Note
del coordinatore de “LA GRANDA TRANSILVANIA 1”
di Gianni Candio e Lella
Carissimi
tutti,
Sono ormai trascorse tre settimane dalla fine del tour
“LA GRANDA TRANSILVANIA 1” ed è arrivato
quindi il momento di rispondere ai tanti partecipanti
che mi hanno inviato le loro osservazioni sul viaggio
e darvi le mie.
Grazie, intanto, per i complimenti all’organizzazione,
alle dimostrazioni affetto e simpatia fatte a noi accompagnatori
e a Daniela, la nostra guida romena che, con la sua
bravura, competenza e pazienza, si è guadagnata
fin dal primo giorno la simpatia di tutti. Ringrazio
ancora adesso l’ispirazione che ho avuto nel volere
una guida che viaggiasse con noi a bordo camper; Daniela
si è resa utilissima, se non indispensabile,
in molte occasioni.
Devo dire che, più o meno, avete avuto tutti
le stesse sensazioni in un viaggio così particolare.
Particolare e inaspettato.
Molti di noi veniamo da esperienze di viaggi precedenti
fatti in paesi che non assomigliano proprio a quello
che abbiamo visitato. Hanno belle strade, bei campeggi,
strutture moderne e ben organizzate. Operatori turistici
abituati a relazionare con i clienti in modo professionale,
con mestiere. Devono fornire tutti i servizi in maniera
impeccabile, così che gli ospiti, quando se ne
andranno, siano soddisfatti e non abbiano niente da
ridire sulla bontà del loro operato. È
pur vero che non sempre ci riescono, ma comunque, noi
rimaniamo con l’impressione che tutto ha funzionato.
Abbiamo pagato e abbiamo ottenuto… questo è
l’importante!
Ebbene, in Romania, non è andata così.
Ho trovato il campeggio accogliente e confortevole,
ma ho lamentato anche il campeggio troppo spartano e
privo delle elementari norme di sicurezza.
Ho percorso quelle strade disastrate per spostarmi da
un campeggio a un altro senza possibilità di
alternative. Non ce ne sono.
Ho visto la belle città e conosciuto la loro
storia, ma ho “dovuto” attraversare piccoli
villaggi dove la gente vive in un modo che noi non conosciamo
più e mi sono emozionato vedendo contadini lavorare
con mezzi che da noi erano in uso cinquanta anni fa.
Forse perché quel tipo di vita io l’ho
vissuta nella mia infanzia.
Ci vorrebbe cognizione di causa e molto spazio per descrivere
e dare un senso logico a situazioni così diverse
ma una cosa è certa, io sono tornato con una
nostalgia che non ho provato in altri viaggi e ringrazio
proprio la mancanza di grandi vie di comunicazione che
mi ha obbligato a vedere da vicino il modo di vivere
di questo popolo.
Confesso che, prima di partire, ero un po’ prevenuto
sulle situazioni che avrei trovato in Romania,
ma ho dovuto ricredermi. Proprio nel campeggio peggiore
abbiamo trovato un’accoglienza e un calore umano
non comune. Ho visto campeggiatori spostare sedie e
tavoli, per farci il posto, e ridurre al minimo lo spazio
davanti alla loro tenda, felici di averci anche troppo
vicino. Durante le due serate dedicate a noi, ho visto
persone sincere e felici di averci tra loro, di partecipare
ai nostri balli italiani e trascinarci prendendoci per
mano con quelli romeni.
Ricordo il continuo “benvenuti, benvenuti”
delle due ragazze sorridenti che ci davano la precedenza
aspettando di uscire da una chiesa mentre noi si entrava.
Ricordo adulti e bambini che, felici e curiosi nel vederci
passare, si sbracciavano nel salutarci. Ricordo tanti
villaggi con donne e uomini che lavoravano attorno a
tante case in costruzione o ristrutturazione, tirate
su, cosi ci diceva Daniela, con i soldi guadagnati in
Italia dagli emigranti. Ricordo tante cose e mi stupisco
di aver apprezzato anche quelle che sembravano le più
insignificanti.
Forse tornerò a visitare la Romania, con più
calma e più tempo; tempo che non abbiamo avuto,
dato
il programma, per forza di cose così serrato,
del nostro tour, ma non so se troverò ancora
quell’atmosfera. Ci saranno sicuramente ancora
gli stessi castelli e gli stessi monasteri. Forse, com’è
successo da noi, verranno costruite strade e villaggi
turistici; campeggi moderni in grado di accogliere un
tipo di turismo che adesso ancora non conoscono bene
e forse quei contadini non guideranno più carri
trainati da cavalli, ma moderni trattori.
Forse non sapranno più accoglierci con tanto
calore e umanità. E forse avrò, ancora,
una grandissima nostalgia per il viaggio appena fatto
e ricorderò sicuramente che c’eravate anche
voi con me in un viaggio che non potrò dimenticare.
Grazie ancora a tutti, cari Amici, da Gianni e Lella.