,
occupandolo il più possibile, anche in modo monotono, ma
completo. Si trattava di risvegliare la propria libertà
ridimensionata, capace di impossessarsi del tempo e suggerire
scelte di cibo, di letture, di svaghi, di amicizie, di antipatie,
facendo ritrovare adeguati ritmi di vita. Era quanto mai necessario
giocare alle “piccole scelte”. Era libertà
vigilata, si, ma non ancora svuotata di speranza, quindi era proprio
dovere accompagnarla, piccola amica affettuosa, perché
non si perdesse irreparabilmente nel buio dell’incertezza.
Così era trascorso anche il terzo mese di prigionia.
Quarto mese
ANNO NUOVO – SI CESSA DI ESSERE NUMERI
Diario
9 dicembre
Le minestre sono migliorate. E’ giunta la birra. Il pane
oggi è 70 gr. di più. Bagno e disinfezione. A sera
cucino uno sfornato dolce un po’ pesante. Continuo con Blasi
i risparmi per Natale.
10 dicembre
Giornata normale. Il comandante Tedesco ci tratta da bambini cattivi
e minaccia di non darci le cartoline se non facciamo giudizio!
I libri sono 174.
11 dicembre
Finalmente ci avvisano che a giorni ci daranno i moduli per i
pacchi! Sogniamo riso e farina. Prevediamo i primi pacchi a metà
gennaio. Patè di pesce invece di formaggio. Mangio verso
le 22, frittelle di patate che Salafià mi aiuta a cucinare.
Vascellari sostituisce Parisatti al comando della camerata.
12 dicembre
Si continua a parlare di cucina e di rientro. Ancora birra. Vendo
sigarette in società con Zanetti e Messina. I libri sono
180. Forte nostalgia delle serate, da bambini, in vigilia di S.
Lucia. Una lettera dice che presto avremo una buona notizia.
13 dicembre
S. Lucia ha portato niente! Giornata rigida. In camerata si brontola
contro il via vai della mia biblioteca. Adunata pomeridiana all’aperto
= battiamo i denti. C’è chi ha ricevuto posta da
Brescia. C’è chi annuncia pacchi partiti dall’Italia.
Chi scrive che ufficiali internati sono già rientrati…viviamo
di speranza. Ci danno cartine per sigarette: 15. Dolce serale
squisito. Sono di servizio alle stufe e al secchio-gabinetto dalle
22,30 alle 24,30!
14 dicembre
Freddo. Visita in camerata del comandante Tedesco. Scruta ed esamina
uno per uno i miei libri: niente da dire! 197 libri in biblioteca.
Gli optanti sono sul piede di partenza. Sono di servizio al carburo.
Aggiungo minestra di sera e poi a letto, risparmiando margarina,
zucchero e un po’ di pane.
15 dicembre
Parecchi gradi sotto zero. Metto le mutande di lana. Barba. A
sera faccio il budino ottimo. Vento.
16 dicembre
Freddo. Poi la temperatura si alza. Infilo la seconda camicia
di flanella. Lavoro a turno di piccone per turare con la terra
la fessura della baracca. Signori ha la febbre. Posta: ricevono
Signori, Mariani e altri. Finalmente ci danno una lettera, una
cartolina e un modulo per pacco. Mi affretto a scrivere a casa:
speriamo che il pacco arrivi presto. Sono a corto di sigarette.
Budino serale.
Lettera datata 17.12.1943
M. Stammlager 319 Cholm G.B.
Mio dolce tesoro, ho
ricevuto 15 giorni fa la tua prima, tramite Manzoni. Sto bene.
Scrivo ai miei per i pacchi e invio loro il modulo, perché
spero che facciano più presto. Ho molto bisogno di tabacco
e viveri. Mettiti d’accordo con loro – Speriamo di
tornare presto. A Natale stiamo uniti nel pensiero. Baci infiniti
alle piccoline e a te. Tienti curata e di buon umore che nessun
pericolo mi minaccia. Geniolino tuo.
Diario
18 dicembre
Sono di corvée. Freddo, The al mattino rinviato. A sera
mangio bene. Budino e 2 sfornati. Compro pesce e zucchero. Lunga
attesa di patate…al gelo…
19 dicembre
Dicono che si siano 15 gr. sotto zero! La minestra tanto attesa
è un po’ una delusione – c’è però
della pasta. Al pomeriggio crauti e 80 gr. di salame. A letto
presto. Risparmio le patate.
20 dicembre
Piove. Niente sigarette niente posta. Bridge. A sera sfornato
di patate e ottimo budino.
21 dicembre
1^ giorno d’inverno con buona temperatura. Si annuncia per
gennaio una nuova commissione. Ci daranno un modulo per pacco
vestiario. Commercio intenso di sigarette. Ho fame.
22 dicembre
Vento. Bagno. Ci fanno stare un’ora nudi in una camera gelata!
Grande commercio di sigarette. Ho fame!
23 dicembre
Tutta la biblioteca in camerata – 75 clienti e 221 libri.
Ogni record superato. Faccio un piccolo dolce per Natale. Marzarotto
viene a visitare me e Signori e ci regala un gocciolo squisito
di vodka. Gli optanti stamani sono stati al cine. Sperano di partir
presto. Una commissione verrà a visitarci il 31 per chiarirci
la nostra posizione. Nessun scopo di propaganda. Posta a Signori
che mi fa sapere che papà ha ricevuto la cartolina inviatagli
da Chenstochau
Lettera datata 24.12.1943
Cholm G.B. Stammlager 319
Mio tesoro, penso tutti
voi alla vigilia. L’anno venturo il S. Natale lo godremo
insieme a famigliola aumentata. Ti invio un modulo-pacco indumenti
invernali. Mi occorre: guanti, cintura, passamontagna, calze,
maglione con maniche lunghe, stringhe e altre cose che credi mi
possano servire. Capito bene? Sto bene di salute. Molto appetito.
Scrivimi le tue condizioni finanziarie. Informati per gli stipendi
al mio distretto di Como. Baci e auguri infiniti a te bimbe e
genitori. Geniolino tuo.
Diario
24 dicembre
Gran fervore di preparativi per Natale. Ognuno sfodera le proprie
piccole riserve. Si fabbricano cose meravigliose. Dolci disegnati,
presepi, alberi di Natale. E’ un saggio dell’industriosità
italiana. Spedisco alla Nelly una cartolina e un modulo di pacco
vestiario. Angeli mi regala vodka.
25 dicembre
Mi alzo presto a far crostini. Al mattino prendo il the, budino,
pane e margarina. Alcuni sono tristi,. La minestra è ottima.
Alla S. Messa partecipa anche il Comandante tedesco. Ottima minestra.
Poi crostini con salame e crostini con zucchero e margarina. Più
tardi crauti in salamoia. Poi ancora crauti saltati con salame.
Poi salame e crostini. Poi faccio due sfornati di patate ripieni
di salame e margarina, poi dolce squisito spalmato di marmellata.
Do fondo alle scorte con crostini e marmellata. Sono pieno oggi,
finalmente! Visita di Marzarotto che regala una sigaretta. L’allegria
sboccia alla sera. I vecchiotti cantano. Rendo gratuita la biblioteca
per la camerata. Si sparge la voce che gli ufficiali di complemento
entro la fine di gennaio saranno tutti in Italia.
26 dicembre
Nevica. Ho fatto servizio notturno dalle 2 alle 4,30 passando
le consegne a Blasi. Alle 6,30 sono di corvèe per il the.
Barbabietole e pesce al pomeriggio. Circola ancora qualche dolce.
27 dicembre
Lavo il secchio per la minestra. Posta per gli altri. Non ho ancora
ricevuto direttamente. Speriamo in domani. Alle 21 rosicchio 40
crostini con margarina marmellata e zucchero.
28 dicembre
Intensa attività in biblioteca. Sono giunte le sospirate
papiroshi. Il carbone scarseggia. Commercio serale di tabacco.
Budino. Vietato uscire dopo le 17,30. Posta per gli altri. Sono
avvilito! Alla baracca 29 hanno scritto che rientreranno tutti
optanti e non optanti, entro gennaio.
29 dicembre
Giungono un centinaio di ufficiali dal campo di Tarnopol. Ci sono
Zagni e Poli di Brescia reduci dalla Grecia. Vendo un libro per
mezza razione di pane e due marchi. A sera concerto con 3 fisarmoniche
e due tenori. Stornelli.
30 dicembre
Nevischio. Un pacco dall’Italia alla 12°. Bridge. Minestra
scarsa e cattiva. Domani arriverà la commissione. L’attendiamo
con ansia. Qualcuno mi fa auguri per S. Eugenio!
31 dicembre
Appello anticipato perché è giunta la commissione.
Un po’ di delusione perché ripete il ritornello:
opzione o prigionia! Vaccari ci porta 4 sigarette a testa. Niente
posta per me. Dopo breve riflessione, ho optato per il nuovo esercito,
che Dio mi protegga. Rientrando ho la gioia di una lettera di
Nelly. Do fondo alla mia piccola scorta di pane. Marzarotto mi
dà dello zucchero. Fa freddo ai piedi!
1944
Diario
1 gennaio 1944
Anno nuovo. Sole. Commenti sulle operazioni. Domani avremo viveri
superiori con optanti. Con me optano Radicchi, Taddio, Carascon,
Tonelli, Signori junior, Fauri e altri. Ho molta fame. Gli effettivi
partiranno domani per Dublino. Pranzo freddo. Umido e vento.
2 gennaio
Il colonnello dei Carabinieri Comandante gli optanti ci convoca
per prospettarci i nostri doveri. Cessiamo di essere dei numeri
per ridiventare soldati. A sera cena fredda. Prego molto.
3 gennaio
Visita medica agli optanti. Vento. Passo la biblioteca ad Albertoni.
Liquido le mie pendenze. Domani mangeremo come gli optanti in
più. A sera dolce freddo. Niente posta per me. Gli effettivi
sono in partenza. Poi se ne andranno i vecchi….
4 gennaio
Finalmente ci danno il vitto da optanti. 600 di pane, caffè-latte
e due ottime minestre.
5 gennaio
Freddo e umido. Ci danno formaggio in polvere con cui faccio una
tortina secca.
6 gennaio
Un pacco da papà!! La gioia erompe. Contiene 1 focaccia,
cotognata, fichi secchi, cioccolato e formaggio. Focaccia e cotognata
sono squisite. Per la prima volta in prigionia mangio a sazietà.
Alle 12 ci danno minestra densa di carne, la migliore fino ad
oggi, poi mangio torta e fichi – ancora torta a merenda.
Alla sera crostini e formaggio. Burro marmellata e focaccia. Poi
mi unisco a Chiussi e a Blasi e facciamo un grosso dolce con pane,
sale, margarina, marmellata zucchero caffè the cotognata
fichi secchi cioccolato e patate. Peccato essere a corto di tabacco.
Alle 22 il dolce cotto è decorato con un 6 in mezzo a festeggiare
l’Epifania. Il VI Alpini è pronto. Lo gustiamo con
impeto.
7 gennaio
Alle 5 Signori mi sveglia per il mio turno di servizio alle stufe.
Ficco Vascellari nel mio sacco a pelo. I viveri non soddisfano.
Una cartolina da papà. So che Gianni è a casa.
8 gennaio
Lascio la baracca 26 e mi trasferisco alla 44 con gli optanti.
Con me viene Pietra. Si parla di aumento viveri nella prossima
decade. Progetto con Blasi e Chiussi due dolci per martedì
sera.
FAME
DI NOVITA’
La
fame sembra essere stata una delle maggiori protagoniste di questo
quarto mese di prigionia. Di fame si può morire. L’Africa
contemporanea ne è l’esempio più lampante.
Ma la fame, quando è degli altri, può essere subdolamente
utilizzata come arma di scambio e di ritorsione. C’erano
in ballo delle scelte importanti: diventare optanti o rimanere
prigionieri. Nel primo caso pareva certo il ritorno in Patria,
certo l’abbraccio della famiglia lontana ritrovata. Nel
secondo caso rimaneva l’incertezza di riconquistare comunque
la libertà. Sarebbe meschino pensare che ad accelerare
queste decisioni potesse essere solo la fame. Certamente le cose
stavano cambiando, e le poche notizie che pervenivano dall’esterno,
portate da nuovi prigionieri o da alti ufficiali sembravano un
miscuglio di contraddizioni. Che valore poteva avere allora quella
firma? Un grande gesto di fedeltà o più semplicemente
la speranza di divenire più consapevoli, per ritornare
ad essere partecipi della propria vita? Era un’opportunità
da non sottovalutare, una scelta che presupponeva il rifiuto d’un
avvilente immobilismo, anche se forse si trattava ancora di una
scelta di libertà vigilata. Comunque per molti ormai ne
valeva la pena. Santa Lucia, Natale, l’Onomastico, Epifania,
giorni di festa, grandi abbuffate di crostini, marmellate, margarine,
dolci, salumi, birra, ma anche grandi nostalgie di casa, col pensiero
di una giovane moglie in attesa di un nuovo bimbo, che si sforzava
di sorridere alle piccole Biancamaria e Lalla, stringendole forte
sotto l’Albero natalizio, con la pretesa di ricevere presto
il dono più grande: il ritorno del loro papà. Nelle
baracche niente doni, i vecchi cantavano, accompagnati dalle fisarmoniche.
Qualcosa sembrava mettersi per il meglio, e chi lo sa, forse era
davvero “anno nuovo vita nuova!”.
Quinto mese
LA DECADE?: MORGEN!
Diario
9 gennaio
Oggi il vitto è stato superbo con uno spezzatino e un minestrone,
formaggio e miele. Il pane è di 700 gr. Il tenente colonnello
dei Carabinieri che ci comanda, ci assicura che tali e altri aumenti
saranno mantenuti. Dormo male.
10 gennaio
Posta da Nelly 13 novembre, che gioia! Mi par di vedere le mie
3 piccine…ci permettono di scrivere a casa lettere ordinarie.
Scrivo a papà. Anche oggi i ranci sono ottimi.
11 gennaio
Oggi pasta – purè – uovo – marmellata.
Decisamente si va meglio. Alcuni escono per la passeggiata. Rubagotti
viene a prendere il caffè. Visite di Zanetti e Blasi. Promessa
che qualcuno potrà uscire per acquisti. Crostini a sera
tarda.
12 gennaio
Giornata di gala. 60 sigarette – 58 caramelle, 1/5 di vodka,
1/5 di spumante! Sapone da barba e non. Cartine. Potente mangiata
serale con patate e budino, fichi secchi e burro.
13 gennaio
Una lettera di Guido che chiede notizie di Ezio. Alle 12 la miglior
minestra (gulasc) finora provata in prigionia. Molta carne e abbondante,
cose che non si trovano in Italia. I Russi avanzano nella nostra
direzione: sono a meno di 400 km. Cinema per gli optanti. Io resto
in baracca perché sono in disordine. Le donne polacche
hanno offerto agli optanti pane, sigarette, slotin al loro passaggio.
Scrivo a Nelly. Mi faccio un taglio a un dito.
14 gennaio
Dalle 4 alle 5 crostino. Una cara letterina di Nelly del 25/11.
Prepararsi ad una prossima partenza. Lucido per scarpe, dentifricio,
matite. Latte a sera. Bridge.
15 gennaio
Pronti per la partenza di domani verso Doeblin. Temperatura migliore.
Si comincia a non sentir più la fame… ma il pacco
se n’è quasi andato. Di notte fa caldo.
16 gennaio
La partenza è imminente. Spezzatino extrapieno di carne.
Stasera ho finito il pacco. Sono giunti molti pacchi: Lora e Redaelli
sono tra i fortunati. Solenne cena serale: formaggio, barbabietole,
burro, zucchero, cioccolato, caramelle. A letto presto. Dormo
per la prima volta senza sacco a pelo.
17 gennaio
La 9 – 11 – 23 – 26 partono. Così se
ne va la mia ex baracca. Saluto Blasi, Sciuto, Romita. Lettera
del papà che annuncia due pacchi in arrivo. Inizia la trepida
attesa. Ritiro dalla biblioteca i miei libri personali. Vendo
latte per 5 caramelle e un cucchiaio di zucchero. Ottima cenetta
con patate, budino e caramelle. I Russi sono a 150 km. da qui.
18 gennaio
Altra lettera della Nelly 11/12 con due righe cancellate dalla
censura. Essa si dimostra giù di morale. Altre partenze:
se ne va Albertoni e la biblioteca si scioglie. Acquisto mezzo
etto di tabacco per gr. 350 di pane ed esaurisco ogni riserva.
19 gennaio
Alle 2 inizio il servizio alle stufe. Scrivo a casa. Lavo ciotole
e fazzoletti e preparo zaino e cassette per la partenza. Si fa
un abbondante rancio unico. I Russi sono a 100 km.
Lettera datata 20 gennaio
1944 Cholm
Mio tesoro, sono le
3 di notte e mi trovo alzato nella mia nuova baracca 44 perché
sono di servizio alle stufe come una vestale che non deve lasciar
spegnere il fuoco. Ho molti programmi fino a domattina: eccoli:
1^ lavare la roba sporca (ed ho messo sulla stufa un secchio di
acqua a scaldare) 2^ cucire le calze (ed ho preparato ago e filo)
3^ tagliare le unghie dei piedi (la forbicetta è pronta)
4^ scrivere a papà, 5^ scrivere a te, 6^ smacchiare il
soprabito (come riuscirò?), 7^ gradi e nastrini alla giubba,
8^ bottoni un po’ dappertutto, 9^ pulizie alle mie stoviglie,
10^ fabbricar sigarette col tabacco acquistato per pane, 11^ preparare
la cassetta, 12^ preparare lo zaino, 13^ preparare la roba da
restituire ai Tedeschi, 14^ lucidare le scarpe. Perché
siamo in partenza per un campo più vicino e poi vedrai
che ci rimanderanno in Italia. Ho ricevuto due care letterine
tue, una vecchia del 25/11 e una del 11/12. Non esser così
giù di spirito: Geniolino è lontano, ma sta bene
ed è al sicuro dalle bombe e dai pericoli come non mai
nelle altre campagne di guerra. Sono coperto bene, il sacco a
pelo che mi sono trascinato dietro è provvidenziale; il
vitto non è abbondante ma è sufficiente; i pacchi
però sono per tutti la cosa più gradita. Sono felice
di sapervi in buona salute e di apprendere che il tuo stato non
ti disturbi. Così festeggeremo insieme la nascita di Lucianin…
Dopo l’adesione del nuovo esercito la nostra posizione è
di molto migliorata in tutti i sensi; anche il vitto. E’
ferma in noi la speranza di rientrare presto in Italia per godere
una vita che solo quando si è lontani, si scopre come sia
paradisiaca! La salute è ottima. Il Comando tedesco ci
tratta con gentilezza. Il clima si è mantenuto temprato
con poche punte di freddo come in Italia. Scriverò presto
più a lungo. Ricevi bacioni ardenti e distribuiscine un
po’ anche alle bimbe. Geniolino tuo.
Diario
20 gennaio
The. I non optanti iniziano il caricamento. Mangio minestra e
viveri tutto insieme. Versiamo coperte, lenzuola, ciotole. Parenti
mi da 10 fettine di pane e alcune caramelle. Dopo la sbobba ci
riconsegnano una coperta e lasciamo alfine il campo di Cohlm col
saluto del Comandante Huber che ricorderemo come persona attiva
e cortese. In carro bestiame in 35 passo una notte pessima nel
sacco a pelo ma stretto come una sardina. Il convoglio si decide
a partire alle 23 circa. Abbondante razione di burro e salame.
21 gennaio
Dopo lunghe soste ai dischi, si giunge a Doeblin nel pomeriggio.
Anche stanotte pernotteremo in treno. Il convoglio entra nella
fortezza dove ci sono circa 8.000 Italiani. Temperatura mite.
A sera minestrina di miglio e finalmente pane con molta margarina,
salame, formaggio. Mangiamo fino alle 24. Torna il buon umore.
22 gennaio
Notte orribile schiacciato fra Rosani e Parenti. Dormo solo verso
le 4. Alle 7 scendiamo. Ci fanno entrare. Vedo Quey che non ha
optato. Rivista al bagaglio. Riabbraccio De Sabata, Marchioni
e Tripitelli. Hanno optato e hanno ricevuto pacchi. Con Parenti
capo camerata ci sistemiamo alla 29 del III blocco in 18. Fa molto
caldo nell’enorme casamento in muratura spessa. Caffè
alle 12. Poi alle 17 minestra, viveri, pessime barbabietole. Molta
paglia ci fa dormire bene. Nuove conoscenze. Le sigarette sono
esaurite.
23 gennaio
Appello esterno alle 8. Viveri anche per domani. Ricevo dopo mesi
la frutta fresca. Al pomeriggio vado in visita al blocco VI dove
risaluto anche Brusati, Redaelli, Luppi. Ho notizie di Gaza, don
Pierino, Giulini, Perini. Offro caffè a un bergamasco non
optante: egli lo inzucchera.
24 gennaio
Trovo Gazzotti. Anche Bernardi è in fortezza. Giornata
bella di sole ma di cibo magro e disordinato che mi mette un po’
di malumore. Non riusciamo ad ottenere l’assegnazione decanale
di sigarette e vodka. Inizio la costruzione di una tombola. Ci
danno una cartolina.
Lettera datata 25 gennaio
1944 Doeblin
Mio tesoro. Da Cholm
ci siamo spostati a Doeblin dove ho ritrovato Marchioni, De Sabata,
Luppi, Brusati e altri. Qui si sta molto meglio per alloggio.
Tutti qui ricevono posta e pacchi. Spero anch’io di averne
presto. Sta su di morale, che il giorno del nostro riabbracciamento
non è lontano. Salute ottima. Ho ricevuto due tue del 25/11
e dell’11/12, una di papà del 24/12. Baci affettuosi
a te, bimbe e nonni Irma e Mino. Genio.
Diario
25 gennaio
Dicono che gli Alpini partiranno dopodomani. Gli appelli qui si
fan per forma. Cambio marmellata con zucchero. Tombola serale
vinta da Panascia. Speriamo che domani ci diano le sigarette e
la vodka.
26 gennaio
Bella giornata – sono molto raffreddato. Bagno fuori caserma
in un bel locale. Spezzatino freddo, ottimo alle 14,30. Nel tentativo
di tenerselo al caldo, Durante si scotta rovesciandosi addosso
il secchio! Alla cucina ci danno altra razione. Vendo un uovo
per gr. 35 di tabacco. Visita di Marchioni e De Sabata. Solida
minestra serale di patate. Mi sento sazio. Si parla sempre di
assegnazioni, di spettanza decanale e di prossima partenza.
27 gennaio
Si partirà domenica in vetture di III classe per i confini
dell’Ungheria. Vendo uovo e calzettoni per tabacco che scambio
per zucchero e spezzatini. Le nostre spettanze decanali sono saltate.
Attendo sempre i miei pacchi.
28 gennaio
Piove e tira vento. Ricordo i tristi giorni dello scorso anno.
Visita medica. Pacchi in arrivo da Cholm, a me niente! 2 minestre
sbobbe. 1 ottimo uovo montato a sera. Ci si annoia.
Lettera datata 29 gennaio
1944
Mio tesoro, da parecchi
giorni non ricevo posta, dato che ci siamo spostati da Cholm a
Doeblin. Presto poi partiremo per altra località più
vicina a te, che spero sia l’ultima tappa nel ritorno. Preparati
alla gioia del riabbraccio e studia un pranzettino coi fiocchi,
piuttosto abbondante. Ti descrivo ora una delle mie giornate.
Alle 7 mi alzo, arrotolo e fumo una sigaretta, mi vesto, mi lavo
al lavatoio, cucio qualche bottone o qualche buco. Alle 8 partecipo
all’appello, poi risalgo in camerata (siamo in 20) dove
ricevo il caffè in una ciotola, poi incomincia l’operazione
della divisione dei viveri giornalieri: pane, burro, zucchero;
poi leggo e faccio giochetti fino alle 11, ora del 1^ rancio,
dopo il quale un pisolino porta all’ora dell’appello
(15); 2^ rancio alle 17 poi nuovo pisolino fino alle 19 - ora
in cui mangio quello che sono riuscito a risparmiare durante la
giornata. Malgrado l’aumento di vitto, la fame non mi abbandona,
credo che la deficienza sia solo qualitativa, perché il
cibo non manca. Non sono abituato al sistema tedesco di vitto.
L’arrivo dei pacchi rappresenterebbe una liberazione da
un incubo. Purtroppo dopo il pacco di papà non ho più
avuto nulla. Speriamo. E tu vivi bene? Come vitto e riscaldamento?
Scrivimi presto e di continuo. Ricevi infiniti bacioni per te,
bimbe e parenti. Genio.
Diario
29 gennaio
Vento e freddo. Nuova delusione in fatto di pacchi e di spettanze
decanali. Molti ne ricevono… io non ancora! Siamo agli sgoccioli
di tabacco. Ammaina-bandiera al pomeriggio. 1800 optanti comandati
da un console. Molto disordine. Ritrovo De Ruggero e Frugoni.
Discorso del Colonnello tedesco: belle parole. Risposta del Console
con frasi roboanti e non adatte. Sfilata e parata. Poi di corsa
in camerata a sgelarsi. Visita di De Sabata. Partiremo domani
in 36 per carro bestiame. A cena De Angelis mi cucina un occhio
di bue. Minestra fredda – marmellata – caffè
caldo.
30 gennaio
Sono di corvèe. Lunghi viaggi fin dal mattino per caffè,
viveri e sbobba. Mi si manifesta la confusione, disorganizzazione
della cucina. Alle 13 ordine improvviso di partenza. Poi di nuovo
in camerata e finalmente alle 16 usciamo dal campo e ci infiliamo
in 36 per vagone bestiame. C’è chi si è portato
gagliardetti. Saluti al magg. Tedesco. Manca la luce. Ci chiudono
in un vagone stretti come sardine. Incidenti notturni per bisogni
corporali senza sfogo esterno.
31 gennaio
Ossa rotte. Mangio quel che non ho mangiato ieri. Distribuiscono
viveri. Noia. Di notte mi sistemo un po’ meglio.
1 febbraio
Simo giunti a Przemisl verso le 8. E’ una città che
attraversiamo a piedi e ci dirigiamo a un campo distante 4 km.
Rivista accurata ai bagagli. Mi assegnano una camera fredda in
8. Sono con me Parenti, De Angelis e Pietra. Finalmente ci danno
carbone e lampada a carburo. Saltiamo invece i viveri malgrado
le promesse prolungatesi fino alle 21. Nemmeno i bagagli grossi
sono giunti. Mi infilo nel sacco a pelo.
2 febbraio
Niente caffè. Minacciano di saltarci i viveri di ieri.
Il Console è adiratissimo. Alfine ci danno il pane di oggi.
Crostini – più tardi viveri decurtati e poi minestra.
Riesco ad avere la giunta. Il magg. d’aviazione Locchi che
comanda la mia camerata n. 5, mi regala una sigaretta. Si mangia
molto. Parecchi ufficiali si sentono male. Scambio di fotografie
di moglie e bimbi tra me, Parenti e magg. Locchi. Gran rapporto
coi Tedeschi. Incomincerà la vera naia. Anche queste spettanze
decanali, sono saltate. Ci promettono cinema e casa di tolleranza
dimostrando ottusità di sentire. Promettono lenzuola mensa
e spaccio. Morgen.
3 febbraio
Il nuovo campo incomincia ad organizzarsi. Danno le coperte. 2
minestre. La posta da domani funzionerà. Promettono sigarette.
Metto i libri a disposizione dei miei 7 camerati. Ricomincia l’attesa
per i pacchi. Feliciani, l’ex federale di Brescia, è
qui con noi. Lo andrò a trovare. Il magg. Locchi parla
molto bene di lui.
4 febbraio
Sole e clima primaverile ma sempre quel noioso venticello. Adunata.
Comunicazioni importanti: si partirà subito. Ricerca di
cicche. 2 minestracce di crauti e solo burro. I viveri scarseggiano:
nostalgia di Cholm. Prima posta in arrivo. Il nostro capo camerata
è anche il nostro capo ufficio postale. La partenza è
prorogata. Si partirà per armi e specialità. La
cosa mi piace di più. A sera con Padre Marcolini visito
Feliciani che ci narra le sue peripezie e le menzogne di radio-Monaco,
nei confronti suoi e del magg. Bonacini ex federale di Venezia
che è con lui. Nel commiato ci offre tabacco e cartine.
Offro sigarette a Parenti e Pietra. Parenti mi ricambia con un
pezzo di pane. Pioviggina.
5 febbraio
Viveri sempre più scarsi – è una vera indecenza!
E’ cambiato il comandante del campo. Il nuovo è un
gentiluomo che ci fa buone promesse per lunedì. Il primo
rancio ci vien dato alle 15 ed è scarso e tutto brodoso…
nevicata. Sfoghi di Rossi e Parenti che non ne possono più
di prigionia! Giornali e notizie.
6 febbraio
Sempre neve e vento. Visita di Feliciani… Si parla di cose
politiche, di Turati, di Farinacci, di Grandi! Monotonia. Finalmente
ci danno un po’ di zucchero. Mi reco nel pomeriggio da Feliciani
per organizzare un ufficio assistenza: appuntamento a domani.
Mi iscrivo per una conferenza sui ricordi di guerra in Francia,
Albania e Russia. De Angelis è demoralizzato. Rossi e Terrazzani
litigano. Il morale si abbassa. Notizia lampo: da martedì
a sabato tutti andremo in Austria.
7 febbraio
Sono di corvèe. Confusionaria distribuzione di caffè
alle 7. Scopo la camerata con difficoltà per gli interstizi
del pavimento. E’ caduta molta neve. Bagno disorganizzato.
Alcuni si scottano. Il tabacco è di nuovo quasi alla fine.
Molto lavoro colla corvèe. Finalmente la pasta! Vendo guanti
per tabacco e cartine. Ne offro ai camerati. Partite a scopa con
Bassani. Nuovo bagno e barba al pomeriggio. Ultime: ci porteranno
in un nuovo campo di smistamento a km. 1600 da qui, presso Monaco
con carro bestiame? Freddo. Decade: morgen.
8 febbraio
Bella e calda giornata primaverile. Mi cucio alcuni bottoni. Liquido
la mia piccola riserva di pane. Domani ricomincerò. Decade:
morgen! Gli ufficiali di amministrazione lavorano per la prossima
partenza. Molto commercio in camerata con tedeschi e Polacchi.
Vado a letto sazio ma un po’ depresso di umore.
PROMESSE SENZA SEGUITO, TENER DURO!
Il
nuovo anno non aveva portato buoni frutti. In questo quinto mese
di prigionia, anche per gli optanti, nulla sembrava veramente
cambiato. Pareva anzi che le aspettative di miglioramento del
cibo e del trattamento iniziali, stessero lentamente degradando
Promesse senza seguito, trasferimenti disumani in carri bestiame.
Nulla potevano i prigionieri stanchi e umiliati, poco concedevano
i carcerieri impotenti; i Federali si infuriavano, ma non ottenevano.
Forse la Storia stava per stabilizzare il corso degli eventi ed
era sul punto di iscrivere il proprio verdetto definitivo sul
nuovo capitolo: il vecchio stava per avere il suo epilogo. Il
Reich perdeva colpi, il governo della Repubblica Sociale non riusciva
a decollare, alleati e partigiani ormai dilagavano nelle controffensive.
In quella situazione ai Tedeschi scarseggiavano armi e mezzi,
figuriamoci se avevano abbastanza cibo da offrire anche ai nostri
disillusi Alpini optanti. Forse, nell’estremo tentativo
di contenere la rabbia nemica, era prudente farli vagabondare
di campo in campo, con la massa degli ingabbiati, disperderli
in piccoli gruppi, col risultato di fiaccarli nel fisico e nel
morale. Agli internati non rimaneva che l’indomabile sforzo
di riempire le attese, aggiungendo alle solite occupazioni nuovi
diversivi: costruirsi una tombola, cucire buchi e bottoni, fare
Appelli e Adunate, far visita agli amici, dedicarsi ad ogni genere
di scambio e di baratto, inventarsi stravaganti ricette, andare
a caccia di cartine e di tabacco, preparare e ripreparare il necessario
per una improvvisa partenza. Assuefarsi senza problemi a quel
tempo inesorabilemente lento diveniva compito sempre più
arduo, e negli spazi vuoti s’insinuavano noia e depressione.
Ormai si viaggiava lentamente verso il “Qualunquismo”.
Imperativo d’obbligo: tener duro!
Sesto mese
NUMERO UNICO E LIETO EVENTO
Diario
9 febbraio
Giunge un po’ di posta. Sole. Manca sempre l’acqua
al nostro lavatoio. Rapporto al Comandante tedesco che ci promette
le spettanze decanali per domani mattina. Dice che andremo presto
in Baviera. Viveri scarsi.
10 febbraio
Viveri scarsissimi. Spiego a Parenti i miei giochetti sugli uomini
illustri. Sole. Gran discorsi di pranzi e cene. Feliciani mi invita
a collaborare nel giornale “Numero Unico”. E’
ordinato per domani un controllo generale. Quando ci daranno le
sigarette?
11 febbraio
Dicono che marina e aviazione lasceranno presto il campo: la marina
andrà a Bordeaux. Un contratto mi procura del tabacco.
Due minestre orrende tutto brodo e scarse. E’ difficile
fare riserva di pane. Un briciolo di posta. Io non ricevo da un
mese: che faranno le mie piccole care? Vivranno tranquille? Ho
molta fede nei miei suoceri. Alle 22 viene distribuita la sospirata
decade: 56 sigarette, 3 sigari, 10 cartine, gr. 25 di tabacco,
2 scatole di cerini e un quarto di vodka. Ci promettono dolciumi.
Ci riuniamo a sera io Feliciani e Perghen per cambiare il “Numero
Unico”.
12 febbraio
I Tedeschi concedono una passeggiata. Nuovo comandante tedesco:
un vecchietto balbuziente. Propongo “Questa a chi…”
come titolo del “Numero Unico”; acettato. Facciamo
propaganda. Ci sono con noi alcuni civili Italiani; offriamo una
sigaretta a testa. Alle 15 conferenza di Morini su Ciacco. Molto
interessante e nuova; partecipano i comandanti Tedesco e Italiano.
Scambio di cortesie e di auguri. Ci danno una cartolina.
Lettera datata 13 febbraio
1944 Przemisl
Mio tesoro, dopo parecchi
giorni riprendo a scriverti. Siamo stati trasferiti in un nuovo
campo in paziente attesa di rientrare in Italia. Sii anche tu
fiduciosa e paziente che tra breve ci riabbracceremo. Continui
spostamenti mi hanno vietato di ricevere notizie vostre; le ultime
risalgono a Natale della cartolina di mio papà; così
pure non ho ricevuto i pacchi che un giorno o l’altro mi
raggiungeranno. Tra le altre conoscenze c’è Feliciani
ex federale di Brescia col quale sto organizzando un “Numero
Unico”. La mia salute è ottima, l’appetito
molto, lo stato del vestiario lascia un po’ a desiderare,
ma tira avanti. La temperatura è buona. Sono assetato di
notizie tue, delle bimbe e dei miei e tuoi parenti. Insisti presso
il Distretto di Como per ottenere la quota di stipendio che ti
spetta. Ricevi tanti baci per te, bimbi e genitori. Geniolino
tuo.
Diario
13 febbraio
C’è stato concesso un cappellano. Giornata di tedio.
Discussioni serali sulla religione. Ferrazzani è un incompetente.
Parenti e il magg. Locchi sono degli apologisti non troppo sicuri.
Viveri scarsi.
14 febbraio
Sono di corvèe. Una bella spazzata alla camerata. Una bella
e densa minestra alle 13. E’ giunta parecchia posta. Parenti
riceve le prime due lettere di prigionia ed è il primo
di noi 8 a ricevere. Finisco la composizione di una filastrocca
per il “Numero Unico”. Alla sera minestra di pasta
e uova – poca ma buona. Volevano metterci anche lo zucchero!
Da domani estromesso il maresciallo tedesco. La cucina passa in
nostre mani.
15 febbraio
Ricopio al comandante la lista viveri settimanale che è
un po’ più scarsa che a Doeblin. Fa freddo. Potente
minestra di pasta che divido a metà per la sera. Ho già
risparmiato mezza pagnotta. Buone notizie dal rapporto: si partirà
in settimana e da Doeblin sono stati inviati i pacchi.
Lettera datata 17 febbraio
1944 Przemisl
Mia Cip, c’è
fervore di partenza qui al campo. Alcuni andranno in Italia, altri
in campi per addestramento e dopo 10 giorni circa ci sarà
concessa una licenza per venire ad abbracciarvi. Riabbraccerò
3 o 4 personcine? Forse oggi il nuovo pupo è già
nato ed io non so ancora… Spero sempre di ricever vostre
notizie e pacchi. Nevica. La salute è ottima. Terrò
una conferenza sui ricordi di guerra. Leggo bei libri. Cerca di
infilare sempre tabacco nelle buste e nei pacchi. Su il morale!
Ricevi tanti bacioni per te, bimbe e nonni.
Geniolino tuo.
Diario
17 febbraio
Mi alzo presto, lustro le scarpe, lavo me e le ciotole, mi rado.
I pacchi sono 150! Attendiamo ansiosi i nominativi. Buoni ranci.
Vendo latte per pane. Altra posta in camerata; stavolta tocca
al maggiore De Angelis e a Bassani. Bridge pomeridiano. A sera
sono sazio. De Sabata continua a produrre per il “Numero
Unico”.
18 febbraio
Tormentino fuori. Ma né posta né pacchi per me.
Rancio acquatico pessimo alle 12, scarso a sera.
19
febbraio
Nevica. Il maggiore mi fa sussultare dicendo che c’è
un pacco per me, invece è per un altro Bonardi.
Accomodo la giubba per la conferenza, che invece è rinviata.
Col risparmio di oggi ho da parte una pagnotta intera. Il maggiore
ci intrattiene su macabri racconti aviatori. Il morale è
in rialzo. Scrivo a Nelly.
(DOVEROSA
PARENTESI)
Caro papà, pazienza
se quel pacco non era destinato a te, c’era ben altro in
serbo nei silenzi prolungati della lontananza. A Garbagnate Rota,
in una sera qualunque di attesa e trepidazione, si è compiuto
il miracolo della mia nascita. Per un prigioniero lacero e abbandonato
sarebbe stato un sogno avere la notizia immediata. La ripropongo
ancora, incastonata nel giorno giusto del tuo diario, come un
respiro gioioso che attraversa per un istante il tuo fiume di
vocaboli apparentemente ripetitivi, affannosi e tristi. Così
mi rivedo nel diario di mamma Nelly e scopro di essere un Bonardi
settimino, “nato con la camicia”… Complimenti
ai miei genitori!… e pazienza anche per me, che in quella
irripetibile circostanza sono stato ammirato e coccolato da tutto
il caseggiato e il parentado, ma ho dovuto rinunciare, papà,
alla tua prima tepida carezzina. E quanto star male poi, tra vita
e morte, con battesimi d’urgenza a ripetizione narrati in
altre pagine del diario di mamma. Ero in attesa, non dovevi preoccuparti,
e alla fine entrambi ce l’abbiamo fatta ad incontrarci!
Diario di Mamma Nelly
da Garbagnate Rota:
19 febbraio sabato
Giornata molto fredda.
Biancamaria è sfebbrata ma la tengo ancora a letto per
precauzione. Bosetto e Giovannino impiantano la nuova stufa in
camera, così torneremo ad avere il caldino necessario per
le bimbe, dato che la temperatura si è molto abbassata.
Nel pomeriggio, mentre sto cucendo un camicino in compagnia della
Piera, sento dei vaghi dolori sospetti. Mandiamo a chiamare la
levatrice che afferma essere il momento fatale per un lieto evento.
A poco a poco tutte le donne del casamento vengono a sapere la
novità, e salgono a vedere se possono essere utili. Teniamo
consiglio per vedere se è il caso di andare all’ospedale
o di rimanere a casa. Decidiamo di rimanere a casa. Prepariamo
tutto il necessario per me e per il neonato. Intanto i dolori
continuano aumentando ed io passeggio su e giù soffrendo.
All’ora di tavola non riesco a stare tranquilla e vado a
letto. Alle 21 nasce un bel maschietto che ben presto tutti vengono
ad ammirare! Mamma si affanna in lavori tutti indispensabili,
direi superiori alle sue forze e mi fa pena vederla passare su
e giù affannata e stanca quasi trascinandosi! I Fattori
mi prendono la Lalla e me la terranno in pensione a casa loro
fino a che sarà possibile riportarla qui. Poi a mezzanotte
tutto tace ed io mi addormento col roseo pensiero di essere mamma
anche di un maschio.
Diario
20 febbraio
Sono ricominciati gli appelli. Il maggiore ha la luna. Bridge
pomeridiano. La comunità vota contro le conferenze. Fa
freddo. Vendo caffè, latte e una saponetta per cartine,
sigarette e caramelle. A sera faccio friggere salame e uovo: squisito!
Mi fa male sotto un orecchio.
21 febbraio
Sono di corvèe. Mangio due minestre di 2 litri l’una
raschiando i mastelli. Il comandante tedesco promette le ordinanze
per il trasporto di carbone, Alle 15,30 tengo la conferenza sugli
episodi di guerra. Tra gli spettatori c’è il console
Ramaccioni che era con noi in Val Vendrescia in Albania. C’è
pure Feliciani e molti altri. Parecchi complimenti alla fine.
Il maggiore Locchi è a letto indisposto. C’è
dell’allegria in camerata. Poca posta e pochi viveri. Però
sto bene.
22 febbraio
Lieve mal di testa che passa subito. Faccio i crostini a Rossi.
Molta posta - per me niente. Pessimo rancio alle 12. Ottimo a
sera – purè e carne. Dopo cena ci riuniamo da Feliciani
per il “Numero Unico”. Ci sono anche Perghen, Cuoco,
Mori e Ottino. Si decide la costruzione di un “Numero semiserio”.
Vado a letto alle 23,30.
23 febbraio
Un’ora e mezzo di appello nella neve! I Tedeschi assegnano
alla cucina meno delle spettanze. Cibo scarso e poco buono. Inizio
con un articolo di Feliciani l’impaginazione del giornaletto.
Assisto, nascosto, al rapporto dei capi-blocco. Molti ufficiali
puniti – e radiati da Repubblichini. Alcune partenze. Domani
se ne andrà Bassani dalla nostra camerata. Non ci vien
dato il carburo e il carbone è scarso. E’ tornato
il sole dopo la neve.
24 febbraio
Vento impetuoso. Bassani parte con altri 8. Corre voce che il
26 – 27 – 28, ce ne andremo in 1.000 circa. Parecchia
posta. De Angelis e Parenti sono ancora fortunati. Per me niente.
Niente carburo – niente uovo. Invece all’improvviso
ci danno vodka e tabacco.
Lettera datata 25 febbraio
1944 Przemisl
Mio tesoro, non ricevo
né posta né pacchi da 4 giorni! Prego Dio che vi
conservi tutti in buona salute. Ardo dal desiderio di sapere se
sono papà per la 3° volta e se tutto si è svolto
bene. Qui alcuni partono giorno per giorno e si avvicinano all’Italia;
tra breve toccherà anche a me. C’è sempre
neve qui. Ho fatto una conferenza sui ricordi di guerra: dicono
che sia riuscita. Ricevi e distribuisci alle bimbe, e ai nonni,
infiniti bacioni. Geniolino tuo.
Diario
25 febbraio
Scrivo a Nelly a casa. Al pomeriggio lettura di poesie con buon
successo di pubblico. Recitano Mori, Feliciani, Ottino e Lodi,
io chiudo con la mia filastrocca applaudita! Ci vien trattenuto
un altro uovo. A sera io e Cuoco continuiamo l’impaginazione
del “Numero Unico”. Ascolto un vivace racconto sulla
divisione “Giovani fascisti” del maggiore Bonamici.
Fulminea notizia che 709 ufficiali tra i più giovani partiranno
in breve. Festa con fisarmonica e canto per il compleanno del
maggiore Locchi.
26 febbraio
Mi è arrivato un pacco! Il pacco lo daran domani! Nuova
attesa! La gioia erompe! De Angelis ha 40,4 di febbre. Nuove lampade
a petrolio. Bridge.
27 febbraio
Ci han dato le uova. Il pacco lo daran domani – nuova attesa.
Mi avvertono che sono incluso nella lista dei partenti. Mi hanno
ritenuto degno del nuovo compito. A me spetta su 40 persone sorteggiate
la sfortuna di avere un uovo in meno! Pazienza! Ma domani mi si
daranno 50 gr. di margarina in più. Mangio parecchio pane.
Vendo un sapone per sigarette. Domani partiranno anche Feliciani
e Bonacini.
28 febbraio. Do a Feliciani
i nomi dei Bresciani presenti: Marcolini, Caratti, Marchioni,
Frugoni, Pasolino, Castigliego, Vignola ecc. Commiato. Ritiro
il pacco: è un po’ manomesso….mancano le 4
cioccolate e il pacco con modulo. Che siano perduti i due precedenti?
Oggi mangio molto. Budino cattivo a sera. La neve si scioglie.
Domani si leggeranno i nomi dei partenti.
29 febbraio
Adunata e lettura dei partenti. Non ci sono. Nessuno dei reduci
di Cholm. Gli scaglioni inizieranno il 3 marzo. Ci promettono
però la partenza di tutti entro il 10. Se ne andranno Marchioni
e De Sabata. Il maggiore Locchi propone il mio nome come capo
ufficio assistenza. Spezzatino serale. Scopone vittorioso.
1 marzo
Piove. Caldo. Posta da casa e da Nelly! Finalmente… perché
ora è sospeso l’invio di altra posta. Un rancio solo
e niente viveri! Par fortuna ho il pacco. Mori mi presenta un
interessante articolo sulla “Repubblica” per il “Numero
Unico”. Scopone scientifico.
2 marzo
Fervono i preparativi di partenza. Entro dopodomani sembra che
tutti ce ne andiamo. Marchioni, De Sabata e Tripitelli vengono
a salutarci, partiranno domani. Oggi parte il treno A. Saluti
e arrivederci.
3 marzo
Nevica ancora – Incredibile – Poi esce il sole. Si
annuncia per domani la visita di un Generale. Partiremo lunedì.
Saluto Lotte, Marchioni, Tola, partenti.
4 marzo
Sono di corvèe. Spazzo, lavo. Molta posta per gli altri.
Voci e controvoci di partenza. Se n’è andato anche
il Console. Ramaccioni si congratula di nuovo per la mia conferenza.
Gli prometto una copia del “Numero Unico”. Offro le
prugne alla mia camerata. Rossi le fa cuocere. Sono squisite.
5 marzo
Altra posta. Altre voci. Neve e neve. Lunga adunata sotto la neve.
Mi capita una pagnotta morsicata dai topi. Proteste. Nuova lista
di viveri. Oggi si saltano il latte e le caramelle. Dicono che
domani ci daranno le sigarette.
6 marzo
Finalmente due ranci! Altra posta e niente per me. Ho ricomposto
la pagnotta. Si parla di partenza di vecchi, malati, ufficiali
superiori. Mi riesce un buon budino.
7 marzo
Neancora posta. Forse in questi giorni avrà avuto la luce
la mia terza pupa. Discussioni sulle pagnotte. Terrazzani è
una persona impossibile.
8 marzo
Più di 700 ufficiali da Pikulice, sono trasferiti nel nostro
campo. Ritrovo Tommasi e Baldan. In camerata il posto vuoto viene
occupato da un sottotenente di aviazione alto e pacifico. Buon
rancio e spezzatino serale. Intacco la squisita marmellata Quarenghi.
Scrivo a casa. Alcuni vanno al cinema. Giungono pacchi. Il magg.
Locchi ne ha due. E inaspettatamente mi avvertono che ce n’è
uno anche per me. E’ il pacco vestiario. Dicono che sia
sfasciato. Buon umore. Inizio il servizio di ispezione al primo
blocco.
JENNY
– UNA PRIGIONIA COMODA
La cavallina di mio
genero si chiamava Jenny. Era una bestia docile e affettuosa.
Se ne stava quasi tutto il giorno su un prato verde, legata ad
una fune abbastanza lunga da permetterle di muoversi a suo piacimento
nell’arco di una trentina di metri. Brucava sempre con appetito
e non disdegnava la compagnia. Il capo a ciondolone, le orecchie
attente, raspava con lo zoccolo destro anteriore nel terreno per
dimostrare di conoscere il suo interlocutore, ed emetteva, alla
sua presenza, un serio e contenuto nitrito di compiacimento. Il
mio futuro consuocero, buonanima, la curava con tutte le dovute
attenzioni: lavaggio, strigliatura, limatura degli zoccoli, pulizia
dei denti, offerta di erba tagliata di fresco. Le sussurrava all’orecchio
parole incomprensibili per qualsiasi essere umano, ma recepite
con soddisfazione dall’interessata insieme a una carezza
in criniera. A volte le veniva concesso di fare lunghe passeggiate
nei boschi in sentieri terrosi che si infilavano fra alberi e
betulle, su, su, verso l’alto, fino alla sommità
del valico, ad osservare la vallata di destra finire nel grande
lago e la vallata di sinistra cospargersi nella discesa di tetti
e fienili lontani. Venne un giorno trasferita all’Alpeggio,
ove poteva, libera, destreggiarsi tranquilla nel terreno erboso
senza vie di fuga, e trascorrere pacificamente il suo tempo di
illustre prigioniera all’aria aperta, giorno e notte, fra
un pasto, una corsa ed un riposo. La sua “liberazione”
è stata commovente, e in un comodo rimorchio porta cavalli
è stata definitivamente trasferita a fare da affettuosissima
reginetta fra i bambini andicappati. Ha ciascuno un proprio destino.
Non tutti i campi di prigionia hanno un aspetto tranquillo e confortevole
come quello di Jenny. I campi di concentramento per uomini sono
passati alla storia e alla conoscenza popolare per lo più
come luoghi di sterminio. Ai nostri prigionieri di Cohlm, di Przemisl,
di Doeblin, di Norinberga, era fortunatamente riservato un trattamento
migliore, dovuto alla loro particolare posizione di internati
e meglio ancora di optanti. Non c’era, è vero, cibo
a sufficienza, né tabacco in abbondanza, né venivano
consegnati puntualmente decadi e pacchi, ma era loro permesso
ogni lecito svago che potesse lenire l’apprensione, nell’attesa
dell’agognata partenza, con la speranza di poter essere
ancora utili ad una Patria già tanto lacerata e divisa.
Settimo mese
TABACCO, PARTENZE FALSE, BIRRA, RIMPIANTI E VARIETA’
Diario
9 marzo
Si annuncia bella giornata. Do le novità al comando. Lunga
adunata. Ritiro il pacco ed aiuto il magg. Locchi nella distribuzione.
E’ un pacco ricco. Le sigarette, la padella e la gavetta
mi sono particolarmente graditi. Mi scompaiono i guanti di lana.
Vane ricerche. Oggi, all’improvviso, allarme partenze: tra
gli altri Molinari. Distribuzione di 42 sigarette a testa. Il
nuovo entrato in camerata si chiama Fadin. Bomba. Domani alle
11 circa 800 ufficiali debbono essere caricati. Attendiamo l’elenco.
10 marzo
Si legge l’elenco di circa 700 partenti. Non ci sono. Alcuni
vanno a Munzingen altri a Friburgo, Bannes, Norimberga, Milano,
Trieste. Fermento ed agitazione. In camerata se ne andranno Fadin,
De Angelis, Bossi. Partono anche Pollio che incarico di un mio
saluto a Milano, Frega, Cantino, Valsecchi, Pasolino… Rancio,
purè superbo di piselli. Gratto il mastello e ne ottengo
due razioni. Mi avvisano che ho un pacco. E’ uno sbaglio.
Nel fodero di un mio pacco c’è quello di Guglielmi
che mi offre pan biscotto e caramelle. Al magg. Locchi lasciano
parecchie deleghe di pacchi e qualche aviatore partente gli lascia
degli oggetti. Serata di ritrovo con visite e narrazione di barzellette.
Con l’altra razione di piselli sono assolutamente pieno.
11 marzo
Le partenze sono sospese però qualcuno se ne va. Fra gli
altri Grondona. Brutte notizie dal fronte. I Russi sono a Tarnopol.
Un ufficiale è papà di una bambina. Penso che anch’io
avrò presto un annuncio!
Lettera datata 12.3.1944
Stalag 327 - 48 Sheprupt.
Mio tesoro, ho scritto
a papà mie notizie pochi giorni fa. Sto bene e sono sempre
di morale altissimo. Ho ricevuto anche il 3° pacco apprestato
dalle tue manine: tabacco, fazzoletti, calze, mi erano in special
modo necessari e anche i guanti bianchi. Le ultime notizie tue
risalgono al 24 gennaio. Ieri è giunta notizia ad un ufficiale
della nascita di una bambina; pensavo all’annuncio che mi
arriverà presto. Se è maschio, come hai deciso di
chiamarlo? Nelle tue lettere mi dai resoconto della tua situazione
economica ed alimentare. Trovi roba a Garbagnate? Se hai la possibilità
di inviare altri pacchi, mandameli, ma attendi il mio nuovo indirizzo.
Sono iniziate le partenze. Alcuni vanno in campo di addestramento,
altri in Italia! Presto sarà anche il mio turno. Sono preoccupato
anche per le tue sorelline. Scrivimi di loro. E a Milano lo studio
va avanti? Com’è il morale dei tuoi genitori? Io
qui leggo molto, faccio crostini di pane sulla stufa, faccio i
miei giochetti che sono a buon punto, gioco un po’ a carte
e faccio i mestieri che fanno di solito le donne di servizio.
Tengo sempre il mio diario schematico. Tra la roba che mi occorre
sono: tabacco, cartine, cancelleria, lamette per barba, colla
e un mazzo di carte da bridge. La gavettona e il padellino fanno
furori. Ho incaricato il capitano Pollio che verrà presto
a Milano, a portare in via Unione mie notizie dettagliate. Arrivederci
presto mio tesoro, e tanti baci da parte mia a te piccine e genitori.
Geniolino tuo.
Diario
12 marzo
Sole. E’ la giornata degli eroi e della madre e del fanciullo
tedeschi. Offriamo un marco a testa. Al pomeriggio commovente
commemorazione. Benedizione del Cappellano. Discorso del magg.
Zanello, un grande oratore che interpreta i concetti di Foscolo.
Si urlano gli Ala là. Si canta “Giovinezza”.
A sera spettacolo di varietà con suoni, canti e barzellette.
16 marzo
Marzo pazzo. Sole e turbini di neve. Siam pochi ora, ridotti a
3 blocchi e tutti in attesa. Lavoro e dormo. Finisco la marmellata
Quarenghi. Tutta notte aerei.
17 marzo
All’improvviso tutti pronti. Si parte. Sole, neve, sole!
Solite operazioni: versamento gamelle, controllo coperte, visita
bagagli, appello, distribuzione viveri. Si parte sul fango. Si
attraversa la città; pane e sigarette di nascosto da parte
delle donne. 35 per vagone attrezzato. E’ rimasto con me
Agostoni che si fa l’amaca. Accendiamo la stufa.
18 marzo
Notte discreta. Grande alt a Cracovia. Commercio sfacciato con
Tedeschi. Do 2 fazzoletti per 1 pagnotta e 1 maglia per 100 sigarette.
Una gradita sorpresa: minestra di miglio.
19 marzo
Si lascia la Polonia. Viveri abbondanti, compreso un pessimo biscotto
castagnaccio. Ci lasciano senz’acqua.
20 marzo
Passata Dresda. Acqua centellinata. A sera dormo nell’amaca
di Agostoni. Un vagone è rotto. 3 nuovi ospiti nel nostro,
tra cui Milani del “Verona”. Chiacchierata con Barassi.
21 marzo
A Norimberga di buon mattino sotto la neve. Ci portano al campo.
Aspetto esteriore ottimo in mezzo ai boschi. Segni di bombe dall’agosto.
Troviamo al campo gli ultimi 770 partiti. Notizie incredibili:
ritorniamo al trattamento da internati: 2 minestre brodose e basta.
Camerate e baracche gonfie e sudicie con 140 ufficiali ammucchiati,
2 appelli. Entro nella 95 con altri 29 tra cui Agostoni. Ritrovo
Pollio, Laudadio, Calvo e altri. I ranci sono buoni. Io lavoro
da ufficiale ai viveri. A sera trattengo con racconti di guerra
i camerati.
22 marzo
Svegli presto. Adunata lunga in clima rigido. L’Uff. tedesco
mi chiede spiegazioni sul distintivo “Fronte russo”.
Sbobba liquida e pessima. Si parla di prossima partenza…
Bridge. All’appello delle 17 ci dan buone notizie: entro
8 giorni si partirà tutti. Domani ci daran 30 marchi. Potremo
acquistar birra; gli appelli saran soppressi; verrà tolto
il reticolato. Non si accenna ad aumento viveri. A sera inizio
un torneo di bridge. Sono in coppia con Grezzi che è alle
prime armi.
23 marzo
Avventure notturne: nel buio pesto dell’enorme camerata
non riesco a trovare la porta di uscita. Un barattolo mi salva
da un bisogno impellente. Cielo grigio. Non c’è acqua
per lavarsi. Ci danno 20 sigarette francesi. Continua il lavoro
al “Numero Unico”.
24 marzo
Birra. Partiti alcuni soldati vien letta una lista di 99 ufficiali
diretti al campo addestramento. Da domani riprenderemo i viveri
da repubblicani. Intacco l’ultima riserva: la pagnotta e
il brodino di pesce. Nevica. Vinco a sorte 4 razioni di marmellata.
Lettera datata 25 mrzo
1944 Stalag. T. XIII
Mio tesoro, mi sono
molto avvicinato a te. Sono in Germania nella città dei
giocattoli. Ho avuto tue notizie fino al 16 febbraio. Ho ricevuto
finora 3 pacchi. Ho inviato due nuovi moduli, uno a te e uno al
papà. Un altro modulo lo porterà a Milano il cap.
Pollio che verrà lì a giorni (pensa che fortuna!)
Sto bene. Spero che tu pure stia in ottima salute come mi scrivi.
Sarà nato il pupo? Scrivimi tanto. Baci infiniti. Geniolino
tuo.
Diario
25 marzo
Allarme notturno. Fracasso. Viveri abbondanti. Formaggio, salame,
miele, zucchero. Bagno. Sole. Molta allegria. Lettura di nuove
liste di partenti per Milano e Trieste: molti nella mia squadra.
Parliamo con ufficiali lituani prigionieri. Ritrovo Cuoco che
incarico di caricatura. Chiedon l’elenco dei combattenti
in Russia: solo 3 su 132 in camerata. Ho spedito 2 moduli.
26 marzo
Nevica. Niente appello. Ottima minestra di pasta. Torneo individuale
di bridge. Giungo primo vincendo 18 sigarette. Nuova birra. Nuovo
torneo di bridge. Ho mal di testa e vado presto a letto. Ho scritto
a Nelly.
27 marzo
Allegria di chi attende la partenza. Bella giornata di sole. Molti
viveri. Si sta benone: ci danno un anticipo di 30 marchi a testa.
Giunge un altro convoglio di ufficiali repubblicani da Biala.
Bridge. Si parla di libri. E’ tornata la luna.
28 marzo
La miglior giornata di sole. Altra birra. Eleggo Bartolamiol mio
bibliotecario. Vinco altre 18 sigarette. Ci dicono che solo il
5% degli ufficiali Italiani è accettato dai tedeschi per
bella presenza e aspetto marziale. Gli altri lavorano in uffici,
depositi ecc.
29 marzo
Adunata presto alle 7,30. Minacciano 3 appelli perché qualcuno
si è fatto trovare in branda tardi. Giornata piovviginosa.
Mangio bene. Giungo secondo in torneo vincendo 5 sigarette.
30 marzo
Appello rapido presto. Sfide a bridge vittoriose. Il “Numero
Unico” prosegue. Come una bomba la grande notizia: E’
nato Gianluigi, il 19 febbraio. Sono contento e commosso. Scrivo
a Nelly una cartolina portatami dal mag. Locchi che ha già
spiato la notizia. Molte congratulazioni. Mi par di essere più…
uomo!
Lettera datata 31 marzo
1944 Stammlager XIII
Mia dolcissima, nella
piena di affetto che mi ha colto ieri pomeriggio ricevendo la
notizia della nascita di chi continuerà il mio cognome,
ti ho scritto una breve cartolina. Mia fedele compagna e gioia
passata e degli anni futuri; ora, ripeto, la famigliola è
più completa col nuovo pulcino, un giocattolo vivo per
le sue sorelline - mammine. Un futuro protettore delle sue due
graziose sorelle. Ma attendo particolari. Ginarosa (la sorella)
è laconica = tutto benissimo. Ma è grasso? E’
alto? E’ biondo? Ha gli occhi grigi o bruni? Strilla? E’
calmo o nervoso? Tutte curiosità compatibili. Ora è
passato un mese e mezzo e comincerà a manifestare le sue
formine! Scrivi, scrivi presto. Io poi verrò di persona
e con aspetto fiero e orgoglioso a giudicare del tuo operato.
Ho spedito moduli per pacchi a te e ai miei, perché può
darsi che prima mi si faccia fare l’addestramento e poi
la licenza. Data la relativa vicinanza ora le spedizioni non dureranno
mesi e mesi. Io sto bene e tutti veniamo trattati ora molto bene.
Passiamo il giorno giocando a bridge, leggendo ecc. Lo spirito
è alto. Verremo a dare una mano alla nostra patria. Mio
piccolo tesoro, distribuisci baci e carezze a mio nome a Lalla,
Gianluigi e Ninin. Molti a te, ai tuoi cari genitori. Geniolino
tuo.
Lettera datata 31 marzo
1944 Stammlager XIII
Mio tesoro, ti ho scritto stamane e ieri. E’ sera. Nel mio
reparto c’è silenzio, perché qui vicino gli
ufficiali allegri cantano stornelli, recitano poesie umoristiche.
Ma io ho l’anima ripiena di gioia più di tutti, perché
ho la fede nel ritorno e nel futuro e perché so che ora
un altro ometto è a casa con le mie donnine. Ciao tesoro
caro, attendimi serena. Tanti baci. Geniolino tuo.
Diario
31 marzo
Alle 1 giungono aerei nemici. Un carosello, fracasso, spostamento
d’aria, incendi! I nostri cosiddetti rifugi sono pieni d’acqua.
Dopo 15 minuti tutto finito. Siamo salvi. Scrivo a Nelly un’altra
lettera. Ieri uno ha tentato di impiccarsi!! Deve essere matto
perché qui si sta benino. Mangio molto bene – sono
di corvèe e ho le giunte. A sera scrivo di nuovo a Nelly
e le mando un modulo. Bevo molta birra. Allegria alla V squadra
con stornelli, canto, poesie e giochi di prestigio.
1 aprile
Pesce a mezzodì e pesce fritto a sera. Sfide di bridge
vittoriose. Racimolo un po’ di tabacco. Lavoro per il ”Numero
Unico”. Massimi partecipa a una nuova serata di varietà,
legge brani di Guareschi eccellenti. Mi promette qualcosa per
il “Numero Unico”.
2 aprile
Mi levo presto. Sole. La passeggiata è animata. Perdo a
bridge la razione di zucchero ma vinco 11 sigarette. Grandi discussioni
sull’onestà dei cucinieri perché il rancio
non è buono. Spettacolo di varietà pomeridiano,
molto riuscito, con eccellenti comici.
3 aprile
E’ il compleanno di Gianni che è in Germania coi
suoi Alpini. Beato lui! Piove a dirotto. Acqua calda. Lavoro sempre
al “Numero Unico”. Trovo dei conoscenti non repubblicani.
Rivedo Volpi e De Angelis. A sera partecipo alle corse dei cavalli.
Scommesse, tifo, ilarità. Sole durante il giorno.
4 aprile
E’ stato arrestato Monello dell’ufficio politico per
aver indiziato 143 ufficiali al Comando tedesco senza motivo e
compiendo ricatti!! Ecco il motivo della sospensione delle nostre
partenze. Arrosto di carne e patate squisito a sera. Fine del
tabacco. Nuovo torneo di bridge.
5 aprile
Giungo secondo al torneo
di bridge. Nervosismo nel campo per il caso Monello. Di Miri accusato
di complicità è preso a pugni. Ottimo brasato con
crauti a sera. Tempo instabile.
6 aprile
Nuovo torneo di bridge. Continua il “Numero Unico”.
Nellino mi scrive fiera dopo la nascita di Gianluigi. Non ero
nella lista degli ufficiali indiziati da Monello. Budino a sera.
Due nuovi in camerata; siamo stretti come sardine. Vinco, in scommessa,
una bottiglia di birra.
7 aprile
Una cicca qua, una là, mi arrangio qualche sigaretta che
divido con Agostini. Perdo per la prima volta al torneo di Bridge.
Il “Numero Unico” è quasi completo. Sfacchinata
con Prati a razzolare pezzetti di carbone. La notizia che lunedì
partirà per l’Italia un grosso convoglio diffonde
allegria. Vinco alle corse dei cavalli. Mi confesso.
8 aprile
Ho fatto colazione. Mi comunicherò domani per Nelly e Gianluigi.
In una scatoletta dimenticata trovo circa gr. 3 di tabacco. Giubilo!
S. Messa in baracca. Appello gigante con lettura delle liste per
Trieste, Milano, Brescia. I chiamati fanno i bagagli e passano
al blocco 5^ che si trasferisce al nostro blocco. Io divento capo
squadra. Confusione. Caratti mi avverte che Pierino Rota è
al blocco 7^. Acquisto 20 sigarette per 30 marchi.
9 aprile
Lavoro. Rivedo e bacio Rota. E’ pasqua! Auguri, strette
di mano. Ritrovo anche Poiatti. Faccio la S. Comunione. Prego
in particolare con Nelly e Gianluigi. Passeggio e chiacchiero
con Rota. Si mangia bene e con abbondanza. Al pomeriggio mi metto
un po’ a posto e col soprabito di Rinaldi vado ad uno spettacolo
di varietà organizzato da ufficiali italiani. C’è
un ottimo violinista, ma stiamo in piedi al soffoco. Saluti agli
amici aviatori. Baci a Pollio e Laudadio. Pollio andrà
a Milano dai suoceri. Chiacchierata con Rota. Mi regala 4 sigarette.
10 aprile
Come caposquadra e capoviveri ho molto da fare, ma organizzo tutto
benino. Sempre pioggia. Cibo scarso. Mangio molto pane e sale.
Passeggiata serale. Visita di Rota. Mi si regalano sigarette e
tabacco.
11 aprile
Anche oggi cibo scarso. Bella giornata di sole. Allarme di mattina
e colpi di contraerea. Mi trovo con Rota. Parliamo. Ritrovo Brichetti.
Per domani si attende la lettura di una nuova lista… allarme
notturno.
12 aprile
All’appello c’è un capitano Tedesco pignolo.
Birra e cartoline. Allarme. Una sessantina di partenti: medici,
veterinari e servizi, per 3 località della Germania. Siamo
rimasti in 2.100 circa. C’è uno che andrà
da solo a Torino. A sera pesce. Il pane è di ottimo tipo
nuovo. Vinco 3 marchi a sette e mezzo. Nuovo allarme.
13 aprile
Altra birra. Cibo scarso. Cercano musicisti per lavorare liberi.
Grassi e Rota mi regalan sigarette. Rota mi narra alcune delle
sue avventure. Ritrovo di molti Bresciani.
Lettera datata 14 aprikle
1944 M. Stammlager XIII
Mio tesoro, i giorni
passano e io sono sempre qui in attesa. Sono però ricominciate
le partenze. Alcuni, destinati in Italia, sono stati da me incaricati
di andare a casa dei tuoi a salutarli. A Pasqua ho fatto la Comunione
per te e per Gianluigi. Ho ritrovato vecchi amici: Rota, Brichetti,
Piatti. Ardo dal desiderio di tue notizie. Ora ho parecchio da
fare essendo capo camerata. Ho finito un bel “Numero Unico”.
Bacioni grossi a te, a tutti i piccini e ai parenti.
Geniolino tuo.
Diario
14 aprile
Partono altri ufficiali. Le baracche sfollano per il passaggio
di 500 ufficiali al blocco V. Si riceve qualche pacco. Birra in
quantità. Bridge. Manca il tabacco.
15 aprile
I miei sono di corvèe. Organizzo bene. Ciccaiolo. Sole.
Ufficiali che fanno souplesse. Bridge. Lettura. Si compilano altre
schede. Granelli riceve il pacco. Mi regala 7 castagne secche.
16 aprile
Continua la febbrile ricerca di cicche. Comunione. Si mangia bene.
Si parla di nuove liste.
DUE
MESI DI SILENZIO
A
questo punto il diario si interrompe e resterà un mistero
ciò che avvenne nei due mesi successivi. Sicuramente papà
era ancora prigioniero il 5 maggio, come attesta la lettera che
segue e che qui riporto nella sua integrità.
Lettera datata 5 maggio
1944 Stalag. XII D.
Mio tesoro, son sempre
qui in paziente attesa che il destino mio sia fissato. Abbiamo
ricevuto assicurazione che entro il mese rimpatrieremo anche noi,
ma sarà vero? In ogni modo tieni alto il morale e consolati
nel sorriso dei nostri bimbi e vedrai che anche la mia situazione
andrà a posto. Qui veniamo trattati proprio benino anche
nel vitto; solo il tabacco si vede che scarseggia perché
tarda a giungere. Ho scritto a Gianni dandogli il mio indirizzo.
Chissà che non possa venire a trovarmi. Ho ricevuto la
lettera della mia mamma, niente pacchi ma spero di ricevere anche
i vecchi. Pierino Rota che ha ricevuto 3 pacchi, in questi giorni
mi ha fatto parecchi regalini: tabacco, gallettine, castagne.
Nessun attacco aereo ci disturba più da un pezzo. Ho letto
parecchi libri, alcuni proprio belli. Il fatto di farti un’improvvisata
come in un lontano giorno dello scorso agosto e di giungerti fra
le braccia un po’ polveroso e con qualche bottone in meno…mi
pare un sogno! Ma è un sogno che si avvererà e presto.
Così potrò stare per un po’ vicino a te e
ai 3 tesorini per godervi fino all’inverosimile. Bacioni
infiniti. Geniolino tuo.
LA
DIVISA APPESA AL CHIODO ED E’ LIBERTA’
L’ora del ritorno alla vita e della libertà era ormai
alle soglie. Non ho testimonianza diretta né indiretta
di ciò che è avvenuto prima del 14 giugno 1944 a
Garbagnate Rota. Quel giorno il capitano Eugenio Bonardi apparve
improvvisamente in carne ed ossa. Non era il futuro guerriero
del Governo Repubblicano, ma un soldato esausto, con la voglia
di godersi in abiti civili gli affetti della propria famiglia
e di tornare al proprio lavoro di leguleio. Di lì a qualche
giorno si sarebbe recato al Distretto di Como per rassegnare definitivamente
le proprie dimissioni da combattente, e, ottenuto il meritato
congedo, avrebbe appeso al chiodo la propria eroica divisa, sempre
portata comunque con dignità, lealtà e rispetto.
Ormai era l’ora di riconquistare la perduta libertà.
La libertà è nel tempo, è con il tempo, si
libra nell’aria come uno stormo di piccoli uccelli grigioscuri,
e si impossessa dei giorni e delle notti, rendendoli felici. La
libertà è poter scegliere di saper scegliere; il
suo limite sta nella libertà degli altri, della quale diventa
complice per costruire ogni altra libertà: come quella
di un piccolo criceto fuori gabbia, o di una simpatica cavallina
reginetta, o la mia, la tua, la vostra, la loro. La libertà
e un INSIEME di tutte le nostre, vostre e loro libertà.
I nemici della libertà sono le catene, le sopraffazioni,
gli egoismi, le invidie, le calunnie, gli intrighi, i ricatti,
la guerra, la morte. Amici della libertà sono: amore, amicizia,
perdono, consolazione, aiuto, tolleranza, solidarietà,
pace, vita. La libertà gradisce le piccole cose ben ordinate
e rifiuta le grandi cose disordinate. In una libertà riconquistata
si possono costruire tante cose concrete: una casa accogliente,
un lavoro interessante, un gioco divertente, una gara appassionante,
un raccolto abbondante, una famiglia numerosa.
Ma torniamo a noi. Gustando ancora una volta la emozionante giornata
del ritorno di papà dalla prigionia, nel racconto autografo
di mamma Nelly, riprovo la sensazione della prima libera, vera,
calda, affettuosa carezzina di papà.
Diario di mamma Nelly
Garbagnate Rota
14 giugno 1944 - mercoledì
Giornata calda e azzurra.
Ester viene ad avvertirmi che tornerà da me perché
non ha accettato il gravoso incarico che il suo padrone di fabbrica
le ha assegnato. Ciò mi fa piacere. La casa ora è
tutta in ordine. Passo la giornata in casa e in cortile lavorando
tranquilla e sempre servita dalla figlia della guardia. Verso
sera il sig. Paolo, quando torna da Milano, mi annuncia che sono
arrivate la Ietty col suo bimbo. Mi affretto a correre loro incontro
con la Biancamaria, la Piera, sua figlia Maria Rita e la Francesca,
figlia della Maria Corti. Quest’ultima però durante
il tragitto mi confessa che il sig. Paolo ha detto una mezza bugia
e che è arrivato invece Genio. Esultanza!!!! La Piera mi
stringe il braccio e quasi me lo stritola per l’emozione!
Poverina, che bello se ci fosse stato anche suo marito! La Piera
e la Francesca mi lasciano proseguire da sola con la bimba! La
strada assolata dal tramonto, fiancheggiata da bionde distese
di grano ondeggiante, pare lunghissima, ma ad un certo punto spunta
dal fondo… la figura maestosa di un Alpino! Gli corro incontro
e mi nascondo fra le sue braccia. Sono felice! Tutto il paese
ci spia al nostro passare. A casa il desco è pronto. I
bimbi sono felici. Genio non si stanca di osservarli. Dopo cena
stiamo alzati fino alle 2 a raccontare… poi l’oblio
di una notte felice!!!
E
SARA’ LIETO FINE...PAROLA DI DIARIO
Ogni
ritorno ora è compiuto.
I giorni della memoria si sono arricchiti di un nuovo contenuto
di speranza.
La vita, dopo il Don, era per gli Alpini faticosamente ripresa
e la libertà riconquistata, come piace a noi, allegri camperisti,
che di una storia triste amiamo soprattutto il lieto fine.
E che lieto fine! Eugenio e Nelly dopo aver raccontato a Biancamaria,
a Lalla e a Gianluigi, quanto sia desiderabile un mondo di libertà,
hanno dovuto ancora raccomandare a ripetizione la stessa cosa
ad Alberto, a Carlo, a Paolo e a Giacomo, ai quali tutti, con
il Vostro permesso, mi pare giusto dedicare il ricordo di quella
lunga, sofferta, rincorsa, acciuffata, riconquistata libertà
da una prigionia intollerabile ed ingiusta.
Parola di diario!
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