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Diario
di Bordo in rima di Gian Luigi Bonardi - Capitolo 19 |
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| 17
Agosto, LA FRONTIERA BIELORUSSA |
Sonno
profondo ma altrettanto breve.
Ciascuno riparato dall’ombrello
richiede al Nove ciò che dir ci deve.
Nove: “Non vedo ancora tempo bello,
anzi di scrosci, temporali e lampi
oggi faremo grossa indigestione,
vedremo fiumi che invadono i campi,
in cielo e terra tanta confusione”.
Sedici, “ma così ci fai spavento,
sembra che una catastrofe sia in atto,
dicci almeno se arriva un po’ di vento”.
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“Ma
guarda che non son del tutto matto,
rallegrati, in fondo al cuore sento
profilarsi un finale di giornata
con il tramonto e con l’arcobaleno;
adesso riformiamo la “sfilata”
attendi e ci sarà anche il sereno”.
Così, con quelle previsioni in mente
si parte per la prossima frontiera. |
A
un certo punto l’acqua non si sente,
per un momento sembra primavera,
ci si ferma per una breve sosta;
c’è chi fuma, e c’è chi si risciacqua,
c’è chi per sete dal pozzo lì apposta
inutilmente pompa un po’ di acqua.
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Per
il pranzo si fa una sosta ancora,
ove si riempion di rozza benzina
le taniche portate fino allora
per far felice chi? Qui s’indovina!
Poi via per Brest, a riveder le stelle
poste al centro del viale alla memoria
di eroi che nelle loro età più belle
persero vita ed ebbero la gloria.
Alla frontiera ormai ravvicinata,
per tutta Brest compatti e incolonnati
facemmo una simpatica parata.
Uno a colonna “eccoci arrivati”.
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Come
previsto da numero Nove
il cielo si fa sempre più sereno,
la nube piano piano si rimuove
e dà colori all’arcobaleno.
Anche il sole calante si nasconde
in un rosso e romantico tramonto…
il tuono finalmente non risponde
per rendere più vero il mio racconto.
E qui la vecchierella si fa avanti
con la sua borsa vuota, a mano tesa.
Uno a colonna “date tutti quanti
almeno un euro, ne sarà sorpresa”.
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Nessuno
fece orecchio da mercante,
da ogni camper la cara nonnina
di sorpresine n’ebbe così tante
che non stavano dentro la borsina.
Con euro, pasta, il miele ed il caffè
sempre appoggiata al suo “pseudobastone”
fece tutta la strada “avanti e indre’”
piena di pacchi e tutta in confusione.
Vedendola così in difficoltà
l’omino sì “crudel col suo capello”,
mostrando una decisa umanità,
fece un gesto che parve proprio bello:
presa per braccio quella fortunata,
che non sapeva più che cosa fare
per ringraziare l’itala brigata,
la fece lentamente attraversare,
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e
notammo, nel buio, da lontano,
che nacque pure una conversazione
e scomparvero mano nella mano
lasciandoci il ricordo e l’emozione.
Intanto alla dogana le ragazze
mandate lì dall’Organizzazione
si prodigavan (forse come pazze)
per il nostro passaggio oltre stazione.
Trascorre il tempo, senza più argomenti
ci ritiriamo nelle nostre stanze
per passare quegli ultimi momenti
ormai di conclusione di vacanze. |
Uno
a colonna “aspettiamo il domani,
ceniamo, e questa notte a riposare!”.
Sentito quell’annuncio i nostri cani
chiusero gli occhi e presero a ronfare.
L’indomani si apre la frontiera
e del passaggio abbiam la prelazione,
e coi vestiti dell’ultima sera
passa ogni autista, e via in processione.
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