I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Le Ville Venete e il Neoclassicismo"

di Elisabetta e Luigi Grazia

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 54 -- 6/99)

Questo articolo non è il reportage di un viaggio alle ville venete della Riviera del Brenta dove sono ubicate la maggior parte di esse, ma vuole essere supporto ed integrazione alle guide tascabili per gli eventuali visitatori.
Nella zona del Brenta esistono decine e decine di antiche ville, ma la quasi totalità sono ridotte a casolari di contadini o del tutto abbandonate da decenni e quindi di nessun interesse.Quelle lungo la Riviera del Brenta, segnalate dalle guide e dai cartelli turistici, circa una decina, rivestono un eccezionale interesse culturale e fra queste quelle costruite dal Palladio e da altri architetti dell’epoca, come Villa Pisani a Stra.
Questa fu edificata tra il 1736 ed il 1756 su disegno del Frigimelica. Ha un corpo centrale maestoso a due piani più vari annessi, un vasto parco con interessante labirinto, giochi d’acqua ed un ricco arredamento interno con volte affrescate anche dal Tiepolo; dopo la famiglia Pisani che la commissionò, fu di proprietà anche degli Asburgo ed oggi giustamente è monumento nazionale.
La Riviera del Brenta è molto bella, ombreggiata con comodi luoghi di sosta per i nostri camper, lungo i circa 40 chilometri da Stra a Venezia. Prima di parlare del Palladio e delle sue ville e comunque delle più conosciute che furono per la maggior parte edificate nello stile neoclassico, dovremo illustare a grandi linee cosa rappresenta nella storia dell’arte questo movimento artistico. Prima ancora di questo occorrerà puntualizzare cosa sia il classicismo greco, perché il neoclassicismo deriva da quello dell’antica Grecia la quale ha tramandato a tutta l’umanità un immenso patrimonio culturale, filosofico, letterario, politico, figurativo ed architettonico.Non dimentichiamo che la democrazia nacque nell’antica Grecia.Proprio l’antica Grecia ci ha tramandato testi letterari di immenso valore come le tragedie greche di alto contenuto morale.In essa non viene mai rappresentata la vicenda di un individuo contro un altri individui, ma sempre quella di un individuo contro il suo popolo. Gli artisti greci ebbero il culto e la ricerca della perfezione stilistica che non fu mai più eguagliata, né tanto meno superata. Dal Partenone di Atene, ben conosciuto da tutti noi, alle statue della Venere di Milo ( Milo è l’isola greca dalla quale la statua proviene), così come la statua della Vittoria Alata di Samotracia; tutte opere come i templi greci in Italia dei quali parleremo più avanti, sono la sintesi della perfezione estetica attraverso la purezza delle linee e la proporzione sobria ed elegante dei colonnati a sostegno dei grandiosi templi. I greci ebbero prima dei romani un vasti impero e le loro colonie, quelle dell’Italia Meridionale, in particolare, le chiamarono Magna Grecia ed i coloni furono detti Italioti, per distinguerli dagli Itali o Iapigi che precedentemente vi abitavano. Gli storici propendono che l’odierno nome Italia derivi da quello delle prime popolazioni.
Gli Italioti edificarono nell’Italia Meridionale città come Sibari Achea e templi come quelli di Paestum, Selinunte ed Agrigento che ancor oggi ammiriamo. Quando incominciò il declino dell’impero greco, i romani conquistarono la Magna Grecia ed anche la Grecia Continentale (Atene) copiandone i canoni estetici (non siamo ancora al neoclassicismo) costruendo in quello stile, seppur con tecniche diverse in quanto usavano il “caementum” (cemento), Roma stessa, Pompei, Ercolano e tutte le città dell’impero romano.
Poi il tempo, i terremoti, gli incendi e l’eruzione del Vesuvio cancellarono e ricoprirono il tutto e del classicismo greco non se ne parlò più.
Finalmente, cari amici camperisti, arriviamo al neoclassicismo delle ville venete e non solo.
Nel 1700 incominciarono gli scavi di Pompei ed Ercolano ed il tedesco J.J. Winckelmann (Stendal 1717, Trieste 1768), ben noto agli studiosi di storia dell’arte, fu il più attivo archeologo nel riportare alla luce le due città sepolte dalla lava di Ercolano e Pompei. Pubblicò in Germania un trattato critico intitolato i “Pensieri” ed una “Storia dell’Arte Antica”.
L’enunciazione dei principi estetici contenuti in queste due pubblicazioni e cioè “che solo l’imitazione delle opere greche era l’unica via per divenire grandi” furono adottati da tutti gli architetto ed artisti in genere per quasi due secoli che riprodussero in tutti i campi i canoni estetici del classicismo greco così come precedentemente fecero i romani. Canova con la celebre statua di Paolina Bonaparte, Juvara con la basilica di Superga (anche se certe guide la citano come architettura Sabauda non è altro che una manipolazione del neoclassicismo), Vanvitelli con la Reggia di Caserta, la Scala di Milano, il colonnato di Piazza San Pietro in Roma (anche se è ellittico il colonnato è greco dorico), ancora: la Casa Bianca a Washington, la Casa Rosada di Buenos Aires, i palazzi delle Borse di New York o di Milano e gli esempi potrebbero essere infiniti, ma vale la pena di ricordare la vettura della Rolls Royce che ha il radiatore che riproduce in scala il frontone del Partenone di Atene sormontato dalla copia della Vittoria Alata di Samotracia. Oggi la moderna critica considera il neoclassicismo un integralismo teorico, un concetto più che una scuola formale, la prevalenza del canone estetico sul sentimento, il calcolo sulla fantasia. Arriviamo alle Ville del Palladio, da Pallade, dea greca alla quale i greci stessi edificarono un bellissimo tempio. Andrea di Pietro detto appunto il Palladio nacque forse a Padova nel 1508 e morì a Vicenza nel 1580. Egli è giustamente famoso per le sue ville in quanto creò uno stile autonomo ed inconfondibile anche se si rifaceva, come tutti, al neoclassicismo. Fuse mirabilmente la purezza delle linee architettoniche in un contesto non accademico adattandolo alle esigenze della ricca società veneziana.
Adotto i principi costruttivi delle Serliane, trattati del bolognese Sebastiano Serlio che fu grande teorico della planimetria funzionale. L’esempio riportato da tutti i trattati di architettura é l’innovazione abitativa che il Palladio seppe creare; in altre parole mentre prima le ville erano isolate dalle case dei contadini egli costruì la maggior parte delle ville padronali incorporando ai lati le abitazioni dei contadini medesimi formando così un solo corpo anche se su piani abitativi ed estetici ben diversi ed evidenziati.
Questa innovazione permetteva al proprietario di controllare e seguire il lavoro dei contadini direttamente alla villa senza spostarsi nella campagna.Non solo, quando dava grandiosi ricevimenti per un numero elevato di ospiti non necessitava di immense cucine nell’abitazione principale, ma sfruttava quelle dei suoi contadini che erano, come abbiamo detto, a poche decine di metri e venivano utilizzati anche quali servitori. La parola villa deriva da villano o villico (contadino) che abitava nel villaggio e lavorava la terra.
L’aristocrazia andava a villeggiare ed in villeggiatura (cioè presso i villici e villani) e le belle case che si fecero costruire furono chiamate ville. La repubblica veneta Serenissima era una potenza marittima e commerciale e che occupava un vasto territorio che oltre a Veneto si estendeva all’Istria, alla Dalmazia ed al milanese con confine l’Adda. Al massimo del suo splendore la Serenissima in Venezia contava circa 40 fra teatri piccoli e grandi ed il popolino che era dedito ai commerci era più che benestante ed il carnevale veneziano di allora farebbe impallidire quello turistico odierno.La parola “Carnevale” deriva dal latino “carnasciale” scialare, dissipare, fare spreco).
Nelle idi (feste pubbliche presso i romani) gli imperatori donavano al popolo carne in abbondanza perché scialacquassero, da qui la parola carnevale che i veneziani, in dialetto, chiamano “Carnovale”. Non solo, l’aristocrazia veneziana, banchieri e ricchi commercianti avevano al loro servizio dei giovani mori, provenienti dall’Africa e Medio oriente che in dialetto chiamavano “sciavi” (schiavi). Non erano schiavi, ma semplicemente dei servitori di colore ed il padrone di casa si rivolgeva al servitore chiamandolo sempre ed unicamente “sciavo” che in dialetto veneto veni a pronunciato “S”, poi “cia” come ciambella e poi di seguito “vo” e non “scia” di sciare. Fra poche righe vedremo come l’esatta pronuncia di “sciavo” sia moltoimportante.
La Repubblica Serenissima perse nel 1797 la sua indipendenza quando Napoleone la cedette all’Austria ed anche a seguito di un lento declino iniziato due secoli prima, sia per l’apertura di nuove rotte marittime (scoperta dell’America) che della sorgente potenza turca, i ricchi veneziani non ebbero più schiavi al loro servizio.
Il popolino veneziano incominciò a scimiottare se stesso ed i ricchi (che non erano più tali) chiamandosi l’un l’altro “sciavo”.Da questa abitudine nacque dapprima “sciao” per poi trasformarsi definitivamente in “ciao”, termine che oggi usiamo comunemente per salutarci.
Infine la Repubblica veneta faceva obbligo che in tutte le città e villaggi che gli appartenevano venisse murato nell’edificio principale il simbolo della Serenissima rappresentato dal leone di San Marco. Orbene, i comuni che erano favorevoli alla Serenissima muravano il leone con il muso rivolto idealmente verso Venezia, i contrari alla dominazione dalla parte opposta.
Cari amici, pur in termini telegrafici abbiamo riassunto 2600 anni di storia dell’arte relativa al classicismo greco, poi romano ed infine al neoclassicismo degli ultimi secoli notando come ogni architetto l’abbia adattato ai tempi ed alle funzioni precipue dei committenti tanto che l’edificio ispirato al neoclassicismo è difficile riconoscerlo subito.
Abbiamo esaminato anche qual era la società veneziana per la quale furono edificate le famose ville che sono poi il vero scopo di questo articolo con la speranza di non avervi troppo annoiato


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