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Diario
di Bordo in rima di Gian Luigi Bonardi - Capitolo 8 |
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| 6
Agosto, SERGIEV POSAD, CENTRO SPAZIALE |
Il
pullman “gran turismo” presto arriva;
saliamo come dentro ad una stiva
sperando che il motor non sia bruciato
come quello di ier, ricoverato.
Di San Sergio giungiamo al monastero,
che gran sostegno reca al forestiero.
Chi scriva sopra un foglio una preghiera
e la consegni oltre una ringhiera,
Di certo ha un risultato garantito:
prima di sera il supplice è esaudito.
“La cattedrale della Trinità
per oggi visitar non si potrà”.
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Finito
il giro allora, mano a mano,
ci siam diretti a piedi, non lontano,
ad ammirar giocattoli di legno,
frutto della pazienza e dell’ingegno.
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La
visita fu molto interessante.
Spiegazioni ne furon date tante
che il “Ventitré” a furia di ascoltare
non resse oltre e si sentì mancare.
Fu subito soccorsa, e in un momento
fu superato il piccolo spavento.
Ritrovato l’assieme e l’armonia
Già venne l’ora di una nuova via.
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Senza
saper dove saremmo andati
nel pomeriggio fummo trasportati
a scoprir quale fosse la sorpresa.
che lungo il viaggio ci tenne in attesa.
Ciascuno ipotizzava mete strane;
le ipotesi eran molte, tutte vane.
In una strada di periferia
sostammo al lato destro di una via. |
| Il
Centro di Controllo |
“Sembra
un luogo dismesso militare
e sopra v’è una scritta da guardare:
è “Mission Control Centre”, la centrale
che controlla ogni modulo spaziale.
Questa sì per La Granda è un’occasione
da cogliere con trepida emozione.”
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Fummo
ospitati in sala conferenza
dove ci fu spiegata con pazienza
la storia della Mir, la piattaforma
che stette nello spazio oltre la norma
per ricader con tanta precisione
là dove stabilì la previsione.
Quindici a Nove: “Ora sei commosso?”
“Dopo risponderò, ora non posso”.
Poi fummo accompagnati nel salone
ove si consumò l’operazione:
fase per fase Mir fu controllata
dal primo giorno fino all’ammarata
e il tempo si è fermato a quel momento:
quel gran salone ora è un monumento.
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Da
lì provammo un’altra situazione:
accompagnati in un nuovo salone
all’opera vedemmo il personale
che controllava un modulo spaziale:
era orbitante proprio in quel momento
nel giusto tratto di collegamento. |
Verificammo
allor con emozione
nel percorso l’esatta posizione;
che cosa succedeva in quell’istante
era raffigurato su un quadrante:
la linea di percorso era perfetta,
e noi la vedevam tutta in diretta.
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Manarov,
l’astronauta, con pazienza
commentò sorridente l’esperienza
del record nello spazio conquistato
rimanendo più a lungo in quello stato.
Con lui il direttore generale
di tutto questo ambito spaziale.
Risposero con semplice umorismo
anche a domande intorno al comunismo;
per loro, forse, troppa confusione,
ma per La Granda: che soddisfazione!
Non mancarono autografi e filmati,
che non saranno mai dimenticati.
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Si
ritornò alla base, commentando
“dell’indomani quale il dove e il quando?”
“Doman l’Anello d’oro è programmato,
andremo là dove ci porta il fato”.
Perri e Pepita fanno un parapiglia
nel veder ritornata la famiglia
la notte già nasconde ogni colore
e nessun altro v’è che fa rumore. |
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