I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Verona, Giulietta e Romeo"

di Elisabetta Grazia

Questa è la storia di un amore incondizionato, di un amore che non ha bisogno di un lieto fine, una storia drammatica. Verona, Romeo e Giulietta – Giulietta Romeo, e Verona. Ciò che il drammaturgo inglese William Shakespeare 1 creò con il suo dramma è un amore così forte che gli uomini o la storia non potranno più separare. Questa città dell’Italia settentrionale vive tuttora con intensità la storia di questa celebre coppia di innamorati creati dalla letteratura. “Non esiste mondo fuor delle mura di Verona ma solo Purgatorio, torture, sofferenze, Inferno. Chi è bandito da qui è bandito dal mondo”. Anche se con questa citazione di Shakespeare Verona ha ricevuto in dono un’insuperabile gloria per pubblicizzare la città ai turisti è piuttosto vero che lui voleva far dire al suo Romeo che era Giulietta a rappresentare la vicenda in tutto il suo particolare, universale splendore. Pare che il grande drammaturgo inglese non abbia mai visitato l’Italia, in compenso tutti gli altri grandi scrittori e poeti hanno visto Verona con i loro occhi e sono d’accordo nel confermare quanto scrisse ancora : “Qui si trova idealmente il Paradiso in terra”. Questo Paradiso però venne trasferito sulla terra con una brutalità così infernale da poter sembrare quasi che la rivalità fra le famiglie dei Capuleti e Montecchi fosse la trama di una innocua favola per bambini. La realtà fu molto più atroce di qualsiasi tragedia e legata al nome della casata Della Scala. Lo stemma di questa dinastia, una scala in metallo inserita nel ferro battuto nel cancello delle Arche scaligere pare essere quasi un presagio alla scalata al potere predestinato a regnare con il terrore sui propri sudditi. Quasi tutti i membri di questa sanguinaria stirpe riposano oggi in una sorta di cimitero privato nel cuore dalla città, appunto nelle Arche. Qui giace Cangrande I° in un sarcofago riccamente decorato, e sopra ad esso troneggia sprezzante a cavallo. E se la ride. Un saluto sbertucciante ai suoi nemici oppure la pura espressione di un eccentrico stupore di trovarsi lì immobile; sulla questione i pareri degli storici sono divisi. Invece è unanime il giudizio solo sull’eccezionale qualità dei sontuosi monumenti funebri e sul loro valore simbolico. Perché come la maggior parte dei despoti italiani anche i cosiddetti “scaligeri” erano generosi mecenati ed in particolare con Dante Alighieri riuscirono a legare alla propria famiglia forse la più importante testimonianza della cultura del tempo. Il poeta (Dante) se ne sta pensoso in Piazza dei Signori o del Municipio attorniato dai grandi palazzi. Furono proprio i Della Scala che gli concessero asilo nel 1316, egli si sdebitò cantandone le lodi2. Si espresse invece criticamente sull’atmosfera sospettosa che regnava fra gli abitanti della città e citò anche le famiglie dei Capuleti e Montecchi ma di Romeo e Giulietta nessuna menzione. Dovettero trascorrere più di duecentocinquant’anni affinché la storia degli amanti apparisse qua e là nella letteratura prima che il drammaturgo inglese si occupasse della sfortunata coppietta. A centinaia di migliaia si incamminano ogni anno per rendere visita alla casa di Giulietta in via Capeto. I muri sono tappezzati di estemporanee dichiarazioni d’amore e spesso non c’è verso di farsi largo nella moltitudine. Per stare almeno una volta sopra o sotto il balcone di Giulietta. Per una doverosa precisazione, al tempo della fanciulla il balcone non esisteva, fu realizzato dai nuovi proprietari nel 1830. Romeo viene nominato di rado, la casa della sua famiglia poche vie più in là passa per lo più inosservata. Pare che i Montecchi fossero avversari degli scaligeri ed appartenevano comunque allo schieramento che alla fine riuscì a prevalere. Nell’anno 1356 Cangrande 2°, noto anche come “cane rabbioso”, si trincerò dietro le mura del suo “Castelvecchio”, cupa fortezza che aveva fatto erigere in soli due anni per proteggersi dai suoi stessi sudditi. Durante le sue visite in città verrà ucciso dal fratello che subentra violentemente nel potere e fa completare a “Castelvecchio” un ponte che scavalca l’Adige quale supplementare via di fuga. Ogni forma di tirannia porta con sé inevitabilmente i geni della sua distruzione, ha osservato un filosofo italiano. Infatti dopo diversi eventi storici incominciò l’inevitabile declino della famiglia Della Scala. Toccarono il fondo nel 1387 e non ci fu muraglione che potesse impedirlo. Verona rappresenta in maniera straordinaria il concetto di città fortificata attraverso i vari stadi della storia europea. Allo sviluppo di questa città blindata contribuirono soprattutto i veneziani. Alle porte della città grandi architetture militari si affiancano a edifici storici ed eleganti come il “Palazzo Maffei”. La loggia del consiglio, un vero capolavoro del rinascimento, con l’avvento al potere della “Serenissima” si instaura nel 15° secolo il più lungo periodo di pace e tranquillità. La loggia contribuisce a rasserenare il malinconico aspetto cupo romanico degli edifici scaligeri che vi si trovano. Ciò nonostante poco è cambiato nella città. Compressa tra palazzo e palazzo si estende dopo la piazza verso quella del mercato, meglio conosciuta come Piazza delle Erbe. Questo nel 12° e 13° secolo era il centro della “Repubblica di Verona”. Piazza delle Erbe è nel suo genere senza dubbio una delle piazze più belle d’Italia ed invita il visitatore a scoprirla quando sullo slargo si affaccia il Sole che illumina le bancarelle pronte e schierate in attesa delle massaie veronesi. Il pensiero corre al tempo in cui il suo nome “Piazza delle Erbe” aveva appieno il suo significato perché qui si vendevano esclusivamente ortaggi. Però nei giorni più fulgidi della Repubblica cittadina questo era anche il luogo di riunione del “Gran Consiglio”. Nell’inusuale forma allungata sotto il selciato di pietra si nascondono le tracce di un foro romano. In alcuni punti del tessuto cittadino è stato portato alla luce l’antico lastricato della via consolare. Verona merita un soggiorno, dalla grandiosa chiesa gotica di Sant’Anastasia, al Duomo,a San Zeno3, al fiume Adige che riflette i molti monumenti della città. Poi la famosa Arena, anfiteatro romano del 1°secolo d.C. dai 44 gradoni che contengono sino a 22.000 spettatori. Gli allestimenti scenici dell’Arena dove si rappresentano opere liriche nei mesi di luglio ed agosto sono noti in tutta Europa e non solo. Nel liston di piazza Bra si trovano i migliori ristoranti affollati da coloro che prima e dopo lo spettacolo, cenano o concludono in un’ atmosfera magica una serata unica al Mondo dove la musica travalica gli spalti dell’Arena per diffondersi nel cielo di questa città che giustamente è definita “INCANTATA”.

1 – Dramma stampato nel 1564. La vicenda è tratta da una narrazione in versi di Arthur Brooke (1562). La maestria di Shakespeare si rivela nell’adattamento al testo di Brooke per discostarsi poi da esso per creare dei personaggi poeticamente e drammaticamente universali.

2 – La “Divina Commedia” il poeta l’ha dedicata a Cangrande Della Scala per sdebitarsi nell’averlo accolto esule
3 – ricordato da Dante nella “Divina Commedia”.


Note tratte da:
Guide del T.C.I. – T.S.I. – Edizioni UTET.

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