CAMPER CLUB LA GRANDA
"LA GRANDA RUSSIA 9" ( 6 - 21 Agosto 2009)
"La Cronaca del viaggio"

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Cronaca del Tour a cura di Angelo

VIAGGIO IN RUSSIA E DINTORNI

Premessa
Quando nel settembre 2008 di ritorno da Rimini l’amico Mario mi propose un viaggio in camper in Russia, lo guardai sorpreso e nello stesso tempo stupito e subito gli risposi con sicurezza che scartavo l’idea in quanto viaggiare con i propri mezzi in queste terra si corre un rischio troppo elevato.
Successivamente però mi presentò alcune esperienze fatte e mi invitò a leggere alcuni diari di viaggio in proposito. A priori non tralascio niente e, conoscendo anche la sua serietà, lo assecondai.
Ne parlai con Vania e questa invece fu subito molto interessata ….a condizione che si potesse portare il cagnolino Chicco.
Nel sito del Camper Club La Granda avevo letto che un equipaggio di Padova nel 2008 aveva portato in Russia anche una cagnolina di nome Genny.
Rapida ricerca in internet del numero telefonico in un pomeriggio piovoso di una domenica di novembre, telefonata, risposta gentilissima e cortese da parte della famiglia Manunta, proprietari della cagnolina e problema risolto. Feci quindi una mail a Piero Marenco, il coordinatore di questi viaggi del Camper Club La Granda. Immediata fu la risposta e successivamente mi telefonò confermandomi la possibilità di portare il nostro volpino al seguito.
La sua voce tranquilla e serena che mi parlò con entusiasmo di questo viaggio, mi ispirò subito fiducia e la decisione fu quasi istantanea. La ferma convinzione poi di Mario e Delia fece il resto.
Conoscemmo Piero e Cinzia a Carrara nel gennaio successivo nei padiglioni della fiera Tour.it: coppia formidabile e meravigliosa per serietà e disponibilità. Iscrizione veloce: si aggregarono poi Enrico ed Alfa e Renato con Gabriella e subito dopo, Oscar ed Imelda.
Ringrazio Mario Cao per la proposta prima e per avermi convinto poi…. ., il resto è storia recente che cercherò, in qualche modo di raccontare

31 LUGLIO - 5 AGOSTO
Giovedì 30 luglio finalmente è arrivata l’ora della partenza: in camper si va in la Russia.
Verso le 09,00 di sera ci si ritrova con Oscar ed Imelda, si azzera il totalizzatore dei chilometri, ultimo controllo dei documenti secondo i consigli di Piero, e si parte.
Non nascondo che questa non è una partenza comune, racchiude anche una certa componente di apprensione che si è accumulata e sedimentata sia durante la preparazione materiale che ha preceduto il viaggio, sia per la preparazione psicologica su cui ognuno di noi ha cercato di concentrarsi e prenderne atto, rammentando soprattutto le parole Piero Marenco a Carrara ”..in Russia, dal punto di vista logistico, non c’è mai niente di definitivo……quindi preparatevi e soprattutto armatevi di pazienza…tanta pazienza” ed è una raccomandazione che Mario ed io abbiamo ripetuto più volte alle rispettive consorti Delia e a Vania.
Oltrepassiamo il confine austriaco e viaggiamo fino a notte inoltrata. Sosta per il riposo e l’indomani,dopo aver fatto gli auguri ad Oscar per il suo compleanno, viaggiando sempre in autostrada, superiamo Vienna, ci lasciamo alle spalle Bratislava e arriviamo a Zelina nel nord della Slovacchia.
Su strade normali, assistiti dai navigatori, pur con qualche difficoltà, si giunge ad Auschwitz la sera del 31 luglio.
Strada facendo mi sono messo in contatto telefonico con Mario e Delia, partiti qualche giorno prima, e ci si ritrova finalmente nel parcheggio di Auschwitz dove tutti insieme, possiamo festeggiare brindando per il compleanno di Oscar. Imelda taglia una saporita “Gubana” di Cividale che viene bagnata con una bottiglia di buon Prosecco stappata da Oscar.
L’emozione, il comprensibile nervosismo iniziale ormai si sono stemperati con il passare delle ore, i documenti per la Russia sono stati più volte ricontrollati comprese tutte le certificazioni di Chicco, il volpino bianco che ci accompagnerà durante il viaggio. Alla sera, prima di coricarmi, faccio un giretto con il cagnolino e, vedendo i binari ferroviari lungo la strada vicini al nostro parcheggio rabbrividisco e comincio a pensare ai campi di sterminio… il libro appena riletto di Primo Levi mi passa velocemente davanti con tutte le atrocità raccontate ma vissute con dignità da parte del protagonista.
La stanchezza del viaggio, la serata fresca e confortevole, il buonumore di Vania, l’amicizia e la disponibilità degli equipaggi delle famiglie Cao e Giol con cui condivideremo questa avventura, ci conciliano il sonno fino all’indomani alle 06.00 quando sempre Chicco, reclamando il suo solito ..”giretto” mattutino, leccandomi la mano, mi dà la sveglia
E’ il primo agosto e visitiamo Auschwitz e Birkenau. Restiamo tutti ammutoliti davanti a tanto disprezzo della vita umana e davanti a queste terribili sofferenze, vedendo soprattutto gli oggetti della quotidianità ammassati, pronti per essere “riciclati”, calpestando e disprezzando tutte le affettività che hanno legato questi oggetti ai legittimi proprietari. Tocchiamo con mano questa atroce realtà e, le considerazioni che ognuno fa, ci fanno riflettere sulla cattiveria umana e sulle sue distorsioni. Alla fine facciamo fatica anche a pranzare nonostante siano passate le due pomeridiane in quanto pare che anche lo stomaco si sia come chiuso al cospetto di simili aberrazioni.
Dopo questa parentesi si riparte per Czestochowa dove arriviamo verso sera e ci piazziamo nel campeggio nei pressi della Basilica.
Qui facciamo conoscenza con Orlando e Paola da Roma, e scopriamo che anche loro fanno parte del gruppo del viaggio in Russia con Piero e Cinzia.
Il mattino successivo è domenica e ne approfittiamo oltre che per uno scampolo di Santa Messa, per visitare il Santuario e per il nostro devoto omaggio alla Madonna Nera dalla quale invochiamo protezione per il nostro peregrinare in queste terre lontane.
Ripartiamo con il gruppo che è aumentato contando ora quattro equipaggi, in direzione di Augustow, puntando decisamente verso nord.
Cedo la guida a Vania e seguendo le indicazioni di Piero, evitiamo Varsavia e, dopo una sosta per il pranzo ed un’altra ad un supermercato per integrare le scorte viveri, dopo una galoppata di oltre 500 km, sempre con Vania alla guida, ci troviamo verso le otto di sera nel camping Bartek ad Augustow, nel nord della Polonia.
Abbiamo attraversato da sud a nord una buona parte di questa nazione, abbiamo percorso strade buone e meno buone con un asfalto a volte dissestato, quindi abbiamo cominciato ad “acclimatarci” per ciò che ci aspetterà.
Velocissimo contatto telefonico con gli amici veneti Enrico e Renato che sono partiti verso il 22 di luglio, hanno girovagato per Repubblica Ceca e Polonia ed ora stanno confluendo su Vilnius in Lituania, dove ci diamo appuntamento per la giornata seguente.
Nel campeggio di Augustow casualmente conosciamo due simpaticissime coppie biellesi: Walter ed Elda e Tiziano e Mariarosa che faranno parte del gruppo della Russia. Ci scambiano le prime considerazioni su queste terre. Ci ritroveremo a Rezekne e poi….faremo un indimenticabile viaggio di ritorno insieme.
Chicco si è ambientato, viaggia come al solito volentieri e trascorre il tempo sonnecchiando o giocando a riportare la sua palla “che suona” a Vania quando questa non guida
L’armonia regna nel gruppo ed i trasferimenti anche se lunghi sono sempre molto interessanti e ricchi di novità e di osservazioni che attraverso il CB ci scambiamo continuamente, farcite con vari commenti personali in proposito.
I guidatori Oscar, Mario, Orlando ed Angelo appaiono in forma e le relative consorti hanno già cominciato a lavare, stendere, asciugare oltre a dedicarsi alla consueta cura della cucina.
Imelda ha iniziato a far pratica con le radioline portatili con cui tiene il collegamento con l’equipaggio da Roma, Orlando e Paola, sprovvisto di CB e se la sta cavando bene.
Il 3 agosto si presenta con una bella fresca mattinata di sole che invita a viaggiare in direzione di Vilnius, capitale della Lituania, nostra prossima meta.
L’aumento della latitudine si fa sentire in quanto abbiamo più ore di luce ed il clima si fa piacevole: attraversiamo prati verdi e boschi e di tanto in tanto vediamo cicogne nei loro nidi sui pali della luce o sui comignoli e le osserviamo con interesse e curiosità. Cominciamo a vedere abitazioni di legno e notiamo che il tenore economico, da quanto possiamo capire viaggiando, va diminuendo.
Attraversiamo la frontiera polacco-lituana e sostiamo per convertire qualche euro in “litas”, la moneta lituana, quindi si riparte e confortati da un fondo stradale in buone condizioni verso mezzogiorno ci sistemiamo nel campeggio di Vilnius. Qui notiamo con piacere la presenza dei potenti “Vas” di Enrico e Alfa e di Renato e Gabriella. Sono presenti solo i mezzi ma non i legittimi proprietari che, come sapremo in serata, con i loro quad stanno scorazzando in città e dintorni
Dopo pranzo utilizzando i mezzi pubblici visitiamo Vilnius (Cattedrale, Torre di Gedimino…..). Godiamo di questo clima piacevolmente fresco e lo godiamo doppiamente in quanto da casa arrivano notizie di caldo afoso ed insopportabile e quindi il giro turistico per le vie cittadine anche se fatto a piedi è piacevole.
Torniamo all’ora di cena e salutiamo gli amici Enrico e Renato con relative consorti che sono rientrati. A Renato consegno il microfono del CB che ho preso prima della partenza come mi era stato commissionato e ad Alfa invece il certificato di buona salute del suo cagnolino Roby, un simpatico yorkshire, anche se avanti con gli anni, che la segue ovunque. La serata è fresca, il posto pulito e tranquillo, la compagnia collaudata: si chiacchiera dopo cena, si fanno progetti per domani, si gioca a carte.
Chicco ha ritrovato il vecchio amico Roby, con cui ha già fatto in camper altri viaggi in quanto si conoscono da sempre. Chissà tra di loro quali e quante impressioni si saranno scambiati e….dopo i convenevoli “annusamenti”, saltellando contenti se ne vanno da soli nel prato vicino
Al mattino, e siamo al 4 agosto, il nostro gruppo decide di andare a Trakai, dopo aver effettuato scorte di acqua potabile, mentre Enrico e Renato optano di puntare direttamente su Rezekne.
Restiamo favorevolmente impressionati di Trakai con il castello nel bel mezzo di un laghetto.
Il lago, i turisti discreti, le vie linde, le casette in legno colorate fanno da cornice a questo ambiente mentre un bambino pulito e ordinato, alla fine di un ponticello di legno con il suo flauto suona una nenia triste quasi monocorde, guadagnandosi così qualche soldo o meglio qualche “litas”
Nel supermarket del paese troviamo delle ottime arringhe affumicate che, anche se a prima vista non riscuotono molta fiducia, poi risulteranno ottime. Il costo è irrisorio e il “profumo” penetrante tanto che Vania mi costringe a conservarle nel gavone del camper e non in frigo. Condite con olio di oliva, sono gustosissime e mi ricordano le colazioni di quando ero piccolo nelle campagne della Padania. Il mio pranzo è assicurato e mi trovo in questo confortato dai Giol che, come me, gradiscono questo piatto.
Ormai i camper sono stipati di vettovaglie quasi dovessimo affrontare una spedizione polare di vari mesi ma la paura della fame ci spinge a comperare continuamente quasi senza rendersene conto. Si riparte con breve sosta per il pranzo e macinando ancora chilometri arriviamo a quota 2200 quando Mario riesce ad intravedere dopo Rezekne l’insegna del Camper Club La Granda con la stradina che si addentra nel bosco che ci porta a Laimas Nams, punto di ritrovo prima di entrare in Russia. Pur con qualche perplessità, con Mario alla testa, percorriamo quasi 2 chilometri di sterrato prima di arrivare in vista della struttura, salutare Piero e Cinzia che avevamo incontrato a Carrara, e conoscere Mario e Giusy. Ci sono pure gli amici Enrico e Renato e i due equipaggi biellesi, Bonetti e Loro, conosciuti ad Augustow.
Mancano ancora due giorni prima della partenza, siamo ancora in pochi, ma sappiamo con certezza che quando ci muoveremo da qui entreremo in Russia quindi psicologicamente ci stiamo preparando all’evento.
La sera cala piuttosto tardi e passeggiando da solo prima di dormire mi passano per la mente alcune riflessioni. Sono distante più di duemila chilometri da casa e sinceramente sto compiendo un viaggio che soltanto un anno fa sarebbe stato per me impensabile. Sono curioso soprattutto di conoscere queste popolazioni particolari, invidiate, ammirate e temute come entità statali per la potenza e nel contempo compiante per le gravi disparità sociali che ancora esistono e che anche lo statalismo staliniano prima e sovietico poi, non sono riusciti ad appianare.
Ritengo che tutto questo possa essere ancora più emozionante se si pensa che attraverseremo questi territori, ognuno con i propri mezzi e quindi con tutto ciò che si è portato da casa, e per così dire “nella propria casa” viaggiante. Provo la medesima emozione di quando nel 2000 con Vania siamo andati a Roma per il Giubileo in bicicletta con borse e tendina al seguito: si riesce a coniugare il desiderio di conoscere con l’autonomia e l’indipendenza da certi schemi precostituiti e dalle comodità, affrontando fatiche e difficoltà diverse mettendosi in alcune circostanze anche in gioco,in nome della libertà e di un modo di fare vacanza. Questo per me è il vero spirito del turismo itinerante.
Quattro chiacchiere in camper con Oscar, Mario e consorti, un bicchierino di Ramazzotti e di un buon digestivo rimediato dai Cao presso i futuri consuoceri in Slovacchia e poi, tutti quanti pieni di aspettative, ci lasciamo prendere dal sonno.
La giornata successiva viene trascorsa passeggiando, le donne ne approfittano per fare il bucato, Renato ed Enrico si prestano con i quad a fare provviste per tutti nel centro più vicino ed intanto cominciano ad arrivare altri equipaggi che salutiamo e con cui cerchiamo subito di fare conoscenza.
Con Mario Cao, Delia e Vania e l’inseparabile Chicco al mattino facciamo una passeggiata distensiva in questa campagna dagli spazi enormi e dagli orizzonti bassi, rotti soltanto da qualche bosco verde: le casette in legno sono dignitose con fiori alle finestre. Intravediamo soltanto una donna che ci guarda piuttosto incuriosita. Mano a mano che nuovi equipaggi si aggiungono agli altri, Piero con il valido aiuto di Renato si dà un gran da fare per allacci dell’elettricità e collegamenti idrici
Nel pomeriggio gli arrivi si moltiplicano e tra questi rivediamo con grande piacere Pierangelo Santamaria con la moglie Adele e il figlio Marco; avevamo incontrato i coniugi Santamaria nel gennaio scorso a Carrara nello stand della Granda per avere informazioni da Piero riguardo questo viaggio e ci eravamo salutati con un arrivederci. Così è stato.
Alla sera decidiamo di recarci al ristorante dell’agriturismo facendo la nostra conoscenza con la cucina lettone, primo assaggio in vista di quella russa che ci aspetterà in seguito.
Come si sa, una tavola imbandita, una bottiglia di vino e un po’ di buonumore sono ottimi catalizzatori perché la gente si conosca, scambi le proprie esperienze, e soprattutto come nel nostro caso cominci a fare gruppo, condizione indispensabile affinché un viaggio come questo possa riuscire bene.
Piero e Cinzia, Mario e Giusy, veterani di queste esperienze, ascoltano pazientemente tutti e con calma, serenità e competenza che contribuiscono a tranquillizzare gli interlocutori, dispensano consigli ma soprattutto tanta fiducia.
Prima di coricarci cominciamo a vedere per la prima volta esposta nel camper di Piero una lavagnetta con l’Ordine del Giorno della giornata successiva.
Prendiamo contatto con questo efficace e semplice mezzo di informazione che ci accompagnerà e scandirà le nostre intense giornate fino alla fine del viaggio.

6 AGOSTO
Arriva finalmente il giorno 6 agosto, primo appuntamento ufficiale di questo tour. Al mattino approfittiamo della disponibilità di Mario Cao e con il suo mezzo ci rechiamo al paese più vicino dove c’è un supermercato per l’acquisto di generi alimentari.
Le strade sono interrotte ma fortunatamente il quad di Renato ci guida al negozio dove, temendo sempre il peggio, andiamo ad aumentare ulteriormente le scorte viveri.
La prima riunione è fissata alle due del pomeriggio. Ormai mancano pochissimi equipaggi. Sono arrivati anche dei ragazzi dalla Lombardia: Luca, Diego Longoni, Marco Santamaria, che con altri improvvisano una partitella a pallone e con la loro spensieratezza rallegrano l’ambiente
Piero e Mario Gabrielli accolgono gli ultimi arrivi e li aiutano a sistemarsi.
Noto che Piero, molto attentamente, osserva gli equipaggi ed i mezzi prende nota dei nomi ed a tutti chiede cordialmente come è andato il viaggio. Quelli ancora per strada e sono pochi lo interpellano telefonicamente sul tragitto da fare.
E’ arrivato anche Corrado da Chioggia o meglio da Zelarino, come lui tende a precisare, un arzillo camperista di 78 anni che risulterà il veterano della compagnia, quindi il nostro “patriarca”, con un mezzo che reca in bella vista sulla porta della cellula abitativa tutte le mete toccate e sarà per me una fonte inesauribile di notizie in proposito……. e motivo di sognare e programmare il prossimo giro.
Alle due del pomeriggio, puntuali, nella sala dell’agriturismo attendiamo le istruzioni per domani
Nella riunione Piero ci spiega in modo dettagliato cosa ci aspetta, come ci si deve comportare soprattutto in frontiera, quali possano essere i problemi nella guida , le strade che percorreremo, l’utilizzo del CB, le modalità per fare il pieno di gasolio, dove sosteremo ….
Una raccomandazione del capocomitiva, forse perché ripetuta più volte, mi ha colpito ”…aspettate a dare giudizi alla fine del viaggio”. Sacrosanta verità.
Complimenti alla sua abilità di gestire e di portare in questo territorio, a Mosca e San Pietroburgo tutti gli equipaggi, tre cani ed un gatto. L’esperienza di Piero, la sua capacità di controllare varie situazioni senza perdere calma e lucidità si sono dimostrate doti essenziali per la soluzione di alcune problematiche durante il viaggio.
Facciamo la conoscenza di Dushan e Giulia dell’ Agenzia ”La Strada” che ci accompagneranno per tutto il viaggio. Dushan, la nostra staffetta che con la sua automobile farà da apripista all’intera carovana, ci guiderà sulle disastrate strade della Russia e nel caotico traffico delle metropoli: sempre presente soprattutto all’insorgere di qualche difficoltà, abile nella contrattazione con le autorità, pronto a risolvere ogni problema. A tutti consegna una piccola quantità di rubli per le prime spese. Abbiamo in mano la moneta russa!
Conosciamo Giulia, dolcissima ragazza, sensibile ed intelligente, preparatissima soprattutto su San Pietroburgo: è stata capace di farci innamorare di questa città e dei suoi splendidi palazzi. Discreta ma coltissima, è stata una inesauribile fonte di notizie precise e dettagliate sulla storia della città e sugli aspetti artistici.
Si procede poi all’assegnazione dei numeri che sanciranno l’ordine di marcia dei camper quando saremo in colonna.
Oscar accetta a fare da ponte radio con il suo ottimo impianto CB: a lui viene assegnato a tavolino il posto centrale e di conseguenza a me e a Mario Cao quelli che seguono. Gli altri nostri amici veneti possono contare su un sorteggio favorevole: Ad Enrico e Renato vengono assegnati posti sulla testa della colonna.
Alle 16,00 la riunione si chiude con uno spuntino di prodotti locali offerto dall’agenzia “la Strada”
Vengono ultimati i preparativi in quanto domattina dovremmo essere operativi prima delle sei e quasi tutti accettiamo di partecipare alla cena inaugurale presso il ristorante della struttura che ci ospita.
E’ una buona occasione per socializzare ed amalgamarci: sono presenti parecchie regioni d’Italia e la voglia di conoscersi è tanta da parte di tutti. Presentazione, scambi di opinioni, conoscenze di nuove mete, località visitate in comune……..alla fine, quando ci si alza, pare che tutti si conoscano da sempre:è la magia di questo modo di viaggiare.
Si termina presto la cena e poi tutti a letto………domani si parte.
Mi sono dilungato sui preparativi ma per me personalmente l’anteprima di un viaggio, come il suo epilogo finale, sono sempre stati momenti molto importanti, carico di aspettative il primo, ricco di riflessioni ed emozioni da ricordare il secondo.


7 AGOSTO
La sveglia suona alle 04,30. Per me e Vania la colazione è un momento particolare della giornata e solitamente è anche abbastanza sostanziosa e poi io devo assolvere il compito di far camminare il cagnolino in quanto prevediamo parecchie ore di viaggio.
Prima delle sei i motori sono già avviati, i fari accesi ed in anticipo sulla tabella di marcia ad uno ad uno i camper, secondo l’ordine prestabilito, con Piero alla testa si mettono rigorosamente in fila ed imboccano la stradina di uscita. Le ombre sono ancora lunghe e fa una certa impressione questa teoria di mezzi che forma un enorme serpentone bianco interrotto da una macchia nera (il VAS di Renato) che si snoda nella verde campagna lettone. Guadagniamo la strada statale e ci dirigiamo verso Rezekne e quindi verso il confine lettone- russo.
Il collegamento CB è efficiente, i pontiradio assolvono in modo brillante il loro compito e sentirsi tutti uniti anche se via etere ci dà sicurezza.
Le informazioni di Piero sono precise e puntali ed in modo altrettanto preciso e puntuale vengono ripetute dai due ponti radio. Rimango stupito da Oscar, che si è calato talmente bene in questa veste che pare che da sempre abbia svolto questo compito, tanta è la professionalità con cui lo interpreta.
Man mano che ci avviciniamo al confine le abitazioni si diradano, anche le cicogne che fino a prima ci hanno accompagnato, sembrano scomparire e sempre circondati da prati e boschi proseguiamo su un fondo stradale che peggiora sempre di più
Dalle segnalazioni che pervengono via CB, un mezzo comincia ad avere qualche problema in quanto non riesce a mantenere la velocità di crociera dettata dal capocolonna Piero e rischia di dividere il gruppo in due tronconi. Purtroppo chi è alla guida, con questo fondo stradale non si sente sicuro e comincia ad avere perplessità sul prosieguo del viaggio stesso.
In lontananza scorgiamo una fila interminabili di TIR fermi sul lato destro della carreggiata. Noi avanziamo ma ad un certo punto anche la nostra colonna si arresta e non scorgiamo la frontiera lettone. Piero ci comunica che i tempi di attesa quest’oggi sembrano essersi dilatati a causa di un gran numero di auto che si stanno spostando in territorio russo, quindi l’esortazione alla pazienza da lui stesso ”.. predicata” in precedenza sembra calzare a pennello
La conferma arriva da Dushan che si trova in frontiera.
Rassegnati, cominciamo a pensare a come trascorrere il tempo: c’è chi cerca di continuare il sonno interrotto…., qualcuno scende e comincia a sgranchirsi le gambe camminando come Stefano e Roberta Laini , chi come Oscar si diverte con la settimana enigmistica…….il più preoccupato sembra Piero che a piedi si reca da un camper che aveva avuto qualche difficoltà, ed insieme confabulano tranquillamente.
Alla fine questo equipaggio decide di non proseguire e quindi di ritornare e quasi con le lacrime agli occhi abbandona la colonna: chi era alla guida del mezzo non se l’è sentita di continuare il viaggio su strade dissestate come quelle appena percorse.
Col senno del poi mai decisione fu presa così saggiamente: le motivazioni e le argomentazioni del nostro capocolonna hanno determinato una appropriata conclusione.
Osservo gli autisti dei TIR: sui loro volti non traspare nessun senso di inquietudine o di impazienza, ma rassegnazione. Aiutandomi con il mio inglese molto stentato, riesco a capire che l’autista che mi sta accanto è ucraino, ha caricato in Spagna, ed è in colonna da tre giorni: spera prima di sera di passare il confine. Deve scaricare a Mosca. Questi sono i forzati della strada.
Per noi, che siamo abituati a produrre e consegnare in velocità, è inconcepibile che un mezzo di trasporto rimanga fermo in frontiera per tre o quattro giorni per questioni burocratiche. In queste regioni invece è un fatto di ordinaria amministrazione: cominciamo a conoscere la Russia.
A passi di lumaca avanziamo, si pranza, ci si riposa, si ascolta musica. Dialogo con Mario e Delia, gioco con Chicco e lo porto a spasso, leggo qualcosa dalla Guida Touring su Mosca e finalmente nel tardo pomeriggio siamo alla frontiera lettone dove abbastanza velocemente vengono sbrigate le formalità di rito. Attraversiamo la ..”terra di nessuno” e poi cominciamo il primo dei quattro step della dogana russa. Cerco di ripassare mentalmente le varie fasi sentite ieri in riunione e via radio chiedo spiegazioni a Mario che mi precede: si compilano carte, si presentano documenti.
I flemmatici funzionari russi, dal comportamento molto serio, quasi glaciale, in maniera metodica, proseguono imperturbabili nel loro lavoro. Osservo tra questi una bella ragazza che compila documenti lavorando lentamente al computer: nessun accenno né a un sorriso né ad un atteggiamento seccato ma quasi con indifferenza, dopo avermi scrutato per il controllo del passaporto, continua la sua mansione. Solo quando una donna, robusta anche se bassa di statura, nella sua divisa militare, sale sul nostro camper, comincia l’ispezione e viene “affrontata” dal nostro volpino, intravedo una reazione “.umana” di sorpresa prima, accompagnata poi da un sorriso di circostanza, quando Vania zittisce la bestiola prendendola in braccio.
Io in modo ossequioso assecondo questa funzionaria russa aprendo ad ogni suo cenno tutti gli sportelli, l’armadio e i gavoni compreso il frigorifero e vano motore per un minuzioso controllo.
Alla fine, lanciando un ultima occhiata al cagnolino che, sia pur sommessamente, anche se coccolato da Vania, continua a ringhiare, questa ci indica di spostare il mezzo alla postazione successiva. Ricevuti i documenti con gli ultimi fogli da conservarsi rigorosamente fino alla fine del viaggio, superiamo l’ultima barriera con un sospiro di sollievo e da indicazioni ricevute via radio dal capocolonna, ci dirigiamo per la sosta al prossimo distributore.
Come immigrati a tempo determinato per un periodo di quindici giorni siamo in Russia e me ne accorgo subito dalle scritte incomprensibili in caratteri cirillici che leggo sui cartelli segnaletici.
Cerco qualche indizio che mi confermi che sono in questo enorme territorio con un passato ricco di tradizioni letterarie, di storia e di cultura, con un presente scandito da radicali e violenti cambiamenti, segnati ultimamente da contraddizioni socio economiche stridenti e con un futuro imperscrutabile ancora tutto da decifrare. Questa è in sintesi ciò che penso di questa nazione, frutto di quanto ho potuto leggere sui libri e delle informazioni di cui sono andato in cerca quando ho deciso di fare questo viaggio. Sono curioso di sapere se alla fine rimarranno tali o se e come saranno modificate.
Regoliamo gli orologi e ci accorgiamo che sono quasi le ventidue, le tenebre stanno calando. Ceniamo e poi arrivano in camper Enrico, Renato e Mario: parliamo e come al solito brindiamo con un Ramazzotti e “Cantucci” di Vania alla nostra prima notte in Russia e poi tutti a letto in quanto domani ci aspetta una lunghissima tappa di trasferimento fino a Mosca: salteremo infatti Smolensk e punteremo diritti sulla capitale. Oltre seicento chilometri…

8 AGOSTO
Prima della 6.00 siamo ormai tutti operativi ed i primi equipaggi stanno già facendo rifornimento alle pompe di gasolio secondo la prassi che ci è stata indicata.
Partiamo e sembra di essere in autunno in quanto nella zona è calata una fitta nebbia. Boschi, prati incolti, qualche rara abitazione, pochissime automobili: sembra di attraversare un paese surreale, quasi onirico per certi aspetti. Vengono accesi i fari fendinebbia. La velocità però è abbastanza sostenuta così come richiesta dal capocolonna e dopo una prima pausa riusciamo ad imboccare la M1, un’arteria importante che ci porterà a Mosca.
Finalmente il sole riesce a fare capolino tra la nebbia e il paesaggio via via si anima: qualche contadino sul ciglio della strada cerca di vendere i pochi prodotti di quella terra come funghi, mirtilli, patate, fragole. L’aspetto delle persone è molto dimesso. Non riesco a vedere campi coltivati e questo mi pone degli interrogativi.
Il viaggio, scandito da precise segnalazioni fatte da Piero e ripetute puntualmente dai du ponti radio che ci aiutano non poco nel percorso e ci danno utilissime precisazioni sulle località che stiamo attraversando, si snoda via tranquillo fino alla pausa di mezzogiorno presso un distributore dove ne approfittiamo anche per il pieno. Abbiamo incontrato pochi villaggi ma molta polizia che viene prontamente segnalata da Piero e conseguentemente si provvede subito a rispettare in modo rigoroso sia la velocità che le regole fondamentali della circolazione in questo stato
Pranziamo e poi di nuovo in marcia fino a Gagarin dove sostiamo e ci rechiamo al mercato del pesce, variopinto e pittoresco: le venditrici di pesce affumicato o sotto sale espongono la loro mercanzia in piccoli ma colorati box. Siamo in una regione di laghi ed il pesce è di acqua dolce. Ci invitano ad un assaggio e lo facciamo dapprima con molta circospezione ma poi via via in modo più convinto, confortati dalla bontà e dal gusto dei prodotti in modo particolare del salmone
I commenti sono senz’altro favorevoli, quindi Renato e Vania contrattano appunto il prezzo dei tranci di salmone e via poi agli acquisti.
Il gruppo in questa circostanza, anche se di breve durata, comincia sempre più a familiarizzare e quindi ad amalgamarsi e a conoscersi.
Chiedo a Piero se c’è una connessione tra il nome di questo paese e l’astronauta russo. Mi risponde infatti che questo è il paese natale di Yuri Gagarin e che la sua famiglia gestiva fino a poco tempo fa il distributore di benzina dove sono parcheggiati alcuni dei nostri camper. Mi racconta poi che in uno dei suoi primi viaggi in Russia si fermò a fare il pieno qui in questo impianto e che questo funzionava ancora con una pompa azionata manualmente. Che strano….. l’uomo che nel 1961 per primo compì nello spazio l’intero giro dell’orbita terrestre e….. un distributore di carburante antidiluviano……. queste sono le contraddizioni tipiche del popolo russo cui mi dovrò abituare.
Poco dopo le 17,30 si riparte per Mosca. Viaggiamo sempre su questa arteria con un fondo che alterna tratti dove le velocità è necessariamente ridotta, a causa del fondo stradale, a tratti passabile dove si riesce a tenere una discreta andatura
Mano a mano che ci avviciniamo alla capitale il manto stradale migliora, aumenta il numero delle corsie ed aumentano pure le cilindrate delle automobili.
Siamo invitati viaggiare compatti ed a seguire rigorosamente le indicazioni via CB che ci vengono impartite da Piero riguardanti la velocità , il cambio di corsia e la presenza di semafori.
Le disposizioni vengono rigorosamente rispettate da parte di tutti in quanto attraversare con tutti i mezzi una città di 12.000.000 di abitanti è senz’altro una bella impresa ma Dushan e Piero sono riusciti tranquillamente ad incanalarci verso il Centro Olimpico di Canottaggio di Mosca
Sono colpito dalla larghezza delle strade, dalla pulizia dei viali, dal verde che domina sovrano, dalla bellezza ardita delle nuove costruzioni dove acciaio e vetro si coniugano meravigliosamente, dalle aiuole con fiori colorati che disegnano lungo i viali armoniose geometrie splendide e significative
Forse perché è sabato sera, forse perchè a quell’ora il traffico non è caotico come sempre, certamente perché siamo guidati da persone capaci ed esperte, arriviamo alla meta in brevissimo tempo e senza incontrare difficoltà.
Mario Gabrielli si impegna a far parcheggiare in modo opportuno i mezzi e mentre Dushan e Piero si prodigano con gli allacciamenti elettrici ed idrici. Renato ha già cominciato a mettere a disposizione di tutti parte della sua attrezzatura in proposito.
Giulia fornisce indicazione sull’ubicazione delle docce e sulle modalità per usufruirne. Nel campo c’è un gran movimento di cavi, spine, doppie, triple, “ciabatte” ma nonostante i chilometri percorsi, tutto si svolge in modo ordinato e sereno: il gruppo si sta “coagulando” L’attività è intensa come in un formicaio e dalle 22,30 a mezzanotte tutti si sono sistemati: organizzazione splendida per un paese dove tutto è un’incognita. Prima di mezzanotte vado con Vania a fare la doccia e mi reco in quei locali che nelle Olimpiadi del 1980 hanno ospitato gli atleti di canottaggio qui a Mosca.
C’è senz’altro in noi una certa emozione per questo ma un emozione maggiore mi prende quando da sopra la terrazza, sfidando lo sguardo apatico di alcuni cani randagi che sonnecchiano, ho avuto il tempo di dare uno sguardo al panorama circostante. Tra una fantasmagoria di luci e colori ho ammirato una parte di Mosca illuminata: ponti, strade, impianti sportivi, sopraelevate si riflettono in parte nel bacino d’acqua sottostante mentre una fresca brezza soffia piacevolmente rendendo quel momento estremamente gradevole.
Sotto questo aspetto Mosca mi ha riservato bellissime sorprese che non mi aspettavo: oggi è stata una giornata intensa ma ,sia pure provato, sono veramente soddisfatto di essere qui.
La serata è fresca, il luogo è silenzioso, la stanchezza si è fatta sentire: tutti elementi che conciliano una buona dormita.

9 AGOSTO
La lavagnetta di Piero fissa per le 09.00 l’appuntamento ai bus per l’incontro con la guida e la visita alla città. C’è già stata la divisione tra “verdi” e “gialli” e ad ogni colore è stato assegnato una guida. Piero nei limiti del possibile ha accontentato i due gruppetti nello smistamento.
Noi del gruppo veneto con Rosanna e Silvio Ogrizek di Trieste e i biellesi (Bonetti e Loro), il gruppo “Brianza” (Longoni e Santamaria) siamo stati assegnati ai verdi, siamo con Piero e Cinzia e la nostra guida è Natascia. E’ una figurina minuta ma gentile, disponibile e soprattutto molto preparata e conosce bene la nostra lingua.
E’ domenica e quando ci muoviamo, noto le strade semideserte, pochissime automobili e sguardi piuttosto frettolosi e indifferenti dei viandanti.
Ci viene fatta una breve introduzione sulla storia russa soprattutto sulle origini di Mosca ed intanto ci dirigiamo verso la città universitaria. L’impianto viario di questa metropoli è radiale ed il Cremlino è come circondato da grandi anelli stradali concentrici:1000 chilometri quadrati è l’area su cui sorge la capitale e la sua popolazione si aggira tra 12.000.000 e 14.000.000 di abitanti
Restiamo tutti affascinati dalla percorribilità delle strade,dalla maestosità ed imponenza degli edifici universitari, che in parte ricordano l’edilizia del periodo sovietico, dalla cura del verde delle aiuole e dei fiori. Facciamo la nostra conoscenza con Lamosanof, il fondatore dell’università a Mosca, sotto la cui statua scattiamo la foto di gruppo
Siamo infatti sulla Collina dei Passeri dove troviamo vari istituti universitari e notiamo per la sua altezza la guglia di un palazzo staliniano dalla struttura architettonica inconfondibile che ora è la sede centrale dell’Università di Mosca: ci viene spiegato che in città ce ne sono altri sei dello stesso periodo e con il medesimo stile e sono chiamati “le Sette Sorelle”.
Poi è la volta della Collina degli Inchini dove c’è l’enorme memoriale commemorativo della vittoria patria 1941-1945 contro il nazismo con carri armati e cannoni in bella mostra
Nella nomenclatura di vie o piazze si dà molta importanza agli eventi storici ed ai loro protagonisti: grande risalto viene concesso al generale Kutuzov che nel 1812 riuscì a sconfiggere Napoleone Buonaparte, che arrivato fino a Mosca con una invasione lampo, vi rimase solo poche decine di giorni e poi si ritirò.
Attraversiamo poi la Piazza dei Teatri dove ci vengono indicati i maggiori teatri russi, poi Piazza della Rivoluzione con la statua di Carlo Marx’ quindi le rive del fiume Moscova con i suoi ponti, l’enorme e discusso monumento a Pietro il Grande in veste di navigatore e l’intrigante Gorkij Park che ci riporta alla memoria racconti e film di spie ed intrighi internazionali.
Ci fermiamo al Convento di Novedevichy, bellissimo con le sue cupole dorate e le sue mura che noi vediamo solo esternamente rispecchiarsi nel laghetto vicino che forse ispirò a Tchaikovsky una delle sue celebri composizioni
Affascinante e nello stesso cupa e misteriosa la storia di donne importanti che per vari motivi furono confinate a vivere in questa residenza dorata che, nata come dimora reale, fondata da Sofia sorellastra di Pietro il Grande, divenne poi convento per novizie.
Qui infatti vennero “confinate” e quindi rese incapaci di nuocere, donne importanti nella storia russa ma che per vari aspetti forse potevano diventare scomode
E’ la volta dopo del Cimitero di Novedevichy dove troviamo le tombe dei Grandi della storia russa: dai presidenti come Kruscev ed Eltsin a uomini illustri come Gogol e Cechov
Quasi tutti si soffermano, soprattutto gli italiani, presso il monumento funebre di Raissa Gorbaceva, interessante forse perché donna, forse perché la sua storia ha commosso tutti ma anche perché amante ed innamorata del nostro paese.
Natascia poi ci accompagna in un ottimo ristorante tipico della capitale dove l’Agenzia “La Strada” ci offre la possibilità di apprezzare e gustare l’arte culinaria russa. Il locale è ben curato e l’ambiente è senz’altro rinomato e raffinato è il menu
Nel pomeriggio è la volta delle chiese: entriamo nella Cattedrale di Cristo Salvatore: Questa costruzione di grandissime proporzioni venne edificata per celebrare la vittoria del 1812 su Napoleone Buonaparte. Era la più grande chiesa della Russia e la sua cupola di 102 metri era la maggiore.
Stalin nel 1932 la fece distruggere e progettò per quel luogo un palazzo alto 315 metri che a causa dello scoppio del Secondo Conflitto Mondiale non venne mai eretto. Accanto avrebbe trovato posto la statua di Lenin, più grande della statua americana della Libertà e nella cui testa era prevista una biblioteca. Costruzione veramente faraonica ma che non vide mai la luce.
La chiesa in cui ci troviamo venne ricostruita sui disegni originali in soli due anni e fu pronta nel 1997 in occasione del 850° anniversario della fondazione di Mosca. Visitandola siamo colpiti dalla pesantezza delle decorazioni e dalla gran quantità di icone.
Ci incuriosisce la struttura delle chiese ortodosse e Natascia soddisfa le nostre domande sulla differenza sia dottrinale che formale tra la religione cristiano cattolica e cristiano ortodossa.
Saliamo sulla cupola da cui possiamo godere una veduta panoramica a 360° di tutta la città. Da lassù possiamo vedere anche la Chiesa di San Basilio che domani visiteremo.
Prima di rientrare ai camper sosta in un fornitissimo supermercato per acquisto di “viveri”. Tutti escono con borse stracolme e notiamo che alcuni generi hanno costi bassissimi rispetto a quanto si paga in Italia.

10 AGOSTO
Questa mattina è prevista la visita al Cremlino quindi al cuore di Mosca e della Russia. Prima di questo viaggio ritenevo che il Cremlino fosse la sede del governo della Russia dove risiede il capo di stato e dove si ricevono gli altri capi di stato o di governo : con mia sorpresa ho imparato che tale nome significa fortezza e quando sentivo parlare di Piazza Rossa mentalmente la collegavo ad un colore politico: Rossa invece significa bella.
Natascia in pullman ci spiega e puntualizza tutte queste cose e le scoperte iniziano così di primo mattino. Il nostro gruppo si divide in due per questioni logistiche e Vania con Alfa, Gabriella, Renato, Enrico ed io andiamo con la guida Sergio, un bel ragazzo biondo, colto e preparato, reduce da un viaggio in Italia dalle spiagge di Iesolo: ammaliato dal nostro paese e innamorato …..anche delle nostre ragazze.
Subito si stabilisce con lui un feeling e questi nelle spiegazioni ama coinvolgere i suoi auditori con continue domande anche provocatorie. Visitiamo la Cattedrale dell’Assunzione, la chiesa più importante di tutte le Russie: qui venivano incoronati gli zar e seppelliti i patriarchi. L’architetto è un italiano Aristotele Fioravanti che la costruì nel 1479.
Gli zar invece sono sepolti nella Cattedrale dell’Arcangelo che risale al 1508 sempre ad opera di un altro italiano Alvise Lamberti di Montagnana. Questo architetto veneto introdusse qui a Mosca per la prima volta e poi in tutta la Russia elementi veneti e rinascimentali come le grandi conchiglie all’interno delle volte delle nicchie cui noi siamo abituati.
Ci sarebbe da parlare a lungo come il genio italico dal Rinascimento fino al Neoclassico venne chiamato in queste lontane e brumose contrade per progettare e portare a termine opere che hanno resistito alle guerre, sono sopravissute alle ideologie e a sanguinose rivoluzioni e noi che le ammiriamo, ora riscopriamo in esse con un po’di orgoglio nazionale una parte della nostra identità.
E’ la volta poi della Cattedrale dell’Annunciazione: considerata la Cappella privata degli zar, questa venne progettata ed eretta da artisti russi provenienti dalla città di Pskov.
In tutte queste chiese ci sono affreschi sia nelle cupole laterali sia sulle quattro colonne che sorreggono la cupola centrale e alle pareti invece troviamo Storie di Cristo o della Vergine mentre l’iconostasi è un susseguirsi di bellissime e preziose icone, suddivise rigorosamente in cinque ordini secondo uno schema rigoroso che abbiamo trovato ovunque ripetuto.
Gli affreschi però secondo lo stile bizantino, tipico della religione ortodossa, sono piatti, privi di profondità, le figure sembrano senza corpo. Manca la lezione iniziata da Giotto che giocando con luci ed ombre ha dato corpo ed importanza anche alla figura umana originando così i principi fondamentali dell’arte occidentale ed il Rinascimento.
Passiamo davanti e fotografiamo “lo Zar dei Cannoni”, un cannone di 40 tonnellate, che non ha mai sparato un colpo; accanto troviamo la “Zarina delle Campane”, una campana di 200 tonnellate, che non ha mai suonato, dove i turisti solitamente scattano la foto ricordo.
Lasciamo il Cremlino e siamo nella Piazza Rossa. Le cupole luccicanti delle chiese, le torri che costellano le rosse mura, il Mausoleo di Lenin, la Chiesa di San Basilio ci stupiscono e ci lasciano a bocca aperta. E’ uno spettacolo emozionante: queste immagine ci sono passate davanti migliaia di volte ma ora le possiamo vedere dal vero, nella loro realtà.
Francamente a prima vista la Piazza Rossa , pur maestosa e stupenda, la immaginavo più grande: questa era almeno l’idea che me ne ero fatto legandola soprattutto alle sfilate di carri armati o di batterie missilistiche che il regime sovietico amava pubblicizzare con enfasi nelle festività nazionali, tuttavia la bellezza di questo luogo con i Magazzini GUM che occupano un intero lato non ha uguali nel suo genere.
Poi, però, ho percorso a piedi tutta la Piazza: 700 metri di lunghezza e 300 di larghezza e mi sono ricreduto. E’ veramente maestosa e smisurata: forse perchè tutto è proporzionato si rischia di perdere anche il senso delle misure reali.
Guardo i miei compagni di viaggio: pochi parlano, tutti osservano intenti a cogliere e cercare di imprimere sia nelle macchine fotografiche che nella mente gli attimi di emozione che questo spettacolo produce
Illustrazione della Chiesa di San Basilio e della vita di questo santo da parte di Natascia e poi visita libera. Come ci fece osservare Natascia, questa chiesa, diventata il simbolo della Russia, che nemmeno il radicale anticlericalismo staliniano osò toccare, preservandola intatta anche durante il periodo sovietico, è senz’altro una delle cattedrali più belle e più celebrate del mondo: stupisce la molteplicità delle sue cupole a cipolla dalle forme e dimensioni svariate che si sovrappongono le une sulle altre,uscendo dal rigoroso schematismo ortodosso e il cromatismo delle stesse. La colorazione di ognuna infatti può essere anche doppia o tripla e con motivi sempre diversi sia a spirale che geometrici. Le tinte sono vivaci e predomina il rosso, l’azzurro e naturalmente l’oro..
Per uno occidentale come me, abituato alla classica chiesa cattolica-cristiana in mattoni o marmo o cemento e vetro sia pur in stili diversi che possono variare dal romanico al barocco fino al moderno, davanti alla cattedrale di San Basilio mi è parso, a prima vista, quasi di trovarmi davanti ad una…. fantasiosa attrazione di Eurodisneyland. Ma non è così.
Non a caso si racconta che lo zar Ivan il Terribile che volle questo capolavoro tra il 1555 e il 1561 per commemorare la sua conquista del Regno del Chan del Kazan, vista la bellezza dell’opera, ordinò di far accecare l’architetto che la costruì per impedire di farne uno simile per qualcun altro.
E’ senz’altro molto più bella all’esterno che non internamente: all’interno è un complesso architettonico di nove chiese poste su di un piedistallo e tra queste cappelle, come in un labirinto, si fatica non poco a trovare la via d’uscita.
Pranzo in un ottimo self-service: provo cibi locali dai gusti forti e ne sono soddisfatto. Alla fine un buon caffé offerto da Enrico chiude il pranzo e apre una chiacchierata con Mario, Oscar, Delia Imelda, Vania ed Alfa: da questa ascoltiamo le prodezze del suo piccolo pappagallo ammaestrato.
Visita alla Tomba del Milite Ignoto e tempo libero un’ora per gli acquisti con passeggiata sulla Ulitsa Arbat, il lungo viale pedonale dove si ritrovano gli artisti di strada e ci sono i negozi di souvenir. Tutte le donne ne approfittano per fare acquisti: oggetti in ambra per Imelda e Vania, magliette alla moda per figli e nipoti per Delia ed Alfa e poi tutti alla Metropolitana
Durante il tragitto notiamo un cane lupo che, con un cartello al collo, tenendo un secchiello in bocca per il manico, chiede qualche spicciolo ai passanti per il suo padrone senza gambe.
Davanti a questa scena Vania si intenerisce e dopo aver fatto la sua offerta, vuole che le scatti una foto con il cane. Ricordo molto bene gli occhi dell’animale che nulla avevano di cattivo o aggressivo ma sembravano solo implorare aiuto per il suo padrone e per se stesso. E’ questo l’unico caso in tutto il viaggio in Russia in cui ho visto chiedere l’elemosina.
Ed ora alla Metropolitana.
Natascia ci mette in guardia sulla velocità delle scale mobili: in una nazione dove tutto mi sembra lento e macchinoso cominciando dalla burocrazia, accolgo molto volentieri che le scale mobili siano veloci e non sono stato deluso. Non sono stato deluso soprattutto dalla bellezza e dalla sontuosità delle gallerie della Metropolitana, delle sue sale, dai suoi ricchi soffitti, dai suoi lampadari in vetro che mi davano l’impressione di essere in un salone di un ricco palazzo.
Alle pareti mosaici inneggianti al periodo sovietico ed alle conquiste sia sociali che militari del socialismo: stucchi bellissimi ornano i soffitti e gruppi scultorei imponenti chiudono gli enormi corridoi. Non una carta sui pavimenti, nessuna scritta imbratta le pareti, gente frettolosa dai caratteri somatici più disparati si muove velocemente ma con ordine. Solo lo sferragliare dei treni mi ricorda che mi trovo in una metropolitana costruita ancora nel 1938.
E’ uno splendido e sontuoso salotto sotterraneo che ad ogni galleria o corridoio si presenta in modo sempre diverso ed affascinante: senza parole davanti a tanto ordine e bellezza.
Alla sera dopo cena visita a Mosca in notturna: è uno spettacolo meraviglioso di luci ammirare i palazzi, le chiese illuminate e in modo particolare mi ha colpito monastero di Novadevichj di notte.
Arriviamo poi nella Piazza Rossa illuminata: lo splendore delle torri e delle sue chiese e soprattutto delle cupole di San Basilio ci offrono un momento di toccante emozione. Questa sera portiamo anche il cagnolino Chicco con noi che ha …l’onore di calcare il selciato di questa Piazza unica al mondo. La Piazza è affollatissima e tra tutta quella gente però resta come impaurito e preferisce rifugiarsi nella sua borsa da cui spunta solo con il musetto bianco e nero per osservare lo spettacolo.
Il tutto viene coronato alla fine dal gioco di luci delle fontane illuminate di rosso che rappresentano il sangue versato dai soldati per propria Patria,quando ci rechiamo sulla Collina degli Inchini, il Museo delle vittorie militari russe
Al ritorno in pullman, conversando con Piero, convengo con lui, che aveva ragione quando mi informava che la visita di Mosca di notte illuminata è indimenticabile.

11 AGOSTO
Al mattino è in programma la visita all’Izmajlobvskij Park, un mercato caratteristico dove è possibile fare acquisti di souvenir. Durante il viaggio Natascia ci fa notare la Torre della Televisione, una costruzione altissima, la più alta della Russia, la “Zarina delle Torri” quindi, con un Ristorante panoramico girevole,quasi sulla sommità. Fatto curioso:questa torre subì un rovinoso incendio e per un lungo periodo di tempo, non si sa per quale motivo, i danni non furono riparati con conseguente black-out televisivo. Questo è quanto riferito da Natascia.
Riflessione: abbiamo visto lo “Zar dei Cannoni” che non ha mai sparato, la “Zarina delle Campane” che non ha mai suonato, la “Zarina delle Torri della Televisione” che non trasmette………. anche questo è Russia.
Arrivati al mercatino, ci viene concesso fino a mezzogiorno per gli acquisti.
Sulle bancarelle troviamo uova colorate, matrioske, icone, berretti militari di fogge diverse, pelli e pellicce, colbacchi, oggetti colorati…. facciamo un giro di ispezione e ci informiamo in modo dettagliato sui prezzi cominciando a trattare, poi avvicinandosi l’ora della partenza cominciamo mano amano a stringere le trattative fino a chiuderle, cercando lo sconto dell’ultimo minuto. Alla fine riusciamo rimediare anche dei buoni acquisti o almeno noi li riteniamo tali.
Il pullman ci porta poi nei pressi della Piazza Rossa lasciandoci liberi per altri acquisti ai Magazzini GUM o per visite individuali fino alle 17,00.
La signora Montaldo e il figlio Luca, Gabriella ed io, in quattro quindi, decidiamo con Natascia di recarci al Museo delle Belle Arti Puskin .
Ciò che maggiormente ci interessa in questo museo è il “Tesoro di Priamo” o meglio la raccolta di monili d’oro che l’archeologo tedesco Schliemann nel 1783 trovò quando giunse al settimo strato di una città sepolta sulla collina dell’Hissarlik in Asia Minore e che a buon diritto ritenne che si trattasse della città di Troia descritta nell’Iliade di Omero.
Personalmente e non so per quale motivo, ho sempre ritenuto che questo tesoro fosse custodito a Berlino fino a quando leggo nel luglio scorso che è a Mosca: non posso permettermi di perdere questa occasione irrepetibile. Davanti al copricapo in sottilissime foglioline d’oro che si pensava avesse adornato la bellissima Elena, provo un’intensa emozione: l’ho sempre visto sui libri e ora era davanti a me. Soltanto questo valeva il viaggio. E poi ammiriamo opere di pittori importanti del Quattrocento italiano oltre a quadri del Perugino, del Botticelli, del Tintoretto e anche di Cima da Conegliano. Quest’ultimo, solitamente inserisce sullo sfondo delle sue opere il castello ancora esistente di questa splendida cittadina trevigiana, nota a tutti per il “Prosecco” ma anche per aver dato i natali a questo famoso pittore
Alla fine Natascia ci ha presentato la ricchissima raccolta delle opere degli Impressionisti provenienti da tutta Europa.
E’ stato un momento bellissimo anche perché vissuto in modo molto tranquillo ed intenso in quelle sale silenziose, circondato da quei capolavori in buona parte italiani con la quasi totale assenza di pubblico. Gabriella ed io abbiamo potuto disporre nel modo più completo della nostra guida Natascia che riusciva a soddisfare tutte le nostre domande coronandole di curiosità e aneddoti.
Sempre Natascia ci spiegò che la maggior parte di quelle opere provenienti dal nostro paese sono arrivate qui in quanto acquistate da commercianti d’arte russi in varie epoche commissionate da nobili o da ricchi facoltosi esponenti della borghesia russa. E’ indubbio che davanti a questi capolavori di casa nostra da parte di Gabriella e mia non poteva mancare un’intima soddisfazione velata da orgoglio nazionale.
Alla sera, cena con una bellissima tavolata comune per festeggiare la nostra dipartita da Mosca che sarebbe avvenuta all’indomani alle prime ore del mattino.
Ogni donna ai fornelli ha cercato limitatamente al tempo a disposizione ed a mezzi, di dare il meglio di sé, preparando piatti tipici della regione di provenienza, gli uomini invece hanno pensato al vino. Ho potuto così assaggiare un buon bicchiere di Chianti da Claudio di Firenze, un sorso di Bonarda da Tiziano e Walter,gli amici biellesi, un po’ di bianco del Collio che Mario Cao ha sempre con sé, una forchettata di Matriciana preparata da Claudio da Roma, un po’ di Carbonara fatta da Alfa, gli spaghetti di Renato, una fetta di soppressa rimediata da Imelda e bresaola dal piatto di Delia, specialità siciliane accompagnate da Nero d’Avola da Vincenzo ed Isabella Bonventre, involtini di carne di Paola e Orlando …oltre a pasta e ceci preparata da Vania.
Alcuni ne approfittano per scambiarsi notizie sui vini, su particolari ricette regionali, sui vari viaggi in camper ed io a questo proposito ascolto con molto interesse davanti ad un buon Prosecco il racconto fatto da Corrado e C. riguardante il loro ultimo viaggio in Turchia.
Anche Chicco questa sera gode di una libera uscita imprevista e girando da un tavolo all’altro, scodinzolando a destra e a manca per farsi notare, riesce nel suo intento a rimediare una cena particolarmente saporita, fuori dal comune, molto diversa dalle solite crocchette serali.
Alla fine, con sorpresa di tutti, Renato è riuscito con i suoi mezzi informatici, a farci vivere una serata di karaoke. Cominciamo veramente a conoscere Renato, sempre pronto a dare una mano a tutti nel bisogno e sorprendente con le sue trovate. Questo fatto ha contribuito ancora di più a creare l’amalgama del gruppo.
Tutti si sono cimentati nel canto intonati e no e sono emerse le capacità canore dello stesso Renato, di Claudio e Massimo da Roma, di Walter da Biella, delle signore del gruppo “Brianza” Laura e Adele e del quartetto nostrano Alfa,Imelda, Delia e Vania: a questa generale partecipazione, forse a causa degli svariati assaggi di vino che ho fatto, mi sono unito anch’io sommessamente al coro….. facendo concorrenza alla “Zarina” del Cremlino.
La gioia di stare insieme, il fatto di aver conosciuto tanta gente semplice che in comune ha la voglia di vedere nuove località e di vivere all’aria aperta, ci ha fatto dimenticare che domattina all’alba la sveglia avrebbe suonato se non ci fosse stato come al solito il buon Piero che, da coordinatore esperto, tenendo sempre la situazione sotto controllo, sulle note di “Io Vagabondo” dei Nomadi, invita il gruppo a chiudere questa meravigliosa serata che penso rimarrà nostalgicamente nelle mente di tutti noi.

12 AGOSTO
Il sole è appena apparso all’orizzonte e nel nostro campo c’è un gran fermento che preannuncia la partenza. Faccio con Vania gli auguri a Renato per il suo compleanno.
Piero, via CB, impartisce disposizioni precise cui tutti gli equipaggi si attengono scrupolosamente. Quando tutti i mezzi sono in fila, ordinati secondo il numero assegnato, la colonna si muove: l’organizzazione è efficiente, i ponti radio perfetti, gli equipaggi attenti ed in questo modo, tranquillamente lasciamo, dopo tre giorni pieni, con una certa nostalgia Mosca, ma ansiosi di scoprire altre località ed altri aspetti della realtà russa.
Mano a mano che ci si allontana dalla capitale, le strade diventano sempre meno curate, cominciano i rattoppi sull’asfalto e le prime buche, gli avveniristici palazzi in vetro ed acciaio cedono il posto ad anonimi condomini e a sequenze di “casermoni” fino ad arrivare a casette in legno isolate, con il tetto ancora in eternit, in mezzo alla campagna che si trasforma a volte in acquitrino.
Sosta caffé con rifornimento e poi si arriva a Sergiev Posad dove parcheggiamo i mezzi in un cortile chiuso e sorvegliato prima di procedere alla visita del celebre Monastero della Trinità fondato nel 1354 dal monaco Sergio che con il fratello si era ritirato in questo luogo dedicandosi alla preghiera ed alla contemplazione.
E questo clima mistico e di contemplazione noi lo respiriamo quando entriamo in questo complesso religioso, ritenuto a buon diritto il più importante centro religioso della Russia ed il più venerato.
Attraversiamo la Porta Santa e le mura massicce che circondano e difendono questo monastero lasciandoci alle spalle le numerose e variopinte bancarelle. Ascoltando le spiegazioni di Natascia, conosciamo che questo luogo acquisì importanza soprattutto ai tempi dallo zar Boris Gudunov (1598-1605), un personaggio oscuro e misterioso, con un passato torbido alle spalle che con donazioni e finanziamenti arricchì talmente questo monastero da ottenere di esservi sepolto.
Visitiamo la Cattedrale dell’Assunzione dove siamo colpiti dalla sua cupola centrale dorata con le altre quattro azzurre con stelle dorate. L’interno è ricchissimo di affreschi e di meravigliose icone. E’ la volta dopo della Cattedrale della Trinità, dall’aspetto massiccio che è il monumento più antico e risale al 1422 con pregevoli affreschi ma soprattutto con una iconostasi che è un autentico capolavoro di oreficeria, racchiudente quarantadue icone tra cui quella famosissima della Trinità
Un’urna d’argento conserva le spoglie mortali di San Sergio venerate ogni giorno da diverse migliaia di pellegrini.
Interessante pure la Torre Campanaria in stile barocco, il Refettorio e la Sorgente da cui sgorga un acqua che dicono “miracolosa” . Vania ne acquista un boccione da cinque litri che porterà in camper.
Pranzo nei propri mezzi e partenza per Vladimir, città celebre per la famosa Madonna e per le sue chiese.
Lungo il tragitto troviamo rallentamenti e veniamo a conoscere che a Vladimir, causa una importante partita di calcio, il traffico è semiparalizzato e siamo sconsigliati ad entrare. Si decide quindi di puntare direttamente su Suzdal dove arriviamo verso sera e parcheggiamo in un’ area a noi riservata annessa ad un grande e novissimo hotel.
Il clima è fresco e piacevole, i mezzi sono piazzati, l’allacciamento elettrico attivato.
Ci sono spazi verdi che il gruppo dei ragazzi che fanno parte della nostra comitiva occupa ed improvvisa una partitella di pallavolo: anche questi ragazzi si sono bene integrati ed insieme portano a tutti noi una ventata di freschezza e di vitalità.
Per le docce usufruiamo dei bagni di due camere messe a nostra disposizione al piano terra del vicino lussuoso albergo.
La sera è allietata da una bellissima sorpresa. Quest’oggi è il compleanno di Renato: ieri a Mosca, sfidando quasi l’arresto, con il suo quod si è recato ad un centro commerciale e, per festeggiare questo giorno, ha acquistato un ottimo dolce per il gruppo, che poi verrà “innaffiato” con un grande Prosecco.
In un clima di allegria e di festa tutto il gruppo si è ritrovato e tra un bicchiere e molti flash, chiacchierando e mangiando un’ottima torta, abbiamo ripulito tutti i vassoi preparati da Gabriella, moglie di Renato, e abbiamo svuotato tutte le bottiglie che il loro capiente VAS aveva portato dal Veneto. Dopo aver cantato coralmente gli auguri di rito al festeggiato, ringraziando tutta la famiglia Rui che ci ha fatto trascorrere un’altra bellissima serata con questo fuori programma, ognuno si è ritira per il meritato riposo.
Ma purtroppo non è così per tutti…… A notte fonda Piero e Cinzia vengono svegliati da un equipaggio i quali accusano alcuni disturbi: pare che abbiano ingerito acqua contaminata da gasolio. Per un problema strano, durante il rifornimento di carburante al mattino sembra che una parte di questo sia finito nelle acque chiare utilizzate poi ad uso alimentare.
Situazione nuova, insolita ma non per questo meno preoccupante per il nostro Piero. Senza perdere la calma telefona, nonostante l’ora, alla figlia medico in un ospedale di Genova spiegando l’accaduto. Breve consulto e poi dall’Italia arriva una telefonata con precise indicazioni sul da farsi nell’immediato e per l’indomani.
Risolta o almeno per il momento controllata la situazione, finalmente anche i coniugi Revelli, Piero e Cinzia possono dormire….però è piuttosto tardi.
Anche questo è un chiaro esempio di organizzazione efficiente dimostrata dal nostro capogruppo che contribuirà ad infondere sicurezza e serenità in tutti noi.

13 AGOSTO
Alle 09,00 dall’albergo, come recitava l’Ordine del Giorno sulla lavagnetta di Piero, a piedi ci dirigiamo, attraverso ponticelli di legno e superando laghetti, verso il centro e, dopo aver incontrato la guida, visitiamo il Monastero di San Salvatore e di Sant’Eufemio dalle mura possenti e situato nel punto più alto della collina. Ne approfittiamo per una foto di gruppo con relative insegne del club La Granda che Mario Gabrielli sempre porta con sé.
Il Monastero sembra un castello, talmente la sua struttura richiama la vocazione alla difesa, soprattutto con i suoi possenti bastioni. Ci colpisce la Cattedrale della Trasfigurazione con le consuete cinque cupole (dorata quella centrale e verdi le altre quattro). Il suo interno è riccamente affrescato con colori accesi come blu, rosso, giallo oro.
Percorrendo sempre a piedi poi la strada principale ed ammirando le varie costruzioni delle abitazioni rimaste intatte nel tempo, sbocchiamo in una piazzetta dove uomini e donne su un muretto hanno improvvisato un mercatino di frutta e verdura. Abbiamo già acquistato presso questi mercatini dei cetrioli e li abbiamo trovati ottimi.
Arriviamo così al Cremlino, imponente fortificazione dalle mura massicce dove spicca la Cattedrale della Natività della Vergine dagli splendidi portali dorati. Maestoso è il lucernario che nelle feste solenni, come ci spiega la guida, viene portato in processione. Nel Museo siamo colpiti da due grandi stufe in maiolica di ottima fattura. Per ultimo notiamo che l’enorme campanile ha l’orologio ma, fatto piuttosto insolito, al posto dei numeri per indicare le ore, troviamo le lettere. Chiediamo spiegazione alla guida e ci risponde che un tempo questa era l’usanza.
Siamo stati affascinati da Suzdal non tanto per i suoi monumenti che sono sempre molto belli ma dal clima che si respira in questo borgo dove si ha l’impressione che il tempo si sia come fermato. Bellissime sono alcune finestre di legno che riccamente intagliate ornano vecchie case e stupendi gli scorci di cortili e vicoli abbelliti da vasi di fiori con qualche negozietto o ristorantino. Il tutto si fonde in un ambiente di rara armonia dove l’atmosfera sembra magica e prende il visitatore coinvolgendolo totalmente. A questo punto comprendiamo perché questa località è stata inclusa nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità stilata dall’UNESCO e perché Piero, veterano di questi viaggi, abbia concesso alcune ore di visita libera.
Ma tra tante bellezze anche lo stomaco reclama la sua parte e trovato all’interno del Cremlino un ristorante, alcuni equipaggi entrano a fare da apripista. Siamo seguiti da Renato ed Enrico con mogli e da Luigi con Carmen e poi da tanti altri.
Il menu pur essendo curato e a buon mercato soddisfa la fame ma non i nostri gusti e Vania allora si reca al tavolo di Luigi e Carmen che da buoni pugliesi ci sciorinano una ricetta culinaria a base orecchiette con cime di rape e acciughe. Ascoltando attentamente la loro “lezione”, ci ricordiamo dei viaggi in Puglia e nel Salento e ci diamo appuntamento in quella splendida parte della nostra bella Italia.
Si parte per Rostov.
Durante il tragitto siamo sorpresi da un acquazzone e ci fermiamo per la consueta pausa su uno sterrato ai margini della strada nei pressi di un villaggio rurale. Un timido bambino guarda incuriosito i nostri mezzi: si avvicina e Vania allora gli porge una manciata di caramelle. Ringrazia in inglese e scambiamo due parole, poi sparisce dietro l’uscio della sua umile casetta da cui era uscito.
Verso sera arriviamo nell’agriturismo che ci ospiterà questa notte. Ingresso un po’ laborioso in un grande prato appena falciato, solito impegno dell’organizzazione per fornire elettricità mentre una autobotte dei Vigili del Fuoco al mattino successivo erogherà acqua a tutti i mezzi. Docce calde stupende situate in due “dacie” di legno, dove nell’attesa del mio turno, vado a curiosare per apprezzarne l’arredamento ma soprattutto la struttura. Qui la passione e la tecnica della lavorazione del legno si sono fuse ed hanno originato queste splendide e calde costruzioni. Cena e poi a letto.

14 AGOSTO
Appena sveglio faccio gli auguri a Vania per il suo compleanno e dopo colazione partenza con il camper di Mario con i Giol per la visita guidata di Rostov.
Incontro con la guida Roxana la quale ci comunica che è autodidatta e che da sola ha appreso la nostra difficile lingua. Apprezziamo il suo sforzo e la sua preparazione su quanto ci spiega.
Entriamo nel Cremlino che si presenta come un grande edificio sempre circondato da bianche mura su cui svettano scure cupole a cipolla delle sue cattedrali.
Presentandoci il quadro delle vicende storiche di questo che attualmente è un grande centro agricolo comprendiamo l’importanza che aveva raggiunto nei secoli passati, avendo assunto il titolo di “Principato” all’inizio del 1200, sottomesso dai mongoli dell’Orda d’Oro cui qualche anno dopo si ribellò, conquistando e dichiarando la propria indipendenza.
Il periodo di maggior sviluppo lo si ebbe nel XVI e XVII secolo ed è a quest’epoca che possiamo far risalire i monumenti in pietra che noi ora vediamo. Ci troviamo in una zona dove vicino abbiamo un lago poco profondo che noi vedremo dalle mura del Cremlino e le costruzioni in pietra erano piuttosto rare e costose.
Visitiamo la Cattedrale dell’Assunzione con le tipiche cupole ma costruita in forme massicce: accanto troviamo un caratteristico campanile a vela con tredici campane di dimensioni diverse.
Qui, come già avemmo occasione di notare a Sergiev Posad, le campane sono fisse ed è il batacchio che muovendosi, percuote l’interno della campana e questa produce rispetto alle nostre campane un suono più limpido. Non potevamo mancare di assistere ad un armonioso concerto proprio di campane da parte della nostra guida.
Interessante anche la Chiesa della Trasfigurazione con un affresco del Giudizio Universale. Percorrendo una parte del corridoio sulle grandi mura che difendevano il Cremlino il nostro sguardo può spaziare lontano e riusciamo a vedere quel lago che Pietro il Grande, fervente sostenitore della marineria, come ci ha spiegato la guida, ha definito .”. pozzanghera nera..”. Vediamo il borgo di Rostov con le sue case ma soprattutto le sue innumerevoli chiese.
Nel 1953 un violento uragano distrusse quasi completamente tutto il complesso in cui ci troviamo: venne in poco tempo ricostruito pari pari: le fotografie che testimoniano la catastrofe e la sua repentina ricostruzione fanno bella mostra nel Museo.
Usciamo, acquistiamo qualche genere alimentare, e torniamo a mezzogiorno all’agriturismo.
Qui ci aspetta una toccante cerimonia: consegniamo alle autorità locali ciò che ogni equipaggio aveva portato da casa come aiuto umanitario per coloro che sono meno fortunati di noi.
Giulia traduce le belle parole di ringraziamento che vengono espresse in proposito dalle autorità locali, apprezziamo il rinfresco offerto e carichiamo il tutto stipando completamente un autocarro.
Moltissime nel frattempo sono le telefonate che Vania riceve dall’Italia per gli auguri ed altrettanto numerosi sono i messaggi.
Pranziamo ma ci accorgiamo che il tempo sta cambiando e al momento della partenza siamo colti da un violento temporale con scrosci abbondanti di acqua..
Mentre mi accingo all’uscita, un camper con a bordo Antonella, Renzo, Maria Stella ed Ernesto. mi avverte che sotto il telaio del mio camper ci sono dei cavi distaccati: attimo di panico e con l’acqua che scende a dirotto esco per controllare e constato purtroppo l’amara verità e li ringrazio della comunicazione. Mi accerto che questi cavi non siano scoperti e non striscino per terra ed avverto Piero, poiché siamo già incolonnati pronti per la partenza, che alla prossima sosta dovrò sincerarmi di quanto accaduto e rimediare. Il fondo stradale alterna a tratti percorribili altri veramente dissestati, quindi la velocità a volte viene drasticamente ridotta per non compromettere i mezzi. Quando sostiamo al distributore, Vania, dopo essersi cambiata, va sotto il camper e con pinze e filo di ferro ferma i fili legandoli al telaio.
Renato che ha saputo del nostro problema, immediatamente è arrivato in soccorso con la sua capiente cassetta degli attrezzi….. ma questa volta non ha potuto far altro che controllare ciò che era stato fatto da parte di Vania, verificare che il lavoro era stato eseguito a regola d’arte e rincuoraci perché così si poteva…”..tirare avanti..”. Riparto più sereno.
Alcuni tratti stradali sono veramente disastrosi ed in questi casi la colonna si allunga anche fino a 5/6 chilometri, rischiando di perdere il contatto radio ma il ponte intermedio Oscar e il ponte finale Gianfranco, con i loro potenti apparati, contribuiscono a tenerci informati ed uniti e nonostante la strada, la pioggia, il temporale, possiamo viaggiare in modo tranquillo. Il cordone ombelicale che ci unisce al capocolonna è sempre saldo.
Ci avviciniamo alla città di Klin ed il traffico aumenta fino a diventare caotico, i numerosi semafori rischiano di spezzettare la colonna. C’è tensione e ognuno di noi cerca di districarsi tra le auto, di non perdere contatto con il mezzo che ci precede, nonostante i numerosi semafori, e di seguire le indicazioni di Piero.
Purtroppo il camper davanti a noi, di Vincenzo e Isabella con i cugini, viene investito da un auto che ha tentato una manovra azzardata, sfilando il nostro mezzo ma urtando quello che ci precede. Il camper incidentato, dopo l’impatto si ferma, io pure e con me il resto della colonna: ma venti mezzi fermi su una strada ad altissimo traffico rischiano la paralisi totale.
Vania al volo prende la giacca a vento, scende e fulmineamente, nonostante la pioggia battente, si piazza davanti all’auto che ha provocato l’incidente. Comprensibile intanto l’apprensione e lo sgomento di Vincenzo e Isabella e dei cugini Caterina e Filippo, fortunatamente le persone non sembrano aver subito danni però la paura è stampata sui loro volti.
Piero avvertito da Oscar avvisa Dushan di ritornare sul luogo del sinistro ed intanto si provvede a fermare la colonna più avanti sul ciglio della strada. In questi casi le notizie arrivano frammentarie fino a quando non è stato chiarito in modo preciso il quadro della situazione.
Io con Mario, ci spostiamo in uno spiazzo poco oltre, e Mario scende e si porta vicino al camper incidentato dove staziona Vania e rimarranno fino a tarda sera sempre sotto la pioggia.
La colonna dietro di noi riceve disposizione da Piero di spostarsi in avanti, ma io non mi muovo in quanto c’è Vania a terra ed è senza documenti. Si ferma pure Oscar il ponte intermedio per tenere il collegamento radio. Dopo poco però Piero, avute notizie precise da Dushan, valutata la situazione, invita tutti a muoversi. Delia sale con Oscar e anch’io dopo poco ricevo l’ordine di partire lasciando Vania con Mario Cao, Dushan per gli accertamenti della polizia prima e dei vigili poi. Parto velocemente cercando di raggiungere il resto della colonna che è avanti di qualche chilometro:fortunatamente riesco sempre a percepire le comunicazioni via radio del ponte finale.
Il fatto ci ha scosso in quanto non sappiamo cosa succederà e come sarà la trafila burocratica anche se siamo tranquilli perchè non ci sono feriti e superando il camper di Vincenzo non è parso lesionato al punto tale da non poter riprendere il viaggio.
Sapremo però dopo che Mario, Vania e Vincenzo e il cugino Filippo hanno dovuto armeggiare non poco per piegare le lamiere e in qualche modo fermarle con nastro adesivo e filo di ferro permettendo così al mezzo di viaggiare.
Trovandomi per la prima volta solo, sia in camper che sulla strada, con un pò di apprensione viaggio a velocità piuttosto sostenuta e dopo una ventina di minuti, fortunatamente non incrociando poliziotti, raggiungo finalmente, con un sospiro di sollievo, la colonna che procede quasi in silenzio e percorriamo insieme la cinquantina di chilometri che ci separano da Tver, la località dove pernottiamo. Solo Chicco è contento perché ha lasciato la sua cuccia ed ha preso posto sul sedile di Vania: ogni tanto però mi guarda e sembra chiedermi dove sia la sua padrona.
La notte sta scendendo, piove sempre di continuo, superiamo acquitrini e fiumi, intravedo delle flebili luci e ritengo siano abitazioni e dopo una secca curva a destra si arriva a tarda ora al parcheggio di Tver
Le tenebre sono ormai abbondantemente calate ed il buio sembra ancora più buio in quel fittissimo bosco.
Fortunatamente la nostra Imelda invita Delia e me a cena nel suo camper preparandoci un’abbondante e succulenta pastasciutta, Oscar prende dalla sua “cambusa” un’ottima bottiglia di vino. Così sia io che Delia, ospiti dei Giol, ceniamo e con un buon bicchier di Prosecco ci consoliamo della temporanea assenza delle nostre “metà”.
Via telefono però abbiamo sempre notizie di Mario, Vania e di Dushan: quest’ultimo è impegnato in un’estenuante trattativa con i vigili per la compilazione del verbale. Piero ogni tanto viene da noi per avere nuove da Klin.
Finalmente sempre da Klin , verso le 23,00, ci comunicano che sono partiti e a mezzanotte siamo raggiunti a Tver da Dushan e dai due camper di Mario e di Vincenzo: quest’ultimo equipaggio sia pur provato dall’accaduto ha preso coraggio e il sorriso torna sul viso di Isabella e C.
Il buon cuore di Imelda provvede anche alla “ristorazione” di Vania e Mario e dei quattro componenti. Sempre, ma ancor più in certi momenti, è molto importante avere amici come questi!!
Faccio fare il solito giretto a Chicco e trovo ancora alzato Piero. Non posso far altro che complimentarmi con lui per la tranquillità e capacità con cui ha gestito e risolto anche questa imprevedibile situazione
Prima di coricarmi faccio nuovamente gli auguri a Vania sottolineando che quest’oggi è il suo compleanno ed è stato piuttosto insolito il modo di festeggiarlo. Sorride e sembra contenta: né la stanchezza, né l’acqua caduta ininterrottamente quando era ferma a Klin con Mario, l’hanno provata , è serena e sta bene.
Tra di me penso…”mah…anche questo fa parte della Russia..”

15 AGOSTO
E’ ferragosto ma la temperatura sembra autunnale. Questa mattina presto Renato, in pochissimo tempo, è riuscito a sistemare in modo tale il camper di Vincenzo da permettergli poi non solo di concludere il viaggio ma di arrivare fino a casa.
Sotto il profilo tecnico-pratico ritengo che pochi siano all’altezza di Renato e in una spedizione come la nostra, dove l’imprevisto è d’obbligo, poter disporre delle sue conoscenze e delle sue competenze e soprattutto del suo aiuto che con grande altruismo mette sempre a disposizione di tutti, penso che sia senz’altro una grande opportunità per tutto il gruppo.
Facciamo poi gli auguri per il compleanno a Mario.
Partenza sotto l’acqua che ci accompagnerà fino Novgorod. E’ questa una lunga tappa di trasferimento sempre con le problematiche del fondo stradale ma aggravate dalla pioggia che non ci permette di godere a pieno dei paesaggi che attraversiamo. Ricordo soltanto sul ciglio della strada delle persone anziane, dall’aria triste, che riparandosi dall’acqua con piccoli ombrelli a volte anche malandati, cercano di vendere una vaschetta di mirtilli, un po’ di funghi e.. qualche patata. Per quello che si può notare la zona è paludosa, non ci sono industrie e l’agricoltura è a malapena di sussistenza, quindi la gente cerca in qualche modo di sopravvivere.
Soste programmate, rifornimento e pranzo nella prima parte del giorno e nel pomeriggio fermata in un ampio parcheggio dove in bella mostra ci sono una grande quantità di samovar fumanti per la preparazione del the bollente. Sono attratto da questi oggetti dalle forme più disparate dove l’artigiano che li ha costruiti a volte ha cercato da dare il meglio di se stesso delineando figure particolari.
Arrivo a Novgorod e parcheggio sulla pista di atletica in un grande campo sportivo. Allineamento veloce dei mezzi come al solito sotto la guida di Mario , allacciamenti elettrici e via veloce alle docce utilizzando quelle degli spogliatoi. Vania, Delia e Mario, che, come accennato, oggi compie gli anni, e domani sarà la volta di Delia, vanno in cerca di una pasticceria per acquistare dolci da offrire a tutti per festeggiare questa sera con l’intero gruppo i tre compleanni.
E’ ferragosto e l’Agenzia “La Strada” ci omaggia di un rinfresco con intrattenimento prima e di una cena poi nel ristorante vicino.
I ritmi sono intensi, ma alle 20,00, puntuali, presenziamo tutti ad un coinvolgente spettacolo folcloristico seguito da un buffet con cibi e bevande tipiche che precede la cena.
Dushan traduce in diretta lo spettacolo e poi lui stesso si esibisce in un assolo canoro.
Al termine della cena i festeggiati cioè Vania, Delia e Mario passano tra tutti i tavoli con dolci e spumante e per chiudere questa bellissima serata abbiamo un altro spettacolo in costume.
Il clima è festoso, la compagnia stupenda: si scattano fotografie, si chiacchiera, nascono nuove amicizie, si fanno progetti e la stanchezza di questa giornata lunga e faticosa, le preoccupazione di ieri sembrano dipanarsi e sono destinate ormai a diventare solo un piacevole ricordo da raccontare ad amici e parenti quando ritorneremo a casa.

16 AGOSTO
Sveglia e subito auguri a Delia per il suo compleanno.
Alle 09,00 puntuali, vicino all’albergo ci aspettano i bus che ci porteranno a visitare la città di Novgorod. Conosciamo la nostra guida, una donna tosta, ormai non più giovane ma molto preparata e soprattutto arguta che con le sue divertenti battute ci farà apprezzare questa bella città . Ci viene fatto dapprima un quadro storico di questo luogo ed apprendiamo che la lontananza da Kiev e da Vladimir, città capitali nel passato, le consentirono di mantenere il suo isolamento,e la sua originalità, di sviluppare specifiche forme di governo che preludevano già da allora ad una repubblica democratica . Nel corso di oltre 300 anni a partire dalla metà del XII secolo, i cittadini di Novgorod, indipendentemente dal gruppo sociale di appartenenza e dalle condizioni economiche, mediante il libero esercizio del voto, eleggevano democraticamente amministratori, organi militari, giudiziari e religiosi .
Nel passato questa città si presentava come una fortezza potente con decine di cattedrali in pietra, difesa da mura possenti con nove torri ed in una di queste, in un bellissimo ristorante, pranzeremo quest’oggi.
La descrizione storica che ci viene fornita è precisa ed avvincente e io con un po’ di fantasia e aiutato dalle spiegazioni della guida cerco di immaginare come poteva svolgersi la vita in quel periodo…”. entro le mura c’è un gran fervore di vita : battono i martelli degli artigiani e le asce dei costruttori. C’è un grande mercato con una babele di lingue mentre dai pontili sul Volga salpano lunghe barche variopinte cariche di ogni mercanzia che provengono da oriente e da occidente e che i suoi mercanti abilmente smistano traendone enormi profitti.”
Questa città, come vedremo nella bellissima fontana dei giardini, faceva parte della Lega Anseatica, una corporazione commerciale che univa varie città del nord con vocazione ai traffici mercantili fluviali e marittimi e divenne talmente forte ed economicamente importante che ad essa ed alle sue banche ricorrevano per il credito re ed imperatori per finanziare le loro guerre.
Ma ciò che mi ha veramente stupito dal racconto della nostra guida e che la rese unica è che nei suoi abitanti in quel periodo ci fu la divulgazione della scrittura tra tutte le classi sociali, scrittura che veniva fatta su legno. Sono più di mille le lettere scritte su corteccia di betulla, alcune anche di carattere intimo, ritrovate in settanta anni di scavi archeologici.
Anche noi oggi vicino ad una chiesa abbiamo avuto la possibilità di vedere un cantiere di scavi archeologici all’opera .
La città che viene alla luce da queste scavi appare con strade lastricate e case fatte di legno e pare che nel periodo del suo massimo splendore contasse fino a 10.000 abitanti
La nostra guida ci spiega poi la differenza tra le varie cupole da quelle circolari a quelle ad elmo e a quelle a cipolla i cui esempi possiamo proprio veder in loco
La chiesa più importante è la Cattedrale di Santa Sofia, riccamente affrescata e che vanta un bellissimo portale in legno. Purtroppo quasi tutte le chiese, questa compresa, sono chiuse.
Il pullman poi ci porta poco distante da questa città in una località dove è stato ricostruito, secondo le tecniche del passato, un villaggio interamente in legno con abitazioni, chiese, negozi e magazzini. Visitiamo una casa arredata di tutto punto al suo interno e riusciamo ad immaginare come si potevano svolgere i ritmi di vita in quel lontano periodo. E’ un tuffo nel passato.
Degli artigiani, indossando i costumi dell’epoca, intagliano piccoli oggetti di legno che vendono poi ai turisti.
Si riparte e l’Agenzia “La Strada” ci porta a pranzo in una torre del Cremlino dove si trova uno splendido ristorante con sale perfettamente restaurate e soffitti lignei meravigliosi.
Lascio Vania con Enrico, Renato e Gabriella e io prendo posto nel tavolo di Corrado da Zelarino con cognato e sorella. E’ il nostro “patriarca” Corrado ed io sono affascinato sia della sua vitalità, sia dalla narrazione dei suoi viaggi in camper che sempre in modo arguto e divertente è pronto a raccontarmi. E’una fortuna ed un piacere poterlo ascoltare.
Il pranzo è ottimo anche se certe portate sono bollenti, l’ambiente è meraviglioso, splendida la cornice, i commensali di compagnia e sempre pronti alla battuta……e così dopo aver festeggiato il ferragosto, festeggiamo anche il “dopo ferragosto”.
Rientro al campo e partenza veloce per San Pietroburgo, ultima nostra importante tappa di questo meraviglioso viaggio in Russia. Come per Mosca mano a mano che ci avviciniamo le strade si allargano, le corsie raddoppiano, il fondo stradale diventa “europeo”. Entriamo nell’anello della circonvallazione e apprendiamo da Piero che ora siamo distanti circa settanta chilometri dal nostro finalmente ….campeggio, sì campeggio, in quanto quella di San Pietroburgo è l’unica struttura del genere in tutta la Russia.
Rigorosamente in ordine ed attenti alle solite disposizioni impartite via CB dal capocolonna e ripetute dai due ponti radio, dopo aver superato ponti stradali avveniristici, il gruppo anche questa volta senza particolari problemi entra in città e si dirige sicuro verso il campeggio.
Dopo il sopralluogo effettuato da Piero e Dushan sulla tenuta del terreno in quanto le piogge dei giorni scorsi sono state piuttosto abbondanti, prendiamo posizione.
Facendo attenzione a non impiantarci sul fondo bagnato, ci sistemiamo quando comincia ad imbrunire: Renato con il suo mezzo si piazza in posizione ideale per ospitare lo spettacolo di karaoke., lo segue sempre Enrico. Bruno Consonni cerca di richiamare all’ordine il suo vivacissimo e simpatico cagnolino Snupy che, sceso dal camper, si dà un gran da fare esplorando e “segnando” un territorio completamente nuovo.
Buffet offerto dall’agenzia “La Strada” che tutti apprezzano ed in poco tempo i vassoi vengono puliti e le bottiglie svuotate.
Guardo l’orologio e segna le 21,30. Nel nostro tour questo è il punto più a nord che raggiungiamo quindi le ore di luce sono aumentate e la temperatura è più fresca Di notte infatti da quando abbiamo lasciato Mosca, complice anche il clima piovoso incontrato, abbiamo sempre acceso un po’ il riscaldamento.
Cena e poi ritrovo nel mio camper con i Cao e i Giol: solito amaro slovacco di Mario e io do il fondo alla mia bottiglia di Ramazzotti fino all’ultima goccia, qualche dolcetto, commenti sulla giornata che sta per finire, programmi per domani e poi tutti a letto.

17 AGOSTO
Al mattino, secondo l’orario esposto sulla lavagnetta nel camper di Piero, ci sono i pullman che attendono nel piazzale per il primo contatto con questa splendida città. Ci farà da guida Giulia e posso dire che siamo fortunati in quanto ha sciorinato delle conoscenze veramente eccezionali non solo sulla sua città, San Pietroburgo, e sulla sua storia ma anche sulla storia dell’arte, sulla mitologia greca, e ha dimostrato una cultura generale veramente all’altezza.
L’abbiamo ascoltata con tanta soddisfazione ed è riuscita a catturare la nostra attenzione per periodi molto lunghi e questo in virtù sia delle sue conoscenze che delle capacità dialettiche.
Grazie a questo oltre al fatto indubbio che San Pietroburgo è meravigliosa proprio in sé, molti di noi contano di ritornarci ma di prenotare Giulia come guida.
Mentre il pullman procede percorrendo ampi viali noi ascoltiamo in sintesi la storia di questa città particolarissima per la sua origine ma meravigliosa ed affascinante nel suo insieme.
La sua fondazione risale al 1702 voluta caparbiamente e dispoticamente dallo zar Pietro il Grande con precisi fini commerciali e militari. Dal punto di vista commerciale doveva essere una finestra aperta verso l’Occidente (Pietro aveva visitato L’Europa da giovane e ne era stato affascinato. Aveva preso come modello la Francia e l’Olanda di allora….non aveva fatto in tempo a venire in Italia in quanto richiamato in Russia per ragioni militari).
In questo modo Pietro cercava anche di avere uno sbocco al mare verso Occidente che fosse usufruibile per dodici mesi all’anno: Arcangelo sul Mar Bianco era bloccato dal gelo per buona parte dell’anno. Il mare e la navigazione divennero per questo sovrano fondamentali per lo sviluppo della sua terra. Creò la Marina Russa e diede importanza alle costruzioni navali ed alla navigazione sia commerciale che da guerra: in Olanda aveva lavorato in incognito negli arsenali navali e quindi trasferì ai suoi capimastri tutte le cognizioni acquisite sulla tecnica delle costruzioni navali. Dopo averla appresa lui stesso, ai suoi ufficiali insegnò le tecniche fondamentali per la navigazione a largo raggio
Sotto il profilo militare questa città doveva consentirgli e così sarà, di sconfiggere l’odiata Svezia che è sentita sempre da Pietro il Grande come l’eterno ed irriducibile nemico.
Il problema fondamentale è che le caratteristiche geomorfologiche del luogo erano completamente inadatte all’edificazione di una città che divenne per un lungo periodo capitale di tutte le Russie.
La zona è acquitrinosa e paludosa, il fiume Neva è soggetto a frequenti esondazioni, durante l’inverno il vento freddo e tagliente del nord sferza questi luoghi con rigide temperature , non ci sono vie di comunicazione per far arrivare materiale in pietra per le costruzioni e queste con il peso sprofonderebbero subito. Inimmaginabile e contro qualsiasi logica e principio urbanistico edificare una città. Venezia fu presa come modello e si cominciò a palificare il terreno con tronchi d’albero provenienti dai boschi circostanti:”.. la strada su cui corre il nostro mezzo ha un fondo fatto da pali conficcati nel terreno …si pensi che la Cattedrale di Sant’Isacco che noi visiteremo poggia su 24.000 pali…”, queste sono le testuali parole di Giulia. Cifre che hanno dell’incredibile se si pensa alle tecniche costruttive di allora, ai pochi mezzi che disponevano oltre alle braccia umane. Opera veramente faraonica quindi ma costata lacrime e sangue soprattutto vite umane, tante vite umane: non si contano le svariate centinaia di migliaia di persone “senza nome” che sono morte per quest’opera titanica e di cui la storia ha perso ogni ricordo.
Ammiriamo le statue e i monumenti dei grandi ma di questi sfortunati che anonimamente hanno dato la vita per la costruzione di questa città, nemmeno un segno. Questa è la storia umana.
La natura del luogo, così drasticamente e caparbiamente violentata, cambiava radicalmente aspetto: architetti italiani come Domenico Trezzini, Franceso Rastrelli, Antonio Rinaldi, Giacomo Quarenghi ed infine il napoletano Carlo Rossi sono chiamati in periodi diversi non solo a pianificare in forme moderne il processo di urbanizzazione della città ma firmano i progetti di parecchi tra i più importanti palazzi che caratterizzano questa città “..astratta e premeditata… come la definì Dostoevskij.
In bus c’è un gran silenzio e tutti con lo sguardo incollato ai finestrini ascoltiamo questa eccezionale sintesi e pieni di stupore guardiamo….
Arriviamo intanto alla Prospettiva Nevskij, la via principale di San Pietroburgo, lunga circa quattro chilometri e mezzo, diritta come una freccia, che unisce il monastero Nevskij con l’ Ammiragliato dalla sua torre inconfondibile. E’ questa la via dei ritrovi e dei negozi alla moda. Abbiamo il nostro impatto con la Neva che superiamo in più punti con ponti meravigliosi, non alti, tutti a schiena di mulo di varie forme. Meravigliosi i palazzi sulle sue rive. Scorgiamo il celebre Incrociatore Aurora, ora Museo ma importantissimo per i rivoluzionari russi perché da questo incrociatore partì il colpo di cannone che diede inizio alla Rivoluzione. Noto con soddisfazione la citazione di Giulia in proposito riguardo questa nave che trovandosi questa nel Mediterraneo, fu la prima a portare soccorso agli abitanti di Messina subito dopo il disastroso terremoto del 1908.
E’ la volta del monastero Smolny, complesso architettonico stupendo dai colori bianco e azzurro e in stile barocco-russo voluto dalla figlia di Pietro il Grande, l’imperatrice Elisabetta Petrovna destinato alla protezione e all’educazione delle orfane dove ella stessa pensava un giorno di ritirarsi.
Progettato dal Rastrelli venne ultimato dall’architetto russo Stasov soltanto nel 1835. Ammirarlo,come faremo domani, sul battello dalla Neva è uno spettacolo indimenticabile, come fosse un miraggio con le cupole luccicanti d’oro che si slanciano nell’aria.
Seguendo il fiume Moika, lasciandoci alle spalle la Torre dell’Ammiragliato, siamo davanti alla Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato. L’interno è decorato in ogni sua parte con splendidi mosaici
E’ un complesso stupendo che mi ricorda subito, per il cromatismo delle sue cupole, la chiesa di San Basilio a Mosca. La chiesa fu voluta dallo zar Alessandro III costruita tra 1883 e 1907 sul luogo stesso dove il padre Alessandro II perdette la vita, ucciso dalle bombe anarchiche dagli appartenenti all’organizzazione Volontà del Popolo.
Alessandro II aveva deciso di promulgare una costituzione che garantisse al popolo russo almeno alcuni diritti fondamentali dell’uomo, ma una mano assassina fermò inesorabilmente tale processo libertario, anzi innescando una reazione di ritorsione verso qualsiasi forma anche se velata di libertà. Se lo zar Alessandro II avesse avuto il tempo di promulgare la Costituzione, sancendo alcuni diritti fondamentali anche per “..i servi della gleba”, ora difficilmente parleremmo di Rivoluzione Russa
Pranzo in un self-service con l’affiatato gruppo dei “veneti” e visita al pomeriggio alla Fortezza di San Pietro e Paolo, il primo nucleo di San Pietroburgo. Il complesso sorge su di un isola nell’estuario della Neva e fu considerato militarmente un punto strategico di difesa della città da parte di Pietro il Grande.
Fu la prima costruzione ad essere edificata in pietra e ad essere fortificata. Vista dall’alto ricalca grossolanamente la forma di un esagono e ad ogni lato corrisponde un bastione. Al sua interno spicca la Cattedrale di San Pietro e Paolo in stile barocco su cui svetta uno slanciato campanile dorato a forma di torre che raggiunge un’altezza di 122 metri. Stranamente questa costruzione potrebbe sembrare una nave del Settecento di cui il campanile potrebbe essere l’albero maestro. Altrettanto strano è che su questo campanile spicca un orologio a carillon olandese e qui è stata molto interessante la spiegazione fatta da Giulia relativamente ai cambiamenti del motivo suonato a secondo le diverse vicissitudine storiche che questo immenso paese ha attraversato. L’interno sempre barocco con un altare a baldacchino, che richiama quello del Bernini di San Pietro a Roma, presenta per la prima volta nelle chiese russe il pulpito. Sotto l’iconostasi sono seppelliti in preziosi sarcofagi marmorei numerosissimi zar della famiglia dei Romanoff ed in una cappella a parte ci sono le urne di Nicola II e della sua famiglia fucilati durante la Rivoluzione Russa nel luglio del 1818. Restiamo tutti ammutoliti alla narrazione dettagliata da parte della nostra guida di questo tragico evento eseguito dai rivoluzionari con crudeltà e freddezza che decretò la fine della famiglia Romanoff e dell’impero russo. Anche i bambini, come sappiamo, non furono risparmiati.
Dietro l’edificio della Zecca ci vengono indicate da Giulia le sinistre prigioni dove languirono incatenati in celle umide e tetre i vari oppositori dell’autorità che in quel momento deteneva il potere. Restiamo veramente allibiti al racconto fatto dalla guida sulla vita che conducevano i prigionieri e sulle loro sofferenze soprattutto quando conosciamo che proprio in una di queste celle venne rinchiuso tra gli altri il giovane Dostijevski
Di ritorno al campeggio ci fermiamo in un centro commerciale e osserviamo incuriositi Renato che arriva in corriera piuttosto trafelato con due scatoloni.
Soltanto quando alla sera lo vediamo trafficare vicino al suo Vas con l’impianto per il karaoke, comprendiamo che sono due altoparlanti per poter meglio diffondere la musica.
Spettacolo quindi di grande canto questa sera dove vediamo all’opera veramente i “professionisti” dell’arte canora come Claudio da Roma, Walter da Biella e Massimo sempre da Roma che bravissimi ed esperti in questo campo riescono ad incantare tutti quanti. Sappiamo poi infatti che Walter Bonetti e Massimo Bordoni, quest’ultimo si accompagna con la sua chitarra, hanno avuto in gioventù discrete esperienze come cantanti e sentendoli, tutti apprezziamo le loro doti.
La serata è particolarmente fresca e dai camper per “riscaldarci” spuntano bottiglie di vino e qualche liquore. In questo clima tutti partecipano e così vediamo che anche Cinzia e Giusy con le nostre venete, il gruppo della Brianza con Ivan, Laura, Adele, poi Isabella da Torino e il resto della compagnia, intonando o a volte anche “stonando” “Azzurro” ed altre canzoni del passato, con il microfono hanno rallegrato la serata.
Pare che il vicino albergo abbia inviato un “messaggero” invitandoci ad abbassare il volume e avvicinandosi mezzanotte, sempre Piero, garbatamente ci sollecita a chiudere.
Tutti a letto perché domani la giornata sarà particolarmente intensa.


18 AGOSTO
Questa mattina in programma abbiamo la visita all’Ermitage, senz’altro uno dei musei più importanti al mondo. Prevediamo alle 9.00 di essere all’ingresso per l’entrata. Crediamo di essere tra i primi, invece notiamo con stupore che davanti abbiamo una fila di parecchi metri che dietro va allungandosi ed ingrossandosi sempre più.
Bellissimo il Palazzo d’Inverno che fino a prima della Rivoluzione era sede della Corte ed ora trasformato in museo. Saliamo lo scalone e finalmente con le esaurienti spiegazioni di Giulia iniziamo la visita. Abbiamo attraversato sale e saloni dai soffitti meravigliosi per i loro stucchi, dai pavimenti lignei finemente intarsiati, dalle pareti riccamente addobbate ed intanto Giulia ci racconta che questo edificio voluto dall’imperatrice Elisabetta come Palazzo d’Inverno fu commissionato a Bartolomeo Rastrelli. Oltre ai vari dipinti ho ancora negli occhi la Sala del Trono, la Sala Grande del Trono, la Sala del Padiglione con l’Orologio detto del Pavone, autentico capolavoro di oreficeria e di meccanica applicata.
Per ciò che concerne l’aspetto squisitamente artistico non mi dilungherò su ciò che abbiamo potuto vedere in una calca opprimente perché correrei il rischio di sintetizzare un manuale della Storia dell’Arte talmente tanti ed importanti sono i dipinti che qui trovano collocazione soprattutto del Rinascimento Italiano e della Pittura Spagnola, Olandese e Fiamminga.
Abbiamo ammirato opere di Simone Martini, del Beato Angelico e di Filippino Lippi ma i due quadri di Leonardo, la “Madonna di Benois” e la “Madonna Litta” polarizzano l’attenzione di tutti. E poi Botticcelli, Raffaello, Giorgine e Tiziano e Caravaggio con il Suonatore di Liuto.
Per la pittura spagnola ricordiamo Velasquez, El Greco e Goya. Tra i fiamminghi ci siamo fermati davanti a Rubens ma soprattutto davanti al “Sacrificio di Abramo” di Rembrandt.
Presente anche la scultura con Michelangelo e Canova dove primeggiano il gruppo delle “Tre Grazie” e “Amore e Psiche”.
E’ incredibile come un numero così impressionante di capolavori siano finiti a San Pietroburgo e le motivazioni le apprendiamo sempre da Giulia che anche in una folla così numerosa di visitatori riesce a tenere desta la nostra attenzione con precise e puntuali spiegazioni.
Non meno importante è la sessione moderna con gli impressionisti e post impressionisti con quadri di Gauguin, Cezanne, Van Gogh e Picasso con opere quali la “Musica” e la “Danza”, “Chitarra e Violino”.
Dopo pranzo è in programma il giro in battello sulla Neva.
E’ stato veramente molto interessante poter vedere dall’acqua i palazzi, le chiese ed i monasteri che noi fino ad ora abbiamo ammirato dalla terraferma: assumono un aspetto diverso e molto più attraente. Ogni ponte ha una sua storia: avevo letto che uno di questi, progettato da Eiffel, venne donato dalla Francia alla Russia in occasione del Secondo Centenario della fondazione della città e quando passiamo sotto uno tutto ferro e bulloni, puntualmente Giulia lo comunica al gruppo.
Cena piuttosto frugale e veloce in quanto alle 21.00 abbiamo le prenotazione per assistere al balletto LA MORTE DEL CIGNO nel celebre teatro Aleksandrinskij costruito dal napoletano Carlo Rossi e inserito in un contesto incantevole. Peccato perché quando arriviamo piove a dirotto
Appena entrato, stupito, guardo i palchi, il palcoscenico ma soprattutto gli stucchi dorati e la sontuosità dell’edificio. Tutti troviamo subito il posto assegnato per assistere allo spettacolo e l’esecuzione è splendida certamente all’altezza dell’opera e dell'ambiente.
Al termine poiché la pioggia non ha mai smesso di scendere, con Alfa ed Enrico e Vania decidiamo di ritornare in campeggio, rinunciando allo spettacolo dell’apertura dei ponti sulla Neva che avverrà verso l’una di notte. La gentilissima Giulia ci prenota un taxi e spiega al conducente dove portarci.
Abbiamo un momento di smarrimento quando il nostro autista invece di percorrere i viali della città infila una viuzza molto stretta, transita attraverso enormi garage di condomini scarsamente illuminati e grandissimi scantinati, percorre vicoli bui e poi finalmente arriva su una strada principale. A malapena riusciamo a capire che questa scorciatoia viene fatta da chi conosce bene la città per guadagnare tempo. Avendo notato la nostra apprensione per non dire paura ad un certo punto, capito che eravamo italiani, per tranquillizzarci, il nostro autista ci fa ascoltare musiche di Ennio Morricone e così rasserenati si arriva al camping Olghino.
Il resto del gruppo arriverà in campeggio dopo le 02:00.


19 AGOSTO
Questo è l’ultimo giorno di visita ufficiale in Russia. Domani infatti sarà libero per tutti con grande cena finale e spettacolo. Il programma di oggi prevede la visita alla tenuta imperiale di Carskoe Selo che si trova quasi dalla parte opposta della città rispetto a dove siamo noi. Si percorre una parte dell’anello esterno della città, recuperiamo Giulia che, strada facendo, ci indica sulla collina la linea di demarcazione dove, durante il Secondo Conflitto Mondiale, furono fermati i nazisti. Strenua fu la resistenza che San Pietroburgo oppose ai tedeschi che in modo sorprendente arrivarono fino alle sue porte ma non riuscirono ad entrare ed il ricordo di quei fatti noi lo viviamo intensamente dal racconto molto caloroso, quasi appassionato che la nostra guida ci fa.
Arriviamo così con il nostro pullman in vista di una serie di palazzi in stile barocco dagli splendidi colori bianco-azzurro-oro: anche questo complesso fu progettato e costruito dal Bartolomeo Rastrelli. Quando scendiamo dal pullman alcuni musici improvvisati ci accolgono con l’Inno di Mameli. Lo ascoltiamo volentieri e qualcuno lo accompagna anche con il canto: lasciamo qualche rublo per questa sorpresa molto gradita
Dopo la sosta davanti ad una meravigliosa cancellata di ferro battuta, quando varchiamo la soglia di questa residenza imperiale, con gli occhi sbarrati ammiriamo la Sala Grande, un enorme salone dal pavimento in legno intarsiato e un gioco fantasmagorico di specchi ed ampollosi stucchi dorati alle pareti. Le sale si susseguono con i loro arredamenti, le enormi stufe in maiolica per il riscaldamento invernale, le ampie finestre che danno su curati giardini, quadri famosi appesi alle pareti: insomma il clima che si respira varia tra il fiabesco ed il surreale.
I mobili in stile, l’arredamento curato, i pavimenti in legno, le suppellettili di finissima porcellana, gli arazzi alle pareti e le spiegazioni puntuali di Giulia ci hanno introdotto in una atmosfera magica.
Ma il vero tesoro del Palazzo di Caterina è la Sala d’Ambra che giustamente dà rinomanza mondiale a tutto il complesso. La pareti infatti dello Studio dell’Imperatrice sono rivestite di pannelli interamente d’ambra arricchite da sculture e mosaici fiorentini. Osservo incuriosito questi enormi pezzi di ambra purissima e provo a calcolare il loro valore monetario rapportandolo alle collane che quasi tutte le nostre care mogli, Vania compresa, “…si sono regalate..”.
I numeri sono da capogiro.
Ecco il motivo per cui durante la Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi quando giunsero in questo palazzo, hanno smontato i vari pannelli ed imballati li hanno spediti in Germania: non furono mai rinvenuti ed ancor oggi sono oggetto di appassionata ricerca da parte dei russi.
Attualmente tutto l’addobbo dello Studio di Caterina è stato minuziosamente e perfettamente ricostruito sulla base di fotografie del tempo e per questo, noi turisti, lo possiamo ammirare in tutto il suo grande splendore. Va precisato che la ricostruzione è stata fatta con finanziamenti tedeschi e russi e l’inaugurazione è stata fatta nel 2004 alla presenza del Presidente Putin e del Cancelliere tedesco Schroder.
Pranzo veloce in un ristorantino con i Cao, i Giol,i Fracassi ed i Rui e subito di corsa al pullman perché in ritardo sull’ora prefissata.
Nel pomeriggio è prevista la visita ai Giardini di Peterhof: qui è un susseguirsi di grandi e piccole fontane, anche ..scherzose fontane.. che bagnano gli incauti turisti che vogliono avventurarsi in quei percorsi “a rischio”.
Splendidi e ricchi di significato sono i gruppi marmorei e dorati che ornano questo parco dove Pietro il Grande voleva ancora stupire i suoi ospiti ma soprattutto voleva esaltare le sue vittorie sulla Svezia nella Guerra del Nord come con “Sansone che spalanca le fauci di un leone”.
Elemento predominante come effetto è l’acqua che noi vediamo ovunque sia sotto forma di cascate più o meno fantasiose, sia come placidi canali o quiete vasche sia come il mare vero e proprio come il Mar Baltico con il suo libero accesso tanto agognato dal Sovrano.
E appunto nelle acque torbide di questo mare, conosciuto soltanto sui testi di geografia, che ho voluto immergere la mano per averne per sempre un ricordo tangibile. In questo parco c’è anche la presenza di simpatici scoiattolini che quasi addomesticati si avvicinano in modo sorprendente ai visitatori e prendono noccioline ed altro dalle loro mani e poi con le zampette anteriori, quasi fossero piccole mani umane, talmente svariati ed armonici sono i piccoli movimenti che fanno, sotterrano il tutto per il prossimo inverno.
La temperatura intanto, rannuvolandosi il cielo, è scesa e quando rientriamo in campeggio dobbiamo accendere il riscaldamento.

20 AGOSTO
Oggi è in programma una giornata libera e ciascuno può disporla a suo piacimento.
Usufruendo dei pullman si può andare in città per le visite libere oppure per gli ultimi acquisti: c’è infatti chi programma una visita all’Incrociatore Aurora, chi invece si reca alla Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato, altri ancora che ne approfitteranno per spendere gli ultimi rubli .
Noi preferiamo riposare e rimanere in campeggio: io provvedo a riordinare il camper e Vania si dedica prima bucato, poi spazzola Chicco. Ci fanno compagnia Alfa ed Enrico con il cagnolino Roby.
Si pranza e poi prendiamo il caffé dai Fracassi: chiacchierata con Enrico e intanto cominciamo a guardare sull’atlante stradale un ipotetico itinerario per il ritorno
Nel primo pomeriggio rientrano tutti e Dushan passa da ciascun equipaggio, presentando ad ognuno un dettagliato estratto conto comprendente l’anticipo in rubli, il gasolio,l’autostrada, la somma in moneta russa prelevata ecc .e i debiti vengono subito da tutti regolati.
Cerimonia finale di chiusura dove ad ogni equipaggio viene offerta una simpaticissima matrioska sponsorizzata dal Camper Club La Granda: è un omaggio molto gradito che tutti noi conserveremo in casa in posto particolare e spolverandolo o magari solo guardandolo, sarà motivo di nostalgici ricordi.
E’ poi la volta di coloro che per il loro impegno meritano un riconoscimento: vengono chiamati ed omaggiati da Piero : Oscar Giol il il ponte radio centrale e Gianfranco Monti il ponte radio finale che hanno svolto un lavoro utilissimo come ponte radio durante i nostri lunghi ed a volte travagliati trasferimenti, ed infine a Renato Rui, premio speciale, per l’aiuto che ha offerto a tutti coloro che ne avevano bisogno e per l’organizzazione di due indimenticabili serate di karaoke.
Per chiudere il Club La Granda, come da tradizione, ha voluto festeggiare tutti coloro che hanno compiuto gli anni in agosto e sono stati tanti.
Ecco l’elenco al femminile Antonella, Vania, Roberta, Delia, Maria Stella, Silvana; tra i maschi troviamo Vincenzo, Mario, Renzo, Sergio e Renato.
Finita la parte ufficiale della cerimonia, dopo aver rivolto un doveroso e sincero ringraziamento a Piero e Cinzia, a Dushan, a Giulia e a tutta l’organizzazione che ci hanno fatto vivere momenti indimenticabili… sotto con gli stuzzichini che Giusy e Cinzia avevano preparato ed in brevissimo tempo abbiamo “spazzolato” i vassoi e svuotato le bottiglie di vino
Alle 19,00 i pullman ci prendono per l’ultimo appuntamento: l’Agenzia “La Strada” ci vuole salutare con una cena in un rinomato ristorante con relativo spettacolo di balletti russi.
In un traffico molto sostenuto inganniamo il trasferimento, almeno noi dei “verdi”, ascoltando Rosanna da Trieste con una serie di racconti divertentissimi riguardo personaggi della sua città che scatenano l’ilarità di tutti.
Alle 20.00, puntuali i nostri pullman ci scaricano davanti al ristorante Troika dove un panciuto signore in costume ci accoglie. Il locale è senz’altro di prestigio e Mario Cao si preoccupa di riservare per il gruppo veneto un posto in prima fila, scelta che si rivelerà ottima soprattutto per il nostro Enrico.
La cena è a base di specialità russe con vodka come aperitivo ma questa sera il menu, anche se raffinato, è passato forse in secondo ordine rispetto al balletto cui abbiamo assistito.
Avvenenti fanciulle russe ci hanno deliziato con le loro danze a volte frenetiche e a volte dalle movenze sinuose ed Enrico, tra l’invidia di tutti, soprattutto dei maschi, è stato coinvolto direttamente da queste ricevendo addirittura un vistoso bacio sulla sua testa sempre perfettamente rasata.
Un complessino poi ha intonato canzoni italiane e coppie abili nel ballo non si lasciano sfuggire l’occasione, scendono in pista e piroettano da professionisti meritandosi gli applausi dei presenti. Ammiriamo ed applaudiamo il bergamasco Bruno e la signora Pierdiada che con leggerezza accompagnano la musica con appropriati passi di danza.
Anche Cinzia, Giusy, il gruppo “Brianza” e Walter al ritmo di balli moderni, non hanno resistito alla musica e si sono scatenati in un “twist” rinverdendo i tempi della loro gioventù.
Alla fine foto dei vari partecipanti suddivisi per regioni di provenienza con il drappo della Granda in bella vista, intonando a volte anche canti regionali.
Ma anche questa meravigliosa serata, vissuta in allegria, come tutto il nostro viaggio in Russia volge al termine e così quando la mezzanotte ormai è scoccata si rientra in campeggio.
Domattina sveglia prestissimo in quanto tenteremo di recarci di buonora nella Piazza dell’Ermitage per foto di gruppo con trentacinque camper: bella impresa se va in porto!


21 AGOSTO
Usciamo dal parcheggio quando comincia ad albeggiare e fortunatamente con traffico scarso ci dirigiamo decisi verso il centro. Vediamo i ponti sulla Neva al sorgere del sole e sempre risultano ricchi di fascino.
Con qualche fatica, per cantieri aperti sulle strade, arriviamo all’Ermitage: prendiamo posizione secondo le indicazioni di Piero e via alle fotografie. Velocemente prima dell’arrivo della polizia togliamo il disturbo e lasciamo San Pietroburgo diretti a Narva, verso il confine russo-estone.
Sosta per la colazione, per una contravvenzione comminata ad un equipaggio per non aver acceso i fari e per l’ultimo rifornimento di gasolio a “..prezzo agevolato” e via al confine. Saluti e scambio di indirizzi, promesse di ritrovarci, ringraziamenti a Piero e Cinzia e a tutta l’organizzazione e veramente se li meritano ampliamente e poi laborioso ingresso in dogana.
Solita trafila ma meno lunga dell’entrata in Russia e verso le 14.00 guadagniamo il territorio estone dove ci fermiamo per il pranzo.
Con il gruppo formato da cinque equipaggi Cao , Fracassi, Giol, noi e Rui ci dirigiamo verso Tallin e durante il tragitto recuperiamo i Gabrielli e i triestini Ogrizek.
Sosta per un imprevisto che alla fine mi costerà caro. Un auto percorrendo un tratto di strada con asfalto ruvido, ha sollevato un sasso che è schizzato sul cristallo anteriore del mio mezzo, segnandolo. Fermata e Renato interviene prontamente con una colla speciale cercando di bloccare la rottura, però questa ha proseguito anche se non in modo dirompente rendendo inutilizzabile il cristallo dopo il rientro a Brugnera.
Arrivo verso sera nel parcheggio sotto le mura della capitale estone, ottima cena a base di coniglio ed anatra arrosto in locale tipico con il solito gruppo veneto e passeggiata serale.

22 AGOSTO – 28 AGOSTO
La mattinata è dedicata alla visita di Tallin e a qualche acquisto dell’ultima ora da parte delle donne (sciarpe di lana, braccialetti in ambra….)
Abbiamo perduto intanto Gabrielli e Ogrizek che sono partiti di buonora e si uniscono invece a noi Walter e Elda, Tiziano e Mariarosa, Luigi e Carmen con i quali nel primissimo pomeriggio ci dirigiamo verso Riga. Durante questo tragitto la centralina del camper di Mario Cao non fornisce corrente ad alcune utenze. Renato riesce in poco tempo ad individuare e riparare il problema. Arrivo a Riga in serata e sistemazione in un bel campeggio.
Alla sera, dopo una cena a base di saporita carne di maiale con i Cao, i Bonetti, i Loro e la famiglia Gagliardi in una semplice ma simpatica trattoria, assistiamo ad un fantasioso e scoppiettante spettacolo pirotecnico. Il giorno successivo lo dedichiamo alla visita della città che con le spiegazione di una guida troviamo molto interessante.
Partenza al mattino successivo e dopo la sosta pranzo alla Collina delle Croci nei pressi di Siauliai giungiamo ad Augustow in serata
Improvvisata cena finale con carbonara di Renato, fagioli alla texana di Vania e Delia, polenta di Imelda e formaggi e salumi vari di Alfa, Elda e Mariarosa, Gabriella e Carmela e vino, tanto vino…. Io sono seduto vicino a Walter e Tiziano e anche questa volta come a Mosca ne approfitto del loro buon vino: dopo essermi versato un bicchiere di Barbera, non controllando la bottiglia di plastica, ho “innaffiato” le maglie di Elda e Mariarosa che mi stavano sedute di fronte .
La cena si chiude con canti vari accompagnati dalla chitarra di Renato. E’ stata una bellissima serata di grande amicizia e compagnia: giusto epilogo di questo bellissimo viaggio. Carmela Gagliardi partecipa animatamente ai vari canti e pare essere particolarmente contenta di trovarsi oggi con noi. Infatti riusciamo a sapere che se fosse stata a casa, nella sua Puglia, avrebbe dovuto sorbirsi un compito cerimoniale di un lungo importante matrimonio.
Al mattino successivo divisione del gruppo: Fracassi, Rui e Gagliardi si dirigono verso Danzica, noi invece puntiamo su Cracovia dove arriviamo in serata e ci sistemiamo in campeggio
Il giorno dopo decidiamo di visitare la città ma non riusciamo reperire una guida che parli italiano. Usufruendo di un giro organizzato con pullman a due piani prima ed aiutandoci poi con la lettura di una guida da parte di Imelda, riusciamo ad apprezzare le bellezze di questa città ricca di storia e di monumenti.
Dedichiamo la mattinata del giorno successivo alla visita delle Miniere di Sale e non siamo stati delusi dalle loro particolari bellezze dopo essere scesi nelle viscere della terra percorrendo gli innumerevoli gradini di una interminabile scala.

I giorni trascorsi lontano da casa ormai sono tanti ed un po’ di nostalgia si fa sentire: infatti nei nostri discorsi si parla sempre più frequentemente di figli, di nipoti e… anche di lavoro.
Pranzo in camper e quindi partenza veloce: direzione sud verso Bratislava dove arriviamo per il pernottamento in un area di servizio sull’autostrada.
Al mattino successivo qui lasciamo Tiziano e Mariarosa ed abbiamo tutti un momento di commozione al momento dei commiati in quanto ci si accorge che questo gruppetto molto affiatato si assottiglia sempre più.
Ci dirigiamo decisamente verso casa dove giungiamo nel pomeriggio del 28; Walter proseguirà per Biella dove arriverà in serata.
Quasi un mese è stato trascorso lontano da casa, 7500 sono stati i chilometri percorsi, otto le nazioni attraversate, della Russia sono state visitate le due città più importanti e quelle artisticamente più interessanti dell’Anello D’Oro.
Il viaggio è stato meraviglioso, la compagnia splendida, abbiamo conosciuto nuovi equipaggi, abbiamo fatto nuove amicizie, abbiamo cementato quelle già in essere, abbiamo vissuto un evento per certi aspetti irripetibile.
Un grazie all’Agenzia “La Strada” a Dushan e Giulia, ai coordinatori del Camper Club La Granda Piero e Cinzia, Mario e Giusy che tanto ci hanno dato come coordinatori ma che tantissimo abbiamo apprezzato sotto il profilo umano.
Un grazie particolare va però a Piero, l’anima vera di questo viaggio, per aver saputo gestire con capacità e comprensione ma nello stesso tempo con fermezza un gruppo eterogeneo di persone a volte anche in condizioni problematiche.
Un ringraziamento indistinto alla fine lo meritano tutti gli equipaggi, anche quelli non espressamente citati, per lo spirito dimostrato nell’affrontare questo tipo di vacanza contribuendo in modo determinante alla sua ottima riuscita.
E’ stata una avvincente esperienza, e, ammirando stupendi capolavori artistici e monumenti splendidi, contemplando scenari meravigliosi, condividendo con tutti i partecipanti fatiche, preoccupazioni e molte gioie, abbiamo avuto la possibilità di provare emozioni, tante emozioni e saranno proprie queste che al ritorno, indelebili nel tempo, resteranno sempre con noi come ricordo e coronamento di questa indimenticabile avventura.


“Un viaggio non è fatto solo dai chilometri percorsi
Ma soprattutto da ciò che ognuno ha in sé al ritorno

Angelo


Ringrazio per l’aiuto ricevuto con precisazioni e suggerimenti:

Vania
Delia e Mario
Alfa ed Enrico
Imelda ed Oscar
Cinzia e Piero
Gabriella e Renato
Angelo

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