VIAGGIO
IN RUSSIA E DINTORNI
Premessa
Quando nel settembre 2008 di ritorno da Rimini l’amico
Mario mi propose un viaggio in camper in Russia, lo guardai
sorpreso e nello stesso tempo stupito e subito gli risposi con
sicurezza che scartavo l’idea in quanto viaggiare con
i propri mezzi in queste terra si corre un rischio troppo elevato.
Successivamente però mi presentò alcune esperienze
fatte e mi invitò a leggere alcuni diari di viaggio in
proposito. A priori non tralascio niente e, conoscendo anche
la sua serietà, lo assecondai.
Ne parlai con Vania e questa invece fu subito molto interessata
….a condizione che si potesse portare il cagnolino Chicco.
Nel sito del Camper Club La Granda avevo letto che un equipaggio
di Padova nel 2008 aveva portato in Russia anche una cagnolina
di nome Genny.
Rapida ricerca in internet del numero telefonico in un pomeriggio
piovoso di una domenica di novembre, telefonata, risposta gentilissima
e cortese da parte della famiglia Manunta, proprietari della
cagnolina e problema risolto. Feci quindi una mail a Piero Marenco,
il coordinatore di questi viaggi del Camper Club La Granda.
Immediata fu la risposta e successivamente mi telefonò
confermandomi la possibilità di portare il nostro volpino
al seguito.
La sua voce tranquilla e serena che mi parlò con entusiasmo
di questo viaggio, mi ispirò subito fiducia e la decisione
fu quasi istantanea. La ferma convinzione poi di Mario e Delia
fece il resto.
Conoscemmo Piero e Cinzia a Carrara nel gennaio successivo nei
padiglioni della fiera Tour.it: coppia formidabile e meravigliosa
per serietà e disponibilità. Iscrizione veloce:
si aggregarono poi Enrico ed Alfa e Renato con Gabriella e subito
dopo, Oscar ed Imelda.
Ringrazio Mario Cao per la proposta prima e per avermi convinto
poi…. ., il resto è storia recente che cercherò,
in qualche modo di raccontare
31
LUGLIO - 5 AGOSTO
Giovedì 30 luglio finalmente è arrivata l’ora
della partenza: in camper si va in la Russia.
Verso le 09,00 di sera ci si ritrova con Oscar ed Imelda, si
azzera il totalizzatore dei chilometri, ultimo controllo dei
documenti secondo i consigli di Piero, e si parte.
Non nascondo che questa non è una partenza comune, racchiude
anche una certa componente di apprensione che si è accumulata
e sedimentata sia durante la preparazione materiale che ha preceduto
il viaggio, sia per la preparazione psicologica su cui ognuno
di noi ha cercato di concentrarsi e prenderne atto, rammentando
soprattutto le parole Piero Marenco a Carrara ”..in
Russia, dal punto di vista logistico, non c’è mai
niente di definitivo……quindi preparatevi e soprattutto
armatevi di pazienza…tanta pazienza” ed è
una raccomandazione che Mario ed io abbiamo ripetuto più
volte alle rispettive consorti Delia e a Vania.
Oltrepassiamo il confine austriaco e viaggiamo fino a notte
inoltrata. Sosta per il riposo e l’indomani,dopo aver
fatto gli auguri ad Oscar per il suo compleanno, viaggiando
sempre in autostrada, superiamo Vienna, ci lasciamo alle spalle
Bratislava e arriviamo a Zelina nel nord della Slovacchia.
Su strade normali, assistiti dai navigatori, pur con qualche
difficoltà, si giunge ad Auschwitz la sera del 31 luglio.
Strada facendo mi sono messo in contatto telefonico con Mario
e Delia, partiti qualche giorno prima, e ci si ritrova finalmente
nel parcheggio di Auschwitz dove tutti insieme, possiamo festeggiare
brindando per il compleanno di Oscar. Imelda taglia una saporita
“Gubana” di Cividale che viene bagnata con una bottiglia
di buon Prosecco stappata da Oscar.
L’emozione, il comprensibile nervosismo iniziale ormai
si sono stemperati con il passare delle ore, i documenti per
la Russia sono stati più volte ricontrollati comprese
tutte le certificazioni di Chicco, il volpino bianco che ci
accompagnerà durante il viaggio. Alla sera, prima di
coricarmi, faccio un giretto con il cagnolino e, vedendo i binari
ferroviari lungo la strada vicini al nostro parcheggio rabbrividisco
e comincio a pensare ai campi di sterminio… il libro appena
riletto di Primo Levi mi passa velocemente davanti con tutte
le atrocità raccontate ma vissute con dignità
da parte del protagonista.
La stanchezza del viaggio, la serata fresca e confortevole,
il buonumore di Vania, l’amicizia e la disponibilità
degli equipaggi delle famiglie Cao e Giol con cui condivideremo
questa avventura, ci conciliano il sonno fino all’indomani
alle 06.00 quando sempre Chicco, reclamando il suo solito ..”giretto”
mattutino, leccandomi la mano, mi dà la sveglia
E’ il primo agosto e visitiamo Auschwitz e Birkenau. Restiamo
tutti ammutoliti davanti a tanto disprezzo della vita umana
e davanti a queste terribili sofferenze, vedendo soprattutto
gli oggetti della quotidianità ammassati, pronti per
essere “riciclati”, calpestando e disprezzando tutte
le affettività che hanno legato questi oggetti ai legittimi
proprietari. Tocchiamo con mano questa atroce realtà
e, le considerazioni che ognuno fa, ci fanno riflettere sulla
cattiveria umana e sulle sue distorsioni. Alla fine facciamo
fatica anche a pranzare nonostante siano passate le due pomeridiane
in quanto pare che anche lo stomaco si sia come chiuso al cospetto
di simili aberrazioni.
Dopo questa parentesi si riparte per Czestochowa dove arriviamo
verso sera e ci piazziamo nel campeggio nei pressi della Basilica.
Qui facciamo conoscenza con Orlando e Paola da Roma, e scopriamo
che anche loro fanno parte del gruppo del viaggio in Russia
con Piero e Cinzia.
Il mattino successivo è domenica e ne approfittiamo oltre
che per uno scampolo di Santa Messa, per visitare il Santuario
e per il nostro devoto omaggio alla Madonna Nera dalla quale
invochiamo protezione per il nostro peregrinare in queste terre
lontane.
Ripartiamo con il gruppo che è aumentato contando ora
quattro equipaggi, in direzione di Augustow, puntando decisamente
verso nord.
Cedo la guida a Vania e seguendo le indicazioni di Piero, evitiamo
Varsavia e, dopo una sosta per il pranzo ed un’altra ad
un supermercato per integrare le scorte viveri, dopo una galoppata
di oltre 500 km, sempre con Vania alla guida, ci troviamo verso
le otto di sera nel camping Bartek ad Augustow, nel nord della
Polonia.
Abbiamo attraversato da sud a nord una buona parte di questa
nazione, abbiamo percorso strade buone e meno buone con un asfalto
a volte dissestato, quindi abbiamo cominciato ad “acclimatarci”
per ciò che ci aspetterà.
Velocissimo contatto telefonico con gli amici veneti Enrico
e Renato che sono partiti verso il 22 di luglio, hanno girovagato
per Repubblica Ceca e Polonia ed ora stanno confluendo su Vilnius
in Lituania, dove ci diamo appuntamento per la giornata seguente.
Nel campeggio di Augustow casualmente conosciamo due simpaticissime
coppie biellesi: Walter ed Elda e Tiziano e Mariarosa che faranno
parte del gruppo della Russia. Ci scambiano le prime considerazioni
su queste terre. Ci ritroveremo a Rezekne e poi….faremo
un indimenticabile viaggio di ritorno insieme.
Chicco si è ambientato, viaggia come al solito volentieri
e trascorre il tempo sonnecchiando o giocando a riportare la
sua palla “che suona” a Vania quando questa non
guida
L’armonia regna nel gruppo ed i trasferimenti anche se
lunghi sono sempre molto interessanti e ricchi di novità
e di osservazioni che attraverso il CB ci scambiamo continuamente,
farcite con vari commenti personali in proposito.
I guidatori Oscar, Mario, Orlando ed Angelo appaiono in forma
e le relative consorti hanno già cominciato a lavare,
stendere, asciugare oltre a dedicarsi alla consueta cura della
cucina.
Imelda ha iniziato a far pratica con le radioline portatili
con cui tiene il collegamento con l’equipaggio da Roma,
Orlando e Paola, sprovvisto di CB e se la sta cavando bene.
Il 3 agosto si presenta con una bella fresca mattinata di sole
che invita a viaggiare in direzione di Vilnius, capitale della
Lituania, nostra prossima meta.
L’aumento della latitudine si fa sentire in quanto abbiamo
più ore di luce ed il clima si fa piacevole: attraversiamo
prati verdi e boschi e di tanto in tanto vediamo cicogne nei
loro nidi sui pali della luce o sui comignoli e le osserviamo
con interesse e curiosità. Cominciamo a vedere abitazioni
di legno e notiamo che il tenore economico, da quanto possiamo
capire viaggiando, va diminuendo.
Attraversiamo la frontiera polacco-lituana e sostiamo per convertire
qualche euro in “litas”, la moneta lituana, quindi
si riparte e confortati da un fondo stradale in buone condizioni
verso mezzogiorno ci sistemiamo nel campeggio di Vilnius. Qui
notiamo con piacere la presenza dei potenti “Vas”
di Enrico e Alfa e di Renato e Gabriella. Sono presenti solo
i mezzi ma non i legittimi proprietari che, come sapremo in
serata, con i loro quad stanno scorazzando in città e
dintorni
Dopo pranzo utilizzando i mezzi pubblici visitiamo Vilnius (Cattedrale,
Torre di Gedimino…..). Godiamo di questo clima piacevolmente
fresco e lo godiamo doppiamente in quanto da casa arrivano notizie
di caldo afoso ed insopportabile e quindi il giro turistico
per le vie cittadine anche se fatto a piedi è piacevole.
Torniamo all’ora di cena e salutiamo gli amici Enrico
e Renato con relative consorti che sono rientrati. A Renato
consegno il microfono del CB che ho preso prima della partenza
come mi era stato commissionato e ad Alfa invece il certificato
di buona salute del suo cagnolino Roby, un simpatico yorkshire,
anche se avanti con gli anni, che la segue ovunque. La serata
è fresca, il posto pulito e tranquillo, la compagnia
collaudata: si chiacchiera dopo cena, si fanno progetti per
domani, si gioca a carte.
Chicco ha ritrovato il vecchio amico Roby, con cui ha già
fatto in camper altri viaggi in quanto si conoscono da sempre.
Chissà tra di loro quali e quante impressioni si saranno
scambiati e….dopo i convenevoli “annusamenti”,
saltellando contenti se ne vanno da soli nel prato vicino
Al mattino, e siamo al 4 agosto, il nostro gruppo decide di
andare a Trakai, dopo aver effettuato scorte di acqua potabile,
mentre Enrico e Renato optano di puntare direttamente su Rezekne.
Restiamo favorevolmente impressionati di Trakai con il castello
nel bel mezzo di un laghetto.
Il lago, i turisti discreti, le vie linde, le casette in legno
colorate fanno da cornice a questo ambiente mentre un bambino
pulito e ordinato, alla fine di un ponticello di legno con il
suo flauto suona una nenia triste quasi monocorde, guadagnandosi
così qualche soldo o meglio qualche “litas”
Nel supermarket del paese troviamo delle ottime arringhe affumicate
che, anche se a prima vista non riscuotono molta fiducia, poi
risulteranno ottime. Il costo è irrisorio e il “profumo”
penetrante tanto che Vania mi costringe a conservarle nel gavone
del camper e non in frigo. Condite con olio di oliva, sono gustosissime
e mi ricordano le colazioni di quando ero piccolo nelle campagne
della Padania. Il mio pranzo è assicurato e mi trovo
in questo confortato dai Giol che, come me, gradiscono questo
piatto.
Ormai i camper sono stipati di vettovaglie quasi dovessimo affrontare
una spedizione polare di vari mesi ma la paura della fame ci
spinge a comperare continuamente quasi senza rendersene conto.
Si riparte con breve sosta per il pranzo e macinando ancora
chilometri arriviamo a quota 2200 quando Mario riesce ad intravedere
dopo Rezekne l’insegna del Camper Club La Granda con la
stradina che si addentra nel bosco che ci porta a Laimas Nams,
punto di ritrovo prima di entrare in Russia. Pur con qualche
perplessità, con Mario alla testa, percorriamo quasi
2 chilometri di sterrato prima di arrivare in vista della struttura,
salutare Piero e Cinzia che avevamo incontrato a Carrara, e
conoscere Mario e Giusy. Ci sono pure gli amici Enrico e Renato
e i due equipaggi biellesi, Bonetti e Loro, conosciuti ad Augustow.
Mancano ancora due giorni prima della partenza, siamo ancora
in pochi, ma sappiamo con certezza che quando ci muoveremo da
qui entreremo in Russia quindi psicologicamente ci stiamo preparando
all’evento.
La sera cala piuttosto tardi e passeggiando da solo prima di
dormire mi passano per la mente alcune riflessioni. Sono distante
più di duemila chilometri da casa e sinceramente sto
compiendo un viaggio che soltanto un anno fa sarebbe stato per
me impensabile. Sono curioso soprattutto di conoscere queste
popolazioni particolari, invidiate, ammirate e temute come entità
statali per la potenza e nel contempo compiante per le gravi
disparità sociali che ancora esistono e che anche lo
statalismo staliniano prima e sovietico poi, non sono riusciti
ad appianare.
Ritengo che tutto questo possa essere ancora più emozionante
se si pensa che attraverseremo questi territori, ognuno con
i propri mezzi e quindi con tutto ciò che si è
portato da casa, e per così dire “nella propria
casa” viaggiante. Provo la medesima emozione di quando
nel 2000 con Vania siamo andati a Roma per il Giubileo in bicicletta
con borse e tendina al seguito: si riesce a coniugare il desiderio
di conoscere con l’autonomia e l’indipendenza da
certi schemi precostituiti e dalle comodità, affrontando
fatiche e difficoltà diverse mettendosi in alcune circostanze
anche in gioco,in nome della libertà e di un modo di
fare vacanza. Questo per me è il vero spirito del turismo
itinerante.
Quattro chiacchiere in camper con Oscar, Mario e consorti, un
bicchierino di Ramazzotti e di un buon digestivo rimediato dai
Cao presso i futuri consuoceri in Slovacchia e poi, tutti quanti
pieni di aspettative, ci lasciamo prendere dal sonno.
La giornata successiva viene trascorsa passeggiando, le donne
ne approfittano per fare il bucato, Renato ed Enrico si prestano
con i quad a fare provviste per tutti nel centro più
vicino ed intanto cominciano ad arrivare altri equipaggi che
salutiamo e con cui cerchiamo subito di fare conoscenza.
Con Mario Cao, Delia e Vania e l’inseparabile Chicco al
mattino facciamo una passeggiata distensiva in questa campagna
dagli spazi enormi e dagli orizzonti bassi, rotti soltanto da
qualche bosco verde: le casette in legno sono dignitose con
fiori alle finestre. Intravediamo soltanto una donna che ci
guarda piuttosto incuriosita. Mano a mano che nuovi equipaggi
si aggiungono agli altri, Piero con il valido aiuto di Renato
si dà un gran da fare per allacci dell’elettricità
e collegamenti idrici
Nel pomeriggio gli arrivi si moltiplicano e tra questi rivediamo
con grande piacere Pierangelo Santamaria con la moglie Adele
e il figlio Marco; avevamo incontrato i coniugi Santamaria nel
gennaio scorso a Carrara nello stand della Granda per avere
informazioni da Piero riguardo questo viaggio e ci eravamo salutati
con un arrivederci. Così è stato.
Alla sera decidiamo di recarci al ristorante dell’agriturismo
facendo la nostra conoscenza con la cucina lettone, primo assaggio
in vista di quella russa che ci aspetterà in seguito.
Come si sa, una tavola imbandita, una bottiglia di vino e un
po’ di buonumore sono ottimi catalizzatori perché
la gente si conosca, scambi le proprie esperienze, e soprattutto
come nel nostro caso cominci a fare gruppo, condizione indispensabile
affinché un viaggio come questo possa riuscire bene.
Piero e Cinzia, Mario e Giusy, veterani di queste esperienze,
ascoltano pazientemente tutti e con calma, serenità e
competenza che contribuiscono a tranquillizzare gli interlocutori,
dispensano consigli ma soprattutto tanta fiducia.
Prima di coricarci cominciamo a vedere per la prima volta esposta
nel camper di Piero una lavagnetta con l’Ordine del Giorno
della giornata successiva.
Prendiamo contatto con questo efficace e semplice mezzo di informazione
che ci accompagnerà e scandirà le nostre intense
giornate fino alla fine del viaggio.
6
AGOSTO
Arriva finalmente il giorno 6 agosto, primo appuntamento ufficiale
di questo tour. Al mattino approfittiamo della disponibilità
di Mario Cao e con il suo mezzo ci rechiamo al paese più
vicino dove c’è un supermercato per l’acquisto
di generi alimentari.
Le strade sono interrotte ma fortunatamente il quad di Renato
ci guida al negozio dove, temendo sempre il peggio, andiamo
ad aumentare ulteriormente le scorte viveri.
La prima riunione è fissata alle due del pomeriggio.
Ormai mancano pochissimi equipaggi. Sono arrivati anche dei
ragazzi dalla Lombardia: Luca, Diego Longoni, Marco Santamaria,
che con altri improvvisano una partitella a pallone e con la
loro spensieratezza rallegrano l’ambiente
Piero e Mario Gabrielli accolgono gli ultimi arrivi e li aiutano
a sistemarsi.
Noto che Piero, molto attentamente, osserva gli equipaggi ed
i mezzi prende nota dei nomi ed a tutti chiede cordialmente
come è andato il viaggio. Quelli ancora per strada e
sono pochi lo interpellano telefonicamente sul tragitto da fare.
E’ arrivato anche Corrado da Chioggia o meglio da Zelarino,
come lui tende a precisare, un arzillo camperista di 78 anni
che risulterà il veterano della compagnia, quindi il
nostro “patriarca”, con un mezzo che reca in bella
vista sulla porta della cellula abitativa tutte le mete toccate
e sarà per me una fonte inesauribile di notizie in proposito…….
e motivo di sognare e programmare il prossimo giro.
Alle due del pomeriggio, puntuali, nella sala dell’agriturismo
attendiamo le istruzioni per domani
Nella riunione Piero ci spiega in modo dettagliato cosa ci aspetta,
come ci si deve comportare soprattutto in frontiera, quali possano
essere i problemi nella guida , le strade che percorreremo,
l’utilizzo del CB, le modalità per fare il pieno
di gasolio, dove sosteremo ….
Una raccomandazione del capocomitiva, forse perché ripetuta
più volte, mi ha colpito ”…aspettate
a dare giudizi alla fine del viaggio”. Sacrosanta
verità.
Complimenti
alla sua abilità di gestire e di portare in questo territorio,
a Mosca e San Pietroburgo tutti gli equipaggi, tre cani ed un
gatto. L’esperienza di Piero, la sua capacità di
controllare varie situazioni senza perdere calma e lucidità
si sono dimostrate doti essenziali per la soluzione di alcune
problematiche durante il viaggio.
Facciamo la conoscenza di Dushan e Giulia dell’ Agenzia
”La Strada” che ci accompagneranno per tutto il
viaggio. Dushan, la nostra staffetta che con la sua automobile
farà da apripista all’intera carovana, ci guiderà
sulle disastrate strade della Russia e nel caotico traffico
delle metropoli: sempre presente soprattutto all’insorgere
di qualche difficoltà, abile nella contrattazione con
le autorità, pronto a risolvere ogni problema. A tutti
consegna una piccola quantità di rubli per le prime spese.
Abbiamo in mano la moneta russa!
Conosciamo Giulia, dolcissima ragazza, sensibile ed intelligente,
preparatissima soprattutto su San Pietroburgo: è stata
capace di farci innamorare di questa città e dei suoi
splendidi palazzi. Discreta ma coltissima, è stata una
inesauribile fonte di notizie precise e dettagliate sulla storia
della città e sugli aspetti artistici.
Si procede poi all’assegnazione dei numeri che sanciranno
l’ordine di marcia dei camper quando saremo in colonna.
Oscar accetta a fare da ponte radio con il suo ottimo impianto
CB: a lui viene assegnato a tavolino il posto centrale e di
conseguenza a me e a Mario Cao quelli che seguono. Gli altri
nostri amici veneti possono contare su un sorteggio favorevole:
Ad Enrico e Renato vengono assegnati posti sulla testa della
colonna.
Alle 16,00 la riunione si chiude con uno spuntino di prodotti
locali offerto dall’agenzia “la Strada”
Vengono ultimati i preparativi in quanto domattina dovremmo
essere operativi prima delle sei e quasi tutti accettiamo di
partecipare alla cena inaugurale presso il ristorante della
struttura che ci ospita.
E’ una buona occasione per socializzare ed amalgamarci:
sono presenti parecchie regioni d’Italia e la voglia di
conoscersi è tanta da parte di tutti. Presentazione,
scambi di opinioni, conoscenze di nuove mete, località
visitate in comune……..alla fine, quando ci si alza,
pare che tutti si conoscano da sempre:è la magia di questo
modo di viaggiare.
Si termina presto la cena e poi tutti a letto………domani
si parte.
Mi sono dilungato sui preparativi ma per me personalmente l’anteprima
di un viaggio, come il suo epilogo finale, sono sempre stati
momenti molto importanti, carico di aspettative il primo, ricco
di riflessioni ed emozioni da ricordare il secondo.
7 AGOSTO
La sveglia suona alle 04,30. Per me e Vania la colazione è
un momento particolare della giornata e solitamente è
anche abbastanza sostanziosa e poi io devo assolvere il compito
di far camminare il cagnolino in quanto prevediamo parecchie
ore di viaggio.
Prima delle sei i motori sono già avviati, i fari accesi
ed in anticipo sulla tabella di marcia ad uno ad uno i camper,
secondo l’ordine prestabilito, con Piero alla testa si
mettono rigorosamente in fila ed imboccano la stradina di uscita.
Le ombre sono ancora lunghe e fa una certa impressione questa
teoria di mezzi che forma un enorme serpentone bianco interrotto
da una macchia nera (il VAS di Renato) che si snoda nella verde
campagna lettone. Guadagniamo la strada statale e ci dirigiamo
verso Rezekne e quindi verso il confine lettone- russo.
Il collegamento CB è efficiente, i pontiradio assolvono
in modo brillante il loro compito e sentirsi tutti uniti anche
se via etere ci dà sicurezza.
Le informazioni di Piero sono precise e puntali ed in modo altrettanto
preciso e puntuale vengono ripetute dai due ponti radio. Rimango
stupito da Oscar, che si è calato talmente bene in questa
veste che pare che da sempre abbia svolto questo compito, tanta
è la professionalità con cui lo interpreta.
Man mano che ci avviciniamo al confine le abitazioni si diradano,
anche le cicogne che fino a prima ci hanno accompagnato, sembrano
scomparire e sempre circondati da prati e boschi proseguiamo
su un fondo stradale che peggiora sempre di più
Dalle segnalazioni che pervengono via CB, un mezzo comincia
ad avere qualche problema in quanto non riesce a mantenere la
velocità di crociera dettata dal capocolonna Piero e
rischia di dividere il gruppo in due tronconi. Purtroppo chi
è alla guida, con questo fondo stradale non si sente
sicuro e comincia ad avere perplessità sul prosieguo
del viaggio stesso.
In lontananza scorgiamo una fila interminabili di TIR fermi
sul lato destro della carreggiata. Noi avanziamo ma ad un certo
punto anche la nostra colonna si arresta e non scorgiamo la
frontiera lettone. Piero ci comunica che i tempi di attesa quest’oggi
sembrano essersi dilatati a causa di un gran numero di auto
che si stanno spostando in territorio russo, quindi l’esortazione
alla pazienza da lui stesso ”.. predicata” in precedenza
sembra calzare a pennello
La conferma arriva da Dushan che si trova in frontiera.
Rassegnati, cominciamo a pensare a come trascorrere il tempo:
c’è chi cerca di continuare il sonno interrotto….,
qualcuno scende e comincia a sgranchirsi le gambe camminando
come Stefano e Roberta Laini , chi come Oscar si diverte con
la settimana enigmistica…….il più preoccupato
sembra Piero che a piedi si reca da un camper che aveva avuto
qualche difficoltà, ed insieme confabulano tranquillamente.
Alla fine questo equipaggio decide di non proseguire e quindi
di ritornare e quasi con le lacrime agli occhi abbandona la
colonna: chi era alla guida del mezzo non se l’è
sentita di continuare il viaggio su strade dissestate come quelle
appena percorse.
Col senno del poi mai decisione fu presa così saggiamente:
le motivazioni e le argomentazioni del nostro capocolonna hanno
determinato una appropriata conclusione.
Osservo gli autisti dei TIR: sui loro volti non traspare nessun
senso di inquietudine o di impazienza, ma rassegnazione. Aiutandomi
con il mio inglese molto stentato, riesco a capire che l’autista
che mi sta accanto è ucraino, ha caricato in Spagna,
ed è in colonna da tre giorni: spera prima di sera di
passare il confine. Deve scaricare a Mosca. Questi sono i forzati
della strada.
Per noi, che siamo abituati a produrre e consegnare in velocità,
è inconcepibile che un mezzo di trasporto rimanga fermo
in frontiera per tre o quattro giorni per questioni burocratiche.
In queste regioni invece è un fatto di ordinaria amministrazione:
cominciamo a conoscere la Russia.
A passi di lumaca avanziamo, si pranza, ci si riposa, si ascolta
musica. Dialogo con Mario e Delia, gioco con Chicco e lo porto
a spasso, leggo qualcosa dalla Guida Touring su Mosca e finalmente
nel tardo pomeriggio siamo alla frontiera lettone dove abbastanza
velocemente vengono sbrigate le formalità di rito. Attraversiamo
la ..”terra di nessuno” e poi cominciamo il primo
dei quattro step della dogana russa. Cerco di ripassare mentalmente
le varie fasi sentite ieri in riunione e via radio chiedo spiegazioni
a Mario che mi precede: si compilano carte, si presentano documenti.
I flemmatici funzionari russi, dal comportamento molto serio,
quasi glaciale, in maniera metodica, proseguono imperturbabili
nel loro lavoro. Osservo tra questi una bella ragazza che compila
documenti lavorando lentamente al computer: nessun accenno né
a un sorriso né ad un atteggiamento seccato ma quasi
con indifferenza, dopo avermi scrutato per il controllo del
passaporto, continua la sua mansione. Solo quando una donna,
robusta anche se bassa di statura, nella sua divisa militare,
sale sul nostro camper, comincia l’ispezione e viene “affrontata”
dal nostro volpino, intravedo una reazione “.umana”
di sorpresa prima, accompagnata poi da un sorriso di circostanza,
quando Vania zittisce la bestiola prendendola in braccio.
Io in modo ossequioso assecondo questa funzionaria russa aprendo
ad ogni suo cenno tutti gli sportelli, l’armadio e i gavoni
compreso il frigorifero e vano motore per un minuzioso controllo.
Alla fine, lanciando un ultima occhiata al cagnolino che, sia
pur sommessamente, anche se coccolato da Vania, continua a ringhiare,
questa ci indica di spostare il mezzo alla postazione successiva.
Ricevuti i documenti con gli ultimi fogli da conservarsi rigorosamente
fino alla fine del viaggio, superiamo l’ultima barriera
con un sospiro di sollievo e da indicazioni ricevute via radio
dal capocolonna, ci dirigiamo per la sosta al prossimo distributore.
Come immigrati a tempo determinato per un periodo di quindici
giorni siamo in Russia e me ne accorgo subito dalle scritte
incomprensibili in caratteri cirillici che leggo sui cartelli
segnaletici.
Cerco qualche indizio che mi confermi che sono in questo enorme
territorio con un passato ricco di tradizioni letterarie, di
storia e di cultura, con un presente scandito da radicali e
violenti cambiamenti, segnati ultimamente da contraddizioni
socio economiche stridenti e con un futuro imperscrutabile ancora
tutto da decifrare. Questa è in sintesi ciò che
penso di questa nazione, frutto di quanto ho potuto leggere
sui libri e delle informazioni di cui sono andato in cerca quando
ho deciso di fare questo viaggio. Sono curioso di sapere se
alla fine rimarranno tali o se e come saranno modificate.
Regoliamo gli orologi e ci accorgiamo che sono quasi le ventidue,
le tenebre stanno calando. Ceniamo e poi arrivano in camper
Enrico, Renato e Mario: parliamo e come al solito brindiamo
con un Ramazzotti e “Cantucci” di Vania alla nostra
prima notte in Russia e poi tutti a letto in quanto domani ci
aspetta una lunghissima tappa di trasferimento fino a Mosca:
salteremo infatti Smolensk e punteremo diritti sulla capitale.
Oltre seicento chilometri…
8
AGOSTO
Prima della 6.00 siamo ormai tutti operativi ed i primi equipaggi
stanno già facendo rifornimento alle pompe di gasolio
secondo la prassi che ci è stata indicata.
Partiamo e sembra di essere in autunno in quanto nella zona
è calata una fitta nebbia. Boschi, prati incolti, qualche
rara abitazione, pochissime automobili: sembra di attraversare
un paese surreale, quasi onirico per certi aspetti. Vengono
accesi i fari fendinebbia. La velocità però è
abbastanza sostenuta così come richiesta dal capocolonna
e dopo una prima pausa riusciamo ad imboccare la M1, un’arteria
importante che ci porterà a Mosca.
Finalmente il sole riesce a fare capolino tra la nebbia e il
paesaggio via via si anima: qualche contadino sul ciglio della
strada cerca di vendere i pochi prodotti di quella terra come
funghi, mirtilli, patate, fragole. L’aspetto delle persone
è molto dimesso. Non riesco a vedere campi coltivati
e questo mi pone degli interrogativi.
Il viaggio, scandito da precise segnalazioni fatte da Piero
e ripetute puntualmente dai du ponti radio che ci aiutano non
poco nel percorso e ci danno utilissime precisazioni sulle località
che stiamo attraversando, si snoda via tranquillo fino alla
pausa di mezzogiorno presso un distributore dove ne approfittiamo
anche per il pieno. Abbiamo incontrato pochi villaggi ma molta
polizia che viene prontamente segnalata da Piero e conseguentemente
si provvede subito a rispettare in modo rigoroso sia la velocità
che le regole fondamentali della circolazione in questo stato
Pranziamo e poi di nuovo in marcia fino a Gagarin dove sostiamo
e ci rechiamo al mercato del pesce, variopinto e pittoresco:
le venditrici di pesce affumicato o sotto sale espongono la
loro mercanzia in piccoli ma colorati box. Siamo in una regione
di laghi ed il pesce è di acqua dolce. Ci invitano ad
un assaggio e lo facciamo dapprima con molta circospezione ma
poi via via in modo più convinto, confortati dalla bontà
e dal gusto dei prodotti in modo particolare del salmone
I commenti sono senz’altro favorevoli, quindi Renato e
Vania contrattano appunto il prezzo dei tranci di salmone e
via poi agli acquisti.
Il gruppo in questa circostanza, anche se di breve durata, comincia
sempre più a familiarizzare e quindi ad amalgamarsi e
a conoscersi.
Chiedo a Piero se c’è una connessione tra il nome
di questo paese e l’astronauta russo. Mi risponde infatti
che questo è il paese natale di Yuri Gagarin e che la
sua famiglia gestiva fino a poco tempo fa il distributore di
benzina dove sono parcheggiati alcuni dei nostri camper. Mi
racconta poi che in uno dei suoi primi viaggi in Russia si fermò
a fare il pieno qui in questo impianto e che questo funzionava
ancora con una pompa azionata manualmente. Che strano…..
l’uomo che nel 1961 per primo compì nello spazio
l’intero giro dell’orbita terrestre e….. un
distributore di carburante antidiluviano……. queste
sono le contraddizioni tipiche del popolo russo cui mi dovrò
abituare.
Poco dopo le 17,30 si riparte per Mosca. Viaggiamo sempre su
questa arteria con un fondo che alterna tratti dove le velocità
è necessariamente ridotta, a causa del fondo stradale,
a tratti passabile dove si riesce a tenere una discreta andatura
Mano a mano che ci avviciniamo alla capitale il manto stradale
migliora, aumenta il numero delle corsie ed aumentano pure le
cilindrate delle automobili.
Siamo invitati viaggiare compatti ed a seguire rigorosamente
le indicazioni via CB che ci vengono impartite da Piero riguardanti
la velocità , il cambio di corsia e la presenza di semafori.
Le disposizioni vengono rigorosamente rispettate da parte di
tutti in quanto attraversare con tutti i mezzi una città
di 12.000.000 di abitanti è senz’altro una bella
impresa ma Dushan e Piero sono riusciti tranquillamente ad incanalarci
verso il Centro Olimpico di Canottaggio di Mosca
Sono colpito dalla larghezza delle strade, dalla pulizia dei
viali, dal verde che domina sovrano, dalla bellezza ardita delle
nuove costruzioni dove acciaio e vetro si coniugano meravigliosamente,
dalle aiuole con fiori colorati che disegnano lungo i viali
armoniose geometrie splendide e significative
Forse perché è sabato sera, forse perchè
a quell’ora il traffico non è caotico come sempre,
certamente perché siamo guidati da persone capaci ed
esperte, arriviamo alla meta in brevissimo tempo e senza incontrare
difficoltà.
Mario Gabrielli si impegna a far parcheggiare in modo opportuno
i mezzi e mentre Dushan e Piero si prodigano con gli allacciamenti
elettrici ed idrici. Renato ha già cominciato a mettere
a disposizione di tutti parte della sua attrezzatura in proposito.
Giulia fornisce indicazione sull’ubicazione delle docce
e sulle modalità per usufruirne. Nel campo c’è
un gran movimento di cavi, spine, doppie, triple, “ciabatte”
ma nonostante i chilometri percorsi, tutto si svolge in modo
ordinato e sereno: il gruppo si sta “coagulando”
L’attività è intensa come in un formicaio
e dalle 22,30 a mezzanotte tutti si sono sistemati: organizzazione
splendida per un paese dove tutto è un’incognita.
Prima di mezzanotte vado con Vania a fare la doccia e mi reco
in quei locali che nelle Olimpiadi del 1980 hanno ospitato gli
atleti di canottaggio qui a Mosca.
C’è senz’altro in noi una certa emozione
per questo ma un emozione maggiore mi prende quando da sopra
la terrazza, sfidando lo sguardo apatico di alcuni cani randagi
che sonnecchiano, ho avuto il tempo di dare uno sguardo al panorama
circostante. Tra una fantasmagoria di luci e colori ho ammirato
una parte di Mosca illuminata: ponti, strade, impianti sportivi,
sopraelevate si riflettono in parte nel bacino d’acqua
sottostante mentre una fresca brezza soffia piacevolmente rendendo
quel momento estremamente gradevole.
Sotto questo aspetto Mosca mi ha riservato bellissime sorprese
che non mi aspettavo: oggi è stata una giornata intensa
ma ,sia pure provato, sono veramente soddisfatto di essere qui.
La serata è fresca, il luogo è silenzioso, la
stanchezza si è fatta sentire: tutti elementi che conciliano
una buona dormita.
9
AGOSTO
La lavagnetta di Piero fissa per le 09.00 l’appuntamento
ai bus per l’incontro con la guida e la visita alla città.
C’è già stata la divisione tra “verdi”
e “gialli” e ad ogni colore è stato assegnato
una guida. Piero nei limiti del possibile ha accontentato i
due gruppetti nello smistamento.
Noi del gruppo veneto con Rosanna e Silvio Ogrizek di Trieste
e i biellesi (Bonetti e Loro), il gruppo “Brianza”
(Longoni e Santamaria) siamo stati assegnati ai verdi, siamo
con Piero e Cinzia e la nostra guida è Natascia. E’
una figurina minuta ma gentile, disponibile e soprattutto molto
preparata e conosce bene la nostra lingua.
E’ domenica e quando ci muoviamo, noto le strade semideserte,
pochissime automobili e sguardi piuttosto frettolosi e indifferenti
dei viandanti.
Ci viene fatta una breve introduzione sulla storia russa soprattutto
sulle origini di Mosca ed intanto ci dirigiamo verso la città
universitaria. L’impianto viario di questa metropoli è
radiale ed il Cremlino è come circondato da grandi anelli
stradali concentrici:1000 chilometri quadrati è l’area
su cui sorge la capitale e la sua popolazione si aggira tra
12.000.000 e 14.000.000 di abitanti
Restiamo tutti affascinati dalla percorribilità delle
strade,dalla maestosità ed imponenza degli edifici universitari,
che in parte ricordano l’edilizia del periodo sovietico,
dalla cura del verde delle aiuole e dei fiori. Facciamo la nostra
conoscenza con Lamosanof, il fondatore dell’università
a Mosca, sotto la cui statua scattiamo la foto di gruppo
Siamo infatti sulla Collina dei Passeri dove troviamo vari istituti
universitari e notiamo per la sua altezza la guglia di un palazzo
staliniano dalla struttura architettonica inconfondibile che
ora è la sede centrale dell’Università di
Mosca: ci viene spiegato che in città ce ne sono altri
sei dello stesso periodo e con il medesimo stile e sono chiamati
“le Sette Sorelle”.
Poi è la volta della Collina degli Inchini dove c’è
l’enorme memoriale commemorativo della vittoria patria
1941-1945 contro il nazismo con carri armati e cannoni in bella
mostra
Nella nomenclatura di vie o piazze si dà molta importanza
agli eventi storici ed ai loro protagonisti: grande risalto
viene concesso al generale Kutuzov che nel 1812 riuscì
a sconfiggere Napoleone Buonaparte, che arrivato fino a Mosca
con una invasione lampo, vi rimase solo poche decine di giorni
e poi si ritirò.
Attraversiamo poi la Piazza dei Teatri dove ci vengono indicati
i maggiori teatri russi, poi Piazza della Rivoluzione con la
statua di Carlo Marx’ quindi le rive del fiume Moscova
con i suoi ponti, l’enorme e discusso monumento a Pietro
il Grande in veste di navigatore e l’intrigante Gorkij
Park che ci riporta alla memoria racconti e film di spie ed
intrighi internazionali.
Ci fermiamo al Convento di Novedevichy, bellissimo con le sue
cupole dorate e le sue mura che noi vediamo solo esternamente
rispecchiarsi nel laghetto vicino che forse ispirò a
Tchaikovsky una delle sue celebri composizioni
Affascinante e nello stesso cupa e misteriosa la storia di donne
importanti che per vari motivi furono confinate a vivere in
questa residenza dorata che, nata come dimora reale, fondata
da Sofia sorellastra di Pietro il Grande, divenne poi convento
per novizie.
Qui infatti vennero “confinate” e quindi rese incapaci
di nuocere, donne importanti nella storia russa ma che per vari
aspetti forse potevano diventare scomode
E’ la volta dopo del Cimitero di Novedevichy dove troviamo
le tombe dei Grandi della storia russa: dai presidenti come
Kruscev ed Eltsin a uomini illustri come Gogol e Cechov
Quasi tutti si soffermano, soprattutto gli italiani, presso
il monumento funebre di Raissa Gorbaceva, interessante forse
perché donna, forse perché la sua storia ha commosso
tutti ma anche perché amante ed innamorata del nostro
paese.
Natascia poi ci accompagna in un ottimo ristorante tipico della
capitale dove l’Agenzia “La Strada” ci offre
la possibilità di apprezzare e gustare l’arte culinaria
russa. Il locale è ben curato e l’ambiente è
senz’altro rinomato e raffinato è il menu
Nel pomeriggio è la volta delle chiese: entriamo nella
Cattedrale di Cristo Salvatore: Questa costruzione di grandissime
proporzioni venne edificata per celebrare la vittoria del 1812
su Napoleone Buonaparte. Era la più grande chiesa della
Russia e la sua cupola di 102 metri era la maggiore.
Stalin nel 1932 la fece distruggere e progettò per quel
luogo un palazzo alto 315 metri che a causa dello scoppio del
Secondo Conflitto Mondiale non venne mai eretto. Accanto avrebbe
trovato posto la statua di Lenin, più grande della statua
americana della Libertà e nella cui testa era prevista
una biblioteca. Costruzione veramente faraonica ma che non vide
mai la luce.
La chiesa in cui ci troviamo venne ricostruita sui disegni originali
in soli due anni e fu pronta nel 1997 in occasione del 850°
anniversario della fondazione di Mosca. Visitandola siamo colpiti
dalla pesantezza delle decorazioni e dalla gran quantità
di icone.
Ci incuriosisce la struttura delle chiese ortodosse e Natascia
soddisfa le nostre domande sulla differenza sia dottrinale che
formale tra la religione cristiano cattolica e cristiano ortodossa.
Saliamo sulla cupola da cui possiamo godere una veduta panoramica
a 360° di tutta la città. Da lassù possiamo
vedere anche la Chiesa di San Basilio che domani visiteremo.
Prima di rientrare ai camper sosta in un fornitissimo supermercato
per acquisto di “viveri”. Tutti escono con borse
stracolme e notiamo che alcuni generi hanno costi bassissimi
rispetto a quanto si paga in Italia.
10
AGOSTO
Questa mattina è prevista la visita al Cremlino quindi
al cuore di Mosca e della Russia. Prima di questo viaggio ritenevo
che il Cremlino fosse la sede del governo della Russia dove
risiede il capo di stato e dove si ricevono gli altri capi di
stato o di governo : con mia sorpresa ho imparato che tale nome
significa fortezza e quando sentivo parlare di Piazza Rossa
mentalmente la collegavo ad un colore politico: Rossa invece
significa bella.
Natascia in pullman ci spiega e puntualizza tutte queste cose
e le scoperte iniziano così di primo mattino. Il nostro
gruppo si divide in due per questioni logistiche e Vania con
Alfa, Gabriella, Renato, Enrico ed io andiamo con la guida Sergio,
un bel ragazzo biondo, colto e preparato, reduce da un viaggio
in Italia dalle spiagge di Iesolo: ammaliato dal nostro paese
e innamorato …..anche delle nostre ragazze.
Subito si stabilisce con lui un feeling e questi nelle spiegazioni
ama coinvolgere i suoi auditori con continue domande anche provocatorie.
Visitiamo la Cattedrale dell’Assunzione, la chiesa più
importante di tutte le Russie: qui venivano incoronati gli zar
e seppelliti i patriarchi. L’architetto è un italiano
Aristotele Fioravanti che la costruì nel 1479.
Gli zar invece sono sepolti nella Cattedrale dell’Arcangelo
che risale al 1508 sempre ad opera di un altro italiano Alvise
Lamberti di Montagnana. Questo architetto veneto introdusse
qui a Mosca per la prima volta e poi in tutta la Russia elementi
veneti e rinascimentali come le grandi conchiglie all’interno
delle volte delle nicchie cui noi siamo abituati.
Ci sarebbe da parlare a lungo come il genio italico dal Rinascimento
fino al Neoclassico venne chiamato in queste lontane e brumose
contrade per progettare e portare a termine opere che hanno
resistito alle guerre, sono sopravissute alle ideologie e a
sanguinose rivoluzioni e noi che le ammiriamo, ora riscopriamo
in esse con un po’di orgoglio nazionale una parte della
nostra identità.
E’ la volta poi della Cattedrale dell’Annunciazione:
considerata la Cappella privata degli zar, questa venne progettata
ed eretta da artisti russi provenienti dalla città di
Pskov.
In tutte queste chiese ci sono affreschi sia nelle cupole laterali
sia sulle quattro colonne che sorreggono la cupola centrale
e alle pareti invece troviamo Storie di Cristo o della Vergine
mentre l’iconostasi è un susseguirsi di bellissime
e preziose icone, suddivise rigorosamente in cinque ordini secondo
uno schema rigoroso che abbiamo trovato ovunque ripetuto.
Gli affreschi però secondo lo stile bizantino, tipico
della religione ortodossa, sono piatti, privi di profondità,
le figure sembrano senza corpo. Manca la lezione iniziata da
Giotto che giocando con luci ed ombre ha dato corpo ed importanza
anche alla figura umana originando così i principi fondamentali
dell’arte occidentale ed il Rinascimento.
Passiamo davanti e fotografiamo “lo Zar dei Cannoni”,
un cannone di 40 tonnellate, che non ha mai sparato un colpo;
accanto troviamo la “Zarina delle Campane”, una
campana di 200 tonnellate, che non ha mai suonato, dove i turisti
solitamente scattano la foto ricordo.
Lasciamo il Cremlino e siamo nella Piazza Rossa. Le cupole luccicanti
delle chiese, le torri che costellano le rosse mura, il Mausoleo
di Lenin, la Chiesa di San Basilio ci stupiscono e ci lasciano
a bocca aperta. E’ uno spettacolo emozionante: queste
immagine ci sono passate davanti migliaia di volte ma ora le
possiamo vedere dal vero, nella loro realtà.
Francamente a prima vista la Piazza Rossa , pur maestosa e stupenda,
la immaginavo più grande: questa era almeno l’idea
che me ne ero fatto legandola soprattutto alle sfilate di carri
armati o di batterie missilistiche che il regime sovietico amava
pubblicizzare con enfasi nelle festività nazionali, tuttavia
la bellezza di questo luogo con i Magazzini GUM che occupano
un intero lato non ha uguali nel suo genere.
Poi, però, ho percorso a piedi tutta la Piazza: 700 metri
di lunghezza e 300 di larghezza e mi sono ricreduto. E’
veramente maestosa e smisurata: forse perchè tutto è
proporzionato si rischia di perdere anche il senso delle misure
reali.
Guardo i miei compagni di viaggio: pochi parlano, tutti osservano
intenti a cogliere e cercare di imprimere sia nelle macchine
fotografiche che nella mente gli attimi di emozione che questo
spettacolo produce
Illustrazione della Chiesa di San Basilio e della vita di questo
santo da parte di Natascia e poi visita libera. Come ci fece
osservare Natascia, questa chiesa, diventata il simbolo della
Russia, che nemmeno il radicale anticlericalismo staliniano
osò toccare, preservandola intatta anche durante il periodo
sovietico, è senz’altro una delle cattedrali più
belle e più celebrate del mondo: stupisce la molteplicità
delle sue cupole a cipolla dalle forme e dimensioni svariate
che si sovrappongono le une sulle altre,uscendo dal rigoroso
schematismo ortodosso e il cromatismo delle stesse. La colorazione
di ognuna infatti può essere anche doppia o tripla e
con motivi sempre diversi sia a spirale che geometrici. Le tinte
sono vivaci e predomina il rosso, l’azzurro e naturalmente
l’oro..
Per uno occidentale come me, abituato alla classica chiesa cattolica-cristiana
in mattoni o marmo o cemento e vetro sia pur in stili diversi
che possono variare dal romanico al barocco fino al moderno,
davanti alla cattedrale di San Basilio mi è parso, a
prima vista, quasi di trovarmi davanti ad una…. fantasiosa
attrazione di Eurodisneyland. Ma non è così.
Non a caso si racconta che lo zar Ivan il Terribile che volle
questo capolavoro tra il 1555 e il 1561 per commemorare la sua
conquista del Regno del Chan del Kazan, vista la bellezza dell’opera,
ordinò di far accecare l’architetto che la costruì
per impedire di farne uno simile per qualcun altro.
E’ senz’altro molto più bella all’esterno
che non internamente: all’interno è un complesso
architettonico di nove chiese poste su di un piedistallo e tra
queste cappelle, come in un labirinto, si fatica non poco a
trovare la via d’uscita.
Pranzo in un ottimo self-service: provo cibi locali dai gusti
forti e ne sono soddisfatto. Alla fine un buon caffé
offerto da Enrico chiude il pranzo e apre una chiacchierata
con Mario, Oscar, Delia Imelda, Vania ed Alfa: da questa ascoltiamo
le prodezze del suo piccolo pappagallo ammaestrato.
Visita alla Tomba del Milite Ignoto e tempo libero un’ora
per gli acquisti con passeggiata sulla Ulitsa Arbat, il lungo
viale pedonale dove si ritrovano gli artisti di strada e ci
sono i negozi di souvenir. Tutte le donne ne approfittano per
fare acquisti: oggetti in ambra per Imelda e Vania, magliette
alla moda per figli e nipoti per Delia ed Alfa e poi tutti alla
Metropolitana
Durante il tragitto notiamo un cane lupo che, con un cartello
al collo, tenendo un secchiello in bocca per il manico, chiede
qualche spicciolo ai passanti per il suo padrone senza gambe.
Davanti a questa scena Vania si intenerisce e dopo aver fatto
la sua offerta, vuole che le scatti una foto con il cane. Ricordo
molto bene gli occhi dell’animale che nulla avevano di
cattivo o aggressivo ma sembravano solo implorare aiuto per
il suo padrone e per se stesso. E’ questo l’unico
caso in tutto il viaggio in Russia in cui ho visto chiedere
l’elemosina.
Ed ora alla Metropolitana.
Natascia ci mette in guardia sulla velocità delle scale
mobili: in una nazione dove tutto mi sembra lento e macchinoso
cominciando dalla burocrazia, accolgo molto volentieri che le
scale mobili siano veloci e non sono stato deluso. Non sono
stato deluso soprattutto dalla bellezza e dalla sontuosità
delle gallerie della Metropolitana, delle sue sale, dai suoi
ricchi soffitti, dai suoi lampadari in vetro che mi davano l’impressione
di essere in un salone di un ricco palazzo.
Alle pareti mosaici inneggianti al periodo sovietico ed alle
conquiste sia sociali che militari del socialismo: stucchi bellissimi
ornano i soffitti e gruppi scultorei imponenti chiudono gli
enormi corridoi. Non una carta sui pavimenti, nessuna scritta
imbratta le pareti, gente frettolosa dai caratteri somatici
più disparati si muove velocemente ma con ordine. Solo
lo sferragliare dei treni mi ricorda che mi trovo in una metropolitana
costruita ancora nel 1938.
E’ uno splendido e sontuoso salotto sotterraneo che ad
ogni galleria o corridoio si presenta in modo sempre diverso
ed affascinante: senza parole davanti a tanto ordine e bellezza.
Alla sera dopo cena visita a Mosca in notturna: è uno
spettacolo meraviglioso di luci ammirare i palazzi, le chiese
illuminate e in modo particolare mi ha colpito monastero di
Novadevichj di notte.
Arriviamo poi nella Piazza Rossa illuminata: lo splendore delle
torri e delle sue chiese e soprattutto delle cupole di San Basilio
ci offrono un momento di toccante emozione. Questa sera portiamo
anche il cagnolino Chicco con noi che ha …l’onore
di calcare il selciato di questa Piazza unica al mondo. La Piazza
è affollatissima e tra tutta quella gente però
resta come impaurito e preferisce rifugiarsi nella sua borsa
da cui spunta solo con il musetto bianco e nero per osservare
lo spettacolo.
Il tutto viene coronato alla fine dal gioco di luci delle fontane
illuminate di rosso che rappresentano il sangue versato dai
soldati per propria Patria,quando ci rechiamo sulla Collina
degli Inchini, il Museo delle vittorie militari russe
Al ritorno in pullman, conversando con Piero, convengo con lui,
che aveva ragione quando mi informava che la visita di Mosca
di notte illuminata è indimenticabile.
11
AGOSTO
Al mattino è in programma la visita all’Izmajlobvskij
Park, un mercato caratteristico dove è possibile fare
acquisti di souvenir. Durante il viaggio Natascia ci fa notare
la Torre della Televisione, una costruzione altissima, la più
alta della Russia, la “Zarina delle Torri” quindi,
con un Ristorante panoramico girevole,quasi sulla sommità.
Fatto curioso:questa torre subì un rovinoso incendio
e per un lungo periodo di tempo, non si sa per quale motivo,
i danni non furono riparati con conseguente black-out televisivo.
Questo è quanto riferito da Natascia.
Riflessione: abbiamo visto lo “Zar dei Cannoni”
che non ha mai sparato, la “Zarina delle Campane”
che non ha mai suonato, la “Zarina delle Torri della Televisione”
che non trasmette………. anche questo è
Russia.
Arrivati al mercatino, ci viene concesso fino a mezzogiorno
per gli acquisti.
Sulle bancarelle troviamo uova colorate, matrioske, icone, berretti
militari di fogge diverse, pelli e pellicce, colbacchi, oggetti
colorati…. facciamo un giro di ispezione e ci informiamo
in modo dettagliato sui prezzi cominciando a trattare, poi avvicinandosi
l’ora della partenza cominciamo mano amano a stringere
le trattative fino a chiuderle, cercando lo sconto dell’ultimo
minuto. Alla fine riusciamo rimediare anche dei buoni acquisti
o almeno noi li riteniamo tali.
Il pullman ci porta poi nei pressi della Piazza Rossa lasciandoci
liberi per altri acquisti ai Magazzini GUM o per visite individuali
fino alle 17,00.
La signora Montaldo e il figlio Luca, Gabriella ed io, in quattro
quindi, decidiamo con Natascia di recarci al Museo delle Belle
Arti Puskin .
Ciò che maggiormente ci interessa in questo museo è
il “Tesoro di Priamo” o meglio la raccolta di monili
d’oro che l’archeologo tedesco Schliemann nel 1783
trovò quando giunse al settimo strato di una città
sepolta sulla collina dell’Hissarlik in Asia Minore e
che a buon diritto ritenne che si trattasse della città
di Troia descritta nell’Iliade di Omero.
Personalmente e non so per quale motivo, ho sempre ritenuto
che questo tesoro fosse custodito a Berlino fino a quando leggo
nel luglio scorso che è a Mosca: non posso permettermi
di perdere questa occasione irrepetibile. Davanti al copricapo
in sottilissime foglioline d’oro che si pensava avesse
adornato la bellissima Elena, provo un’intensa emozione:
l’ho sempre visto sui libri e ora era davanti a me. Soltanto
questo valeva il viaggio. E poi ammiriamo opere di pittori importanti
del Quattrocento italiano oltre a quadri del Perugino, del Botticelli,
del Tintoretto e anche di Cima da Conegliano. Quest’ultimo,
solitamente inserisce sullo sfondo delle sue opere il castello
ancora esistente di questa splendida cittadina trevigiana, nota
a tutti per il “Prosecco” ma anche per aver dato
i natali a questo famoso pittore
Alla fine Natascia ci ha presentato la ricchissima raccolta
delle opere degli Impressionisti provenienti da tutta Europa.
E’ stato un momento bellissimo anche perché vissuto
in modo molto tranquillo ed intenso in quelle sale silenziose,
circondato da quei capolavori in buona parte italiani con la
quasi totale assenza di pubblico. Gabriella ed io abbiamo potuto
disporre nel modo più completo della nostra guida Natascia
che riusciva a soddisfare tutte le nostre domande coronandole
di curiosità e aneddoti.
Sempre Natascia ci spiegò che la maggior parte di quelle
opere provenienti dal nostro paese sono arrivate qui in quanto
acquistate da commercianti d’arte russi in varie epoche
commissionate da nobili o da ricchi facoltosi esponenti della
borghesia russa. E’ indubbio che davanti a questi capolavori
di casa nostra da parte di Gabriella e mia non poteva mancare
un’intima soddisfazione velata da orgoglio nazionale.
Alla sera, cena con una bellissima tavolata comune per festeggiare
la nostra dipartita da Mosca che sarebbe avvenuta all’indomani
alle prime ore del mattino.
Ogni donna ai fornelli ha cercato limitatamente al tempo a disposizione
ed a mezzi, di dare il meglio di sé, preparando piatti
tipici della regione di provenienza, gli uomini invece hanno
pensato al vino. Ho potuto così assaggiare un buon bicchiere
di Chianti da Claudio di Firenze, un sorso di Bonarda da Tiziano
e Walter,gli amici biellesi, un po’ di bianco del Collio
che Mario Cao ha sempre con sé, una forchettata di Matriciana
preparata da Claudio da Roma, un po’ di Carbonara fatta
da Alfa, gli spaghetti di Renato, una fetta di soppressa rimediata
da Imelda e bresaola dal piatto di Delia, specialità
siciliane accompagnate da Nero d’Avola da Vincenzo ed
Isabella Bonventre, involtini di carne di Paola e Orlando …oltre
a pasta e ceci preparata da Vania.
Alcuni ne approfittano per scambiarsi notizie sui vini, su particolari
ricette regionali, sui vari viaggi in camper ed io a questo
proposito ascolto con molto interesse davanti ad un buon Prosecco
il racconto fatto da Corrado e C. riguardante il loro ultimo
viaggio in Turchia.
Anche Chicco questa sera gode di una libera uscita imprevista
e girando da un tavolo all’altro, scodinzolando a destra
e a manca per farsi notare, riesce nel suo intento a rimediare
una cena particolarmente saporita, fuori dal comune, molto diversa
dalle solite crocchette serali.
Alla fine, con sorpresa di tutti, Renato è riuscito con
i suoi mezzi informatici, a farci vivere una serata di karaoke.
Cominciamo veramente a conoscere Renato, sempre pronto a dare
una mano a tutti nel bisogno e sorprendente con le sue trovate.
Questo fatto ha contribuito ancora di più a creare l’amalgama
del gruppo.
Tutti si sono cimentati nel canto intonati e no e sono emerse
le capacità canore dello stesso Renato, di Claudio e
Massimo da Roma, di Walter da Biella, delle signore del gruppo
“Brianza” Laura e Adele e del quartetto nostrano
Alfa,Imelda, Delia e Vania: a questa generale partecipazione,
forse a causa degli svariati assaggi di vino che ho fatto, mi
sono unito anch’io sommessamente al coro….. facendo
concorrenza alla “Zarina” del Cremlino.
La gioia di stare insieme, il fatto di aver conosciuto tanta
gente semplice che in comune ha la voglia di vedere nuove località
e di vivere all’aria aperta, ci ha fatto dimenticare che
domattina all’alba la sveglia avrebbe suonato se non ci
fosse stato come al solito il buon Piero che, da coordinatore
esperto, tenendo sempre la situazione sotto controllo, sulle
note di “Io Vagabondo” dei Nomadi, invita il gruppo
a chiudere questa meravigliosa serata che penso rimarrà
nostalgicamente nelle mente di tutti noi.
12
AGOSTO
Il sole è appena apparso all’orizzonte e nel nostro
campo c’è un gran fermento che preannuncia la partenza.
Faccio con Vania gli auguri a Renato per il suo compleanno.
Piero, via CB, impartisce disposizioni precise cui tutti gli
equipaggi si attengono scrupolosamente. Quando tutti i mezzi
sono in fila, ordinati secondo il numero assegnato, la colonna
si muove: l’organizzazione è efficiente, i ponti
radio perfetti, gli equipaggi attenti ed in questo modo, tranquillamente
lasciamo, dopo tre giorni pieni, con una certa nostalgia Mosca,
ma ansiosi di scoprire altre località ed altri aspetti
della realtà russa.
Mano a mano che ci si allontana dalla capitale, le strade diventano
sempre meno curate, cominciano i rattoppi sull’asfalto
e le prime buche, gli avveniristici palazzi in vetro ed acciaio
cedono il posto ad anonimi condomini e a sequenze di “casermoni”
fino ad arrivare a casette in legno isolate, con il tetto ancora
in eternit, in mezzo alla campagna che si trasforma a volte
in acquitrino.
Sosta caffé con rifornimento e poi si arriva a Sergiev
Posad dove parcheggiamo i mezzi in un cortile chiuso e sorvegliato
prima di procedere alla visita del celebre Monastero della Trinità
fondato nel 1354 dal monaco Sergio che con il fratello si era
ritirato in questo luogo dedicandosi alla preghiera ed alla
contemplazione.
E questo clima mistico e di contemplazione noi lo respiriamo
quando entriamo in questo complesso religioso, ritenuto a buon
diritto il più importante centro religioso della Russia
ed il più venerato.
Attraversiamo la Porta Santa e le mura massicce che circondano
e difendono questo monastero lasciandoci alle spalle le numerose
e variopinte bancarelle. Ascoltando le spiegazioni di Natascia,
conosciamo che questo luogo acquisì importanza soprattutto
ai tempi dallo zar Boris Gudunov (1598-1605), un personaggio
oscuro e misterioso, con un passato torbido alle spalle che
con donazioni e finanziamenti arricchì talmente questo
monastero da ottenere di esservi sepolto.
Visitiamo la Cattedrale dell’Assunzione dove siamo colpiti
dalla sua cupola centrale dorata con le altre quattro azzurre
con stelle dorate. L’interno è ricchissimo di affreschi
e di meravigliose icone. E’ la volta dopo della Cattedrale
della Trinità, dall’aspetto massiccio che è
il monumento più antico e risale al 1422 con pregevoli
affreschi ma soprattutto con una iconostasi che è un
autentico capolavoro di oreficeria, racchiudente quarantadue
icone tra cui quella famosissima della Trinità
Un’urna d’argento conserva le spoglie mortali di
San Sergio venerate ogni giorno da diverse migliaia di pellegrini.
Interessante pure la Torre Campanaria in stile barocco, il Refettorio
e la Sorgente da cui sgorga un acqua che dicono “miracolosa”
. Vania ne acquista un boccione da cinque litri che porterà
in camper.
Pranzo nei propri mezzi e partenza per Vladimir, città
celebre per la famosa Madonna e per le sue chiese.
Lungo il tragitto troviamo rallentamenti e veniamo a conoscere
che a Vladimir, causa una importante partita di calcio, il traffico
è semiparalizzato e siamo sconsigliati ad entrare. Si
decide quindi di puntare direttamente su Suzdal dove arriviamo
verso sera e parcheggiamo in un’ area a noi riservata
annessa ad un grande e novissimo hotel.
Il clima è fresco e piacevole, i mezzi sono piazzati,
l’allacciamento elettrico attivato.
Ci sono spazi verdi che il gruppo dei ragazzi che fanno parte
della nostra comitiva occupa ed improvvisa una partitella di
pallavolo: anche questi ragazzi si sono bene integrati ed insieme
portano a tutti noi una ventata di freschezza e di vitalità.
Per le docce usufruiamo dei bagni di due camere messe a nostra
disposizione al piano terra del vicino lussuoso albergo.
La sera è allietata da una bellissima sorpresa. Quest’oggi
è il compleanno di Renato: ieri a Mosca, sfidando quasi
l’arresto, con il suo quod si è recato ad un centro
commerciale e, per festeggiare questo giorno, ha acquistato
un ottimo dolce per il gruppo, che poi verrà “innaffiato”
con un grande Prosecco.
In un clima di allegria e di festa tutto il gruppo si è
ritrovato e tra un bicchiere e molti flash, chiacchierando e
mangiando un’ottima torta, abbiamo ripulito tutti i vassoi
preparati da Gabriella, moglie di Renato, e abbiamo svuotato
tutte le bottiglie che il loro capiente VAS aveva portato dal
Veneto. Dopo aver cantato coralmente gli auguri di rito al festeggiato,
ringraziando tutta la famiglia Rui che ci ha fatto trascorrere
un’altra bellissima serata con questo fuori programma,
ognuno si è ritira per il meritato riposo.
Ma purtroppo non è così per tutti……
A notte fonda Piero e Cinzia vengono svegliati da un equipaggio
i quali accusano alcuni disturbi: pare che abbiano ingerito
acqua contaminata da gasolio. Per un problema strano, durante
il rifornimento di carburante al mattino sembra che una parte
di questo sia finito nelle acque chiare utilizzate poi ad uso
alimentare.
Situazione nuova, insolita ma non per questo meno preoccupante
per il nostro Piero. Senza perdere la calma telefona, nonostante
l’ora, alla figlia medico in un ospedale di Genova spiegando
l’accaduto. Breve consulto e poi dall’Italia arriva
una telefonata con precise indicazioni sul da farsi nell’immediato
e per l’indomani.
Risolta o almeno per il momento controllata la situazione, finalmente
anche i coniugi Revelli, Piero e Cinzia possono dormire….però
è piuttosto tardi.
Anche questo è un chiaro esempio di organizzazione efficiente
dimostrata dal nostro capogruppo che contribuirà ad infondere
sicurezza e serenità in tutti noi.
13
AGOSTO
Alle 09,00 dall’albergo, come recitava l’Ordine
del Giorno sulla lavagnetta di Piero, a piedi ci dirigiamo,
attraverso ponticelli di legno e superando laghetti, verso il
centro e, dopo aver incontrato la guida, visitiamo il Monastero
di San Salvatore e di Sant’Eufemio dalle mura possenti
e situato nel punto più alto della collina. Ne approfittiamo
per una foto di gruppo con relative insegne del club La Granda
che Mario Gabrielli sempre porta con sé.
Il Monastero sembra un castello, talmente la sua struttura richiama
la vocazione alla difesa, soprattutto con i suoi possenti bastioni.
Ci colpisce la Cattedrale della Trasfigurazione con le consuete
cinque cupole (dorata quella centrale e verdi le altre quattro).
Il suo interno è riccamente affrescato con colori accesi
come blu, rosso, giallo oro.
Percorrendo sempre a piedi poi la strada principale ed ammirando
le varie costruzioni delle abitazioni rimaste intatte nel tempo,
sbocchiamo in una piazzetta dove uomini e donne su un muretto
hanno improvvisato un mercatino di frutta e verdura. Abbiamo
già acquistato presso questi mercatini dei cetrioli e
li abbiamo trovati ottimi.
Arriviamo così al Cremlino, imponente fortificazione
dalle mura massicce dove spicca la Cattedrale della Natività
della Vergine dagli splendidi portali dorati. Maestoso è
il lucernario che nelle feste solenni, come ci spiega la guida,
viene portato in processione. Nel Museo siamo colpiti da due
grandi stufe in maiolica di ottima fattura. Per ultimo notiamo
che l’enorme campanile ha l’orologio ma, fatto piuttosto
insolito, al posto dei numeri per indicare le ore, troviamo
le lettere. Chiediamo spiegazione alla guida e ci risponde che
un tempo questa era l’usanza.
Siamo stati affascinati da Suzdal non tanto per i suoi monumenti
che sono sempre molto belli ma dal clima che si respira in questo
borgo dove si ha l’impressione che il tempo si sia come
fermato. Bellissime sono alcune finestre di legno che riccamente
intagliate ornano vecchie case e stupendi gli scorci di cortili
e vicoli abbelliti da vasi di fiori con qualche negozietto o
ristorantino. Il tutto si fonde in un ambiente di rara armonia
dove l’atmosfera sembra magica e prende il visitatore
coinvolgendolo totalmente. A questo punto comprendiamo perché
questa località è stata inclusa nella lista del
Patrimonio Mondiale dell’Umanità stilata dall’UNESCO
e perché Piero, veterano di questi viaggi, abbia concesso
alcune ore di visita libera.
Ma tra tante bellezze anche lo stomaco reclama la sua parte
e trovato all’interno del Cremlino un ristorante, alcuni
equipaggi entrano a fare da apripista. Siamo seguiti da Renato
ed Enrico con mogli e da Luigi con Carmen e poi da tanti altri.
Il menu pur essendo curato e a buon mercato soddisfa la fame
ma non i nostri gusti e Vania allora si reca al tavolo di Luigi
e Carmen che da buoni pugliesi ci sciorinano una ricetta culinaria
a base orecchiette con cime di rape e acciughe. Ascoltando attentamente
la loro “lezione”, ci ricordiamo dei viaggi in Puglia
e nel Salento e ci diamo appuntamento in quella splendida parte
della nostra bella Italia.
Si parte per Rostov.
Durante il tragitto siamo sorpresi da un acquazzone e ci fermiamo
per la consueta pausa su uno sterrato ai margini della strada
nei pressi di un villaggio rurale. Un timido bambino guarda
incuriosito i nostri mezzi: si avvicina e Vania allora gli porge
una manciata di caramelle. Ringrazia in inglese e scambiamo
due parole, poi sparisce dietro l’uscio della sua umile
casetta da cui era uscito.
Verso sera arriviamo nell’agriturismo che ci ospiterà
questa notte. Ingresso un po’ laborioso in un grande prato
appena falciato, solito impegno dell’organizzazione per
fornire elettricità mentre una autobotte dei Vigili del
Fuoco al mattino successivo erogherà acqua a tutti i
mezzi. Docce calde stupende situate in due “dacie”
di legno, dove nell’attesa del mio turno, vado a curiosare
per apprezzarne l’arredamento ma soprattutto la struttura.
Qui la passione e la tecnica della lavorazione del legno si
sono fuse ed hanno originato queste splendide e calde costruzioni.
Cena e poi a letto.
14
AGOSTO
Appena sveglio faccio gli auguri a Vania per il suo compleanno
e dopo colazione partenza con il camper di Mario con i Giol
per la visita guidata di Rostov.
Incontro con la guida Roxana la quale ci comunica che è
autodidatta e che da sola ha appreso la nostra difficile lingua.
Apprezziamo il suo sforzo e la sua preparazione su quanto ci
spiega.
Entriamo nel Cremlino che si presenta come un grande edificio
sempre circondato da bianche mura su cui svettano scure cupole
a cipolla delle sue cattedrali.
Presentandoci il quadro delle vicende storiche di questo che
attualmente è un grande centro agricolo comprendiamo
l’importanza che aveva raggiunto nei secoli passati, avendo
assunto il titolo di “Principato” all’inizio
del 1200, sottomesso dai mongoli dell’Orda d’Oro
cui qualche anno dopo si ribellò, conquistando e dichiarando
la propria indipendenza.
Il periodo di maggior sviluppo lo si ebbe nel XVI e XVII secolo
ed è a quest’epoca che possiamo far risalire i
monumenti in pietra che noi ora vediamo. Ci troviamo in una
zona dove vicino abbiamo un lago poco profondo che noi vedremo
dalle mura del Cremlino e le costruzioni in pietra erano piuttosto
rare e costose.
Visitiamo la Cattedrale dell’Assunzione con le tipiche
cupole ma costruita in forme massicce: accanto troviamo un caratteristico
campanile a vela con tredici campane di dimensioni diverse.
Qui, come già avemmo occasione di notare a Sergiev Posad,
le campane sono fisse ed è il batacchio che muovendosi,
percuote l’interno della campana e questa produce rispetto
alle nostre campane un suono più limpido. Non potevamo
mancare di assistere ad un armonioso concerto proprio di campane
da parte della nostra guida.
Interessante anche la Chiesa della Trasfigurazione con un affresco
del Giudizio Universale. Percorrendo una parte del corridoio
sulle grandi mura che difendevano il Cremlino il nostro sguardo
può spaziare lontano e riusciamo a vedere quel lago che
Pietro il Grande, fervente sostenitore della marineria, come
ci ha spiegato la guida, ha definito .”. pozzanghera nera..”.
Vediamo il borgo di Rostov con le sue case ma soprattutto le
sue innumerevoli chiese.
Nel 1953 un violento uragano distrusse quasi completamente tutto
il complesso in cui ci troviamo: venne in poco tempo ricostruito
pari pari: le fotografie che testimoniano la catastrofe e la
sua repentina ricostruzione fanno bella mostra nel Museo.
Usciamo, acquistiamo qualche genere alimentare, e torniamo a
mezzogiorno all’agriturismo.
Qui ci aspetta una toccante cerimonia: consegniamo alle autorità
locali ciò che ogni equipaggio aveva portato da casa
come aiuto umanitario per coloro che sono meno fortunati di
noi.
Giulia traduce le belle parole di ringraziamento che vengono
espresse in proposito dalle autorità locali, apprezziamo
il rinfresco offerto e carichiamo il tutto stipando completamente
un autocarro.
Moltissime nel frattempo sono le telefonate che Vania riceve
dall’Italia per gli auguri ed altrettanto numerosi sono
i messaggi.
Pranziamo ma ci accorgiamo che il tempo sta cambiando e al momento
della partenza siamo colti da un violento temporale con scrosci
abbondanti di acqua..
Mentre mi accingo all’uscita, un camper con a bordo Antonella,
Renzo, Maria Stella ed Ernesto. mi avverte che sotto il telaio
del mio camper ci sono dei cavi distaccati: attimo di panico
e con l’acqua che scende a dirotto esco per controllare
e constato purtroppo l’amara verità e li ringrazio
della comunicazione. Mi accerto che questi cavi non siano scoperti
e non striscino per terra ed avverto Piero, poiché siamo
già incolonnati pronti per la partenza, che alla prossima
sosta dovrò sincerarmi di quanto accaduto e rimediare.
Il fondo stradale alterna a tratti percorribili altri veramente
dissestati, quindi la velocità a volte viene drasticamente
ridotta per non compromettere i mezzi. Quando sostiamo al distributore,
Vania, dopo essersi cambiata, va sotto il camper e con pinze
e filo di ferro ferma i fili legandoli al telaio.
Renato che ha saputo del nostro problema, immediatamente è
arrivato in soccorso con la sua capiente cassetta degli attrezzi…..
ma questa volta non ha potuto far altro che controllare ciò
che era stato fatto da parte di Vania, verificare che il lavoro
era stato eseguito a regola d’arte e rincuoraci perché
così si poteva…”..tirare avanti..”.
Riparto più sereno.
Alcuni tratti stradali sono veramente disastrosi ed in questi
casi la colonna si allunga anche fino a 5/6 chilometri, rischiando
di perdere il contatto radio ma il ponte intermedio Oscar e
il ponte finale Gianfranco, con i loro potenti apparati, contribuiscono
a tenerci informati ed uniti e nonostante la strada, la pioggia,
il temporale, possiamo viaggiare in modo tranquillo. Il cordone
ombelicale che ci unisce al capocolonna è sempre saldo.
Ci avviciniamo alla città di Klin ed il traffico aumenta
fino a diventare caotico, i numerosi semafori rischiano di spezzettare
la colonna. C’è tensione e ognuno di noi cerca
di districarsi tra le auto, di non perdere contatto con il mezzo
che ci precede, nonostante i numerosi semafori, e di seguire
le indicazioni di Piero.
Purtroppo il camper davanti a noi, di Vincenzo e Isabella con
i cugini, viene investito da un auto che ha tentato una manovra
azzardata, sfilando il nostro mezzo ma urtando quello che ci
precede. Il camper incidentato, dopo l’impatto si ferma,
io pure e con me il resto della colonna: ma venti mezzi fermi
su una strada ad altissimo traffico rischiano la paralisi totale.
Vania al volo prende la giacca a vento, scende e fulmineamente,
nonostante la pioggia battente, si piazza davanti all’auto
che ha provocato l’incidente. Comprensibile intanto l’apprensione
e lo sgomento di Vincenzo e Isabella e dei cugini Caterina e
Filippo, fortunatamente le persone non sembrano aver subito
danni però la paura è stampata sui loro volti.
Piero avvertito da Oscar avvisa Dushan di ritornare sul luogo
del sinistro ed intanto si provvede a fermare la colonna più
avanti sul ciglio della strada. In questi casi le notizie arrivano
frammentarie fino a quando non è stato chiarito in modo
preciso il quadro della situazione.
Io con Mario, ci spostiamo in uno spiazzo poco oltre, e Mario
scende e si porta vicino al camper incidentato dove staziona
Vania e rimarranno fino a tarda sera sempre sotto la pioggia.
La colonna dietro di noi riceve disposizione da Piero di spostarsi
in avanti, ma io non mi muovo in quanto c’è Vania
a terra ed è senza documenti. Si ferma pure Oscar il
ponte intermedio per tenere il collegamento radio. Dopo poco
però Piero, avute notizie precise da Dushan, valutata
la situazione, invita tutti a muoversi. Delia sale con Oscar
e anch’io dopo poco ricevo l’ordine di partire lasciando
Vania con Mario Cao, Dushan per gli accertamenti della polizia
prima e dei vigili poi. Parto velocemente cercando di raggiungere
il resto della colonna che è avanti di qualche chilometro:fortunatamente
riesco sempre a percepire le comunicazioni via radio del ponte
finale.
Il fatto ci ha scosso in quanto non sappiamo cosa succederà
e come sarà la trafila burocratica anche se siamo tranquilli
perchè non ci sono feriti e superando il camper di Vincenzo
non è parso lesionato al punto tale da non poter riprendere
il viaggio.
Sapremo però dopo che Mario, Vania e Vincenzo e il cugino
Filippo hanno dovuto armeggiare non poco per piegare le lamiere
e in qualche modo fermarle con nastro adesivo e filo di ferro
permettendo così al mezzo di viaggiare.
Trovandomi per la prima volta solo, sia in camper che sulla
strada, con un pò di apprensione viaggio a velocità
piuttosto sostenuta e dopo una ventina di minuti, fortunatamente
non incrociando poliziotti, raggiungo finalmente, con un sospiro
di sollievo, la colonna che procede quasi in silenzio e percorriamo
insieme la cinquantina di chilometri che ci separano da Tver,
la località dove pernottiamo. Solo Chicco è contento
perché ha lasciato la sua cuccia ed ha preso posto sul
sedile di Vania: ogni tanto però mi guarda e sembra chiedermi
dove sia la sua padrona.
La notte sta scendendo, piove sempre di continuo, superiamo
acquitrini e fiumi, intravedo delle flebili luci e ritengo siano
abitazioni e dopo una secca curva a destra si arriva a tarda
ora al parcheggio di Tver
Le tenebre sono ormai abbondantemente calate ed il buio sembra
ancora più buio in quel fittissimo bosco.
Fortunatamente la nostra Imelda invita Delia e me a cena nel
suo camper preparandoci un’abbondante e succulenta pastasciutta,
Oscar prende dalla sua “cambusa” un’ottima
bottiglia di vino. Così sia io che Delia, ospiti dei
Giol, ceniamo e con un buon bicchier di Prosecco ci consoliamo
della temporanea assenza delle nostre “metà”.
Via telefono però abbiamo sempre notizie di Mario, Vania
e di Dushan: quest’ultimo è impegnato in un’estenuante
trattativa con i vigili per la compilazione del verbale. Piero
ogni tanto viene da noi per avere nuove da Klin.
Finalmente sempre da Klin , verso le 23,00, ci comunicano che
sono partiti e a mezzanotte siamo raggiunti a Tver da Dushan
e dai due camper di Mario e di Vincenzo: quest’ultimo
equipaggio sia pur provato dall’accaduto ha preso coraggio
e il sorriso torna sul viso di Isabella e C.
Il buon cuore di Imelda provvede anche alla “ristorazione”
di Vania e Mario e dei quattro componenti. Sempre, ma ancor
più in certi momenti, è molto importante avere
amici come questi!!
Faccio fare il solito giretto a Chicco e trovo ancora alzato
Piero. Non posso far altro che complimentarmi con lui per la
tranquillità e capacità con cui ha gestito e risolto
anche questa imprevedibile situazione
Prima di coricarmi faccio nuovamente gli auguri a Vania sottolineando
che quest’oggi è il suo compleanno ed è
stato piuttosto insolito il modo di festeggiarlo. Sorride e
sembra contenta: né la stanchezza, né l’acqua
caduta ininterrottamente quando era ferma a Klin con Mario,
l’hanno provata , è serena e sta bene.
Tra di me penso…”mah…anche questo fa parte
della Russia..”
15
AGOSTO
E’ ferragosto ma la temperatura sembra autunnale. Questa
mattina presto Renato, in pochissimo tempo, è riuscito
a sistemare in modo tale il camper di Vincenzo da permettergli
poi non solo di concludere il viaggio ma di arrivare fino a
casa.
Sotto il profilo tecnico-pratico ritengo che pochi siano all’altezza
di Renato e in una spedizione come la nostra, dove l’imprevisto
è d’obbligo, poter disporre delle sue conoscenze
e delle sue competenze e soprattutto del suo aiuto che con grande
altruismo mette sempre a disposizione di tutti, penso che sia
senz’altro una grande opportunità per tutto il
gruppo.
Facciamo poi gli auguri per il compleanno a Mario.
Partenza sotto l’acqua che ci accompagnerà fino
Novgorod. E’ questa una lunga tappa di trasferimento sempre
con le problematiche del fondo stradale ma aggravate dalla pioggia
che non ci permette di godere a pieno dei paesaggi che attraversiamo.
Ricordo soltanto sul ciglio della strada delle persone anziane,
dall’aria triste, che riparandosi dall’acqua con
piccoli ombrelli a volte anche malandati, cercano di vendere
una vaschetta di mirtilli, un po’ di funghi e.. qualche
patata. Per quello che si può notare la zona è
paludosa, non ci sono industrie e l’agricoltura è
a malapena di sussistenza, quindi la gente cerca in qualche
modo di sopravvivere.
Soste programmate, rifornimento e pranzo nella prima parte del
giorno e nel pomeriggio fermata in un ampio parcheggio dove
in bella mostra ci sono una grande quantità di samovar
fumanti per la preparazione del the bollente. Sono attratto
da questi oggetti dalle forme più disparate dove l’artigiano
che li ha costruiti a volte ha cercato da dare il meglio di
se stesso delineando figure particolari.
Arrivo a Novgorod e parcheggio sulla pista di atletica in un
grande campo sportivo. Allineamento veloce dei mezzi come al
solito sotto la guida di Mario , allacciamenti elettrici e via
veloce alle docce utilizzando quelle degli spogliatoi. Vania,
Delia e Mario, che, come accennato, oggi compie gli anni, e
domani sarà la volta di Delia, vanno in cerca di una
pasticceria per acquistare dolci da offrire a tutti per festeggiare
questa sera con l’intero gruppo i tre compleanni.
E’ ferragosto e l’Agenzia “La Strada”
ci omaggia di un rinfresco con intrattenimento prima e di una
cena poi nel ristorante vicino.
I ritmi sono intensi, ma alle 20,00, puntuali, presenziamo tutti
ad un coinvolgente spettacolo folcloristico seguito da un buffet
con cibi e bevande tipiche che precede la cena.
Dushan traduce in diretta lo spettacolo e poi lui stesso si
esibisce in un assolo canoro.
Al termine della cena i festeggiati cioè Vania, Delia
e Mario passano tra tutti i tavoli con dolci e spumante e per
chiudere questa bellissima serata abbiamo un altro spettacolo
in costume.
Il clima è festoso, la compagnia stupenda: si scattano
fotografie, si chiacchiera, nascono nuove amicizie, si fanno
progetti e la stanchezza di questa giornata lunga e faticosa,
le preoccupazione di ieri sembrano dipanarsi e sono destinate
ormai a diventare solo un piacevole ricordo da raccontare ad
amici e parenti quando ritorneremo a casa.
16
AGOSTO
Sveglia e subito auguri a Delia per il suo compleanno.
Alle 09,00 puntuali, vicino all’albergo ci aspettano i
bus che ci porteranno a visitare la città di Novgorod.
Conosciamo la nostra guida, una donna tosta, ormai non più
giovane ma molto preparata e soprattutto arguta che con le sue
divertenti battute ci farà apprezzare questa bella città
. Ci viene fatto dapprima un quadro storico di questo luogo
ed apprendiamo che la lontananza da Kiev e da Vladimir, città
capitali nel passato, le consentirono di mantenere il suo isolamento,e
la sua originalità, di sviluppare specifiche forme di
governo che preludevano già da allora ad una repubblica
democratica . Nel corso di oltre 300 anni a partire dalla metà
del XII secolo, i cittadini di Novgorod, indipendentemente dal
gruppo sociale di appartenenza e dalle condizioni economiche,
mediante il libero esercizio del voto, eleggevano democraticamente
amministratori, organi militari, giudiziari e religiosi .
Nel passato questa città si presentava come una fortezza
potente con decine di cattedrali in pietra, difesa da mura possenti
con nove torri ed in una di queste, in un bellissimo ristorante,
pranzeremo quest’oggi.
La descrizione storica che ci viene fornita è precisa
ed avvincente e io con un po’ di fantasia e aiutato dalle
spiegazioni della guida cerco di immaginare come poteva svolgersi
la vita in quel periodo…”. entro le mura c’è
un gran fervore di vita : battono i martelli degli artigiani
e le asce dei costruttori. C’è un grande mercato
con una babele di lingue mentre dai pontili sul Volga salpano
lunghe barche variopinte cariche di ogni mercanzia che provengono
da oriente e da occidente e che i suoi mercanti abilmente smistano
traendone enormi profitti.”
Questa città, come vedremo nella bellissima fontana dei
giardini, faceva parte della Lega Anseatica, una corporazione
commerciale che univa varie città del nord con vocazione
ai traffici mercantili fluviali e marittimi e divenne talmente
forte ed economicamente importante che ad essa ed alle sue banche
ricorrevano per il credito re ed imperatori per finanziare le
loro guerre.
Ma ciò che mi ha veramente stupito dal racconto della
nostra guida e che la rese unica è che nei suoi abitanti
in quel periodo ci fu la divulgazione della scrittura tra tutte
le classi sociali, scrittura che veniva fatta su legno. Sono
più di mille le lettere scritte su corteccia di betulla,
alcune anche di carattere intimo, ritrovate in settanta anni
di scavi archeologici.
Anche noi oggi vicino ad una chiesa abbiamo avuto la possibilità
di vedere un cantiere di scavi archeologici all’opera
.
La città che viene alla luce da queste scavi appare con
strade lastricate e case fatte di legno e pare che nel periodo
del suo massimo splendore contasse fino a 10.000 abitanti
La nostra guida ci spiega poi la differenza tra le varie cupole
da quelle circolari a quelle ad elmo e a quelle a cipolla i
cui esempi possiamo proprio veder in loco
La chiesa più importante è la Cattedrale di Santa
Sofia, riccamente affrescata e che vanta un bellissimo portale
in legno. Purtroppo quasi tutte le chiese, questa compresa,
sono chiuse.
Il pullman poi ci porta poco distante da questa città
in una località dove è stato ricostruito, secondo
le tecniche del passato, un villaggio interamente in legno con
abitazioni, chiese, negozi e magazzini. Visitiamo una casa arredata
di tutto punto al suo interno e riusciamo ad immaginare come
si potevano svolgere i ritmi di vita in quel lontano periodo.
E’ un tuffo nel passato.
Degli artigiani, indossando i costumi dell’epoca, intagliano
piccoli oggetti di legno che vendono poi ai turisti.
Si riparte e l’Agenzia “La Strada” ci porta
a pranzo in una torre del Cremlino dove si trova uno splendido
ristorante con sale perfettamente restaurate e soffitti lignei
meravigliosi.
Lascio Vania con Enrico, Renato e Gabriella e io prendo posto
nel tavolo di Corrado da Zelarino con cognato e sorella. E’
il nostro “patriarca” Corrado ed io sono affascinato
sia della sua vitalità, sia dalla narrazione dei suoi
viaggi in camper che sempre in modo arguto e divertente è
pronto a raccontarmi. E’una fortuna ed un piacere poterlo
ascoltare.
Il pranzo è ottimo anche se certe portate sono bollenti,
l’ambiente è meraviglioso, splendida la cornice,
i commensali di compagnia e sempre pronti alla battuta……e
così dopo aver festeggiato il ferragosto, festeggiamo
anche il “dopo ferragosto”.
Rientro al campo e partenza veloce per San Pietroburgo, ultima
nostra importante tappa di questo meraviglioso viaggio in Russia.
Come per Mosca mano a mano che ci avviciniamo le strade si allargano,
le corsie raddoppiano, il fondo stradale diventa “europeo”.
Entriamo nell’anello della circonvallazione e apprendiamo
da Piero che ora siamo distanti circa settanta chilometri dal
nostro finalmente ….campeggio, sì campeggio, in
quanto quella di San Pietroburgo è l’unica struttura
del genere in tutta la Russia.
Rigorosamente in ordine ed attenti alle solite disposizioni
impartite via CB dal capocolonna e ripetute dai due ponti radio,
dopo aver superato ponti stradali avveniristici, il gruppo anche
questa volta senza particolari problemi entra in città
e si dirige sicuro verso il campeggio.
Dopo il sopralluogo effettuato da Piero e Dushan sulla tenuta
del terreno in quanto le piogge dei giorni scorsi sono state
piuttosto abbondanti, prendiamo posizione.
Facendo attenzione a non impiantarci sul fondo bagnato, ci sistemiamo
quando comincia ad imbrunire: Renato con il suo mezzo si piazza
in posizione ideale per ospitare lo spettacolo di karaoke.,
lo segue sempre Enrico. Bruno Consonni cerca di richiamare all’ordine
il suo vivacissimo e simpatico cagnolino Snupy che, sceso dal
camper, si dà un gran da fare esplorando e “segnando”
un territorio completamente nuovo.
Buffet offerto dall’agenzia “La Strada” che
tutti apprezzano ed in poco tempo i vassoi vengono puliti e
le bottiglie svuotate.
Guardo l’orologio e segna le 21,30. Nel nostro tour questo
è il punto più a nord che raggiungiamo quindi
le ore di luce sono aumentate e la temperatura è più
fresca Di notte infatti da quando abbiamo lasciato Mosca, complice
anche il clima piovoso incontrato, abbiamo sempre acceso un
po’ il riscaldamento.
Cena e poi ritrovo nel mio camper con i Cao e i Giol: solito
amaro slovacco di Mario e io do il fondo alla mia bottiglia
di Ramazzotti fino all’ultima goccia, qualche dolcetto,
commenti sulla giornata che sta per finire, programmi per domani
e poi tutti a letto.
17
AGOSTO
Al mattino, secondo l’orario esposto sulla lavagnetta
nel camper di Piero, ci sono i pullman che attendono nel piazzale
per il primo contatto con questa splendida città. Ci
farà da guida Giulia e posso dire che siamo fortunati
in quanto ha sciorinato delle conoscenze veramente eccezionali
non solo sulla sua città, San Pietroburgo, e sulla sua
storia ma anche sulla storia dell’arte, sulla mitologia
greca, e ha dimostrato una cultura generale veramente all’altezza.
L’abbiamo ascoltata con tanta soddisfazione ed è
riuscita a catturare la nostra attenzione per periodi molto
lunghi e questo in virtù sia delle sue conoscenze che
delle capacità dialettiche.
Grazie a questo oltre al fatto indubbio che San Pietroburgo
è meravigliosa proprio in sé, molti di noi contano
di ritornarci ma di prenotare Giulia come guida.
Mentre il pullman procede percorrendo ampi viali noi ascoltiamo
in sintesi la storia di questa città particolarissima
per la sua origine ma meravigliosa ed affascinante nel suo insieme.
La sua fondazione risale al 1702 voluta caparbiamente e dispoticamente
dallo zar Pietro il Grande con precisi fini commerciali e militari.
Dal punto di vista commerciale doveva essere una finestra aperta
verso l’Occidente (Pietro aveva visitato L’Europa
da giovane e ne era stato affascinato. Aveva preso come modello
la Francia e l’Olanda di allora….non aveva fatto
in tempo a venire in Italia in quanto richiamato in Russia per
ragioni militari).
In questo modo Pietro cercava anche di avere uno sbocco al mare
verso Occidente che fosse usufruibile per dodici mesi all’anno:
Arcangelo sul Mar Bianco era bloccato dal gelo per buona parte
dell’anno. Il mare e la navigazione divennero per questo
sovrano fondamentali per lo sviluppo della sua terra. Creò
la Marina Russa e diede importanza alle costruzioni navali ed
alla navigazione sia commerciale che da guerra: in Olanda aveva
lavorato in incognito negli arsenali navali e quindi trasferì
ai suoi capimastri tutte le cognizioni acquisite sulla tecnica
delle costruzioni navali. Dopo averla appresa lui stesso, ai
suoi ufficiali insegnò le tecniche fondamentali per la
navigazione a largo raggio
Sotto il profilo militare questa città doveva consentirgli
e così sarà, di sconfiggere l’odiata Svezia
che è sentita sempre da Pietro il Grande come l’eterno
ed irriducibile nemico.
Il problema fondamentale è che le caratteristiche geomorfologiche
del luogo erano completamente inadatte all’edificazione
di una città che divenne per un lungo periodo capitale
di tutte le Russie.
La zona è acquitrinosa e paludosa, il fiume Neva è
soggetto a frequenti esondazioni, durante l’inverno il
vento freddo e tagliente del nord sferza questi luoghi con rigide
temperature , non ci sono vie di comunicazione per far arrivare
materiale in pietra per le costruzioni e queste con il peso
sprofonderebbero subito. Inimmaginabile e contro qualsiasi logica
e principio urbanistico edificare una città. Venezia
fu presa come modello e si cominciò a palificare il terreno
con tronchi d’albero provenienti dai boschi circostanti:”..
la strada su cui corre il nostro mezzo ha un fondo fatto da
pali conficcati nel terreno …si pensi che la Cattedrale
di Sant’Isacco che noi visiteremo poggia su 24.000 pali…”,
queste sono le testuali parole di Giulia. Cifre che hanno dell’incredibile
se si pensa alle tecniche costruttive di allora, ai pochi mezzi
che disponevano oltre alle braccia umane. Opera veramente faraonica
quindi ma costata lacrime e sangue soprattutto vite umane, tante
vite umane: non si contano le svariate centinaia di migliaia
di persone “senza nome” che sono morte per quest’opera
titanica e di cui la storia ha perso ogni ricordo.
Ammiriamo le statue e i monumenti dei grandi ma di questi sfortunati
che anonimamente hanno dato la vita per la costruzione di questa
città, nemmeno un segno. Questa è la storia umana.
La natura del luogo, così drasticamente e caparbiamente
violentata, cambiava radicalmente aspetto: architetti italiani
come Domenico Trezzini, Franceso Rastrelli, Antonio Rinaldi,
Giacomo Quarenghi ed infine il napoletano Carlo Rossi sono chiamati
in periodi diversi non solo a pianificare in forme moderne il
processo di urbanizzazione della città ma firmano i progetti
di parecchi tra i più importanti palazzi che caratterizzano
questa città “..astratta e premeditata… come
la definì Dostoevskij.
In bus c’è un gran silenzio e tutti con lo sguardo
incollato ai finestrini ascoltiamo questa eccezionale sintesi
e pieni di stupore guardiamo….
Arriviamo intanto alla Prospettiva Nevskij, la via principale
di San Pietroburgo, lunga circa quattro chilometri e mezzo,
diritta come una freccia, che unisce il monastero Nevskij con
l’ Ammiragliato dalla sua torre inconfondibile. E’
questa la via dei ritrovi e dei negozi alla moda. Abbiamo il
nostro impatto con la Neva che superiamo in più punti
con ponti meravigliosi, non alti, tutti a schiena di mulo di
varie forme. Meravigliosi i palazzi sulle sue rive. Scorgiamo
il celebre Incrociatore Aurora, ora Museo ma importantissimo
per i rivoluzionari russi perché da questo incrociatore
partì il colpo di cannone che diede inizio alla Rivoluzione.
Noto con soddisfazione la citazione di Giulia in proposito riguardo
questa nave che trovandosi questa nel Mediterraneo, fu la prima
a portare soccorso agli abitanti di Messina subito dopo il disastroso
terremoto del 1908.
E’ la volta del monastero Smolny, complesso architettonico
stupendo dai colori bianco e azzurro e in stile barocco-russo
voluto dalla figlia di Pietro il Grande, l’imperatrice
Elisabetta Petrovna destinato alla protezione e all’educazione
delle orfane dove ella stessa pensava un giorno di ritirarsi.
Progettato dal Rastrelli venne ultimato dall’architetto
russo Stasov soltanto nel 1835. Ammirarlo,come faremo domani,
sul battello dalla Neva è uno spettacolo indimenticabile,
come fosse un miraggio con le cupole luccicanti d’oro
che si slanciano nell’aria.
Seguendo il fiume Moika, lasciandoci alle spalle la Torre dell’Ammiragliato,
siamo davanti alla Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato.
L’interno è decorato in ogni sua parte con splendidi
mosaici
E’ un complesso stupendo che mi ricorda subito, per il
cromatismo delle sue cupole, la chiesa di San Basilio a Mosca.
La chiesa fu voluta dallo zar Alessandro III costruita tra 1883
e 1907 sul luogo stesso dove il padre Alessandro II perdette
la vita, ucciso dalle bombe anarchiche dagli appartenenti all’organizzazione
Volontà del Popolo.
Alessandro II aveva deciso di promulgare una costituzione che
garantisse al popolo russo almeno alcuni diritti fondamentali
dell’uomo, ma una mano assassina fermò inesorabilmente
tale processo libertario, anzi innescando una reazione di ritorsione
verso qualsiasi forma anche se velata di libertà. Se
lo zar Alessandro II avesse avuto il tempo di promulgare la
Costituzione, sancendo alcuni diritti fondamentali anche per
“..i servi della gleba”, ora difficilmente parleremmo
di Rivoluzione Russa
Pranzo in un self-service con l’affiatato gruppo dei “veneti”
e visita al pomeriggio alla Fortezza di San Pietro e Paolo,
il primo nucleo di San Pietroburgo. Il complesso sorge su di
un isola nell’estuario della Neva e fu considerato militarmente
un punto strategico di difesa della città da parte di
Pietro il Grande.
Fu la prima costruzione ad essere edificata in pietra e ad essere
fortificata. Vista dall’alto ricalca grossolanamente la
forma di un esagono e ad ogni lato corrisponde un bastione.
Al sua interno spicca la Cattedrale di San Pietro e Paolo in
stile barocco su cui svetta uno slanciato campanile dorato a
forma di torre che raggiunge un’altezza di 122 metri.
Stranamente questa costruzione potrebbe sembrare una nave del
Settecento di cui il campanile potrebbe essere l’albero
maestro. Altrettanto strano è che su questo campanile
spicca un orologio a carillon olandese e qui è stata
molto interessante la spiegazione fatta da Giulia relativamente
ai cambiamenti del motivo suonato a secondo le diverse vicissitudine
storiche che questo immenso paese ha attraversato. L’interno
sempre barocco con un altare a baldacchino, che richiama quello
del Bernini di San Pietro a Roma, presenta per la prima volta
nelle chiese russe il pulpito. Sotto l’iconostasi sono
seppelliti in preziosi sarcofagi marmorei numerosissimi zar
della famiglia dei Romanoff ed in una cappella a parte ci sono
le urne di Nicola II e della sua famiglia fucilati durante la
Rivoluzione Russa nel luglio del 1818. Restiamo tutti ammutoliti
alla narrazione dettagliata da parte della nostra guida di questo
tragico evento eseguito dai rivoluzionari con crudeltà
e freddezza che decretò la fine della famiglia Romanoff
e dell’impero russo. Anche i bambini, come sappiamo, non
furono risparmiati.
Dietro l’edificio della Zecca ci vengono indicate da Giulia
le sinistre prigioni dove languirono incatenati in celle umide
e tetre i vari oppositori dell’autorità che in
quel momento deteneva il potere. Restiamo veramente allibiti
al racconto fatto dalla guida sulla vita che conducevano i prigionieri
e sulle loro sofferenze soprattutto quando conosciamo che proprio
in una di queste celle venne rinchiuso tra gli altri il giovane
Dostijevski
Di ritorno al campeggio ci fermiamo in un centro commerciale
e osserviamo incuriositi Renato che arriva in corriera piuttosto
trafelato con due scatoloni.
Soltanto quando alla sera lo vediamo trafficare vicino al suo
Vas con l’impianto per il karaoke, comprendiamo che sono
due altoparlanti per poter meglio diffondere la musica.
Spettacolo quindi di grande canto questa sera dove vediamo all’opera
veramente i “professionisti” dell’arte canora
come Claudio da Roma, Walter da Biella e Massimo sempre da Roma
che bravissimi ed esperti in questo campo riescono ad incantare
tutti quanti. Sappiamo poi infatti che Walter Bonetti e Massimo
Bordoni, quest’ultimo si accompagna con la sua chitarra,
hanno avuto in gioventù discrete esperienze come cantanti
e sentendoli, tutti apprezziamo le loro doti.
La serata è particolarmente fresca e dai camper per “riscaldarci”
spuntano bottiglie di vino e qualche liquore. In questo clima
tutti partecipano e così vediamo che anche Cinzia e Giusy
con le nostre venete, il gruppo della Brianza con Ivan, Laura,
Adele, poi Isabella da Torino e il resto della compagnia, intonando
o a volte anche “stonando” “Azzurro”
ed altre canzoni del passato, con il microfono hanno rallegrato
la serata.
Pare che il vicino albergo abbia inviato un “messaggero”
invitandoci ad abbassare il volume e avvicinandosi mezzanotte,
sempre Piero, garbatamente ci sollecita a chiudere.
Tutti a letto perché domani la giornata sarà particolarmente
intensa.
18 AGOSTO
Questa mattina in programma abbiamo la visita all’Ermitage,
senz’altro uno dei musei più importanti al mondo.
Prevediamo alle 9.00 di essere all’ingresso per l’entrata.
Crediamo di essere tra i primi, invece notiamo con stupore che
davanti abbiamo una fila di parecchi metri che dietro va allungandosi
ed ingrossandosi sempre più.
Bellissimo il Palazzo d’Inverno che fino a prima della
Rivoluzione era sede della Corte ed ora trasformato in museo.
Saliamo lo scalone e finalmente con le esaurienti spiegazioni
di Giulia iniziamo la visita. Abbiamo attraversato sale e saloni
dai soffitti meravigliosi per i loro stucchi, dai pavimenti
lignei finemente intarsiati, dalle pareti riccamente addobbate
ed intanto Giulia ci racconta che questo edificio voluto dall’imperatrice
Elisabetta come Palazzo d’Inverno fu commissionato a Bartolomeo
Rastrelli. Oltre ai vari dipinti ho ancora negli occhi la Sala
del Trono, la Sala Grande del Trono, la Sala del Padiglione
con l’Orologio detto del Pavone, autentico capolavoro
di oreficeria e di meccanica applicata.
Per ciò che concerne l’aspetto squisitamente artistico
non mi dilungherò su ciò che abbiamo potuto vedere
in una calca opprimente perché correrei il rischio di
sintetizzare un manuale della Storia dell’Arte talmente
tanti ed importanti sono i dipinti che qui trovano collocazione
soprattutto del Rinascimento Italiano e della Pittura Spagnola,
Olandese e Fiamminga.
Abbiamo ammirato opere di Simone Martini, del Beato Angelico
e di Filippino Lippi ma i due quadri di Leonardo, la “Madonna
di Benois” e la “Madonna Litta” polarizzano
l’attenzione di tutti. E poi Botticcelli, Raffaello, Giorgine
e Tiziano e Caravaggio con il Suonatore di Liuto.
Per la pittura spagnola ricordiamo Velasquez, El Greco e Goya.
Tra i fiamminghi ci siamo fermati davanti a Rubens ma soprattutto
davanti al “Sacrificio di Abramo” di Rembrandt.
Presente anche la scultura con Michelangelo e Canova dove primeggiano
il gruppo delle “Tre Grazie” e “Amore e Psiche”.
E’ incredibile come un numero così impressionante
di capolavori siano finiti a San Pietroburgo e le motivazioni
le apprendiamo sempre da Giulia che anche in una folla così
numerosa di visitatori riesce a tenere desta la nostra attenzione
con precise e puntuali spiegazioni.
Non meno importante è la sessione moderna con gli impressionisti
e post impressionisti con quadri di Gauguin, Cezanne, Van Gogh
e Picasso con opere quali la “Musica” e la “Danza”,
“Chitarra e Violino”.
Dopo pranzo è in programma il giro in battello sulla
Neva.
E’ stato veramente molto interessante poter vedere dall’acqua
i palazzi, le chiese ed i monasteri che noi fino ad ora abbiamo
ammirato dalla terraferma: assumono un aspetto diverso e molto
più attraente. Ogni ponte ha una sua storia: avevo letto
che uno di questi, progettato da Eiffel, venne donato dalla
Francia alla Russia in occasione del Secondo Centenario della
fondazione della città e quando passiamo sotto uno tutto
ferro e bulloni, puntualmente Giulia lo comunica al gruppo.
Cena piuttosto frugale e veloce in quanto alle 21.00 abbiamo
le prenotazione per assistere al balletto LA MORTE DEL CIGNO
nel celebre teatro Aleksandrinskij costruito dal napoletano
Carlo Rossi e inserito in un contesto incantevole. Peccato perché
quando arriviamo piove a dirotto
Appena entrato, stupito, guardo i palchi, il palcoscenico ma
soprattutto gli stucchi dorati e la sontuosità dell’edificio.
Tutti troviamo subito il posto assegnato per assistere allo
spettacolo e l’esecuzione è splendida certamente
all’altezza dell’opera e dell'ambiente.
Al termine poiché la pioggia non ha mai smesso di scendere,
con Alfa ed Enrico e Vania decidiamo di ritornare in campeggio,
rinunciando allo spettacolo dell’apertura dei ponti sulla
Neva che avverrà verso l’una di notte. La gentilissima
Giulia ci prenota un taxi e spiega al conducente dove portarci.
Abbiamo un momento di smarrimento quando il nostro autista invece
di percorrere i viali della città infila una viuzza molto
stretta, transita attraverso enormi garage di condomini scarsamente
illuminati e grandissimi scantinati, percorre vicoli bui e poi
finalmente arriva su una strada principale. A malapena riusciamo
a capire che questa scorciatoia viene fatta da chi conosce bene
la città per guadagnare tempo. Avendo notato la nostra
apprensione per non dire paura ad un certo punto, capito che
eravamo italiani, per tranquillizzarci, il nostro autista ci
fa ascoltare musiche di Ennio Morricone e così rasserenati
si arriva al camping Olghino.
Il resto del gruppo arriverà in campeggio dopo le 02:00.
19 AGOSTO
Questo è l’ultimo giorno di visita ufficiale in
Russia. Domani infatti sarà libero per tutti con grande
cena finale e spettacolo. Il programma di oggi prevede la visita
alla tenuta imperiale di Carskoe Selo che si trova quasi dalla
parte opposta della città rispetto a dove siamo noi.
Si percorre una parte dell’anello esterno della città,
recuperiamo Giulia che, strada facendo, ci indica sulla collina
la linea di demarcazione dove, durante il Secondo Conflitto
Mondiale, furono fermati i nazisti. Strenua fu la resistenza
che San Pietroburgo oppose ai tedeschi che in modo sorprendente
arrivarono fino alle sue porte ma non riuscirono ad entrare
ed il ricordo di quei fatti noi lo viviamo intensamente dal
racconto molto caloroso, quasi appassionato che la nostra guida
ci fa.
Arriviamo così con il nostro pullman in vista di una
serie di palazzi in stile barocco dagli splendidi colori bianco-azzurro-oro:
anche questo complesso fu progettato e costruito dal Bartolomeo
Rastrelli. Quando scendiamo dal pullman alcuni musici improvvisati
ci accolgono con l’Inno di Mameli. Lo ascoltiamo volentieri
e qualcuno lo accompagna anche con il canto: lasciamo qualche
rublo per questa sorpresa molto gradita
Dopo la sosta davanti ad una meravigliosa cancellata di ferro
battuta, quando varchiamo la soglia di questa residenza imperiale,
con gli occhi sbarrati ammiriamo la Sala Grande, un enorme salone
dal pavimento in legno intarsiato e un gioco fantasmagorico
di specchi ed ampollosi stucchi dorati alle pareti. Le sale
si susseguono con i loro arredamenti, le enormi stufe in maiolica
per il riscaldamento invernale, le ampie finestre che danno
su curati giardini, quadri famosi appesi alle pareti: insomma
il clima che si respira varia tra il fiabesco ed il surreale.
I mobili in stile, l’arredamento curato, i pavimenti in
legno, le suppellettili di finissima porcellana, gli arazzi
alle pareti e le spiegazioni puntuali di Giulia ci hanno introdotto
in una atmosfera magica.
Ma il vero tesoro del Palazzo di Caterina è la Sala d’Ambra
che giustamente dà rinomanza mondiale a tutto il complesso.
La pareti infatti dello Studio dell’Imperatrice sono rivestite
di pannelli interamente d’ambra arricchite da sculture
e mosaici fiorentini. Osservo incuriosito questi enormi pezzi
di ambra purissima e provo a calcolare il loro valore monetario
rapportandolo alle collane che quasi tutte le nostre care mogli,
Vania compresa, “…si sono regalate..”.
I numeri sono da capogiro.
Ecco il motivo per cui durante la Seconda Guerra Mondiale, i
tedeschi quando giunsero in questo palazzo, hanno smontato i
vari pannelli ed imballati li hanno spediti in Germania: non
furono mai rinvenuti ed ancor oggi sono oggetto di appassionata
ricerca da parte dei russi.
Attualmente tutto l’addobbo dello Studio di Caterina è
stato minuziosamente e perfettamente ricostruito sulla base
di fotografie del tempo e per questo, noi turisti, lo possiamo
ammirare in tutto il suo grande splendore. Va precisato che
la ricostruzione è stata fatta con finanziamenti tedeschi
e russi e l’inaugurazione è stata fatta nel 2004
alla presenza del Presidente Putin e del Cancelliere tedesco
Schroder.
Pranzo veloce in un ristorantino con i Cao, i Giol,i Fracassi
ed i Rui e subito di corsa al pullman perché in ritardo
sull’ora prefissata.
Nel pomeriggio è prevista la visita ai Giardini di Peterhof:
qui è un susseguirsi di grandi e piccole fontane, anche
..scherzose fontane.. che bagnano gli incauti turisti che vogliono
avventurarsi in quei percorsi “a rischio”.
Splendidi e ricchi di significato sono i gruppi marmorei e dorati
che ornano questo parco dove Pietro il Grande voleva ancora
stupire i suoi ospiti ma soprattutto voleva esaltare le sue
vittorie sulla Svezia nella Guerra del Nord come con “Sansone
che spalanca le fauci di un leone”.
Elemento predominante come effetto è l’acqua che
noi vediamo ovunque sia sotto forma di cascate più o
meno fantasiose, sia come placidi canali o quiete vasche sia
come il mare vero e proprio come il Mar Baltico con il suo libero
accesso tanto agognato dal Sovrano.
E appunto nelle acque torbide di questo mare, conosciuto soltanto
sui testi di geografia, che ho voluto immergere la mano per
averne per sempre un ricordo tangibile. In questo parco c’è
anche la presenza di simpatici scoiattolini che quasi addomesticati
si avvicinano in modo sorprendente ai visitatori e prendono
noccioline ed altro dalle loro mani e poi con le zampette anteriori,
quasi fossero piccole mani umane, talmente svariati ed armonici
sono i piccoli movimenti che fanno, sotterrano il tutto per
il prossimo inverno.
La temperatura intanto, rannuvolandosi il cielo, è scesa
e quando rientriamo in campeggio dobbiamo accendere il riscaldamento.
20
AGOSTO
Oggi è in programma una giornata libera e ciascuno può
disporla a suo piacimento.
Usufruendo dei pullman si può andare in città
per le visite libere oppure per gli ultimi acquisti: c’è
infatti chi programma una visita all’Incrociatore Aurora,
chi invece si reca alla Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato,
altri ancora che ne approfitteranno per spendere gli ultimi
rubli .
Noi preferiamo riposare e rimanere in campeggio: io provvedo
a riordinare il camper e Vania si dedica prima bucato, poi spazzola
Chicco. Ci fanno compagnia Alfa ed Enrico con il cagnolino Roby.
Si pranza e poi prendiamo il caffé dai Fracassi: chiacchierata
con Enrico e intanto cominciamo a guardare sull’atlante
stradale un ipotetico itinerario per il ritorno
Nel primo pomeriggio rientrano tutti e Dushan passa da ciascun
equipaggio, presentando ad ognuno un dettagliato estratto conto
comprendente l’anticipo in rubli, il gasolio,l’autostrada,
la somma in moneta russa prelevata ecc .e i debiti vengono subito
da tutti regolati.
Cerimonia finale di chiusura dove ad ogni equipaggio viene offerta
una simpaticissima matrioska sponsorizzata dal Camper Club La
Granda: è un omaggio molto gradito che tutti noi conserveremo
in casa in posto particolare e spolverandolo o magari solo guardandolo,
sarà motivo di nostalgici ricordi.
E’ poi la volta di coloro che per il loro impegno meritano
un riconoscimento: vengono chiamati ed omaggiati da Piero :
Oscar Giol il il ponte radio centrale e Gianfranco Monti il
ponte radio finale che hanno svolto un lavoro utilissimo come
ponte radio durante i nostri lunghi ed a volte travagliati trasferimenti,
ed infine a Renato Rui, premio speciale, per l’aiuto che
ha offerto a tutti coloro che ne avevano bisogno e per l’organizzazione
di due indimenticabili serate di karaoke.
Per chiudere il Club La Granda, come da tradizione, ha voluto
festeggiare tutti coloro che hanno compiuto gli anni in agosto
e sono stati tanti.
Ecco l’elenco al femminile Antonella, Vania, Roberta,
Delia, Maria Stella, Silvana; tra i maschi troviamo Vincenzo,
Mario, Renzo, Sergio e Renato.
Finita la parte ufficiale della cerimonia, dopo aver rivolto
un doveroso e sincero ringraziamento a Piero e Cinzia, a Dushan,
a Giulia e a tutta l’organizzazione che ci hanno fatto
vivere momenti indimenticabili… sotto con gli stuzzichini
che Giusy e Cinzia avevano preparato ed in brevissimo tempo
abbiamo “spazzolato” i vassoi e svuotato le bottiglie
di vino
Alle 19,00 i pullman ci prendono per l’ultimo appuntamento:
l’Agenzia “La Strada” ci vuole salutare con
una cena in un rinomato ristorante con relativo spettacolo di
balletti russi.
In un traffico molto sostenuto inganniamo il trasferimento,
almeno noi dei “verdi”, ascoltando Rosanna da Trieste
con una serie di racconti divertentissimi riguardo personaggi
della sua città che scatenano l’ilarità
di tutti.
Alle 20.00, puntuali i nostri pullman ci scaricano davanti al
ristorante Troika dove un panciuto signore in costume ci accoglie.
Il locale è senz’altro di prestigio e Mario Cao
si preoccupa di riservare per il gruppo veneto un posto in prima
fila, scelta che si rivelerà ottima soprattutto per il
nostro Enrico.
La cena è a base di specialità russe con vodka
come aperitivo ma questa sera il menu, anche se raffinato, è
passato forse in secondo ordine rispetto al balletto cui abbiamo
assistito.
Avvenenti fanciulle russe ci hanno deliziato con le loro danze
a volte frenetiche e a volte dalle movenze sinuose ed Enrico,
tra l’invidia di tutti, soprattutto dei maschi, è
stato coinvolto direttamente da queste ricevendo addirittura
un vistoso bacio sulla sua testa sempre perfettamente rasata.
Un complessino poi ha intonato canzoni italiane e coppie abili
nel ballo non si lasciano sfuggire l’occasione, scendono
in pista e piroettano da professionisti meritandosi gli applausi
dei presenti. Ammiriamo ed applaudiamo il bergamasco Bruno e
la signora Pierdiada che con leggerezza accompagnano la musica
con appropriati passi di danza.
Anche Cinzia, Giusy, il gruppo “Brianza” e Walter
al ritmo di balli moderni, non hanno resistito alla musica e
si sono scatenati in un “twist” rinverdendo i tempi
della loro gioventù.
Alla fine foto dei vari partecipanti suddivisi per regioni di
provenienza con il drappo della Granda in bella vista, intonando
a volte anche canti regionali.
Ma anche questa meravigliosa serata, vissuta in allegria, come
tutto il nostro viaggio in Russia volge al termine e così
quando la mezzanotte ormai è scoccata si rientra in campeggio.
Domattina sveglia prestissimo in quanto tenteremo di recarci
di buonora nella Piazza dell’Ermitage per foto di gruppo
con trentacinque camper: bella impresa se va in porto!
21 AGOSTO
Usciamo dal parcheggio quando comincia ad albeggiare e fortunatamente
con traffico scarso ci dirigiamo decisi verso il centro. Vediamo
i ponti sulla Neva al sorgere del sole e sempre risultano ricchi
di fascino.
Con qualche fatica, per cantieri aperti sulle strade, arriviamo
all’Ermitage: prendiamo posizione secondo le indicazioni
di Piero e via alle fotografie. Velocemente prima dell’arrivo
della polizia togliamo il disturbo e lasciamo San Pietroburgo
diretti a Narva, verso il confine russo-estone.
Sosta per la colazione, per una contravvenzione comminata ad
un equipaggio per non aver acceso i fari e per l’ultimo
rifornimento di gasolio a “..prezzo agevolato” e
via al confine. Saluti e scambio di indirizzi, promesse di ritrovarci,
ringraziamenti a Piero e Cinzia e a tutta l’organizzazione
e veramente se li meritano ampliamente e poi laborioso ingresso
in dogana.
Solita trafila ma meno lunga dell’entrata in Russia e
verso le 14.00 guadagniamo il territorio estone dove ci fermiamo
per il pranzo.
Con il gruppo formato da cinque equipaggi Cao , Fracassi, Giol,
noi e Rui ci dirigiamo verso Tallin e durante il tragitto recuperiamo
i Gabrielli e i triestini Ogrizek.
Sosta per un imprevisto che alla fine mi costerà caro.
Un auto percorrendo un tratto di strada con asfalto ruvido,
ha sollevato un sasso che è schizzato sul cristallo anteriore
del mio mezzo, segnandolo. Fermata e Renato interviene prontamente
con una colla speciale cercando di bloccare la rottura, però
questa ha proseguito anche se non in modo dirompente rendendo
inutilizzabile il cristallo dopo il rientro a Brugnera.
Arrivo verso sera nel parcheggio sotto le mura della capitale
estone, ottima cena a base di coniglio ed anatra arrosto in
locale tipico con il solito gruppo veneto e passeggiata serale.
22
AGOSTO – 28 AGOSTO
La mattinata è dedicata alla visita di Tallin e a qualche
acquisto dell’ultima ora da parte delle donne (sciarpe
di lana, braccialetti in ambra….)
Abbiamo perduto intanto Gabrielli e Ogrizek che sono partiti
di buonora e si uniscono invece a noi Walter e Elda, Tiziano
e Mariarosa, Luigi e Carmen con i quali nel primissimo pomeriggio
ci dirigiamo verso Riga. Durante questo tragitto la centralina
del camper di Mario Cao non fornisce corrente ad alcune utenze.
Renato riesce in poco tempo ad individuare e riparare il problema.
Arrivo a Riga in serata e sistemazione in un bel campeggio.
Alla sera, dopo una cena a base di saporita carne di maiale
con i Cao, i Bonetti, i Loro e la famiglia Gagliardi in una
semplice ma simpatica trattoria, assistiamo ad un fantasioso
e scoppiettante spettacolo pirotecnico. Il giorno successivo
lo dedichiamo alla visita della città che con le spiegazione
di una guida troviamo molto interessante.
Partenza al mattino successivo e dopo la sosta pranzo alla Collina
delle Croci nei pressi di Siauliai giungiamo ad Augustow in
serata
Improvvisata cena finale con carbonara di Renato, fagioli alla
texana di Vania e Delia, polenta di Imelda e formaggi e salumi
vari di Alfa, Elda e Mariarosa, Gabriella e Carmela e vino,
tanto vino…. Io sono seduto vicino a Walter e Tiziano
e anche questa volta come a Mosca ne approfitto del loro buon
vino: dopo essermi versato un bicchiere di Barbera, non controllando
la bottiglia di plastica, ho “innaffiato” le maglie
di Elda e Mariarosa che mi stavano sedute di fronte .
La cena si chiude con canti vari accompagnati dalla chitarra
di Renato. E’ stata una bellissima serata di grande amicizia
e compagnia: giusto epilogo di questo bellissimo viaggio. Carmela
Gagliardi partecipa animatamente ai vari canti e pare essere
particolarmente contenta di trovarsi oggi con noi. Infatti riusciamo
a sapere che se fosse stata a casa, nella sua Puglia, avrebbe
dovuto sorbirsi un compito cerimoniale di un lungo importante
matrimonio.
Al mattino successivo divisione del gruppo: Fracassi, Rui e
Gagliardi si dirigono verso Danzica, noi invece puntiamo su
Cracovia dove arriviamo in serata e ci sistemiamo in campeggio
Il giorno dopo decidiamo di visitare la città ma non
riusciamo reperire una guida che parli italiano. Usufruendo
di un giro organizzato con pullman a due piani prima ed aiutandoci
poi con la lettura di una guida da parte di Imelda, riusciamo
ad apprezzare le bellezze di questa città ricca di storia
e di monumenti.
Dedichiamo la mattinata del giorno successivo alla visita delle
Miniere di Sale e non siamo stati delusi dalle loro particolari
bellezze dopo essere scesi nelle viscere della terra percorrendo
gli innumerevoli gradini di una interminabile scala.
I giorni trascorsi lontano da casa ormai sono tanti ed un po’
di nostalgia si fa sentire: infatti nei nostri discorsi si parla
sempre più frequentemente di figli, di nipoti e…
anche di lavoro.
Pranzo in camper e quindi partenza veloce: direzione sud verso
Bratislava dove arriviamo per il pernottamento in un area di
servizio sull’autostrada.
Al mattino successivo qui lasciamo Tiziano e Mariarosa ed abbiamo
tutti un momento di commozione al momento dei commiati in quanto
ci si accorge che questo gruppetto molto affiatato si assottiglia
sempre più.
Ci dirigiamo decisamente verso casa dove giungiamo nel pomeriggio
del 28; Walter proseguirà per Biella dove arriverà
in serata.
Quasi un mese è stato trascorso lontano da casa, 7500
sono stati i chilometri percorsi, otto le nazioni attraversate,
della Russia sono state visitate le due città più
importanti e quelle artisticamente più interessanti dell’Anello
D’Oro.
Il viaggio è stato meraviglioso, la compagnia splendida,
abbiamo conosciuto nuovi equipaggi, abbiamo fatto nuove amicizie,
abbiamo cementato quelle già in essere, abbiamo vissuto
un evento per certi aspetti irripetibile.
Un grazie all’Agenzia “La Strada” a Dushan
e Giulia, ai coordinatori del Camper Club La Granda Piero e
Cinzia, Mario e Giusy che tanto ci hanno dato come coordinatori
ma che tantissimo abbiamo apprezzato sotto il profilo umano.
Un grazie particolare va però a Piero, l’anima
vera di questo viaggio, per aver saputo gestire con capacità
e comprensione ma nello stesso tempo con fermezza un gruppo
eterogeneo di persone a volte anche in condizioni problematiche.
Un ringraziamento indistinto alla fine lo meritano tutti gli
equipaggi, anche quelli non espressamente citati, per lo spirito
dimostrato nell’affrontare questo tipo di vacanza contribuendo
in modo determinante alla sua ottima riuscita.
E’ stata una avvincente esperienza, e, ammirando stupendi
capolavori artistici e monumenti splendidi, contemplando scenari
meravigliosi, condividendo con tutti i partecipanti fatiche,
preoccupazioni e molte gioie, abbiamo avuto la possibilità
di provare emozioni, tante emozioni e saranno proprie queste
che al ritorno, indelebili nel tempo, resteranno sempre con
noi come ricordo e coronamento di questa indimenticabile avventura.
“Un viaggio non è fatto solo dai chilometri
percorsi
Ma soprattutto da ciò che ognuno ha in sé al ritorno”
Angelo
Ringrazio per l’aiuto ricevuto con precisazioni e suggerimenti:
Vania
Delia e Mario
Alfa ed Enrico
Imelda ed Oscar
Cinzia e Piero
Gabriella e Renato
Angelo