Diario di Bordo in rima di Gian Luigi Bonardi - Capitolo 16
14 Agosto, NUOVO GIRO IN BICICLETTA, L'ATTESA AL CAMPO BASE
La proposta di andare, chi volesse,
verso il centro città e nei paraggi,
anche se in pullman, e non con il calesse,
provocò approvazione, e molti ingaggi.
Mentre alcuni la libera giornata
preparavano a loro piacimento,
gli altri, formata un’allegra brigata,
eran nel pullman già in movimento.
Usare adesso la baciata rima
diviene opportuno più di prima,
a questo punto del mio russo diario
lasciar rime alternate è necessario.
Decidiamo la gita in bicicletta
sicuri che andando un po’ più in fretta
avremmo avuto molte più occasioni
di fare nostre tutte le emozioni.
Così siam pronti in men che non si dica.
La “giornalista” e la Ludovica
studiano a fondo i luoghi del percorso
sulle planimetrie dell’anno scorso;
la ricerca si svolge “in parallelo”
e nasce un’amicizia “a primo pelo”.


Michele si sistema il portapacchi
con i tiranti perché non si stacchi.
Andrea gonfia le ruote e assesta il freno,
Giovanni osserva dal suo mezzo ameno.


Di lì a poco il gruppo di ciclisti,
formato in tutto da sei camperisti,
in fila indiana scorre lungo il viale
ove il cane che abbaia non assale.
Il nostro giro non ha gran pretesa,
prima di far la sosta e fare spesa
contiamo di portarci in pieno centro
a scoprire la vita che sta dentro.
Una sosta sul ponte della Neva
per una foto che ci apparteneva.


Verso la Prospettiva, nel mercato,
poi alla Chiesa del Sangue versato;
lì Giovanni, guardiano delle bici,
assistette a una rissa tra nemici,
a suon di botte, e uno fu un ferito
mentre l’altro, in un attimo svanito,
è rintracciato dalla polizia
che l’ammanetta e se lo porta via.
Quella pericolosa eccitazione
provoca una strana compassione
per tre ragazze sole ed impaurite,
trovatesi nel mezzo della lite.
Andrea, travolto da quel sentimento,
chiese alle tre ragazze un chiarimento,
e poco dopo, bando all’ironia,
foto con tre ragazze in compagnia.
Le nostre bici sono molto ambite,
a turno le teniamo custodite.
Da un turista Italiano la richiesta:
“a pagamento qui qualcun la presta”?
e la nostra risposta fa sorpresa;
sapere che non qui l’abbiamo presa
stupisce il nostro interlocutore
e riempie noi di fiero buon umore.
Capimmo allora che sei biciclette
così eleganti e così perfette,
disposte in fila al centro della piazza
erano oggetto di un’idea un po’ pazza:
davanti all’Hermitage fare l’impresa
d’una parata piccola a sorpresa.
Gianni dispose quindi l’autoscatto
e dei ciclisti fece un sol ritratto.
Anche questo ricordo esilarante
è un regalo al turista itinerante.

 
Peccato, dopo la fotografia
è giunta già l’ora di andare via,
ma in quella piazza così maestosa
farem domani una ben altra cosa.
Pei grandi magazzini la partenza.
Alle signore va la precedenza
d’una visita fatta adagio adagio,
solo per ritrovarsi a proprio agio.
Giovanni lascua qui la compagnia,
ora da solo deve andare via,
in camper ha la moglie infortunata
e per il pranzo occorre sia aiutata.
Michele ed io, vicino a una panchina
si parla e si dà una sbirciatina
ogni tanto alle nostre biciclette.
Nel frattempo Andrea, preso alle strette,
si accontenta di stare sotto l’ala
d’una ragazza d’oro, in una sala
coperta da frangette un poco “mini”
all’entrata dei grandi magazzini…

 
Le due signore sono ritornate,
ripercorriamo a grandi pedalate
la salita del ponte sulla Neva,
e al termine del ponte si vedeva
trotterellare una sposa da sballo
su un aitante intrepido cavallo.
Dico ad Andrea, “questa è l’occasione
per fare una foto da campione!”
Non l’avessi mai detto, s’eclissò
lasciandoci ad attendere un bel po’.
Il risultato fu comunque onesto,
e a tutti quanti parve solo questo:
quella gentile dama e il cavallino
sembravano la sposa e il maritino.

C’era però qualcosa di nascosto
nel ritorno di Andrea al proprio posto:
perché fu così lungo il suo ritardo?
Alla sua digitale do uno sguardo,
vedo altre nuove foto nel quadrante,
compresi: con pazienza quel brigante

 s’era fatto ritrarre ben due volte,
due foto con due Russe disinvolte.
Dovetti anche subire i complimenti
sinceri e divertiti dei presenti.
 
L’ora del pranzo ormai l’abbiam perduta
torniam per una strada conosciuta.
Due stecche di pregiate sigarette
e pedalando sulle biciclette
ripercorriamo ancor quel ponticello
con pescator e nuovo vermicello.
Giunti alla base tocca ai due cagnetti
accontentarsi degli attesi affetti;
ma questa volta ce ne sono tanti,
anche le bimbe si son fatte avanti
per prestare le coccole più vecchie…
Perri le accetta e solleva le orecchie.
Addio, bella giornata in compagnia,
è stato bello andare per la via
a fare insieme quattro pedalate
e insieme più che quattro chiacchierate.
Ora c’è da pensare all’indomani.
Fatta la doccia e lavate le mani,
e consumato il “pranzo della sera”
ci rituffiamo dentro l’atmosfera
di entusiasmi e di contestazioni
come capita spesso alle riunioni.
In verità prevale l’ottimismo.
E’ risaputo che questo “turismo”
ha bisogno di un po’ di comprensione
perché tra tutti vi sia coesione.
Non sian l’orario, o il mancato avviso,
o il cambio di programma all’improvviso
motivi per crear della tensione;
siamo tutti in un unico barcone
e dato che siam tutti della “Granda”
suoniamo come fossimo una banda:
ogni strumento faccia il suo dovere
e tutti scopriremo che è un piacere.
E di piacere ne troviamo tanto
versando la “nutella” con il guanto,
prima di allontanare un po’ il lenzuolo
e coricarsi nel proprio crogiuolo.
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