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Diario
di Bordo in rima di Gian Luigi Bonardi - Capitolo 11
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Agosto, NOVGOROD, VERSO SAN PIETROBURGO |
Nell’attesa
del pullman la mattina
si va alla caccia della monetina
tra le tante cosparse dagli sposi
porta fortuna per i più curiosi.
Novgorod, “città nuova”. Da paura
di incursioni nemiche, era sicura:
migliaia di paludi e le foreste
tenevano lontata tale peste.
Era la strada che rendea vicini
all’Europa l’Arabia e i Bizantini.
Al millenario Russo un monumento
tondo e imponente, avente ad ornamento
fregi con centonove personaggi
altorilievi di potenti e saggi.
Si dice che campane e campanelle
qui sian le più famose e le più belle,
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e di betulla la lavorazione
della corteccia sia vera emozione,
tanto che i contadini detta pianta
pensano sia di provenienza santa
“l’amica che dio vuole regalare
alle genti del nord” per farsi amare.
A Novgorod abbiamo un’altra meta:
quell’antica città dall’aria quieta,
ha nel cuore un museo tutto speciale,
semplice, senza abito regale.
Nel verde l’isba fa la sua figura
con tronchi per pareti in legna dura.
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Nel
buio dell’interno son gli attrezzi,
presso il camino sta la legna a pezzi,
oltre la scala, la sala da pranzo
sul tavolo sta ancora qualche avanzo.
C’è pure il samovar, e una poltrona,
l’”angolo rosso” con la propria icona.
Una piccola culla sta nel fianco
e l’arcolaio sta vicino al banco.
In alto, proprio appena sotto al tetto
v’è lo spazio ove rimanere a letto
d’inverno, quando un tepido calore
tende a salire, senza far rumore.
Sia la Russa in costume che la figlia
si prestano per “foto di famiglia”.
Proseguendo nel verde sul sentiero
chiesette ed isbe: tutto qui è vero:
di tempi andati son testimonianze
per tramandare a noi costumi e usanze.
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Numero
Uno vien fotografato
con la consorte su nel porticato
presso l’entrata della cattedrale,
speriamo sia una foto “mica male”.
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“Ventiquattro
non trova più gli occhiali”
tutti a cercarli nel verde tra i viali.
“Sono quelli da vista, è uno sgomento…”
tutti gli sguardi son sul pavimento.
Insieme è “cercare in mezzo ai prati
solidalmente molto preoccupati”.
E la ricerca, fortunatamente
va a buon fine repentinamente.
Usciti, nel consueto mercatino
Pina s’appresta al solito “bottino”.
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Sopra
l’androne di Santa Sofia
Quindici fa le foto e fa la spia:
riprende le campane e il nostro gruppo,
vedremo tutto dopo lo sviluppo.
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Per
sfuggire alla solita ripresa
tutti in coda e andiamo nella chiesa.
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Fuori
ancora un incontro con gli sposi
ed i parenti tutti premurosi
nell’accettare i nostri complimenti
tanto da far vedere tutti i denti.
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S’è
fatto tardi, ancora un po’ di strade
fra case un po’ malconce e le contrade
ove stavan nascoste ed adombrate
dal verde anche le isbe colorate.
Di tanto in tanto qualche poliziotto
si prestava all’agguato là di sotto.
Il traffico ci ha un poco scompigliati,
difficile restare compattati.
Venne decisa un’idraulica sosta
e come se l’avesser fatto apposta
i Russi hanno piazzato proprio lì
un divieto di fare la pipì,
con tanto di cartello con l’omino
intento nel fatidico “scrollino”.
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Si
disse: “Non riguarda le fanciulle”,
che di un certo attributo sono nulle;
e se prima ci avessimo pensato
sarebbe stato giusto che in quel prato,
alle spalle degli uomini, le donne
avessero tirate su le gonne.
Scherzi a parte, a sosta terminata
riprendemmo la via, senza fermata.
Si chiese al Nove se: “domani piove?”
“Fin che questa carlinga non si muove
non potrò dare alcuna previsione,
attendo che l’aereo sia in funzione
per esplorare in orbita raggiunta
se domani vedrem sole che spunta”.
Uno a colonna: “E’ l’ora di tacere
San Pietroburgo è pronta per vedere
La Granda in formazione che attraversa
senza che una vettura sia dispersa”.
Torna la sveglia, torna l’emozione,
ogni camper mantiene posizione.
Mentre scorriamo per le vie del centro,
qualcosa in più sembra ci cresca dentro,
e fra saluti, applausi e baci al vento
a noi tutti, che siam “uno più cento”
si presentano in fretta, nel passaggio
i primi monumenti, come assaggio. |
Vediamo
l’oro dell’Ammiragliato,
costeggiam l’Hermitage lungo un suo lato.
Il Sei si ferma alquanto bruscamente
l’otto ci schiva urlando all’incosciente.
Archi, curve, passaggi pedonali
per camperisti ostacoli banali.
L’acqua che danza fuor dalla fontana.
Il Palazzo d’Inverno s’allontana.
Oltrepassiamo il Ponte sulla Neva;
anche se qualchedun non ci credeva
quarantaquattro camper senza fiato
San Pietroburgo hanno attraversato
e all’isola Krestovskij han parcheggiato.
Fermata al parco olimpico gremito.
Vicini più che mai, nel nuovo sito
un poco rimpiangemmo altro turismo,
ma sostenuti da nuovo umorismo
insieme ci trovammo a commentare
dell’indomani il come, il quando, il fare.
La luce ancor faceva capolino
ad ora tarda, cena con panino.
Il recinto fu chiuso con lucchetto,
tacere bisognava, e andare a letto. |
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