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Diario
di Bordo in rima di Gian Luigi Bonardi - Capitolo 6 |
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Agosto, MOSCA, VISITA AL CREMLINO |
Quella
mattina fummo accompagnati
con pullman in due gruppi separati
e i viali percorremmo spesso in coda:
delle grandi città questa è una moda.
Tra immense case ed annosi palazzi
spesso con fregi, colonne ed arazzi,
in mezzo a grandi piazze si son visti
politici, poeti e musicisti.
Sapemmo delle sette Candeline
e dell’ottava che non ha ancor fine;
“si vedon già le cupole e il Cremlino
qui c’è il Bolshoi, rallentiamo un pochino”.
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Si
fa sosta all’entrata delle mura,
che tutt’intorno fanno da cintura
ai templi con le cupole dorate,
osservate, filmate ed ammirate.
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Quanti
Italiani, quanti Giapponesi…
i biglietti d’entrata son contesi,
ma i nostri gruppi, con prenotazione
sorpassan senza fare confusione.
Lo stendardo non passa nell’interno:
vietato! c’è il palazzo del Governo.
Ci assoggettiamo a questa imposizione
pensando ad una prossima occasione.
Intanto nella piazza per bravata:
fotografia di sciarpa dei Granata.
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Foto
di gruppo, e andiamo a visitare
icone, santi, gli ori dell’altare,
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le
tombe incastonate degli Zar…
vien voglia di restare ad ascoltar
di Ivan Il Terribile la storia
paranoico sovrano che ha la gloria
d’aver nel raptus dilaniato il figlio,
ma allargato il regno qualche miglio.
Note sui Patriarchi e sulla mirra.
Il caldo fa venir voglia di birra.
Si
guarda in alto verso il campanile
e le tante campane tutte in stile.
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Insegnavan
che in genere le icone
simboleggiano in guerra protezione.
Oltre l’iconastasi, dentro al tempio,
non vien lasciato alcun accesso all’empio:
è il confine tra il mondo spirituale
ed ogni altra cosa temporale.
Tra i record dei più grandi sulla terra
v’era un cannone che non fece guerra,
e un campanone posto in mezzo a un prato
che dicon non avere mai suonato.
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L’ora
si è fatta tarda, occorre andare
a passo lesto per il desinare;
alcuni al ristorante, altri sparsi
nel centro commerciale ad arrangiarsi.
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Smaltita la piacevol situazione,
ci si ritrova per l’esibizione
presso la tomba del milite ignoto,
pronti a riprese e scatti di foto.
Il cambio della guardia ha avuto inizio,
il battere dei tacchi n’è l’indizio.
Tre militari a passo cadenzato,
sollevando le gambe a perdifiato,
avanzano nel piccolo vialetto,
e sui gradini, quasi ad un balletto,
a dritta e a manca spostano i bacini,
e fan con gambe e piedi strani inchini,
quindi con scatti abili e studiati
scambiano i posti, ancor sincronizzati,
con le guardie che hanno terminato
il turno ch’era stato comandato.
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Perché
la guardia non abbia difetto,
spetta soltanto al capo del picchetto
porvi rimedio scrupolosamente,
tra la curiosità di tanta gente.
Noi siamo grati ai giovani custodi
giunti colà, con così strani modi;
sappiam che custodiscon con onore
anche i dispersi alpini e il nostro cuore. |
In
via Arbat, c’incamminammo poi,
nota per il soggiorno di Tolstoj,
già cuor della bohème ottocentesca.
Si fa shopping bevendo birra fresca.
Tornando, dopo prolungata attesa,
ci siam fermati a fare tutti spesa.
Ai nostri camper eccoci arrivati.
Perri e Pepita vengon liberati.
Dopo le docce, una frugale cena;
di far tardi stasera non si ha vena.
I discorsi dei meno addormentati
sembrano farsi sempre più ovattati. |
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