Diario di Bordo in rima di Gian Luigi Bonardi - Capitolo 2
31 Luglio, LA PRIMA DOGANA - VERSO BREST

 Mattino presto: l’ora di partire.
I primi camper preser posizione.
Numero uno: “a chi sta per uscire:
“attenti ad ogni mia disposizione
quindici, e ventitrè faran da ponte,
col ventidue, e col quarantasei;
e tutte le vetture stiano pronte”.
Passaron due, tre, quattro, cinque, sei
poi tutti gli altri bene incolonnati
“Ora potete spegnere i motori”.
Ma chi saranno questi scalmanati?
si chiesero i Polacchi spettatori
nel veder camper quasi per tre miglia,
e quelle quattro ruote con casetta
e il guidator seduto che sbadiglia
e ancor chi più ne ha, più ce ne metta.


Eravamo davvero un’attrazione
in quell’attesa senza saper niente…
Chi approfittava per far colazione,
chi dava i documenti ad un sergente…
Numero uno a tutti: “per favore,
non si è obbligati, semplice è l’invito:
se vogliamo star qui per poche ore
vino italiano è certo il più gradito
da offrire al doganiere e all’ assistente”.

E così diventammo generosi,
“bando alla corruzione, è più prudente
spontaneamente offrir vini famosi
che subir onta di perquisizione”.
E tra autografi, visti e punzonate
per validar la nostra posizione
le sette ore se ne sono andate.
Uno a colonna: “accendere i motori
disporsi a destra oltre la frontiera!”
Con un forte sospiro fummo fuori
a goderci il percorso nella sera.
La strada è breve, ma la via è stretta,
Tra filar di betulle e la campagna,
sopra ogni buca, senza tanta fretta,
qualche cicogna a lato ci accompagna
verso l’eroica Brest, città Fortezza.
Nell’attesa si fa conversazione
coi baracchini, ma con correttezza,
per non creare troppa confusione.
L’indovinel delle “mutande rotte”
viene proposto per la soluzione
che viene data prima della notte;
l’”otto” indovina proprio da campione.
“Che tempo fa?” chiede il “quindici” al “nove”.
“Aspetta che il computer sto azionando…
le istruzioni mi dicono che piove,
ma difficile è dire l’ora e il quando”.
Città di Brest, valore e resistenza
contro l’usurpatore più accanito,
insegna che il martirio è una potenza
quando sembra che tutto sia finito.
Ora la stella veglia sulla soglia
di rosse mura erose nella gloria;
oltre: i fiori d’un prato son le spoglia
di eroi che non conobbero vittoria.


E de La Granda i soci più piccini
resero omaggio, e con commozione
posero un mazzolin di fiorellini
accanto al fuoco eterno e le corone.

Dall’alto, silenzioso ed imponente
il grande volto in pietra del guerriero

parve gradire il gesto e immantinente
sembrò farsi più impavido e più fiero.
Dal canto nostro, per partecipare
ponemmo il Perri in bocca ad un cannone,
un modo per poter fotografare
senza farci vedere dal “faccione”.



Terminata la visita, a sorpresa:
pane salato e vodka a volontà.

Si cena senza avere fatto spesa
soltanto con quel poco che si ha.
E mentre il cielo stenta ad imbrunire
facciam la penichella o chiacchieriamo;
un tempo breve, proprio per gradire.
Col seggiolino poi ci raduniamo
per ascoltar programma vecchio e nuovo.
Qui osserviamo un po’ più da vicino
il sol moderatore del ritrovo,
stressato al punto che col suo ditino,
al pelo capelluto facea torto,
mentre ci proponeva un rendiconto
per qualche problemino ch’era sorto…
(chi non volea sentir faceva il “tonto”).
In breve nel silenzio della sera
ogni pensiero si era fatto brezza
volando in alto, tra gli uccelli a schiera
rimasti in stormo sopra la “Fortezza”.
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