| di Luigi e Elisabetta
Grazia
Nome:CASTELLO
Nascita:1140-A:TIROLO
Professione:RESIDENZA COMITALE
In questo articolo intratteniamo i lettori alla scoperta di Tirolo,
un piccolo paese dell’Alto Adige. Questa terra meravigliosa
dalle mille sfaccettature, ricca di storia, di tradizioni, di luoghi
eccezionali di cui le Dolomiti sono una delle particolarità,
tuttavia anche Tirolo riserva delle sorprese. Prima di addentrarci
nell’argomento il cui titolo ci dice quale è il tema
dominante dobbiamo chiarire come sia nato il nome della regione,
cioè “Alto Adige”. E’ necessario tornare
al secolo scorso, precisamente al 1906 quando questo termine venne
introdotto nell’uso comune da Ettore Tolomei, studioso, scrittore,
saggista poi senatore, per designare la parte settentrionale del
bacino del fiume Adige.
Egli rivendicò con forza la cultura italiana della regione
tanto che terminata la guerra contro l’Austria-Ungheria il
governo fascista nel 1922 lo incaricò di italianizzare i
toponimi dei luoghi ed i cognomi delle famiglie.
Il Tolomei si limitò a tradurre per assonanza i nomi tedeschi
in italiano oppure traducendoli in maniera impropria (esempio Sankt
Ulrich diverrà Ortisei). In questo contesto di italianizzazione
si dimenticò che il nome Alto Adige proveniva dall’antica
denominazione francese “Département Alto Adige”
quando le truppe napoleoniche invasero il Tirolo sino a Merano nel
1796-7. Dopo la rivolta di Andreas Hofer contro i francesi invasori,
Napoleone nel 1810 restituì al Regno d’Italia una parte
del Tirolo. Nel 1815 l’Austria lo rioccupò e riunì
in un solo Land austriaco il territorio. In sostanza Napoleone seguì
la consuetudine transalpina dove ancora oggi i dipartimenti francesi
prendono il nome geografico, esempio Dipartimento della Senna (capoluogo
Parigi) o Dipartimento delle Alpi Marittime (Capoluogo Nizza). Pertanto
concludiamo l’argomento ribadendo che il Tolomei adottò
la vecchia denominazione “francese” dimenticandosi di
italianizzarla così come lasciò il nome delle Dolomiti
che derivano da Monsieur Dolomitié il quale studiò
quelle rocce particolari. Naturalmente per effetto degli accordi
del 1948 “De Gasperi-Gruber” i nomi tedeschi ripresero
gli antichi toponimi accanto a quelli italiani e la regione a statuto
speciale per gli austriaci ancora oggi si chiama Sud Tirol. Finalmente
nel 1919 a guerra terminata veniva sancita la definitiva appartenenza
all’Italia con il nome di Trentino-Alto Adige.
Finalmente dopo questo preambolo, un poco lungo ma necessario,affrontiamo
il tema della visita al Castello di Tirolo. Anche Dante lo ricorda
nel XX canto dell’Inferno, “Suso in Italia bella giace
un laco, a pié de l’Alpe che serra Lamagna sovra Tiralli,
c’ha nome Benaco”. (Lamagna sta per Germania, Tiralli
per Tirolo e Benaco per il Garda). Il Castello ha la particolarità
unica di avere dato il nome a quel vasto territorio che comprende
il Tirolo austriaco di cui l’Italia faceva parte integrante.
Arrivati al paese lasceremo i nostri mezzi nell’area attrezzata
mista per bus e camper. La sosta può essere di 24 ore dalle
10 del mattino sino alle 10 del giorno successivo, oppure se non
si sceglie la notturna si opta per la normale tariffa oraria. Attraversato
l’abitato seguendo le indicazioni arriveremo al “punto
panoramico o belvedere” dove a circa 200 metri il Castello
si presenta oltre il vallone in tutto il suo splendore.
Non mancheremo di notare come consti di due ali distinte e separate
da un camminamento di ronda (vedi disegno). Sulla destra si erge
il tipico maniero trecentesco mentre sulla sinistra troviamo la
parte più moderna, si fa’ per dire, della costruzione
quattro-cinquecentesca, dove i dettami “moderni” per
l’epoca conferivano alle corti principesche migliori condizioni
di vita e di “lusso”. Questa distinzione così
evidente delle due costruzioni è una rarità. Gli interni
di molti manieri con il trascorrere dei secoli, furono dotati di
appartamenti pur rimanendo sempre inglobati nella costruzione principale;
vedasi ad esempio il Castello Sforzesco di Milano.
Nel Castello di Tirolo possiamo visitare numerose sale e saloni
fra cui quello degli “Imperatori”, arredati con mobilio
originale ed inoltre centinaia di oggetti di uso comune delle antiche
popolazioni che ci fanno comprendere in maniera didascalica come
si svolgeva la vita nella zona. Percorrendo la parte esterna del
maniero è possibile affacciarsi su alcuni punti panoramici
dove si spazia sulle Valli Venosta e Passiria, sulla Conca Meranese
dalle imponenti montagne e più lontano sui ghiacciai. Merano
la vediamo ai nostri “piedi” il cui effetto è
veramente stupendo.
Non ci soffermeremo oltre su questa costruzione che più che
descriverla è necessario visitarla. Ora ci occuperemo di
coloro che l’abitarono. Non vogliamo assolutamente tediare
i nostri lettori che forse, sino a qui, ci hanno seguito con la
storia della dinastia tirolese. Saremo brevi. Ma un minimo di informazioni
sono necessarie. Il Castello viene definito comitale in quanto il
“comites” (carica particolare) del nobile organizzava
i viaggi o semplicemente le visite nelle sue terre. Nel 1141 appare
il primo documento con il nome di Conte Alberto 2°.
Nel 1182 Mainardo 2° diventa il futuro conte del paese di Tirolo.
Vi risparmieremo tutte le vicissitudini di questa famiglia ma vogliamo
sottolineare i soprannomi di alcuni personaggi: Margherita del Tirolo
detta “Boccalarga”, Federico IV° detto “dalle
tasche vuote”, Sigismondo detto il “ricco” (era
proprietario della zecca) e così via. Nel 1379 il Tirolo
passa a Leopoldo III° Duca d’Austria della famiglia degli
Absburgo e non “Asburgo” che è errato. La dinastia
di origine alsaziana, quindi francese, nel 1020 si trasferì
nel castello di Habichsburg a circa 20 chilometri da Zurigo (da
qui il nome e la nazionalità svizzera). In seguito la famiglia
si trasferì in Austria. Nel 1816 la città di Merano
acquistò il Castello. Per coloro che sceglieranno una sosta
non breve le occasioni non mancano a Tirolo.
Ad esempio con la funivia si raggiunge le “Cime di Muta”
a 1440 metri di altitudine dove un meraviglioso panorama apparirà
davanti a noi. Ancora il Castel Fontana con il museo delle tradizioni
agricole della valle, la Chiesetta di San Ruperto del 1332, la Parrocchiale
la Passeggiata Falkner, la Chiesa di San Pietro ed altri siti. L’Alto
Adige come sappiamo dopo la prima guerra mondiale è stato
inglobato nel Regno d’Italia e l’ordinamento giuridico
italiano dovette integrare e fare proprie le particolari norme ed
usi che erano e lo sono tuttora nel costume dei cittadini che è
bene ricordarlo, sono per la stragrande maggioranza, di nazionalità
austriaca. Una di queste è chiamata del maso chiuso, cioè
il fabbricato agricolo, la casa di abitazione ed i terreni pertinenti,
sono trasmessi per eredità esclusivamente al discendente
più anziano maschio e non ad altri.
Questi ha l’obbligo di rifondere in denaro la parte spettante
ai fratelli se lasciano il maso oppure se questi ultimi vogliono
continuare il lavoro presso la fattoria che fu dei genitori avranno
diritto ad un salario.
La finalità di questa norma ha lo scopo di evitare il frazionamento
del podere dei terreni montani permettendo in tal modo, a chi rimane,
il sostentamento assicurato. In tutti i municipi della regione noteremo
che i servizi forniti ai cittadini sono svolti dal Burgraviato (parola
tedesca derivante da BURG (castello) e da GRAF (conte) che in pratica
svolge la stessa funzione delle nostre municipalità ma con
norme leggermente diverse dal contesto nazionale italiano.
Il Burgravio era l’antico titolo feudale tedesco designante
il governatore militare di un castello il quale doveva vigilare
sulla sicurezza dei cittadini, sorvegliare le costruzioni, le corporazioni
ed amministrare la giustizia. Sono poche notizie che forse ci permetteranno
di conoscere meglio la popolazione ed arricchire le nostre nozioni.
Non ci rimane che augurare “BUON VIAGGIO”.
Note tratte da:
Guida del T.C.I.
Consultazioni di pubblicazioni della U.T.E.T.
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