I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Gubbio, borghi in festa"

di Loredana Castelfranchi-Vegas

Meta giustamente famosa per contenuto storico-artistico tanto che il flusso turistico è presente tutto l'anno. Noi camperisti abbiamo a disposizione un'area gratuita, illuminata nelle ore notturne, facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni dei cartelli. La percezione che avremo visitando Gubbio è di essere nata e cresciuta di pietra, modellata, squadrata,conciata, composta e ricomposta per edificare la città pensile arrampicata sul monte Igino.Numerosi palazzi, chiese, pievi, conventi costituiscono il tessuto urbano della cittadina come i due "palazzi pubblici", quello del popolo chiamato per consuetudine palazzo dei consoli, l'altro palazzo pretorio, sede del "bargello" (questore). I due palazzi del 13° secolo si ergono maestosi e solenni. La pietra calcarea è adattata con tale maestria che la sconnessura dei blocchi sfugge allo sguardo più acuto. Le pareti si alzano come piani perfettamente levigati. La facciata principale del palazzo dei consoli rivolta ad oriente guarda sulla piazza pensile, la "piazza grande". La scalinata scende verso l'esterno espandendosi a "ventaglio" come un'immensa coda di pavone in una sorta di spazio metafisico che unisce i due palazzi. Alcuni personaggi di Gubbio sono famosi. Qui il poverello d'Assisi, San Francesco ammansì il lupo feroce. Qui nacque Oderisi da Gubbio, ricordato da Dante. " Non se' tu Oderisi, l'onor d'Agobbio e l'onor di quell'arte ch' alluminar chiamata è in Parisi?". Così venne definito il mitico patriarca della miniatura italiana. Qui nacque nel 1085 Sant'Ubaldo, oggi patrono della città. Qui si inserisce la tradizione popolare. La vita religiosa non è solo contemplativa. Frequentare la chiesa, osservare le regole cattoliche è un modo di "stare insieme", partecipare attivamente attraverso i gesti rituali la drammatizzazione degli eventi della vita religiosa. La sera del giovedì santo due corali visitano le chiese cittadine cantando i miserere e laudi popolari. L'esecuzione dell'antico canto di notevole valore artistico sin qui miracolosamente sopravvissuto sono la ricchezza odierna della vita cittadina. Ogni corale vuole emulare e superare in bravura l'altra. Da questa contrapposizione nasce la grande partecipazione all'evento della sera del venerdì santo. Dalla chiesa di Santa Croce alla Foce esce il Cristo morto. La pregevole scultura in legno opera dell'artigianato eugubino del'600 è deposta dalla croce e portata in processione. La prima sosta è sul "pietrone". La sacra rappresentazione è mescolata di misteriosa ritualità. Il suono cupo delle "battistrangole", strumenti usati quando le campane sono legate, ritmano il lento snodarsi del corteo nelle antiche viuzze medievali. La cerimonia è organizzata dalla confraternita dei disciplinati o sacconi dalla caratteristica veste indossata. I confrati con il saio ed il cappuccio calato sul volto portano in processione al lume delle torce gli oggetti e gli strumenti del dramma della passione. A Gubbio i gesti della cerimonia rivivono ogni anno con spontanea partecipazione di sempre. A mezzogiorno Il "popolo" si riversa in piazza grande per rivivere la cerimonia del 15 maggio. Il giorno più atteso, il giorno più grande, il giorno di tutti. Dal palazzo dei consoli , simbolo della città, escono i tre ceri per essere montati sulle portantine. La festa è iniziata all'alba. I due capitani ed i tre capodieci sono stati svegliati al suono delle trombe. Tutti gli eugubini sono qui, indossano i colori del proprio Santo, il giallo di Sant'Ubaldo, l'azzurro di San Giorgio ed il nero di Sant'Antonio. Oggi non esistono spettatori, ciascuno si sente profondamente partecipe dell'evento. L'antica orgogliosa identità fa sentire il forte attaccamento alla tradizione, un fatto esclusivo, intimo. L'ospitale popolo eugubino oggi vuole vivere la sua festa. La città intera si solleva, si infiamma. La festa dei ceri, la cui origine è incerta si dispiega con la metodica ritualità e ripetizione dei gesti. Ora i tre ceri sono in posizione verticale e vengono mostrati alla città. Le antiche corporazioni fecero proprie la festa. I ceri , grandi macchine di legno dal peso di 400 chili rappresentano le diverse categorie dei lavoratori attraverso i loro Santi. Il primo Sant'Ubaldo protettore dei muratori, il secondo San Giorgio dei commercianti ed artigiani, il terzo Sant'Antonio dei contadini e studenti.La cerimonia della mattina è conclusa. I tre ceri dopo essere stati mostrati alla città sono posati in via Savelli della Porta. I "ceraioli" hanno raggiunto le sale inferiori del palazzo dei consoli per partecipare al tradizionale banchetto. Il clamore si è placato, le vecchie stradine ritornano silenziose in attesa del momento più esaltante. Ora i ceri hanno appena ricevuto la benedizione del Vescovo impartita con la reliquia di Sant'Ubaldo, la festa riparte ed il passo dei "ceraioli" che portano a spalla le macchine è già travolgente. Lungo il percorso attendono le mute dei ceraioli che ogni settanta metri danno il cambio. I tre ceri percorrono la città e non possono mai fermarsi. Il distacco che cresce o si annulla dal cero precedente è il precario criterio di valutazione di una possibile vittoria, ma oggi a Gubbio a vincere è la festa. Due soste hanno preceduto il ritorno con arrivo in piazza grande. Qui intorno al gonfalone cittadino i ceri compiono tre giri sulla piazza. Poi i ceraioli si dirigono verso il monte infilando il "buchetto" e costeggiando le vecchie mura per raggiungere porta Sant'Ubaldo ed affrontare la faticosa ascesa al limite delle forze sino alla Basilica sulla cima del monte. Qui si spegnerà l'ultimo eco della festa. Nella quiete della chiesa dove riposa Sant'Ubaldo i tre ceri sosteranno sino alla prossima primavera per un intero anno, appartati, protetti dal clamore e dalla passione del popolo eugubino. Nel silenzio della Basilica riposa, straordinariamente incorrotto, Sant'Ubaldo che dall'alto del monte Ingino domina e vigila ancora sulla sorte del suo amato popolo.

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