Nel Trevigiano il panevin è una delle tradizioni più
antiche, che si svolge la sera dell’Epifania e da millenni
mantiene lo stesso rituale. Studiosi, infatti, fanno risalire
la nascita del panevin ai riti del culto del Sole, e ricollegano
il simbolo del fuoco alla sua funzione purificatrice e di espiazione.
Questo spettacolo era un tempo diffuso in tutto il Veneto, ma
con l’industrializzazione e l’urbanizzazione si
è ristretto all’area trevigiana.
Il tradizionale falò si presenta come il momento culminante
dell’annata agricola in quanto permette di formulare pronostici
sul raccolto successivo.
In base alla direzione del fumo e delle faville prodotte dal
falò, gli anziani prevedono le sorti del raccolto: se
il fumo va a nord o a est sarà scarso, se la direzione
è sud o ovest si prevede abbondanza.
Ad accompagnare questo momento venivano intonate filastrocche
e canti propiziatori o di scongiuro, diversi a seconda della
zona considerata.
Girotondi, danze ed altri gesti rituali venivano, inoltre, messi
in atto contro la grandine e le malattie degli animali.
In cima al falò troneggia la vecia, una vecchia fatta
di stracci e paglia che viene bruciata come simbolo di tutti
i malanni e la sfortuna dell’anno trascorso.
Spesso, in passato, alla vecia si attribuivano le fattezze o
il nome di qualche anziana signora del paese dal carattere difficile.
Storicamente, la figura della vecia è stata interpretata
come il simbolo della Serenissima che divorava le ricchezze
della terraferma e rendeva povere le campagne, ma alcuni vi
vedono anche un ricordo dei roghi delle streghe o dei sacrifici
umani.
Durante il panevin è tradizione condividere degli alimenti
tipici, in particolare vin brulè e pinsa. Questa è
un dolce povero che ogni casata prepara secondo le proprie abitudini,
ma che ha come ingredienti comuni pinoli, uva passa, fichi secchi,
semi di finocchio. Questo tipico dolce natalizio, così
come altre pietanze tradizionali, fa parte di un’ampia
rete di rituali fortemente legati agli usi locali.
Stupisce come, col passare del tempo, la forza di questo rito
non si sia affievolita. Probabilmente, l’importanza che
ha oggi questo falò va ritrovata nel bisogno di stare
in comunità, di condividere speranze, ansie e rinsaldare
lo spirito di gruppo.
I piccoli adattamenti che nel tempo ha subito il panevin non
intaccano, dunque, la sua capacità aggregante e socializzante
che gli permette di sopravvivere ai mutamenti storici e sociali
del Trevigiano.