CAMPER CLUB LA GRANDA
" TRA FEDE E CONOSCENZA “2”
LOURDES - SANTIAGO DE COMPOSTELA
MADRID - BARCELLONA

(dal 26 Settembre al 12 Ottobre 2008)

"La Cronaca"


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“….tra fede e conoscenza!
Cronaca del Tour organizzato dal Camper Club la Granda a cura di Ivana Zuccali


Per la seconda volta, quest’anno, il mio camper è pronto ad affrontare le strade della Spagna. La primavera scorsa è stata la volta dell’Andalusia, ora toccherà a Lourdes, Santiago de Compostela, Madrid e Barcellona. Le mie aspettative sono tante, ma so già in partenza che non saranno disattese in quanto il viaggio è organizzato da Vitto e Nirvana Carion, per me eccellenti organizzatori. E allora, pronti, partenza via …..

1° giorno – Venerdì 26/9/2008 – CARCASSONNE
L’appuntamento è fissato in mattinata al “ Campèole Camping de la Citè” a Carcassonne, in Francia. Il campeggio è molto bello ed ogni piazzola è delimitata da siepi. Siamo 15 equipaggi, in quanto all’ultimo momento una coppia ha disdetto il viaggio per gravi motivi famigliari. Alla riunione fissata da Vitto ci siamo tutti e desiderosi di conoscerci. Sorteggio per il numero di colonna, presentazione da parte di ognuno di noi, individuazione del fotografo ufficiale, Tonino e del cameraman Lorenzo e per finire il rinfresco offerto da Nirvana, l’occasione giusta per fare amicizia. La giornata è bellissima e il sole ci tiene compagnia: il viaggio parte sotto i migliori auspici. Nel pomeriggio, passeggiata a piedi a Carcassonne, dove veniamo raggiunti dalla guida, Antonella, brava e a detta di Carlo, che la segue come un’ombra, “beautiful”. Visitiamo “la Citè”, con le sue doppie mura di cinta, le trenta torri e il castello comitale, purtroppo non visitabile per questione d’orario. Entriamo nella Cattedrale di San Nazario e San Celso dalle magnifiche vetrate che Antonella ci aiuta a interpretare. Prima di salutare tutti noi ed in particolar modo Carlo, ci allieta con la leggenda di Madame Carcas e del maiale buttato dalla torre per ingannare i Franchi che assediavano la città. La cena è a base di specialità tipiche francesi che deliziano il palato di tutti. Sulla strada del rientro, le macchine fotografiche immortalano il magnifico e affascinante spettacolo di Carcassone illuminata. Peccato dover lasciare un posto così incantevole che esalta la fantasia, ma domattina ci aspetta una levataccia: la partenza è prevista per le ore 6,45 !!!

2° giorno – Sabato 27/9/2008 – CARCASSONNE / LOURDES
Alle 6,45 siamo tutti svegli ed arzilli !!! Sarebbe la stessa cosa se ci dovessimo recare sul posto di lavoro ? Fuori è ancora notte e poche sono le finestre illuminate delle case che vediamo. I nostri mezzi, all’uscita dal campeggio, allineati uno dietro all’altro, sembra si facciano il “passa parola” di fare il minor rumore possibile per non disturbare la gente che ancora riposa. Questa sera saremo a Lourdes e siamo tutti un po’ emozionati nell’attesa di vedere la grotta nella quale 150 anni fa “la Signora” apparve a Bernadette Soubirous. Alla prima pausa caffé, Carlo ci delizia con un argomento che crea immediatamente due schieramenti opposti: “ i pregi degli uomini sono sempre visti come difetti da parte delle donne “. Apriti o cielo! Naturalmente dopo un dibattito appassionato, ognuno è rimasto della propria opinione. Chissà perché gli uomini non vogliono mai capire il nostro punto di vista! Il viaggio prosegue tranquillamente. Anche se nascosti da un po’ di nebbia, sulla nostra sinistra avvistiamo i Pirenei (ricordate la signorina Macabei, della famosa canzone di Natalino Otto? Alla domanda “ Dove sono i Pirenei?” rispondeva “Professore, lo dica lei io non lo so”.) Finalmente vediamo il cartello Lourdes che ci indica che siamo arrivati alla meta. Parcheggiamo i camper al campeggio “Le Plein Soleil”, piccolo, ma con dei bellissimi servizi posti su una terrazza che sovrasta i nostri mezzi. Alle ore 15 arriva il pullman che ci porta vicino al Santuario. Per prima cosa ci rechiamo alla grotta e siamo anche fortunati perché le persone in fila non sono molte. Che emozione trovarci nel punto dove apparve la Madonna e poter toccare l’acqua che ancora oggi sgorga tra i massi! Proseguendo nel programma stabilito, il nostro itinerario prevede “Il Cammino del Giubileo” che consiste in quattro tappe: la chiesa parrocchiale dove è stata battezzata Bernadette, il “cachot” dove ha abitato la famiglia Soubirous, la Grotta (dove noi ci troviamo) ed infine l’oratorio dell’ospizio dove Bernadette fece la Prima Comunione. Essendo un percorso abbastanza lungo che si snoda per la città, non tutti i partecipanti del nostro gruppo se la sentono di affrontarlo, ma noi ci incarichiamo di completare le loro insegne con le quattro etichette adesive, come ricordo del cammino effettuato. Al termine di tutto, alcuni di noi visitano la casa paterna di Bernadette, nella quale sono visibili, tra le varie cose, il suo abito da battesimo ed il letto nel quale dormiva, posto vicino alla finestra a causa dell’asma che l’affliggeva. Momento toccante della giornata ed atteso da tutti, è stata la fiaccolata che si è svolta di sera. Migliaia di persone, provenienti da diversi paesi, accomunati dalla stessa fede, ad intonare : ”Ave, Ave, Ave Maria”. Sicuramente deve essere uno spettacolo unico la visione, dall’alto della terrazza della Basilica, di migliaia di candele accese. Anche se la serata è un po’ fredda, in sei decidiamo di non rientrare in campeggio con il pullman, ma di partecipare alla Santa Messa delle ore 23, celebrata nella grotta ed in italiano. Tanta la gente malgrado il clima non proprio favorevole; molti i disabili ai quali sono andate le nostre preghiere (la settimana successiva alla nostra visita alla Madonna, un giornale locale ha riportato la notizia della riacquistata vista da parte di una donna). Il rientro al campeggio è avvenuto in taxi , dopo un’estenuante attesa di circa un’ora. All’ una di notte, disturbando il meno possibile, si sono chiuse le porte di tre camper, ma si sono aperte le nostre speranze che, chi soffre, possa ricevere l’aiuto dalla “Signora vestita di bianco”.

3° giorno – Domenica 28/9/2008 – LOURDES / RONCESVALLES
Anche stamane lo “spirito di sacrificio” prevale sul desiderio di stare ancora un’oretta sotto le coperte. Alle sette in punto il camper n° 1 esce dal cancello del campeggio, seguito dal resto della colonna. La destinazione è Roncesvalles. Percorriamo l’autostrada in direzione di Pau, uscendo 20 km. prima di Hastingues , ci spiega Vitto, si trovano la storia del percorso per arrivare a Compostela, una statua in bronzo raffigurante Santiago ed un museo che potremmo vedere in una prossima occasione. All’uscita dall’autostrada ci dirigiamo a St. Jean Pied de Port; siamo ancora in Francia, ma tra 7 km. varcheremo il confine, la Spagna ci attende! La giornata è splendida ed essendo ormai “tutti svegli”, Vitto ci rammenta la storia dell’Orlando Furioso. Incontriamo il primo pellegrino in bicicletta che porta ben visibile il simbolo della conchiglia e subito dopo il primo pellegrino a piedi. Dal punto dove ci troviamo dovranno percorrere ancora 870 km. prima di arrivare alla meta! Per avere diritto all’ospitalità nei vari ostelli ed al timbro sulla credenciale, il pellegrino che sta effettuando il percorso a piedi, dovrà camminare ogni giorno per almeno 10 km. Completato il libretto, al suo arrivo a Santiago, presso l’Ufficio del Pellegrino, gli verrà rilasciata la tanto sospirata e meritata Compostela. Salutiamo entrambi ed arriviamo al parcheggio di St. Jean Pied de Port, il luogo dove si radunavano i pellegrini provenienti da Parigi. Passeggiando, attraversiamo il paese, ammiriamo le belle case a graticcio, l’ “Esprit du Chemin” con gli scarponi appesi al muro, curiosiamo nell’Ufficio del Pellegrino dove stanno apponendo alcuni timbri, e finalmente arriviamo alla Porte St. Jacques. Non ci rimane altro da fare che l’immancabile foto di gruppo e augurarci reciprocamente “Buen Camino”, frase simbolo che i pellegrini si scambiavano esattamente nel luogo dove noi ci troviamo. Riprendiamo il percorso con i nostri camper e finalmente arriviamo in Spagna, siamo nella Navarra, a 18 km. da Roncesvalles. La strada inizia a salire e tra un panorama e l’altro ci ritroviamo al Camping Urrobi. Nel pomeriggio il pullman ci accompagna a Ibaneta dove incontriamo la guida, Katia. Con lei vediamo il monumento dedicato ad Orlando e la moderna cappella di San Salvador che sorge vicino alle rovine del celebre Monastero che fungeva da punto di ristoro per i pellegrini; la campana che, esattamente dove ci troviamo noi, guidava i dispersi nei giorni di nebbia si conserva nella chiesa di Santiago a Roncesvalles, ultimo appuntamento della visita guidata. Siamo sul Camino e dopo un tratto di strada sterrata di circa 2 km. in discesa, arriviamo alla Real Collegiata, risalente al 1200 e che rappresenta il fulcro dell’intero complesso di edifici di Roncesvalles. La chiesa, in stile gotico, è dedicata a Santa Maria ed al suo interno si trova un busto della Madonna Addolorata che ha le lacrime fatte di diamanti. Katia ci spiega che tutti i pomeriggi avviene la benedizione ai pellegrini provenienti da tutto il mondo, e sarebbe stato bello potervi assistere. Usciamo e ci rechiamo al chiostro, parzialmente crollato nel 1600 a causa di una forte nevicata, e ricostruito nel 1800. La nostra guida lo definisce non bello ma funzionale, con tegole in piombo per far scivolare la neve e con un pavimento in mosaico fatto con pietre di fiume. Adiacente al chiostro si trova l’antica sala capitolare, con la sua volta decorata di stelle; al suo interno la statua di Sancho il Forte, fondatore della Collegiata. Visitiamo il museo che è piccolo, ma contiene pezzi importanti: oggetti artistici, gioielli, manoscritti e paramenti liturgici. Degni di nota due dipinti: “Trittico della Passione “ di El Bosco e “Sacra Famiglia” di Luis de Morales. A Katia ora si affianca una guida spagnola, Susanna che ci mostra il Sillo di Carlomagno o Cappella dello Spirito Santo. Innalzata sopra una grotta, era destinata alla sepoltura dei pellegrini deceduti e dei quali si vedono ancora resti di ossa. Questo sillo attualmente ospita le tombe di coloro che hanno vissuto in questo luogo. Gli abitanti che popolano ancora il paese sono veramente pochi: 25 più 5 preti. La nostra visita si conclude alla chiesa di Santiago, detta anche chiesa dei pellegrini, che è l’edificio meglio conservato di Roncesvalles. Nel campanile funziona ancora la vecchia campana del Monastero di San Salvador di Ibaneta, i cui resti abbiamo visto all’inizio della nostra visita pomeridiana. La chiesa risale al XII secolo ed era una tra le prime chiese che si incontravano lungo il cammino francese. Al termine della visita, Carlo è stato più che fortunato perché questa volta aveva due guide da poter salutare e dire “encantado”. Prima di ritornare al pullman, Katia ci conduce a vedere un ostello dove trovano riposo i pellegrini. Ci accolgono nei vialetti, lunghe file di panni stesi e ragazzi sorridenti che ci salutano. Noi ci avviciniamo ed osserviamo quello che alcuni di loro stanno facendo: con un aggeggio degno delle nostre nonne, strizzano i panni appena lavati. Simpaticamente ci fanno provare a girare la manovella e, naturalmente tra una risata e l’altra, ci “scappa” pure una foto. Da una porta a vetri di un ostello, osserviamo una camerata con i letti a castello, ma il buonsenso ed un cartello ci invitano a non entrare. Questa volta dobbiamo proprio tornare al pullman che ci sta aspettando per tornare al campeggio. In serata riunione con Vitto che, come al solito, ci informerà sulla tappa successiva.

4° giorno – Sabato 29/9/2008 – RONCESVALLES / ESTELLA
Pochi minuti prima delle 8, usciamo dal campeggio e con nostra grande sorpresa troviamo la nebbia. Questa mattina siamo diretti a Pamplona. La strada si inerpica per poi ridiscendere, mostrandoci suggestivi paesini pieni di storia. Vitto ci spiega che a Zubiri ( in basco significa “Paese del ponte”), c’è per l’appunto un ponte detto “della Rabbia”, in quanto, secondo la tradizione, se gli animali domestici vi passavano sotto e si bagnavano con l’acqua, guarivano da tale malattia o sarebbero rimasti immuni. Il nostro viaggio prosegue verso la meta, ma giunti in città alla ricerca del parcheggio programmato, a causa delle strade nuove costruite ultimamente, il navigatore non riconosce. In nostro aiuto intervengono due motociclisti della Guardia Civil che ci fanno strada fino al parcheggio. Giusto il tempo di parcheggiare, che arrivano gli addetti al posteggio che ci informano che ce ne dobbiamo andare. Sul camper n° 1 sale Katia, la guida di ieri che ci terrà compagnia anche oggi; tramite informazioni avute da alcuni operai addetti alle strade, ci guida ad un altro parcheggio. Siamo alla periferia di Pamplona e pertanto per recarci in centro, dobbiamo prendere l’autobus n° 11. Per il biglietto non c’è problema, si fa a bordo. Appena giunti a destinazione, Katia ci mostra il monumento alla corsa dei tori, El Encierro. Questa manifestazione, detta Fiesta de San Firmin, si svolge ogni anno dal 7 al 14 luglio e consiste in una corsa frenetica da parte dei “mozos” davanti ai tori, lungo un percorso che si snoda per 825 metri tra le strade del centro di Pamplona e per un tempo non superiore ai tre minuti. L’arrivo è in Piazza dei Tori. Qui, la corrida, si svolge solo in questi giorni. Naturalmente le domande a Katia sono state tante, ma quella che la maggior parte di noi voleva porle è il perché dei fazzoletti rossi che gli uomini annodano attorno al collo. La risposta che forse non ci aspettavamo, è stata: “In memoria di San Firmino che è morto decapitato”. Proseguiamo il nostro cammino ed arriviamo alla Piazza del Castello, al Chiosco dove tutt’ora suonano musica, alla Piazza del Municipio con le due statue Giustizia e Prudenza poste ai lati dell’edificio, alla fontana di Santa Cecilia o degli Australiani, alla Cattedrale, che non visitiamo. Malgrado il traffico di queste strade, che non ci concede distrazioni a causa dei lavori attorno alla cattedrale, la nostra attenzione cade su degli scheletri che alcuni addetti stanno riportando alla luce. Proseguiamo andando prima alla fontana San Giuseppe, dove ammiriamo la cattedrale omonima, l’unica con facciata gotica, e quindi al belvedere, dove si vede chiaramente il sentiero che percorrono i pellegrini prima di entrare nella cattedrale e farsi apporre il timbro. Salutiamo Pamplona, i suoi tori e riprendiamo l’autobus 11 che ci riporta al parcheggio. Nel pomeriggio con i camper ci dirigiamo verso Puente la Reina, punto cardine del passaggio lungo il Cammino. La sua importanza la si deve al ponte romao sul fiume Arga, scandito da sei archi, eretto nell’ XI° secolo per facilitare, come già accennato, il transito ai pellegrini. Tonino ci scatta una bellissima foto posizionandosi su un altro ponte, posto di fronte al punto dove ci troviamo. Ci dirigiamo verso la Calle Mayor ed entriamo a visitare la Chiesa di Santiago dove si custodisce una magnifica statua in legno dell’Apostolo, con il bastone del pellegrino, comunemente conosciuta come Santiago el Beltza (“nero” in lingua basca), per lo stato in cui versava quando fu ritrovata in un angolo della chiesa. Sulla strada del ritorno, arrivati al Puente de los Peregrinos, Luciano, seguendo una antica tradizione, propone di attraversare il ponte a piedi scalzi e le nostre estremità vengono immediatamente immortalate da impietose macchine fotografiche. Ripartiamo con i nostri camper e, nemmeno il tempo di renderci conto di essere al campeggio Lizzarra di Estella, che già ci ritroviamo seduti sul pullman che ci porta in paese. La nostra visita pomeridiana è alla Chiesa San Pedro de la Rùa. Al termine della lunga scalinata ci attende la guida, Begona, una simpatica ragazza che, malgrado non parli la nostra lingua, si fa capire benissimo. La chiesa, affiancata da un imponente torre, è la più antica della città e risale al XII secolo. Al suo interno spiccano un crocefisso stile romanico e la cappella di Sant’Andrea con una copia del reliquario precedentemente rubato. Bello il chiostro in stile romanico che, nonostante la parziale distruzione avvenuta nel 1500, conserva due gallerie con notevoli capitelli, che Begona ci spiega uno per uno, su cui sono rappresentate storie di Cristo e dei Santi. Salutiamo la simpaticissima guida che aveva già fatto un mezzo pensierino di trasferirsi a Bellano, sul lago, ma siccome siamo gelose, il nostro Carlo ce lo teniamo tutto per noi! I viveri scarseggiano (ma non siamo partiti da pochi giorni?), quindi sosta d’obbligo al supermercato Sabeco di Estella. La giornata si conclude con la consueta riunione di Vitto, in campeggio, tenuta sotto il tendone del locale adibito a ritrovo. Peccato non averci pensato prima: i bellissimi tavoloni si prestavano ad una cena tutti insieme. Pazienza, capiterà l’occasione. Nirvana ci vizia con dolcetti e bibite. Al termine della serata, buonanotte per tutti, tranne che per alcuni curiosi, interessati a vedere le foto scattate in questi giorni dal nostro bravo fotografo ufficiale Tonino. Sergio mette a disposizione il suo computer e tra una chiacchiera e l’altra la serata si conclude felicemente.

5° giorno – Martedì 30/9/2008 – ESTELLA / BURGOS
Alle ore 8, sempre puntuali come degli orologi svizzeri, lasciamo il campeggio. Siamo diretti ad Irache dove, si dice, esista l’unica fonte dalla quale sgorgano l’acqua ed il vino. Dopo un iniziale scetticismo, nasce in me la curiosità. Malgrado sia mattino e in orario relativamente presto per assaggiare il “nettare d’uva”, volontari per recarsi alla Bodegas Irache spuntano come funghi. Ecco svelato il mistero della fonte con acqua e vino: è una cantina che offre ristoro ai pellegrini lungo il cammino, per ritemprare le forze, lo spirito ed affrontare rinvigoriti le tappe successive. Soddisfatti, i nostri uomini si lasciano immortalare accanto al cartello che indica dove si trova la Fuente de Vino e va detto, che sono tutti molto allegri. In attesa dell’apertura della chiesa e del monastero, facciamo conoscenza con un gruppo di disabili che viaggiano in pullman ed a piedi con gli accompagnatori e sono diretti a Santiago di Compostela. Caffé per riscaldarci e finalmente entriamo a visitare la chiesa, stile romanico, del XII secolo. Ciò che maggiormente attira l’attenzione di tutti è una piccola ma impressionante statua rappresentante Gesù crocefisso con le gambe stranamente incrociate. Visitiamo il monastero che risale al X secolo ed è uno dei più antichi complessi benedettini di Navarra. Prima della fondazione di Estella, i pellegrini transitavano di qui, dove si trovava uno dei principali ospizi. Il chiostro conclude la nostra visita. Ripartiamo e transitando per Los Arcos e Torres del Rio, ci dirigiamo verso Logrono, lasciamo la Navarra ed entriamo nella provincia di Rioja, accolti da parecchi nidi di cicogne; purtroppo in questa stagione sono vuoti. Giunti a destinazione, scopriamo che nel parcheggio ci sono dei personaggi strani. Vitto tranquillizza tutti e così andiamo a visitare la città. Arriviamo alla Rùa Vieja e ci soffermiamo ad ammirare l’imponente gruppo scultoreo rappresentante Santiago Matamoros con la spada sguainata contro i musulmani, posto in una nicchia sovrastante il portale d’ingresso della Iglesia de Santiago. Fuori dalla chiesa, in una piazzetta, notiamo che sul pavimento c’è rappresentato il gioco dell’oca con riferimento al cammino di Santiago. Vitto e Tonino si cimentano, sostenuti dal tifo di tutti noi. Il vincitore? Il n° 1, Vitto, per quanto riguarda il gioco, ma per la simpatia con la quale ha accettato la sfida abbiamo proclamato Tonino vincitore a pari merito. La nostra visita a Logrono prosegue; entriamo nella cattedrale di Santa Maria de la Redonda in stile tardobarocco. Eretta nel XV secolo, è stata restaurata ed ampliata tra il 1600 e il 1700. All’interno, protetto da una cassaforte, è visibile un dipinto su tela rappresentante il Calvario che alcuni storici attribuiscono a Michelangelo. Terminata la visita, pranzo libero e l’appuntamento è al parcheggio. Con largo anticipo sull’orario previsto, partiamo alla volta di Santo Domingo della Calzada (San Domenico della strada), un Santo vissuto sino all’età di 90 anni e sepolto nella prima cappella che troveremo entrando nella chiesa. Alle ore 16, in perfetto orario sul tabellino di marcia, parcheggiamo i camper in una strada sterrata ed a piedi ci avviamo alla cattedrale. La mia attenzione si posa nuovamente sui nidi vuoti delle cicogne. In occasione del viaggio in Andalusia del mese di aprile/maggio ero riuscita a vedere anche i cicognini e per me, amante degli animali, aveva rappresentato uno spettacolo affascinante. Subito dopo un’altra immagine mi colpisce: quattro pellegrini camminano lungo il ciglio della strada e affiancato ad uno di loro, con il passo stanco, un cagnolino. In quel momento ho immaginato Santiago, appoggiato al suo bastone, strizzare l’occhio alla bestiola ed accennargli un sorriso di incoraggiamento. Entriamo nella cupa e grandiosa cattedrale, ma siamo alquanto curiosi di vedere il gallo e la gallina che vivono in una gabbia con il fronte di vetro, situata davanti all’ingresso della cripta. La leggenda narra di un giovane tedesco accusato del furto di un calice d’argento che una ragazza, da lui respinta, gli aveva messo nella borsa a sua insaputa e per questo reato, condannato ingiustamente all’ impiccagione. Quando la madre disperata chiede aiuto a Santiago, lui la rassicura dicendole che il ragazzo è ancora vivo. I genitori, giunti dal governatore per chiedere spiegazioni, si sentono rispondere “che il giovane era vivo come il gallo e la gallina che stava per mangiare”. A quel punto i due animali saltano dal piatto e si mettono a starnazzare. Ecco il motivo del curioso pollaio costruito nella cattedrale. Tornati ai camper, partiamo alla volta di Burgos: il nome di questa città è legato a quello del mitico eroe della riconquista cristiana della Spagna, Ed Cid, originario di Burgos e le cui spoglie riposano nella cattedrale. Saltiamo Belorado per mancanza di tempo, ma Vitto ci dice che sarebbe un paese da visitare. Sarà per un’altra volta. Cambiamo regione ed entriamo nella Castiglia-Leòn. Vediamo i Montes de Oca, un tempo infestati da lupi e briganti, per questo molto temuti dai pellegrini che spesso venivano uccisi. Stiamo scollinando, siamo ad un’altezza di 1150, sono le 19 di sera ed abbiamo ancora il sole negli occhi. Dal punto di vista dell’ora legale abbiamo circa un’ora in più di luce. Attraversiamo le mesetas, che sono delle alture e finalmente dopo aver subito il “supplizio” del sole che acceca, arriviamo a Burgos al campeggio Fuentes Blancas dove sembra che per un disguido, non risultiamo prenotati. Vitto entra prontamente in azione e senza che noi ci accorgiamo di nulla, tutto si risolve per il meglio. Questa sera niente riunione e pertanto ci ritroviamo al bar del campeggio, ma l’aria è irrespirabile: in Spagna è ancora permesso fumare nei locali pubblici perciò, a malincuore ….. tutti a dormire!

6° giorno - Mercoledì 1°/10/2008 – BURGOS
Questa mattina c’è un rilassamento generale: gli uomini fuori a chiacchierare, le donne a pulire e sbattere tappeti. Il pullman è previsto per le ore 9,30. Arrivati a Burgos, l’appuntamento è all’Arco de Santa Maria: visto in lontananza appare come una bellissima immagine, perché dietro si vedono spuntare le guglie della cattedrale. Siamo in attesa della guida e siccome tutti tifiamo per Carlo, ogni bella ragazza che passa con libri sottobraccio o fogli in mano, è oggetto della nostra attenzione: sarà lei Nicolette? Le aspettativa di Carlo si infrangono in un attimo: arriva Nicol, un maschio col pizzetto. Bravo, preparato, ma sempre maschio. Che ci sia lo zampino di Vitto in questo equivoco? Quando ci avviamo, Carlo anziché essere il primo del gruppo, passa in fondo con il viso imbronciato. Noi lo capiamo ed ha tutta la nostra solidarietà! Per prima cosa, entriamo a visitare la cattedrale, capolavoro gotico, dalla magnifica facciata, le cui guglie gemelle, dell’altezza di 84 metri e circondate da una miriade di pinnacoli, vennero aggiunge nel XV secolo. Appena varcato l’ingresso, ci rendiamo conto del perché questa cattedrale risulta iscritta dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La guida ci fornisce innumerevoli notizie sulla cattedrale e commenta ogni cosa che vediamo: il coro, il sepolcro del vescovo Mauricio, fondatore della chiesa, la tomba sotto una volta stellata di El Cid e della moglie, la pala d’Altare Maggiore, la scala dorata del 1520, opera di Diego de Siloé e così via, sino ad arrivare ad un dipinto “La Maddalena”, che alcuni studiosi attribuiscono a Leonardo da Vinci, ma pare sia di un suo allievo. Breve visita al chiostro con le tombe medievali, murales di El Cid con il suo bellissimo destriero, opera di Candido Perez, plastico della cattedrale e frastornati da tanta bellezza, torniamo al pullman che si dirige alla Certosa di Miraflores a circa 4 km. da Burgos. Al suo interno una magnifica pala d’altare (retablo), un mausoleo in alabastro a forma di stella dove riposano i genitori di Isabella la Cattolica e la tomba del fratello morto a 14 anni, l’infante Alfonso, realizzati da Gil de Siloé. Prima di uscire dalla Certosa, ci avviciniamo al banco dove vendono cartoline, rosari souvenirs e Bruno trova quello che fa per lui: la cartolina del suo Santo omonimo, San Bruno che a suo dire lo rappresenta. Sarà vero? Chissà Gabriella cosa ne pensa. Preferiamo non approfondire l’argomento per non nuocere alla serenità familiare. Torniamo nuovamente a Burgos, foto di gruppo e l’appuntamento per tutti è previsto per le ore 16. Dopo una veloce visita al supermercato, siamo nuovamente tutti in campeggio. Prima della cena Vitto ci raduna per una breve riunione al termine della quale Carlo e Rita offrono un dolce comprato a Logrono. Naturalmente si sa come vanno queste cose: qualcuno affetta un po’ di salame, altri aggiungono al buffet freddo acciughe, olive, sott’aceti, formaggio, pane, vino. Data l’ora, attorno ai tavoli si forma subito un gruppo di “pellegrini affamati”. Allora Vitto, per non perdere l’abitudine, prende in pugno la situazione: tutti in fila dal n° 15 al n° 1, uomini a sinistra, donne a destra e Nirvana pronta a dare il via alle coppie che devono accaparrarsi al buffet il maggior numero di cose in un tempo massimo controllato da Vitto. E così, da una fetta di dolce cortesemente offerta, ne è uscita una cena per tutti. Naturalmente il miglior contorno della serata è stata l’allegria. Purtroppo il calar della sera ci ha fatto rientrare nei nostri camper, ma questo simpatico momento comunitario è servito a rafforzare maggiormente l’amicizia che si era già creata fra tutti noi.

7° giorno – Giovedì 2/10/2008 – BURGOS / LEON
Alle ore 8 rombano i motori: è un sottofondo musicale per fare gli auguri a Carmen che compie gli anni e per festeggiare i nonni: in Italia oggi è la loro festa. Auguri a tutti ! La giornata è bellissima e vediamo spuntare l’aurora. La strada che percorriamo è intervallata da paesini che sono sorti lungo il cammino. Il paesaggio è brullo per mancanza di vegetazione, i campi hanno il classico colore dorato e gli alberi le prime foglie rosse. Nell’insieme l’immagine è gradevole. Col trascorre del tempo, confermiamo l’impressione che abbiamo avuto alla partenza: una splendida giornata accompagnerà il nostro viaggio. Ora ci troviamo in piena mesetas (che sarebbero gli altopiani dove in estate si coltivano grano e cereali); qui ci sono delle fortissime escursioni termiche durante le stagioni, cioè caldissimo o freddissimo. Ci fermiamo per fare delle fotografie e delle riprese cinematografiche. Lorenzo si mette subito all’opera, mentre Tonino sale addirittura sul tetto del suo camper per meglio fotografare. Ebbene sì, dobbiamo ammetterlo, abbiamo al seguito dei veri professionisti. Passiamo accanto alla collegiata di Castrojeriez e ci fermiamo al cippo che indica la provincia di Palencia. Caffé, dolcetti (come siamo viziati!) e proseguiamo il viaggio: faremo a piedi il tratto da Boadilla a Fromista, circa 5 km. Il nome Fromista deriva da frumento, un cereale che abbonda in questa zona. Eccoci giunti a Boadilla e ancora una volta ci accoglie un nido vuoto di cicogna, posto sulla cima di un campanile. Osservandolo, mi è sembrato di veder scritto in cielo: “Benvenuti, noi siamo partite per lasciare il posto a voi che arrivate in questi luoghi”. In attesa di organizzarci, perché per vari motivi non tutti faranno il percorso a piedi, per non perdere l’abitudine sbocconcelliamo del pane acquistato alla “Panaderia” viaggiante, cioè un camioncino che fa tappa nei vari paesini. Alle ore 11,35 ci mettiamo in marcia con lo spirito che anima i pellegrini. Un gregge di pecore ci segue per un tratto di strada e poi ci lascia: ora siamo veramente soli con i nostri intimi pensieri. ………. Alle ore 13, dopo un’ora e mezzo di cammino, arriviamo al parcheggio di Fromista dove ci attendono gli amici che non hanno fatto il percorso. I mariti, riaccompagnati, tornano a prendere i camper e raggiungono noi mogli che nel frattempo ci facciamo fotografare. Titolo dell’ “opera” : “Donne in attesa”. Pausa pranzo e di nuovo a scoprire cose nuove ed interessanti. Questa volta però non siamo molto fortunati, la chiesa di San Martin, monumento romanico castigliano del 1076, considerato un vero gioiello artistico, è chiusa per restauro. Delusi ci accontentiamo di ammirarla esternamente. Siamo nuovamente in viaggio e ci dirigiamo verso Carrion de Los Condes, che apprezziamo solo tramite un bellissimo mosaico realizzato su un muro. Dal finestrino osservo che sopra i paracarri ci sono dei sassi lasciati dai pellegrini al loro passaggio. Lungo questo tratto di strada che stiamo percorrendo della lunghezza di circa 15-20 km., durante l’estate la Guardia Civil passa in continuazione a vigilare, in quanto non c’è un posto dove i pellegrini possano fermarsi a riposare o dissetarsi. Il loro compito è pertanto quello di portare acqua o se necessario assistenza. In cielo le nuvole ci avvisano di una perturbazione in arrivo, ma il nostro esperto meteo, Carlo, ci rassicura e noi gli crediamo. Avvistiamo il cartello di Leon e finalmente alle ore 19 arriviamo a Villadangos al campeggio Camino de Santiago. Giusto il tempo di parcheggiare che già ci ritroviamo per la solita riunione al termine della quale, all’unanimità, decidiamo di cenare insieme, fare una bella tavolata, festeggiare Carmen e cantarle “Tanti auguri”. Giuseppe ed Irma non ceneranno con noi per motivi di salute, ma ci raggiungeranno più tardi. Fra di noi ci sono delle ottime cuoche che ci viziano con riso ai tartufi e ottime pastasciutte. Una serata così, avranno pensato Lucia e Tonino, merita una bella cioccolata con la panna e con grande sorpresa di tutti, arriva nel più bello della serata, un fumante pentolone. Che squisitezza, roba da leccarsi i baffi! Risate, canti, tanta allegria e gli apprezzati dolci offerti da Carmen per il suo compleanno, completano il tutto. Siamo proprio una bella compagnia di amici che ha voglia di divertirsi stando insieme!

8° giorno – Venerdì 3/10/2008 – LEON
Sempre puntuali! Questo sembra il motto che cerchiamo tutti di fare nostro, anche se a volte qualche minuto di ritardo ci può stare. Dopotutto non va dimenticato che stiamo facendo una vacanza. Questa volta con noi manca Carlo dell’equipaggio n° 4 in quanto ha un problema al camper e dopo un consulto tra l’equipe di super esperti del nostro gruppo, la diagnosi è stata: fusibile o batteria. Avranno ragione? Carlo, che sicuramente si fida del responso (?!?), preferisce recarsi ad un’officina della Renault; ci raggiungerà più tardi a Leon con i mezzi pubblici. La nostra guida di stamane per la visita della città si chiama Camino, proprio come il Camino di Santiago. Non è giovanissima, ma ha un’ottima preparazione ed una vasta cultura, supportata da due lauree. Inizialmente facciamo il giro della città in pullman, nota positiva in quanto questa mattina l’aria è fredda e c’è anche un po’ di vento che proviene dalle montagne della Sierra Cantabrica. Scendiamo e per recarci alla cattedrale passiamo davanti alla casa Botines (1893), (meglio conosciuta come “il palazzo di Gaudì”) di fronte alla quale spicca una statua del famoso architetto rappresentato seduto su una panchina con un libro tra le mani. Arrivati alla cattedrale, costruita in stile gotico, non possiamo che condividere la definizione di “Pulchra Leonina”, per la sua bellezza e la sua leggiadria, come affermato anche da Papa Giovanni XXIII in occasione di una sua visita quando ancora non era salito al pontificato. Una frase detta sempre dal futuro pontefice a proposito della solennità di questo luogo e che ha colpito le nostre menti è stata: “Ho visto più vetro che pietra, più luce che vetro, più fede che luce”. Incuriositi da queste affermazioni entriamo nella cattedrale e veramente non possiamo che fare nostre le parole di Angelo Roncalli. Il retablo, le vetrate, il rosone dalle dimensioni eccezionali, le numerose cappelle, il presepe fiammingo del 15° secolo, la solennità della Cappella della Vergine del Cammino, patrona di Leòn, dove in inverno viene celebrata la Santa Messa, ci lasciano veramente estasiati. Vorremmo poterci soffermare maggiormente, ascoltare ancora altre spiegazioni da Camino, ma come sempre ci dobbiamo accontentare perché, se vogliamo vedere tante cose, dobbiamo suddividere il tempo in modo equo. Chissà, forse un domani, potremo rivedere tutte le belle cose che questo viaggio ci sta offrendo e approfondirle per conto nostro. La visita alla città di Leòn, detta “ la Svizzera spagnola”, prosegue. Andiamo alla Real Basilica di San Isidoro, di epoca ancora più antica della cattedrale ed in stile romanico spagnolo. Entriamo al Panteòn Reale, una cripta sotterranea, dove attualmente si trovano, scampati dalle razzie di Napoleone, i sarcofagi di re, regine e membri reali. In questo portico funerario, così è chiamato, sono dipinti sulle volte e sulle arcate, scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Purtroppo l’Annunciazione è stata distrutta per aprire una porta ed accedere al Monastero! Per il valore artistico di queste opere che conservano il colore originale, mi sembra più che appropriata la definizione: “Cappella Sistina della pittura romanica”. Molto bello e pregevole anche un calendario agricolo dipinto su una volta. Usciamo in piazza San Isidoro, che era un Vescovo ed una grande mente paragonabile al nostro Leonardo da Vinci, e ci addentriamo tra le bancarelle del mercato medievale. Danze, balli, personaggi strani intrattengono il pubblico. Ci vorremmo fermare, ma data l’ora, ci avviamo al Ristorante Parador San Marcos, dove abbiamo il pranzo prenotato, rassicurandoci nel frattempo che le bancarelle non vengano chiuse durante le ore pomeridiane. Il Ristorante è lussuoso, il menù pregiato dall’antipasto al dolce. La portata che ci ha fatto maggiormente discutere è stata una ottima crema di pomodoro e tonno con palline di melone. Noi ce l’aspettavamo calda, Carlo ha persino soffiato per paura di scottarsi; con grande sorpresa di tutti, invece, era fredda. Terminato il pranzo siamo tornati al mercato medievale ma, delusione, era l’ora della siesta e le bancarelle erano coperte da teli. Per fortuna che ci avevano assicurato l’apertura pomeridiana! Sappiamo che i mariti hanno gradito l’inconveniente, in quanto i portafogli sono rimasti chiusi, ma noi donne ci rifaremo in un’altra occasione. Alle ore 17 il pullman ci riporta in campeggio. Purtroppo Carlo, dell’equipaggio n° 4, non ci ha potuto raggiungere a causa degli orari del bus. Dopo cena ci ritroviamo tutti nel locale dove ieri sera abbiamo fatto la tavolata. Questa volta c’è da festeggiare il “non compleanno” del n° 2 Carlo. Cosa siamo capaci d’inventarci pur di stare insieme, divertirci, cantare, mangiare un dolcetto e fare un brindisi! Bravo Carlo, a questo tipo di cose noi non ci sottraiamo mai. L’orologio purtroppo non perdona e non possiamo fare tardi, domattina per le 6.50 dobbiamo essere pronti per la partenza: Santiago de Compostela ci aspetta.

9° giorno – Sabato 4/10/2008 – LEON / SANTIAGO DE COMPOSTELA
Levataccia! Alle 6,50 la voce di Carmen, il n°15, la nostra scopa, inizia a chiamare i camper. C’è ancora buio pesto, praticamente è notte. Noi però, senza battere ciglio, siamo seduti ai nostri posti, pronti a partire e rispondere alla chiamata. Stamattina fa freddo, speriamo che il bel tempo oggi sia nostro alleato. Il viaggio procede bene; sulla destra scorgo un sentiero che viene percorso dai pellegrini; chiedo pertanto a Nirvana se su questo tratto di strada è passato suo figlio Marco quando ha fatto il cammino. La risposta è affermativa; cerco allora d’immaginare cosa si prova a sapere che il proprio figlio ha percorso esattamente il sentiero che noi adesso stiamo osservando. Siamo sui monti di Leon a 1221 metri di altitudine e fuori ci sono 2,5 gradi. La nostra meta è Villafranca del Bierzo. Ancora una volta Vitto ci suggerisce una cittadina da visitare in un’altra occasione: Astorga, che vanta, tra le altre cose, un palazzo progettato da Gaudì. Finalmente un po’ di bagliore, è l’aurora. Le finestre ancora illuminate delle case, fanno assomigliare questo magnifico spettacolo ai presepi a luce ciclica (dall’alba alla notte fonda). Arriviamo a Ponferrada, la nostra meta è il castello dei Templari del XIII secolo, che dato l’orario mattutino è ancora chiuso. Per compensare la delusione, facciamo la pausa caffé in un bar pasticceria che ha dei meravigliosi dolci e così “l’amarezza” se ne và. Ripartiamo e attraversando il paese di Columbrianos ci rendiamo conto di essere un’attrattiva: è sabato, c’è molta gente per strada che, sorpresa per la colonna di camper, ci saluta sorridendo. Procediamo verso Villafranca del Bierzo. Per i campi si vedono contadini intenti a vendemmiare: significa che in questa zona si produce un buon vino. Giunti a Villafranca, entriamo nella chiesa di Santiago, molto importante per chi effettuava il Cammino: infatti Papa Callisto VI° concedeva il perdono ai pellegrini che non riuscivano a portare a termine il viaggio per stanchezza o malattia. Gli stessi ottenevano l’indulgenza concessa a Compostela, attraversando la porta del Perdono. Entriamo nella chiesa dai bellissimo soffitti a volta fatti in pietra. Incontriamo un pellegrino che ci mostra la sua credenziale: è partito il 17 settembre da Roncesvalles e percorre ogni giorno 20/30 km, sino a quando la fatica glielo consente. Gli auguriamo di cuore “Buen Camino” ed usciamo. Acquisti a la Bodega del Vino e riprendiamo il viaggio. Facciamo un tratto di strada dove, sulla nostra destra, c’è il sentiero percorso dai pellegrini; ne vediamo parecchi dal passo stanco e affaticato. I nostri CB tacciano, non ci sono domande, non ci sono commenti, c’è solo il silenzio: è un modo per unirci a loro e iniziare anche noi interiormente il nostro percorso che tra poco faremo a piedi. Giunti nella Galizia, ci fermiamo ad un parcheggio: percorreremo 4,5 km a piedi ed in salita. Sono le ore 12,45 e prevediamo di arrivare alle ore 13,30 all’O Cebreiro, dove ci attenderanno gli amici che hanno fatto questo tratto di strada in camper. Lungo il tragitto incontriamo delle persone il bicicletta, con il viso stravolto dalla fatica per la strada che sale, ma armati di una infinita volontà. Finalmente scorgiamo il cartello che indica “Alto do Cebreiro – altitud. 1300m.” : siamo arrivati. Interessanti da vedere le “pallozas”, tipiche case di montagna con muri in ardesia e tetti in paglia di segale; qui uomini ed animali vivevano insieme. Entriamo nella chiesa di Santa Maria, dove al suo interno è conservata la statua di Santa Maria la Real, stile romanico, purtroppo alterata da successivi strati di pittura. Nella chiesa è custodito e venerato anche il famoso calice del miracolo della trasformazione del pane e del vino in carne e sangue di Cristo, avvenuto intorno al 1300. Il pranzo è alla Taberna Moreno, dove ci viene servita la buonissima e squisita “caldo gallego” cioè la minestra del pellegrino; un piatto non basta, c’è chi fa il bis ed il tris. A seguire braciole e ricotta con miele. Per smaltire il pranzo, gli uomini tornano ai camper a piedi, ripercorrendo a ritroso la strada, ma questa volta in discesa. Noi donne, in attesa del loro arrivo, gironzoliamo in tutta tranquillità per il paese. Riprendiamo il nostro viaggio verso Compostela ed arriviamo a Portomarin. Nel 1963 il paese venne inondato dalle acque del bacino e completamente sommerso. Oggi, attraversando il ponte sul Rio Mino, proprio come stiamo facendo noi, è possibile vedere ancora alcuni resti di case che affiorano. Per mancanza di parcheggio ci accontentiamo delle immagini che i nostri occhi hanno potuto velocemente catturare. Proseguiamo ed iniziamo a vedere il primo” hòrreo”, un piccolo granaio con feritoie per far passare l’aria, che veniva costruito su delle alte basi per tenere lontano gli animali. Portano il cima un pinnacolo, una croce in segno di abbondanza, o entrambi i simboli. Ci stiamo avvicinando a Santiago di Compostela, sono le ore 20,30 e c’è un tramonto mozzafiato con nuvole rosa che dipingono il cielo. Vitto durante il tragitto ha chiesto a chi lo desiderava, di esternare le intime emozioni riguardanti questo viaggio spirituale a Compostela. Non dò seguito a questo momento in quanto, chi ha condiviso questo viaggio ed ha ascoltato le diverse ed emotive esternazioni, ha certamente vissuto personalmente delle emozioni ed uno stato d’animo che non sta a me descrivere. Arriviamo al camping As Cancelas di Santiago di Compostela, si spengono i motori e finalmente possiamo assaporare la gioia di essere giunti alla meta più importante del nostro viaggio.

10° giorno – Domenica 5/10/2008 – SANTIAGO DE COMPOSTELA
Il gruppo stamane, ma solo inizialmente, si dividerà: essendo il campeggio in periferia, alcuni di noi faranno una passeggiata a piedi della durata di circa mezz’ora per raggiungere la città, altri prenderanno l’autobus n. 4 che li porterà in centro. Ci ricongiungiamo in Praza do Obradoiro (opera d’oro) ed i nostri occhi sono tutti puntati sulla facciata della Cattedrale, preceduta da una scalinata seicentesca a doppia rampa. Un meraviglioso suono di campane sembra darci il benvenuto. Un breve giro per le strade attorno alla cattedrale, poi raggiungiamo l’entrata; la folla è tanta e noi desideriamo assistere alla Santa Messa stando possibilmente seduti. La fortuna ci assiste e parecchi di noi si possono accomodare. Quando dall’altare il sacerdote fa i nomi dei gruppi oggi presenti alla funzione, anziché dire camperisti dice” campestri”, ma Santiago certamente sa che si tratta di noi! Dopo la Santa Messa deliziata dai canti di una suora dalla magnifica voce, arriva il momento che noi tutti aspettiamo, assistere alla cerimonia del “botafumeiro”, che è un incensiere di ottone e argento del peso di 80 Kg. che, appeso alla corda che pende dalla cupola,viene fatto oscillare da 8 uomini fino a circa 50 cm. dalla volta del soffitto. E’ veramente un’esperienza unica. La tradizione narra che l’incensiere avesse lo scopo di nascondere il cattivo odore che regnava nella cattedrale, a causa dell’elevato numero di pellegrini che vi soggiornavano giorno e notte. Raggiungiamo poi la statua di San Giacomo salendo sul retro dell’Altar Maggiore, ed abbracciamo le sue spalle; questo è un rito che eseguono i pellegrini dopo aver ricordato le persone che li hanno aiutati lungo il cammino. Scendiamo nel piano interrato e finalmente possiamo contemplare quella che è ritenuta la tomba di San Giacomo che fu uno dei primi discepoli di Gesù. Dopo aver evangelizzato la Spagna, subì il martirio e venne decapitato a Gerusalemme nel 44 d.C. Narra la tradizione che i suoi discepoli avrebbero trasportato le sue spoglie in una barca di pietra dalla Terra Santa alla penisola Iberica, in Galizia. Fu un eremita di nome Pelagio, guidato da una stella (“campus stellae”, campo della stella, Compostela) a ritrovare la tomba con le spoglie del Santo e sui suoi resti venne edificata una chiesa, meta immediata di pellegrini. Purtroppo la gente è tanta e a venerare il Santo ci possiamo soffermare solo qualche secondo, anche se la solennità del luogo richiederebbe un maggior raccoglimento. A malincuore lasciamo la Cattedrale, alle ore 16 abbiamo l’appuntamento con la guida. Per prima cosa con il pullman facciamo un giro panoramico nei dintorni della città: vediamo il Monte do Gozo o Monte della Gioia, dove c’è una scultura commemorativa della giornata mondiale della gioventù, celebrata da Papa Giovanni Paolo II nel 1989, alla quale parteciparono più di 400.000 ragazzi. Scendiamo dal pullman e facciamo la foto ricordo accanto alla scultura. Nella enorme spianata dove venne celebrata la Santa Messa, sono stati costruiti dei padiglioni che attualmente ospitano i pellegrini. Terminato il tour in pullman, a piedi percorriamo le vie di Santiago: Praza das Praterìas, Praza da Quintana, vediamo il Convento di San Francesco, la Facoltà di Medicina e, tornati in Praza do Obradoiro, la guida ci spiega che l’Hostal dos Reis Catòlicos (Hotel a 5 Stelle), che in origine era un ospizio per poveri, ora è un lussuoso “parador” che tuttavia garantisce gratuitamente 30 pasti al giorno ai pellegrini. Sulla stessa piazza sorge l’elegante Pazo de Raxoi, ora sede del municipio. Entriamo nuovamente nella Cattedrale dalla porta antica o Portico de la Gloria; c’è meno folla di questa mattina, ma il nostro percorso non può durare a lungo, sta per iniziare la Santa Messa pomeridiana e noi non vogliamo assolutamente disturbare la funzione. Un ultimo saluto a Santiago ed usciamo. Cena al ristorante a base di pesce e poi nuovamente in Praza do Obradoiro a vedere la Cattedrale illuminata stando sdraiati per terra. La nostra allegria contagia anche alcune turiste tedesche che Carlo, il nostro n°2, prontamente stuzzica (ma se non conosce una parola di tedesco?). Va bene fare le foto con le guide, ma adesso anche con le turiste! Una serata del genere, una piazza semideserta data l’ora, richiedono dei canti e così spontaneamente partono dei cori che vanno da “Io Vagabondo” sino ad arrivare all’Inno Nazionale. Prima di lasciare la meravigliosa Cattedrale di Santiago, dedichiamo alcune parole al Santo:

PENSIERO A SAN GIACOMO :
a te San Giacomo, protettore dei pellegrini, che sulle strade per Compostela hai vegliato sui nostri mezzi e parlato ai nostri cuori, in segno di devozione Ti offriamo la nostra fede ed il nostro religioso silenzio.

Dopo qualche attimo di raccoglimento, anche la “Preghiera del Camperista” nasceva spontanea dai nostri cuori per poi diffondersi sommessamente nella piazza. Nel momento in cui silenziosamente lasciavamo questo luogo, dentro di me risuonavano queste parole:
Ciao Santiago, per alcuni di noi la strada per arrivare a Te ha rappresentato una tappa molto importante nella vita. Il tragitto l’abbiamo percorso in camper, non abbiamo patito la fatica dei pellegrini, ma i nostri animi ogni giorno ti cercavano. Un segno indelebile è intimamente rimasto in noi e a casa porteremo il messaggio che il sorriso dei ragazzi incontrati per strada ci ha trasmesso: “Buen Camino”, un cammino verso la fede.
Tornati al piazzale dei pullman, Carlo N°2, prima di salire sul bus chiede all’autista se quello è il nostro: risposta affermativa. Saliamo ed io mi siedo accanto al finestrino. Dopo pochi istanti vedo Sergio che si sbraccia e mi fa cenno di scendere; scherzosamente gli rispondo: “Sei matto, sono così comoda qui, io non scendo”. Lui insiste ed io, sorridendo e salutandolo dal finestrino, rimango tranquillamente seduta fino a quando mi giunge voce che questo pullman è diretto ad un albergo. Schizzo in piedi come una molla, Sergio aveva ragione; nel frattempo era arrivato il nostro pullman identico a quello sul quale eravamo saliti. Com’è nato il problema? Semplice: al nostro arrivo c’era solo un bus; inoltre avevamo ricevuto una risposta affermativa, da parte dell’autista, alla domanda di Carlo. A questo punto il dubbio sorge spontaneo: ma cosa gli aveva chiesto Carlo in spagnolo? Non lo sapremo mai. La cosa buffa è che noi saremmo stati accompagnati ad un hotel, magari a cinque stelle, ma gli altri passeggeri sarebbero finiti in campeggio. Non voglio immaginare le loro facce stralunate giunti alla destinazione sbagliata! La serata ancora una volta finisce allegramente, Sergio mi tartassa fino al campeggio e le risate si moltiplicano. Felici e soddisfatti per tutto quello che abbiamo visto e fatto in giornata, possiamo augurarci la buonanotte.

11° giorno – Lunedì 6/10/2008 – FISTERRA e COSTA DELLA MORTE
Alle ore 9 siamo in pullman. Ci dirigiamo verso Noia e, meraviglia, vediamo l’Oceano Atlantico; ora ci rendiamo conto che siamo veramente lontani dalle nostre case. Sulla bandiera del paese c’è il simbolo dell’arca perché, narra la leggenda, qui a Noia approdò l’arca di Noè. La nostra destinazione è Cabo Fisterra, che ai tempi dei romani si pensava il luogo dove finiva la terra. Anche se oggi è ritenuto il punto più occidentale in cui termina il territorio spagnolo ed inizia l’Oceano, il primato spetta a Cabo de la Nave, 5 km. a nord. Un’altra leggenda della zona narra che Dio, dopo aver lavorato sei giorni, il settimo giorno si riposò ed appoggiò la Sua mano sulla costa occidentale della Galizia, formando le baie più importanti del territorio, quelle che costeggeremo oggi. Per il momento il sole non si vede, in compenso fa la sua comparsa la nebbia dovuta al calore del mare e della terra che si incontrano. Queste baie o rìas, sono famose per le cozze e le ostriche ed infatti vediamo tantissimi pescatori che pescano sul fondo con delle reti. Sulle piattaforme sono visibili innumerevoli allevamenti. La quantità del pescato è limitata in quanto la pesca è regolamentata e per poterla effettuare occorrono permessi speciali. Vediamo sulla spiaggia tanti gabbiani: questo per i pescatori non è buon segno perchè quando gli uccelli non volano, significa che non possono mangiare perchè il pesce sta sul fondo a causa del brutto tempo. Lungo il nostro percorso vediamo innumerevoli hòrreo in granito o in legno che rappresentano una caratteristica di questa terra galiziana. Alcuni sono considerati monumenti storici e non si possono demolire. Ci fermiamo a Muros per la sosta caffè. Il sole che ci ha tenuto compagnia in questi giorni, proprio non si fa vedere e così portiamo a spasso l’ombrello. Altra tappa del nostro percorso odierno è Carnota, rinomata per la sua spiaggia lunga 8 km. e con sabbia bianchissima. Questo però non è l’unico elemento che la rende famosa: qui si trova l’hòrreo più lungo della Galizia, misura infatti mt. 34,5, risale alla fine del XVIII secolo ed era di proprietà di un curato che lo utilizzava per riporre le granaglie che gli venivano offerte dai futuri sposi. La nostra foto di gruppo davanti a questo hòrreo comporta un po’ di problemi in quanto piove e gli ombrelli intralciano; ci bagnamo, ma non rinunciamo ad immortalarci . Ripartiamo ed ora la pioggia non ci da tregua. E’ veramente un peccato che questi incantevoli luoghi, oggi non siano baciati dal sole. Passiamo da Corcubion, il paese prima di Fisterra. Qui vicino a dove transitiamo c’è il sentiero del Cammino: da Santiago a Fisterra, la “fine del mondo” e quindi ultima meta per i pellegrini, ci sono altri 90 km. da percorrere !!! Eccoci, e anche se con il pullman, siamo finalmente arrivati Cabo Fisterra. Il forte vento ed una fastidiosa pioggerellina che neppure l’ombrello ripara, ci danno il benvenuto. Arriviamo faticosamente al faro: Vitto ci dice che la sirena che viene attivata quando c’è nebbia, ha un suono lugubre. In occasione di una sua precedente visita, nonostante fosse una splendida giornata di sole, la sirena emise il suo caratteristico suono: dopo mezz’ora la zona era invasa dalla nebbia! Siamo bagnati fradici, ma non demordiamo, arriviamo fino alla Cruz de la muerte e alla statua in bronzo a forma di scarpone, simboli dei pellegrini. Qui vengono bruciati gli abiti logorati dal viaggio e i bastoni gettati nell’Oceano. Ora il Cammino, per loro, è veramente terminato. Su un cippo spicca la conchiglia gialla su sfondo blu: 0,00 km. Torniamo al pullman e per il pranzo ci fermiamo a Fisterra dove in un locale preparano paella per tutti, o quasi ….. Nel pomeriggio eccoci a Muxia; anche qui c’è un faro. Il vento forte non ci da tregua. Andiamo al Santuario de Nuestra Senora de la Barca, da dove si gode la vista della strepitosa costa. Sul sagrato, Carlo n° 2, inguaribile “play boy”, conversa e si fa fotografare con una ragazza di Parma, in viaggio da metà agosto. Vai Carlo, anche per oggi ti è andata bene! Dopo l’ennesima foto di gruppo, alcuni temerari si avventurano fra le rocce: pare che incastrando la testa in una cavità, l’emicrania svanisca; stessa cosa in un altro punto, per far sparire il mal di schiena. Lo scetticismo prevale ma, siccome nella vita tutto può accadere, i coraggiosi ipocondriaci della giornata si avventurano fra le rocce sfidando il vento. Sotto di loro le onde si infrangono, rendendo l’impresa ancora più ardita. Una piccola salita ci porta ad una piana dove si erge una scultura moderna denominata “A Ferida”, una lastra di roccia spezzata in due; è il monumento che ricorda il disastro ecologico avvenuto nel novembre del 2002 quando la nave Prestige si incagliò ed affondò col suo carico di greggio, proprio di fronte a dove ci troviamo noi. Grazie ad interventi sapienti e mirati, fortunatamente il patrimonio faunistico/ambientale è stato completamente recuperato. Con gli occhi ricolmi della bellezza che lo spettacolo di questo angolo di mondo offre a chi si avventura sino qui, riprendiamo il pullman e la strada del ritorno. Giunti a Negriera, un piccolo paese, l’autista accosta ai margini di una strada, scende e se ne và. Incuriosita, domando se sia successo qualche cosa: niente di tutto questo, mi viene detto, è semplicemente andato a casa sua a recuperare il cellulare e salutare la moglie. Immagino la stessa scena in una via di Milano ! Ci fermiamo a Ponte Maceira a vedere i resti di un antico mulino e un ponte romano sul fiume Tambre. Siamo giunti al termine di questa intensa giornata, ma per noi donne non è finita, abbiamo un solo pensiero: sistemare i capelli che il vento e la pioggia di oggi ci hanno scapigliato!

12° giorno – Martedì 7/10/2008 – SANTIAGO DE COMPOSTELA / MADRID
Oggi per noi sarà giornata di marcia di trasferimento, ci aspettano 600 km. perché dobbiamo arrivare sino a Madrid. Sono le ore 7 del mattino, sta piovendo forte e così è stato per tutta la notte. Le gocce di pioggia che scendono qui, a Santiago, sembrano “lacrime” versate da San Giacomo, dispiaciuto per la nostra partenza. A noi gli addii non piacciono, abbiamo in cuor nostro il desiderio di poter ritornare qui, in un’altra occasione e quindi, San Giacomo, alle tue “lacrime” noi replichiamo con la nostra speranza. Il buio attanaglia ancora i nostri mezzi e comprendiamo la difficoltà di Vitto, capocolonna, di guidarci sotto una pioggia incessante, con i fastidiosi fari delle macchine che provengono in senso opposto e trovare il percorso esatto da seguire. Quando si è soli, non si conoscono le strade e si sbaglia direzione, non c’è nessun problema, si fa inversione di marcia e si riprende il percorso da seguire. Nel viaggio in colonna, invece subentra la difficoltà per chi conduce il gruppo; in questo caso un’inesattezza di Vitto, comporterebbe un’inversione di marcia per 15 mezzi, magari in un tratto a rapido scorrimento e con scarsa visibilità. Sono le ore 8,30, inizia finalmente a fare chiaro e la tensione nella guida si può allentare. La pioggia, quella no, non allenta la sua morsa. Nella monotonia del viaggio, qualche chiacchiera ci tiene compagnia e così Tonino, ci suggerisce la ricetta per fare un’ottima crema pasticcera:

DOSI PER 1 LT. DI LATTE:
Scaldare il latte con 100 gr. di zucchero. Montare 12 tuorli con 400 gr. di zucchero. Aggiungere a pioggia 100 gr. di farina. Quando il latte prende il bollore unire il composto e rimestare fino a nuovo bollore stando attenti che non attacchi alla pentola.

Grazie Tonino, quando il grigiore novembrino metterà a dura prova il nostro umore, la tua ricetta per noi diventerà un toccasana. Abbiamo percorso 500 km. ed il nostro trasferimento prosegue sotto una pioggia incessante, ma non ci possiamo lamentare, è il primo giorno interamente piovoso del viaggio. La nostra visione spazia dalle montagne di pietra nera, a quelle con la terra rossa e argillosa, ai campi dorati. Sembrano quadri agresti. Alle ore 17,30 finalmente siamo giunti alle porte del campeggio “El Escorial” a Madrid. Ancora pochi minuti e saremo tutti sistemati.
Invece le manovre di posteggio sono durate più a lungo del solito in quanto, trattandosi di un campeggio immenso e super organizzato, abbiamo dovuto rispettare ordini e trafile a cui non eravamo abituati.
Vitto ci chiede ancora un po’ di pazienza e decide di fare subito la riunione. Pioviggina, dove ci possiamo radunare? Qualcuno lancia l’idea: nel locale lavastoviglie. Detto, fatto: siamo tutti riuniti esattamente sotto il cartello che indica: “Prohibido Reuniòn”. All’improvviso si apre la porta del locale, si affaccia un uomo che ci guarda meravigliato, sbarra gli occhi, rimane qualche istante pensieroso, accenna ad entrare, ma poi ci ripensa e se ne và. Chissà quale sarà stato il suo pensiero quando noi, vedendolo, ci siamo zittiti. Forse avrà pensato che stavamo progettando un ammutinamento nei confronti della “Signorina Rottermayer” delle reception. Riunione finita, tutti a riposare, domani avremo la mattinata libera, la visita al Monastero El Escorial è prevista per il pomeriggio.

13° giorno – Mercoledì 8/10/2008 – MADRID
Questa mattina non abbiamo appuntamenti o visite guidate; guardando dalla finestra del camper mi viene da sorridere, oggi c’è il sole e noi donne siamo affaccendate nei lavori più svariati: c’è chi fa il bucato, chi sta già stendendo, chi sbatte i tappetini, chi usa l’aspirapolvere, chi spazza il camper, ma gli uomini, dove sono? Gentilmente messi alla porta in quanto “figure ingombranti” all’interno del camper, i nostri mariti chiacchierano fra loro di squadre di calcio, alzano il cofano motore e controllano chissà cosa, aprono gli sportelli dei garage per vedere come è stato attrezzato lo spazio interno, ecc. In poche parole fanno “tanto fumo e niente arrosto”, cioè parole, parole, parole e non producono nulla, mentre noi ci stiamo ammazzando di lavoro!!! A dire il vero, però, uno fra loro che si sta dando da fare c’è: è Sergio che sta lavando i vetri del suo camper e non può esimersi da tale compito in quanto, essendo l’ultimo della colonna, quando siamo in viaggio ci deve fotografare e se i vetri non sono più che puliti, fotografa anche la polvere. Mi domando, ma se non avesse questo incarico, sarebbe così interessato a fare il lavavetri? Nel primo pomeriggio, baciati da uno splendido sole e accarezzati dal vento, eccoci, insieme a Carmen, la nostra guida di oggi, al “Real Monasterio de San Lorenzo de El Escorial”; questo imponente complesso, voluto da Filippo II quale ex voto per la vittoria della battaglia di San Quintino combattuta contro i francesi il 10 agosto 1557, giorno di San Lorenzo, è stato un tempo residenza di villeggiatura riservata ai sovrani ed alle loro corti. La superficie di questo Monastero è di 40.000 mq. e per la sua costruzione lavorarono 2000 schiavi; qui visse per un anno e vi morì Filippo II, affetto dalla gotta, la malattia che lo tormentava. Dopo severi controlli, entriamo nel Patio dei Re dove possiamo vedere le statue dei sei re di Giudea e la basilica. Attendiamo il nostro turno e finalmente entriamo: passiamo attraverso sale con arazzi, con ceramiche, la sala del trono (senza trono). Al piano inferiore ammiriamo nella prima zona, dipinti della scuola spagnola e nella seconda, della scuola italiana. Ora è il Pantheon dei Re con le sue 7 camere sepolcrali, dalla più moderna alla più antica, ad attirare la nostra attenzione: infatti una delle primordiali funzioni dell’Escorial era quella di essere il luogo di sepoltura dei Re di Spagna e delle relative consorti. Degni di nota, il Pantheon degli Infanti (morti prima di giungere alla pubertà), fatto a forma di torta di marmo bianco con venti lati ed il sepolcro di Don Giovanni d’Austria. Carmen ci conduce alle Sale Capitolari: qui avvenivano le assemblee dei monaci che vivevano nel Monastero. Stupende le tele che possiamo ammirare e degne di nota, ma in particolare su una si concentra la nostra attenzione: “L’Ultima Cena” di Tiziano, sfortunatamente tagliata nella parte superiore ad ai lati per poterla far combaciare con la parete a cui era stata destinata nel Monastero. Di notevole importanza anche due tele del Tintoretto. Filippo II era un re molto colto e fece costruire all’Escorial una Biblioteca Reale alla quale diede molta importanza; oltre ai 4000 libri che già possedeva, ne aggiunse altri appartenenti a collezioni private. Oggi sono 40.000 i pezzi che si trovano in questa biblioteca, tra testi e manoscritti e noi abbiamo la fortuna di poterne apprezzare una parte. Il tempo a nostra disposizione per la visita purtroppo sta per scadere e dobbiamo, se pur a malincuore, lasciare questo Monastero. Cosa c’è di meglio di un supermercato per farci ripiombare nella nostra realtà? Ancora una volta torniamo ai camper carichi di borse ed in men che non si dica, ci ritroviamo seduti al tavolo del ristorante per una cena insieme. La serata si anima e Carlo viene affettuosamente fatto oggetto dell’attenzione di noi donne ricevendo un casto bacio da tutte, tranne da Annabella che si trovava in camper a prendere una bottiglia di liquore che Lorenzo gentilmente voleva far assaggiare agli amici. Al suo ritorno Annabella viene immediatamente informata del gravoso compito che l’attendeva; per non essere lasciata sola, viene pure invitata la cameriera e, con la scusa che la mia foto non è stata scattata da Luciano, mi rimetto nuovamente in fila anch’io. Le macchine fotografiche si scatenano nuovamente per l’occasione. Allegro, frastornato e soddisfatto per la bella e sincera manifestazione di affetto, Carlo vorrebbe riguadagnare il suo posto, ma Sergio lo blocca perché anche lui vuole dargli un bacio. La scena non è delle migliori! Le risate di questa sera vanno ad aggiungersi a quelle dei giorni precedenti che, sommate insieme, fanno di questo viaggio un tipico esempio di sincera, allegra e spontanea amicizia e allora …… forza amici, il viaggio continua e noi siamo più compatti che mai!

14° giorno – Giovedì 9/10/2008 – MADRID
Sono le ore 9,30 e con il pullman siamo diretti a Madrid; arriviamo in piazza di Spagna dove fanno bella mostra di sé il monumento a Cervantes, Don Chisciotte e Sancho Panza; qui abbiamo l’appuntamento con Carmen, la guida di ieri che, per il momento, ci fa conoscere la città con un giro turistico in bus. Le cose che ci illustra sono tante: il Palazzo Reale, che in seguito visiteremo, la Cattedrale, la piazza delle Ambasciate con le sue fontane, la piazza d Atocha con la fontana dei carciofi, l’Auditorio. Quando arriviamo alla Stazione Vecchia scendiamo ed andiamo a vedere il simpatico ed originale monumento alle cose smarrite. Qualcuno vorrebbe “dimenticare” la moglie ma, come dice Carlo, l’uomo “nella sua infinita bontà” non lo farebbe mai. E meno male, replichiamo noi, ci devono solo provare!!! Riprendiamo il nostro giro in pullman: vediamo il giardino botanico, il Prado, la porta di Alcalà, piazza Cibale con un’altra fontana (proveniente dall’influenza araba è l’uso delle fontane), l’Ufficio delle Poste, il Broodway Spagnolo, cioè il quartiere dove si trovano cinema e teatri, la torre di Madrid un grattacielo bianco e “La Cubana”, un teatro cubano dove si fanno gli scherzi agli ignari spettatori; noi giriamo continuamente la testa a destra e a sinistra nella speranza di vedere tutto e memorizzare il più possibile. Indaffarati sono pure i nostri fotografi che avendo a disposizioni posti liberi sul pullman, cambiano continuamente sedile. Quando passiamo da piazza Colombo vediamo che fervono i preparativi per i festeggiamenti che si terranno fra due giorni, il 12 ottobre, anniversario della scoperta dell’America. Ultimato il giro in pullman, la nostra meta è il Palazzo Reale, un tempo sede della corte di Filippo II, distrutto da un incendio nel 1734 e ricostruito da Filippo V. Oggi è occasionalmente usato per cerimonie ufficiali in quanto la famiglia reale si è trasferita da parecchi anni nel Palacio de la Zarzuela. Al suo ingresso saliamo lo scalone principale, passiamo le sale degli alabardieri e ci ritroviamo nella sontuosa sale del Trono, dalla tappezzeria in velluto cremisi e dal magnifico soffitto affrescato dal Tiepolo. Passiamo il salone Gasparini, dal soffitto decorato a stucchi, e proseguiamo attraverso stanze dai vari colori, dalle magnifiche porcellane, dalla ricca argenteria, dagli orologi, dagli arazzi. Di notevole importanza i cinque violini Stradivari tuttora utilizzati in occasione di concerti e feste da ballo. Un’occhiata dalla finestra ad uno dei sette cortili, quello dell’armeria, e siamo nuovamente fuori. Arriviamo in Plaza Mayor dove spicca la statua di Filippo II. La piazza ha grandiosi edifici dipinti di color ocra e abbelliti da balconi di ferro battuto ma, ciò che maggiormente attira la nostra attenzione, è la Real Casa de la Panaderia dalla facciate completamente affrescata. E’ ora di pranzo ed il bel sole invita a sederci ai tavolini dei bar per gustare qualche specialità. Il gruppo si divide, non senza aver prima fotografato gli originali artisti immobili che “decorano” la piazza. Siamo nuovamente in pullman, ripercorriamo le strade di stamattina e per la gioia degli sportivi, passiamo davanti allo Stadio del Real Madrid, il tempio del calcio spagnolo: El Estadio Santiago Bernabéu, da non confondere con lo Stadio dell’Atletico Madrid. La nostra meta, ridiscesi dal pullman, è la Plaza de la Puerta del Sol, una piazza dalla forma semicircolare e sempre affollata. Quando i madrileni parlano del centro della città, intendono proprio questa piazza, dove per terra su un marciapiede, si trova il chilometro zero cioè “origen de las carreteras radiales”. La statua dell’Orso e del madrono (corbezzolo) sono il simbolo della città di Madrid ed anche un elemento ornamentale di questa piazza. Molto ambita dai turisti la foto accanto al monumento; anche noi non abbiamo resistito al richiamo del simpatico orso quindi, un attimo di pazienza, e poi “cheese”. Ciao Madrid, città cosmopolita che accogli persone che provengono dai più diversi luoghi del mondo, anche noi oggi abbiamo voluto testimoniare la nostra presenza e domani potremo raccontare la tua moderna dinamicità. Per concludere la giornata non poteva mancare la riunione seguita dal solito rinfresco, questa volta offerto da Rosi e Irma. All’immancabile “cin cin”, Maria intona una canzoncina che diventa il “tormentone” della serata; veniamo tutti contagiati e pur di cantare i brindisi si sprecano. E’ bello e piacevole vedere che questo viaggio organizzato in modo così superlativo da Vitto e Nirvana, oltre ad offrire una parte culturale e religiosa, è riuscito a creare il clima giusto tra persone che non si conoscevano e che forse nemmeno immaginavano di poter formare un gruppo così coeso.

15° giorno – Venerdì 10/10/2008 – MADRID / BARCELLONA
Alle ore 7 in punto, non un minuto prima in quanto il guardiano ci aveva avvisato che la sbarra avrebbe funzionato da quell’ora (siamo al camping El Escorial !!!), inizia la nostra ultima marcia di trasferimento: questa sera saremo a Barcellona. Fortunatamente non piove; il traffico è intensissimo e per uscire da Madrid impieghiamo un’ora e mezza. Ogni tanto Carlo ci delizia tramite CB con la musica di Glenn Miller. I chilometri da fare oggi sono tanti, oltre 600, ed ogni tanto è bello spezzare la monotonia del viaggio. Attraversiamo la Mancha e siamo ad un’altitudine di 1026 metri. Che informazioni precise ci vengono segnalate dai compiuters di bordo! Vitto ci informa che fino a dopo Saragoza saremo sulle mesetas , poi lungo la strada che ci porterà a Barcellona, avremo inevitabilmente molte discese da fare. In questa zona, la Mancha, non essendoci montagne, il vento soffia molto forte: ecco spiegato il perché dei mulini di Don Chisciotte. Il sole oggi ci ha abbandonato; chi invece ci tiene compagnia sono le enormi sagome di tori che ogni tanto incontriamo lungo il percorso. Non vedendo le pale eoliche girare, chiediamo a Carlo i riflessi sulle condizioni climatiche e lui di rimando, risponde: “Brutto segno”. Non è esattamente quello che noi volevamo sentirci dire. Con i potenti mezzi messi a nostra disposizione dalla moderna tecnologia, cioè i cellulari, fortunatamente ci arriva la notizia positiva che a Barcellona c’è il sole. Questa è musica per le nostre orecchie. Le strade che portano a Saragoza, ci presentano dei paesaggi brulli, ma incantevoli per i colori. Data l’approssimarsi dell’ora di pranzo, Vitto ci comunica il menù di domani sera, facendo venire l’acquolina in bocca a chi oggi si dovrà accontentare di un pasto frugale. Percorriamo la tangenziale di Saragoza, fortunatamente senza traffico (ne abbiamo avuto abbastanza di quello di stamattina). In queste zone vengono spesso girate scene di film, tra i quali “Balla coi lupi” e film sulle crociate, in quanto c’è in vigore una legislazione speciale che permette ai produttori di pagare meno certi diritti. E’ ormai pomeriggio, il viaggio procede bene e, per la cronaca, alle ore 15.15 passiamo il meridiano di Greenwich. Ci dirigiamo verso Tarragona ed in lontananza vediamo il mare della Costa Dorada. Vitto ci comunica che il nome del nostro campeggio è “Tre Stelle”quindi, dopo Compostela, il nostro viaggio prosegue ancora sotto l’insegna delle stelle. Piano piano ci avviciniamo alla nostra meta ed è già visibile che stiamo passando dalla sobrietà del nord alla cementificazione del sud. Dopo nove ore di viaggio, finalmente arriviamo a Castelldefels al campeggio “Tre Stelle” che, per nostra piacevole sorpresa si trova in riva al mare. In serata, dopo la riunione, ci scambiamo gli indirizzi, visioniamo alcune foto di precedenti viaggi e poi in spiaggia a sentire il rumore del mare e a vedere le luci delle barche di pescatori. La quiete, la tranquillità, il mare infondono in noi una sensazione di benessere che cancella anche l’ultimo residuo di fatica e ci prepara ad un sonno ristoratore. Domani, la visita a Barcellona, sarà per noi l’ultima intensa giornata insieme, poi le strade si divideranno: ogni equipaggio avvierà il motore del camper e tornerà alla propria casa, alla propria quotidianità, alla vita di sempre.

16° giorno – Sabato 11/10/2008 – BARCELLONA
Alle ore 8,30 con il pullman partiamo alla volta di Barcellona, ultima tappa del nostro tour. Arrivati al punto d’incontro con la guida, lei non c’è. Aspettiamo con ansia di vedere il suo aspetto, così Carlo potrà tornare a casa con una piacevole immagine. Quando Vitto si mette a parlare con un uomo e si dilunga, le speranze di Carlo svaniscono e subentra la delusione: ebbene sì, la nostra guida di oggi si chiama Emilio, bravo, preparato, esperto in materia, ma pur sempre Emilio! Oggi il tempo è bellissimo e la giornata è calda, nel nostro viaggio fortunatamente non abbiamo conosciuto “la nuvoletta di Fantozzi”. La guida sale sul pullman ed il nostro giro turistico può così iniziare: vediamo Piazza di Spagna, il Palazzo dell’Esposizione del 1929, il Palazzo Reale col suo Museo d’Arte, la porta d’ingresso al villaggio Spagnolo, il villaggio olimpico, costruito in occasione del giochi Olimpici del 1992; per la sua realizzazione gli architetti hanno rispettato in pieno l’impatto ambientale: Emilio ci fa notare che le scale mobili non sono neppure visibili. La città ora risulta più moderna, più dinamica, più pulita. Arriviamo al mirador di Montjuic (“montagna ebraica” – un tempo vi sorgeva un cimitero). Da questa collina che domina il centro città vediamo spiccare in lontananza l’imponente sagoma della Sagrada Famiglia, il monumento più visitato di tutta la Spagna. Ci sparpagliamo a vedere il panorama, ma Vitto ci richiama subito all’ordine: “foto di gruppo, forza, ci siamo, dov’è la bandiera, Tonino ! ”. Immediatamente mi raggiunge Irma, colei che io affettuosamente chiamo “la mia sorella bandiera”, perché mi aiuta sempre ad aprire lo zaino, estrarre il sacchetto con il nostro cimelio e ripetere l’operazione all’inverso. Naturalmente, per questo suo impegno, io le ho promesso una lauta ricompensa alla fine del viaggio!!! Dopo il “rompete le righe”, chiediamo ad Emilio informazioni circa una scultura rappresentante persone in cerchio, che si prendono per mano, con le braccia alzate: simboleggiano la sardana, un tipico ballo di gruppo della Catalogna, dalla musica tranquilla. Esaudita la nostra curiosità, ripartiamo. Andiamo verso il porto, lungo 6 km. e quindi ci dirigiamo verso il Forum, la parte nuova di Barcellona, una vasta area di sviluppo urbano dove spiccano alberghi e condomini affacciati sul mare. Sembra inverosimile credere che prima del 2004, di questo imponente complesso non esisteva nulla. Durante il tragitto in pullman, Emilio ci da moltissime e svariate informazioni nozionistiche: una simpatica è che nel 1848 il treno viaggiava ad una velocità considerata proibitiva per quell’epoca: 45 km. all’ora e la popolazione si chiedeva preoccupata se fosse possibile al corpo umano sopportare quella velocità. Attraversiamo piazza della Gloria e passiamo vicino all’imponente torre Agbar dalla cima tondeggiante: costruita 5 anni fa per conto dell’architetto Jean Nouvel, ha la particolarità che alla sera le sue luci cambiano colore. Proseguiamo e percorrendo il Paseo de Gracia iniziamo ad “assaggiare” il personalissimo stile di Gaudì attraverso due palazzi: Casa Batllò e Casa Mila. La prima interamente restaurata, anche negli arredi interni, per conto della famiglia Josè Batllò y Casanovas, la seconda, conosciuta come la Pedrera (cava di pietra), iniziata nel 1905 e terminata cinque anni dopo. Arriviamo finalmente alla Sagrada Famiglia che è ritenuta il capolavoro di Gaudì, anche se non portato a termine a causa della sua improvvisa morte. Delle tre facciate previste, la Natività, la Passione, l’Ascensione, l’artista riuscì a realizzare in vita solo la prima, così grandiosa e perfetta che può essere considerata un edificio autonomo. Emilio ci fa osservare che la facciata è divisa in tre portali: quello della Speranza, della Fede, della Carità completamente rivestiti da gruppi scultorei. Noi tutti ascoltiamo con attenzione le parole della nostra guida, osserviamo ogni piccolo dettaglio che ci viene proposto, rimanendo sempre più estasiati da tanta bellezza e perfezione. I lavori per completarne l’opera proseguono ininterrottamente e si prevede saranno ultimati tra il 2020 ed il 2030: noi abbiamo deciso all’unanimità che ci torneremo con Vitto e Nirvana. Da fonti ufficiali era prevista la celebrazione della prima Messa nel 2008, ma siamo ormai ad ottobre e la data quasi certamente slitterà. Vicino alla Sagrada Famila, e schiacciata dalla sua maestosità, sorge la chiesa Parrocchiale. Come sempre vorremmo soffermarci ancora a lungo ad osservare, ma un’altra delle opere più belle di Gaudì ci attende: il Parco Guell. Nel 1900 l’artista ricevette l’incarico da parte di Eusebio Guell, di costruire in piena libertà di espressione, un quartiere residenziale di circa sessanta abitazioni, nella zona chiamata “Montana Pelada”. Purtroppo, malgrado le più rosee previsioni, l’esperimento fallì; il comune di Barcellona nel 1922 lo trasformò in parco pubblico, quello che noi ci accingiamo a visitare. La prima cosa che ci colpisce in questa che si può definire città-giardino, è la sala Hipòstila formata da 84 colonne, alcune addirittura inclinate, che avrebbe dovuto ospitare un mercato. Sopra questa sala c’è una panca rivestita di piastrelle, è il Banc de Trencadìs, che corre lungo l’intero perimetro. La casa con le guglie che si scorge sulla destra, Emilio ci spiega che è la casa Museo Gaudì, dove l’artista visse per la maggior parte dei suoi ultimi venti anni, dal 1906 al 1926; nel suo interno sono conservati mobili da lui stesso disegnati. Avrei tanto desiderato poter entrare, penso mentre mi allontano, ma le cose che vedo mi distolgono dal pensiero: scenografiche scalinate arricchite da fantasiose fontane, facciate in ceramica, tetti ricurvi e la famosa salamandra dove con un po’ di pazienza, riesco a farmi fotografare insieme a qualche amica del gruppo. Per il pranzo siamo liberi; passeggiando per la Rambla, la via più celebre di tutta la Spagna o come qualcuno l’ha definita ”la più bella del mondo”, ci rendiamo conto del perché di questo vocabolo: rambla = torrente, cioè torrente di persone. Qui si affacciano uno dopo l’altro bar, ristoranti, negozi: un chilometro e mezzo di teatro all’aperto rallegrato da spettacoli di saltimbanchi e giocolieri. Belle, ma per me inimitabili, le statue viventi: il drago, il soldato americano, la morte, il cinese, ecc. ecc. Impossibile non soffermarsi a cinguettare con gli uccellini racchiusi nelle loro gabbiette o ad ammirare i chioschi multicolori dei fiorai! A metà della Rambla, ci imbattiamo in una struttura in ferro battuto: è la scenografica entrata alla Boqueria, il più antico mercato alimentare della città, dove fanno bella mostra di sé piramidi di frutta secca, cesti di frutta esotica colorata, pile di pesci, formaggi dalle mille qualità, carni freschissime e così via in una miriade di colori e sapori che fanno venire l’acquolina in bocca. Noi, ovviamente, non ci siamo sottratti al richiamo delle invitanti vaschette di frutta. La visita a questa vivace città è proseguita anche nel pomeriggio, sempre con l’ausilio della nostra guida che, prima di portarci alla Cattedrale, ci mostra nientemeno che un murales di Picasso. Nel duomo non ci può accompagnare, pertanto ci da qualche suggerimento su cosa vedere al suo interno. Passeggiamo infine per piazza Reale (nel sottosuolo ci sono resti romani), piazza San Giacomo dalla quale è visibile un piccolo ponte che unisce due case e che richiama il ponte del Sospiri di Venezia, il quartiere ebraico e la chiesa San Filippo Neri. Un po’ affaticati per l’intensa giornata, ma soddisfatti, salutiamo Emilio, ci complimentiamo di nuovo con lui per la sua ottima preparazione e ci concediamo un po’ di tempo per fare acquisti, prima di recarci al Ristorante Caracoles (lumache) dove questa sera festeggeremo la chiusura del nostro viaggio. Alle ore 19,30 puntualissimi come sempre, facciamo il nostro ingresso nel locale: lo stile è tipico aragonese, le pareti sono per metà ricoperte in ceramica ed il restante spazio è tappezzato da foto incorniciate di personaggi illustri. La serata trascorre all’insegna della solita allegria e dei “cin cin”, che ormai hanno caratterizzato questo viaggio. Vitto e Nirvana, con estrema cortesia, donano ad ognuna di noi ed a Carlo una magnifica rosa. Per contro noi offriamo a Nirvana una composizione floreale, come ringraziamento per l’ottimo lavoro svolto nella preparazione di questo tour e come “ braccio destro” di Vitto. Anche Carlo, non è stato dimenticato in questa serata finale, a lui ho voluto dedicare, a nome di tutti quanti, queste rime:

Una sera d’ottobre
nel mio camper pensavo
al bel viaggio intrapreso
dalla francia a santiago

a Madrid, Barcellona
due citta’ da scoprire
e alle cose da fare
prima di ripartire

poi non so come mai,
il pensiero e’ cambiato
ed e’ giunto, vagando,
a un amico trovato

silenzioso, discreto,
ma se c’e’ l’occasione
“encantada” e una foto
son per lui una passione

certo Carlo, sei tu,
beh, l’avevi capito,
tu il n° 2,
tu il vice di Vitto

un amico prezioso,
un filosofo nato,
grazie per i consigli
che ci hai dispensato

ed allora col cuore
Carlo noi ti diciamo :
“anche se tu sei single
noi, con te, bene stiamo !!!


La serata ha concluso il nostro viaggio, ma non la voglia di stare insieme e di fare gruppo, così, appena giunti in campeggio, Giovanni a tutto volume ci ha fatto sentire il disco “Io Vagabondo”, cantato dall’indimenticabile Augusto e diventato a tutti gli effetti l’inno ufficiale de “La Granda”. Le nostre voci si sono diffuse per tutto il campeggio ed hanno suggellato la nostra amicizia. Pochi minuti dopo, il rumore delle porte dei camper che si chiudevano, il silenzio che ne è seguito, le luci che ad una ad una si spegnevano, mi hanno creato un velo di malinconia che solo la certezza di aver fatto nuovi amici, ha potuto cancellare.

17° giorno – Domenica 12/10/2008 – BARCELLONA
Sono le ore 8 del mattino e malgrado ieri sera abbiamo fatto un po’ tardi, siamo già vispi, arzilli ed affaccendati ad imbandire il “tavolo dei saluti”. E sì, ci vogliono i dolcetti per cancellare l’amarezza della chiusura del nostro viaggio! Ho la vaga idea che ogni occasione sia buona per mettere a tacere la nostra coscienza, di fronte ad una fetta di torta gentilmente offerta da qualcuno. E’ noto a tutti che la dieta inizia sempre di lunedì, quindi da domani non ci saranno più scusanti ed allora, dopo il discorso e gli inevitabili saluti di Vitto, i vassoi si svuotano. Tazze fumanti di the e caffé fanno da contorno. Anche se qualche battuta innesca delle risate e sembra prolungare il tempo d’attesa, sappiamo tutti che ci dobbiamo salutare e così tra un bacio ed un abbraccio, cala il sipario su questo magnifico viaggio. Qualcuno è subito partito, altri si sono soffermati ancora qualche giorno, noi ed altri due equipaggi non avendo potuto usufruire della nave per il ritorno, abbiamo allungato di qualche ora il nostro viaggio, dirigendoci verso il Monastero di Montserrat, citato anche nel libro “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafòn, suggeritoci da Emilio, la guida di ieri. A questo punto cos’altro aggiungere? Io da parte mia posso solo manifestare entusiasmo per come è stato condotto il tour e gioia per i luoghi di fede che abbiamo visitato insieme e che mi hanno trasmesso una pace interiore; mi auguro che questa pace sia stata condivisa da tutti gli amici che mi hanno tenuto compagnia durante questo percorso di fede. E la conoscenza? Anche questa era parte integrante del nostro viaggio. Certamente due città come Madrid e Barcellona avrebbero meritato più tempo per poterle apprezzare, ma ciò che conta è che il “seme “ è stato gettato, sta a noi, se vogliamo, farlo crescere, ritornando in questi luoghi. Vorrei concludere questa mia cronaca rivolgendomi a tutti gli equipaggi: se deciderete di leggere queste righe e il ricordo del bellissimo viaggio insieme vi procurerà qualche emozione, rallegratevi perchè potrete essere fieri di dire ……“ Io c’ero ! ”.
A chi invece non ha avuto la fortuna di essere “dei nostri”, posso solo augurare che la nostra esperienza diventi uno stimolo per intraprendere in futuro un viaggio “ Tra fede e conoscenza ”.

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