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Diario
di Bordo in rima di Gian Luigi Bonardi - Capitolo 1
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| 30
Luglio,
DA CASA A TERESPOL |
Questa
è la storia endecasillabata
d’una vacanza in camper, costellata
d’avventure a dir poco entusiasmanti:
un diario da trattare con i guanti.
Si partì alla rinfusa, da ogni dove
tra il ventiquattro luglio e il ventinove
nel solleone del duemilatrè
già informati del come e del perché.
In internet si è fatto affidamento
per procurarsi all’uopo ogni strumento.
La Granda ci fornì comunicati
si che fossimo tutti preparati
ad un’impresa senza precedenti
da tramandare ai nostri discendenti.
Noi da Milano, con il “vagabondo”,
ci siam diretti verso l’est del mondo,
sicuri di trovare un’avventura
soddisfacente, ma altrettanto dura,
ed incrociando in mani e piè le dita
siamo partiti per la sua riuscita.
Maurizio, Manuèl, Cristina e Giada
ci han fatto compagnia sull’autostrada
con Ludovica, Andrea, Pepita e Perri.
Nell’equipaggio solo Tom e Gerry
sembrava che mancassero all’appello,
ma bastavano gli altri, e questo è il bello:
trovarsi in tanti nella casa a ruote
è scoprir che le ore non son vuote.
E
via così, due camper con le ali
senza badare ai limiti stradali…
per le strade dell’Austria senza freno,
ed in Germania non s’andava meno. |
Ma in Polonia un laser male in vista
m’ha ricordato che sono un turista,
ero così legato al passaporto
da non lasciar che mi venisse estorto.
Mi fu richiesto anche il foglio verde…
qui feci l’Italiano, “oppur si perde”.
Tergiversando in lingua nazionale
feci capire che non è banale
non comprendere nulla di polacco.
Forse quel poliziotto ebbe lo smacco
di non capire alcuno dei miei gesti,
quindi con movimenti manifesti
mi ordinò in polacco di andar via
…sono italiano, non son ladro o spia.
Da qui la strada di avvicinamento
si fece più lontana, e a ritmo lento.
Proprio vicino al giunger della meta
affrontando una curva fatta a zeta
sono riuscito a trascinarmi appresso,
sbagliando direzione un po’ da fesso,
due camper che si erano aggregati
sicuri di venire accompagnati
in breve tempo alla tappa prevista.
L’errore fu davvero una gran svista
ma dopo una manovra circolare
ripresi direzione regolare
ed in quattro e quattr’otto fummo al sito
del raduno dei camper stabilito. |
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Qui:
ci si ripulisce, ci si assesta
ci si presenta, ci si fa la festa,
ci si domanda da dove si arrivi,
si esternano i perché ed i motivi
che insieme ci hanno fatto ritrovare
e insieme ci faranno continuare.
Chi può va a far la spesa lì
vicino,
altri fanno bucato nel catino, |
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i
più vanno a svuotare la “nutella”
altri del camper apron la predella.
E mentre stavo lì a pensare a niente
il Casarin, con voce convincente
mi disse “vai a prendere la bici,
laggiù c’è la cicogna…che ne dici?
Con la complicità del “Capo in testa”
trovai chi quella bici me la presta.
Cristina e Ludo Perri e la Pepita
fecero compagnia nella sortita.
E tra vicoli, boschi, dacie e ville
ripercorsi più volte, forse mille,
coi volti dei polacchi divertiti
nel vedere i cagnetti striminziti,
infin scorgemmo il nido sopra un palo
quasi che fosse lì come un regalo.
Con la prudenza allora necessaria
puntai la videocamera per aria
e immortalai la piccola cicogna,
che, priva di pudore e di vergogna,
restava ritta sulla zampa sola,
|
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| simile
a chi ti osserva, ma non vola,
e attende in sicurezza da quel tetto
un segno di stimabile rispetto:
era un cucciolo senza genitori
che allora preferivano star fuori.
Terminata la “fuga” in bicicletta
tornammo ai camper con mutata fretta.
Mentre la Granda sale sopra il tetto,
con un sistema rude ma perfetto,
si fa inventario di quel che ci basta
prima di fare cuocere la pasta:
c’e’ acqua, luce, scarico e WC
per lavarsi, vedere e far pipì,
“e chi non sa trovarli o non li usa
per le contestazioni chieda scusa”.
A parte questo breve intercalare,
resta la volontà di cominciare,
e per parlar dell’esser solidali
penso al gruppo dei tanti manovali
che prestarono al camper senza oblò
più d’una mano e per più d’un po’,
nel tentativo di chiuder la falla,
e v’assicuro che non è una balla. |
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Con
altri convenevoli di rito
ci si propose di tentare un mito:
tutti i camper saremo in Piazza Rossa
sia che si possa sia che non si possa
e all’Hermitage si farà una sosta
accompagnati dai gendarmi apposta.
Ai camperisti tutta l’emozione
ed alla Granda la soddisfazione
di ottenere un primato senza eguali
come il rigore fatto tra i due pali.
I camper venner quindi numerati
E per restare tutti compattati
ognuno usava un proprio “baracchino”
dal più lontano in fila al più vicino.
A ciascun equipaggio un “pro memoria”
per far del proprio meglio “per la storia”.
Venne
quindi assegnato il tricolore
da legare sul camper con onore
e la coccarda bianca rossa e verde
da porre sopra ciò che non si perde.
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Così alla fine, grande tavolata
per concludere allegri la giornata;
Perri e Pepita ricevetter pappa;
e a me l’offerta di un’ultima grappa…
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All’una
fu un rintocco di campana
“la luna vela il cielo e s’allontana…”
domani alla frontiera il trentun luglio
sarà giorno d’attesa e di subbuglio.mper
Russiait |
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