Diario di Bordo in rima di Gian Luigi Bonardi - Capitolo 13
11 Agosto, LA FORTEZZA DEI SANTI SS.PIETRO E PAOLO, S. ISACCO, BATTELLO, PONTI
Anche stamani, dopo colazione,
si va col pullman in ricognizione.
La meta è una fortezza rinomata
ai santi Pietro e Paolo dedicata.
Vi sono Porta, Zecca e Cattedrale
eretta in forma non tradizionale,

 

con Gesù Cristo vestito da Zar
e le tombe dei grandi da ammirar.
L’interno della chiesa fa impressione:
grande scenografia, ma senza icone;
in alto i capitelli son dorati
sorretti da violacei colonnati
il tutto misto a verde, giallo e bianco…
di contare i colori non mi stanco.

 
 Dopo il consueto indugiare curioso
sentiamo il desiderio di un riposo.
Nei corridoi le foto dei parenti
che dei defunti Zar son discendenti.
Ed all’uscita un coro di ferventi
cantori sacri di ortodossi eventi
regalano una musica solenne
a chi fin lì sia giunto quasi indenne.
La voce principale è un’emozione
da far accapponare anche un pavone.
Sull’isola i bastioni dell’orrore:
vi imprigionaron uomini d’onore,
di Trotskij e Dostoevskij la tortura
ancor riecheggia fra le antiche mura.


Superiamo la porta della morte
così chiamata per l’estrema sorte
spettante a oltrepassanti prigionieri,
oggi un ricordo, ma è storia di ieri.
Oltre la porta, a destra, sulla Neva,
una foto di gruppo, e si scorgeva,
sopra il molo dell’isola, la Pina
danzare con perizia sopraffina,
coinvolgendo alcuni dei presenti,
felici di seguirne i movimenti.
Le targhe coi livelli delle piene,
quando la Neva l’acque non trattiene,
sono l’ultima immagine lasciata;
a Sant’Isacco a piedi la fermata.
I quattro colonnati posti a lato
di quell’ineguagliabile quadrato,
con le colonne di rosso granito
che navi finlandesi hanno fornito,
i quattro campanili e il cupolone
compongono l’esterna costruzione.

Eriger su terreno paludoso
la cattedrale è assai avventuroso,
ma utilizzando tronchi accatastati
per far da base, tutti allineati,
mille difficoltà son superate
per sostener le tante tonnellate.
In un interno ancor più sorprendente
i camperisti, in mezzo a tanta gente,
poterono osservare nella volta
la Vergine che in gloria venne accolta.


Accanto alla figura illuminata
con veste rossa dentro la vetrata
rappresentante la resurrezione,
stanno le più pregiate delle icone,
in pezzi di mosaico incastonate
per essere nel tempo conservate.


Passato lo stupore e il godimento
d’essere stati parte dell’evento,
ci tocca risalir fino all’estremo;
intorno al cupolon, cosa vedremo?
A chiocciola la scala per salire,
fu lunga più da fare che da dire,
e il povero turista itinerante
aveva assunto un volto da implorante
mentre dalla spirale al quarto piano
temeva d’esser sempre più lontano
di chi l’aveva appena preceduto
nella salita a forma di un imbuto.
All’ultimo gradino, che sorpresa:
la scala in ferro nel vuoto sospesa!
Ma, anche contro ogni previsione,
tutti siam giunti al fin nel cornicione.
Protetti dalla cupola dorata,
sorretta da una rosea colonnata,
tuffiam lo sguardo fino all’infinito
in un cielo di nuvole gremito.
San Pietroburgo ancora ci ha incantato
fino alla guglia dell’ammiragliato.

 
Spostando la visuale giù nel basso
il palazzo Marinskij è lì ad un passo
oltre la verde piazza: da principio
è di San Pietroburgo il municipio.

 L’incantesimo è grande, ma qualcuno
pensa di fare concorrenza all’Uno
ed esordisce in questa sua tenzone
in foto con tre Russe, da campione!

 
Mentre ascoltiamo musica ritmata
ormai finisce questa mattinata;
sta per venirci l’acquolina in bocca
il campanile l’ora tarda scocca.
Ultimo sguardo a un poetico prato
da grande statua in pietra salutato.

Ci attende la discesa a chiocciolone,
giù giù fichè arriviamo nell’androne;
turismo itinerante è anche questo:
giungere fino in fondo tutto pesto.
Tornati nella piazza questa volta
a tutti vien concessa “briglia sciolta
per il pranzo frugale di un’oretta,
per ritrovarci poi con tutta fretta.
Tutti i berretti blu si sono sparsi
in ogni strada, per ricompattarsi
dopo aver onorato l’esigenza
di non restar di cibo proprio senza.
Così, per affrettare il proprio istinto
io credo che ciascuno si sia spinto
dove vi fosse pronto un buon panino
da gustare con calma, lì vicino.
Nel mio equipaggio avevo da saziare
il figlio che non ama digiunare,
e hamburger, patatine e coca cola
san soddisfare alquanto la sua gola.
Così, mentre la moglie è reticente,
faccio colui che tace ma acconsente
e nel Mac Donald tutti a far la coda:
la globalizzazione è ormai di moda.
Seduti sull’esterno ad aspettare
che la moglie ci porti da mangiare,
una brutta notizia ci raggiunge
una di quelle che di rabbia punge:
quarantasei, truffato senza scampo,
ha perduto ogni cosa in un sol lampo.
Uno dei lì presenti lestofanti
sega la catenella, ed i contanti
col portafoglio e tutti i documenti
gli porta via, lasciandoci sgomenti.
Per fortuna gli resta il cellulare;
per ora viene usato per chiamare
chi in russo possa fare la denuncia.
Intanto d’ogni cibo fa rinuncia.
Per questa volta anche il nostro pasto
sull’orlo dello stomaco è rimasto.
 Non resta che guardare esterrefatti
altri ladri rubar dai nostri piatti.


Turismo itinerante è sopportare
quella ragion che non ti fa mangiare.
Al punto di ritrovo ritornati
i nostri amici furono informati
di come facil sia da queste parti
senza saperlo esser derubarti.
E qui fu di ciascuno il raccontare
che cosa ci potesse capitare.
Nicola primo con il suo destriero
poggiato su due zampe “non par vero”
presso di noi s’ergeva in monumento,
tutti ne fummo attratti in un momento.
Fede, saggezza, giustizia e potere
sono virtù che deve possedere
lo zar che voglia bene alla famiglia
rappresentate da consorte e figlia.


  Non c’è tempo per altre spiegazioni,
nel programma vi sono altre emozioni:
andare in una zona più lontana
nella San Pietroburgo “veneziana”.
Così giungiamo tutti ad un battello.
Sedici a nove “Il tempo sarà bello?”
“Stiamo tranquilli, non v’è da temere,
anche se siam tra le nuvole nere,
tempo bizzarro, sì, con poco vento,
ma l’odor della pioggia non lo sento”.
Rinfrancati si prende posizione:
chi sul ponte fornito di timone,
chi giù in coperta preferisce stare
vicino alla finestra ad ammirare.

E scivolando lenti sotto i ponti
della guida ascoltiam tutti i racconti;
scopriamo la poesia di quel canale
che scorre tra i palazzi come un viale
ed ai suoi lati la città che vive
con le barche appoggiate alle derive.


Più in là scorgiamo le guglie dorate
che dai bastioni sono circondate:
San Pietro e Paolo, la vecchia fortezza;
sale dal fiume una leggera brezza.
A questo punto con il dondolio
mi sento trasferire nell’oblio;
appoggio su d’un gomito la faccia
e di Morfeo mi stendo fra le braccia.
M’han detto poi che il giro nel battello
tutto sommato è stato molto bello.
Mentre sto sonnecchiando come un ghiro
uno scossone mi ridà respiro.

Siamo arrivati, davvero un peccato
se mezzo di quel giro l’ho sognato.
In verità quella mia assenza diurna
servirà per la visita notturna.
Si torna nelle case a quattro ruote,
per cena le dispense sembran vuote,
ma un tonno coi piselli si rimedia;
poi ci si pone fuori con la sedia,
e qualcuno si fa una chiacchierata
nell’attesa che giunga la nottata.
La luna in cielo ha fatto capolino
e dopo un bicchierino di buon vino
rinfrescati, lavati e pettinati
fino alla Neva siamo ritornati.
L’attesa sulla sponda è da suspance,
qualcuno alle fanciulle fa le avances:
nel buio della notte c’è la luna
che ne illumina i volti ad una ad una.
Il ponte illuminato non si muove,
il vento è lieve, fortuna non piove.
All’improvviso applausi e acclamazione:
il grande meccanismo è già in azione,
e lentamente il fascio illuminato
che avvolge il ponte, s’apre su di un lato
e spezzato s’innalza piano piano
applaudito e mirato da lontano.


E qui anche il turista itinerante
comprende che l’evento è importante
e osserva con stupita ammirazione
i ponti che stan su in elevazione.
Tra un ponte e l’altro brilla la città
che appare in una insolita realtà,
mostrando sotto lampade lucenti
i volti dei palazzi risplendenti,
poggiati dentro l’acqua dei canali
che ne fanno riflessi senza eguali.
Sul pullman, quasi tutti addormentati,
si torna ai propri camper rilassati…
Perri e Pepita non vogliono uscire
quella per loro è l’ora di dormire;
con le zampe all’insù, sopra il piumino
forse sognano un loro “pensierino”.
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