26 - 50 - 5: non sono i numeri da giocare
al lotto su di un terno secco, ma sono sicuramente i numeri
di un tour che ha visto 26 camper, 50 persone e 5 animali
viaggiare attraverso le strade della Spagna da Vilanova i
la Geltrù - Barcellona - ad Alicante.
Se poi volessimo fare … tombola … i numeri sarebbero
così completati: 17 giorni di viaggio, 5 grandi città
visitate, 10/15 soste intermedie, 12 campeggi … molte
cene programmate, altrettante nate spontaneamente e, a seguire,
svariate barzellette, poesie improvvisate con versi e versetti
in rima alternata o baciata, quotidiani pensierini di accompagnamento
alle nostre avventure provenienti da un poeta … “meneghino”
Gianluigi Bonardi, tante notizie ed informazioni che hanno
spaziato dalla botanica alla storia, dalle scienze all’enologia
e dalla gastronomia sino ad arrivare all’astronomia!
1° Giorno
Vilanova i la Geltrù - Catalunia
Un po’ alla spicciolata e con
tempi e modalità diverse - alcuni di noi hanno raggiunto
Barcellona in nave - ci siamo ritrovati tutti e 50 al campeggio
Platya Vilanova.
Molti i saluti di ben ritrovato tra gli equipaggi già
conosciutisi in viaggi precedenti, altrettanti quelli di benvenuto
ai nuovi del gruppo.
Il conoscersi tra equipaggi è presto fatto. Al momento
della prima di molte riunioni programmatiche e dopo l’estrazione
del mitico “numero di colonna”, si succedono l’una
dopo l’altra le presentazioni ufficiali: ognuno racconta
qualche cosa di sé, tutto il resto si scoprirà
… vivendo giorno dopo giorno a stretto contatto.
Il primo passo verso una conoscenza più ravvicinata
non poteva che essere una cena da consumarsi in compagnia.
La ”paella” ci aspetta al ristorante del campeggio
stesso, nel quale siamo gli unici commensali desiderosi di
ambientarsi nella calda atmosfera spagnola.
La scenografia della pietanza è il primo colpo d’occhio
accattivante che ci si presenta in tutta la sua grandezza:
è il caso di dirlo visti i tegami in cui viene servita,
nel multicolore aspetto e nell’invitante profumo che
sprigiona….ed infine nel suo succulento gusto e nelle
sue abbondanti porzioni.
La serata termina con un avvistamento…spaziale…attraverso
il telescopio di un nostro compagno di viaggio Giulio - camper
n. 12 con la dolce e sorridente Anna - puntato nel buio della
notte, riusciamo a vedere, il pianeta Saturno con i suoi anelli…è
una sensazione magica, quasi irreale… che ci accompagna
nella notte che precede il ..via… al nostro VIAGGIO!
2°
Giorno
Da Vilanova i la Geltrù a Pucol - Valencia
Nella
riunione del giorno precedente sono state suggerite da Vitto
- che guida la lunga serpentina di mezzi e viaggia a bordo
del camper n.1 assieme a Nirvana come navigatrice e collaboratrice
- alcune norme per “ il viaggio in colonna “.
E’ arrivato il momento di metterle in pratica.
Si esce dal campeggio in ordine di numero che la “ scopa”-
camper n. 26 - pilotato da Pier con la compagnia e la voce,
talvolta seria e talvolta scherzosa, di Nevea - chiama con
solerzia, controllando che ogni equipaggio raggiunga senza
indugio la propria postazione, e giunto alla fine della conta
anch’esso si sistema.
Per le prove tecniche generali si stabilisce di scegliere
un percorso per così dire protetto, cioè l’autopista
- corrispondente alla nostra autostrada - in modo che ogni
equipaggio possa prendere confidenza con questo nuovo modo
di viaggiare con il camper che lo precede e con quello che
lo segue…a ruota….
Le indicazioni sulle eventuali deviazioni o altri percorsi
da seguire, impartite dalla testa della colonna, vengono scadenzate
dalla ripetitrice ufficiale Silvana, dalla voce decisa e sicura,
che viaggia con il marito Paolo sul camper posto esattamente
a metà colonna il n. 13.
Viaggiamo tranquilli: gli specchietti retrovisori ci segnalano
la posizione dei mezzi che, scodinzolando, seguono ed incalzano,
gli autisti sono molto concentrati ed attenti al veicolo che
li precede, mantenendo la distanza di sicurezza - liberamente
interpretata da ciascuno di essi - che deve consentire anche
l’inserimento ed il sorpasso al normale traffico.
Oggi entra in campo anche il C.B., elemento essenziale del
viaggio, per le comunicazioni ufficiali, ufficiose, per le
conversazioni serie, per quelle amene e quant’altro;
qualche baracchino gracchia, qualche altro non riceve o non
trasmette alla perfezione, ci penserà l’amico
Paolo alla prima sosta a sistemare il tutto.
A proposito di soste, durante la giornata ce ne sono alcune
di fisse ed inderogabili. Prima fra tutte la tanto attesa
pausa caffè che scatta con precisione cronometrica,
dopo due ore di viaggio…dai vari mezzi esce prepotente
l’aroma gradevole del corroborante e borbottante liquido
nero, che, secondo una muta sequenza, di volta in volta viene
preparato ora in questa cucina ora in quella…, ma sempre
sorseggiato e degustato con infinito piacere.
Questa sosta permette anche ai vari autisti di controllare
l’assetto luci, le ...atmosfere delle gomme… e
solitamente anche di fare il pieno di carburante - in maniera
veloce, e precedentemente concordata e regolamentata.
Per quest’oggi la successiva sosta, quella per il pranzo,
è stata “liberamente” programmata, prima
di una serie di interessanti… sorprese… poste
ad intramezzare il cammino da una tappa all’altra, al
Parco naturale della Bocca del fiume Ebro - Ebre - il più
grande fiume spagnolo lungo 928 km ed il suo delta, sotto
forma di palude, occupa un’area di circa 320 kmq.
Troviamo un’adeguata sistemazione in un piazzale a due
passi dal centro visitatori di Deltebre ed andiamo a visitarne
il museo suddiviso in due sezioni: una parte all’interno
che con fotografie e spiegazioni illustrano come sia avvenuta
la bonifica del territorio ed il suo riutilizzo, ed una seconda
all’aperto che ci consente una istruttiva passeggiata.
Possiamo renderci conto dei prodotti che da essa si ricavano,
come riso - arros - e sale, delle tecniche di lavorazione
degli stessi, degli animali e delle piante che vivono in questo
parco.
Si arriva a sera alla nostra prima sosta in campeggio - Camping
Pucol di Valencia - danno il via alla propria collaborazione
in seno al gruppo i “ posteggiatori “, Pino camper
n. 2, Paolo n.13 e Pier n. 26.
Il loro è un arduo compito: valutare gli spazi a disposizione,
le altezze degli alberi presenti in piazzola, le dimensioni
dei camper, le esigenze dei singoli proprietari, unire il
tutto, aggiungere un pizzico di estro, competenza, pazienza,
mescolare con abili mani …ed il gioco è fatto
!!!!!
Alla fine…tavolini allineati in una lunga fila dalle
variopinte tovaglie e da pietanze adatte a tutti i palati,
l’allegra brigata si siede a consumare questa improvvisata
ma simpatica ed aggregante cena comunitaria, al suo termine
ascolterà le ”rime” di Ivana ed il ”pensierino”
dell’amico milanese Gian Luigi che con lo spirito e
con la mente segue da Milano ogni nostro passo ed ogni Km.
percorso dalle nostre ruote.
…” Pucol vi resterà nella memoria
anche per una sera in compagnia,
il mal di piedi fa gridar vittoria
ma c’è Silvana che lo manda via…..”
G.L.B.
3°
Giorno
Valencia
“...Valencia
vale più di un’attenzione,
fra mare, porto, piazze e cattedrale
ce n’è per barcollare d’emozione.
Carlo…non sto parlando di bellone!…” G.L.B.
Oggi,
tenuti a meritato riposo i cavalli dei nostri mezzi, iniziamo
guidati da Pilar, la guida valenciana, il giro turistico per
la città di Valencia.
Valencia è la terza città della Spagna e capoluogo
dell’omonima comunità autonoma.
La giornata è bella, illuminata dal sole e la prima
immagine che ci rimane impressa è realmente vivace
e luminosa; lentamente percorriamo in bus, la Gran Via, un
quartiere che sorge nell’antico letto del rio Turia,
oggi ricoperto da parchi e giardini.
Dopo l’ennesima alluvione, nel 1957, Valencia decise
che poteva fare a meno del suo fiume, il Turia, che nel medioevo
segnava i confini della città. Ne fu deviato il corso
fuori città per mezzo di un canale e di un complesso
sistema di chiuse, divenendo dopo questa importante modifica,
un viale molto frequentato, disseminato di parchi, giardini
e ponti che lo collegano al resto della città che,
oltre che con il nome ufficiale, sono riconosciuti con dei
sopranomi a seconda della loro forma: ponte dei fiori, del
pettine, ecc…
Una parte della città che attira molta la nostra attenzione
è la “ciutat de les arts i de les ciences”
ideata dal poliedrico ed eclettico architetto spagnolo Santiago
Calatrava.
Tutti il complesso si articola su una superficie di oltre
350.000 mq.
Passeggiamo lungo i suoi viali pavimentati a marmo bianco,
e seguiamo le spiegazioni di ogni singola costruzione: el
Hemisferic con la particolarità di avere un cinema
a forma di occhio, le cui palpebre (struttura in vetro e ferro
bianco) sono posate in un lago artificiale e possono richiudersi
su se stesse nel giro di 20 minuti.
Altra attrattiva spettacolare è rappresentate dal museo
“Principe Felipe” che dall’esterno assomiglia
ad un gigantesco scheletro di dinosauro.
I ponti che uniscono o dividono un edificio dall’altro,
per alcuni la costruzione non è ancora terminata, sono
l’espressione massima del genio e della …fantasia
e della sfida continua nei confronti delle leggi di gravità
…dell’architetto ideatore.
Terminiamo il nostro interessante giro, passeggiando attraverso
il lussureggiante giardino d’inverno, dove spesso si
tengono concerti di vario tipo di musica, per raggiungere
quindi il centro storico.
Percorriamo le vie più pittoresche, ci soffermiamo
ad ammirare edifici di importanza storica ed architettonica,
fino ad arrivare nella Plaza de la Virgen dove troneggia la
Cattedrale in stile romanico, costruita sull’originario
sito di una moschea.
Al suo interno in una cappella in stile gotico, è conservato
un prezioso calice che una inverosimile leggenda vorrebbe
fosse: il Sacro Gral…!!!??!!
Si è arrivati, tra una meraviglia e l’altra all’ora
del pranzo…previsto al ristorante la Pepica, cioè,
tradotto in italiano, la Giuseppina! Fin dall’inizio
il luogo ci fa ben sperare… entrando attraverso una
spaziosa cucina aperta - non ha nulla da nascondere - ci danno
il benvenuto le enormi “paellere” bel lucidate,
splendenti e pronte all’uso, sul bancone pesce in abbondanza…
ed i sorridenti e solerti cuochi già al lavoro per
noi.
Come menù, non ci sono dubbi “paella de moriscos”
cioè di pesce. La ricetta è famosa in tutta
la Spagna, ed affinché il piatto sia ancora più
gustoso, viene usato il riso “bomba“ una varietà
che rende unica la tipica pietanza valenciana.
Anche questa volta è un trionfo di profumi, di colori
e di sapori..., gustati con un occhio rivolto alla vetrata
panoramica dalla quale intravediamo il mare che lambisce la
spiaggia, e… con l’orecchio ben teso ad ascoltare
ed apprezzare le rime pensate e declamate a braccio con una
contagiosa e esuberante simpatia, da Michele, camper n.19
con la bionda e cordiale navigatrice Gabriella, che invita
tutti ad un sincero e ben augurante brindisi da dedicarsi
alla bella giornata ed alla bella compagnia!
C’è ancora qualche cosa da vedere per quest’oggi:
i luoghi dove si è svolta nel 2006 la 32esima America’s
Cup vinta il 3 luglio dall’equipaggio svizzero di Alinghi.
Le foto di gruppo con scattate dal fotografo ufficiale - Enrico
che viaggia con la simpatica Lydia ed il micetto Spino sul
camper n. 4 - Le riprese in gran parata dall’altrettanto
ufficiale cameraman Lele - che viaggia con la valida collaboratrice
Manuela sul camper n. 3 – tutti immortalati proprio
agli attracchi di chissà quale importante e competitiva
imbarcazione…
Rientriamo al campeggio, e dopo la tradizionale riunione corredata
da biscottini e partita a carte, tutti a nanna, domani i motori
dovranno essere messi in moto molto presto…tanta strada
ci attende.
4°
Giorno
Da Pucol (Valencia) a Ossa de Montiel (Albacete)
Infatti
alle 7 precise motori accesi, si inserisce la marcia, si aspetta
che il proprio numero venga chiamato per disporsi in colonna
e si parte….!
L’autovia - corrispondente alla nostra superstrada -
oggi ci porterà nella regione della Mancha.
Viaggiando conversiamo al C.B. per scambiarci opinioni su
quanto abbiamo visto, sul paesaggio delle colline rese verdi
e lucenti dallo sterminato numero di coltivazioni di ulivi,
ogni tanto siamo richiamati dalle voci dei “n.13 e 26”
che ci invitano al …compattamento per non essere così
lunghi, in modo che la nostra colonna non superi i…2
km, perché in tal caso i vari interventi saranno sentiti
con difficoltà dalle postazioni più lontane!.
Le comunicazioni si fanno interessanti, vertono su argomenti
di vario genere, dal camper n.1 arrivano le informazioni sul
percorso e sulle zone che stiamo attraversando, altri rispondono
con diverse curiosità, completando quanto è
stato detto, così sono coinvolti quasi tutti gli equipaggi.
Inoltre il tutto serve a tenere compagnia ai nostri due autisti
dei camper “singol” : il camper rosa - n.25 -
che vede alla guida la simpatica e determinata Floriana accompagnata
dall’ inseparabile cagnetta Dolly, ed il camper azzurro
- n. 5 - guidato da Carlo, accompagnato dalla sua …fantasia,
e dal suo buonumore, entrambi sono stati compagni di viaggio
apprezzati e disponibili in ogni situazione.
Nel pomeriggio sosta a…sorpresa… sulle orme di
Don Chisciotte, infatti ci addentriamo nella Ruta de don Quijote
nella regione Castilla la Mancha.
A Consuerga, sull’altura troneggiano 8 o 10 bianchi
“mulinos”, mulini a vento.
Che siano proprio quelli contro i quali il segaligno don Chisciotte
ha combattuto ? La nostra fantasia risponderà di sì
e così anche noi, armati di durlindana, ah…pardon…
di macchina fotografica, li fotografiamo, e ci facciamo fotografare
sotto le loro maestose pale, da Enrico, munito di svariate
apparecchiature e di un altrettanto numero di fischietti attira-attenzione.
Ci riprende sorridente Lele, che conta solo sua voce, per
richiamarci al fine di effettuare qualche ripresa ai 50 cavalieri
motorizzati. Entrambi confidano sulla spontaneità delle
nostre espressioni e dei nostri atteggiamenti, anche se inconsueti,
al fine di una buona e veritiera riuscita del reportage.
…”
Los caballeros de l’Estremadura
fermeranno i ronzini stamattina,
osservando stupiti dall’altura
quella fila di camper che cammina…” G.L.B.
Proseguiamo lentamente
lungo questa rutas turisticas tra filari di vigneti “bonsai”
disposti regolarmente a raggiera, la spiegazione della loro
…statura… , dopo alcune digressioni sul tema,
ci viene data da Giuseppe - camper n. 23 con la riflessiva
e solerte moglie Ornella - esperto botanico.
Alla sommità di una verdeggiante collina un’
imponente sagoma scura osserva tutta la colonna dall’alto
cercando di intimorirci, è l’emblema di tutta
la Spagna del sud : il nero toro riprodotto in notevoli dimensioni
in…legno, che si staglia improvvisamente contro l’azzurro
del cielo, sui cucuzzoli più alti, ricordandoci che
stiamo transitando sulla sua terra, ne troveremo molti altri,
ma ne troveremo anche di reali, maestosi e vigorosi.
Arriviamo dopo qualche km, al paese di el Taboso, le vie sono
deserte o quasi; cercando con calma, dalla testa della colonna,
riusciamo ad individuare un parcheggio adatto a noi, ed ci
avviciniamo alla statua che rappresenta don Chisciotte inginocchiato
davanti all’amata Dulcinea.
I due sono riprodotti in ferro battuto ed i loro lineamenti,
sembrano perdere in dolcezza, ma noi, inguaribili romantici,
ci lasciamo trascinare dalla immaginaria leggenda della loro
storia d’amore, umanizzando almeno un po’ il loro
rigido sorriso.
Arriva, mentre siamo intenti a scattare innumerevoli fotografie,
il sagrestano della chiesetta del paese: un ometto dall’aria
semplice e genuina, che gentilmente si offre di aprire il
massiccio portone della Chiesa - solo per noi - ed infilata
nella toppa una gran chiave d’ottone, ci introduce all’interno
fornendoci con dovizia di particolari, tutte le spiegazioni
sulla struttura, sulle statue, sugli affreschi…un ottima
guida…casereccia!
Finita l’escursione, riprendiamo la strada per il campeggio
Los Batanes che si trova nel parco naturale della laguna di
Redondilla.
Per arrivarci percorriamo una strada panoramica, tra montagne,
laghi dalla superficie increspata, prati incantevoli mossi
da un venticello alquanto scherzoso, ma sembra che il sospirato
cartello del campeggio non arrivi mai… con pazienza
e senza alcun tipo di segnalazione in loco, ma affidandoci
solamente al naso ed al navigatore della postazione n.1, finalmente
troviamo il campo base.
Subito Pino n.2, si mette al lavoro per la sistemazione dei
camper aiutato dai fidi compagneros P.& P. , una volta
sistemati tutti si rinchiudono nelle loro casette perché
la temperatura è notevolmente scesa e soffia un gran
vento.
Giulio - n. 12 - il nostro astronomo o astrofilo, al calar
delle tenebre, posizionato il suo telescopio, ancora una volta
ci lascia stupiti nell’ammirazione della volta celeste.
5°
Giorno
da Ossa de Montiel (Albacete) a Villaviciosa de Cordoba -
Andalusia
Come sempre l’orario di partenza si assesta tra le …7
e le …7 e 30 del mattino !!
Gli equipaggi sembrano non far caso a questo particolare ed
il brulichio di 50 persone indaffarate al lavoro tra prese
da staccare, gavoni da sistemare e quant’altro, inizia
ben prima dello scoccare dell’ora X.
Tutto pronto e tutti pronti, non resta che dare gas e partire…oggi
si entrerà finalmente in Andalusia!
Percorriamo nuovamente, ma questa volta a ritroso, la strada
di ieri: oggi con il sole, una bella temperatura ed il silenzio
delle prime ore del mattino, l’atmosfera cambia e sembra
infondere una quanto mai gradevole sensazione di calma e tranquillità.
La strada scivola leggera, i nostri mezzi la seguono nella
dolcezza del panorama tra aranceti a destra ed a sinistra,
non si possono contare le innumerevoli piante, possiamo solo
intravedere il vivo colore arancio dei loro frutti maturi
che occhieggiano tra le foglie verdi mosse dal vento.
Procediamo, inizia la salita, lasciamo alle nostre spalle
Jaen e ci dirigiamo verso un versante della Sierra Morena.
Lo splendido paesaggio montano è tra i più selvaggi
della regione: esso è ricoperto da fitte foreste di
pini, lecci, querce da sughero, ed abitato da cervi, cinghiali
e linci, tutta la zona è diventata parco naturale,
dall’estensione di 8 mila ettari!
Alla sommità di queste piante spuntano, al limitare
del cielo, come dal nulla, gli aguzzi pinnacoli di rocce frastagliate
ed i fianchi grigiastri della montagna, corrono, girano, si
inerpicano accanto ed intorno ai nostri camper, in uno scambio
irreale tra la modernità dei potenti motori e l’incanto
di una natura vecchia di molti, ma molti anni, ma più
che mai affascinante padrona di casa.
Si arriva finalmente al Passo “Desfiladero de Despenaperro”
tradizionale passaggio tra la regione della Mancha e quella
dell’Andalusia chiamato appunto “Puerta de Andalusia”
ed è sempre il maxi toro che ci osserva serio ma benevolo,
per darci il benvenuto e noi rispondiamo a gran voce soddisfatti…”Olè…Olè...Olè...”
e per 26 volte questo saluto riecheggia nei nostri baracchini
e… nell’intera vallata !!!
Il luogo dove sostiamo, significa letteralmente “passo
della sconfitta dei cani”, ricordando la battaglia del
1212 avvenuta nelle vicinanze e la vittoria dei cristiani
sui mussulmani che furono fatti prigionieri e poi gettati
nel dirupo.
La gola si è formata a seguito dell’erosione
provocata dal fiume e dagli agenti atmosferici, esibendo in
alcuni punti un paesaggio inquietante con pareti di roccia
in posizione quasi verticale alte più di 500 metri.
La nostra sosta …a sorpresa… è più
sicura e tranquilla, tra le aiuole ricche di multicolori e
profumati fiori sotto un cielo terso e limpido, del Centro
de Visitantes.
Ci rendiamo conto della morfologia del territorio, della sua
flora, della sua fauna - tra cui il gatto selvatico - visitando
il centro, dotato di svariati pannelli interattivi, e seguendo
una interessante proiezione, il tutto per la gentilezza e
disponibilità del personale del Parco. Ma non ci lasciamo
scappare l’occasione di qualche acquisto tipico della
zona che spazia dagli olii prodotti nella località
sottostante di Jaen, ad una svariata serie di oggettistica
prodotta con il legno degli alberi del parco ai libri a carattere
didattico sia per bambini che per adulti.
Si riprende la via scendendo verso Cordoba che ci aspetta,
abbiamo ancora un momento di sosta veloce per rifornire i
nostri mezzi di carburante.
Come al solito, la manovra è veloce e ben coordinata:
ci si dispone su tutte le pompe disponibili, l’autista
fa il pieno di gasolio, la navigatrice va alla cassa per far
posto al prossimo equipaggio e così via…
Il pieno di gasolio ??? Sì, ma non di gasolina ovvero
benzina…vero Ivana - gradevole poetessa con la rima
sempre pronta - e Luciano equipaggio n.8 ?!?!
Per fortuna lo sguardo vigile di Vitto ha notato, seppure
all’ultimo momento, l’accaduto ed ha così
impedito che tutta la colonna si rimettesse in marcia sull’autovia…si
sarebbe forzatamente fermata dopo qualche centinaia di metri,
con notevoli disguidi per tutto il gruppo.
Non resta che rimanere al distributore e far uscire l’incriminato
liquido verde dal serbatoio: inizia Pino sotto lo sguardo
interlocutorio e serio di alcuni compagni di viaggio, lasciando
poi il posto al meccanico ufficiale del luogo, prontamente
intervenuto, fino a completamento dell’operazione.
Nel frattempo gli altri equipaggi attendono pazientemente
la fine dell’intervento: chi osserva con cognizione
di causa, chi assapora con gusto un buon gelato, chi si diletta
a fare shopping per non perdere le buone abitudini, e chi
balla un …travolgente tango con la moglie… all’ombra
dei camper !
Campeggio El Brillante di Cordoba…quasi un miraggio
da raggiungere tra difficoltà varie, ma anche questa
volta i nostri eroi sono riusciti nell’impresa !
Sistemazione, riunione programmatica e torneo di briscola
e scopa a squadre…per i risultati…a domani!
N.B. partecipanti Gabriella e Vitto, Rita e Carmen, Carlo
e Alberto, Karl e Riccardo, tanti osservatori e consiglieri…al
lato del tavolo da gioco.
6°
Giorno
Cordoba
“ …Son
di Cordoba Seneca e Lucano,
lo zio maestro ed il nipote poeta,
e Averroè, l’illustre Mussulmano,
che fu ad un tempo pastore e profeta.
Cordoba è la cultura dell’INSIEME,
è ballare flamenco e la baciata,
e senza voler fare cose estreme,
condividere tutti una serata….” G.L.B.
Luis, la guida
di Cordoba ci accompagna, zelante e preciso, nella visita
alla città. Entriamo in Cordoba attraverso il ponte
romano, del quale sono rimaste 12 arcate, percorriamo le principali
vie e piazze della città in un momento particolare:
si sta preparando una festa “Las cruces de Mayo”
una tra le più caratteristiche della città,
che celebra l’inizio della primavera: ovunque si vedono
persone all’opera intente all’allestimento di
grandi croci ricoperte da un numero infinito di fiori .
Altra attrattiva sono i cosiddetti “patios” quelli
che noi chiameremmo i cortili, che sorgono inizialmente con
la funzione di riparare la famiglia dalla calura estiva, rinfrescandosi
all’ombra delle mura delle case e che poi, pur mantenendo
intatta la loro primaria funzione, sono divenuti dei veri
e propri giardini, che in occasione delle varie “ fieste”
sono aperti all’ammirazione dei passanti e dei turisti,
con gran vanto dei padroni di casa.
La passeggiata continua lungo le pittoresche vie cittadine,
alcune delle quali sono immortalate nelle cartoline e nei
depliants pubblicitari dell’Andalusia e cioè
la Calle de la Flores, una stradina incantevole ornata di
vasi colmi di fiori e piante, per arrivare nella calle Pedro
Jemenez o, via del fazzoletto, chiamata così per la
sua misura….ridottissima in larghezza e lunghezza, adorna
di case dalle bianche pareti sulle quali sono appesi vasi
dai rossi gerani - pelargonium - come ci ha insegnato Giuseppe
–
Ma la mattinata andalusa ha consentito ad un certo numero
del nostro gruppo, di inebriarsi all’interno dei “baños
arabes”.
L’atmosfera al loro interno è suggestiva: regna
il silenzio e nell’aria si sente in un tono appena percettibile,
una musica araba, ed un profumo di arancio misto ad altre
spezie, pervade tutto l’ambiente.
Entriamo, avvolti in bianchi asciugamani, un po’ timorosi,
la luce è soffusa e proviene da lumini e candele disseminati
un pò ovunque. A nostra disposizione ci sono diverse
vasche d’acqua:
si passa dalla doccia fredda alla vasca tiepida, la più
rilassante con i raggi della luce esterna che arrivano attraverso
fessure al soffitto a forma di stella e di luna ed illuminano
la piscina, nella quale ci lasciamo cullare, beandoci di questo
momento incantato. Si passa poi al bagno turco dai vapori
balsamici, ad un’altra vasca, dalla temperatura decisamente
più elevata per terminare in quella ….corroborante
e tonificante…dell’acqua frrrr….eddd…da!
Appena apprezzato il piacere di quest’inconsueta pausa
ci ricongiungiamo con il resto del gruppo che ha trascorso
il proprio tempo libero tra tapas e cerveza nelle taberne.
E’ il momento della visita più importante della
giornata, sempre al seguito di Luis entriamo attraverso la
Puerta del Perdon, costruita in stile mudejar, nella Mezquita,
l’espressione più alta dell’architettura
islamica in occidente.
La straordinarietà di questa moschea - cattedrale -
deriva dal fatto che alla bellissima costruzione mussulmana
si sono aggiunti stili rinascimentali, gotici e barocchi.
Come si entra si è catturati dallo spettacolo delle
file di colonne in marmo che sorreggono le arcate rosse e
bianche; le colonne erano inizialmente 1216, ora ne sono rimaste
900. Al centro dell’antica moschea ampliata e restaurata
nelle sue diverse parti tre volte, nel 1521 è stato
costruito un santuario cristiano a forma di croce, il cui
architetto costruttore s’impegnò ad integrare
il più armoniosamente possibile questo edificio nel
mezzo delle arcate mussulmane.
Le parole di Luis si susseguono in una spiegazione quanto
mai esaustiva, i nostri occhi si muovono e roteano seguendo
le sue indicazioni, posandosi ovunque egli ci consigli di
volgere il nostro sguardo attento.
Anche per oggi, la giornata da perfetti turisti è terminata,
si rientra forse un po’ stanchi ma soddisfatti, al nostro
quartier generale.
La serata è fresca e i nostri tavolini ben allineati,
dapprima ospitano la lauta e come sempre variegata cena, ed
a seguire la solita “mitragliata di barzellette”
poi come conclusione il proseguimento dell’importante
torneo di carte, che vede già alcuni vinti costretti
ad abbandonare il campo!
7°
Giorno
da Villaviciosa de Cordoba a Dos Hermanas (Siviglia)
Sole, cielo azzurro e 26 “lumachine” dal rombante
motore, con la casa appresso, bianche e luccicanti che si
muovono sulle carreteras andaluse, viaggiano tra sconfinate
piantagioni di viti, di ulivi, di arance, tra il giallo delle
ginestre e i voli di cicogne…...
…e si… siamo proprio noi i bellissimi 26, diretti
a Siviglia.
E’ il CUORE della terra andalusa, caldo come il sole
che ci vede transitare, rosso come la terra fertile che da
vita a dei prodotti eccezionali come l’olio ed il vino,
denominato da queste parti nettare d’ambra, ed infuocato
come il patos che sprigiona nei suoi canti e nei suoi balli:
è lì, pronto a coccolarci ed a farci partecipi
delle sue pulsazioni. Noi accogliamo a piene mani questo favoloso
invito cercando di goderne ogni istante e di conservarlo poi,
nel “nostro” cuore salutati dal “bandolero“
- di legno - con cappello, giacca rossa e chitarra che ci
augura buon divertimento dalla sommità della verde
collina che spunta appena appena dietro la curva…!
Arriviamo al campeggio Villsom, situato nel paese Dos Hermanas
- le due sorelle secondo un’antica leggenda del luogo
- a colpo sicuro, ma unicamente per merito del solito “navigatore”
che dal camper n.1 si segue alla lettera, perché ancora
una volta i cartelli indicatori per il camping…latitano!
Inizia subito dopo la perfetta sistemazione, un veloce pranzo
“in casa” alla frescura degli aranceti di cui
è ricco il campeggio, per poi partire con il bus: oggi
la giornata è densa di appuntamenti, uno meglio dell’altro
e si ritornerà a notte fonda!
Il primo è la gita in battello sul fiume Guadalquivir!
Il Guadalquivir è il fiume - lungo 657 km - che attraversa
l’Andalusia toccando Cordoba e Siviglia che ha avuto
molta importanza nella storia spagnola, infatti, tra le sue
rive si incontrarono la civiltà romana e quella araba
che hanno determinato il corso storico della penisola.
L’imbarco è nei pressi della Torre dell’Oro
e tutti e 50 ben sistemati, ci lasciamo cullare dal lento
andare del battello passando davanti all’isola della
Cartuja, transitando sotto al ponte ad un’unica campata,
guardando un po’ovunque scoprendo scorci di vita dei
sivigliani che prendono il sole sulle rive erbose del fiume.
La giornata continua, quattro passi per il centro ed arriviamo
in Calle Rodrigo nel quartiere del barrio di Santa Cruz, dove,
nella pittoresca osteria Doña Lina, e dopo una…o
forse più… sangria, siamo pronti ed ansiosi di
confrontarci con il famoso piatto spagnolo le “tapas
“ ovvero …di tutto e di più!
Il locale che ci ospita ha un’accattivante insegna sulla
quale campeggia la scritta: “El tapeo per escelenzia”
non credo sia il caso di tradurre, e se poi sotto alle finestre
c’è anche chi ci suona la serenata…non
c’è necessità di ulteriori commenti!
Ma c’è dell’altro e che altro…!
Entriamo al “Palacio Andaluso”, siamo pronti ad
assistere ad uno spettacolo di flamenco: davanti a noi il
palco e noi tutti in platea pronti a fermare negli obiettivi
e negli occhi tutti i momenti, senza lasciarcene sfuggire
neppure uno.
Chitarre, guitarristas, cantaor, cantaora, bailadores, mantille,
nacchere, ventagli, scialli e tanto ritmo, calore e sensualità:
ecco cosa assaporiamo in un” baile flamenco”.
Le cantanti e ballerine si presentano alla platea fasciate
dagli abiti dai colori caldi e sgargianti, ricchi di volants
che seguono ogni movimento del loro sinuoso corpo e che esse,
con maestria, sanno far roteare ancheggiando al ritmo che
le nacchere od il battito delle loro mani e dei loro piedi
segna incalzante.
Le asseconda nei movimenti il ballerino che impone la sua
energica presenza ed il suo canto “jondo” per
fondersi all’unisono con la compagna di ballo, nel rapido
e sapiente volteggiare di scialli, ventagli, braccia e mani!
Ogni artista da il suo personale ed appassionato apporto nell’interpretazione
della danza e del canto flamenco, che gli fa muovere ogni
muscolo del corpo in una perfetta e ritmica sincronia e precisione
che raggiunge vivendo fin nell’intimo questa musica
che, per il ballerino, rappresenta uno stile ed un modo di
vivere.
Ritorniamo a casa carichi delle emozioni appena vissute, ascoltando
con interesse tutte le notizie che il simpaticissimo autista
del nostro bus, ci fornisce riguardo alla corrida, della quale
lui è un appassionato frequentatore, durante un suggestivo
giro notturno per le vie di Siviglia illuminata, ed a ritmo
di …flamenco… raggiungiamo i camper cercando di
non svegliare gli altri ospiti del campeggio…!
8°
Giorno
Siviglia - Seville
“…Fiori d’arancio, profumi d’amore,
storie e passioni sotto i buoganville,
Siviglia, è certo, vi conquista il cuore
Con nacchere, chitarre e banderilla…” G.L.B.
Questi
pochi versi riassumono l’anima e l’essenza di
Siviglia che ci apprestiamo a godere in questa calda mattinata
di maggio accompagnati da Pepa, la nostra guida.
Il primo assaggio della città lo abbiamo già
dal bus che ci scorazza attraverso le vie e gli edifici costruiti
in occasione dell’Expò del 1929, uno o talvolta
anche più, per ogni nazione.
Una delle prime soste è ai giardini del parco di Maria
Luisa tra aranci, palme, eucalipti, rose dai molti colori
e dai molti profumi, per arrivare alla splendida Plaza de
Espana.
La Plaza de Espana è grandiosa, spaziosa e forma un
semicerchio nel quale si ergono alcuni padiglioni dell’Esposizione,
costruiti con pietre levigate e lucidate, ed azulejos, che
a tutt’oggi sfoggiano la loro bellezza. Lungo la circonferenza
della piazza, sono 58 le panchine ricoperte appunto di azulejos
che rappresentano le diverse province spagnole, alle quali
si accede attraverso dei ponti dai gradini decorati con le
azzurre piastrelle…sui quali Nevea, con tanto di nacchere,
si è esibita…in un …flamenco!!! Sul pavimento
alcuni venditori ambulanti hanno esposto la loro mercanzia
di ventagli colorati, che formano una “ aiuola”
multicolore !
Al centro della piazza, la spumeggiante fontana, che al momento
dell’imperdibile foto di gruppo, tra i suoi spruzzi
ha lasciato intravedere un arcobaleno a tutto tondo!
Altra importante sosta è quella alla Basilica de la
Macarena, famosa per la statua barocca della Vergine della
Macarena, patrona di Siviglia, che al giovedì della
settimana Santa, durante la spettacolare “feria”
viene portata in pellegrinaggio per tutta la città,
vestita dei suoi preziosissimi abiti che cambiano a seconda
del calendario liturgico.
Il gruppo si ricompatta per la visita al Reales Alcazares
- l’Alcazar - un’antica fortezza araba trasformata
in un palazzo residenziale dove ha vissuto Isabella la cattolica,
costruito in stile mudejar cioè cristiano e mussulmano.
Incantevoli sono i suoi giardini tra fontane, zampilli d’acqua
e cascate di bouganville che ricoprono intere pareti.
Ora tutti sul bus, per recarci a Santiponce per vedere il
sito romano di Italica, ad una decina di km dalla città.
La giornata, che fin dal primo mattino è sempre stata
bella ci permette di visitare con calma questo sito che fu
fondato da Scipione l’Africano, diede i natali a Traiano
e fu definitivamente completato nella costruzione da Adriano.
E’ dal 1781 che gli scavi in zona continuano dando alla
luce sempre nuovi reperti; passeggiamo tra città vecchia
- vetus urbs - e la città nuova - nuova urbs - su ampie
strade pavimentate a diversi motivi floreali o di animali,
fino a giungere all’anfiteatro, uno dei più grandi
esistenti che può ospitare fino a 20.000 spettatori
in occasione di vaie manifestazioni e spettacoli. Ogni tanto
cerchiamo riparo all’ombra di un albero per sfuggire
ai raggi del sole nel momento più caldo, ma c’è
anche chi si è ben attrezzato all’evenienza,
sfoggiando una simpatica e colorata bandana…l’amico
senese Alberto - che viaggia nel camper n. 17 con Enza - una
simpatica ed affiatata coppia, divisa, si fa per dire, solo
dalla contrada di appartenenza… rispettivamente il Nicchio
ed il Drago!
Il pomeriggio, rientrati in città, è dedicato
alla visita alla Cattedrale: anch’essa fu costruita
sul sito di una moschea, che i Re cattolici trasformarono
in Chiesa di culto ed è la terza nel mondo per dimensioni:
130 m. di lunghezza, 76 di larghezza per un’altezza
che arriva a 56 m.!
Nel transetto, sulla destra ci si ferma doverosamente dinnanzi
al monumento funebre di Cristoforo Colombo riportato da l’Avana
alla fine dell’800. Sull’effettiva presenza di
Colombo in questa tomba sorretta da quattro cavalieri che
rappresentano i quattro regni di Spagna, si nutrono ancora
alcuni dubbi anche se un recente esame del D.N.A. ha stabilito
che effettivamente i resti funebri sono compatibili, almeno
in parte, con quelli del navigatore genovese.
Ed ora, per i più ardimentosi ed i meno provati dalle
fatiche dell’avventurosa giornata, è di turno
la salita alla torre della Giralda. La torre è alta
97,5 m. alla quale si accede lungo una rampa a chiocciola,
costruita per far sì che il muezzin potesse salire
a cavallo fino alla sommità del minareto. Da lassù,
seppure un po’ ansimanti, si gode lo spettacolo della
cattedrale e delle pittoresche vie sottostanti.
Gli stanchi… sono andati a confondersi tra la folla
nelle viuzze del vecchio centro storico tra un negozietto
di souvenir e l’altro!!!
E’ sera quando rientriamo al campeggio e subito i tavoli
si uniscono per la cena, compare come al solito di tutto per
tutti i palati, a seguire la tradizionale riunione: qualche
commento, qualche consiglio o suggerimento vicendevole da
parte di tutti noi per apprezzare, migliorare e per poter
proseguire nel miglior modo il nostro viaggio.
9°
Giorno
Da dos Hermanas (Siviglia) a El Puerto de Santa Maria (Jerez
de la Frontiera)
La prima… sorpresa… della giornata di oggi potrebbe
intitolarsi: sulle tracce di Cristoforo Colombo ovvero Cristobal
Colon !
Ci dirigiamo verso quei luoghi che noi tutti abbiamo studiato
sui banchi di scuola più e più volte, incontrando
la prima imponente statua dedicata al navigatore genovese
- gli spagnoli cercano inutilmente di dargli i natali nella
penisola iberica - in direzione Mazagon, sulla riva del mare.
Arriviamo a Palos de la Frontera,… piccolo borgo sulla
“ruta Colombina” dal cui porto, salparono le tre
caravelle - la Niña, la Pinta e la Santa Maria - in
un bel mattino dell’agosto del 1492 e noi… nel
silenzio di una limpida mattinata del maggio 2008 alle 9 in
punto orario di apertura del sito, siamo proprio lì
!.
Entriamo un po’ curiosi al “ Muelle de la Carabelas
“ cioè il molo delle caravelle e la nostra curiosità
è subito soddisfatta: ad una banchina quattrocentesca
sono ormeggiate le tre caravelle a grandezza naturale, 30
m. circa, che dondolano nell’acqua a disposizione dei
turisti.
… E’ possibile salirvi a bordo - ci dice cortesemente
la guida - ed in pochi minuti ci sentiamo tutti pronti per
salpare alla scoperta dell’…America !!!!
Su per una scaletta, giù fino alla cambusa, un’occhiata
alle cabine, a quella di Colombo in particolare, poi a prua,
a poppa, uno sguardo con il cannocchiale e poi sul ponte per
una, anzi 10-20 foto, metri e metri di cassetta della cinepresa
e quasi quasi avremmo voglia di arrampicarci fino al pappafico
e gridare: “terra, terra!!!” sventolando la nostra
bandiera de la Granda!
La ricostruzione storica comprende anche gli esempi di vita
ed abitudini del mondo che Colombo ed i suoi conoscevano prima
della partenza e ciò che si è presentato loro
nel nuovo mondo : diversi tipi di animali, fiori, e persone...Tutti
noi abbiamo quindi passeggiato nel tempo lungo il percorso
appositamente predisposto.
Ci spostiamo di soli 3 km. per giungere al Monastero de la
Rabida: è un monastero francescano del XV secolo costruito
in stile mudejar, dove Colombo preparò gran parte del
suo viaggio verso le Indie, e trovò sostegno ai suoi
arditi progetti da parte della regina Isabella. Tra gli elementi
di maggior rilievo all’interno del monastero ci sono
gli affreschi dedicati al tema di Cristoforo Colombo da un
famoso artista locale, la Chiesa, la sala Capitolare e le
urne contenenti la terra dei luoghi raggiunti dai vari navigatori.
Bisogna proseguire nella nostra scorribanda odierna, e percorrendo
un tratto della costa Da Luz, altre… sorprese…
ci attendono, quindi tutti nuovamente a bordo e via!!
Siamo nei pressi di Huelva nella zona per eccellenza di coltivazione
di fragole e come potevamo transitare, sentirne nell’aria
il profumo senza assaporarne la fragranza e la succulenza?
Camper fermi a lato della strada e tutte le donne all’arrembaggio
per acquistare quei meravigliosi e carnosi fragoloni color
rosso rubino, con i mariti che scalpitano dall’impazienza
per il parcheggio non troppo ortodosso e con i veicoli in
transito che guardano con stupore tutti quei camper !!!!
Si riprende il viaggio per un tratto breve, siamo entrati
nel parco della Doñana, la più importante riserva
naturale della Spagna, che sorge in una grande area paludosa
la “ marismas” del delta del Guadalquivir.
L’ulteriore…sorpresa… odierna è la
visita al villaggio di El Rocio.
La cittadina è in fermento per i preparativi della
più grande “romeria” ossia pellegrinaggio
alla Chiesa Paloma Blanca dove è custodita l’immagine
lignea di Nuestra Señora del Rocio.
Parcheggiamo in uno sterrato tra cavalli che trainano carrozze
o ranceros dai grandi cappelli che percorrono le via in sella
ai loro destrieri dalle criniere brune o fulve e ci avviamo
verso il villaggio. Non c’è asfalto, ma solo
una calda, morbida e quasi impalpabile sabbia color giallo-ocra
che in controluce crea una polverosa cortina, ci incamminiamo
sotto il sole dai raggi infuocati, fino ad arrivare all’imponente
e bianca Chiesa che si presenta davanti ai nostri occhi in
tutto il suo abbagliante candore, che ritroviamo anche nel
luminoso interno, pervaso da un dolce profumo di fiori e candele
e dalle litanie delle persone in preghiera.
Ripercorriamo anche noi le varie strade del villaggio calpestate
dagli zoccoli dei cavalli, incontrando diversi negozi dove
sono esposti gli abiti caratteristici del luogo che le donne
indosseranno in occasione della festa. Lo spettacolo dei colori,
dei disegni, dei pois, dei volants e ruches, dei tessuti di
quegli abiti lascia incantate tutte noi, ed anche se essi
sono fermi ed immobili in esposizione, riusciamo a dar loro
vita ed animazione in un immaginario e fantastico movimento,
in un turbinio di balli e danze andaluse, come in una serie
di fuochi d’artificio. Ci accontentiamo di acquistare
un fiore rosso da mettere tra i capelli alla maniera gitana,
per poi rientrare ai camper e ripartire, sollevando anche
noi nuvole di polvere sullo sterrato.
Come al solito l’impresa di trovare il campeggio - Las
Dunas - a fine giornata è impegnativa, ma con l’ausilio
del solito navigatore del camper di testa, con le necessarie
e chiarificatrici dritte impartite da quest’ultimo,
ripetute e ripetute ancora dalle varie postazioni, e con la
massima collaborazione da parte di ogni equipaggio, siamo
finalmente tutti a casa… in tempo per festeggiare il
compleanno dell’amica Floriana, con dolci auguri in
musica come si conviene ad una lieta ricorrenza!
“…
e voi, a El Puerto de Santa Maria,
quali profumi avete da provare ?
cavalli, tori, o forse una sangria
che tiri su dopo tanto viaggiare ?
... Perché viaggiare è VIVERE DUE VOLTE,
una al mattino presto, ad occhi spenti,
prima d’una giornata “a briglie sciolte”,
l’altra a sera quando t’addormenti…”
G.L.B.
10°
Giorno
Da el Puerto de Santa Maria a Zahara de los Atunes (Tarifa)
Altra giornata di sole e di nuove avventurose… sorprese…
!!!.
La carovana si mette in moto percorrendo una carretera che
costeggia l’Oceano Atlantico da un lato mentre dall’altro
è inondata da piantagioni di biondo frumento maturo
pronto per la mietitura e da rosse chiazze di papaveri che,
dondolando a seconda del vento, la loro leggera corolla, mettono
in movimento tutto il campo nel quale vivono! In alto lungo
tutto il versante della collina, le pale eoliche girano e
volteggiano per dare luce ed energia pulita ai paesi circostanti,
talvolta i cartelli le segnalano con la scritta: ”foresta
eolica”.
La sosta a …sorpresa… arriva ben presto, una deviazione
ci fa scendere sempre di più verso l’Oceano transitando
per le località rese famose da vari film girati nella
zona, come Conil de La Frontiera o El Palmar (Balla coi lupi)
fino ad arrivare alla fine della strada che ci condurrà
a capo Trafalgar.
All’estremità meridionale del promontorio vediamo
troneggiare in lontananza il faro di Trafalgar: la località
è famosa per aver visto la battaglia tra la flotta
navale franco spagnola, e quella inglese nell’ottobre
1805. Quest’ultima vincitrice, perse il suo comandante,
Ammiraglio Nelson, per un colpo di moschetto durante la battaglia.
Dal punto ove sostano i camper al faro, c’è da
percorrere un bel tratto di strada tra sabbia e piccole rientranze
del mare, camminando su delle apposite passerelle in legno,
che ci permettono di osservare anche le svariate specie di
piante che crescono tra le dune di sabbia. Ci illustra le
loro caratteristiche l’amico Giuseppe, spiegandoci il
perché della forma delle loro radici appositamente
così lunghe - anche fino a due metri- per poter raggiungere
l’acqua in profondità ed anche il perché
degli aculei dei fichi d’india che troviamo fioriti
ovunque in questa zona, anch’essi per ovviare alla carenza
d’acqua.
“…Alberi,
frutti, erbe, fiori, piante
sono materia di cui Giuseppe è esperto,
chiedete, e vi risponderà all’istante
se avete un nome vegetale incerto…” G.L.B.
Arriviamo
sulla spiaggia e davanti a noi l’oceano dai colori azzurro,
turchese e spumeggiante per alcune onde che giungono fino
a riva, ci invita....ad un bagno. Alcuni temerari ci avevano
già pensato e si erano premuniti di costume da bagno
ed asciugamano, come Annamaria - camper n. 7 con il solitario
e generoso Pierpaolo - che in un attimo si lancia in acqua,
riconciliandosi così con le fatiche del viaggio, seguita
immediatamente da Pino e dallo strafelice cocker di Daniele
e Marinella - camper n.24 -.
Qualche onda malandrina è riuscita a bagnare l’orlo
dei pantaloni ad alcuni indecisi, ed infine Enrico tocca l’acqua
con un dito…per non poter mai dire di non essersi bagnato
nell’Oceano Atlantico.
Si riparte per arrivare al campeggio Bahia de la Plata di
Zahara de los Atunes prima di pranzo, pronti per una successiva
escursione.
Arriviamo alla partenza per Gibilterra un po’ trafelati
per le difficili manovre di parcheggio dei mezzi, ma eccoci
comodamente seduti sul bus pronti a vivere tutte le novità
proposte da questa sempre nuova ed eccitante avventura in
terra andalusa.
Il panorama, complice il sole e la luminosa giornata, va gustato
in tutti i suoi vari aspetti, spiagge sconfinate, lisce, bianche
ed il cielo costellato da infiniti coriandoli colorati che
volteggiano librandosi nell’aria, che altro non sono
che i kytesurf, ovvero dei surf che volano sulla superficie
del mare legati ad un aquilone che sfrutta tutte le correnti
del vento che qui soffia prepotente.
Una volta giunti a Gibilterra, un gentile poliziotto inglese
controlla i nostri documenti, ed entriamo nel suo territorio
con le insegne in lingua inglese, e le strade dove stranamente
si viaggia a destra come nel resto d’Europa. Suddivisi
in due pulmini iniziamo la irta salita alla Rocca, costeggiando
paurosamente gli spuntoni di roccia di questa strettissima
strada, ma gli autisti con il loro aplomb anglosassone, proseguono
la corsa facendoci sostare nei punti più interessanti
del percorso, fino ad arrivare alla grotta di San Michele.
E’ un’imponente caverna naturale che oggi ospita
concerti, opere teatrali o sfilate di moda. La tappa successiva,
già in discesa verso valle è la simpatica sosta
alla Tana delle scimmie. Tutta la rocca è abitata dai
noti Macachi Barbary della colonia di Gibilterra, l’unico
primate che in Europa vive allo stato brado e la leggenda
dice che quando scompariranno le scimmie da Gibilterra, se
ne andranno anche gli inglesi…!!!
Queste scimmiette familiarizzano con i turisti, li guardano
con interesse, accettano caramelle e talvolta…si impossessano
dei loro oggetti.
Guardando lo stretto di Gibilterra dall’alto si riescono
a vedere le coste del Marocco, che dista dalla costa solo
13 km, mentre il traffico marittimo nello stretto è
veramente intenso.
Ritorniamo sul suolo spagnolo, dopo aver attraversato anche
la pista dell’aeroporto….abbassiamo la testa,
non si sa mai, potrebbe passare in fase di atterraggio o decollo
proprio un jet!!!
Per oggi la nostra lunga giornata volge al termine: abbiamo
fatto nuove ed interessanti esperienze che ricorderemo certamente
con piacere.
11° Giorno
Da Zahara de los Atunes a Ronda
Sempre favoriti dal bel tempo partiamo per una nuova destinazione.
Non appena ci allontaniamo dal mare ha inizio la parte più
spettacolare e pittoresca della tappa odierna: la salita,
per una strada panoramica, scelta ad arte dal capocolonna,
che ci condurrà a Ronda.
I nostri fotografi sono all’opera in ogni metro del
percorso, in quanto proprio ogni metro vale la pena di essere
fermato nelle immagini.
Prati, foreste, strapiombi pittoreschi ed i “pueblos
blancos” cioè i villaggi bianchi, segno caratteristico
di questo territorio andaluso. Le facciate bianche delle case
dipinte con la calce, segnano un netto contrasto con il color
cobalto del cielo, con il verde del bosco, del prato e con
la roccia che hanno alle spalle ed alla quale esse sono saldamente
aggrappate come nidi di rondine.
La colonna viaggia tranquilla, senza sentire il peso dei km
che si stanno percorrendo, felice della totale immersione
in questo paesaggio da fiaba, ma che fortunatamente è
reale. In più occasioni il cineoperatore Lele ci precede,
appostandosi in punti strategici, per riprendere l’ondeggiante
colonna bianca sfilare tra gli inconsueti panorami naturali.
“…Sotto
il segno del toro, verso Ronda
la colonna si spezza in curve strette
e lo sguardo romantico sprofonda
dalle rupi cosparse di casette.
Il vento fischia salendo da El Taio
E l’accompagna un urlo di corrida…” G.L.B.
La sistemazione
al campeggio El Sur è ottimale, avvolti tra gli ulivi,
dove sostiamo fino al momento di scendere al paese che dista….4
o forse 5 km.
Ma niente paura, non la si farà a piedi! Vitto ha procurato
5 taxi che verranno a prenderci all’orario stabilito
e in …nottata…ci riporteranno a casa!
Anche i più timorosi si sono ricreduti ed un po’
alla volta ci siamo tutti ritrovati dinanzi alla Plaza de
Toros, anzi proprio davanti al toro, emblema della città,
ricostruito per dimensioni e peso, assolutamente aderenti
alla realtà!!
Ronda è una città a 740 mt. sul livello del
mare, ed è una città che rimane nel cuore, forse
perché è formata da un insieme di elementi che
ne fanno un luogo unico. È in cima ad un promontorio
roccioso a picco sul fiume Guadalevin, di fronte ad una selva
di monti, di essa Rainer Maria Rike nel 1913 scrisse: ”città
ammonticchiata su due spuntoni di roccia”.
Il fiume serpeggia tra anfratti e cascatelle dividendo in
due parti la montagna - el Tajo - segnando così un
orrido che divide la città vecchia dalla nuova attraverso
il Puente Nuevo ed il Puente Viejo.
La lenta passeggiata tra viuzze, giardini - qui vive un particolare
albero sempreverde chiamato Abies Pinsapo - abitazioni arabeggianti,
in una di queste soggiornò Hemingwey per scrivere e
poi girare il film “Per chi suona la campana”,
carichi di storia e romanticismo, ci rende possibile gustare
maggiormente questo delizioso angolo di paradiso.
Qui si svolse anche nella realtà la storia finita in
tragedia della sigaraia Carmen, che poi Bizet compose traendone
spunto.
Ma Ronda è conosciuta per la sua Plaza de Toros, la
più bella ed antica della Spagna, che per gli appassionati
rimane il santuario della tauromachia .
E’ formata da due ordini di eleganti colonne, risale
al 1785 e vi possono prendere posto 5.000 spettatori; ad essa
si accede attraverso un portale incorniciato da due pilastri
e da un balcone in ferro battuto che evoca immagini della
corrida. Sulla sua terra ocra prima e poi sotto alle sue bellissime
arcate, ci siamo voluti fotografare, per vivere anche noi,
solo per pochi attimi, l’atmosfera carica di patos,
tensione, ma anche…crudeltà, di questo luogo.
Il museo della corrida è posto nelle sale interne e
percorre circa 300 anni della sua storia, dalle origini mitologiche,
agli albori quando Francisco Romero rinnovò l’arte
della tauromachia, all’ultimo combattimento di Manolete
con una interessante esposizione di tutto il corredo che possa
servire ad un combattimento con il toro, tra cui le mulete
ed i preziosissimi ed eleganti abiti ricamati indossati dai
più famosi toreri.
La giornata non è finita, siamo attesi a cena al ristorante
El Escudero, proprio nella piazza principale, la Plaza de
Espana, prima però ci si ristora con una bibita fresca
o con un riposino sulla morbida erbetta del giardino pubblico…per
essere pimpante nel resto della serata…è andata
così vero Enrico?... forse qualcuno ti ha persino invidiato!
Cena ottima in un locale altrettanto splendido e la compagnia
senza dubbio gradevole, anzi più in forma che mai tra
barzellette, scenette e rime. Solenni festeggiamenti anche
per l’anniversario di matrimonio dell’inossidabile
coppia Lydia ed Enrico con brindisi, auguri e…bacio
degli sposi, richiesto in coro da noi tutti !!! Abbiamo trascorso
una serata divertente e rilassante e poi di nuovo sul taxi
di notte, per le vie della città suggestivamente illuminate
e a nanna nella silenziosa e splendida quiete di Ronda “
by night” !
12° Giorno
Da Ronda a Motril - el Varadero
Ci dispiace abbandonare il bel campeggio el Sur, reso ancora
più affascinante nella luce delle prime ore del mattino
e nella pace del silenzio di quando si odono solo gli uccellini….
ed il boom di un incontro ravvicinato tra un motorino, cavalcato
da un personaggio perlomeno… strano che si esercitava
nello slalom tra i nostri mezzi, ed il parafango del camper
n.1, per fortuna danni minimi qualche minuto di sosta in più
e si può riprendere il viaggio.
Se ieri siamo saliti lungo un pittoresco versante della montagna,
oggi si scende da quello opposto, più tranquillo, con
la strada più larga, ma meno emozionante.
Arriviamo sulle rive del mar Mediterraneo, mare nostrum, e
ci inoltriamo lungo le vie della famosa e quanto mai turistica
Costa del Sol.
Superiamo Marbella, Fuengirola, Torremolinos, Malaga, percorriamo
l’autovia spagnola che per fortuna viaggia in altura
tenendoci distanti da stabilimenti balneari, ville, alberghi,
e la solo sosta caffè, peraltro in un parcheggio sufficientemente
ampio, richiama due pattuglie della Polizia che confabulano
con il capo-Vitto; ma il nostro gruppo ha ispirato simpatia
e con qualche raccomandazione sui tempi di sosta, ci augurano
buon viaggio.
Si arriva in località Nerja, la …sorpresa…
odierna, in particolare andremo a visitare la cueva - grotta
- di Nerja.
Con molta pazienza troviamo un ottimo parcheggio per tutti
e 26 - servirà per la sosta pranzo - e poi ci prepariamo
per la visita alla grotta.
Si accede al suo interno percorrendo una breve scala al termine
della quale c’è appostato il fotografo che scatta
una foto ad ogni visitatore ed una volta usciti… 5 Euro
…che bella idea!!!
La grotta, lunga 3 km, è poco profonda per cui gli
scavi, per aprire le varie stanze sono stati facilitati, è
stata scoperta per caso nel 1959 da dei ragazzi a caccia di
pipistrelli.
Le stalattiti sono molto affilate ed assumono forme diverse,
denominate torta alla crema, cavolo, funghi, scheletro di
cetaceo fino ad arrivare alla stalattite più alta di
65 mt. Ci sono dei reperti, delle incisioni rupestri, che
testimoniano la presenza dell’uomo 30.000 anni fa nel
paleolitico!
Spettacolare la sala del teatro, con una acustica che permette
lo svolgimento di concerti ed un famoso festival di musica
e danza. Passeggiamo in silenzio, senza il supporto delle
macchine fotografiche visti gli sguardi severi dei guardiani,
ma forse qualche scatto è sfuggito… così,
per caso! Usciamo dalla penombra dell’interessante grotta
fino a giungere nuovamente alla luce per un meritato momento
di pranzo e di riposo. Le signore, mentre gli uomini schiacciano
un rigenerante pisolino, all’ombra dei camper conversano
su argomenti ameni… a carattere del tutto femminile
e se la ridono di cuore suscitando la curiosità, solo
in parte appagata, dei mariti una volta svegli per forza di
cose.
Così, rallegrati da questi momenti di...svago…riprendiamo
il viaggio che ormai volge al termine, manca poco alla meta,
come sempre, se non fosse per il navigatore (che con lungimiranza
era già stato programmato a casa con gli indirizzi
di tutti i campeggi) sarebbe estremamente difficile rintracciare
il nostro campeggio Playa Granada, a due passi dalla bella
spiaggia e dal bel mare!
I parcheggiatori del gruppo sono stati veramente bravi ed
attenti nel far parcheggiare tutti mezzi tra alberi con rami
sporgenti, tettoie basse e stradine interne strette con altrettanto
strette curve a gomito, tenendo anche presente di facilitare
l’uscita per l’indomani mattina…e tutto
si è svolto senza il minimo intoppo, quindi dopo cena
e dopo la riunione, un brindisi è indispensabile tra
una rima e l’altra dei nostri poeti!
13°
Giorno
Da Motril- el Varadero a Granada
Oggi si lascia il bel mare Mediterraneo per salire e salire
verso Trevelez paesino arroccato sulla Sierra Nevada a 1480
mt. sul livello del mare, uno dei paesi più caratteristici
dell’Alpujarra.
Sono all’incirca 80 i km che ci separano dal fondovalle
a Trevelez, e sono km. che tutti noi, dal camper n°1 al
camper n°26, viviamo con intensità ed ammirazione
per i suggestivi ed emozionanti spettacoli che si susseguivano
in un continuo mutare di paesaggi..
Il nastro d’asfalto s’inerpica lungo il fianco
di una montagna che si fa sempre più ardita e scoscesa,
i camper procedono lenti ma sicuri, macchie bianche confuse
tra la vasta gamma di colori che la natura sa mettere a disposizione,
illuminati, oserei dire fatti risplendere, da un sole a tutto
tondo!
Si sale, ci si rigira sui tornanti, dall’alto di ogni
curva vediamo il paesaggio sottostante e nel frattempo siamo
pronti, anzi ansiosi di poter ammirare quello successivo che
ci attende nel giro di qualche metro.
L’avanzare dei nostri mezzi lungo la strada, crea uno
strano effetto ottico, sembra che tutta la montagna si muova
e che il movimento ne faccia risaltare maggiormente le asperità
e le innegabili difficoltà che incontriamo lungo il
percorso, come l’incrocio con qualche altro mezzo, ma
tutti gli autisti sono all’altezza del compito nonostante
il percorso impegnativo, ma appagante con i suoi sfondi ed
i suoi superbi panorami!
Come sempre i nostri parcheggi sono piuttosto avventurosi,
ma come sempre si riesce a completare l’opera sistemandoci
“vicini vicini”, con la generale soddisfazione
.
Andiamo a visitare il “Secadero” della famiglia
Gonzales, uno tra i maggiori impianti per l’essiccazione
del famoso Jamon Iberico.
Profumi…visioni di prosciutti appesi e dondolanti sopra
le nostre teste: siamo nella patria del prosciutto spagnolo.Viene
ottenuto da animali che per tre mesi si nutrono solo di ghiande
- bellota -. L’essiccazione della coscia del maiale,
viene fatta a queste altezze per la caratteristica del vento
che rende perfetto il prodotto finito, ed il fatto che sia
perfetto lo abbiamo assaporato sul luogo, con un buon assaggio.
Dopo i molti acquisti, il Sig. Gonzales ha pensato di farci
omaggio di una intera spalletta di prosciutto…in serata
al campeggio….le faremo la festa, una volta arrivati
a Granada - meta di questa sera - al campeggio Maria Eugenia.
Così è stato, trovati affilati coltelli e con
tutta la buona volontà di Pino, addetto ad affettare
il prosciutto sorretto nella fatica per l’occasione
dal fido amico Vitto, abbiamo avuto la possibilità
di assaporarne ancora il delizioso sapore prima della gran
serata di ballo flamenco. Ma non abbiamo certo dimenticato
di festeggiare con biscottini ed un brindisi l’amico
Pierpaolo che, felice e raggiante per la bella gita in montagna,
che lui adora, oggi brinda con tutti noi per il suo compleanno.
Assistiamo allo spettacolo del flamenco gitano al locale “Tablao
Flamenco” nel quartiere di Sacromonte con alle nostre
spalle lo spettacolo dell’Alahambra illuminata.
I cantanti ed i ballerini sono ad un paio di metri da noi,
ne gustiamo ogni singolo movimento del corpo, ora contratto
e fremente al ritmo rapido ed incalzante, ora più morbido
e sensuale quando i battiti della appassionata musica del
flamenco, lasciano il posto alla malinconia che solo esso
sa sprigionare!
Gli abiti delle ballerine, volano, si contorcono, i loro piedi
segnano il tempo movendosi vorticosamente sul tavolato che
ci rimanda un suono sordo ma che entra in noi con altrettanta
violenza fin nell’intimo, seguito dallo schioccare delle
loro dita alzate al cielo, e dalle intense note della chitarra:
ecco questo è il temperamento ed il sangue caliente
dei ballerini del flamenco gitano!
“
… cielo coperto, c’è il bus sulla via
che porta allo spettacolo gitano,
un tuffo fra passione e nostalgia,
voci e chitarre di un mondo lontano….” G.L.B.
14°
Giorno
Granada
“ …Dio regalò al turista di Granada
l’imponente catena montagnosa
che l’uomo nominò Sierra Nevada,…”
G.L.B.
Il bus ci porta
ad incontrare la nostra guida per la città di Granada:
è Daniele, un signore italiano che vive e lavora nella
città spagnola da molti anni. Egli è riuscito
ad immedesimarsi in essa, comprendendo e facendo sua, l’essenza
del cuore pulsante di Granada, illustrandocela appassionatamente.
Il percorso per le vie del centro è particolarmente
gradevole, viaggiando nei vari quartieri dei quali ci racconta
più che la storia intesa in senso tradizionale, la
storia della vita, delle diverse culture che vi si sono insediate
nel corso dei tempi e che ora vivono lì.
Granada è una delle città più ammirate
dell’Andalusia: il paesaggio è grandioso per
l’imponente catena montuosa della Sierra Nevada che
circonda la città, dove in primo piano, sulla collina,
si staglia l’Alahambra, capolavoro dell’architettura
araba ed i vecchi quartieri dell’Albaicin e di Sacromonte
!
Dall’alto di questi quartieri, dopo esserci soffermati
nel più famoso belvedere di Sant Nicolas con la veduta
dell’Alahambra protetta alle spalle dalla Sierra, scendiamo
a piedi per vicoli, scalette, attraverso cortili di vecchie
moschee, attraversiamo pittoresche piazze sulle quali si affacciano
edifici dalle pareti candide adornati da bouganville e gerani
a profusione.
La fitta pioggerella che ci accompagna, aumenta il magico
fascino della vecchia Granada, mentre arriviamo pian pianino
al centro storico della città e passeggiando per le
sue varie piazze, fino ad arrivare alla Cattedrale.
La sosta per il pranzo al ristorante tipico “La Pataleta”
è anche all’altezza di quanto visto fino ad ora,
oltre all’ottimo, variegato ed abbondante menù,
il ristorante si fa notare per i suoi addobbi in stile taverna,
sobri ed eleganti, creando al tempo stesso una calda atmosfera
spagnola, con i prosciutti tipici appesi al soffitto, quasi
fossero preziose decorazioni o mirabili lampadari!
“…Alahambra,
sono rosse le sue mura,
con quei grossi pesci nella vasca
che i mussulmani allevano con cura
portando spesso qualche cosa in tasca…” G.L.B.
Fin
dall’ingresso, ci dividiamo in due gruppi per visitare
l’Alahambra, con due diverse guide, entrambe valide
ed esaurienti nel loro compito.
La splendida “rocca rossa”, possiede un considerevole
interesse storico essendo l’unico palazzo arabo costruito
nel Medioevo rimasto intatto perché i Re cattolici
anziché saccheggiarlo lo restaurarono.
E’posta in una posizione ideale per gli scopi difensivi,
sulla dorsale della Sierra Nevada, che d’inverno - lo
testimoniano le numerose cartoline - crea un affascinante
contrasto tra il candore della neve ed il rosso delle mura
della fortezza.
Abbiamo visitato incantati dalla grandezza e dalla loro possanza,
i diversi complessi da cui è formata. Con lentezza,
passo dopo passo, per seguire meglio e più attentamente
tutte le spiegazioni e scattando un numero incalcolabile di
fotografie, percorriamo corridoi, entriamo nel cuore della
fortezza: Alcazaba, Palacios Nazaries, le torri, la sala del
trono, il patio, le infinite stanze ed alla fine i suoi splendidi
e rigogliosi giardini moreschi.
L’acqua nei giardini, zampilla dalle fontane in un movimento
continuo, mormora nei ruscelli tra fiori d’arancio,
timo, rosmarino, rose dalle tonalità diverse e sgargianti,
gelsomini, inebriandoci con i loro sontuosi colori e profumi
per la gioia dei nostri occhi e del nostro olfatto. Le mura
che li racchiudono, non fanno che sottolineare l’intimità
e la pace di questi luoghi .
E’ sera quando rientriamo in campeggio, ma per alcuni
l’attrattiva della …pizza…del pizzaiolo
bresciano, capitato casualmente da alcuni anni in Andalusia,
è troppo forte… ed allora buona pizza a tutti!
15°
Giorno
Da Granata a Los Escullos (Almeria)
Mattinata dedicata al viaggio e ad un minimo di spesa: sosta
quanto mai improvvisata su una strada chiusa al traffico e
quindi molto comoda per un parcheggio di 26 camper! Il paesino,
quasi completamente sconosciuto ai più, con solo due
vie ed una manciata di abitanti, offre generosamente quanto
può ad alcuni del nostro gruppo rimasti con la cambusa
agli sgoccioli!
La …sorpresa…odierna è dedicata a tutti,
giovani, meno giovani, e se qualcuno è un po’
stanco entro breve sarà nuovamente in piena forma per
godere dello spettacolo!
“…Don
Ricardos, preparati al deserto,
controlla bene la tua diligenza,stringi i bulloni, so che
sei esperto,
ed usa gli speroni con prudenza.
Deserto de Tabernas, fantasia
D’una sosta al saloon, ma senza wisky,
e se per caso chiedi sangria
io non ti dico quali sono i rischi…” G.L.B.
Per
un pugno di dollari - Per qualche dollaro in più -
Il buono, il brutto ed il cattivo - C’era una volta
il West - ….questi sono i principali titoli dei film
della serie “spaghetti Western” di Sergio Leone,
indiscussi capolavori nel loro genere, girati in questa arida
e polverosa terra, ottimamente usata come set cinematografico.
Tutti i 50 camperisti a spasso per l’Andalusia e giunti
fino al Deserto de Tabernas, sono gli attori ed interpreti
principali del film : ”La Granda nel West“ per
la regia di Vitto ed aiuto regista Nirvana!
E che attori…sul set ci sono: lo sceriffo Gianni con
la bella del Saloon Luisa (camper n°6), le altre donne
del saloon (la bionda Carmen con l’esuberante amica
Rita e la nostra Silvana) quel simpaticone di Karl che sfoggia
una elegante acconciatura da capo indiano (i suoi alloggiamenti
sono le tende poste sull’altura della collina, dalle
quali esce un fil di fumo), ed infine Michele che per corporatura
e travestimento, può essere confuso con un autentico
messicano, immortalato a fare la siesta davanti al saloon
ed altri che incerti tra il travestirsi o meno, dopo molte
prove di costumi, hanno desistito.
E per creare una maggiore atmosfera, nell’aria riecheggia,
diffusa dagli altoparlanti, la colonna sonora del film - Per
un pugno di dollari- composta da Ennio Morricone.
Molti hanno provato…ma solo provato per finzione scenica,
e mettersi al patibolo con la corda al collo, o a tuffarsi
con la testa nell’abbeveratoio dei cavalli - scena madre
in molti film - come Maria Adelaide!
Tutti assieme ci siamo accomodati nel saloon ad assistere
ad una parodia del film “Il buono, il brutto ed il cattivo”.
Tre loschi individui hanno sceneggiato tra l’altro una
partita a poker – vistosamente truccata - e tra una
giocata e l’altra, assetati, strillavano a gran voce
: “Cantinera tequila…!” Come scena finale
è seguita…una gran scazzottata con alcuni colpi
di pistola e due (falsi) morti a terra… tra il nostro
divertimento ed i nostri applausi
Ma il deserto non è solo set cinematografico, è
un autentico deserto ad una trentina di km. da Almeria ed
estende le sue valli desolate esposte al sole ed al vento
ai piedi
delle Sierre di Filabres e di Alhamilla. Il suo aspetto desertico
non è dovuto solo al clima che è il più
arido e secco della Spagna, ma anche alle attività
minerarie dei secoli passati, che hanno maggiormente desertificato
la zona.
Terminata la nostra giornata da cow boy, salutiamo i tre simpatici
attori e rientriamo nella realtà, sulla carretera che
ci porterà al campeggio Los Escullos, dove anche questa
sera ci sarà un festeggiamento di compleanno dell’amica
Loredana, che compie…ma alle signore non si chiede mai
l’età, ma si fanno solo tanti cari auguri!
16°
Giorno
Da Los Escullos (Almeria) a El Campiello (Alicante)
Si parte presto, ma questa non è una novità,
tutt’altro, la lunga colonna bianca e regolare viaggia
composta e baciata dal sole che si intrufola tra un camper
e l’altro per rallegrare l’ ultima tappa dei 26
mezzi che hanno macinato km. su km. assieme.
Si passa attraverso una parte del deserto tra gli “
invernaderos”: delle mega serre dove si coltiva molta
della produzione ortofrutticola che arriva anche sui mercati
italiani.
I paesaggi si susseguono, tra mare e città, i nostri
km. corrono e corrono, ci accompagna sempre qualche simpatica
conversazione, qualche barzelletta, qualche ricordo, qualche
spiegazione da parte degli esperti, fino ad arrivare alla
meta e sostare al campeggio El Jardin.
Ci sistemiamo mentre la pioggia inizia a disturbare le nostre
manovre di parcheggio, ma un pò qua ed un pò
la siamo tutti piazzati bene.
La pioggia non da tregua neppure in serata quando viene a
prenderci il bus per condurci al porto di Alicante per la
cena conclusiva; nonostante ciò si possono fare anche
due passi lungo il corso del passeggio per vedere l’aspetto
della vita della città.
Finalmente a tavola, anche in questa occasione sia il ristorante
sia il menù sono stati apprezzati, la compagnia chiacchiera
spensierata, ma sono convinta che in cuor suo ognuno di noi,
malgrado sia mentalmente già rivolto all’attività
lavorativa o di famiglia che lo aspetta nei prossimi giorni,
abbia un po’ di…groppo alla gola nel lasciare
gli amici.
Per 16 giorni abbiamo vissuto assieme, dal mattino alla sera,
ci siamo dati quotidianamente il buon giorno e la buona notte
e da domani ci sentiremo per telefono o via e-mail !
I ringraziamenti a tutti ed in particolare ai collaboratori,
da parte di Vitto e Nirvana e di tutti i partecipanti al tour,
sono quanto mai doverosi, nessuno può fare da solo
ed anche questa nostra esperienza lo dimostra, c’è
sempre bisogno di chi ci possa dare una mano in mille occasioni.
I nostri poeti, anche quelli del tutto inaspettati, hanno
dato il meglio di se in quest’ultima serata, tra filastrocche,
rime, considerazioni, ricordi nostalgici, poesie inventate
lì per lì al momento e per questo non meno efficaci
e come ultimo, l’ultimo “pensierino” dell’amico
camperista-poeta di Milano che ci ha seguiti ogni giorno lungo
tutto il nostro percorso.
“…Ma
dove andrete voi, senza una guida,
senza il controllo di una scopa attenta,
senza paella, senza una corrida,
verso l’Italia, ormai, del mi consenta” ?
Un abbraccio a tutti dall’equipaggio n°… 27…
di Gianluigi e Ludovica da Milano!
17°
Giorno
Da Alicante a …casa !!
Ci
salutiamo di prima mattina, senza scordarci che oggi è
la festa della mamma, e le nostre mamme camperiste vanno festeggiate
a dovere ed inoltre è il compleanno di Pino, camper
n.2, quindi gli auguri si raddoppiano, le candeline sono già
sulla torta, si attende solo il vigoroso soffio per spegnerle
ed il brindisi, ma attenzione, niente spumante, ora si deve
viaggiare! I baci e gli abbracci sono sinceri e ricchi di
autentica simpatia ed affetto, è il momento dello scambio
di indirizzi e di numeri telefonici, ci serviranno per risentirci
per scambiarci le innumerevoli foto e per salutarci ogni volta
che ce ne sarà l’opportunità.
Arrivederci a tutti, ci rivedremo al prossimo viaggio,
alla prossima avventura, …alle prossime sorprese…,
sempre con tanta voglia di scoprire, di conoscere e di stare
assieme, … perché “… si può
essere amici per sempre… “ come dicono i Pooh
in una loro bella canzone.!
Buoni
chilometri a tutti voi.
Nirvana Kucich Carion