Diverse
volte ho avuto fortunatamente la possibilità di raggiungere
Santiago de Compostela a partire dal 1996 a oggi.
In ogni occasione il percorso mi ha affascinato, ha risvegliato
in me una miriade di sensazioni che si sono rincorse l’una
con l’altra formando nella mia mente e nella mia “anima”
un vissuto unico e irripetibile.
Ogni viaggio mi ha dato qualche cosa in più rispetto
ai precedenti, forse dovuto anche alla rinnovata conoscenza
del territorio, delle sue peculiarità fino ad arrivare
a questo ultimo dell’ottobre 2008, che mi è parso
come il compendio di tutto ciò che ho potuto vedere
e provare, capire e condividere.
…le Persone
Tutte quelle con le quali ho viaggiato, mi hanno dato “qualche
cosa” in valore umano, in amicizia. Abbiamo percorso
molti kilometri assieme, si sono lasciate guidare lungo tutte
le strade del Camino, si sono lasciate guidare nello scoprire
anche realtà al di là e al di fuori dei percorsi
o dello sguardo più o meno distratto dall’immediatezza
delle circostanze.
Si sono lasciate cullare nella dolcezza o nell’asperità
dei paesaggi che si susseguivano e mutavano repentinamente
secondo l’ora, delle nuvole, del sole o del vento che
ci portava il profumo dei campi, lasciandoci con il cuore
in tumulto e con gli occhi pieni d’immagini indimenticabili.
Hanno guidato lungo le strade scrutando il buio illuminato
solo dai fari dei nostri mezzi, con la pioggia, seguendo metro
dopo metro il percorso con l’incognita di quelli successivi,
ma con l’intima certezza di arrivare…!
Hanno guidato su stradine anguste, tra pareti di terra rossa,
lungo degli sterrati polverosi con avallamenti…buche…
su tornanti e continui saliscendi dalla montagna al mare per
arrivare alla meta, senza batter ciglio.
Persino i camper si sono resi partecipi del “viaggio”
motori perfetti, silenziosi, quasi sincronizzati tra loro,
e le ruote….hanno accarezzato il selciato, l’asfalto
umido, la terra, le pozzanghere, tutto ha contribuito a far
si che ogni elemento di questo prezioso puzzle combaciasse
perfettamente con gli altri.
…I
Pellegrini
Il loro cammino si è intrecciato più e più
volte con il nostro.
La fatica è dipinta su ogni muscolo del loro corpo
contratto dai kilometri vissuti passo dopo passo, e su ogni
centimetro della loro pelle percorsa da rivoli di sudore e
dalla polvere della strada.
E’ dipinta sulle loro spalle, caricate dallo zaino che
rappresenta la casa e tutto ciò su cui si può
contare durante il Camino. Dallo zaino penzolano, dondolando
al ritmo del passo, la borraccia, le scarpe di riserva, e
la conchiglia, segno di appartenenza e di riconoscimento,
anche agli occhi più distratti, di…Pellegrino.
Ma sul loro volto, abbiamo sempre letto serenità, gioia
di vivere, ed il piacere di ogni incontro.
Sono stati molti gli sguardi che si sono incrociati con i
nostri occhi, i sorrisi che ci hanno rivolto e che noi abbiamo
contraccambiato, ma con una costante quasi per tutti: il SILENZIO
come valore irrinunciabile nel Camino ed il TEMPO che, tra
le montagne del Cebreiro e le mesetas di Leon, pare non avere
più alcuna dimensione… anche il Tempo può
…aspettare!
…I sassi
I sassi: abbiamo percorso diversi kilometri sul cammino, abbiamo
calpestato “ quei sassi”, ma non sono semplici
pietre, sono protagoniste di centinaia d’anni di storia,
di vite diverse, di ideali raggiunti o faticosamente conquistati
o ancora da conquistare, ognuna ha voce…ma solo per
chi ha voglia di stare a sentirla.
E quel sasso levigato dal tempo e da tutti gli scarponi che
lo hanno calpestato, lo ho portato a casa non solo per ricordare
un’esperienza che difficilmente scorderò, ma
come testimone pieno di significato del piacere di un Camino
percorso, seppur per breve tempo e brevi tratti, condiviso
con degli amici.
…Le
parole
Le parole pronunciate alla partenza “ Buen Camino”
mi risuonano ancora nella mente, come un augurio non solo
per gli 800 km da percorrere, ma per tutte le nostre vite,
e quelle dette da noi e dai nostri compagni al termine del
Camino arrivando a Santiago, con un caldo tramonto a darci
il benvenuto, sono state, un fiume di emozioni, non c’è
stata nessuna “diga” che si sia frapposta tra
i sentimenti e le parole…ma anche le parole non dette,
i pensieri non liberati, hanno lasciato il segno, hanno lasciato
una profonda emozione in ogni cuore, ed è lì
che le serbiamo!
Le parole delle canzoni cantate con quanto fiato avevamo in
corpo, nel buio della sera tutti assieme in cerchio in Piazza
dell’Obradoirio, sono state un canto liberatorio di
persone felici per aver portato a termine una semplice, ma
quanto mai importante avventura che hanno fatto da cornice
alle molte parole pronunciate quotidianamente, tra cui i “
buongiorno” i “ buonanotte “ che hanno scandito
i molti momenti, hanno rotto i molti silenzi, hanno riempito
di gioia molti cuori.