LA
GRANDA CAPO NORD 1
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LUGLIO - Varberg,
la località prescelta per l’incontro dei partecipanti
al viaggio, si trova poco al di sotto di Goteborg, il che
significa che il nostro viaggio verso capo Nord ha inizio
quando si è percorsa già gran parte dell’Europa
centro-settentrionale: roba da far tremare le vene e i polsi,
quando si guarda la carta…ma siamo tutti pieni di entusiasmo,
non vediamo l’ora…
Il campeggio prescelto per il raduno è spazioso, pieno
di verde, come tutto intorno, del resto, in un paesaggio riposante,
dove la vegetazione arriva sul mare con i cespugli di rose
canine dai grandi fiori profumatissimi.
La piazzola ci sembra enorme per gli standard italiani, conterrebbe
almeno altri due camper: penso a qualche campeggio italiano,
stipato fino all’inverosimile, con le tende che si toccano,
i fili degli asciugamani che si intrecciano, gli strereo che
si sovrappongono. Invece gli svedesi, o per meglio dire gli
scandinavi tutti, inventori e amanti del plein-air, si muovono
con dei mezzi, preferibilmente roulottes, che sono a dir poco
gigantesche, con verande altrettanto fuori misura, arredate
con il gusto che è loro proprio, con autentici mobili
da giardino, servizi da bibita colorati, piante di fiori ovunque,
nel silenzio e nel rispetto della privacy altrui, perciò
è vitale lo spazio. È un preludio di quello
che vedremo durante il viaggio: gli enormi spazi a disposizione
di una popolazione. poco numerosa , che vive e agisce in modo
sommesso, riservato, e discreto, soprattutto se confrontato
con la “napoletanità” insita in ciascun
italiano, anche quello più nordico.
Aspettiamo l’arrivo di tutti i partecipanti e la riunione
del pomeriggio andando a zonzo; il sole è splendido
scopriamo il mare attraverso un viottolo di terra battuta,
tra siepi di rose canine, una piccola spiaggia, un moletto,
grandi scogli levigati dal vento e dall’acqua alternati
a zone paludose. Più lontano, verso il porto, è
pieno di barche a vela, che con il gran vento che c’è,
filano via ch’è un piacere sotto i nostri occhi.
Non è difficile riconoscersi, grazie anche all’abbigliamento:
i locali sono tutti in tenuta estiva, come è normale
al mare, noi italiani tutti coperti e freddolosi.
1
AGOSTO -
Si parte! Sveglia alle sette, tutti puntuali all’uscita
per la prima impegnativa tappa di 500 km che scorre via quasi
senza fatica, scandita da brevi pause-caffè durante
le quali si conosce il vicino di fila, tra un dolcetto e uno
scambio di battute. Così impariamo a conoscerci: Antonio,
per esempio, appena può, entra nel sottobosco a filo
di strada, e poi, esperto conoscitore di funghi com’è,
ritorna con le mani piene e dà il via ad un’amichevole
sfida al fungo più grosso, seguito da Mirella, che
diventerà nota per suo…volevo dire…per
la sua fortuna nel trovarne di grossi ovunque volga lo sguardo.
Eppoi, c’è la folta schiera dei fotografi, tutti
appassionati: Sergio, il fotografo ufficiale della spedizione,
Roberto il taciturno, Guido, l’appassionato di bird-watching.
Una che non compare mai durante le soste mattutine è
Valentina : per forza, dorme ancora, beata lei, l’unica
al di sotto dei vent’anni di tutto il gruppo; Delia
riempie bicchieri di mirtilli; Sandra è attratta dai
fiori, ce n’è una varietà infinita, alcuni
ne coglie per seccarli, in mezzo alle pagine di un libro,
con le bacche rosse forma un bouquet straordinario che Lucia
fa subito fotografare.
2
– 3 AGOSTO -
Fino ad Arvidsjaur le tre tappe di avvicinamento ci consentono
di addentrarci sempre di più nel cuore vero e proprio
della Svezia: la strada è un taglio piuttosto lineare
attraverso la taiga, tra le betulle dal tronco bianco e i
pini rossi, in un paesaggio che chi definisce monotono non
ha occhi per vedere: qui un fiume forma una cascata, più
in là crea un’ansa, e laghi e laghetti ovunque
( ne hanno recensiti più o meno 60.000 !!!) e il sottobosco
di muschi che formano un morbido spessore sotto le scarpe,
zeppo di mirtilli da cogliere a volontà.
Abbiamo già visto un cartello che segnala il pericolo
di attraversamento di animali, non cerbiatti, non cinghiali,
ma renne, quell’animale indissolubilmente legato nell’immaginario
degli abitanti del Sud Europa, all’immagine più
convenzionale e cartolinesca del Natale. Anche il nostro programma,
distribuito dall’agenzia, ci avvisa del probabile avvistamento
di renne: da viaggiatori smaliziati, non ci crediamo, pensiamo
ad una trovata pubblicitaria, figurati se le renne si fanno
vedere… Invece, all’improvviso, eccola lì,
sul fossetto sotto la strada, che pascola tranquilla e ci
guarda con i grandi occhi mansueti, ostentando un palco di
corna di tutto rispetto. E’un momento solenne per la
spedizione, il nastro dei camper rallenta per la foto di rito,
siamo soddisfatti, che fortuna, pensiamo! Poveretti noi! Non
sappiamo che le renne ci accompagneranno per tutto il viaggio
oltre il circolo polare, costringendoci a rallentare, a volte
a fermarci, a monitorarle nei loro movimenti improvvisi, dettati
dalla paura per i rumori. Guardarle da vicino ci piace, ci
dà un’emozione, ma è meglio che l’incontro
non sia troppo ravvicinato: ben lo sa Angelo, che dall’incontro-
scontro con una renna ha riportato danni ad un faro e al paraurti.
4
AGOSTO -
Questa ulteriore tappa di trasferimento ci porta in Finlandia:
attraversiamo la frontiera e facciamo subito gasolio, in euro,
e meno caro che in Svezia. In tarda mattinata eccoci arrivati
nel luogo della Finlandia di cui tutti abbiamo sentito parlare,
al villaggio di S. Klaus, cioè di Babbo Natale, edificato
proprio nel punto in cui passa il Circolo Polare Artico, il
mitico ‘napapijri’. Si tratta di un grosso centro
commerciale camuffato da paese dei balocchi, in cui i negozi
sono all’interno di casette di legno col tetto spiovente,
piene dei gadget più svariati tra i quali è
difficile orientarsi . E’ il trionfo dello shopping
a cui neanche il viaggiatore più navigato sa resistere.
Anche io cedo alla tentazione di una foto vicino ad un Babbo
Natale con renne di cartapesta, visto che una foto con uno
in carne ed ossa costa troppo e, ciononostante, c’è
una discreta fila.
Quando anche l’ultimo irriducibile compratore desiste,
ci avviamo al camping, in bella posizione sul fiume, con vista
sul ponte nel frattempo abbiamo cominciato a conoscere e ad
apprezzare i due ragazzi dell’agenzia “la Strada”
che ci fanno da guida. Anche se sembrano due ragazzini, l’Oscar
e la Barbara sono proprio in gamba: ci piacciono la loro disponibilità
e la carica di simpatia, intatta fino alla fine del viaggio.
5
AGOSTO -
L’Arkticum Museum ci conquista con la sua struttura
, una lunga galleria con una copertura a botte in vetro e
acciaio, che lascia vedere la volta celeste ed entrare la
particolare luce artica. L’ottima guida, che parla italiano,
ci introduce nel mondo dei Saami , quelli che nei libri di
scuola di quando eravamo piccoli si chiamavano Lapponi. Osserviamo
i loro costumi, così particolari per il tessuto e i
colori, gli utensili, gli splendidi coltelli dal manico d’osso
inciso di cui faremo incetta nei negozi di souvenir; ascoltiamo
perfino la loro musica mentre la guida ci illustra i simboli
dipinti su una pelle di tamburo. Nel pomeriggio ripartiamo,
puntando sempre più a Nord: chi può dimenticare
la sensazione di quando, quasi all’improvviso, scomparsi
gli alberi ad alto fusto, la taiga lascia il posto alla tundra:
siamo entrati nella Lapponia, un territorio di immense foreste,
grandi fiumi, vasti spazi popolati, che è diviso tra
le tre nazioni confinanti.
6
–7 AGOSTO -
Dalla Lapponia finlandese passiamo a quella norvegese, visitando
due centri – chiave (Kautokeino e Karasjok) per sapere
qualcosa di più su questa cultura così lontana
da noi, ma prima, una considerazione sui campeggi che fino
a qui sono stati tutti in posizione panoramica, bene attrezzati,
erbosi, di un verde smagliante. Quello di Kautokeino poi è
sulle rive di un laghetto, o forse un fiume, o forse due laghetti
comunicanti, non è chiaro, ma non importa: il posto
e magnifico, c’è una spiaggia di sabbia fine
dove due signori in costume ci offrono del vino australiano,
ci sono le preannunciate e temutissime zanzare, grosse e nere,
nugoli interi, ma… niente paura, molti di noi, specie
le signore, non si fanno sfuggire l’occasione di sfoggiare
cappellini provvidenzialmente acquistati nell’ultimo
negozio di souvenir ,corredati di una fitta retina che scende
fino alle spalle e protegge il viso dall’assalto degli
insetti. Ci divertiamo, specie noi donne, a indossare i diversi
esemplari: ecco Lucia con un modello ‘funerale-elegante’;
Lidia, invece, sembra una coltivatrice di riso tailandese,
e Domenico un pescatore caduto nella sua rete. Ed è
così abbigliati che ci dirigiamo verso la tenda lappone
per la riunione serale. Intanto riconosciamo la signora della
reception nella donna che indossa un poncho inconfondibilmente
Saami e che ci invita ad entrare in una tenda: al centro,
il fuoco che sale verso l’apertura in alto, intorno
panche coperte da pelli di renna dal pelo morbido e folto.
Lì trascorriamo la serata in compagnia, mentre la signora
ci serve del caffè bollente alla maniera Saami, che
non somiglia affatto a quella dell’ espresso italiano,
e che ci invita a correggere con del latte di …renna.
Se anche si tratta di un intrattenimento turistico di routine,
bisogna dire che non ha un aspetto patinato e preconfezionato,
come pare dai modi spicci e decisi della signora, dall’arredo
non proprio curato; la sensazione di autenticità è
accresciuta poi dalla presenza di un bel cane, e dall’arrivo
di due uomini, i suoi fratelli, di ritorno dalla caccia, che
ci offrono scaglie di carne di renna essiccata, che estraggono
con disinvoltura dalla tasca.. Luciano l’assaggia, dice
che non è male, ma non riesce a convincere Sandra,
che oppone una fiera resistenza. All’uscita, cessato
l’allarme zanzare, questa sera è la luce a catturarci:
sono le 23, il sole è appena tramontato in uno dei
laghetti, ma è ancora giorno, non c’è
verso di andare a letto, restiamo a lungo sulla riva con la
scusa di vedere cosa pesca Luigino, stavolta dormire ci sembra
tempo sprecato.
Il giorno seguente, a Karasjok, si ripete la situazione della
tenda. Questa volta è ovvio che ci troviamo in una
struttura che accoglie i turisti: la tenda è molto
grande, le panche meno sgangherate, le pelli più abbondanti;
una ragazza in costume che ci offre il solito pessimo caffè,
ma tutto ciò è in funzione della presenza di
un cantante che nella nostra cultura verrebbe definito folk.
L’uomo, di bella corporatura, valorizzata dai pantaloni
di morbida pelle e dalla casacca dalle tinte caratteristiche,
dall’ aspetto molto fiero, è uno dei ultimi depositari
della tradizione dei canti Saami, che ha appreso dai suo genitori.
Ecco, mentre siamo in cerchio, egli intona una nenia per molti
aspetti simile a quelle degli indiani d’america, un
canto in cui lo dice lui, non ha importanza il testo, o l’inizio
o la fine, ma il ritmo ripetitivo che vuole esprimere chissà
quali malinconie, quali solitudini di chi è abituato
a vivere negli spazi dell’estremo nord.
Nel teatro magico del Saami park assistiamo ad un documentario
e poi visitiamo il parlamento.
Alla Juhl’s Gallery facciamo la conoscenza con la signora
che insieme al marito ha scelto di vivere, sono parole sue
“dove finisce il mondo” e dove essi hanno realizzato
le loro aspirazioni artistiche prima costruendo una casa che
è una perla di architettura, e poi creando con l’argento
e con materiali più o meno preziosi, gioielli esclusivi,
molti dei quali riprendono la tradizione dei gioielli Saami.
Da qui è difficile uscire, non solo per la bellezza
degli ambienti e la raffinatezza degli oggetti presenti, ma
anche per il lungo racconto della signora sui motivi della
sua scelta di vita, sull’amore per la natura, la tundra,
gli animali.
7
AGOSTO -
Oggi tocchiamo un altro “punto estremo” del nostro
viaggio: la cittadina di Kirkenes, al confine con la Russia.
Molto interessante, fuori dagli itinerari turistici tradizionali,
la strada, in gran parte sterrata, ma non impossibile, che
abbiamo percorso lungo il fiume Jakobselv, che segna il confine
tra i due stati, con paletti gialli sulla sponda norvegese
e paletti rossi e verdi su quella russa. Arriviamo alla foce
del fiume, nel villaggio di Grense, tra scogliere erose dall’acqua
e dal vento. C’è un bel sole, qualcuno parla
di fare il bagno; Sergio scommette che no, nessuno avrà
il coraggio di buttarsi, invece, ecco Luigino con suo fisico
asciutto che lo smentisce, tra gli incitamenti di tutti, e
vince la scommessa.
8
AGOSTO -
Guardo la carta, come ogni mattina, e una piccola emozione
mi sfiora, nel realizzare dove ci troviamo, a Vadso, laddove
esiste ancora il pilone di ancoraggio di Amundsen e Nobile
che da qui partirono per l’esplorazione del Polo Nord.
Ho in mente le immagini del film “La tenda rossa”,
cerco di immaginare il posto d’inverno, mentre oggi
ci sono 31 gradi, un sole cocente, un’aria fresca, un
cielo pulito di un azzurro straordinario. L’orizzonte
assolutamente privo di alture, le case rosse appoggiate sul
verde, i tetti spioventi, i gabbiani che volteggiano ci fanno
sentire proprio arrivati a Nord. Si passeggia volentieri:
c’è un mercatino di russi, con le solite matrioske,
i chioschi di fiori, Luciano e Sandra cercano un ‘vinmonopolet’,
una rivendita autorizzata di alcolici, che non si trovano
nei supermercati, come da noi. Vorremmo assaggiare la vodka
finlandese, e curiosare tra gli alcolici, perché un
‘goccetto’, quando di sicuro non si guida più,
ci piace: un passante ci indica il luogo in un inglese fluente,
ricco di particolare; noi, attenti all’essenziale, destra
o sinistra, ci dirigiamo laddove crediamo di aver capito.
Il negozio è una miniera di belle bottiglie, esposte
in modo accattivante, ma i prezzi, a dir poco più che
elevati, ci fanno ripiegare su acquisti molto contenuti.
9
AGOSTO -
Per arrivare a Capo Nord costeggiamo il litorale, il fiordo,
su una strada panoramica, con un sole caldo, che potrebbe
far pensare ad un ambiente mediterraneo, se non fosse per
le renne che pascolano quasi in riva al mare, e che incontriamo
numerose lungo tutto il percorso verso Magheroia, costringendoci
a rallentare, alcune sono entrate perfino in galleria, e sono
impaurite… All’imboccatura del tunnel sottomarino
che ci porta all’isola c’è il sole; entriamo,
o per meglio dire, scendiamo in una galleria illuminata a
giorno, per poi risalire e uscire in un ambiente compl. diverso,
avvolto tutto dalla nebbia, o sono nuvole? Raggiungiamo Honningsvag,
capoluogo dell’isola, porto peschereccio, avvolto da
una coltre bianca, della consistenza della panna montata,
e da qui percorriamo i 35 km che ci separano dal promontorio
rocciose, di granito bruno scuro, che scende a picco, da 340
m, nel mar Glaciale Artico e che si chiama Capo Nord. La strada
sale, e per la nebbia, sembra sospesa nel vuoto, la meta non
si intravede neanche, la sensazione è quella di cui
parla la guida “la strada che corre nel nulla verso
il nulla”. Invece, arrivati al parcheggio, battuto dal
vento, c’è una schiarita di sole, sarebbe ora
di pranzo, ma che importanza ha? E se poi il tempo cambia?
Alla malora il pranzo! tutti imbacuccati scendiamo a fare
le foto, a godere del panorama che si offre orrido e affascinante,
di una mutevolezza continua a causa del vento che sposta le
nuvole. Nel pomeriggio tutto si copre, ma passiamo il tempo
ad esplorare il centro turistico di recente costruzione, fatto
apposta per noi; la cena , di sera, nell’ottimo ristorante
con vetrata sull’ipotetico sole di mezzanotte, è
tutta artica : oltre allo scontato salmone, al merluzzo variamente
cucinato, assaggiamo la carne di renna, che non suscita grandi
entusiasmi; migliori i dolci, tutti corredati da abbondanti
frutti di bosco, freschi o in salsa.
10
AGOSTO -
... era una notte buia e tempestosa… quella trascorsa
dai nostri eroi sulla spianata di Capo Nord: e chi ha potuto
dormire, con quelle raffiche di vento che sbatacchiavano i
camper da ogni parte, coi rovesci d’acqua che ci cadevano
addosso! Decidiamo di partire un po’ prima, dato il
tempo, e cominciamo la discesa: un po’ ci dispiace di
andare via, è come dire “tanta strada, e poi
già ce ne andiamo?” È come se volessimo
renderci conto meglio di dove siamo stati rimanendoci ancora
un po’, imprimendoci i particolari, ma il viaggio riprende;
Gianni, coadiuvato dalla saggia Lella, guida il gruppo con
piglio sicuro e rassicurante, prodigo di informazioni e consigli
a tutto il gruppo, che alterna a barzellette e storielle ogni
sera, durante la riunione..
La meta è Hammerfest, la città più settentrionale
d’Europa, quella che vive una lunga notte polare: mi
sa che oggi ne facciamo un assaggio, fa freddo come da noi
a dicembre, il cielo color grigio ferro proietta una luce
fredda e plumbea e sotto rovesci di pioggia gelida ci dirigiamo,
imperterriti, all’Antica Società dell’Orso
Polare, e alla cattedrale, con la sua splendida vetrata istoriata
.
11
–12-13- AGOSTO -
Arrivati ad Alta, ritroviamo il mare, in una baia al fondo
di un ampio fiordo protetta davanti da grosse isole.
Qui ci attende un altro soffice e verde campeggio lungofiume;
la bella giornata, piena di sole, ci fa godere uno splendido
tramonto, mentre l’aria diventa sempre più fredda
e ci invita a rientrare. Oggi abbiamo visto le incisione rupestri,
protette in un originale museo all’aperto, ben curato,
come di consueto a queste latitudini, corredato da un piccolo
museo, da un book-shop e dalla accogliente caffetteria. La
visita è di fatto una passeggiata attraverso rocce
incise più di seimila anni fa, da uomini che già
si erano adattati alle disagevoli condizioni climatiche. Da
qui fino a Tromso la strada segue il profilo della costa,
profondamente incisa dai fiordi: ad ogni curva ci si presenta
davanti un panorama diverso, siamo circondati dall’acqua,
sempre, al punto da non riuscire più a distinguere
se si tratta di un piccolo lago, di un enorme fiume, o del
mare stesso, che penetra all’interno, ma l’aspetto
più inconsueto è rappresentato dai numerosi
ghiacciai che ci circondano, e che scendono quasi fino al
mare.
Mentre arriviamo al campeggio nel tardo pomeriggio, sfioriamo
la città che intuiamo grande dal movimento delle macchine.
Ne avremo conferma l’indomani, quando il pullman ci
porta in centro, un’isola che si raggiunge comodamente
attraversando uno dei tanti arditi ponti cui stiamo facendo
l’abitudine.Visitiamo la fabbrica della birra Mark,
“la più buona del mondo”, ripete la giovane
guida locale, il museo Polaria, con acquario completo di dolcissime
foche baffute che si esibiscono per la gioia del pubblico,
e la cattedrale artica, del 1964, con la sua ardita architettura
che possiede la più grande vetrata d’Europa.
14
– 15 AGOSTO -
Ci trasferiamo alle isole Vesteralen, vicissime alle più
famose Lofoten, rispetto alle quali il territorio è
più fertile e i paesaggi più dolci. A Lodingen
sostiamo su una lingua di terra che si protende sul marre,
sotto al faro, davanti ad una spiaggia di acqua trasparente,
piena di ciottoli levigati. Attraverso un paesaggio di rilievi
boscosi e di fiordi scavati tra montagne inaccessibili, arriviamo
all’estremità dell’isola più grande,
ad Andenes, da dove partiremo per un “safari”
tutto speciale, in cui gli animali non si uccidono, per fortuna,
ma si osservano nel loro ambiente, il “valsafari”
cioè l’avvistamento di grossi cetacei, capodogli
per la precisione. Il tempo è bello, ci imbarchiamo
nel primo pomeriggio, pieni di baldanza, anche quelli più
timorosi per il mal di mare; del resto, se insieme al biglietto
la signorina ci consegna anche delle pastiglie antinausea,
qualcosa vorrà dire….Navighiamo per un’ora
e mezza circa, mentre il mare si fa sempre più mosso
e la linea dell’orizzonte va su e giù, ecco avvistiamo
il primo mammifero che affiora enorme dalle onde, e per tre
o quattro volte si immerge anche con guizzo elegante, lasciando
fuori solo la coda.
Fa freddo, le hostess ci assistono tutti premurosamente, distribuendo
coperte di lana, tra spruzzi d’acqua, in un viavai di
gente che perde l’equilibrio, con i sacchetti igienici
in mano; mentre Pio e Domenico non riescono a mollare i loro
sacchetti di carta, Mirella, Lucia e Maria fanno festa al
buffet che ci viene offerto, a base di minestra calda, panini
integrali, caffè e biscotti.Tutti però non vediamo
l’ora di scendere, siamo soddisfatti, visto anche che
lo scopo dell’escursione è stato raggiunto.
16
- 17 AGOSTO -
Oggi siamo a bordo di un più comodo pullman, banale
sì, ma più rassicurante, per il giro dell’isola
panoramico. Qui ci attende un altro particolarissimo museo,
quello dello stoccafisso; il proprietario, che conosce discretamente
l’italiano, ci intrattiene piacevolmente con le sue
simpatiche battute, mentre tutt’intorno nella struttura
di legno, penzolano pesci essiccati dalla bocca spalancata,
merluzzi reali che ostentano la protuberanza sulla testa,
tra casse di legno e attrezzi. Poi, il pranzo a buffet, secondo
un “artic menu” in cui il motivo conduttore è
il roseo salmone, presentato in ben nove modi diversi, affumicato,
in carpaccio, sformato… E’un pranzo che fa pendant
benissimo con la cena del baccalà a Svolvaer, in un
locale caratteristico, che include nel menù anche l’hot
dog di carne di balena, di fronte ad una vetrata da cui si
vedono le caratteristiche case su palafitte delle isole.
18
AGOSTO -
Ci imbarchiamo per tornare sulla terraferma, in due gruppi:
la traversata dura un paio d’ore, e ci permette di capire
come deve essere la navigazione lungo la costa sull’Hurtigrute,
il mitico battello dei fiordi, perché il traghetto
passa in mezzo a stretti bracci di mare, attracca in piccole
stazioni, tra grandi picchi montuosi che cadono in mare. Arriviamo
a Fauske attraverso un paesaggio se possibile ancora più
aspro, con alte levigatissime montagne da cui scendono cascate
impetuose: forse è la serata più fredda, in
un autentico campeggio di montagna.
19
– 20- 21 AGOSTO -
Ci dirigiamo verso l’ultima tappa, la città di
Trondheim: alcuni di noi lo notano con rammarico, perché
abbiamo viaggiato bene, in armonia, e ci dispiace che la compagnia
stia per sciogliersi. A Trondheim visitiamo la cattedrale
di Nidaros, passeggiamo per i quartieri storici: siamo in
una città, certo, una città dell’Europa
settentrionale, ma sono ormai lontani il grande Nord, la tundra,
gli spazi immensi in cui rari erano gli incontri con altri
veicoli, e il pericolo erano le renne in mezzo alla strada,
e questo suscita già un senso di nostalgia.
Per fortuna c’è l’allegria di un’ultima
cena insieme, in cui facciamo un’altra volta onore ad
un menu tipico di tutto rispetto tra le battute, gli sfottò
amichevoli, i ringraziamenti, e un po’ di commozione
da parte di tutti.