Quarantaquattro
camper compattati
si sono presentati alla frontiera;
i doganieri li hanno dirottati
in un recinto, oltre la barriera.
La copia d’ogni documentazione
ancora viene fatta tutta a mano,
qui non esiste alcuna automazione…
Chi va piano va sano e va lontano,
ma se vuoi dare un’accelerata
sai ciò che preferisce questa gente?
di grappa una felice bicchierata,
la solita mazzetta non val niente.
Scherzi a parte il lavoro è faticoso
e si prolunga spesso anche per ore
e l’aspettar diviene assai noioso;
meglio pranzare quindi nel timore.
A fine pasto la buona novella:
dopo tre ore di paziente attesa
viene aperto il recinto, e dalla cella
veniamo fatti uscire, senza offesa.
Uno a colonna “porsi a destra fuori
in progression di numero crescente”.
Riprendon vita i mobili motori:
di qui si va per sconosciuta gente.
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| Centosettantasei
gomme rotanti
stan scivolando sopra il russo asfalto
fra rottami di camion circolanti
ed auto che direi “senza lo smalto”.
Sorpassar sulla destra la colonna
par esser l’esercizio più cercato,
anche se il mezzo sembra di tua nonna
e lo trovi più avanti sfumacchiato.
Più divertente è l’autoarticolato
che da sinistra azzarda il gran sorpasso
per essere miglior del tuo ducato,
rischiando certamente lo sconquasso.
L’ordine nostro è di rispettare
i segnali stradali ad ogni costo.
La polizia col laser sta a guardare
se la velocità resta al suo posto,
altrimenti: paletta… complimenti!
ed il malcapitato malandrino
dovrà versare i sacri emolumenti,
o fingere di essere cretino.
Quindici a nove: “Dai la previsione?”
Nove a colonna “Sono appisolato
ma prevedo ben presto un acquazzone
alternato a un momento soleggiato”. |
Il
baracchino è un mezzo interessante
da usarsi, sempre senza disturbare,
per farsi una cultura itinerante
su qualche cosa che vuoi ricordare.
Si vien così a sapere che la dacia
è una villetta con pareti in legno
formate d’assi unite con sagacia,
mentre l’isba, potenza dell’ingegno,
ha pareti di tronchi incastonati
con camere per tutta la famiglia
letto in soffitta, culla per neonati,
tutta ordinata da far meraviglia.
Si conversa di funghi e samovar
di tonde signorine a bordo viali,
di che caffè si beva dentro i bar,
di cavalli, di capre, di maiali;
di segale, di frutti di campagna;
del cinghialetto morto sul selciato,
del bimbo nel laghetto che si bagna
e di quant’altro ho qui dimenticato. |
Qui c’è l’acqua, la luce, il gabinetto
la sauna con le docce ed altre cose,
ciascuna certo soffre d’un difetto
ma tutte forse sono dignitose:
l’onor di un utilizzo ritrovato,
forse non necessario in brutti tempi,
dona lustro anche a un cesso sgangherato
se con soddisfazione il rito adempi.
Anche questo è turismo itinerante:
farsi carico d’ogni imperfezione
e renderla efficace e interessante
migliorandone il gusto e l’opinione.
Qui, dopo cena, morsi di zanzara,
e matriosche scelte al mercatino.
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