CAMPER CLUB LA GRANDA
"LA GRANDA RUSSIA 6"
La cronaca del viaggio

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Il mio viaggio in Russia di Sandra Bizzarri

RUSSIA 2006

4-5-6 Agosto 2006
Il nostro viaggio in Russia comincia con la sosta ( e non sembri una contraddizione) a Terespol, paesino di frontiera della Polonia, sperduto in un paesaggio che è già un preludio di Russia, in una pianura immensa, di cui non si intravede la fine.
Entriamo in paese: anonimo, per non dire proprio squallido; strada principale dissestata, piena di buche colme d’acqua; quelle laterali si intravedono prive di asfalto, in mezzo a casupole di legno piuttosto malandate .Abbiamo letto in modo superficiale le indicazioni forniteci via e-mail dagli organizzatori del club “La Granda”, e così ora andiamo vagando,domandandoci dove si terrà mai il raduno di una trentina di camper, non vediamo nulla che faccia al caso nostro; arriviamo quasi alla frontiera, tra officine, e campi abbandonati; certo, ci secca un bel po’ telefonare per farci dire dove sono, bella figura che ci facciamo, prima di cominciare; ci addossiamo la colpa reciprocamente, ma tant’è, non c’è alternativa ,il cellulare ci viene in soccorso, con la voce rassicurante del ‘signor Marenco’, che per noi non è ancora ‘Piero’. Torniamo indietro: come abbiamo fatto a non vedere la bandierina italiana, che sventola a lato della strada, all’ingresso di un hotel moderno, tutto di legno, col tetto rosso, stile ‘nuova Polonia’, quella da poco entrata in Europa ?
Entriamo, ci sono pochi camper, lo sguardo corre subito alle targhe, per cercare di sapere con quali persone divideremo la nostra vacanza, in un itinerario che per noi viaggiatori di vecchia data, individualisti sfrenati (come tutti i camperisti) rappresenta una incognita stuzzicante : quanti siamo, di quali località, come faremo a fare rifornimento, come faremo a fare la spesa, come staremo in fila: siamo molto curiosi di vedere come risponderà l’organizzazione a tutte queste esigenze. Intanto,oltre ai coordinatori del Camepr Club la Granda (Piero e Cinzia, Laura e Ciano ( soprannominato affettuosamente Obelix, per la figura e la simpatia), troviamo una famiglia di Trapani, una di Bologna, di lì a poco ne arriverà una di Lecce.
Lo spazio che ci è stato messo a disposizione è un prato ampio e verdissimo(come tutta la campagna, qui intorno) ben curato, con tutti i servizi a disposizione, su cui passeremo due giorni in relax, fitti di letture , di racconti di viaggi, (dimmi dove sei stato e ti dirò chi sei….) , mentre intorno ai nostri libri, alle riviste specializzate, agli itinerari di viaggio schiamazzano e se la godono i ragazzini, destinati a creare un gruppo numeroso (diciassette in tutto), che hanno vissuto una vacanza parallela a quella delle visite e degli incontri culturali altrettanto stimolante, con i giochi che iniziavano daccapo, ogni volta si tornava, la sera, anche molto stanchi, al campo-base.
Ci sistemiamo, in bell’ordine, lasciando spazio agli altri equipaggi che continueranno a venire,( gli ultimi addirittura domenica pomeriggio). Conosciamo le guide, Irina, Pietro , Eugenio, preparati, e molto disponibili nei confronti di tutti, titolari di una agenzia ‘giovane’, che ha voglia di farsi strada, e che ha scelto a proposito di chiamarsi “La Strada in Russia”.
Alla vigilia della partenza ,questa prima fase di approccio, non meno importante rispetto al resto,ci ha impressionato positivamente.

7 Agosto
La mattina della partenza, prevista per le ore sette, vede tutti gli equipaggi puntuali (e sarà questa una costante, sia per gli spostamenti in camper che per quelli in città). Il tragitto è breve, qualche chilometro appena, ma la sosta, come l’agenzia ci ha avvisato e come sanno coloro che già si sono recati in paesi al di fuori dei circuiti turistici convenzionali, sarà lunga e burocraticamente complessa; è vero però che quando si sta in gruppo, con la voglia di conoscersi, il tempo passa in fretta; le guide fanno a puntino il loro lavoro, e ci ‘guidano’con sicurezza attraverso la tortuosa burocrazia bielorussa.
Quando l’ultimo timbro è stato apposto, e l’ultima ricevuta riconsegnata, si riparte , ma viaggiamo per non più di quindici chilometri: la sosta è prevista a Brest-Litosk, appena al di là del confine.
A questo nome, sbiadite reminiscenze scolastiche ci dicono che qui Lenin ha firmato la pace separata con le forze alleate nel 1917; nel pomeriggio visitiamo la fortezza (un pezzo di storia contemporanea) che è una delle tante testimonianze della resistenza russa all’esercito nazista.
Ci si fa incontro l’enorme scultura in cemento detta “Coraggio”, accanto ai monumenti alle città martiri, in una celebrazione che mi lascia perplessa per il tono scopertamente retorico: qui per la prima volta nel viaggio, mi è chiaro di essere lontano da casa, di essere in Russia, in un luogo in cui le persone della mia generazione, abbastanza grandi per ricordarsi bene della guerra fredda, dell’Unione Sovietica, del dissidenti, mai avrebbero potuto immaginare di venire liberamente, da turisti.
Notevole l’accoglienza da parte dell’hotel nel cui parcheggio siamo alloggiati : il brindisi a base di vodka, lì per lì, prima di pranzo, ci sconcerta un po’, ma ci adattiamo subito alle nuove usanze, e gustiamo un pane morbido e fragrante , che contiene del sale al centro del decoro di pasta , che bisogna assaggiare prima di bere. Il rituale di benvenuto incontra il favore di tutti, tra brindisi, risate e foto, le prime di un’enorme quantità che verranno scattate durante il viaggio.

8 agosto
Ci dirigiamo verso la capitale, Minsk, e l’attraversiamo tutta, ligi, in colonna e ai semafori, ai limiti di velocità: non è una conoscenza che ci va di approfondire quella con la polizia russa, complice tanta letteratura di parte, anche filmica, popolata di potenziali spie al servizio dell’Impero del Male, anche se ora, a vederlo da vicino, l’uomo in divisa ha più l’aria di un povero diavolo, col suo improbabile cappello,che quella del poliziotto bieco e corrotto……
Durante tutto il viaggio l’organizzazione dei contatti col CB si rivelerà talmente efficiente da avvertirci in tempo di posti di blocco, di limiti da non superare, di poliziotti all’erta, e da farci passare pressoché indenni attraverso la rete fittissima di controlli stradali.
Ci si fa incontro una città moderna, straordinariamente pulita, di cui apprezziamo le strade spaziose e le architetture tipiche sovietiche, i palazzi imponenti: siamo proprio in Russia, non ci si può sbagliare

9 Agosto
Arriviamo alla frontiera con la Russia, sperando in una sosta più breve, visto che gran parte delle operazioni burocratiche sono state già svolte in Bielorussia, ma è solo un’illusione: la sosta è lunga, però non è spiacevole lo scambio di visite nei camper con le persone con le quali, nel frattempo ci siamo affiatate di più, un caffè, una rivista, quattro chiacchiere, mentre i ragazzi del gruppo anche qui, in questo squallido piazzale di frontiera pieno di buche e di fango inventano continuamente mille giochi di gruppo cui partecipa, non meno scalmanato, anche Pietro, la nostra intellettualissima guida di San Pietroburgo .
Tappa di trasferimento, stessa strada, stesso panorama, ma è la sosta e la serata a riservarci una chicca : passeremo la notte in un’area isolata, al centro di un bosco fitto di betulle, che ospitava, fino al crollo del regime sovietico, un campo militare , di cui è rimasta qualche tracci; a, ma ad incuriosirci è la cucina da campo e la sala-mensa, dove aleggia in modo persistente un odore di olio rancido , appiccicato ai mobili e alle suppellettili, che non promette niente di buono per la cena che ci è stata proposta, al prezzo sconcertante di un euro a persona.
Entrare nella sala mensa è come fare un tuffo nel passato, neanche tanto lontano in questi posti: in un arredamento in cui la plastica consunta regna sovrana e l’unico vero ‘mobile’ è una enorme stufa di maiolica, i ritratti di Lenin e di Stalin ammiccano dal soffitto, in un tripudio di bandiere rosse.
Assistiamo, con un po’ di apprensione da parte di alcuni,alla preparazione della cena in un’autentica cucina da campo sovietica, a base di polenta (sic!), insaporita con del soffritto e arricchita da carne in scatola; il tutto preceduto da un aperitivo caldo e confortevole come il vin brulé (vista la temperatura), in cui però al vino è stata sostituita un ‘insolita essenza di rose, il cui profumo ricorda più quello di una saponetta che di una bevanda.
Pochissimi disertano la kermesse : del resto, la compagnia è costituita da uno zoccolo duro di viaggiatori incalliti che per nulla al mondo rinuncerebbero ad assaggiare una novità assoluta, un’esclusiva che nessun viaggio organizzato potrebbe mai garantire.
La notte passa tranquillamente, complice la facile digestione di una cena più leggera di quanto si potesse pensare, Mosca ci aspetta domani

10 agosto
Ci addentriamo sempre più in Russia, in direzione di Mosca: la strada è un taglio attraverso la taiga, e quando le betulle si allontanano un po’, è l’orizzonte piatto, privo del profilo dei monti, a noi così familiari, a farla da padrone.Diremmo quasi che è monotono, se non fosse movimentato da venditori improvvisati, con i loro secchielli colmi di funghi, che non mancheremo di assaggiare, quando saremo più avanti ,nella regione completamente al riparo dai postumi di Cernobill.
Lungo la strada, è il mercato del pesce affumicato a darci la sensazione di essere veramente lontani da casa: qui è tutto autentico, dai pesci rinsecchiti, dalle forme più strane, che pendono giù dai graticci delle baracche, alle matriosche abilissime a maneggiare la calcolatrice e a farsi capire anche da noi, inizialmente un po’ diffidenti nei confronti di questi pesci ammucchiati gli uni sugli altri, indistinguibili, se non fosse per il rosa dei salmoni, privi delle loro asettiche confezioni .
Dopo un primo giro di esplorazione, ci facciamo coraggio e ci avviciniamo: oltre al salmone, per noi più familiare, ci facciamo tentare non solo da barattolini di caviale, di cui possiamo giudicare la qualità solo sulla base del prezzo, ma anche da morbide ventresche di pesci sconosciuti che riveleranno tutta la loro fragranza e il loro sapore quando li mangeremo più tardi in camper,, accompagnati dal burro russo, giallo e ricco di sapore.
Siamo già sulla tangenziale, quante corsie? Cinque? No, sei; il traffico è più intenso delle più nere previsioni, la guida dei moscoviti è molto somigliante a quella di altri paesi levantini, ma a confronto, i Greci e i Turchi sembrano dei gentlman inglesi.
Siamo tesi ,attenti a mantenere il ritmo sostenuto del traffico, a non perdere di vista il camper che ci precede, a seguire attentamente al CB le istruzioni di Piero, scandite di nuovo, ogni volta,dal camper di mezzo e quello che chiude la fila. La tensione è al massimo ogni volta che ci viene detto di cambiare corsia, e mentre identifichiamo i punti di riferimento che con precisione ci indica Piero al CB; la colonna è lunga, difficilissimo mantenerla compatta in mezzo a questo traffico, ma alla fine, ecco siamo di nuovo tutti i numeri uno dopo l’altro, entriamo nel parco dell’Hotel Soyouze , a circa 10 km dal centro di Mosca e con un po’ di pazienza, grazie alla collaborazione assidua degli organizzatori, ci sistemiamo tutti in una posizione confortevole.

11-12-13-14-15 Agosto
Nella notte è piovuto, e la giornata somiglia a quelle di un autunno fresco e piovoso da noi, si tirano fuori gli ombrelli, i K-way, tutta l’attrezzatura che speravamo di non utilizzare; il pulman,
puntuale, ci preleva alle 9 davanti all’ingresso dell’Hotel: siamo stati divisi in due gruppi (siamo circa ottanta persone) e tale divisione rimarrà fissa per tutti gli spostamenti nelle città, questo ci dà modo di conoscerci meglio tra di noi.
Eccoci sulla Piazza Rossa, lucida di pioggia, dietro alla nostra guida per i giorni che trascorreremo a Mosca, Natascia, una cosacca del Don, gaia e spiritosa, che parla un ottimo italiano.
Come non pensare alle immagini di Mosca, che in tanti anni abbiamo visto in televisione,in modo frammentario; sono qui davanti a noi, e si stanno ricomponendo in un’unità meravigliosa: ecco il Cremlino, quello è il mausoleo di Lenin, di fronte i grandi magazzini Gum,, guarda S: Basilio, colorata, fantastica, quasi improbabile in una piazza che è un condensato di eventi storici.
Nei cinque giorni passati a Mosca torneremo più volte sulla piazza rossa , aggiungendo ogni volta qualcosa di più alla sua conoscenza.
Non ci siamo sottratti a nessuno dei rituali turistici che però hanno contribuito a farci sentire un po’ nostra questa città : abbiamo mangiato dentro ad uno dei tanti self-service dei grandi magazzini GUM, siamo entrati in tutte le chiese del Cremlino e ammirato tutte le iconostasi, che ora, nel ricordo, si confondono tra loro; abbiamo voluto visitare S:Basilio ‘dentro’, per vedere le corrispondenze con le cupole ‘fuori’, molti di noi hanno percorso il camminamento intorno alle mura, identificando le numerose torri, eppoi l’abbiamo vista di notte, per l’addio , scintillante di luci, in una inaspettata , tiepida. serata .
I giorni a Mosca sono stati un piacevole mix di cultura e divertimento, le proposte di visita sono state scelte con intelligenza, per darci un’immagine della città completa, viva e reale, scaturita dalla visita ai musei (eccezionale la visita a quello intitolato a Puskin, che espone il ‘tesoro di Priamo’) e dall’incontro con la vita cittadina (il passeggio sulla via Arbat, lo shopping al mercatino etnico) e con i costumi (il pranzo al ristorante con cucina tipica), con le sue architetture (le stazioni della metro), i suoi divertimenti (la gita in battello sulla Moscova, il famoso Circo di Mosca) .

Il soggiorno a Mosca comprende anche la visita ad alcuni centri del cosiddetto ‘anello d’oro’ del Volga.
Interessante la visita al monastero della Trinità di S.Sergio, il centro di culto ortodosso più importante della Russia, equivalente ad una nostra Assisi, e come quest’ultima piena di pellegrini in fila, per entrare nelle numerose chiese, tra i quali ci confondiamo anche in un improvvisato fast-food locale, in cui consumiamo un pranzo a base di dolci (poco) lievitati e the fumante che esce dal rubinetto di un enorme samovar.
Il luogo è bello, anche se, come a Lourdes, per esempio, tutta questa gente, con le sue esigenze di cibo, di acqua, di WC ne soffoca la spiritualità e comunque, per me, niente è stato emozionante come le atmosfere rarefatte, malinconiche, quasi fuori dal tempo di Vladimir, e specialmente di Suzdal,due delle città più antiche, immerse in un paesaggio naturale bellissimo, incredibilmente lontane dai modi e dagli standard di vita della capitale.
Avere una colazione al sacco ci permette di trascorrere tutto il tempo a passeggio per il piccolo Cremlino che racchiude tra i suoi tesori le Porte d’oro del XIII sec., e di arrivare, costeggiandoli fiume, fino a quelle più antiche, tutte di legno, splendidamente decorate.

16 Agosto
La partenza in direzione di Novgorod verso San Pietroburgo avviene sotto una pioggia battente, che solo dopo molte ore si attenua. Questa è la tappa più lunga, di circa cinquecento chilometri: la guida è sempre attenta, su una strada molto trafficata, piena di buche : per fortuna, c’è sempre il CB, che
ormai viene usato non solo per le indicazioni di carattere tecnico, ma anche per battute, spiritosaggini, sfottò, che testimoniano l’ottimo grado di affiatamento degli equipaggi. Non mancano le risposte delle pazientissime guide alle nostre curiosità per tutto ciò che vediamo lungo la strada.Arriviamo in serata, ci sistemiamo presso un hotel vicino al centro.

17 Agosto
L’indomani siamo pronti per la visita a Novgorod, città di antichissima tradizione, uno dei tanti patrimoni dell’Unesco visitati durante questo viaggio.
Al mattino (c’è anche un bel sole) visitiamo il museo all’aperto di Architettura popolare lignea, dove troviamo prodotti dell’ artigianato originali e di buon gusto.
Il fiume divide la città in due parti: indimenticabile, nella sosta sulla ‘Riva dei Mercanti’, l’immagine del fiume che lambisce una striscia di sabbia bianca ,e al di là le mura rosseggianti che racchiudono il cremlino. Dentro ci sono le chiese, c’è S.Sofia, le iconostasi, immerse nell’atmosfera di una placida città di provincia, lontana dal caos di turisti o pellegrini. Ed è così anche per il ristorante , dove molti di noi scelgono di andare, ricavato in un angolo della fortezza, con arredi d’epoca molto suggestivi , con una cucina russa estremamente raffinata, anche nella presentazione.

18-19-20-21-22 Agosto
Nel pomeriggio partiamo per San Pietroburgo, sono da qui poco più di cento chilometri, arriveremo in serata. Piero ci ha avvertito che dovremo attraversare tutta la città, lambire il centro storico nel traffico di mezza sera; preparo diligentemente il blocchetto su cui appuntare le sue indicazioni, come ci ha consigliato di fare. Ha un bel dire Piero che non dobbiamo distrarci a guardare, tanto avremo modo di vedere con comodo ogni cosa, in realtà non è possibile farlo: già siamo colmi di stupore mentre, concentratissimi nella guida, sfioriamo l’imponente architettura di S.Isacco , la colonna di Alessandro, il palazzo dell’Ermitage;
Gli appuntamenti dei cinque giorni passati in città, come già a Mosca, sono stati opportunamente scelti, a cominciare dalle visite meno usuali negli itinerari tradizionali, come quella alla fabbrica di birra “Baltica” o alla Manifattura Reale delle porcellane, passando per l’appuntamento con un concerto di musica classica, e con un balletto ( “Il lago dei cigni”), salendo in battello per un classico giro sui canali della Neva, per arrivare alla la visita della fortezza di SS. Pietro e Paolo, del Museo dell’Ermitage, della cattedrale di S. Isacco, di quella”Sul sangue versato” e della Madonna di Kazan , per non dimenticare Puskin, la residenza di campagna della famiglia reale, e il complesso di Petrodvorec, con le sue fontane e le straordinarie architetture di giardini. E non ci siamo fatti mancare dopo tutto questo, nemmeno lo ‘struscio’ sulla prospettiva Newskjj e la visita al caffè letterario frequentato da Puskin , e i ristorantini dei pranzi liberi, con le zuppe di barbabietola, e le crepes al caviale condite con la ‘smetana’, la caratteristica panna acida, sapido preludio della cena organizzata l’ultima sera dall’agenzia in un elegante ristorante, le cui portate sono state accompagnate da uno spettacolo di balletti e canzoni russe.

23 Agosto
Siamo presto arrivati a Narva, sul confine estone .La lunga attesa, sul piazzale della frontiera, ci dà modo di salutarci senza fretta,e siamo commossi nel farlo, specialmente nei confronti degli organizzatori che ci hanno saputo guidare con competenza e discrezione in un viaggio impegnativo, di cui, forse, solo ora che è trascorso, stiamo prendendo consapevolezza.
E mentre ci salutiamo, già ci informiamo per sapere cosa stanno preparando per l’anno prossimo……

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