Questa è la storia di un amore incondizionato, di un
amore che non ha bisogno di un lieto fine, una storia drammatica.
Verona, Romeo e Giulietta – Giulietta Romeo, e Verona.
Ciò che il drammaturgo inglese William Shakespeare 1
creò con il suo dramma è un amore così
forte che gli uomini o la storia non potranno più separare.
Questa città dell’Italia settentrionale vive tuttora
con intensità la storia di questa celebre coppia di innamorati
creati dalla letteratura. “Non esiste mondo fuor delle
mura di Verona ma solo Purgatorio, torture, sofferenze, Inferno.
Chi è bandito da qui è bandito dal mondo”.
Anche se con questa citazione di Shakespeare Verona ha ricevuto
in dono un’insuperabile gloria per pubblicizzare la città
ai turisti è piuttosto vero che lui voleva far dire al
suo Romeo che era Giulietta a rappresentare la vicenda in tutto
il suo particolare, universale splendore. Pare che il grande
drammaturgo inglese non abbia mai visitato l’Italia, in
compenso tutti gli altri grandi scrittori e poeti hanno visto
Verona con i loro occhi e sono d’accordo nel confermare
quanto scrisse ancora : “Qui si trova idealmente il Paradiso
in terra”. Questo Paradiso però venne trasferito
sulla terra con una brutalità così infernale da
poter sembrare quasi che la rivalità fra le famiglie
dei Capuleti e Montecchi fosse la trama di una innocua favola
per bambini. La realtà fu molto più atroce di
qualsiasi tragedia e legata al nome della casata Della Scala.
Lo stemma di questa dinastia, una scala in metallo inserita
nel ferro battuto nel cancello delle Arche scaligere pare essere
quasi un presagio alla scalata al potere predestinato a regnare
con il terrore sui propri sudditi. Quasi tutti i membri di questa
sanguinaria stirpe riposano oggi in una sorta di cimitero privato
nel cuore dalla città, appunto nelle Arche. Qui giace
Cangrande I° in un sarcofago riccamente decorato, e sopra
ad esso troneggia sprezzante a cavallo. E se la ride. Un saluto
sbertucciante ai suoi nemici oppure la pura espressione di un
eccentrico stupore di trovarsi lì immobile; sulla questione
i pareri degli storici sono divisi. Invece è unanime
il giudizio solo sull’eccezionale qualità dei sontuosi
monumenti funebri e sul loro valore simbolico. Perché
come la maggior parte dei despoti italiani anche i cosiddetti
“scaligeri” erano generosi mecenati ed in particolare
con Dante Alighieri riuscirono a legare alla propria famiglia
forse la più importante testimonianza della cultura del
tempo. Il poeta (Dante) se ne sta pensoso in Piazza dei Signori
o del Municipio attorniato dai grandi palazzi. Furono proprio
i Della Scala che gli concessero asilo nel 1316, egli si sdebitò
cantandone le lodi2. Si espresse invece criticamente sull’atmosfera
sospettosa che regnava fra gli abitanti della città e
citò anche le famiglie dei Capuleti e Montecchi ma di
Romeo e Giulietta nessuna menzione. Dovettero trascorrere più
di duecentocinquant’anni affinché la storia degli
amanti apparisse qua e là nella letteratura prima che
il drammaturgo inglese si occupasse della sfortunata coppietta.
A centinaia di migliaia si incamminano ogni anno per rendere
visita alla casa di Giulietta in via Capeto. I muri sono tappezzati
di estemporanee dichiarazioni d’amore e spesso non c’è
verso di farsi largo nella moltitudine. Per stare almeno una
volta sopra o sotto il balcone di Giulietta. Per una doverosa
precisazione, al tempo della fanciulla il balcone non esisteva,
fu realizzato dai nuovi proprietari nel 1830. Romeo viene nominato
di rado, la casa della sua famiglia poche vie più in
là passa per lo più inosservata. Pare che i Montecchi
fossero avversari degli scaligeri ed appartenevano comunque
allo schieramento che alla fine riuscì a prevalere. Nell’anno
1356 Cangrande 2°, noto anche come “cane rabbioso”,
si trincerò dietro le mura del suo “Castelvecchio”,
cupa fortezza che aveva fatto erigere in soli due anni per proteggersi
dai suoi stessi sudditi. Durante le sue visite in città
verrà ucciso dal fratello che subentra violentemente
nel potere e fa completare a “Castelvecchio” un
ponte che scavalca l’Adige quale supplementare via di
fuga. Ogni forma di tirannia porta con sé inevitabilmente
i geni della sua distruzione, ha osservato un filosofo italiano.
Infatti dopo diversi eventi storici incominciò l’inevitabile
declino della famiglia Della Scala. Toccarono il fondo nel 1387
e non ci fu muraglione che potesse impedirlo. Verona rappresenta
in maniera straordinaria il concetto di città fortificata
attraverso i vari stadi della storia europea. Allo sviluppo
di questa città blindata contribuirono soprattutto i
veneziani. Alle porte della città grandi architetture
militari si affiancano a edifici storici ed eleganti come il
“Palazzo Maffei”. La loggia del consiglio, un vero
capolavoro del rinascimento, con l’avvento al potere della
“Serenissima” si instaura nel 15° secolo il
più lungo periodo di pace e tranquillità. La loggia
contribuisce a rasserenare il malinconico aspetto cupo romanico
degli edifici scaligeri che vi si trovano. Ciò nonostante
poco è cambiato nella città. Compressa tra palazzo
e palazzo si estende dopo la piazza verso quella del mercato,
meglio conosciuta come Piazza delle Erbe. Questo nel 12°
e 13° secolo era il centro della “Repubblica di Verona”.
Piazza delle Erbe è nel suo genere senza dubbio una delle
piazze più belle d’Italia ed invita il visitatore
a scoprirla quando sullo slargo si affaccia il Sole che illumina
le bancarelle pronte e schierate in attesa delle massaie veronesi.
Il pensiero corre al tempo in cui il suo nome “Piazza
delle Erbe” aveva appieno il suo significato perché
qui si vendevano esclusivamente ortaggi. Però nei giorni
più fulgidi della Repubblica cittadina questo era anche
il luogo di riunione del “Gran Consiglio”. Nell’inusuale
forma allungata sotto il selciato di pietra si nascondono le
tracce di un foro romano. In alcuni punti del tessuto cittadino
è stato portato alla luce l’antico lastricato della
via consolare. Verona merita un soggiorno, dalla grandiosa chiesa
gotica di Sant’Anastasia, al Duomo,a San Zeno3, al fiume
Adige che riflette i molti monumenti della città. Poi
la famosa Arena, anfiteatro romano del 1°secolo d.C. dai
44 gradoni che contengono sino a 22.000 spettatori. Gli allestimenti
scenici dell’Arena dove si rappresentano opere liriche
nei mesi di luglio ed agosto sono noti in tutta Europa e non
solo. Nel liston di piazza Bra si trovano i migliori ristoranti
affollati da coloro che prima e dopo lo spettacolo, cenano o
concludono in un’ atmosfera magica una serata unica al
Mondo dove la musica travalica gli spalti dell’Arena per
diffondersi nel cielo di questa città che giustamente
è definita “INCANTATA”.
1 – Dramma stampato nel 1564. La vicenda è tratta da
una narrazione in versi di Arthur Brooke (1562). La maestria di
Shakespeare si rivela nell’adattamento al testo di Brooke
per discostarsi poi da esso per creare dei personaggi poeticamente
e drammaticamente universali.
2 – La “Divina Commedia” il poeta l’ha
dedicata a Cangrande Della Scala per sdebitarsi nell’averlo
accolto esule
3 – ricordato da Dante nella “Divina Commedia”.
Note tratte da:
Guide del T.C.I. – T.S.I. – Edizioni UTET.