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di Remo Spertino.
Il Tratto da Lucca a Roma
IL CAMMINO E L’OSPITALITA’
Non so se riuscirò a tener fede all’intestazione,
ma desidero mettere per scritto questa mia ultima esperienza per
rendere merito a quanti si adoperano per i viandanti.
In un momento di crisi spirituale, ho abbandonato tutto ed ho cercato
di ritrovare un equilibrio ora tentennante, sulle strade della Francigena,
l’antica Via che, partendo da Canterbury, raggiunge la Città
Eterna.
Vorrei descrivere questo argomento così come l’ho vissuto:
un tratto della Via da sempre usata per raggiungere o lasciare Roma,
la Caput Mundi. Usata ora quasi esclusivamente dai pellegrini che
si recano a Roma per respirare un po’ dell’aria di eternità
trasmessa dalla Città.
La Via Francigena (o Romea) non ha più l’importanza
rivestita nei secoli scorsi, con l’avvento dei trasporti ultraveloci
in un lampo attraversiamo interi Continenti, ma non abbiamo più
la possibilità di riflettere e di meditare.
Il Giubileo del 2000 l’ha fatta rivivere. Pare la si voglia
portare agli onori Europei, e forse snaturarla come è avvenuto
per i Cammini Jacobei.
Già delle organizzazioni, nascenti come funghi dopo le piogge,
se ne stanno appropriando e la segnano con le più stravaganti
e microscopiche etichette in tutti i colori dell’arcobaleno,
in modo che il povero viandante sovente ne è confuso e si
perde, altre volte la segnaletica è completamente assente
o addirittura fuorviante. A Siena ho saputo che, proprio qui, si
terrà nei prossimi giorni, una riunione per discutere su
ciò e cercare di mettere a punto una strategia comune per
far fronte al sempre maggior numero di frequentatori e pellegrini
che la percorrono.
Per questo motivo scelgo di non parlare del percorso, ma del cammino
e dell’ospitalità. Del percorso dico solo che è
stato decisamente duro, non c’è paragone con quelli
che portano a Santiago. Ho camminato troppo sulla Via Cassia, è
come camminare in Liguria sull’Aurelia nel periodo estivo.
E’ terrorizzante il traffico sulla Cassia, non hai scampo:
cammini a bordo strada con i veicoli che pare ti puntino, senza
piste o marciapiedi, salvo in piccolissimi tratti.
Cercherò di descrivere l’ospitalità segnalata
sulle due Guide che avevamo, Sergio ed io, compagni in diverse tappe
di questo percorso.
A differenza dei cammini di Santiago di Compostela, dove tutto è
pianificato, qui si trova da dormire nei più svariati posti,
quali Ostelli della Gioventù, Parrocchie, locali Comunali
e Monasteri. Ecco dunque le mie impressioni.
LUCCA
la Cattedrale di Lucca
Sono tre giorni che ho il biglietto ferroviario Cuneo Lucca , lo
zaino pronto ed anche mezza “Guida alla Via Francigena”
, l’ho tagliata per ridurne il peso secondo le abitudini dei
pellegrini sempre sovraccarichi. Sono veramente ai blocchi di partenza.
Senza rendermene veramente conto, eccomi a Lucca, dopo poche ore
di treno. Avevo telefonato all’Ostello della Gioventù
di S. Frediano per prenotare, come raccomanda la guida; per raggiungerlo
attraverso in diagonale la Città. Incontro così tutti
i posti più significativi di Lucca ed arrivo all’Ostello,
nei pressi della Chiesa di S. Frediano.
Chi non conosce Lucca?
Un gioiello racchiuso dai suoi bastioni, diventati ora il passeggio
della cittadinanza. Lucca, che, figuratamene, può stare nel
palmo di una mano, dove anche le case più semplici creano
angoli incantevoli.
Mi viene da paragonare la profusione di marmi, torri e palazzi a
ciò che si vede sul Camino de Santiago: si deve attraversare
mezza Spagna per vedere quello che qui si vede in poche ore di piacevole
passeggiata.
Se in Italia i cammini, pur innumerevoli, godessero di un po’
di attenzione dei Comuni e degli Enti Turistici interessati , non
sarebbero in molti ad andare a Santiago. Basterebbe davvero poco
per rendere ciò possibile.
L’ostello è all’angolo di Piazza S. Frediano,
in un palazzo d’epoca dagli enormi e magnifici saloni.
S. Frediano
Presento la tessera dell’Associazione Italiana Alberghi della
Gioventù alla Reception, dove, in modo impersonale, tipico
degli Hotel più che degli Ostelli, mi consegnano lenzuola
e federa, una chiave della camera ed una del bagno. Deludente scoprire,
dopo gli splendori dei saloni, il mio alloggio in una camerata con
8 letti a castello da dividere con 5 ragazzoni della Cecoslovacchia
già palesemente alticci alle 16, parlano solo la loro lingua
senza neppure conoscere due parole di inglese.
Servizi in comune per una decina di camere, ma abbastanza decorosi.
Costo? € 17,50.
Dopo essermi sistemato esco per un giro in città, mi fermo
ad un bar dove per 4 € ho un bicchiere di ordinario vino rosso.
Penso: stavolta il pellegrinaggio si sta trasformando in un soggiorno
per turisti abbienti.
Per far venire ora di cena giro per la città, un po’
a caso, entro anche nella Cattedrale dove conservano un crocifisso
molto venerato, chiamato: IL VOLTO SANTO. Para abbia i tratti del
Nazareno, la tradizione vuole scolpito da Nicodemo, giunto a Luni
sulla solita barca sospinta dagli angeli. Leggenda simile al trasporto
dei resti di S. Giacomo il Maggiore in quel di Compostela. Sull’inginocchiatoio
di fronte al Cristo una Monaca raccolta in preghiera, quasi in estasi,
è ignara della mia presenza e di ciò che la circonda.
attraversando i Bastioni si entra in città
Decido di cenare all’Ostello con il menù da 9 €.
Il cibo è molto ordinario, ma per sopravvivere basta. La
sorpresa è stata che il prezzo da 9 è salito a 13
€ per l’aggiunta di una coppa di vino.
Salgo in camera e trovo grande fermento tra i cechi: hanno perso
una chiave della camera, la stanno cercando mettendo tutto sottosopra.
Non mi resta che partecipare e rovistare anche tra le mie cose,
ma la chiave è introvabile.
Il mattino, sposto lo zaino preparandomi a partire, nel fare ciò
uno degli zaini cechi si ribalta ed ecco MIRACOLOSAMENTE apparire
la chiave.
ALTOPASCIO
cippo ricordo
La meta di oggi è Altopascio. Paesaggio magnifico quello
della Toscana, per questo mi lascio tentare da Castelvecchio antico
borgo in cima ad una collina. Così invece dei 16 km. previsti
ne percorro 28 per l’assoluta mancanza di segnaletica e grazie
alla cartina: che non prevede si possa deviare dal tracciato stabilito
dagli autori.
Raggiungo infine Altopascio, una cittadina non molto conosciuta,
per la sua vicinanza a Lucca che non permette si ponga al posto
meritato. Un posto molto particolare soprattutto in fatto di Ospitalità.
Già dal 1200 è famosa per gli SPEDALI nati per ospitare,
aiutare e soccorrere i pellegrini. Tradizione tuttora molto sentita
sia dalle strutture pubbliche che dalla popolazione. Sono state
le letture e le guide ad illuminarmi questa realtà che pochi
altri luoghi vantano. E’ con un senso di aspettativa che entro
nel suo cuore.
Il riferimento è il sig. Del Tredici, impiegato nella Biblioteca
Comunale. Mi accoglie come fossi un vecchio amico, timbra la Credenziale,
chiacchieriamo un po’, sicuramente vuole mettermi a mio agio,
poi mi fa accompagnare da una signorina alla palazzina annessa agli
impianti sportivi. Questa ospita aule scolastiche, locali di disimpegno
e dispone di 2 camere allestite per alloggiare i pellegrini: una
decina di letti ed i servizi naturalmente con acqua calda.
Dopo essermi sistemato torno alla Biblioteca e chiedo come pagare
il pernottamento. Mi rispondono di tenere i denari che sicuramente
serviranno per raggiungere Roma, qui da loro l’ospitalità
è gratuita già da secoli.
una porta di Altopascio
Visito la cittadina, mi fermo a bere una birra in un bar, faccio
un po’ di spesa e rientro. Sono il solo pellegrino ad occupare
i locali, mi godo questo attimo di tranquillità dopo aver
sperimentato il traffico sulla Nazionale.
Mi viene da riflettere, in questi momenti, attendendo il sonno che
, spero, annullerà la fatica del giorno appena passato. Rifletto
come da tempo pensi alla Francigena, i piani, le letture, il periodo
migliore per partire, le risorse economiche necessarie a percorrere
questa Via ignota. E’ con sorpresa che mi ritrovo qui. Non
so bene come, ma sono qui.
Rivivo le passate esperienze: la sera dopo il primo giorno di cammino,
ho sempre vissuto questo senso di irrealtà. Tutto, ma proprio
tutto ha combaciato, si è incastrato al posto giusto ed eccomi
in cammino. Non penso ai problemi che ho lasciato alle spalle, né
alle limitazioni motorie del ginocchio malato, penso solo ad avanzare,
ad affrontare giornalmente le difficoltà che dovrò
affrontare nei 370 km. che mi separano da Roma.
Spero che lo spirito del Cammino risolva per me.
Oggi è secondo giorno che sono sul cammino verso Roma; sperimento
due momenti di ospitalità, molto diversi tra di loro, che
mi lasciano sorpreso. Altopascio mi sorprende gradevolmente. Penso
agli antichi Pellegrini ed a come giudicherebbero i due metodi di
accoglienza. Ceno con quanto acquistato nelle botteghe del borgo
e vado a letto.
L’odierno approccio alla Francigena è stato significativo.
Il mattino si presenta freddino ma sereno. Spero di percorrere il
tratto che mi porterà a S. Miniato Basso, distante 25 km.
Telefono alla Misericordia per prevenire del mio arrivo ed accertarmi
che possano ospitarmi. Una voce un po’ particolare (che scoprirò
essere di un disabile) mi informa che non c’è bisogno
di prenotare e che mi aspettano con gioia.
A Ponte Cappiano attraverso il ponte fortificato sull’Arno,
risalente alle epoche del brigantaggio, si costruivano queste opere
a protezione dei viandanti per poi vessarli con pedaggi. Ora di
questo non c’è più bisogno, i furti e gli scippi
avvengono quasi sempre con destrezza e sotto la luce del sole.
ponte fortificato sull'Arno
Il percorso è piacevole, collinoso, ma colline dolci, appena
arate e sovente su di esse svetta una torre merlata od il campanile
di un paesino, ciò mi ricorda di essere in Toscana. Poi gli
uliveti che nella luce tersa dell’inizio autunno, paiono di
argento. Filari di ulivi, che raggiungono il cielo, sono in attesa
della raccolta. Come in un presepe.
S. MINIATO BASSO
Raggiungo S. Miniato Basso, ai piedi della collina dove sorge l’altro
S. Miniato: quello Alto. Cerco il ricovero, chiedo ad un passante
che mi indirizza alla sede della MISERICORDIA.
Che strano nome la “FRATERNITA’ DI MISERICORDIA”.
Comprende: Ambulatori Medici, Pronto Intervento con Ambulanze, Centri
per Disabili e Anziani. Ed oltre a questo accoglie i Pellegrini
in una grande camera con annessi servizi. Rilasciano un attestato
del tipo Compostela a documentare il passaggio sulla Francigena
presso le loro strutture.
Mi sistemo e quindi mi guardo attorno: alla Reception ed al Centralino
prestano servizio disabili con problemi motori, chiedo loro come
posso sdebitarmi, mi viene risposto che tutto è offerto,
insisto per lasciare una piccola offerta, l’ accettano, ma
per 10 € compilano una regolare ricevuta con motivazione: OFFERTA
PER MISERICORDIA.
Rientro nella camera e vedo che sono arrivati altri due pellegrini.
Me ne accorgo perchè entrando in bagno trovo una ragazza
sui 20/22 anni che indossa le sole mutandine di pizzo e che alla
mia vista non si scompone più di tanto.
Lei parla spagnolo, lui solo tedesco, lei mi spiega che lui ha 69
anni e vuole compiere i 70 a Roma il giorno dell’udienza plenaria:
mercoledì 24. Lui dice di essere amico del nonno della ragazzina,
molto protettivo, fa in modo che non possa parlarle molto. Ed osservando
la posizione del braccio destro dell’uomo nella foto sotto…
Cerchiamo di comperare provviste per organizzare una cena in comune
ed in economia, finiamo poi in una pizzeria dove ci sfamiamo.
Il mattino mi sveglio e mi preparo.
Esco senza che i due tedeschi mi notino; visto che vogliono restare
soli non li disturbo e proseguo il mio cammino.
Salgo a San Miniato Alto, lo attraverso in lungo poi scendo una
serie di collinette e raggiungo la Cassia.
Sul cammino attraverso Fucecchio, un piccolo paesino con un bel
viale e bei giardinetti all’uscita. Incontro un Ufficio Postale,
entro e spedisco a casa un pacco con libri ed indumenti che reputo
di troppo, alleggerendo di due kg. il peso da portare.
Nei giardinetti un giovane ha un banco di frutta e verdura. Sono
tentato da delle belle prugne che paiono d’oro, chiedo me
ne pesi quattro, lui mi chiede cosa ci faccio io così presto
e con lo zaino a spalle. Saputo che cammino verso Roma, alle prugne
aggiunge una pera e due mele, mi consegna il sacchetto e non accetta
che paghi, ma chiede un’ave Maria quando sarò a S.
Pietro.
la coppia di tedeschi
Oggi prevedo di arrivare a San Giminiano, perciò telefono
a Padre Brian (no Brian, Braian mi dice una voce al telefono) al
Convento Agostiniano in San Giminiano, mi assicurano che c’è
posto e che mi attendono.
Il percorso è molto bello, già dopo pochi km. vedo
la sagoma di San Giminiano sullo sfondo, svettare sulle colline
circostanti e penso che tra poco ci arriverò.
Piazza Comunale a S. Miniato Alto
Questo continuo a pensarlo per molti km. Contorno una collina, il
paese si staglia sullo sfondo, ne contorno una seconda e non lo
vedo più, alla terza eccolo riapparire, così fino
alle sue porte.
SAN GIMINIANO
Finalmente raggiungo le mura del Centro Storico. Mi chiedo dove
sarà il Convento Agostiniano. Mi informo, mi viene detto
che è appena a sinistra entrando, in piazza S. Agostino,
la porta di fianco alla Chiesa. Suono e mi fanno accomodare pregandomi
di aspettare un poco.
sullo sfondo San Giminiano
Nell’attesa entro nella bellissima Chiesa dove un po’
medito ed un po’ riposo, poi Padre Brian si presenta per condurmi
nella cella n° 12 che, per una notte, sarà la mia Cella.
È piccolina, ma c’è posto per il letto, una
sedia, un piccolo armadio a muro, c’è una finestrella
con veduta sui tetti vicini. Il bagno è all’incrocio
di due corridoi uguali, con delle porticine su entrambi i lati,
anch’esse tutte uguali, penso siano celle simili a quella
da me occupata.
Immagino questo Convento come doveva essere al tempo del suo massimo
splendore. Immagino i rintocchi di una campanella, le porte si aprono,
da ognuna esce un Monaco, si mette in fila con gli altri. Quasi
come in processione, si recano nella bella Chiesa a rendere lode
a Dio, o forse altrove a svolgere il compito che loro è stato
affidato.
Di quest’epoca sono rimaste le mura che trasudano spiritualità
e due Monaci della lontana Inghilterra che fanno il possibile perché
tutto ciò non cada in rovina, né le cose né
i ricordi.
Poi la campanella realmente suona, mi riporta alla realtà,
scendo e con grande sorpresa mi ritrovo all’ingresso con una
quarantina di persone, perlopiù anziani.
Prendiamo posto in un salone contenente tre lunghissime tavole disposte
a U lungo le pareti, vere FRATINE, apparecchiate per la cena.
Lascio accomodare gli altri ospiti, poi mi siedo alla estremità
di uno dei tavoli, vicino a un altro pelegrino, come scoprirò
poi.
Di fronte a noi si siede un signore, si presenta come Padre Giovanni,
ci spiega che è il secondo dei monaci dei quali siamo ospiti.
Ci informa anche che l’ospitalità è gratuita
ma è gradita un’offerta. Ceniamo con pasta al forno,
prosciutto e melone, frutta e vino sia bianco che rosso molto buono
e molto gradito.
Ho occasione di conoscere l’altro pellegrino, di Trento, di
nome Sergio, che come me sosta qui. A metà cena, Padre Brian
ci presenta agli altri ospiti (una comunità dell’Inghilterra
qui per una visita turistica ed anche per un ritiro spirituale).
Grande applauso ai due Pellegrini che a piedi vanno verso Roma.
Mi ritiro subito dopo cenato per andare a riposare, cado dal sonno
dopo la tirata di oggi: ho percorso 40 km.
E’ l’alba del 14 ottobre ed è domenica. Ritrovo
Sergio alle 7,30, assieme facciamo colazione a self service nel
salone dove abbiamo cenato, Padre Brian deve sbrigare alcune cose
in città, si offre di accompagnarmi fino a Porta Romana ed
assieme attraversiamo San Giminiano.
E’ la terza volta che percorro le antiche vie della Città,
sono stato qui in passando, ma quasi di corsa. Ora ho modo di apprezzare
appieno le singolarità e le bellezze di S. Giminiano, vorrei
fermarmi più a lungo, ma si sa, la strada chiama. Ormai mi
sento integrato credo, almeno materialmente, con lo spirito dei
Pellegrini
Esco da Porta Romana, scendo verso il fondovalle in una fresca e
limpida mattina autunnale, la natura pare abbia cesellato le magiche
colline del Senese che mi circondano. Respiro a pieni polmoni l’aria
frizzante e trasparente del mattino. Anche il giorno festivo e l’arresto
dei trasporti pesanti agevola il cammino.
La meta di oggi è Monteriggioni, decantata da Dante, come
spiega la guida: “….però che come sulla cerchia
tonda Monteriggioni di torri si corona…” XXXI Canto
dell’ Inferno. E già l’essere stata messa all’inferno
dal Sommo Poeta doveva mettermi sull’avviso…ma pure
mi incuriosisce.
La guida suggerisce l’Ospitalità Povera presso il Parroco
del luogo, e ne fornisce il numero telefonico. Telefono per la dovuta
prenotazione. Dopo innumerevoli tentativi, infine mi risponde in
modo brusco dicendomi che, se proprio non posso farne a meno, dovrò
rivolgermi all’Ufficio del Turismo. Sono al punto di non poter
più cercare un’altra sistemazione e così mi
dico d’accordo.
attraversando Colle d'Elsa
Risolto il problema del pernottamento proseguo il mio cammino e
raggiungo Colle d’Elsa, mi fermo in una botteguccia, aperta
nonostante sia domenica, dove compro di che pranzare, continuo e
dopo aver percorsi 30 km sono in vista del tanto lodato Monteriggioni.
Cammino su un sentiero che mi fà incontrare prima un cinghiale,
appena intravisto fuggire nella boscaglia, sicuramente inseguito
da cacciatori. Poi due caprioli sbucano da una curva e quasi mi
investono, pure loro terrorizzati dagli spari ed infine un magnifico
fagiano che si leva in volo al mio avanzare.
Una ultima e durissima salita, per fortuna breve, ed entro da una
delle porte nel borgo.
MONTERIGGIONI
Una cerchia di mura guarnita da torri, all’interno
due sole strade, perciò tre file di case, quasi solo negozi
e ristoranti ad esclusivo uso dei numerosi turisti che affollano
le stradine in questo giorno di festa.
Mi reco all’Ufficio del Turismo e la simpatica impiegata mi
dice che il Parroco possiede diverse case nelle quali affitta un
letto a 20 € la notte. Alla faccia dell’OP a significare:
Ospitalità Povera, dove si lascia una offerta. Ma che fare
dopo 30 km. di cammino se non adattarsi?
Nell’atrio del mio alloggio,ci sono delle pubblicazioni in
vendita, c’è pure il Vangelo, metto il dovuto nella
cassettina delle offerte, vado a riposare un po’ e sfoglio
l’acquisto appena fatto. Vedo nell’ultima pagina: finito
di stampare…..nella tipografia…di Madonna dell’Olmo
CN.
Dovevo venire a Monteriggioni per avere un Vangelo stampato nella
Frazione dove abito….
Alle 19 è buio e con il buio subentra un silenzio a dir poco
strano, esco e mi rendo conto che sono in un borgo del tutto abbandonato.
Con il buio è venuto anche il freddo, perciò i turisti
che affollavano le viuzze sono spariti.
Monteriggioni sullo sfondo
Giro invano in cerca di una Bottega dove procurarmi la cena, sono
negozi di specialità, non vedo un alimentari.
Ceno in un ristorante, con una pizza, scandalizzando il cameriere
che mi proponeva taglierini con tartufo e stracotto alle castagne.
Immaginando il conto gli confesso di essere un pellegrino sulla
Francigena, mi serve la pizza e mi fa pure lo sconto.
Mi ritiro perché veramente non c’è altro da
fare, voglio essere riposato per domani ed avere le risorse per
raggiungere Siena e visitarla un po’, sono anni che non ci
torno.
Ritorno volentieri a Siena. Anche qui sono già stato varie
volte e ci sono sempre ritornato volentieri, anche oggi sono ansioso
di passare un po’ in contemplazione dei suoi monumenti più
famosi: la Cattedrale, il Battistero e la Piazza della Signoria
che la TV ha fatto conoscere in tutto il Mondo per il Palio che
in essa si corre.
S I E N A
Parto presto per percorrere i 14,1 km. previsti, ma come è
ormai abituale mi perdo, allungo di oltre 4 km. girovagando per
viotoli sterrati, con rari segnali.
Poi, in seguito ad un cartello, forse girato, prendo una via bianca
terminante nei pressi di una casa semi diroccata, dove non ho possibilità
di proseguire.
Ritorno sui miei passi, fino a quando incontro l’ultimo segnale
sicuro, seguo la via lasciata prima. Mi porta sulla odiata, ma certa
Cassia.
Telefono alle Suore della Carità di S. Vincenzo per chiedere
ospitalità, mi risponde Suor Teresita. Dice di attendermi
per il pranzo.
Entro in Siena, trascorro un po’ di tempo in Piazza del Campo.
Mi godo questa meraviglia, faccio passare le 13 per non abusare
dell’ospitalità delle Suore.
Alle 13,30 sono alla foresteria del Convento, adibita a rifugio
dei diseredati, quelli che hanno nulla, quì due Suore, Suor
Ginetta e Suor Teresita, delegate dalla loro Comunità (che
conta circa 30 Monache), li aiutano con un pasto e quant’altro
è nelle loro possibilità.
Il Duomo di Siena
Mi accoglie Suor Teresita, di origini indiane, molto somigliante
a Madre Teresa di Calcutta. Mi esorta a far presto: il pranzo mi
aspetta. Pranzo con i volontari che aiutano le due Suore ad assistere
i poveri. Parliamo dei loro ospiti,del mio cammino e delle mie intenzioni.
Arriva Sergio, il pellegrino tretino incontrato a San Giminiano,
segue un percorso diverso ma parallelo al mio. Coabiteremo nella
stessa camera, si sistema pure lui; decidiamo di visitare il centro
di Siena. Su consiglio di Suor Teresita portiamo con noi le Credenziali
da mostrare alle biglietterie. Visitiamo il Duomo ed il Battistero,
esibendo le Credenziali entriamo gratuitamente nei due monumenti
risparmiando ben 15 €.
La città è letteralmente invasa da turisti tedeschi.
Piazza del Campo ne è piena e con l’aumento dei turisti
anche i prezzi sono aumentati, per una semplice coppa di vino ordinario
chiedono 4 €. Ci rifugiamo in un bar a 100 m. dalla celebre
piazza e con meno di 4 € le coppe di vino sono due.
Dopo esserci riempiti gli occhi delle bellezze della Cattedrale,
del Battistero, di Piazza del Campo e dintorni rientriamo alla Casa
della Carità dove Suor Ginetta è appena rientrata.
Conosciamo così questa Monaca, è responsabile della
istituzione e soprattutto, per noi, grande amica dei pellegrini.
E’ mantovana, si esprime in italiano con forte accento del
nord ed ha un carattere sbrigativo. E’ stata a Santiago dove
ha percorso un tratto del Camino a piedi, per questo parlando di
pellegrini ne parla con profonda conoscenza.
Suor Teresita, da me ribattezzata Santa Teresita, ha una buona parola
ed un sorriso per tutti. Sicuramente ha una forte tempra, mascherata
da gioia e praticità, come ha dimostrato con noi pellegrini.
Si è fatta ora di cena, la consumiamo con persone accolte
in questa casa. Sono due donne già avanti con gli anni, ed
una ragazza molto sciupata, non alza gli occhi dal piatto. Noi pellegrini
parliamo con le due Suore, le ospiti non si uniscono alla conversazione
e appena han terminato il pasto si alzano e ci lasciano.
Si è fatto notte, ci ritiriamo nella camera assegnataci per
riposare. Pensando alla giornata appena finita mi vien da constatare
di essere capitato in un posto ed in una situazione che credevo
esistessero solo nelle fiabe.
gli auguri di Buon Viaggio di Suor Teresita
Ci svegliamo, Sergio ed io, giusto in tempo per assistere alla Messa
nella Chiesa del Convento assieme alle Suore che saranno una trentina.
Poi ci viene offerta la colazione. Vorrei sdebitarmi con un’offerta
ma Suor Teresita, cortesemente ma fermamente, rifiuta dicendo che
vivono di offerte, ma noi pellegrini abbiamo bisogno di tutte le
nostre risorse per affrontare il cammino. In questa Monachella si
celano una profonda bontà ed una grande semplicità,
oltre ad essere la nostra ospite è stata soprattutto una
grande amica.
Il cammino ci chiama, salutiamo le inestimabili Suor Ginetta da
Mantova e da Suor Teresita dell’India che ci hanno impartito
una bellissima lezione di vita ed è con commozione che usciamo
da quest’oasi di pace e riprendiamo la via.
PONTE D’ARBIA
Ci incamminiamo per Ponte d’Arbia su strada mista, parte
bianca ed il resto su asfalto. Dopo 8 km., in una ripida discesa
su ghiaia, scivolo, mi accascio sul ginocchio destro, quello malato.
Un tremendo dolore ed il ginocchio non mi permette di rialzarmi.
Per fortuna c’è Sergio che mi aiuta. Dopo vari minuti
di massaggi, accenni di flessione, con l’aiuto dei bastoncini
riesco a raggiungere la strada dove Sergio ferma un’auto.
Mi viene in soccorso, con il suo fuoristrada, il dott. Ugo Anziano.
Mi porta alla sede degli ambulatori ASL di Isola d’Arbia.
La dottoressa di turno non interviene, dicendo di aver mai visto
un ginocchio mal messo come il mio. Consiglia di recarci al il Pronto
Soccorso di Siena.
Convinco il mio soccorritore a fermarsi ad una Farmacia dove mi
provvedo di San Voltaren sia in gel che in pillole e di una benda
elastica.
Su mia richiesta, il soccorritore mi porta a Ponte d’Arbia
dove avevo in programma di pernottare. Chiediamo informazioni su
dove ospitano i pellegrini proprio ai genitori della sig. Patrizia,
la responsabile dell’accoglienza che ha sede nel Centro Cresti,
una struttura del tipo ACLI. Dopo una serie di telefonate riusciamo
a risolvere per il pernottamento.
Ringrazio lo splendido dott. Ugo per l’aiuto, ci lasciamo
con l’intesa di sentirci e zoppicando vistosamente mi reco
al Centro, dove cerco di rimettere in sesto il ginocchio facendo
numerosi massaggi con l’anti infiammatorio e assumendo un
antidolorifico. Penso che domani, a mal partito, prenderò
il treno e rientrerò a Cuneo.
Ceno nel ristorante di fronte al Centro. Rientro, mi preparo per
la notte quando suonano alla porta: è il sig. Lotti, marito
della sig. Patrizia. Viene ad informarsi dell’infortunio ed
a scambiare due parole, mi chiede cosa mi porti sulla Francigena
e se ho altre esperienze di pellegrinaggio.
Non si trattiene a lungo, giusto il tempo di conoscerci, poi mi
lascia perché non vuole far tardi avendo ospiti per la cena.
Si è fatto buio ed anche il freddo è aumentato, perciò
dopo aver preso qualche appunto sul diario non mi resta che andare
a letto e cercare di riposare.
ABBADIA SAN SALVATORE
Leggo dal mio diario: ”E’ stato un problema partire
dopo una notte di dolori…i primi passi sulla Cassia sono stati
duri, poi…”
Poi, pian piano riesco a trascinarmi, così raggiungo Buonconvento.
Non conosco l’origine del nome di questa cittadina cinta
da possenti mura, con un bel centro, stradine selciate e costruzioni
sei-settecentesche, adorne di fregi marmorei, creano l’anima
della città, che poi si allarga nella sua parte nuova, verso
la periferia. Mi fermo in un bar per fare colazione, pare sia il
bar frequentato dai cacciatori del posto. Ne conto 5 , in animata
discussione, bevono coppe di vino rosso. Telefono a Sergio, ha imboccato
una strada alternativa, ma poi mi aggiunge. Aspettandolo ho modo
di riposare un po’.
Buonconvento, una Porta
Proseguendo arriviamo a S. Quirico d’Orcia, e raggiungere
infine Piero che ci aspetta con l’auto alle Terme di Vignoni.
Piero, cognato di Sergio, ci ospiterà per la notte a Chianciano
Terme, nella sua casa di famiglia. La giornata è stata interminabile
con 30 km. percorsi zoppicando.
Nel tragitto in auto, Piero mi spiega che le terme di Cianciano
hanno fatto epoca, ora, a causa del susseguirsi di troppe crisi
economiche, la situazione ristagna, così come avviene in
tutta Italia. Si incontrano Alberghi chiusi ed altri con il cartello
VENDESI, sono anche tanti gli esercizi commerciali chiusi. Ci sarà
una ripresa in un prossimo futuro per questa città che era
considerata il salotto buono dell’intera nazione?
La casa della famiglia di Piero è costruita appena fuori
Chianciano, su di un poggio e circondata da uliveti. E’ stata
ristrutturata con molto buon gusto sia nello stile, che hanno guardato
come l’originale, che nella scelta dei materiale in modo che
abitarla è oltremodo gradevole. Magnifico il panorama sui
poggi vicini anche loro arricchiti da costruzioni simili immerse
nel verde.
Piero e Sergio
Passiamo una bella serata con Piero. Ci sistemiamo, Sergio ed io,
nella camera degli ospiti, abbiamo dei servizi con gli accessori
a forma di conchiglia tutti per noi pellegrini.
Piero prepara la cena, serve: minestrone di verdure, enormi bistecche
ai ferri con insalata mista, frutta e vino del luogo. Anche la notte
passa tranquilla. L’indomani con l’auto ritorniamo ai
Bagni di Vignoni dove ci salutiamo. Lui rientra a casa dove raccoglierà
le olive, noi proseguiamo per Abbadia S. Salvatore.
Oggi è giovedì 18 ottobre, il tempo continua ad essere
magnifico sebbene nella notte rinfreschi molto. Partiamo da quota
300 per raggiungere i 976 m., il punto più alto della tappa
odierna. Trovo dura la strada quasi sempre in salita, contorna il
Monte Amiata, la Stazione Sciistica della regione, fortunatamente
non è la Cassia e c’è poco traffico. Siamo sempre
sulle magiche colline del Senese, il paesaggio è veramente
bello, gli uliveti si alternano a vigne ed a boschi che spiccano
nitidi nell’aria autunnale.
Se non fosse per il ginocchio dolorante sarebbe veramente un percorso
magnifico, ma si sa, i dolori tolgono tutto il bello anche dei migliori
percorsi.
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