Per
la seconda volta, quest’anno, il mio camper è
pronto ad affrontare le strade della Spagna. La primavera
scorsa è stata la volta dell’Andalusia, ora toccherà
a Lourdes, Santiago de Compostela, Madrid e Barcellona. Le
mie aspettative sono tante, ma so già in partenza che
non saranno disattese in quanto il viaggio è organizzato
da Vitto e Nirvana Carion, per me eccellenti organizzatori.
E allora, pronti, partenza via …..
1°
giorno – Venerdì 26/9/2008 – CARCASSONNE
L’appuntamento
è fissato in mattinata al “ Campèole Camping
de la Citè” a Carcassonne, in Francia. Il campeggio
è molto bello ed ogni piazzola è delimitata
da siepi. Siamo 15 equipaggi, in quanto all’ultimo momento
una coppia ha disdetto il viaggio per gravi motivi famigliari.
Alla riunione fissata da Vitto ci siamo tutti e desiderosi
di conoscerci. Sorteggio per il numero di colonna, presentazione
da parte di ognuno di noi, individuazione del fotografo ufficiale,
Tonino e del cameraman Lorenzo e per finire il rinfresco offerto
da Nirvana, l’occasione giusta per fare amicizia. La
giornata è bellissima e il sole ci tiene compagnia:
il viaggio parte sotto i migliori auspici. Nel pomeriggio,
passeggiata a piedi a Carcassonne, dove veniamo raggiunti
dalla guida, Antonella, brava e a detta di Carlo, che la segue
come un’ombra, “beautiful”. Visitiamo “la
Citè”, con le sue doppie mura di cinta, le trenta
torri e il castello comitale, purtroppo non visitabile per
questione d’orario. Entriamo nella Cattedrale di San
Nazario e San Celso dalle magnifiche vetrate che Antonella
ci aiuta a interpretare. Prima di salutare tutti noi ed in
particolar modo Carlo, ci allieta con la leggenda di Madame
Carcas e del maiale buttato dalla torre per ingannare i Franchi
che assediavano la città. La cena è a base di
specialità tipiche francesi che deliziano il palato
di tutti. Sulla strada del rientro, le macchine fotografiche
immortalano il magnifico e affascinante spettacolo di Carcassone
illuminata. Peccato dover lasciare un posto così incantevole
che esalta la fantasia, ma domattina ci aspetta una levataccia:
la partenza è prevista per le ore 6,45 !!!
2° giorno – Sabato 27/9/2008 – CARCASSONNE
/ LOURDES
Alle
6,45 siamo tutti svegli ed arzilli !!! Sarebbe la stessa cosa
se ci dovessimo recare sul posto di lavoro ? Fuori è
ancora notte e poche sono le finestre illuminate delle case
che vediamo. I nostri mezzi, all’uscita dal campeggio,
allineati uno dietro all’altro, sembra si facciano il
“passa parola” di fare il minor rumore possibile
per non disturbare la gente che ancora riposa. Questa sera
saremo a Lourdes e siamo tutti un po’ emozionati nell’attesa
di vedere la grotta nella quale 150 anni fa “la Signora”
apparve a Bernadette Soubirous. Alla prima pausa caffé,
Carlo ci delizia con un argomento che crea immediatamente
due schieramenti opposti: “ i pregi degli uomini sono
sempre visti come difetti da parte delle donne “. Apriti
o cielo! Naturalmente dopo un dibattito appassionato, ognuno
è rimasto della propria opinione. Chissà perché
gli uomini non vogliono mai capire il nostro punto di vista!
Il viaggio prosegue tranquillamente. Anche se nascosti da
un po’ di nebbia, sulla nostra sinistra avvistiamo i
Pirenei (ricordate la signorina Macabei, della famosa canzone
di Natalino Otto? Alla domanda “ Dove sono i Pirenei?”
rispondeva “Professore, lo dica lei io non lo so”.)
Finalmente vediamo il cartello Lourdes che ci indica che siamo
arrivati alla meta. Parcheggiamo i camper al campeggio “Le
Plein Soleil”, piccolo, ma con dei bellissimi servizi
posti su una terrazza che sovrasta i nostri mezzi. Alle ore
15 arriva il pullman che ci porta vicino al Santuario. Per
prima cosa ci rechiamo alla grotta e siamo anche fortunati
perché le persone in fila non sono molte. Che emozione
trovarci nel punto dove apparve la Madonna e poter toccare
l’acqua che ancora oggi sgorga tra i massi! Proseguendo
nel programma stabilito, il nostro itinerario prevede “Il
Cammino del Giubileo” che consiste in quattro tappe:
la chiesa parrocchiale dove è stata battezzata Bernadette,
il “cachot” dove ha abitato la famiglia Soubirous,
la Grotta (dove noi ci troviamo) ed infine l’oratorio
dell’ospizio dove Bernadette fece la Prima Comunione.
Essendo un percorso abbastanza lungo che si snoda per la città,
non tutti i partecipanti del nostro gruppo se la sentono di
affrontarlo, ma noi ci incarichiamo di completare le loro
insegne con le quattro etichette adesive, come ricordo del
cammino effettuato. Al termine di tutto, alcuni di noi visitano
la casa paterna di Bernadette, nella quale sono visibili,
tra le varie cose, il suo abito da battesimo ed il letto nel
quale dormiva, posto vicino alla finestra a causa dell’asma
che l’affliggeva. Momento toccante della giornata ed
atteso da tutti, è stata la fiaccolata che si è
svolta di sera. Migliaia di persone, provenienti da diversi
paesi, accomunati dalla stessa fede, ad intonare : ”Ave,
Ave, Ave Maria”. Sicuramente deve essere uno spettacolo
unico la visione, dall’alto della terrazza della Basilica,
di migliaia di candele accese. Anche se la serata è
un po’ fredda, in sei decidiamo di non rientrare in
campeggio con il pullman, ma di partecipare alla Santa Messa
delle ore 23, celebrata nella grotta ed in italiano. Tanta
la gente malgrado il clima non proprio favorevole; molti i
disabili ai quali sono andate le nostre preghiere (la settimana
successiva alla nostra visita alla Madonna, un giornale locale
ha riportato la notizia della riacquistata vista da parte
di una donna). Il rientro al campeggio è avvenuto in
taxi , dopo un’estenuante attesa di circa un’ora.
All’ una di notte, disturbando il meno possibile, si
sono chiuse le porte di tre camper, ma si sono aperte le nostre
speranze che, chi soffre, possa ricevere l’aiuto dalla
“Signora vestita di bianco”.
3° giorno – Domenica 28/9/2008 – LOURDES
/ RONCESVALLES
Anche
stamane lo “spirito di sacrificio” prevale sul
desiderio di stare ancora un’oretta sotto le coperte.
Alle sette in punto il camper n° 1 esce dal cancello del
campeggio, seguito dal resto della colonna. La destinazione
è Roncesvalles. Percorriamo l’autostrada in direzione
di Pau, uscendo 20 km. prima di Hastingues , ci spiega Vitto,
si trovano la storia del percorso per arrivare a Compostela,
una statua in bronzo raffigurante Santiago ed un museo che
potremmo vedere in una prossima occasione. All’uscita
dall’autostrada ci dirigiamo a St. Jean Pied de Port;
siamo ancora in Francia, ma tra 7 km. varcheremo il confine,
la Spagna ci attende! La giornata è splendida ed essendo
ormai “tutti svegli”, Vitto ci rammenta la storia
dell’Orlando Furioso. Incontriamo il primo pellegrino
in bicicletta che porta ben visibile il simbolo della conchiglia
e subito dopo il primo pellegrino a piedi. Dal punto dove
ci troviamo dovranno percorrere ancora 870 km. prima di arrivare
alla meta! Per avere diritto all’ospitalità nei
vari ostelli ed al timbro sulla credenciale, il pellegrino
che sta effettuando il percorso a piedi, dovrà camminare
ogni giorno per almeno 10 km. Completato il libretto, al suo
arrivo a Santiago, presso l’Ufficio del Pellegrino,
gli verrà rilasciata la tanto sospirata e meritata
Compostela. Salutiamo entrambi ed arriviamo al parcheggio
di St. Jean Pied de Port, il luogo dove si radunavano i pellegrini
provenienti da Parigi. Passeggiando, attraversiamo il paese,
ammiriamo le belle case a graticcio, l’ “Esprit
du Chemin” con gli scarponi appesi al muro, curiosiamo
nell’Ufficio del Pellegrino dove stanno apponendo alcuni
timbri, e finalmente arriviamo alla Porte St. Jacques. Non
ci rimane altro da fare che l’immancabile foto di gruppo
e augurarci reciprocamente “Buen Camino”, frase
simbolo che i pellegrini si scambiavano esattamente nel luogo
dove noi ci troviamo. Riprendiamo il percorso con i nostri
camper e finalmente arriviamo in Spagna, siamo nella Navarra,
a 18 km. da Roncesvalles. La strada inizia a salire e tra
un panorama e l’altro ci ritroviamo al Camping Urrobi.
Nel pomeriggio il pullman ci accompagna a Ibaneta dove incontriamo
la guida, Katia. Con lei vediamo il monumento dedicato ad
Orlando e la moderna cappella di San Salvador che sorge vicino
alle rovine del celebre Monastero che fungeva da punto di
ristoro per i pellegrini; la campana che, esattamente dove
ci troviamo noi, guidava i dispersi nei giorni di nebbia si
conserva nella chiesa di Santiago a Roncesvalles, ultimo appuntamento
della visita guidata. Siamo sul Camino e dopo un tratto di
strada sterrata di circa 2 km. in discesa, arriviamo alla
Real Collegiata, risalente al 1200 e che rappresenta il fulcro
dell’intero complesso di edifici di Roncesvalles. La
chiesa, in stile gotico, è dedicata a Santa Maria ed
al suo interno si trova un busto della Madonna Addolorata
che ha le lacrime fatte di diamanti. Katia ci spiega che tutti
i pomeriggi avviene la benedizione ai pellegrini provenienti
da tutto il mondo, e sarebbe stato bello potervi assistere.
Usciamo e ci rechiamo al chiostro, parzialmente crollato nel
1600 a causa di una forte nevicata, e ricostruito nel 1800.
La nostra guida lo definisce non bello ma funzionale, con
tegole in piombo per far scivolare la neve e con un pavimento
in mosaico fatto con pietre di fiume. Adiacente al chiostro
si trova l’antica sala capitolare, con la sua volta
decorata di stelle; al suo interno la statua di Sancho il
Forte, fondatore della Collegiata. Visitiamo il museo che
è piccolo, ma contiene pezzi importanti: oggetti artistici,
gioielli, manoscritti e paramenti liturgici. Degni di nota
due dipinti: “Trittico della Passione “ di El
Bosco e “Sacra Famiglia” di Luis de Morales. A
Katia ora si affianca una guida spagnola, Susanna che ci mostra
il Sillo di Carlomagno o Cappella dello Spirito Santo. Innalzata
sopra una grotta, era destinata alla sepoltura dei pellegrini
deceduti e dei quali si vedono ancora resti di ossa. Questo
sillo attualmente ospita le tombe di coloro che hanno vissuto
in questo luogo. Gli abitanti che popolano ancora il paese
sono veramente pochi: 25 più 5 preti. La nostra visita
si conclude alla chiesa di Santiago, detta anche chiesa dei
pellegrini, che è l’edificio meglio conservato
di Roncesvalles. Nel campanile funziona ancora la vecchia
campana del Monastero di San Salvador di Ibaneta, i cui resti
abbiamo visto all’inizio della nostra visita pomeridiana.
La chiesa risale al XII secolo ed era una tra le prime chiese
che si incontravano lungo il cammino francese. Al termine
della visita, Carlo è stato più che fortunato
perché questa volta aveva due guide da poter salutare
e dire “encantado”. Prima di ritornare al pullman,
Katia ci conduce a vedere un ostello dove trovano riposo i
pellegrini. Ci accolgono nei vialetti, lunghe file di panni
stesi e ragazzi sorridenti che ci salutano. Noi ci avviciniamo
ed osserviamo quello che alcuni di loro stanno facendo: con
un aggeggio degno delle nostre nonne, strizzano i panni appena
lavati. Simpaticamente ci fanno provare a girare la manovella
e, naturalmente tra una risata e l’altra, ci “scappa”
pure una foto. Da una porta a vetri di un ostello, osserviamo
una camerata con i letti a castello, ma il buonsenso ed un
cartello ci invitano a non entrare. Questa volta dobbiamo
proprio tornare al pullman che ci sta aspettando per tornare
al campeggio. In serata riunione con Vitto che, come al solito,
ci informerà sulla tappa successiva.
4°
giorno – Sabato 29/9/2008 – RONCESVALLES / ESTELLA
Pochi
minuti prima delle 8, usciamo dal campeggio e con nostra grande
sorpresa troviamo la nebbia. Questa mattina siamo diretti
a Pamplona. La strada si inerpica per poi ridiscendere, mostrandoci
suggestivi paesini pieni di storia. Vitto ci spiega che a
Zubiri ( in basco significa “Paese del ponte”),
c’è per l’appunto un ponte detto “della
Rabbia”, in quanto, secondo la tradizione, se gli animali
domestici vi passavano sotto e si bagnavano con l’acqua,
guarivano da tale malattia o sarebbero rimasti immuni. Il
nostro viaggio prosegue verso la meta, ma giunti in città
alla ricerca del parcheggio programmato, a causa delle strade
nuove costruite ultimamente, il navigatore non riconosce.
In nostro aiuto intervengono due motociclisti della Guardia
Civil che ci fanno strada fino al parcheggio. Giusto il tempo
di parcheggiare, che arrivano gli addetti al posteggio che
ci informano che ce ne dobbiamo andare. Sul camper n°
1 sale Katia, la guida di ieri che ci terrà compagnia
anche oggi; tramite informazioni avute da alcuni operai addetti
alle strade, ci guida ad un altro parcheggio. Siamo alla periferia
di Pamplona e pertanto per recarci in centro, dobbiamo prendere
l’autobus n° 11. Per il biglietto non c’è
problema, si fa a bordo. Appena giunti a destinazione, Katia
ci mostra il monumento alla corsa dei tori, El Encierro. Questa
manifestazione, detta Fiesta de San Firmin, si svolge ogni
anno dal 7 al 14 luglio e consiste in una corsa frenetica
da parte dei “mozos” davanti ai tori, lungo un
percorso che si snoda per 825 metri tra le strade del centro
di Pamplona e per un tempo non superiore ai tre minuti. L’arrivo
è in Piazza dei Tori. Qui, la corrida, si svolge solo
in questi giorni. Naturalmente le domande a Katia sono state
tante, ma quella che la maggior parte di noi voleva porle
è il perché dei fazzoletti rossi che gli uomini
annodano attorno al collo. La risposta che forse non ci aspettavamo,
è stata: “In memoria di San Firmino che è
morto decapitato”. Proseguiamo il nostro cammino ed
arriviamo alla Piazza del Castello, al Chiosco dove tutt’ora
suonano musica, alla Piazza del Municipio con le due statue
Giustizia e Prudenza poste ai lati dell’edificio, alla
fontana di Santa Cecilia o degli Australiani, alla Cattedrale,
che non visitiamo. Malgrado il traffico di queste strade,
che non ci concede distrazioni a causa dei lavori attorno
alla cattedrale, la nostra attenzione cade su degli scheletri
che alcuni addetti stanno riportando alla luce. Proseguiamo
andando prima alla fontana San Giuseppe, dove ammiriamo la
cattedrale omonima, l’unica con facciata gotica, e quindi
al belvedere, dove si vede chiaramente il sentiero che percorrono
i pellegrini prima di entrare nella cattedrale e farsi apporre
il timbro. Salutiamo Pamplona, i suoi tori e riprendiamo l’autobus
11 che ci riporta al parcheggio. Nel pomeriggio con i camper
ci dirigiamo verso Puente la Reina, punto cardine del passaggio
lungo il Cammino. La sua importanza la si deve al ponte romao
sul fiume Arga, scandito da sei archi, eretto nell’
XI° secolo per facilitare, come già accennato,
il transito ai pellegrini. Tonino ci scatta una bellissima
foto posizionandosi su un altro ponte, posto di fronte al
punto dove ci troviamo. Ci dirigiamo verso la Calle Mayor
ed entriamo a visitare la Chiesa di Santiago dove si custodisce
una magnifica statua in legno dell’Apostolo, con il
bastone del pellegrino, comunemente conosciuta come Santiago
el Beltza (“nero” in lingua basca), per lo stato
in cui versava quando fu ritrovata in un angolo della chiesa.
Sulla strada del ritorno, arrivati al Puente de los Peregrinos,
Luciano, seguendo una antica tradizione, propone di attraversare
il ponte a piedi scalzi e le nostre estremità vengono
immediatamente immortalate da impietose macchine fotografiche.
Ripartiamo con i nostri camper e, nemmeno il tempo di renderci
conto di essere al campeggio Lizzarra di Estella, che già
ci ritroviamo seduti sul pullman che ci porta in paese. La
nostra visita pomeridiana è alla Chiesa San Pedro de
la Rùa. Al termine della lunga scalinata ci attende
la guida, Begona, una simpatica ragazza che, malgrado non
parli la nostra lingua, si fa capire benissimo. La chiesa,
affiancata da un imponente torre, è la più antica
della città e risale al XII secolo. Al suo interno
spiccano un crocefisso stile romanico e la cappella di Sant’Andrea
con una copia del reliquario precedentemente rubato. Bello
il chiostro in stile romanico che, nonostante la parziale
distruzione avvenuta nel 1500, conserva due gallerie con notevoli
capitelli, che Begona ci spiega uno per uno, su cui sono rappresentate
storie di Cristo e dei Santi. Salutiamo la simpaticissima
guida che aveva già fatto un mezzo pensierino di trasferirsi
a Bellano, sul lago, ma siccome siamo gelose, il nostro Carlo
ce lo teniamo tutto per noi! I viveri scarseggiano (ma non
siamo partiti da pochi giorni?), quindi sosta d’obbligo
al supermercato Sabeco di Estella. La giornata si conclude
con la consueta riunione di Vitto, in campeggio, tenuta sotto
il tendone del locale adibito a ritrovo. Peccato non averci
pensato prima: i bellissimi tavoloni si prestavano ad una
cena tutti insieme. Pazienza, capiterà l’occasione.
Nirvana ci vizia con dolcetti e bibite. Al termine della serata,
buonanotte per tutti, tranne che per alcuni curiosi, interessati
a vedere le foto scattate in questi giorni dal nostro bravo
fotografo ufficiale Tonino. Sergio mette a disposizione il
suo computer e tra una chiacchiera e l’altra la serata
si conclude felicemente.
5°
giorno – Martedì 30/9/2008 – ESTELLA /
BURGOS
Alle
ore 8, sempre puntuali come degli orologi svizzeri, lasciamo
il campeggio. Siamo diretti ad Irache dove, si dice, esista
l’unica fonte dalla quale sgorgano l’acqua ed
il vino. Dopo un iniziale scetticismo, nasce in me la curiosità.
Malgrado sia mattino e in orario relativamente presto per
assaggiare il “nettare d’uva”, volontari
per recarsi alla Bodegas Irache spuntano come funghi. Ecco
svelato il mistero della fonte con acqua e vino: è
una cantina che offre ristoro ai pellegrini lungo il cammino,
per ritemprare le forze, lo spirito ed affrontare rinvigoriti
le tappe successive. Soddisfatti, i nostri uomini si lasciano
immortalare accanto al cartello che indica dove si trova la
Fuente de Vino e va detto, che sono tutti molto allegri. In
attesa dell’apertura della chiesa e del monastero, facciamo
conoscenza con un gruppo di disabili che viaggiano in pullman
ed a piedi con gli accompagnatori e sono diretti a Santiago
di Compostela. Caffé per riscaldarci e finalmente entriamo
a visitare la chiesa, stile romanico, del XII secolo. Ciò
che maggiormente attira l’attenzione di tutti è
una piccola ma impressionante statua rappresentante Gesù
crocefisso con le gambe stranamente incrociate. Visitiamo
il monastero che risale al X secolo ed è uno dei più
antichi complessi benedettini di Navarra. Prima della fondazione
di Estella, i pellegrini transitavano di qui, dove si trovava
uno dei principali ospizi. Il chiostro conclude la nostra
visita. Ripartiamo e transitando per Los Arcos e Torres del
Rio, ci dirigiamo verso Logrono, lasciamo la Navarra ed entriamo
nella provincia di Rioja, accolti da parecchi nidi di cicogne;
purtroppo in questa stagione sono vuoti. Giunti a destinazione,
scopriamo che nel parcheggio ci sono dei personaggi strani.
Vitto tranquillizza tutti e così andiamo a visitare
la città. Arriviamo alla Rùa Vieja e ci soffermiamo
ad ammirare l’imponente gruppo scultoreo rappresentante
Santiago Matamoros con la spada sguainata contro i musulmani,
posto in una nicchia sovrastante il portale d’ingresso
della Iglesia de Santiago. Fuori dalla chiesa, in una piazzetta,
notiamo che sul pavimento c’è rappresentato il
gioco dell’oca con riferimento al cammino di Santiago.
Vitto e Tonino si cimentano, sostenuti dal tifo di tutti noi.
Il vincitore? Il n° 1, Vitto, per quanto riguarda il gioco,
ma per la simpatia con la quale ha accettato la sfida abbiamo
proclamato Tonino vincitore a pari merito. La nostra visita
a Logrono prosegue; entriamo nella cattedrale di Santa Maria
de la Redonda in stile tardobarocco. Eretta nel XV secolo,
è stata restaurata ed ampliata tra il 1600 e il 1700.
All’interno, protetto da una cassaforte, è visibile
un dipinto su tela rappresentante il Calvario che alcuni storici
attribuiscono a Michelangelo. Terminata la visita, pranzo
libero e l’appuntamento è al parcheggio. Con
largo anticipo sull’orario previsto, partiamo alla volta
di Santo Domingo della Calzada (San Domenico della strada),
un Santo vissuto sino all’età di 90 anni e sepolto
nella prima cappella che troveremo entrando nella chiesa.
Alle ore 16, in perfetto orario sul tabellino di marcia, parcheggiamo
i camper in una strada sterrata ed a piedi ci avviamo alla
cattedrale. La mia attenzione si posa nuovamente sui nidi
vuoti delle cicogne. In occasione del viaggio in Andalusia
del mese di aprile/maggio ero riuscita a vedere anche i cicognini
e per me, amante degli animali, aveva rappresentato uno spettacolo
affascinante. Subito dopo un’altra immagine mi colpisce:
quattro pellegrini camminano lungo il ciglio della strada
e affiancato ad uno di loro, con il passo stanco, un cagnolino.
In quel momento ho immaginato Santiago, appoggiato al suo
bastone, strizzare l’occhio alla bestiola ed accennargli
un sorriso di incoraggiamento. Entriamo nella cupa e grandiosa
cattedrale, ma siamo alquanto curiosi di vedere il gallo e
la gallina che vivono in una gabbia con il fronte di vetro,
situata davanti all’ingresso della cripta. La leggenda
narra di un giovane tedesco accusato del furto di un calice
d’argento che una ragazza, da lui respinta, gli aveva
messo nella borsa a sua insaputa e per questo reato, condannato
ingiustamente all’ impiccagione. Quando la madre disperata
chiede aiuto a Santiago, lui la rassicura dicendole che il
ragazzo è ancora vivo. I genitori, giunti dal governatore
per chiedere spiegazioni, si sentono rispondere “che
il giovane era vivo come il gallo e la gallina che stava per
mangiare”. A quel punto i due animali saltano dal piatto
e si mettono a starnazzare. Ecco il motivo del curioso pollaio
costruito nella cattedrale. Tornati ai camper, partiamo alla
volta di Burgos: il nome di questa città è legato
a quello del mitico eroe della riconquista cristiana della
Spagna, Ed Cid, originario di Burgos e le cui spoglie riposano
nella cattedrale. Saltiamo Belorado per mancanza di tempo,
ma Vitto ci dice che sarebbe un paese da visitare. Sarà
per un’altra volta. Cambiamo regione ed entriamo nella
Castiglia-Leòn. Vediamo i Montes de Oca, un tempo infestati
da lupi e briganti, per questo molto temuti dai pellegrini
che spesso venivano uccisi. Stiamo scollinando, siamo ad un’altezza
di 1150, sono le 19 di sera ed abbiamo ancora il sole negli
occhi. Dal punto di vista dell’ora legale abbiamo circa
un’ora in più di luce. Attraversiamo le mesetas,
che sono delle alture e finalmente dopo aver subito il “supplizio”
del sole che acceca, arriviamo a Burgos al campeggio Fuentes
Blancas dove sembra che per un disguido, non risultiamo prenotati.
Vitto entra prontamente in azione e senza che noi ci accorgiamo
di nulla, tutto si risolve per il meglio. Questa sera niente
riunione e pertanto ci ritroviamo al bar del campeggio, ma
l’aria è irrespirabile: in Spagna è ancora
permesso fumare nei locali pubblici perciò, a malincuore
….. tutti a dormire!
6°
giorno - Mercoledì 1°/10/2008 – BURGOS
Questa
mattina c’è un rilassamento generale: gli uomini
fuori a chiacchierare, le donne a pulire e sbattere tappeti.
Il pullman è previsto per le ore 9,30. Arrivati a Burgos,
l’appuntamento è all’Arco de Santa Maria:
visto in lontananza appare come una bellissima immagine, perché
dietro si vedono spuntare le guglie della cattedrale. Siamo
in attesa della guida e siccome tutti tifiamo per Carlo, ogni
bella ragazza che passa con libri sottobraccio o fogli in
mano, è oggetto della nostra attenzione: sarà
lei Nicolette? Le aspettativa di Carlo si infrangono in un
attimo: arriva Nicol, un maschio col pizzetto. Bravo, preparato,
ma sempre maschio. Che ci sia lo zampino di Vitto in questo
equivoco? Quando ci avviamo, Carlo anziché essere il
primo del gruppo, passa in fondo con il viso imbronciato.
Noi lo capiamo ed ha tutta la nostra solidarietà! Per
prima cosa, entriamo a visitare la cattedrale, capolavoro
gotico, dalla magnifica facciata, le cui guglie gemelle, dell’altezza
di 84 metri e circondate da una miriade di pinnacoli, vennero
aggiunge nel XV secolo. Appena varcato l’ingresso, ci
rendiamo conto del perché questa cattedrale risulta
iscritta dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale
dell’Umanità. La guida ci fornisce innumerevoli
notizie sulla cattedrale e commenta ogni cosa che vediamo:
il coro, il sepolcro del vescovo Mauricio, fondatore della
chiesa, la tomba sotto una volta stellata di El Cid e della
moglie, la pala d’Altare Maggiore, la scala dorata del
1520, opera di Diego de Siloé e così via, sino
ad arrivare ad un dipinto “La Maddalena”, che
alcuni studiosi attribuiscono a Leonardo da Vinci, ma pare
sia di un suo allievo. Breve visita al chiostro con le tombe
medievali, murales di El Cid con il suo bellissimo destriero,
opera di Candido Perez, plastico della cattedrale e frastornati
da tanta bellezza, torniamo al pullman che si dirige alla
Certosa di Miraflores a circa 4 km. da Burgos. Al suo interno
una magnifica pala d’altare (retablo), un mausoleo in
alabastro a forma di stella dove riposano i genitori di Isabella
la Cattolica e la tomba del fratello morto a 14 anni, l’infante
Alfonso, realizzati da Gil de Siloé. Prima di uscire
dalla Certosa, ci avviciniamo al banco dove vendono cartoline,
rosari souvenirs e Bruno trova quello che fa per lui: la cartolina
del suo Santo omonimo, San Bruno che a suo dire lo rappresenta.
Sarà vero? Chissà Gabriella cosa ne pensa. Preferiamo
non approfondire l’argomento per non nuocere alla serenità
familiare. Torniamo nuovamente a Burgos, foto di gruppo e
l’appuntamento per tutti è previsto per le ore
16. Dopo una veloce visita al supermercato, siamo nuovamente
tutti in campeggio. Prima della cena Vitto ci raduna per una
breve riunione al termine della quale Carlo e Rita offrono
un dolce comprato a Logrono. Naturalmente si sa come vanno
queste cose: qualcuno affetta un po’ di salame, altri
aggiungono al buffet freddo acciughe, olive, sott’aceti,
formaggio, pane, vino. Data l’ora, attorno ai tavoli
si forma subito un gruppo di “pellegrini affamati”.
Allora Vitto, per non perdere l’abitudine, prende in
pugno la situazione: tutti in fila dal n° 15 al n°
1, uomini a sinistra, donne a destra e Nirvana pronta a dare
il via alle coppie che devono accaparrarsi al buffet il maggior
numero di cose in un tempo massimo controllato da Vitto. E
così, da una fetta di dolce cortesemente offerta, ne
è uscita una cena per tutti. Naturalmente il miglior
contorno della serata è stata l’allegria. Purtroppo
il calar della sera ci ha fatto rientrare nei nostri camper,
ma questo simpatico momento comunitario è servito a
rafforzare maggiormente l’amicizia che si era già
creata fra tutti noi.
7° giorno – Giovedì 2/10/2008 –
BURGOS / LEON
Alle
ore 8 rombano i motori: è un sottofondo musicale per
fare gli auguri a Carmen che compie gli anni e per festeggiare
i nonni: in Italia oggi è la loro festa. Auguri a tutti
! La giornata è bellissima e vediamo spuntare l’aurora.
La strada che percorriamo è intervallata da paesini
che sono sorti lungo il cammino. Il paesaggio è brullo
per mancanza di vegetazione, i campi hanno il classico colore
dorato e gli alberi le prime foglie rosse. Nell’insieme
l’immagine è gradevole. Col trascorre del tempo,
confermiamo l’impressione che abbiamo avuto alla partenza:
una splendida giornata accompagnerà il nostro viaggio.
Ora ci troviamo in piena mesetas (che sarebbero gli altopiani
dove in estate si coltivano grano e cereali); qui ci sono
delle fortissime escursioni termiche durante le stagioni,
cioè caldissimo o freddissimo. Ci fermiamo per fare
delle fotografie e delle riprese cinematografiche. Lorenzo
si mette subito all’opera, mentre Tonino sale addirittura
sul tetto del suo camper per meglio fotografare. Ebbene sì,
dobbiamo ammetterlo, abbiamo al seguito dei veri professionisti.
Passiamo accanto alla collegiata di Castrojeriez e ci fermiamo
al cippo che indica la provincia di Palencia. Caffé,
dolcetti (come siamo viziati!) e proseguiamo il viaggio: faremo
a piedi il tratto da Boadilla a Fromista, circa 5 km. Il nome
Fromista deriva da frumento, un cereale che abbonda in questa
zona. Eccoci giunti a Boadilla e ancora una volta ci accoglie
un nido vuoto di cicogna, posto sulla cima di un campanile.
Osservandolo, mi è sembrato di veder scritto in cielo:
“Benvenuti, noi siamo partite per lasciare il posto
a voi che arrivate in questi luoghi”. In attesa di organizzarci,
perché per vari motivi non tutti faranno il percorso
a piedi, per non perdere l’abitudine sbocconcelliamo
del pane acquistato alla “Panaderia” viaggiante,
cioè un camioncino che fa tappa nei vari paesini. Alle
ore 11,35 ci mettiamo in marcia con lo spirito che anima i
pellegrini. Un gregge di pecore ci segue per un tratto di
strada e poi ci lascia: ora siamo veramente soli con i nostri
intimi pensieri. ………. Alle ore 13, dopo
un’ora e mezzo di cammino, arriviamo al parcheggio di
Fromista dove ci attendono gli amici che non hanno fatto il
percorso. I mariti, riaccompagnati, tornano a prendere i camper
e raggiungono noi mogli che nel frattempo ci facciamo fotografare.
Titolo dell’ “opera” : “Donne in attesa”.
Pausa pranzo e di nuovo a scoprire cose nuove ed interessanti.
Questa volta però non siamo molto fortunati, la chiesa
di San Martin, monumento romanico castigliano del 1076, considerato
un vero gioiello artistico, è chiusa per restauro.
Delusi ci accontentiamo di ammirarla esternamente. Siamo nuovamente
in viaggio e ci dirigiamo verso Carrion de Los Condes, che
apprezziamo solo tramite un bellissimo mosaico realizzato
su un muro. Dal finestrino osservo che sopra i paracarri ci
sono dei sassi lasciati dai pellegrini al loro passaggio.
Lungo questo tratto di strada che stiamo percorrendo della
lunghezza di circa 15-20 km., durante l’estate la Guardia
Civil passa in continuazione a vigilare, in quanto non c’è
un posto dove i pellegrini possano fermarsi a riposare o dissetarsi.
Il loro compito è pertanto quello di portare acqua
o se necessario assistenza. In cielo le nuvole ci avvisano
di una perturbazione in arrivo, ma il nostro esperto meteo,
Carlo, ci rassicura e noi gli crediamo. Avvistiamo il cartello
di Leon e finalmente alle ore 19 arriviamo a Villadangos al
campeggio Camino de Santiago. Giusto il tempo di parcheggiare
che già ci ritroviamo per la solita riunione al termine
della quale, all’unanimità, decidiamo di cenare
insieme, fare una bella tavolata, festeggiare Carmen e cantarle
“Tanti auguri”. Giuseppe ed Irma non ceneranno
con noi per motivi di salute, ma ci raggiungeranno più
tardi. Fra di noi ci sono delle ottime cuoche che ci viziano
con riso ai tartufi e ottime pastasciutte. Una serata così,
avranno pensato Lucia e Tonino, merita una bella cioccolata
con la panna e con grande sorpresa di tutti, arriva nel più
bello della serata, un fumante pentolone. Che squisitezza,
roba da leccarsi i baffi! Risate, canti, tanta allegria e
gli apprezzati dolci offerti da Carmen per il suo compleanno,
completano il tutto. Siamo proprio una bella compagnia di
amici che ha voglia di divertirsi stando insieme!
8°
giorno – Venerdì 3/10/2008 – LEON
Sempre
puntuali! Questo sembra il motto che cerchiamo tutti di fare
nostro, anche se a volte qualche minuto di ritardo ci può
stare. Dopotutto non va dimenticato che stiamo facendo una
vacanza. Questa volta con noi manca Carlo dell’equipaggio
n° 4 in quanto ha un problema al camper e dopo un consulto
tra l’equipe di super esperti del nostro gruppo, la
diagnosi è stata: fusibile o batteria. Avranno ragione?
Carlo, che sicuramente si fida del responso (?!?), preferisce
recarsi ad un’officina della Renault; ci raggiungerà
più tardi a Leon con i mezzi pubblici. La nostra guida
di stamane per la visita della città si chiama Camino,
proprio come il Camino di Santiago. Non è giovanissima,
ma ha un’ottima preparazione ed una vasta cultura, supportata
da due lauree. Inizialmente facciamo il giro della città
in pullman, nota positiva in quanto questa mattina l’aria
è fredda e c’è anche un po’ di vento
che proviene dalle montagne della Sierra Cantabrica. Scendiamo
e per recarci alla cattedrale passiamo davanti alla casa Botines
(1893), (meglio conosciuta come “il palazzo di Gaudì”)
di fronte alla quale spicca una statua del famoso architetto
rappresentato seduto su una panchina con un libro tra le mani.
Arrivati alla cattedrale, costruita in stile gotico, non possiamo
che condividere la definizione di “Pulchra Leonina”,
per la sua bellezza e la sua leggiadria, come affermato anche
da Papa Giovanni XXIII in occasione di una sua visita quando
ancora non era salito al pontificato. Una frase detta sempre
dal futuro pontefice a proposito della solennità di
questo luogo e che ha colpito le nostre menti è stata:
“Ho visto più vetro che pietra, più luce
che vetro, più fede che luce”. Incuriositi da
queste affermazioni entriamo nella cattedrale e veramente
non possiamo che fare nostre le parole di Angelo Roncalli.
Il retablo, le vetrate, il rosone dalle dimensioni eccezionali,
le numerose cappelle, il presepe fiammingo del 15° secolo,
la solennità della Cappella della Vergine del Cammino,
patrona di Leòn, dove in inverno viene celebrata la
Santa Messa, ci lasciano veramente estasiati. Vorremmo poterci
soffermare maggiormente, ascoltare ancora altre spiegazioni
da Camino, ma come sempre ci dobbiamo accontentare perché,
se vogliamo vedere tante cose, dobbiamo suddividere il tempo
in modo equo. Chissà, forse un domani, potremo rivedere
tutte le belle cose che questo viaggio ci sta offrendo e approfondirle
per conto nostro. La visita alla città di Leòn,
detta “ la Svizzera spagnola”, prosegue. Andiamo
alla Real Basilica di San Isidoro, di epoca ancora più
antica della cattedrale ed in stile romanico spagnolo. Entriamo
al Panteòn Reale, una cripta sotterranea, dove attualmente
si trovano, scampati dalle razzie di Napoleone, i sarcofagi
di re, regine e membri reali. In questo portico funerario,
così è chiamato, sono dipinti sulle volte e
sulle arcate, scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Purtroppo l’Annunciazione è stata distrutta per
aprire una porta ed accedere al Monastero! Per il valore artistico
di queste opere che conservano il colore originale, mi sembra
più che appropriata la definizione: “Cappella
Sistina della pittura romanica”. Molto bello e pregevole
anche un calendario agricolo dipinto su una volta. Usciamo
in piazza San Isidoro, che era un Vescovo ed una grande mente
paragonabile al nostro Leonardo da Vinci, e ci addentriamo
tra le bancarelle del mercato medievale. Danze, balli, personaggi
strani intrattengono il pubblico. Ci vorremmo fermare, ma
data l’ora, ci avviamo al Ristorante Parador San Marcos,
dove abbiamo il pranzo prenotato, rassicurandoci nel frattempo
che le bancarelle non vengano chiuse durante le ore pomeridiane.
Il Ristorante è lussuoso, il menù pregiato dall’antipasto
al dolce. La portata che ci ha fatto maggiormente discutere
è stata una ottima crema di pomodoro e tonno con palline
di melone. Noi ce l’aspettavamo calda, Carlo ha persino
soffiato per paura di scottarsi; con grande sorpresa di tutti,
invece, era fredda. Terminato il pranzo siamo tornati al mercato
medievale ma, delusione, era l’ora della siesta e le
bancarelle erano coperte da teli. Per fortuna che ci avevano
assicurato l’apertura pomeridiana! Sappiamo che i mariti
hanno gradito l’inconveniente, in quanto i portafogli
sono rimasti chiusi, ma noi donne ci rifaremo in un’altra
occasione. Alle ore 17 il pullman ci riporta in campeggio.
Purtroppo Carlo, dell’equipaggio n° 4, non ci ha
potuto raggiungere a causa degli orari del bus. Dopo cena
ci ritroviamo tutti nel locale dove ieri sera abbiamo fatto
la tavolata. Questa volta c’è da festeggiare
il “non compleanno” del n° 2 Carlo. Cosa siamo
capaci d’inventarci pur di stare insieme, divertirci,
cantare, mangiare un dolcetto e fare un brindisi! Bravo Carlo,
a questo tipo di cose noi non ci sottraiamo mai. L’orologio
purtroppo non perdona e non possiamo fare tardi, domattina
per le 6.50 dobbiamo essere pronti per la partenza: Santiago
de Compostela ci aspetta.
9°
giorno – Sabato 4/10/2008 – LEON / SANTIAGO DE
COMPOSTELA
Levataccia!
Alle 6,50 la voce di Carmen, il n°15, la nostra scopa,
inizia a chiamare i camper. C’è ancora buio pesto,
praticamente è notte. Noi però, senza battere
ciglio, siamo seduti ai nostri posti, pronti a partire e rispondere
alla chiamata. Stamattina fa freddo, speriamo che il bel tempo
oggi sia nostro alleato. Il viaggio procede bene; sulla destra
scorgo un sentiero che viene percorso dai pellegrini; chiedo
pertanto a Nirvana se su questo tratto di strada è
passato suo figlio Marco quando ha fatto il cammino. La risposta
è affermativa; cerco allora d’immaginare cosa
si prova a sapere che il proprio figlio ha percorso esattamente
il sentiero che noi adesso stiamo osservando. Siamo sui monti
di Leon a 1221 metri di altitudine e fuori ci sono 2,5 gradi.
La nostra meta è Villafranca del Bierzo. Ancora una
volta Vitto ci suggerisce una cittadina da visitare in un’altra
occasione: Astorga, che vanta, tra le altre cose, un palazzo
progettato da Gaudì. Finalmente un po’ di bagliore,
è l’aurora. Le finestre ancora illuminate delle
case, fanno assomigliare questo magnifico spettacolo ai presepi
a luce ciclica (dall’alba alla notte fonda). Arriviamo
a Ponferrada, la nostra meta è il castello dei Templari
del XIII secolo, che dato l’orario mattutino è
ancora chiuso. Per compensare la delusione, facciamo la pausa
caffé in un bar pasticceria che ha dei meravigliosi
dolci e così “l’amarezza” se ne và.
Ripartiamo e attraversando il paese di Columbrianos ci rendiamo
conto di essere un’attrattiva: è sabato, c’è
molta gente per strada che, sorpresa per la colonna di camper,
ci saluta sorridendo. Procediamo verso Villafranca del Bierzo.
Per i campi si vedono contadini intenti a vendemmiare: significa
che in questa zona si produce un buon vino. Giunti a Villafranca,
entriamo nella chiesa di Santiago, molto importante per chi
effettuava il Cammino: infatti Papa Callisto VI° concedeva
il perdono ai pellegrini che non riuscivano a portare a termine
il viaggio per stanchezza o malattia. Gli stessi ottenevano
l’indulgenza concessa a Compostela, attraversando la
porta del Perdono. Entriamo nella chiesa dai bellissimo soffitti
a volta fatti in pietra. Incontriamo un pellegrino che ci
mostra la sua credenziale: è partito il 17 settembre
da Roncesvalles e percorre ogni giorno 20/30 km, sino a quando
la fatica glielo consente. Gli auguriamo di cuore “Buen
Camino” ed usciamo. Acquisti a la Bodega del Vino e
riprendiamo il viaggio. Facciamo un tratto di strada dove,
sulla nostra destra, c’è il sentiero percorso
dai pellegrini; ne vediamo parecchi dal passo stanco e affaticato.
I nostri CB tacciano, non ci sono domande, non ci sono commenti,
c’è solo il silenzio: è un modo per unirci
a loro e iniziare anche noi interiormente il nostro percorso
che tra poco faremo a piedi. Giunti nella Galizia, ci fermiamo
ad un parcheggio: percorreremo 4,5 km a piedi ed in salita.
Sono le ore 12,45 e prevediamo di arrivare alle ore 13,30
all’O Cebreiro, dove ci attenderanno gli amici che hanno
fatto questo tratto di strada in camper. Lungo il tragitto
incontriamo delle persone il bicicletta, con il viso stravolto
dalla fatica per la strada che sale, ma armati di una infinita
volontà. Finalmente scorgiamo il cartello che indica
“Alto do Cebreiro – altitud. 1300m.” : siamo
arrivati. Interessanti da vedere le “pallozas”,
tipiche case di montagna con muri in ardesia e tetti in paglia
di segale; qui uomini ed animali vivevano insieme. Entriamo
nella chiesa di Santa Maria, dove al suo interno è
conservata la statua di Santa Maria la Real, stile romanico,
purtroppo alterata da successivi strati di pittura. Nella
chiesa è custodito e venerato anche il famoso calice
del miracolo della trasformazione del pane e del vino in carne
e sangue di Cristo, avvenuto intorno al 1300. Il pranzo è
alla Taberna Moreno, dove ci viene servita la buonissima e
squisita “caldo gallego” cioè la minestra
del pellegrino; un piatto non basta, c’è chi
fa il bis ed il tris. A seguire braciole e ricotta con miele.
Per smaltire il pranzo, gli uomini tornano ai camper a piedi,
ripercorrendo a ritroso la strada, ma questa volta in discesa.
Noi donne, in attesa del loro arrivo, gironzoliamo in tutta
tranquillità per il paese. Riprendiamo il nostro viaggio
verso Compostela ed arriviamo a Portomarin. Nel 1963 il paese
venne inondato dalle acque del bacino e completamente sommerso.
Oggi, attraversando il ponte sul Rio Mino, proprio come stiamo
facendo noi, è possibile vedere ancora alcuni resti
di case che affiorano. Per mancanza di parcheggio ci accontentiamo
delle immagini che i nostri occhi hanno potuto velocemente
catturare. Proseguiamo ed iniziamo a vedere il primo”
hòrreo”, un piccolo granaio con feritoie per
far passare l’aria, che veniva costruito su delle alte
basi per tenere lontano gli animali. Portano il cima un pinnacolo,
una croce in segno di abbondanza, o entrambi i simboli. Ci
stiamo avvicinando a Santiago di Compostela, sono le ore 20,30
e c’è un tramonto mozzafiato con nuvole rosa
che dipingono il cielo. Vitto durante il tragitto ha chiesto
a chi lo desiderava, di esternare le intime emozioni riguardanti
questo viaggio spirituale a Compostela. Non dò seguito
a questo momento in quanto, chi ha condiviso questo viaggio
ed ha ascoltato le diverse ed emotive esternazioni, ha certamente
vissuto personalmente delle emozioni ed uno stato d’animo
che non sta a me descrivere. Arriviamo al camping As Cancelas
di Santiago di Compostela, si spengono i motori e finalmente
possiamo assaporare la gioia di essere giunti alla meta più
importante del nostro viaggio.
10°
giorno – Domenica 5/10/2008 – SANTIAGO DE COMPOSTELA
Il
gruppo stamane, ma solo inizialmente, si dividerà:
essendo il campeggio in periferia, alcuni di noi faranno una
passeggiata a piedi della durata di circa mezz’ora per
raggiungere la città, altri prenderanno l’autobus
n. 4 che li porterà in centro. Ci ricongiungiamo in
Praza do Obradoiro (opera d’oro) ed i nostri occhi sono
tutti puntati sulla facciata della Cattedrale, preceduta da
una scalinata seicentesca a doppia rampa. Un meraviglioso
suono di campane sembra darci il benvenuto. Un breve giro
per le strade attorno alla cattedrale, poi raggiungiamo l’entrata;
la folla è tanta e noi desideriamo assistere alla Santa
Messa stando possibilmente seduti. La fortuna ci assiste e
parecchi di noi si possono accomodare. Quando dall’altare
il sacerdote fa i nomi dei gruppi oggi presenti alla funzione,
anziché dire camperisti dice” campestri”,
ma Santiago certamente sa che si tratta di noi! Dopo la Santa
Messa deliziata dai canti di una suora dalla magnifica voce,
arriva il momento che noi tutti aspettiamo, assistere alla
cerimonia del “botafumeiro”, che è un incensiere
di ottone e argento del peso di 80 Kg. che, appeso alla corda
che pende dalla cupola,viene fatto oscillare da 8 uomini fino
a circa 50 cm. dalla volta del soffitto. E’ veramente
un’esperienza unica. La tradizione narra che l’incensiere
avesse lo scopo di nascondere il cattivo odore che regnava
nella cattedrale, a causa dell’elevato numero di pellegrini
che vi soggiornavano giorno e notte. Raggiungiamo poi la statua
di San Giacomo salendo sul retro dell’Altar Maggiore,
ed abbracciamo le sue spalle; questo è un rito che
eseguono i pellegrini dopo aver ricordato le persone che li
hanno aiutati lungo il cammino. Scendiamo nel piano interrato
e finalmente possiamo contemplare quella che è ritenuta
la tomba di San Giacomo che fu uno dei primi discepoli di
Gesù. Dopo aver evangelizzato la Spagna, subì
il martirio e venne decapitato a Gerusalemme nel 44 d.C. Narra
la tradizione che i suoi discepoli avrebbero trasportato le
sue spoglie in una barca di pietra dalla Terra Santa alla
penisola Iberica, in Galizia. Fu un eremita di nome Pelagio,
guidato da una stella (“campus stellae”, campo
della stella, Compostela) a ritrovare la tomba con le spoglie
del Santo e sui suoi resti venne edificata una chiesa, meta
immediata di pellegrini. Purtroppo la gente è tanta
e a venerare il Santo ci possiamo soffermare solo qualche
secondo, anche se la solennità del luogo richiederebbe
un maggior raccoglimento. A malincuore lasciamo la Cattedrale,
alle ore 16 abbiamo l’appuntamento con la guida. Per
prima cosa con il pullman facciamo un giro panoramico nei
dintorni della città: vediamo il Monte do Gozo o Monte
della Gioia, dove c’è una scultura commemorativa
della giornata mondiale della gioventù, celebrata da
Papa Giovanni Paolo II nel 1989, alla quale parteciparono
più di 400.000 ragazzi. Scendiamo dal pullman e facciamo
la foto ricordo accanto alla scultura. Nella enorme spianata
dove venne celebrata la Santa Messa, sono stati costruiti
dei padiglioni che attualmente ospitano i pellegrini. Terminato
il tour in pullman, a piedi percorriamo le vie di Santiago:
Praza das Praterìas, Praza da Quintana, vediamo il
Convento di San Francesco, la Facoltà di Medicina e,
tornati in Praza do Obradoiro, la guida ci spiega che l’Hostal
dos Reis Catòlicos (Hotel a 5 Stelle), che in origine
era un ospizio per poveri, ora è un lussuoso “parador”
che tuttavia garantisce gratuitamente 30 pasti al giorno ai
pellegrini. Sulla stessa piazza sorge l’elegante Pazo
de Raxoi, ora sede del municipio. Entriamo nuovamente nella
Cattedrale dalla porta antica o Portico de la Gloria; c’è
meno folla di questa mattina, ma il nostro percorso non può
durare a lungo, sta per iniziare la Santa Messa pomeridiana
e noi non vogliamo assolutamente disturbare la funzione. Un
ultimo saluto a Santiago ed usciamo. Cena al ristorante a
base di pesce e poi nuovamente in Praza do Obradoiro a vedere
la Cattedrale illuminata stando sdraiati per terra. La nostra
allegria contagia anche alcune turiste tedesche che Carlo,
il nostro n°2, prontamente stuzzica (ma se non conosce
una parola di tedesco?). Va bene fare le foto con le guide,
ma adesso anche con le turiste! Una serata del genere, una
piazza semideserta data l’ora, richiedono dei canti
e così spontaneamente partono dei cori che vanno da
“Io Vagabondo” sino ad arrivare all’Inno
Nazionale. Prima di lasciare la meravigliosa Cattedrale di
Santiago, dedichiamo alcune parole al Santo:
PENSIERO A SAN GIACOMO :
a te San Giacomo, protettore dei pellegrini, che sulle strade
per Compostela hai vegliato sui nostri mezzi e parlato ai
nostri cuori, in segno di devozione Ti offriamo la nostra
fede ed il nostro religioso silenzio.
Dopo qualche attimo di raccoglimento, anche la “Preghiera
del Camperista” nasceva spontanea dai nostri cuori per
poi diffondersi sommessamente nella piazza. Nel momento in
cui silenziosamente lasciavamo questo luogo, dentro di me
risuonavano queste parole:
Ciao
Santiago, per alcuni di noi la strada per arrivare a Te ha
rappresentato una tappa molto importante nella vita. Il tragitto
l’abbiamo percorso in camper, non abbiamo patito la
fatica dei pellegrini, ma i nostri animi ogni giorno ti cercavano.
Un segno indelebile è intimamente rimasto in noi e
a casa porteremo il messaggio che il sorriso dei ragazzi incontrati
per strada ci ha trasmesso: “Buen Camino”, un
cammino verso la fede.
Tornati al piazzale dei pullman, Carlo N°2, prima di salire
sul bus chiede all’autista se quello è il nostro:
risposta affermativa. Saliamo ed io mi siedo accanto al finestrino.
Dopo pochi istanti vedo Sergio che si sbraccia e mi fa cenno
di scendere; scherzosamente gli rispondo: “Sei matto,
sono così comoda qui, io non scendo”. Lui insiste
ed io, sorridendo e salutandolo dal finestrino, rimango tranquillamente
seduta fino a quando mi giunge voce che questo pullman è
diretto ad un albergo. Schizzo in piedi come una molla, Sergio
aveva ragione; nel frattempo era arrivato il nostro pullman
identico a quello sul quale eravamo saliti. Com’è
nato il problema? Semplice: al nostro arrivo c’era solo
un bus; inoltre avevamo ricevuto una risposta affermativa,
da parte dell’autista, alla domanda di Carlo. A questo
punto il dubbio sorge spontaneo: ma cosa gli aveva chiesto
Carlo in spagnolo? Non lo sapremo mai. La cosa buffa è
che noi saremmo stati accompagnati ad un hotel, magari a cinque
stelle, ma gli altri passeggeri sarebbero finiti in campeggio.
Non voglio immaginare le loro facce stralunate giunti alla
destinazione sbagliata! La serata ancora una volta finisce
allegramente, Sergio mi tartassa fino al campeggio e le risate
si moltiplicano. Felici e soddisfatti per tutto quello che
abbiamo visto e fatto in giornata, possiamo augurarci la buonanotte.
11°
giorno – Lunedì 6/10/2008 – FISTERRA e
COSTA DELLA MORTE
Alle
ore 9 siamo in pullman. Ci dirigiamo verso Noia e, meraviglia,
vediamo l’Oceano Atlantico; ora ci rendiamo conto che
siamo veramente lontani dalle nostre case. Sulla bandiera
del paese c’è il simbolo dell’arca perché,
narra la leggenda, qui a Noia approdò l’arca
di Noè. La nostra destinazione è Cabo Fisterra,
che ai tempi dei romani si pensava il luogo dove finiva la
terra. Anche se oggi è ritenuto il punto più
occidentale in cui termina il territorio spagnolo ed inizia
l’Oceano, il primato spetta a Cabo de la Nave, 5 km.
a nord. Un’altra leggenda della zona narra che Dio,
dopo aver lavorato sei giorni, il settimo giorno si riposò
ed appoggiò la Sua mano sulla costa occidentale della
Galizia, formando le baie più importanti del territorio,
quelle che costeggeremo oggi. Per il momento il sole non si
vede, in compenso fa la sua comparsa la nebbia dovuta al calore
del mare e della terra che si incontrano. Queste baie o rìas,
sono famose per le cozze e le ostriche ed infatti vediamo
tantissimi pescatori che pescano sul fondo con delle reti.
Sulle piattaforme sono visibili innumerevoli allevamenti.
La quantità del pescato è limitata in quanto
la pesca è regolamentata e per poterla effettuare occorrono
permessi speciali. Vediamo sulla spiaggia tanti gabbiani:
questo per i pescatori non è buon segno perchè
quando gli uccelli non volano, significa che non possono mangiare
perchè il pesce sta sul fondo a causa del brutto tempo.
Lungo il nostro percorso vediamo innumerevoli hòrreo
in granito o in legno che rappresentano una caratteristica
di questa terra galiziana. Alcuni sono considerati monumenti
storici e non si possono demolire. Ci fermiamo a Muros per
la sosta caffè. Il sole che ci ha tenuto compagnia
in questi giorni, proprio non si fa vedere e così portiamo
a spasso l’ombrello. Altra tappa del nostro percorso
odierno è Carnota, rinomata per la sua spiaggia lunga
8 km. e con sabbia bianchissima. Questo però non è
l’unico elemento che la rende famosa: qui si trova l’hòrreo
più lungo della Galizia, misura infatti mt. 34,5, risale
alla fine del XVIII secolo ed era di proprietà di un
curato che lo utilizzava per riporre le granaglie che gli
venivano offerte dai futuri sposi. La nostra foto di gruppo
davanti a questo hòrreo comporta un po’ di problemi
in quanto piove e gli ombrelli intralciano; ci bagnamo, ma
non rinunciamo ad immortalarci . Ripartiamo ed ora la pioggia
non ci da tregua. E’ veramente un peccato che questi
incantevoli luoghi, oggi non siano baciati dal sole. Passiamo
da Corcubion, il paese prima di Fisterra. Qui vicino a dove
transitiamo c’è il sentiero del Cammino: da Santiago
a Fisterra, la “fine del mondo” e quindi ultima
meta per i pellegrini, ci sono altri 90 km. da percorrere
!!! Eccoci, e anche se con il pullman, siamo finalmente arrivati
Cabo Fisterra. Il forte vento ed una fastidiosa pioggerellina
che neppure l’ombrello ripara, ci danno il benvenuto.
Arriviamo faticosamente al faro: Vitto ci dice che la sirena
che viene attivata quando c’è nebbia, ha un suono
lugubre. In occasione di una sua precedente visita, nonostante
fosse una splendida giornata di sole, la sirena emise il suo
caratteristico suono: dopo mezz’ora la zona era invasa
dalla nebbia! Siamo bagnati fradici, ma non demordiamo, arriviamo
fino alla Cruz de la muerte e alla statua in bronzo a forma
di scarpone, simboli dei pellegrini. Qui vengono bruciati
gli abiti logorati dal viaggio e i bastoni gettati nell’Oceano.
Ora il Cammino, per loro, è veramente terminato. Su
un cippo spicca la conchiglia gialla su sfondo blu: 0,00 km.
Torniamo al pullman e per il pranzo ci fermiamo a Fisterra
dove in un locale preparano paella per tutti, o quasi …..
Nel pomeriggio eccoci a Muxia; anche qui c’è
un faro. Il vento forte non ci da tregua. Andiamo al Santuario
de Nuestra Senora de la Barca, da dove si gode la vista della
strepitosa costa. Sul sagrato, Carlo n° 2, inguaribile
“play boy”, conversa e si fa fotografare con una
ragazza di Parma, in viaggio da metà agosto. Vai Carlo,
anche per oggi ti è andata bene! Dopo l’ennesima
foto di gruppo, alcuni temerari si avventurano fra le rocce:
pare che incastrando la testa in una cavità, l’emicrania
svanisca; stessa cosa in un altro punto, per far sparire il
mal di schiena. Lo scetticismo prevale ma, siccome nella vita
tutto può accadere, i coraggiosi ipocondriaci della
giornata si avventurano fra le rocce sfidando il vento. Sotto
di loro le onde si infrangono, rendendo l’impresa ancora
più ardita. Una piccola salita ci porta ad una piana
dove si erge una scultura moderna denominata “A Ferida”,
una lastra di roccia spezzata in due; è il monumento
che ricorda il disastro ecologico avvenuto nel novembre del
2002 quando la nave Prestige si incagliò ed affondò
col suo carico di greggio, proprio di fronte a dove ci troviamo
noi. Grazie ad interventi sapienti e mirati, fortunatamente
il patrimonio faunistico/ambientale è stato completamente
recuperato. Con gli occhi ricolmi della bellezza che lo spettacolo
di questo angolo di mondo offre a chi si avventura sino qui,
riprendiamo il pullman e la strada del ritorno. Giunti a Negriera,
un piccolo paese, l’autista accosta ai margini di una
strada, scende e se ne và. Incuriosita, domando se
sia successo qualche cosa: niente di tutto questo, mi viene
detto, è semplicemente andato a casa sua a recuperare
il cellulare e salutare la moglie. Immagino la stessa scena
in una via di Milano ! Ci fermiamo a Ponte Maceira a vedere
i resti di un antico mulino e un ponte romano sul fiume Tambre.
Siamo giunti al termine di questa intensa giornata, ma per
noi donne non è finita, abbiamo un solo pensiero: sistemare
i capelli che il vento e la pioggia di oggi ci hanno scapigliato!
12°
giorno – Martedì 7/10/2008 – SANTIAGO DE
COMPOSTELA / MADRID
Oggi
per noi sarà giornata di marcia di trasferimento, ci
aspettano 600 km. perché dobbiamo arrivare sino a Madrid.
Sono le ore 7 del mattino, sta piovendo forte e così
è stato per tutta la notte. Le gocce di pioggia che
scendono qui, a Santiago, sembrano “lacrime” versate
da San Giacomo, dispiaciuto per la nostra partenza. A noi
gli addii non piacciono, abbiamo in cuor nostro il desiderio
di poter ritornare qui, in un’altra occasione e quindi,
San Giacomo, alle tue “lacrime” noi replichiamo
con la nostra speranza. Il buio attanaglia ancora i nostri
mezzi e comprendiamo la difficoltà di Vitto, capocolonna,
di guidarci sotto una pioggia incessante, con i fastidiosi
fari delle macchine che provengono in senso opposto e trovare
il percorso esatto da seguire. Quando si è soli, non
si conoscono le strade e si sbaglia direzione, non c’è
nessun problema, si fa inversione di marcia e si riprende
il percorso da seguire. Nel viaggio in colonna, invece subentra
la difficoltà per chi conduce il gruppo; in questo
caso un’inesattezza di Vitto, comporterebbe un’inversione
di marcia per 15 mezzi, magari in un tratto a rapido scorrimento
e con scarsa visibilità. Sono le ore 8,30, inizia finalmente
a fare chiaro e la tensione nella guida si può allentare.
La pioggia, quella no, non allenta la sua morsa. Nella monotonia
del viaggio, qualche chiacchiera ci tiene compagnia e così
Tonino, ci suggerisce la ricetta per fare un’ottima
crema pasticcera:
DOSI PER 1 LT. DI LATTE:
Scaldare il latte con 100 gr. di zucchero. Montare 12 tuorli
con 400 gr. di zucchero. Aggiungere a pioggia 100 gr. di farina.
Quando il latte prende il bollore unire il composto e rimestare
fino a nuovo bollore stando attenti che non attacchi alla
pentola.
Grazie
Tonino, quando il grigiore novembrino metterà a dura
prova il nostro umore, la tua ricetta per noi diventerà
un toccasana. Abbiamo percorso 500 km. ed il nostro trasferimento
prosegue sotto una pioggia incessante, ma non ci possiamo
lamentare, è il primo giorno interamente piovoso del
viaggio. La nostra visione spazia dalle montagne di pietra
nera, a quelle con la terra rossa e argillosa, ai campi dorati.
Sembrano quadri agresti. Alle ore 17,30 finalmente siamo giunti
alle porte del campeggio “El Escorial” a Madrid.
Ancora pochi minuti e saremo tutti sistemati.
Invece le manovre di posteggio sono durate più a lungo
del solito in quanto, trattandosi di un campeggio immenso
e super organizzato, abbiamo dovuto rispettare ordini e trafile
a cui non eravamo abituati.
Vitto ci chiede ancora un po’ di pazienza e decide di
fare subito la riunione. Pioviggina, dove ci possiamo radunare?
Qualcuno lancia l’idea: nel locale lavastoviglie. Detto,
fatto: siamo tutti riuniti esattamente sotto il cartello che
indica: “Prohibido Reuniòn”. All’improvviso
si apre la porta del locale, si affaccia un uomo che ci guarda
meravigliato, sbarra gli occhi, rimane qualche istante pensieroso,
accenna ad entrare, ma poi ci ripensa e se ne và. Chissà
quale sarà stato il suo pensiero quando noi, vedendolo,
ci siamo zittiti. Forse avrà pensato che stavamo progettando
un ammutinamento nei confronti della “Signorina Rottermayer”
delle reception. Riunione finita, tutti a riposare, domani
avremo la mattinata libera, la visita al Monastero El Escorial
è prevista per il pomeriggio.
13°
giorno – Mercoledì 8/10/2008 – MADRID
Questa
mattina non abbiamo appuntamenti o visite guidate; guardando
dalla finestra del camper mi viene da sorridere, oggi c’è
il sole e noi donne siamo affaccendate nei lavori più
svariati: c’è chi fa il bucato, chi sta già
stendendo, chi sbatte i tappetini, chi usa l’aspirapolvere,
chi spazza il camper, ma gli uomini, dove sono? Gentilmente
messi alla porta in quanto “figure ingombranti”
all’interno del camper, i nostri mariti chiacchierano
fra loro di squadre di calcio, alzano il cofano motore e controllano
chissà cosa, aprono gli sportelli dei garage per vedere
come è stato attrezzato lo spazio interno, ecc. In
poche parole fanno “tanto fumo e niente arrosto”,
cioè parole, parole, parole e non producono nulla,
mentre noi ci stiamo ammazzando di lavoro!!! A dire il vero,
però, uno fra loro che si sta dando da fare c’è:
è Sergio che sta lavando i vetri del suo camper e non
può esimersi da tale compito in quanto, essendo l’ultimo
della colonna, quando siamo in viaggio ci deve fotografare
e se i vetri non sono più che puliti, fotografa anche
la polvere. Mi domando, ma se non avesse questo incarico,
sarebbe così interessato a fare il lavavetri? Nel primo
pomeriggio, baciati da uno splendido sole e accarezzati dal
vento, eccoci, insieme a Carmen, la nostra guida di oggi,
al “Real Monasterio de San Lorenzo de El Escorial”;
questo imponente complesso, voluto da Filippo II quale ex
voto per la vittoria della battaglia di San Quintino combattuta
contro i francesi il 10 agosto 1557, giorno di San Lorenzo,
è stato un tempo residenza di villeggiatura riservata
ai sovrani ed alle loro corti. La superficie di questo Monastero
è di 40.000 mq. e per la sua costruzione lavorarono
2000 schiavi; qui visse per un anno e vi morì Filippo
II, affetto dalla gotta, la malattia che lo tormentava. Dopo
severi controlli, entriamo nel Patio dei Re dove possiamo
vedere le statue dei sei re di Giudea e la basilica. Attendiamo
il nostro turno e finalmente entriamo: passiamo attraverso
sale con arazzi, con ceramiche, la sala del trono (senza trono).
Al piano inferiore ammiriamo nella prima zona, dipinti della
scuola spagnola e nella seconda, della scuola italiana. Ora
è il Pantheon dei Re con le sue 7 camere sepolcrali,
dalla più moderna alla più antica, ad attirare
la nostra attenzione: infatti una delle primordiali funzioni
dell’Escorial era quella di essere il luogo di sepoltura
dei Re di Spagna e delle relative consorti. Degni di nota,
il Pantheon degli Infanti (morti prima di giungere alla pubertà),
fatto a forma di torta di marmo bianco con venti lati ed il
sepolcro di Don Giovanni d’Austria. Carmen ci conduce
alle Sale Capitolari: qui avvenivano le assemblee dei monaci
che vivevano nel Monastero. Stupende le tele che possiamo
ammirare e degne di nota, ma in particolare su una si concentra
la nostra attenzione: “L’Ultima Cena” di
Tiziano, sfortunatamente tagliata nella parte superiore ad
ai lati per poterla far combaciare con la parete a cui era
stata destinata nel Monastero. Di notevole importanza anche
due tele del Tintoretto. Filippo II era un re molto colto
e fece costruire all’Escorial una Biblioteca Reale alla
quale diede molta importanza; oltre ai 4000 libri che già
possedeva, ne aggiunse altri appartenenti a collezioni private.
Oggi sono 40.000 i pezzi che si trovano in questa biblioteca,
tra testi e manoscritti e noi abbiamo la fortuna di poterne
apprezzare una parte. Il tempo a nostra disposizione per la
visita purtroppo sta per scadere e dobbiamo, se pur a malincuore,
lasciare questo Monastero. Cosa c’è di meglio
di un supermercato per farci ripiombare nella nostra realtà?
Ancora una volta torniamo ai camper carichi di borse ed in
men che non si dica, ci ritroviamo seduti al tavolo del ristorante
per una cena insieme. La serata si anima e Carlo viene affettuosamente
fatto oggetto dell’attenzione di noi donne ricevendo
un casto bacio da tutte, tranne da Annabella che si trovava
in camper a prendere una bottiglia di liquore che Lorenzo
gentilmente voleva far assaggiare agli amici. Al suo ritorno
Annabella viene immediatamente informata del gravoso compito
che l’attendeva; per non essere lasciata sola, viene
pure invitata la cameriera e, con la scusa che la mia foto
non è stata scattata da Luciano, mi rimetto nuovamente
in fila anch’io. Le macchine fotografiche si scatenano
nuovamente per l’occasione. Allegro, frastornato e soddisfatto
per la bella e sincera manifestazione di affetto, Carlo vorrebbe
riguadagnare il suo posto, ma Sergio lo blocca perché
anche lui vuole dargli un bacio. La scena non è delle
migliori! Le risate di questa sera vanno ad aggiungersi a
quelle dei giorni precedenti che, sommate insieme, fanno di
questo viaggio un tipico esempio di sincera, allegra e spontanea
amicizia e allora …… forza amici, il viaggio continua
e noi siamo più compatti che mai!
14°
giorno – Giovedì 9/10/2008 – MADRID
Sono le ore 9,30 e con il pullman siamo diretti a Madrid;
arriviamo in piazza di Spagna dove fanno bella mostra di sé
il monumento a Cervantes, Don Chisciotte e Sancho Panza; qui
abbiamo l’appuntamento con Carmen, la guida di ieri
che, per il momento, ci fa conoscere la città con un
giro turistico in bus. Le cose che ci illustra sono tante:
il Palazzo Reale, che in seguito visiteremo, la Cattedrale,
la piazza delle Ambasciate con le sue fontane, la piazza d
Atocha con la fontana dei carciofi, l’Auditorio. Quando
arriviamo alla Stazione Vecchia scendiamo ed andiamo a vedere
il simpatico ed originale monumento alle cose smarrite. Qualcuno
vorrebbe “dimenticare” la moglie ma, come dice
Carlo, l’uomo “nella sua infinita bontà”
non lo farebbe mai. E meno male, replichiamo noi, ci devono
solo provare!!! Riprendiamo il nostro giro in pullman: vediamo
il giardino botanico, il Prado, la porta di Alcalà,
piazza Cibale con un’altra fontana (proveniente dall’influenza
araba è l’uso delle fontane), l’Ufficio
delle Poste, il Broodway Spagnolo, cioè il quartiere
dove si trovano cinema e teatri, la torre di Madrid un grattacielo
bianco e “La Cubana”, un teatro cubano dove si
fanno gli scherzi agli ignari spettatori; noi giriamo continuamente
la testa a destra e a sinistra nella speranza di vedere tutto
e memorizzare il più possibile. Indaffarati sono pure
i nostri fotografi che avendo a disposizioni posti liberi
sul pullman, cambiano continuamente sedile. Quando passiamo
da piazza Colombo vediamo che fervono i preparativi per i
festeggiamenti che si terranno fra due giorni, il 12 ottobre,
anniversario della scoperta dell’America. Ultimato il
giro in pullman, la nostra meta è il Palazzo Reale,
un tempo sede della corte di Filippo II, distrutto da un incendio
nel 1734 e ricostruito da Filippo V. Oggi è occasionalmente
usato per cerimonie ufficiali in quanto la famiglia reale
si è trasferita da parecchi anni nel Palacio de la
Zarzuela. Al suo ingresso saliamo lo scalone principale, passiamo
le sale degli alabardieri e ci ritroviamo nella sontuosa sale
del Trono, dalla tappezzeria in velluto cremisi e dal magnifico
soffitto affrescato dal Tiepolo. Passiamo il salone Gasparini,
dal soffitto decorato a stucchi, e proseguiamo attraverso
stanze dai vari colori, dalle magnifiche porcellane, dalla
ricca argenteria, dagli orologi, dagli arazzi. Di notevole
importanza i cinque violini Stradivari tuttora utilizzati
in occasione di concerti e feste da ballo. Un’occhiata
dalla finestra ad uno dei sette cortili, quello dell’armeria,
e siamo nuovamente fuori. Arriviamo in Plaza Mayor dove spicca
la statua di Filippo II. La piazza ha grandiosi edifici dipinti
di color ocra e abbelliti da balconi di ferro battuto ma,
ciò che maggiormente attira la nostra attenzione, è
la Real Casa de la Panaderia dalla facciate completamente
affrescata. E’ ora di pranzo ed il bel sole invita a
sederci ai tavolini dei bar per gustare qualche specialità.
Il gruppo si divide, non senza aver prima fotografato gli
originali artisti immobili che “decorano” la piazza.
Siamo nuovamente in pullman, ripercorriamo le strade di stamattina
e per la gioia degli sportivi, passiamo davanti allo Stadio
del Real Madrid, il tempio del calcio spagnolo: El Estadio
Santiago Bernabéu, da non confondere con lo Stadio
dell’Atletico Madrid. La nostra meta, ridiscesi dal
pullman, è la Plaza de la Puerta del Sol, una piazza
dalla forma semicircolare e sempre affollata. Quando i madrileni
parlano del centro della città, intendono proprio questa
piazza, dove per terra su un marciapiede, si trova il chilometro
zero cioè “origen de las carreteras radiales”.
La statua dell’Orso e del madrono (corbezzolo) sono
il simbolo della città di Madrid ed anche un elemento
ornamentale di questa piazza. Molto ambita dai turisti la
foto accanto al monumento; anche noi non abbiamo resistito
al richiamo del simpatico orso quindi, un attimo di pazienza,
e poi “cheese”. Ciao Madrid, città cosmopolita
che accogli persone che provengono dai più diversi
luoghi del mondo, anche noi oggi abbiamo voluto testimoniare
la nostra presenza e domani potremo raccontare la tua moderna
dinamicità. Per concludere la giornata non poteva mancare
la riunione seguita dal solito rinfresco, questa volta offerto
da Rosi e Irma. All’immancabile “cin cin”,
Maria intona una canzoncina che diventa il “tormentone”
della serata; veniamo tutti contagiati e pur di cantare i
brindisi si sprecano. E’ bello e piacevole vedere che
questo viaggio organizzato in modo così superlativo
da Vitto e Nirvana, oltre ad offrire una parte culturale e
religiosa, è riuscito a creare il clima giusto tra
persone che non si conoscevano e che forse nemmeno immaginavano
di poter formare un gruppo così coeso.
15°
giorno – Venerdì 10/10/2008 – MADRID /
BARCELLONA
Alle
ore 7 in punto, non un minuto prima in quanto il guardiano
ci aveva avvisato che la sbarra avrebbe funzionato da quell’ora
(siamo al camping El Escorial !!!), inizia la nostra ultima
marcia di trasferimento: questa sera saremo a Barcellona.
Fortunatamente non piove; il traffico è intensissimo
e per uscire da Madrid impieghiamo un’ora e mezza. Ogni
tanto Carlo ci delizia tramite CB con la musica di Glenn Miller.
I chilometri da fare oggi sono tanti, oltre 600, ed ogni tanto
è bello spezzare la monotonia del viaggio. Attraversiamo
la Mancha e siamo ad un’altitudine di 1026 metri. Che
informazioni precise ci vengono segnalate dai compiuters di
bordo! Vitto ci informa che fino a dopo Saragoza saremo sulle
mesetas , poi lungo la strada che ci porterà a Barcellona,
avremo inevitabilmente molte discese da fare. In questa zona,
la Mancha, non essendoci montagne, il vento soffia molto forte:
ecco spiegato il perché dei mulini di Don Chisciotte.
Il sole oggi ci ha abbandonato; chi invece ci tiene compagnia
sono le enormi sagome di tori che ogni tanto incontriamo lungo
il percorso. Non vedendo le pale eoliche girare, chiediamo
a Carlo i riflessi sulle condizioni climatiche e lui di rimando,
risponde: “Brutto segno”. Non è esattamente
quello che noi volevamo sentirci dire. Con i potenti mezzi
messi a nostra disposizione dalla moderna tecnologia, cioè
i cellulari, fortunatamente ci arriva la notizia positiva
che a Barcellona c’è il sole. Questa è
musica per le nostre orecchie. Le strade che portano a Saragoza,
ci presentano dei paesaggi brulli, ma incantevoli per i colori.
Data l’approssimarsi dell’ora di pranzo, Vitto
ci comunica il menù di domani sera, facendo venire
l’acquolina in bocca a chi oggi si dovrà accontentare
di un pasto frugale. Percorriamo la tangenziale di Saragoza,
fortunatamente senza traffico (ne abbiamo avuto abbastanza
di quello di stamattina). In queste zone vengono spesso girate
scene di film, tra i quali “Balla coi lupi” e
film sulle crociate, in quanto c’è in vigore
una legislazione speciale che permette ai produttori di pagare
meno certi diritti. E’ ormai pomeriggio, il viaggio
procede bene e, per la cronaca, alle ore 15.15 passiamo il
meridiano di Greenwich. Ci dirigiamo verso Tarragona ed in
lontananza vediamo il mare della Costa Dorada. Vitto ci comunica
che il nome del nostro campeggio è “Tre Stelle”quindi,
dopo Compostela, il nostro viaggio prosegue ancora sotto l’insegna
delle stelle. Piano piano ci avviciniamo alla nostra meta
ed è già visibile che stiamo passando dalla
sobrietà del nord alla cementificazione del sud. Dopo
nove ore di viaggio, finalmente arriviamo a Castelldefels
al campeggio “Tre Stelle” che, per nostra piacevole
sorpresa si trova in riva al mare. In serata, dopo la riunione,
ci scambiamo gli indirizzi, visioniamo alcune foto di precedenti
viaggi e poi in spiaggia a sentire il rumore del mare e a
vedere le luci delle barche di pescatori. La quiete, la tranquillità,
il mare infondono in noi una sensazione di benessere che cancella
anche l’ultimo residuo di fatica e ci prepara ad un
sonno ristoratore. Domani, la visita a Barcellona, sarà
per noi l’ultima intensa giornata insieme, poi le strade
si divideranno: ogni equipaggio avvierà il motore del
camper e tornerà alla propria casa, alla propria quotidianità,
alla vita di sempre.
16°
giorno – Sabato 11/10/2008 – BARCELLONA
Alle
ore 8,30 con il pullman partiamo alla volta di Barcellona,
ultima tappa del nostro tour. Arrivati al punto d’incontro
con la guida, lei non c’è. Aspettiamo con ansia
di vedere il suo aspetto, così Carlo potrà tornare
a casa con una piacevole immagine. Quando Vitto si mette a
parlare con un uomo e si dilunga, le speranze di Carlo svaniscono
e subentra la delusione: ebbene sì, la nostra guida
di oggi si chiama Emilio, bravo, preparato, esperto in materia,
ma pur sempre Emilio! Oggi il tempo è bellissimo e
la giornata è calda, nel nostro viaggio fortunatamente
non abbiamo conosciuto “la nuvoletta di Fantozzi”.
La guida sale sul pullman ed il nostro giro turistico può
così iniziare: vediamo Piazza di Spagna, il Palazzo
dell’Esposizione del 1929, il Palazzo Reale col suo
Museo d’Arte, la porta d’ingresso al villaggio
Spagnolo, il villaggio olimpico, costruito in occasione del
giochi Olimpici del 1992; per la sua realizzazione gli architetti
hanno rispettato in pieno l’impatto ambientale: Emilio
ci fa notare che le scale mobili non sono neppure visibili.
La città ora risulta più moderna, più
dinamica, più pulita. Arriviamo al mirador di Montjuic
(“montagna ebraica” – un tempo vi sorgeva
un cimitero). Da questa collina che domina il centro città
vediamo spiccare in lontananza l’imponente sagoma della
Sagrada Famiglia, il monumento più visitato di tutta
la Spagna. Ci sparpagliamo a vedere il panorama, ma Vitto
ci richiama subito all’ordine: “foto di gruppo,
forza, ci siamo, dov’è la bandiera, Tonino !
”. Immediatamente mi raggiunge Irma, colei che io affettuosamente
chiamo “la mia sorella bandiera”, perché
mi aiuta sempre ad aprire lo zaino, estrarre il sacchetto
con il nostro cimelio e ripetere l’operazione all’inverso.
Naturalmente, per questo suo impegno, io le ho promesso una
lauta ricompensa alla fine del viaggio!!! Dopo il “rompete
le righe”, chiediamo ad Emilio informazioni circa una
scultura rappresentante persone in cerchio, che si prendono
per mano, con le braccia alzate: simboleggiano la sardana,
un tipico ballo di gruppo della Catalogna, dalla musica tranquilla.
Esaudita la nostra curiosità, ripartiamo. Andiamo verso
il porto, lungo 6 km. e quindi ci dirigiamo verso il Forum,
la parte nuova di Barcellona, una vasta area di sviluppo urbano
dove spiccano alberghi e condomini affacciati sul mare. Sembra
inverosimile credere che prima del 2004, di questo imponente
complesso non esisteva nulla. Durante il tragitto in pullman,
Emilio ci da moltissime e svariate informazioni nozionistiche:
una simpatica è che nel 1848 il treno viaggiava ad
una velocità considerata proibitiva per quell’epoca:
45 km. all’ora e la popolazione si chiedeva preoccupata
se fosse possibile al corpo umano sopportare quella velocità.
Attraversiamo piazza della Gloria e passiamo vicino all’imponente
torre Agbar dalla cima tondeggiante: costruita 5 anni fa per
conto dell’architetto Jean Nouvel, ha la particolarità
che alla sera le sue luci cambiano colore. Proseguiamo e percorrendo
il Paseo de Gracia iniziamo ad “assaggiare” il
personalissimo stile di Gaudì attraverso due palazzi:
Casa Batllò e Casa Mila. La prima interamente restaurata,
anche negli arredi interni, per conto della famiglia Josè
Batllò y Casanovas, la seconda, conosciuta come la
Pedrera (cava di pietra), iniziata nel 1905 e terminata cinque
anni dopo. Arriviamo finalmente alla Sagrada Famiglia che
è ritenuta il capolavoro di Gaudì, anche se
non portato a termine a causa della sua improvvisa morte.
Delle tre facciate previste, la Natività, la Passione,
l’Ascensione, l’artista riuscì a realizzare
in vita solo la prima, così grandiosa e perfetta che
può essere considerata un edificio autonomo. Emilio
ci fa osservare che la facciata è divisa in tre portali:
quello della Speranza, della Fede, della Carità completamente
rivestiti da gruppi scultorei. Noi tutti ascoltiamo con attenzione
le parole della nostra guida, osserviamo ogni piccolo dettaglio
che ci viene proposto, rimanendo sempre più estasiati
da tanta bellezza e perfezione. I lavori per completarne l’opera
proseguono ininterrottamente e si prevede saranno ultimati
tra il 2020 ed il 2030: noi abbiamo deciso all’unanimità
che ci torneremo con Vitto e Nirvana. Da fonti ufficiali era
prevista la celebrazione della prima Messa nel 2008, ma siamo
ormai ad ottobre e la data quasi certamente slitterà.
Vicino alla Sagrada Famila, e schiacciata dalla sua maestosità,
sorge la chiesa Parrocchiale. Come sempre vorremmo soffermarci
ancora a lungo ad osservare, ma un’altra delle opere
più belle di Gaudì ci attende: il Parco Guell.
Nel 1900 l’artista ricevette l’incarico da parte
di Eusebio Guell, di costruire in piena libertà di
espressione, un quartiere residenziale di circa sessanta abitazioni,
nella zona chiamata “Montana Pelada”. Purtroppo,
malgrado le più rosee previsioni, l’esperimento
fallì; il comune di Barcellona nel 1922 lo trasformò
in parco pubblico, quello che noi ci accingiamo a visitare.
La prima cosa che ci colpisce in questa che si può
definire città-giardino, è la sala Hipòstila
formata da 84 colonne, alcune addirittura inclinate, che avrebbe
dovuto ospitare un mercato. Sopra questa sala c’è
una panca rivestita di piastrelle, è il Banc de Trencadìs,
che corre lungo l’intero perimetro. La casa con le guglie
che si scorge sulla destra, Emilio ci spiega che è
la casa Museo Gaudì, dove l’artista visse per
la maggior parte dei suoi ultimi venti anni, dal 1906 al 1926;
nel suo interno sono conservati mobili da lui stesso disegnati.
Avrei tanto desiderato poter entrare, penso mentre mi allontano,
ma le cose che vedo mi distolgono dal pensiero: scenografiche
scalinate arricchite da fantasiose fontane, facciate in ceramica,
tetti ricurvi e la famosa salamandra dove con un po’
di pazienza, riesco a farmi fotografare insieme a qualche
amica del gruppo. Per il pranzo siamo liberi; passeggiando
per la Rambla, la via più celebre di tutta la Spagna
o come qualcuno l’ha definita ”la più bella
del mondo”, ci rendiamo conto del perché di questo
vocabolo: rambla = torrente, cioè torrente di persone.
Qui si affacciano uno dopo l’altro bar, ristoranti,
negozi: un chilometro e mezzo di teatro all’aperto rallegrato
da spettacoli di saltimbanchi e giocolieri. Belle, ma per
me inimitabili, le statue viventi: il drago, il soldato americano,
la morte, il cinese, ecc. ecc. Impossibile non soffermarsi
a cinguettare con gli uccellini racchiusi nelle loro gabbiette
o ad ammirare i chioschi multicolori dei fiorai! A metà
della Rambla, ci imbattiamo in una struttura in ferro battuto:
è la scenografica entrata alla Boqueria, il più
antico mercato alimentare della città, dove fanno bella
mostra di sé piramidi di frutta secca, cesti di frutta
esotica colorata, pile di pesci, formaggi dalle mille qualità,
carni freschissime e così via in una miriade di colori
e sapori che fanno venire l’acquolina in bocca. Noi,
ovviamente, non ci siamo sottratti al richiamo delle invitanti
vaschette di frutta. La visita a questa vivace città
è proseguita anche nel pomeriggio, sempre con l’ausilio
della nostra guida che, prima di portarci alla Cattedrale,
ci mostra nientemeno che un murales di Picasso. Nel duomo
non ci può accompagnare, pertanto ci da qualche suggerimento
su cosa vedere al suo interno. Passeggiamo infine per piazza
Reale (nel sottosuolo ci sono resti romani), piazza San Giacomo
dalla quale è visibile un piccolo ponte che unisce
due case e che richiama il ponte del Sospiri di Venezia, il
quartiere ebraico e la chiesa San Filippo Neri. Un po’
affaticati per l’intensa giornata, ma soddisfatti, salutiamo
Emilio, ci complimentiamo di nuovo con lui per la sua ottima
preparazione e ci concediamo un po’ di tempo per fare
acquisti, prima di recarci al Ristorante Caracoles (lumache)
dove questa sera festeggeremo la chiusura del nostro viaggio.
Alle ore 19,30 puntualissimi come sempre, facciamo il nostro
ingresso nel locale: lo stile è tipico aragonese, le
pareti sono per metà ricoperte in ceramica ed il restante
spazio è tappezzato da foto incorniciate di personaggi
illustri. La serata trascorre all’insegna della solita
allegria e dei “cin cin”, che ormai hanno caratterizzato
questo viaggio. Vitto e Nirvana, con estrema cortesia, donano
ad ognuna di noi ed a Carlo una magnifica rosa. Per contro
noi offriamo a Nirvana una composizione floreale, come ringraziamento
per l’ottimo lavoro svolto nella preparazione di questo
tour e come “ braccio destro” di Vitto. Anche
Carlo, non è stato dimenticato in questa serata finale,
a lui ho voluto dedicare, a nome di tutti quanti, queste rime:
Una sera d’ottobre
nel mio camper pensavo
al bel viaggio intrapreso
dalla francia a santiago
a
Madrid, Barcellona
due citta’ da scoprire
e alle cose da fare
prima di ripartire
poi non so come
mai,
il pensiero e’ cambiato
ed e’ giunto, vagando,
a un amico trovato
silenzioso, discreto,
ma se c’e’ l’occasione
“encantada” e una foto
son per lui una passione
certo
Carlo, sei tu,
beh, l’avevi capito,
tu il n° 2,
tu il vice di Vitto
un amico prezioso,
un filosofo nato,
grazie per i consigli
che ci hai dispensato
ed
allora col cuore
Carlo noi ti diciamo :
“anche se tu sei single
noi, con te, bene stiamo !!!
La serata ha concluso il nostro viaggio, ma non la voglia
di stare insieme e di fare gruppo, così, appena giunti
in campeggio, Giovanni a tutto volume ci ha fatto sentire
il disco “Io Vagabondo”, cantato dall’indimenticabile
Augusto e diventato a tutti gli effetti l’inno ufficiale
de “La Granda”. Le nostre voci si sono diffuse
per tutto il campeggio ed hanno suggellato la nostra amicizia.
Pochi minuti dopo, il rumore delle porte dei camper che si
chiudevano, il silenzio che ne è seguito, le luci che
ad una ad una si spegnevano, mi hanno creato un velo di malinconia
che solo la certezza di aver fatto nuovi amici, ha potuto
cancellare.
17° giorno – Domenica 12/10/2008 –
BARCELLONA
Sono
le ore 8 del mattino e malgrado ieri sera abbiamo fatto un
po’ tardi, siamo già vispi, arzilli ed affaccendati
ad imbandire il “tavolo dei saluti”. E sì,
ci vogliono i dolcetti per cancellare l’amarezza della
chiusura del nostro viaggio! Ho la vaga idea che ogni occasione
sia buona per mettere a tacere la nostra coscienza, di fronte
ad una fetta di torta gentilmente offerta da qualcuno. E’
noto a tutti che la dieta inizia sempre di lunedì,
quindi da domani non ci saranno più scusanti ed allora,
dopo il discorso e gli inevitabili saluti di Vitto, i vassoi
si svuotano. Tazze fumanti di the e caffé fanno da
contorno. Anche se qualche battuta innesca delle risate e
sembra prolungare il tempo d’attesa, sappiamo tutti
che ci dobbiamo salutare e così tra un bacio ed un
abbraccio, cala il sipario su questo magnifico viaggio. Qualcuno
è subito partito, altri si sono soffermati ancora qualche
giorno, noi ed altri due equipaggi non avendo potuto usufruire
della nave per il ritorno, abbiamo allungato di qualche ora
il nostro viaggio, dirigendoci verso il Monastero di Montserrat,
citato anche nel libro “L’ombra del vento”
di Carlos Ruiz Zafòn, suggeritoci da Emilio, la guida
di ieri. A questo punto cos’altro aggiungere? Io da
parte mia posso solo manifestare entusiasmo per come è
stato condotto il tour e gioia per i luoghi di fede che abbiamo
visitato insieme e che mi hanno trasmesso una pace interiore;
mi auguro che questa pace sia stata condivisa da tutti gli
amici che mi hanno tenuto compagnia durante questo percorso
di fede. E la conoscenza? Anche questa era parte integrante
del nostro viaggio. Certamente due città come Madrid
e Barcellona avrebbero meritato più tempo per poterle
apprezzare, ma ciò che conta è che il “seme
“ è stato gettato, sta a noi, se vogliamo, farlo
crescere, ritornando in questi luoghi. Vorrei concludere questa
mia cronaca rivolgendomi a tutti gli equipaggi: se deciderete
di leggere queste righe e il ricordo del bellissimo viaggio
insieme vi procurerà qualche emozione, rallegratevi
perchè potrete essere fieri di dire ……“
Io c’ero ! ”.
A chi invece non ha avuto la fortuna di essere “dei
nostri”, posso solo augurare che la nostra esperienza
diventi uno stimolo per intraprendere in futuro un viaggio
“ Tra fede e conoscenza ”.