I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Maremma Toscana"
Lo Stato dei Regi Presidi di Spagna

di Elisabetta e Luigi Grazia

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 53 5/99)

Un fine settimana è sufficiente per visitare una parte della Maremma Toscana, l’Argentario e l’Isola del Giglio.
Arrivando da Grosseto, ci fermiamo a Capalbio, piccolo paese sormontato da una rocca medievale, cinto da mura ed immerso nel verde delle colline maremmane che degradano dolcemente verso il mare.
Libero comune nell’11° secolo, in seguito dominato dagli Aldobrandeschi ed Orsini, nel 1416 entrò a far parte della Repubblica Senese.
Nella cinta muraria del 1400 si aprono numerose porte di legno consunte dal tempo con chiavistelli e cardini di ferro battuto. Nel piccolo Oratorio della Provvidenza, ammiriamo un affresco attribuito al Pinturicchio, con la figura di destra che offre un melograno (simbolo di fertilità) alla Madonna.
Nello stemma di Capalbio è raffigurata una testa bianca e sotto troviamo una scritta tradotta da G. D’Annunzio che dice." Son Capalbio felice, difesa dal leone".
Il mattino seguente partiamo per il Lago di Burano, riserva del W.W.F., nelle cui acque sono visibili cormorani, aironi, anatre.
Nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Ansedonia: oggi cittadina moderna, era un borgo medievale del quale conserva ancora il nome.
Prima ancora fu un insediamento dell’Etruria Marittima nel territorio dei Vulci, ora rimangono solo alcune opere idrauliche dette "Bacino della Regina" e sul mare l’interessante Tagliata Etrusca, come viene definita nel dialetto maremmano la rettifica della costa. Di una vera e propria rettifica si tratta, ottenuta con mura alte anche 10 metri, canalizzazioni allo scoperto e sotterranee per favorire il flusso ed il deflusso delle maree, per impedire l’insabbiamento dell’antico porto ed agevolare lo scolo verso il mare delle acque del Lago di Burano.
Gli storici non sanno ancora a chi attribuire la costruzione della "tagliata", se agli etruschi oppure ai romani. L’insediamento etrusco divenne in seguito colonia romana con il nome di Cosa nel 273 a.C., fu alleata di Roma nelle Guerre Puniche e poi abbandonata dai suoi abitanti: oggi rimane solo un tratto della Via Sacra che dalla collina scende verso l’antico porto.
Con il nome di Etruria veniva chiamata la settima delle undici regioni, oltre al distretto di Roma, con le quali Augusto aveva suddiviso l’Italia Romana.
Lasciata Ansedonia, raggiungiamo Orbetello: le mura, la laguna ed il vecchio mulino a vento spagnolo sono lo scenario di questa cittadina lacustre.
Orbetello è raggiungibile attraverso una sottile striscia di terra, a destra e sinistra della laguna, in fondo, quale barriera naturale, il Monte Argentario, dalle argentee rocce che degradano nel mare azzurro.
Orbetello fu fondata dagli Etruschi, nel 7° secolo a.C., etrusche erano le mura poligonali che cingevano il borgo, oggi sono visibili solo quelle ampliate dagli spagnoli. Nel Basso Medioevo fu possesso dei bizantini e dei Longobardi, quindi signoria degli Aldobrandeschi e degli Orsini.
Nel 1400 l’Argentario, Capalbio e Talamone facevano parte della Repubblica Senese che fu l’ultimo stato indipendente del Medioevo Italiano.
Firenze era la nemica secolare di Siena e per questo motivo il Granducato di Toscana si alleò con gli spagnoli e nel 1554 Siena venne definitivamente sconfitta.
Con il trattato del 1557 fu siglata la cessione della Repubblica Senese al Granducato di Toscana, mentre Orbetello, Talamone, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Capalbio, il Monte Argentario ed il castello – fortezza di Porto Longone nell’Elba diventarono lo Stato dei Regi Presidi di Spagna, un vero e proprio anello di congiunzione con i possedimenti spagnoli nel napoletano e nell’Italia settentrionale.
Il governo spagnolo iniziò grandiose fortificazioni sul monte Argentario, ancor oggi perfettamente visibili e visitabili.
Una guarnigione di circa 20.000 soldati, enormi quantità di esplosivi, munizioni, cannoni e la Fortezza Guzman di Orbetello fecero sì che lo Stato dei Presidi esercitasse un duro dominio sulle popolazioni toscane.
La corruzione, il malcostume, angherie e privilegi di sorta e la dilagante prostituzione sconvolsero le già povere popolazioni.
Entriamo nella vecchia Orbetello dalla Porta Medina, visitiamo il Duomo dal portale gotico, sopra il quale vi sono un bel rosone traforato ed un’edicola con immagine sacra. Nella fascia, sotto il Leone Stiloforo, curiose testine incassate ci guardano con occhi smaltati.
Interessante è il Frontone di Talamone, colà rinvenuto ed oggi conservato nel Museo Civico di Orbetello. Su una struttura metallica apposita sono stati ricomposti i frammenti delle figure nella successione logica del racconto storico di Edipo, celeberrima tragedia greca.
La tappa successiva è quella di Porto Ercole, dove gli spagnoli costruirono le fortificazioni più poderose come il Forte Filippo. Il forte domina da un’altura il mare di ponente ed ha di fronte il Forte Stella, così chiamato per le sei punte dei bastioni.
Sostiamo a Porto Santo Stefano, località ove si svolge a ferragosto un corteo di figuranti in costumi spagnoli. Assistiamo al Palio Marinaro dei quattro rioni di porto che su Gozzi a remi spinti da robusti giovanotti cercano di fuggire dall’inseguimento di un’imbarcazione saracena che li vuole catturare, vincerà il gozzo che per prima riuscirà a toccare terra.
La rievocazione si riferisce alle incursioni dei saraceni che depredavano i borghi marinari e rapivano le giovani donne.
Il mattino successivo prendiamo il traghetto per raggiungere l’incantevole Isola del Giglio.
Sbarchiamo nel minuscolo porto con a ridosso il borgo dalle strette ed antiche viuzze con archi e la torre sul fondo della piccola passeggiata lungo il bordo del mare e le casette colorate.
Vi è una vera moltitudine di turisti incantata come noi dalla bellezza dei luoghi.
Ripartiamo nel tardo pomeriggio alla volta di Talamone: prima insediamento romano, poi cittadella fortificata dei senesi che volevano farne il loro porto mercantile e militare per gareggiare con Genova e Venezia.
Per i senesi la questione era importante tanto che anche Dante Alighieri nel canto XIII del Purgatorio della Divina Commedia dice:
" tu li vedrai tra quella gente vana
che spera in Talamone, e perderagli
più speranza ch’à trovar la Diana".
Virgilio che accompagna Dante gli dice: "Tu (Dante) vedrai i senesi tra la gente che spera invano di trovare in Talamone un porto valido così come la vana speranza di trovare un fiume sotterraneo ricco d’acqua per dissetare le genti di Talamone, fiume che chiamarono Diana ancor prima di averlo scoperto".
Talamone entrò a far parte delle Stato dei Presidi nel 1556, il 7/5/1860 Garibaldi vi sostava con le navi della spedizione poi detta "dei Mille" per rifornirsi di carbone ed armi presso i comandi delle piazzeforti. Per concludere il nostro viaggio, prima di tornare a Saronno, vorremmo aggiungere solamente che ancor oggi non si conosce quasi nulla degli etruschi e quel poco che si sa è incerto.
L’unica cosa certa è che gli etruschi avevano fondato insediamenti in tutta l’Italia.
Se nella Maremma tosco – laziale è concentrato un numero elevato di stanziamenti, questo è dovuto alla circostanza che in quei territori, oggi come allora, vi sono numerosi giacimenti ferrosi quasi in superficie.
Lo Stato dei Regi Presidi di Spagna, dopo diverse vicissitudini, terminò la funzione per la quale era nato, passò di mano dal Reame di Napoli ai Francesi per essere finalmente inglobato nel nascente Stato Unitario Italiano.

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