Non
ho la pretesa di saper scrivere in modo da affascinare il
lettore né di cogliere particolari che sfuggono ai
più. Tuttavia proverò ad esprimere, da testimone
coinvolta, alcune esperienze che ha avuto il gruppo di ragazzi
partecipanti al viaggio in Russia a Mosca - Anello d’oro
- San Pietroburgo.
Giovedì 2 Agosto 2007
Campeggio di Augustow: oggi ci verranno presentati il programma,
gli impegni e i chiarimenti che riguarderanno il lungo viaggio.
Durante la riunione vicino al camper di Cinzia e Piero (i
responsabili insieme a Giulio e Silvia) veniamo divisi in
due gruppi: i gialli capitanati da Giulio e i verdi da Piero.
Io appartengo ai Verdi, insieme a tutti gli altri ragazzi,
ancora titubanti a presentarci fra noi, nel frattempo ci si
studia senza dare nell’occhio.
Avvengono poi le estrazioni del posto in colonna: a me capita
la posizione numero 2, proprio dietro al camper di Piero,emozionante!
Un gran bell’inizio.
Un punto fondamentale: in colonna si userà il CB, come
nei film; dovrà rimanere sempre acceso per tutto il
viaggio. Grazie al baracchino, ad un ottimo capo-colonna,
a un “ ponte” perfetto (Bergamo) e un’impeccabile
“scopa” (Torino), anticipo fin d’ora che
il nostro gruppo non si è mai perso nelle grandi città
o smarrito ai semafori o passaggi a livello.
Alla sera, rapidamente ci si ritira nei mezzi e subito nel
silenzio intenso del campeggio percepisco nell’aria
una forte tensione per l’indomani: il giorno della partenza!
Venerdì 3 Agosto 2007
I camper iniziano a muoversi disciplinatamente dal primo all'ultimo,
il Cb ronza incessantemente: un rumore gracchiante al quale
con il tempo ci abitueremo e che sarà un ricordo tra
i più vividi del viaggio. La marcia prevede di attraversare
la frontiera polacco-lettone, fino al raggiungimento di Rezekne,
dove passeremo la notte. Siamo tutti emozionati e, come bravi
studenti che ascoltano l’insegnante, aspettiamo istruzioni
via CB da Super-Piero. Scorre lenta la giornata, il panorama
mi sembra un po’ tutto uguale: si alternano boschi e
pianure... Poi lo confesso, mi sono coricata e ho dormito.
Come alternativa avevo una serie di partite a carte con mio
fratello (fanatico) o reggere quei discorsi collettivi dove,
tanto per dire, butti lì una cavolata e in famiglia
ne nasce un affare di stato. Solo il passaggio in frontiera
mi sveglia: i militari lettoni guardano i nostri documenti,
fanno qualche sorrisetto fra loro e poi si avvicina un soldato
che con aria un po’ tra l’arrogante e il divertito,
in un italiano precario, ci dice:-Ah, Italia? COSA NOSTRA!!!-
e poi se ne va ridendo insieme ai suoi colleghi! Rimaniamo
tra il perplesso e l’incredulo! Tuttavia non apriamo
una questione, avremmo potuto “sbattergli in faccia
cosa è stato il Rinascimento!!”, come dice una
popolare canzone di Gaber, ma comunque meglio che ognuno guardi
a casa propria.
Nel pomeriggio inoltrato, arriviamo al parcheggio (un grandissimo
prato con un maneggio) avvolti dalla luce speciale di un tramonto
lunghissimo. Scendo dal mezzo e cerco con gli occhi mio fratello..
già sparito! Guardo meglio e lo vedo insieme ad altri
8 ragazzi: chiacchierano rilassati e spontanei, con la facilità
tipica che hanno i giovani di fare subito amicizia. ( Non
ho detto “noi giovani”, perché io sono
un po’ pigra ad “interagire con gli altri”-
formula scolastica - ). Mi avvicino insieme al mio cane e
subito attaccano discorso, così parliamo del più
e del meno, del tempo, del calcio… a quel punto realizzo
che sono l’unica ragazza in mezzo ad un branco di ragazzi
dai 6 anni e mezzo ai 19! Wow! Ma perché queste situazioni
non mi capitano mai nella mia città, dove invece ho
sempre una concorrenza spietata? Conosciamo le nostre guide:
Irina (una bella signora bionda, capace, senza alterarsi,
di tenere testa a doganieri troppo pignoli e autoritari),
Eugenio (amante dell’Italia e dei suoi abitanti, sempre
gentile e disponibile con tutti) e Pietro ( attivissimo, mai
fermo, sempre pronto a giocare a Frisbee con noi giovani…
un tipo molto originale).
Mentre si parla di iter burocratici e di documenti vari, noi
ragazzi pensiamo bene di ritirarci in un punto un po’
più tranquillo. Si sta formando il gruppo, certo siamo
ancora un po’ impacciati, ma ci troviamo simpatici.
Vi ricordate, ragazzi, chi c’era intorno ad un dondolo
di legno dipinto di bianco, con fiori finti di plastica riciclata?
Noi: Livio ( quasi 20enne torinese, poeta e attore. Se si
parla con lui bisogna prepararsi a metafore e poemi, essere
pronti a spaziare e a sperdersi nei più svariati meandri
culturali. Sentiva un po’ la consegna di amalgamare
il gruppo anche perché era il più vecchio!).
Luca (17enne trevigiano, agile, patito del basket e di canzoni
malinconiche, ragazzo simpatico e gentile con tutti, dalla
bella cantilena veneta). Seduto accanto a me c’erano:
mio fratello Francesco (13enne parmigiano, cosa posso dire
di lui? Un fratello speciale, ottimo complice e compagno di
giochi), Matteo (11 anni, di Roma, davvero un ragazzo sveglio,
simpatico, dal grande sorriso e molto maturo per la sua età)
e Mirkooooo (14 anni, bergamasco doc, simpatico, riservato
e un po’ misterioso, accessoriato di sorellina al traino
[Ciao Marta!]). In piedi, accanto all’artistico dondolo
c’erano Elvis (14enne “romano de Roma”,
capace di tirarti su di morale sempre, aperto e generoso e
sempre su di giri quando era con noi) e suo fratello Fabrizio
(15anni, sempre pronto a farci degli scherzi!) e poi c’ero
io… e lì nacque il tormentone della “ragazza
responsabile”che mi seguì in terra sovietica!!!
Spiegazione complessa, si rinvia alla memoria di ciascuno
dei presenti. Con noi questa sera restano anche i due ragazzi
del camper n’ 11. Desideriamo fare solo quattro chiacchiere
in compagnia per conoscerci, invece sforiamo oltre la mezzanotte.
Bell’inizio!
Sabato 4 Agosto 2007
Partiamo di buon ora da Rezekne verso la bramata e temuta
frontiera russa. In prossimità dei caselli doganali,
la nostra colonna, passa e supera circa 6 o 7 chilometri di
camion in sosta sul bordo della strada, ci viene spiegato
che un autista di quei mezzi se va bene può fare code
d’attesa lunghe anche settimane. Ci sembra incredibile,
ora io mi sento quasi in colpa per essere arrivata a vedere
prima di loro il confine. Notare bene: ho detto vedere…
non oltrepassare. Beh, quello è un altro discorso!
In frontiera ci fanno scendere per controllare che le immagini
sorridenti dei nostri passaporti corrispondano effettivamente
alle nostre facce, perquisiscono minuziosamente il camper:
credenze, credenzini, gavoni, armadi, bagno, lavandino, mansarda,
materassi e cuscini. Poi, sempre mantenendo uno sguardo cupo
e imperturbabile, scendono per passare alla prossima vittima:
il camper successivo! Il Cb ronza muto e segnala la tensione
crescente.
Vedo attorno a me un mondo organizzato in modo surreale: sembra
di essere tornati indietro nel tempo, mi sento parte di uno
di quei documentari sul regime sovietico! I doganieri sono
duri in volto, parlano solo in russo e poco fra di loro, raramente
ti guardano in faccia. Sul tuo camper ti indicano con il dito
“questo” o “quello” e tu devi essere
prontissimo a soddisfare le loro richieste. Insomma sono stranita
da tutta questa difficoltà necessaria per entrare in
Russia.
Infatti per passare la frontiera, consegnare tutti i documenti,
ricevere visti, bolli, timbri e timbrini, raccogliere tutti
i pezzi di carta: utili, altri fondamentali, molti inutili,
per riuscire a toccare coi piedi il suolo russo abbiamo impiegato
molte ore. Intanto mi chiedo perché non vogliono lasciarci
entrare liberamente, ma poi capisco: non vogliono tenere noi
fuori, ma gli altri dentro.
Siamo in Russia! Non riesco ancora a crederci, anche perché
mai pensavo che già alla mia età sarei riuscita
a raggiungere un posto così… “lontano”
(?), sì anche lontano, ma soprattutto così…
“a est” (?) Sì,anche a est. Ma non solo
… insomma io vedevo la Russia come un luogo quasi irraggiungibile
con il camper. Forse perché è posta alla fine
dell’Europa. Penso rappresenti per me un tabù
infranto; ed ora io ci sono! E’ un bel momento…
A questo punto in famiglia vorrei pronunciare anche qualche
parola solenne, così annuncio: -Eccoci qua!- Pessima
uscita…
A sera, Pskov, il gruppo ormai compatto e solido si riunisce
per trascorrere la nostra prima serata in territorio russo,
l’italianità prende il sopravvento e inizia una
partita di pallone dove emerge la distanza fra chi gioca,
chi dice di saper giocare e chi ci sa giocare e… non
aggiungo altro.
Domenica 5 Agosto 2007
Oggi giorno di viaggio. Bisogna fare 400 km: giornata lunga,
impegnativa per gli autisti, non solo per le condizioni orribili
in cui si trovano le strade russe, ma anche per la concentrazione
intensa da tenere durante la guida in colonna. Per fortuna
ogni due ore circa si fa una breve sosta nella quale si beve
un caffè (grazie alla “sora” Elvira, generosa
e immancabile). Noi ragazzi, ci fiondiamo fuori per stare
insieme fino alla ripartenza, commentando la stradaccia che
c’è, chiedendoci in prestito film per passare
un po’ il tempo o scambiandoci consigli su come superare
l’ultimo livello di un gioco della playstation…
Ma soprattutto per ridere e parlare fra di noi con battute
e sfottò. Adesso siamo diventati inseparabili veramente.
La ripartenza è annunciata da Piero via cb, sempre
un po’ in anticipo (eh Piero?fregavi sull’orario?),
allora è un fuggi fuggi generale: si urlano le ultime
battute, si manda giù l’ultimo caffè e
ci si affretta a tornare ai propri mezzi.
E via di nuovo in marcia sempre più lontani da casa
e così si riprendono le attività interrotte:
chi gioca alla play come Luca, chi deve studiare alternando
traduzioni di latino a film come Elvis e Fabrizio, chi invece
guarda dvd come Matteo, o come è solito fare Mirko,
in compagnia della sorellina (diventata intanto “un’autoritaria
mascotte” del gruppo in quanto la più piccola).
Io e mio fratello invece giochiamo a carte. Livio (la scopa
del gruppo, cioè il chiudi fila incaricato di non perdere
nessun componente di quell’allegra carovana di camper)
deve restare vigile. Vai e vai, vai e vai e vai… La
sera, nella sistemazione precaria, è dedicata al freesbe
e se volete un commento sulle nostre performance siete pregati
di rileggervi il giudizio sulla precedente partita di pallone.
A livelli di eccellenza: Pietro!
Lunedì 6 Agosto 2007
Anche oggi tour de force però giustificato: per la
serata dobbiamo essere a Mosca!!!
Infondo ci separano dalla capitale solo 370 km! Solo? Ma a
questo punto penso sia opportuno ritornare al discorso sui
panorami russi e le strade russe. Panorami: un’immensa
pianura tutta intorno nemmeno una collina o un dosso, i campi
lasciati incolti, l’erba di tonalità spenta.
All’orizzonte schiarisce il cielo macchiato di nuvole
bianchissime e appoggiato alla campagna immobile. Bello ma
monotono e fortemente soporifero . Le strade: asfaltate grossolanamente,
fatte di 2 corsie, a volte divise dalla linea, altre volte
senza neanche una divisoria, si percorre un asfalto scuro,
non uniforme, spaccato d’ogni tanto e riparato con gettate
in rilievo di catrame. In alcuni tratti siamo costretti a
zigzagare in mezzo alla strada semi deserta per evitare le
buche, anche molto profonde, ai margini o al centro della
carreggiata. Fortunatamente Piero avverte sempre la colonna
in tempo utile di eventuali ingombri: copertoni, travi, sassi,
rami, paraurti di camion, residui di precedenti incidenti,
passi a “dislivello”, punti stop, “Puffi”...
Le sospensioni dei mezzi sono messe davvero a dura prova:
al riguardo i commenti via cb sono virtuosi ed educati, ma
quelli privati all’interno del mio camper lo sono molto
meno. A tratti, inaspettatamente, la strada si fa ampia e
ben fatta mentre attraversiamo fittissime foreste di betulle
dai bianchi tronchi, o con ampi ponti solchiamo grandi e placidi
fiumi scuri, nei quali si specchia a fatica il cielo sereno.
Nei paesini i giovani incontrati paiono molto seri e i bambini
mi ricordano piccoli adulti; solo a tratti un loro sorriso,
di risposta ai nostri saluti, li trasforma.
Alla sera finalmente giungiamo al parcheggio dell’hotel
di Mosca. Noi ragazzi usciamo come solito per stare in compagnia
e per ispezionare un po’ il parcheggio: chi alla ricerca
di porte da calcio e chi di canestri da basket… Niente…allora
iniziamo a parlare della complessità di questa città
che deve fare i conti con la sua vastità e la sua storia.
Da Martedì 7 Agosto a Giovedì 9
In questi tre intensi giorni visitiamo Mosca. La mia compagnia
conquista con la forza e in modo permanente gli ultimi posti
in coda al pullman e da lì se ne sentono partire davvero
di tutti i colori, ma raramente arrivano le censure degli
adulti, anzi tra di loro, c’è chi prova ad infiltrarsi!
Il momento più atteso e aspettato è l’arrivo
di Cinzia con i dolcetti e cioccolatini! Grazie mille! Visitando
la città, ci rendiamo conto che quella è un’altra
Russia: a Mosca c’è ricchezza, la gente veste
bene, le automobili sono nuove, i negozi e ristoranti di alto
livello… Certo ci sono sempre quelle chiese strane ed
affascinanti che ti ricordano dove sei, quei palazzoni bianchi
(denti di Stalin) che vogliono impressionarti, però
mi tornano in mente anche quelle vecchie babuske sole della
periferia che passano le giornate ai margini della strada,
cercando di vendere un cesto di mele… A chi poi? Ma
allora quante Russie ci sono? Ne parliamo tra di noi, in modo
partecipe.
Il pranzo al ristorante tipico, tutti insieme, ci distoglie
da questi pensieri e ne suggerisce altri, più ameni,
sulle cameriere russe! Che leoni questi giovani italiani.
Devo dire che siamo diventati un bel gruppo affiatato, anche
perché sappiamo quando è il momento di ridere
e fare scherzi e quando invece bisogna comportarsi rispettosamente,
ascoltare le guide, rispettare chi lavora o chi è in
difficoltà. Si… siamo davvero molto bravi ed
educati… almeno con gli altri!
Durante la visita del Cremlino e della Piazza Rossa, i nostri
giovani lupi maschi del branco, anziché lasciarsi trasportare
dai motivi artistici e architettonici, si lasciano andare
ad apprezzamenti sulle numerose ragazze russe che passano.
Io vengo un po’ considerata un giudice che può
dire l’ultima parola obiettiva (?) e disinteressata
sulle passanti, ma se provo io a chiedere qualche opinione
su qualche bel moscovita ricevo acidi commenti e sguardi sdegnati
e schifati! Maschilisti!!
Al mercatino di souvenir di “Izmajlovskoe” i nostri
genitori osano per la prima volta dividere il nostro gruppo,
perché c’è da portare a termine una missione
vitale: comprare i regalini per i parenti!!!!! Quindi giriamo
per le bancarelle lanciandoci occhiate tra l’implorante
e il comico-drammatico, quando i nostri nuclei familiari si
incrociano. Alla fine del giro, orgogliosi, tutti mostrano
gli acquisti, convinti di aver fatto ottimi affari grazie
alla capacità di tirare di prezzo di ciascuno di loro.
Ma va’ là!
Sul pullman, a Qualcuno viene la malaugurata idea di intonare
un motivetto che in poco tempo diventa una stonatissima melodia
fino a trasformarsi in un’orrenda canzone:“Il
coccodrillo come fa?”. Sembrava cantata da M. Manson.
Si cerca di rimediare con “Io vagabondo”: ci riesce
così male che sembra una cover di qualche metallaro
impazzito!! Non ditelo al Presidente de’ La Granda!
Però è molto divertente… Almeno per noi!
Proseguiamo: una sera il gioco del biliardo dà dei
risultati molto interessanti: Luca e Livio, dopo essersi molto
vantati della loro bravura come giocatori fanno una pessima
figura, riuscendo a mandare ben poche palle in buca. Così
partono le lamentele del tipo – ma sono le buche che
sono troppo piccole! - o – questo tavolo sembra un campo
di patate - o ancora – è impossibile giocare
in queste condizioni!!!-. Devo ammettere però che hanno
ragione… non è un buon biliardo e loro sono perdonati,
ma partono ugualmente gli sfottò! (Italiani sempre
casino)
Sorpresa: una notte organizziamo persino una festa di compleanno!
La mamma di Luca compie gli anni e noi ci muniamo di torce
e un neon, un po’ troppo potente (vero Matteo?). Attendiamo
lo scoccare della mezzanotte e andiamo a bussare al camper
n’6, accendiamo le torce e le puntiamo verso l’alto
mentre intoniamo “Tanti auguri a te!” con la stessa
capacità canora di “Io Vagabondo”. Tutto
si conclude con l’apertura e la suddivisione in dieci
di una bottiglietta (33 cl) di Cinzanino scampata alla dogana
russa. Il brindisi non è abbondante, ma molto spiritoso!
Ma l’avventura più bella, che forse è
passata in sordina fra i grandi, ha avuto per me un significato
profondissimo. A circa un km dall’hotel, i ragazzi avvistano
finalmente una struttura scolastica con un campetto da calcio!
Parte la spedizione ed il luogo viene esplorato e, per farla
breve, per tre sere di seguito si incontrano ragazzi italiani
ed alcuni ragazzi russi, accomunati dalla passione del football.
La comunicazione avviene in inglese e le partite non hanno
bisogno d’arbitraggio: correttezza, strette di mano,
addirittura giocatori russi in prestito che fanno gol ai loro
compatrioti! Dopo la partita dell’ultima sera i saluti
e gli scambi di e-mail sono stati un esempio commovente di
fratellanza tra giovani che, i Grandi, quelli con la G maiuscola,
quelli che comandano , dovrebbero seguire. Complimenti campioni!
Magia: l’ultima sera la passiamo con il resto dei camperisti
in piazza Rossa, di notte. Lì avviene il brindisi con
spumante italiano!(ma questa volta ben 75 cl). San Basilio
è tutta illuminata, il Cremlino si staglia alto nel
cielo con la sua lucente stella rossa, il museo storico dal
tetto innevato diffonde un senso di protezione mentre il Gum
è decorato a festa con luci e addobbi colorati. Sono
felice, siamo felici e, se posso osare dirlo con uno svolazzo
poetico, è come se nell’aria vi fosse la promessa
che ai giovani russi arriverà un futuro di libertà
e benessere .
Venerdì 10 Agosto 2007
Lasciamo Mosca salutati dal solito caotico traffico e da bianche
fumate di ciminiere e proseguiamo in direzione Vladimir. Visitiamo
la cittadina o meglio le due chiesette bianche che la compongono,
subito siamo circondati da una miriade di spose in festa.
Spose, tante spose che approfittano della bella stagione per
indossare i vestiti da cerimonia di tulle e raso, troppo leggeri
per gli inverni russi; vivono una giornata lunghissima, cercando
di renderla magica, con passeggiate scenografiche e foto ad
effetto, ma poi il rinfresco viene servito nei bauli delle
auto! Mi ha fatto tenerezza e malinconia.
Che bella Suzdal. Essa ci accoglie con il suo parcheggio ottimo
e i preparativi per la grande festa cittadina, con bancarelle,
bande e corteo storico. Ci regala inoltre una stralunata guida,
fissata con i proverbi italiani con i quali infarcisce tutte
le frasi a noi dirette! Tra noi ragazzi inizia a divampare
una nuova moda: quella del “DAAAA” detto con accento
russo, voce profonda e piegando fascinosamente la testa a
lato. Sarà un’altro tormentone del viaggio, insieme
alla “ragazza responsabile” e “Il Coccodrillo”.
Ma il vero top della serata è la notte di San Lorenzo
. Noi, sdraiati su una coperta, immersi nel “buio russo”,
smangiucchiando d’ogni tanto croissant al cioccolato
e bevendo birra alla fragola (esperimento mal riuscito di
bevanda polacca), ci dilunghiamo ad osservare il cielo! La
notte delle stelle cadenti!! Tutti abbiamo da esprimere mega-desideri!
È un gran bel momento!
Sabato 11 Agosto 2007
Oggi la nostra meta è raggiungere Yaroslavl. Partiamo
a mattino inoltrato e percorriamo un tratto di strada davvero
pessimo. I camper sono costretti a deviare occupando tutta
la carreggiata per evitare le buche molto profonde presenti
in strada. Dopo poco capita un grave inconveniente: al camper
n’10 si rompono i freni! Subito si cerca di intervenire:
il meccanico del gruppo si rimbocca le maniche, qualcuno porta
dei bulloni, qualcun altro degli appoggi in legno, altri ancora
attrezzi, ma il pezzo risolutore è rimediato dalla
attrezzatura da pesca di Matteo! Infatti il generoso romanino
regala un piombino della sua cannina per il bene del gruppo!
A parte le battute … constato che subito nel gruppo
si è manifestato uno spirito di condivisione e aiuto
reciproco bellissimo. Ci comportiamo da vera squadra! A dire
la verità in quel lasso di tempo noi giovani abbiamo
soprattutto fatto casino, tutti su un camper a giocare ad
oltranza.
Domenica 12 Agosto 2007
La visita di Yaroslavl è interessante. Iniziamo una
escursione in battello sul fiume Volga (la madre di tutti
i fiumi, come è credenza russa) fino a raggiungere
il monastero di Tolga: là vige l’obbligo del
più assoluto silenzio. Noi ragazzi casinisti restiamo
incantati da tanta pace che regna sovrana come fuori dal tempo
e dallo spazio. Assistiamo persino a una messa celebrata da
suore all’interno di una cappella normalmente chiusa
al pubblico. Si vive un momento mistico.
All’uscita dal monastero sul battello ci attende con
una bella sorpresa: brindisi con birra locale e salatini!
Mirkooooo allora coglie un’occasione: si impossessa
di un vassoio e si avvicina con nonchalance a due ragazze
bionde sedute poco distante! Che individuo! Noi facciamo il
tifo. Vai Mirko! Però poco dopo torna indietro, perplesso
e si riunisce al gruppo: le prede non hanno fame, ma soprattutto
non parlano inglese! Comunque lui è accolto da vincitore!
Elvis??
Alla sera si svolge la solita partita di calcio, questa volta
con un portiere di eccezione: il sig. Mirvano! Un solo riflettore,
una porta e metà campo al buio. Risultato? Non importa.
Lunedì 13 Agosto 2007
Sergiev Posad: che caldo,che caldo, che caldo. Questa giornata
è la più calda in assoluto dal 1882! Neanche
all’interno della bella chiesa dalle cupole blu stellate
d’oro c’è un po’ di refrigerio! Il
caldo uccide i neuroni e facciamo fatica a seguire la parte
culturale.
Alla sera siamo presso Tver:i l piazzale prenotato è
semideserto, un po’ isolato e poco attrezzato, ma è
proprio in questi momenti che i veri camperisti, veri di fuori
e di dentro, sanno apprezzare la duttilità del loro
mezzo, nel quale trovano comunque comfort e protezione.
Il resto lo fanno il temperamento, il carattere e l’educazione
di ciascuno di noi!
Martedì 14 Agosto 2007
Altro lungo viaggio (361 km circa) proseguendo per San Pietroburgo:
la nostra meta finale.
La temperatura scende. Ci sono solo 32°C! Che dire del
viaggio di oggi? Lungo, lungo e io dormo… La sera a
Novgorod passa tranquilla per tutti.
Mercoledì 15 Agosto 2007
Lasciando nel pomeriggio Novgorod salutiamo anche Pietro e
Irina, incaricati di accompagnare un altro gruppo, proseguiamo
per la strada diretta a San Pietroburgo e facciamo sosta presso
un distributore di benzina. Quello che capita al camper n’3
lo ricordiamo tutti… Alla fine il fuoco viene spento
e il mezzo non ha apparenti danni, ma la paura è molta.
Per fortuna né Bruno né Elvira si sono fatti
male! Dopo controlli accurati ripartiamo facendo affettuosamente
tutti il tifo, chi via cb e chi mentalmente, per l’
equipaggio che ha vissuto questa brutta avventura.
Un temporale di forte intensità, buio, lungo e violento
sembra voler segnare i confini tra Mosca e San Pietroburgo.
Nella città il parcheggio è un po’ sotto
le aspettative generali, un giudizio condizionato anche dalla
stanchezza e questo riapre vecchie tensioni. Questa sera ne
abbiamo di cose da dire noi ragazzi, perchè siamo giunti
al punto di arrivo. Finalmente.
Da Giovedì 16 Agosto a Lunedì 20
In questi cinque giorni visitiamo San Pietroburgo: bellissima.
Nel pullman (sempre tutti in coda e aspettando i dolcetti!)
guardiamo ammirati fuori dal finestrino, ascoltando le parole
delle guide. A piedi ci muoviamo sempre insieme come un piccolo
branco e pure a pranzo andiamo insieme.
Altra cosa bella, di una bellezza morale è l’incontro
con il frate francescano che si occupa in una cittadina vicina
dei bambini più disperati. Molti di noi si commuovono
nel sentirlo parlare, perchè dice cose così
profonde e duramente reali da far venire i brividi. La gioventù
ha poi aiutato a riempire il pullmino del padre con gli aiuti
che abbiamo portato da casa. Il secondo giorno ammiriamo:
il pullman nuovo refrigerato che ci attende (l’altro
era una sauna!), la bravissima, preparatissima e inarrestabile
guida (l’altra no) e i quadri stupendi del museo dell’Ermitage
(questi si).
Dopo la solita pizza in compagnia, anche sul battello per
la Neva facciamo ciurma, spostando tutte le sedie a poppa
per metterci vicini. Passando sotto i ponti allunghiamo le
mani cercando di toccare le strutture (vietatissimo) a volte
riuscendoci, altre volte fallendo miseramente. Marta (la più
piccolina del gruppo) se la prende con suo fratello Mirko
perché lei è bassa, mentre lui alto alto.
Il terzo giorno nel Palazzo di Caterina a Puskin Elvis e Matteo
diventano esperti nella ricerca delle babuske in servizio,
mimetizzate tra la folla e quando le individuano le segnalano
commentando un po’ acidi!
La lunga passeggiata nei giardini bellissimi ma affollati
ci stronca. Sul pullman dormiamo.
Siccome, e giustamente, l’arte vuole la sua parte, una
sera apprezziamo un’esibizione dell’orchestra
da camera del teatro Marijnskij. Il teatro che ci ospita è
piccolino, in legno, deliziosamente retrò e molto signorile.
Il ricordo che mi fa ora più sorridere di questa esperienza
è quando siamo scesi dai camper, tutti “in tiro”
e ci siamo ammirati, commentando i vestiti, le scarpe, i look
dei capelli ingelati o il trucco ( solo nel mio caso evidentemente
e per quanto mi risulta)
La serata prosegue e noi assistiamo all’apertura dei
ponti. Uno spettacolo magnifico, come altrettanto lo è
vedere la fontana nella Neva prendere forma, cambiare colore
e modificare gli altissimi getti d’acqua, al ritmo di
una frenetica musica misto tecno. Forse questo sarà
uno dei ricordi più belli che San Pietroburgo mi lascerà
nel cuore. Infine, solo in tarda notte, ritorniamo verso i
camper, tutti un po’ straniti e commossi da quella bella
esperienza. Le serate che trascorriamo tra noi ragazzi si
allungano sempre più nella notte tarda, perché
cresce lentamente la consapevolezza del vicino addio.
A tirarci su ci pensa il giorno dopo la visita alla birreria.
Appena entrati nello stabile ammiriamo e tocchiamo sfidando
i divieti in cirillico ed inglese, una scultura di un globo
terrestre rotante. Non so perché ma la tocchiamo tutti…
e più volte. Ipnosi da rotazione! Immersi in un pungente
odore di birra novella ci muoviamo al seguito di una guida
fino alla degustazione. Siamo costretti, per educazione (!),
a valutare tante belle birre di differente grado alcolico
e composizione, tutte naturalmente made in Russia! Tassi alcoolici
in aumento con esiti vari.
Un’altra sera, sempre tutti in ghingheri, ceniamo in
un locale tipico di San Pietroburgo: la TPOJKA (la Troica)
dove si esibiscono ballerine e ballerini in diverse performance,
ma troppo per turisti … DAAAA… Lo spettacolo è
carino e la cena è ottima. Anche di questa sera avrò
un ricordo particolare: l’uomo, in costume tipico, addetto
ad aprire la porta ai clienti, sta così immobile che
lo scambio per una statua di cera, già si allunga la
mia manina per toccargli il pancione simile a quello di Babbo
Natale o per tirargli un po’ la barbetta, quando lui
si muove evitandomi di fare una pessima figura con lui ma
facendomi prendere un bello spavento e una serie di sfottò
dai miei amici!
Successivamente,( è l’ultima sera), nel campeggio-parcheggio
si vede gente un po’ giù che si saluta e scambia
indirizzi e numeri di telefono, altri che parlano piano piano.
Da un camper, mediante l’autoradio a tutto volume, parte
l’inno de’ La Granda: “Io Vagabondo”
e le persone iniziano a cantare in coro, a ballare e a fare
trenini stile ultimo dell’anno. Noi, invece, stiamo
vicini, semplicemente fermi a sorriderci, senza dirci nulla,
ma con un groppo in gola.
Più tardi ci scambiamo i numeri di cellulare e gli
indirizzi internet. Poi, per lasciare a ciascuno di loro un
ricordo, con una penna ci scriviamo i saluti sulle braccia
con poche ma significative parole. Tatuati così come
piccoli aborigeni rimaniamo a fissarci con il cuore piccolo
piccolo e forse qualche lacrima imminente. Ci promettiamo
di restare in contatto, di non dimenticare mai questo viaggio
e questa compagnia. Nel frattempo assistiamo al lento disperdersi
della gente. I suoni e l’allegria dei camperisti, che
hanno poco prima invaso lo spiazzo, diventano un’eco
lontana. Poi tutti abbracciati ci dirigiamo verso i camper,
in silenzio. Si deve andare a “nanna” e bisogna
seguire l’ordine crescente di età. Allora, visto
che abbiamo già salutato la piccola Marta e i ben più
grandi Elvis e Fabrizio, ci siamo incamminati verso il mezzo
del piccolo Matteo, il romano. Poi, dopo averlo visto salire
lentamente lo scalino e richiudere ancora più piano
la porta, andiamo da Mirko (sarebbe il turno di mio fratello
Francesco, ma lui gode del privilegio di avere una sorella
grande come me e … per di più “responsabile”!
DAAA). Anche l’Uomo d’oro, soprannome che Mirko
si è conquistato per la sua calma e tranquillità,
ci saluta con il suo bellissimo cadenzato accento bergamasco.
Ora purtroppo è il turno mio e di mio fratello. Io
ho ancora un minuto o due per salutare Livio e Luca, i due
grandoni del gruppo. Ciò è triste e, per non
rendere ancora più malinconico il momento, entro velocemente
nel camper. All’interno, al buio capisco che le nostre
amicizie sono arrivate al punto cruciale della separazione.
Ultimi giorni del viaggio: il rientro
Da ogni camper che esce dalla frontiera russa partono via
Cb i saluti al resto della colonna. Diamo anche noi il nostro
saluto e d’impulso prendo il microfono (la prima volta)
e parlo, non so quel che sto dicendo, ma ci metto il cuore
nei saluti. I contraccambi arrivano uno dopo l’altro
e la commozione cresce in tutta la famiglia. Il viaggio senza
cb acceso è stranamente silenzioso. Ogni volta che
si intravede in lontananza un camper si spera che faccia parte
del nostro gruppo. Si guarda se ha il cartello del tour che,
sono sicura, ancora nessuno avrà staccato. Alla sera,
la sorpresa più grande è quella di constatare
che il gruppo dei ragazzi si ricompone come per magia. Certo
manca Matteo, diretto a Tallinn, e Mirko e Marta più
avanti di noi. Un incontro, questo insperato, stile rimpatriata,
siglato dalla graditissima presenza di Cinzia e Piero.
Da Augustow il gruppo si scioglie definitivamente.
Ora mio fratello ed io guardiamo fuori un po’ mogi e
giochiamo a piatte partite di carte. D’ogni tanto però
qualcuno di noi riaccende il cb… Chissà cosa
staranno facendo gli altri!? Livio starà guardando
fuori dall’oblò dell’aereo, ripensando
alle bellezze di San Pietroburgo? Luca starà forse
cercando di superare per l’ennesima volta l’ultimo
livello di qualche videogioco? E Fabrizio ed Elvis: latino
o film? Marta magari adesso starà dormendo e Mirko
abbasserà il volume della tv per non svegliarla? E
il lontano Matteo? Dove sarà ora? Ancora a Tallinn?
A Casa
Il lungo viaggio è finito. Il camper viene lentamente
svuotato e la casa sembra così grande e silenziosa.
Dove saranno gli altri?
Ho
riletto e ho deciso di cancellare le ultime quattordici righe,
che avevo scritto con slancio e con affetto, per fare i ringraziamenti
e i complimenti, perché ho temuto di dimenticare qualcuno.
Non voglio cavarmela però finendo tutto-miele e perciò
concludo lasciando le ultime tre righe:
“Insomma non so se si è capito, ma voglio ringraziare
proprio tutti quanti, comprese le persone che involontariamente
o con consapevolezza hanno creato un po’ di guai e tensioni
nel gruppo, perché ci hanno reso più uniti e
ci hanno fatto capire chi ha davvero la stoffa del camperista:
NOI!"
Ciao Raga! Ciao a tutti